
In riferimento all?articolo del 1 giugno sul “Mattino” di Padova relativo al divieto totale di sosta anche temporanea ai camper nel comune di Piove di Sacco, vorrei sottoporre all?attenzione dei lettori le seguenti riflessioni.
La regione Veneto da molti anni non intende minimamente affrontare la questione dei suoi concittadini veneti Rom e Sinti, né governare i nuovi arrivi dall’Europa centrale, come Romania e Bulgaria, se non in termini di dichiarazioni e spot propagandistici sulla necessità di regole più severe contro i Rom.
Nel frattempo i Comuni vengono lasciati soli ad affrontare questioni che si protraggono da anni e, in mancanza di indicazioni e di applicazione dell?attuale legge regionale, l?unica risposta, anche nel territorio della Saccisica, sembra ripercorre la linea tracciata a livello nazionale con i patti di ?sicurezza e legalità?
Nessuno dei sindaci del Piovese vuole sentir parlare di “campi nomadi”, Giovanni Bettini, primo cittadino di Legnaro afferma deciso: ?Mai più una realtà simile nel mio comune: abbiamo smantellato il campo un anno fa, dando alle famiglie case comunali. Quel tipo di sistemazione era funzionale solo alla illegalità.?
Dello stesso parere la collega di Brugine, Silvia Salvagnin: ?I campi sono esperienze da archiviare?. Giannina Foresti di Arzergrande, dove sorge tutt’ora un “campo nomadi”: ?Sono realtà che non favoriscono l’integrazione ma i comuni sono lasciati soli su questioni tutt’altro che facili da gestire e risolvere?
?Nessun campo verrà riaperto a Piove, sarebbe un passo indietro rispetto ai risultati ottenuti dopo anni di sforzi per favorire l’integrazione? afferma il Sindaco di Piove di Sacco Crosta.
Vale la pena di ricordare che i “campi” di cui si parla non sono megacampi ma microaree con due/tre famiglie residenti e stanziali da anni, sulle quali i Sindaci si dichiarano nettamente contrari
Difficile allora immaginare che qualcuno accetti di ospitare o creare una struttura regolare, come invece viene previsto nella proposta di legge per i ?nomadi? di Alleanza Nazionale, Forza Italia, la Lega e progetto Nordest che ripropone invece i “campi sosta”.
Anche se é paradossale scoprire il fallimento di una legge senza che mai sia stata convocata la consulta prevista dalla legge stessa per un monitoraggio ed una verifica complessiva, si dichiara : “La legge veneta 54 del 1989 che intendeva regolamentare la creazione dei campi di sosta per i nomadi non ha raggiunto il suo obiettivo. Va sostituita con una nuova normativa che si proponga di scrivere regole più certe?
Si demonizza la Legge 54/89 ma poi se ne propone un?altra che ha più o meno la stessa struttura in quanto si ritorna sulla realizzazione dei “campi nomadi” che tutti denunciano come politiche fallimentari.
Analizzando nel concreto alcuni articoli della suddetta proposta possiamo evidenziare in partenza molte contraddizioni e rischi di un peggioramento dell’illegalità.
Partiamo dal nome improprio ?nomadi? e non per una questione formale ma sostanziale: le famiglie nomadi sono ormai pochissime e si riferiscono a coloro che esercitano un?attività lavorativa dello spettacolo viaggiante e a chi è “nomade” per costrizione, quindi non è possibile equiparare il termine nomadi ai molteplici gruppi di Rom e Sinti della nostra regione, cittadini Veneti e non.
Considerando poi che, anche il nostro paese fa parte dell?Europa, la correttezza del nome è dovuta in base alle normative europee, dove vengono contraddistinti appunto come minoranze Rom e Sinte.
Si accusano i Rom e Sinti di non notificare la nascita dei loro figli, alquanto impossibile perché rinuncerebbero in questo modo anche ai benefici previsti dalla legge ma non si entra invece nel merito sulle inadempienze di alcune amministrazioni che negano la residenza a famiglie e ai bambini che vivono in un determinato territorio da anni.
Altre indicazioni sui minori e sulla tutela dell?infanzia non possono essere in contrasto con la convenzione internazionale dei diritti dei bambini, ratificata anche dall?Italia, perché anche i bambini Rom e Sinti sono bambini.
Si stabilisce che la presenza “nomade”, nelle aree di sosta situate nel territorio dei singoli comuni, non dovrà comunque superare l’uno per mille della popolazione ivi residente: come si farà a mantenere nel corso degli anni la percentuale fissata? I bambini diventati adulti che si sposano e che in quel territorio sono cresciuti e residenti, se ne dovranno andare? Non esiste per nessun cittadino questa norma che, a nostro giudizio, è anticostituzionale!
Non si chiarisce la destinazione delle famiglie Rom o Sinte italiane o comunque in regola in base alla legislazione sugli stranieri, se vengono cacciate da un territorio: non è questo un modo di incrementare l?illegalità e non certamente la sicurezza di tutti i cittadini?
?Nell?affrontare l?esame di questo testo, sarà molto importante dialogare con gli amministratori locali perché ai comuni vengono assegnati compiti e impegni veramente gravosi nell?affrontare un fenomeno di proporzioni prevedibilmente ampie? ma molti sindaci di entrambi gli schieramenti hanno già manifestato la loro disapprovazione.
Vengano inoltre ignorate voci autorevoli come quella di uno dei maggiori costituzionalisti italiani, Gustavo Zagrebelsky, che indica nell?interazione l?unica risposta alla sfida del multiculturalismo per una società a culture plurime. Interazione che deve essere inevitabilmente oggetto di discussione e confronto e alla fine responsabilità della politica.
Purtroppo noi, gente comune, incalzati da informazioni fuorvianti e univoche, chiudiamo occhi ed orecchie, non approfondiamo, né vogliamo sapere, preferiamo trovare il male e il capro espiatorio al di fuori di noi, puntare il dito contro qualcuno, quando invece la triste realtà spesso è all?interno delle abitazioni dove si consumano delitti e violenze.
Tutti siamo coinvolti, proprio nella quotidianità, in questo radicale cambiamento multietnico delle nostre comunità, condividiamo territorio e spazi comuni, usufriamo degli stessi servizi, siamo vicini fisicamente ma se restiamo lontani culturalmente, continueremo a vivere nella paura e nella diffidenza e l?assenza di una politica che non sostiene questo cambiamento, mette a rischio, a mio parere, il nostro futuro e quello dei nostri figli e nipoti.
Maria Grazia Dicati
Presidente Opera Nomadi Piovese
In foto Maria Grazia Dicati con Stefano Liuzzo dell’Istituto di Cultura Sinta