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Rom Rumeni, cronaca da Milano

23 Marzo 2006 3 commenti


Una ?nuova primavera? sta per abbattersi sul ?campo di via Triboniano? a Milano, senza il contorno di fiori e celebrazioni rituali, come quella che in genere si festeggia l?8 aprile, giornata di festa internazionale per molte comunità rom in ogni parte del mondo.

Da oltre 6 anni infatti, centinaia di Rom Rumeni sono qui costretti a vivere in condizioni disastrose e inumane, ai margini estremi di una periferia le cui case si fermano là dove arriva la fermata del tram.

Più oltre, lungo un percorso di centinaia e centinaia di metri a piedi, solo un posto caldo d?inverno per i senza fissa dimora e in lontananza gli slum dei baraccati.

Eppure il tanto decantato avvio dei lavori di ristrutturazione del campo, previsti per lunedì prossimo, non sarà un?occasione per rimediare alla più infelice e inutile opera pubblica degli ultimi dieci anni rivolta ai rom, ma l?ennesimo, incontrastato episodio di una politica apertamente ?differenziale? dell?amministrazione comunale, che separa e discrimina i Rom da tutti gli altri concittadini milanesi.

Duemila metri quadrati, ripuliti velocemente dopo il disastroso incendio di due settimane fa, accoglieranno alla rinfusa almeno duecentocinquanta persone, i cosiddetti ?storici?.

Gli altri, quasi altrettanti, seguiranno probabilmente la sorte occasionale di chi scappa inseguito dalla costante minaccia di un fermo di polizia, di una separazione dai familiari, di un?espulsione.

Non importa chi essi siano, o quali storie portino con sè, siano essi bambini che vanno a scuola o che non ci vanno, donne e uomini, giovani e anziani.

In fondo a destra, se non hai i ?documenti? esci dal campo, dritto davanti a te, se ce li hai o sei più furbo degli altri, ti aspetta per i prossimi 6 mesi un?area priva di tutto, a cominciare dai bagni (ma ne sono stati promessi di quelli chimici), di acqua (quante fontanelle ci saranno? E? la domanda che ci verrebbe da rivolgere alla signora Molteni, consigliere comunale della Lega Nord, che in una sua visita al campo di via Barzaghi ebbe una volta a dire che una, sì, propria una sola fontanella, per le esigenze di settanta persone era più che sufficiente), e le docce?

Nessun allacciamento, anche solo provvisorio, è previsto alla corrente elettrica, né la predisposizione di un minimo impianto antincendio.

Ma accade proprio a Milano? …

Maurizio Pagani
Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Milano

Per informazioni e contatti
via Archimede n. 13, 20129 Milano
telefono 02 84891841 – cellulare 3393684212
e-mail: operanomadimilano@tiscalinet.it

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Legnano, sgomberato "campo" di Rom Rumeni

26 Febbraio 2006 Nessun commento


Giovedì 23 febbraio un nuovo sgombero ha colpito la Minoranza Etnica Lingistica Europea dei Rom Rumeni.

E’ infatti stato sgomberato dalle forze dell’ordine il “campo nomadi”, su sollecitazione dei vicini di casa.

In totale sono state abbattute dalle ruspe quattro costruzioni abusive situate in una zona boschiva di via Roma.

All?interno di esse trovavano rifugio diverse persone, minori compresi.
Una famiglia di 4 persone, infine, è stata affidata ai servizi sociali.

Dispiace di dover continuare a diffondere queste continue prevaricazioni nei confronti delle Minoranze Sinte e Rom.

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I fantasmini Rom Rumeni di Largo Camesena

20 Febbraio 2006 3 commenti


C?era una volta, in una città che non vi dico, un gruppo di bambini arrivati da un?altra città dove la vita era talmente difficile che i loro genitori avevano deciso di trasferirsi.

A guardarli bene non erano molto differenti dagli altri ragazzini, tranne che, per il fatto di non aver trovato casa erano provvisoriamente alloggiati in casette di latta e cartone, tende e roulotte e parlavano con un accento un po? diverso.

Ma si sa, succede anche fra quelli che abitano distanti pochi chilometri.

Gli abitanti della città erano molto diffidenti verso i nuovi arrivati e non volevano stabilire nessun rapporto né con i bambini, né con i loro genitori.

Sopravvivere in queste condizioni era molto duro e i nostri ragazzi si sentivano un po?come fantasmini visto che tutti li ignoravano.

Per aiutare la famiglia alcuni andavano a vendere fiori, altri chiedevano l?elemosina, qualcuno suonava uno strumento, ed altri andavano a pulire i vetri delle macchine ferme ai semafori della città. Erano in tanti. Ma nessuno li guardava. Era come se non esistessero.

Un giorno però qualcuno si accorse che le leggi di quella città prevedevano che i bambini andassero a scuola. Non si sa bene se per amore delle leggi, che per la verità non erano molto rispettate nemmeno dai cittadini cosiddetti perbene, o soltanto per togliersi dai piedi quei ragazzi che con la loro evidente emarginazione facevano nascere troppi sensi di colpa.

Comunque la notizia che sarebbero andati a scuola suscitò grande entusiasmo fra i piccoli.
?Finalmente saremo come tutti gli altri ragazzi, non saremo più fantasmini?, pensarono.

Con grande cura i nostri piccoli eroi si prepararono al grande evento.

Si lavarono per bene, si pettinarono, si misero i vestiti più belli, e raccolsero i loro quaderni.

Tutti contenti si avviarono verso scuola. Erano come tutti gli altri bambini finalmente.

Arrivati al portone della scuola, felici e sorridenti, bussarono pieni di speranza e attesero. Nessuna risposta.
Bussarono ancora. Niente.
Bussarono una terza volta. Ma nessuno aprì.

I ragazzi delusi e scoraggiati lasciarono i loro quaderni inutili davanti alla porta chiusa della scuola e tornarono sui loro passi.

Arrivati alla Comunità raccolsero i lenzuolini, se li misero addosso, e tornarono alla condizione di invisibilità che per un breve momento avevano sperato di abbandonare.

Fantasmini: il gruppo di bambini Rom esclusi di largo Camesena ? Roma.
Testo e sceneggiatura: Maria Rosaria Chirico e Pierluigi Lombardi.
Scenografia: Rubina, Grazia, ?
Voce narrante: Giacomo Iachetta.
Musiche: bambini Rom Rumeni.

La favoletta, anzi l?apologo che qui presentiamo e che è stato recitato dagli stessi protagonisti dello sconcertante episodio in occasione del seminario nazionale dell?Opera Nomadi, si riferisce purtroppo a un evento realmente accaduto a Roma nel mese di novembre del 2005.

Operatori dell?Opera Nomadi, costantemente presenti tra le comunità insediate sul territorio della capitale, erano riusciti a convincere i genitori (clandestini) di una comunità Rom Rumeni, precariamente ma stabilmente insediata da circa tre anni in un edificio pubblico smesso nel V Municipio, a far iscrivere i loro figli a scuola.
I bambini, una decina, erano stati invitati a un incontro con la Dirigente Scolastica che era rimasta favorevolmente sorpresa dal garbo e dall?entusiasmo con cui i bambini si disponevano a iniziare un?esperienza di inserimento in un territorio sconosciuto.
Tutto sembrava procedere verso l?avvio di una positiva iniziativa di inclusione improntata a una corretta filosofia dell?accoglienza a vantaggio di una minoranza straniera ed emarginata quando in modo sconcertante e imprevedibile la Dirigente dopo aver interloquito con un?insegnante rovesciava completamente il suo atteggiamento negando quello che pochi momenti prima aveva concesso con entusiasmo: la possibilità dell?iscrizione alla scuola.

A parte le modalità con cui l?episodio si è svolto preme qui rilevare come si sia trattato di un ennesimo evento di diritti negati, evento tanto più odioso in quanto riferibile all?infanzia, a un diritto fondamentale dei bambini come quello all?istruzione. Infatti la stessa legislazione italiana riconosce, garantisce e tutela quel diritto indipendentemente dallo status giuridico dei genitori. Ovvero i bambini hanno diritto a frequentare le scuole anche se i genitori sono clandestini.

Come recitano le disposizioni ministeriali l?obbligo scolastico ha una dimensione bilaterale nel senso che i genitori sono obbligati a mandare i figli a scuola mentre la scuola è obbligata ad accogliere i bambini che ne facciano richiesta. In questo caso la scuola è venuta meno a un suo obbligo fondamentale. Se i genitori non mandano i figli a scuola sono sanzionabili penalmente. E le scuole che non ottemperano perché non sono sanzionate?

Per contatti
Maria Rosaria Chirico, marisachirico@libero.it
Ente Morale Opera Nomadi Sezione del Lazio

La fotografia è di Pierpaolo Verdecchi

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Intesa firmata tra Bologna e Craiova a favore dei Rom Rumeni

30 Gennaio 2006 2 commenti


BOLOGNA ? Un accordo di cooperazione per gestire una presenza non sempre facile. E? il protocollo d?intenti tra il Comune di Bologna e quello di Craiova, in Romania, da dove arriva la maggior parte dei rumeni ? di etnia rom ? che oggi vivono nel capoluogo emiliano-romagnolo. E? stato siglato stamani dai due sindaci, Sergio Cofferati e Antoie Solomon, alla presenza della delegazione di Craiova, di rappresentanti dell?Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), dell?Anci e del Comune di Nantes. “Questo è un protocollo importante, ci abbiamo lavorato a lungo, la vicesindaco Scaramuzzino si è impegnata nella costruzione di una griglia di intenti con questa città ? ha esordito Cofferati ? . Credo che i processi migratori, in tutt’Europa, abbiano bisogno del ruolo attivo delle amministrazioni: vanno gestiti insieme, dal momento della partenza all’arrivo, fino a un eventuale ritorno in patria”. Dal canto proprio Salomon ha detto di essere a Bologna “per vedere la situazione dei nostri immigrati. La Romania è un paese in transizione, ha molti problemi, sociali ed economici, che non ci saremmo aspettati”. Due, ha aggiunto il sindaco rumeno, “sono le Romanie: una dove la gente è estremamente ricca, l’altra dove la gente è estremamente povera. Da qui, nasce il fenomeno dell’immigrazione”.

Solomon ha detto di essere al corrente delle difficoltà incontrate dall’amministrazione comunale bolognese nel “gestire” la presenza rumena (dal Ferrohotel di via Casarini a Villa Salus, fino all’attuale sistemazione di circa un centinaio di persone in container a Santa Caterina di Quarto, ndr), “e a questo proposito invito il sindaco Cofferati a Craiova, che è una città molto bella, dove cent’anni fa sono arrivati tanti italiani, che hanno formato una comunità. Noi non staremo con le mani in mano, sappiamo che c’è il problema della criminalità organizzata, vedremo cosa fare”. La maggior parte dei rumeni immigrati a Bologna, dunque, sono di etnia rom; a margine della firma ufficiale del protocollo, avvenuta nella Sala Rossa di Palazzo d’Accursio, il sindaco Solomon ha spiegato che i rom a Craiova e dintorni sono circa 40.000, che i più “non posseggono la carta d’identità, non mandano i figli a scuola e si vantano di essere i peggiori dei peggiori”. Numerosi gli obiettivi del protocollo: dallo scambio di esperienze in materia di servizi alla persona a relazioni tra le Università delle due città, a scambi formativi e investimenti per favorire l’occupazione degli abitanti di Craiova. “Per noi è fondamentale ? ha ricordato la vicesindaco Adriana Scaramuzzino ? che chi decide di lasciare la Romania alla volta dell’Italia conosca bene la normativa in tema d’immigrazione del nostro paese, e sia informato sulle reali possibilità che ci sono dal punto di vista dell’inserimento e dell’integrazione”. (cor)

© Copyright Redattore Sociale

Riferimenti: Redattore Sociale

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Bari, bambini rom rumeni a scuola

4 Gennaio 2006 Nessun commento


Pubblichiamo un articolo apparso all’inizio del mese scorso, dicembre 2005, su il Passaporto.it – il giornale dell’Italia multietnica, ripreso dal quotidiano La Repubblica.

In venti frequenteranno le classi elementari e medie: “Una svolta”
Bimbi rom, dai marciapiedi a scuola.
L´accordo raggiunto con i responsabili del campo di Japigia:
l´inizio delle lezioni, previsto per domani, slitta a lunedì 12
di Giuliano Foschini

Il primo giorno di scuola è stato posticipato di una settimana. «È giusto così, quello deve essere un giorno speciale. Dobbiamo essere perfetti» dice Daniel Tomescu che di mestiere fa il padre, il traduttore di culture e ora anche il capoclasse. A partire dal 12 dicembre venti bambini e ragazzini di etnia rom si sederanno sui banchi delle scuole medie ed elementari di Bari. Hanno dai 2 ai 17 anni, da qualche mese vivono al campo rom di Japigia e «vogliono studiare l´Italia» spiega Daniel. Anche lui è un rom. E´ arrivato a Bari che era un ragazzino, ora ha due figli e da qualche anno è diventato mediatore culturale: aiuta la sua gente ad avvicinarsi a Bari e i baresi ad avvicinarsi a loro. Nell´ambito di questo percorso, insieme con gli assessori alla Pubblica istruzione Pasquale Martino e ai Servizi sociali Susi Mazzei, Daniel sta lavorando al progetto di scolarizzazione dei ragazzini rom. Progetto che vedrà la luce il 12 dicembre, quando i primi nomadi entreranno in classe.
«Dovevano cominciare già domani – spiega Martino – ma abbiamo deciso di posticipare. Speriamo di farcela per 12. Per il bene di tutti, è opportuno che entrino in classe quando il campo sia stato raggiunto da acqua e luce. Per il momento abbiamo montato i bagni chimici, ma è meglio fare le cose per bene». «Una settimana soltanto di ritardo» assicura Daniel, che rappresenta i circa 200 rom che vivono a Japigia, Torre a Mare e Modugno.

A scuola sono già pronti. «Accoglierli anche domani per noi non sarebbe stato affatto un problema» spiega Mariella Dentamaro, dirigente scolastico della scuola Don Orione, tra quelle che dovrà ospitare i bambini. «L´integrazione è uno dei nostri obiettivi principali: dietro i nostri banchi ci sono bambini africani, cinesi, dell´Est Europa. Con i rom – continua – abbiamo avuto un´esperienza già cinque anni fa ed è stata positiva. Il lavoro di integrazione non è sicuramente semplice: da un lato bisognerà lavorare sui nostri bambini. Ma soprattutto sarà importante entrare nella mentalità rom e farci accettare come istituzione e come cultura».

Non è stato ancora stabilito a che scuole si iscriveranno i ragazzini. «Proveremo a fare entrare i più piccoli alle materne – spiega Daniel – per i più grandi penso sia opportuno che gli insegnanti e gli assistenti sociali facciano un test per capire che grado di istruzione hanno i nostri ragazzi». Anche i più grandi potrebbero finire alle elementari, in sostanza. «Vedremo» dice la dottoressa Dentamaro. «La priorità di questo progetto – continua l´assessore Martino – è inserire e offrire delle alternative a questi bambini, così come a quelli di tutte le etnie che vivono a Bari». Il caso rom, nell´ultimo periodo, è molto caldo in città. Il presidente della circoscrizione di Poggiofranco, Franco Polemio, aveva proposto l´istituzione «di un osservatorio sulla presenza d´immigrati nel nostro rione». Quindici giorni fa una neonata è stata ricoverata in ospedale con un principio di assideramento. Era con sua madre a un semaforo. Chiedevano l´elemosina.

Riferimenti: il PASSAPORTO.it

Rom Rumeni, MINORANZE DA SALVARE

3 Gennaio 2006 1 commento


Pubblichiamo un interessante articolo apparso il 28 dicembre 2005 sul quotidiano Avvenire sul progetto IL DECENNIO dell?inclusione dei Rom (2005-2015) promosso dalla Banca Mondiale e dall?Istituto per una società aperta del miliardario filantropo americano di origini ebreo-ungheresi George Soros.
Risulta per noi difficile capire come si possano “salvare” le minoranze rom con un porgetto di inclusione sociale.
Crediamo infatti che sia più corretto costruire progetti di interazione che sappiano quindi riconoscere le culture e le società rom dell’Europa Centrale, uscendo dalle logiche assistenziali e sopratutto folcloristiche.

Da Bucarest Mihaela Iordache

Sono vittime del pregiudizio e spesso protagonisti della cronaca nera, in un circolo vizioso di cui non è facile determinare l?origine e che determina in genere la loro esclusione sociale. Sia nei loro Paesi di origine, sia in quelli in cui sono immigrati, Italia compresa. Su dieci milioni di rom, sei milioni risiedono nell?Europa centrale e orientale, in Paesi già membri della Ue, candidati all?ingresso o desiderosi di aderire. Ed è qui che è appena partito il più grande progetto di integrazione mai lanciato. I dati di partenza sono chiari: in Romania (che ospita la comunità più numerosa, 2 milioni e mezzo di persone) tre quarti della popolazione non desidera abitare nelle vicinanze degli «zingari», mentre il 99% dei bulgari non vuole che i propri figli sposino membri di questa comunità. D?altra parte lo storico romeno Adrian Cioroianu, senatore liberale, scrive che «vere reti controllano la prostituzione, il traffico di automobili, di benzina, il traffico di valuta, i furti di impianti idraulici e da costruzione…» aggiungendo però che «dentro tali reti non vi sono solo i rom, ma essi non mancano mai».
I leader della comunità «zingara» sottolineano invece l?intolleranza, parlano di xenofobia e razzismo, stereotipi e pregiudizi. Qualche tempo fa, fu proprio l?ex consigliere per l?integrazione dei rom nel governo di Bucarest, Madalin Voicu, noto musicista, ex deputato dotato di un buon humour, a raccontare come alcuni suoi «fratelli zingari» gli avessero razziato tutto dal cortile, perfino la canna di irrigazione del giardino. Alla sua domanda sul perché proprio lui fosse nel mirino, i giovani risposero di averlo fatto per fame. E in effetti le condizioni di molta parte della popolazione nomade sono ben al di sotto della media dei rispettivi Paesi. E tutte le nazioni si scontrano con l?insuccesso dei tentativi di integrazione delle popolazioni di etnia rom.
I piani internazionali varati negli ultimi anni hanno raggiunto risultati inferiori alle aspettative. Di fronte a questo quadro desolante e drammatico, le autorita dell?Europa Centrale e dell?Est hanno avvertito il bisogno di una forte iniziativa, perché i problemi della minoranza più vasta del continente non riguardano ormai solo i singoli Stati. Il progetto Decennio dell?inclusione dei rom (2005-2015) è promosso dalla Banca Mondiale e dall?Istituto per una società aperta del miliardario filantropo americano di origini ebreo-ungheresi George Soros, con l?adesione dei governi di Romania, Bulgaria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Croazia, Macedonia e Serbia e Montenegro, nonché della Commissione europea e del Programma Onu per lo Sviluppo.
«Il Decennio» mira ad intervenire in campi come l?istruzione, la salute, il lavoro, la casa. Con una particolare attenzione ai problemi della ineguaglianza, della discriminazione e, non ultima, della povertà. In Europa l?indice di indigenza dei rom è infatti dieci volte più alto rispetto alla popolazione maggioritaria e le statistiche mostrano che vivono in media 10-15 anni in meno. Che molti rom abitino intorno alle discariche, in miseria totale, è un fatto tragicamente noto, tanto da ispirare film come Dallas Pashamende del regista Robert Pejo, originario della Romania. Un film dove l?azione si svolge proprio in una discarica della Transilvania. Una colonia di rom di 900 anime divise in tre comunità, denominata Dallas, esiste davvero, presso l?enorme deposito di rifiuti Pata Rit, a Cluj. Mesi fa attivisti della campagna «Voglio essere sano», finanziata dalla Ue, sono arrivati fino lì per distribuire sapone e istruzioni sull?igiene. «Va pure bene il sapone, ma manca l?acqua. Vanno bene anche i dépliant, ma per chi sa leggere», hanno detto gli abitanti, sorpresi dall?attenzione di cui si sentivano oggetto. C?è pero anche un?altra discarica, quella di Timisoara (ovest del Paese) dove decine di romeni poveri «lavorano» per le mafie zingare, dando loro «il meglio» che trovano nelle immondizie. Mentre si aspettano ancora i risul tati dei progetti per migliorare la vita dei rom, a livello istituzionale sembra che qualcosa si sia mosso a loro favore.
Non abbastanza, dice Viktoria Mohacsi, 30 anni, (una delle due rappresentanti rom dell?unico Paese che le ha elette, l?Ungheria), che non si stanca di chiedere una partecipazione più ampia dei rom, non solo a livello comunitario ma anche nei governi nazionali, perché «non spetta ai rom risolvere la questione, in quanto non sono i rom a ritenere i loro figli disabili, non sono le donne rom che vogliono farsi sterilizzare». Proprio nell?ottobre scorso un tribunale della Repubblica Ceca aveva infatti condannato un ospedale a scusarsi ? ma non al risarcimento ? con Helena Ferencikova, 23 anni, per averla sterilizzata nel 2001 contro la sua volontà, grazie a una dichiarazione strappatale mentre già aveva le doglie per il parto del suo secondogenito. Amnesty International, dal canto suo, in un comunicato di due mesi fa, chiedeva alla Ue di sollecitare Romania e Bulgaria, che dal 2007 dovrebbero entrare nell?Unione, a contrastare l?uso eccessivo della forza da parte della polizia ed a prevenire il razzismo e la discriminazione contro la popolazione rom.

Riferimenti: Avvenire

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I bambini Rom Rumeni, la scuola e il progetto a Verona

19 Dicembre 2005 Nessun commento


Pubblichiamo l’articolo apparso giovedì 8 Dicembre 2005 sul quotidiano L’Arena.
Come molti dei nostri lettori sanno la situazione a Verona è molto difficile e nutriamo forti dubbi, dopo l’intervento della magistratura per sospetta concussione, pedofilia e traffico di stupefacenti a Boscomantico, che l’Istituto Don Calabria riesca a gestire la grave situazione. Ne è prova il giornaliero arrivo a Mantova, proprio da Verona, di bambini Rom Rumeni che chiedono l’elemosina nelle vie della nostra città, insieme ai genitori.
Speriamo che il progetto del Don Calabria possa offrire realmente risposte postive e concrete alle famiglie presenti.

In arrivo 115mila euro
Finanziamenti per la scuola dei bimbi Rom
Dalla Fondazione San Zeno

La Fondazione San Zeno finanzierà interamente il progetto per l?integrazione scolastica dei bambini Rom presenti nel campo nomadi di Boscomantico.
È stata l?assessore alla Cultura delle differenze, Stefania Sartori, a comunicare ieri, nel corso di una riunione straordinaria della Giunta, la decisione presa dal Consiglio di amministrazione della Fondazione promossa da Calzedonia. Lo stanziamento è di 115 mila euro e il progetto finanziato riguarda l?anno scolastico in corso.
«Questi fondi», commenta l?assessore Sartori, «serviranno a supportare l?accompagnamento, il tutoraggio e l?intervento dei mediatori culturali. Si tratta di azioni fondamentali per garantire la frequenza costante e proficua dei bambini Rom alle attività didattiche e soprattutto ad evitare che la classe risenta di questi inserimenti». L?assessore fa inoltre sapere che «grazie a questi fondi, potranno essere liberate risorse comunali per il progetto, della durata di 18 mesi, per l?inserimento lavorativo degli adulti, con iniziative di formazione professionale nelle aziende».
Entrambi i progetti sono gestiti dal Don Calabria. Attualmente nel campo di Boscomantico si trovano circa 70 adulti e altrettanti bambini, molti dei quali in età scolare. (e.s.)

Riferimenti: L’Arena

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Rom Rumeni, un serial tv a Milano

2 Dicembre 2005 Nessun commento


Sarà il primo serial tv dedicato ai romeni che vivono a Milano. Il primo docu-film che ha per protagonisti un gruppo di immigrati ripresi nella loro vita quotidiana alla periferia della grande città. Le prime 11 puntate di ?Miracolo alla Scala?, film documentario ispirato al grande capolavoro neorealista ?Miracolo a Milano?, sono già state girate e montate. La pellicola – prodotta dall?Arci e dal Centro sperimentale ?Cesare Zavattini? – è stata presentata in prima serata a Milano con una grande festa-concerto ai caselli daziari di Porta Ticinese. Presenti il regista, sceneggiatore e montatore Claudio Bernieri (che ha già in mente un progetto di 50 puntate in totale) e i protagonisti, un gruppo di musicisti rom.
Per ora il film gira nei cinema e nei circoli privati di Milano, ma l’idea è di proporlo alla tv. E Bernieri è già in contatto con Nessuno Tv, emittente privata milanese, che vuole comprare la prima serie per programmarla quest’inverno. Gli ?Unza?, attori nel film, sono oggi, fra i gruppi musicali di strada, i più richiesti in città per feste, spettacoli e concerti, portati persino in passerella dallo stilista Romeo Gigli, durante le sfilate di moda della primavera scorsa.

Quella degli Unza è una parabola felice all?interno della vicenda tormentata del grande campo realizzato dal Comune per i nomadi in via Triboniano, periferia nord del capoluogo lombardo. Un campo in pessime condizioni, che accoglie in modo stabile circa 500 dei 2mila zingari sgomberati in fasi successive dalla ex favela di via Barzaghi. Gli sgomberi cominciati tre anni fa per volere della giunta del sindaco Albertini, ancora non hanno permesso all?amministrazione di venire a capo della vicenda. E ogni sei mesi la favela ricresce, alle porte di Milano, rendendo necessario un nuovo intervento della polizia.

La telenovela di via Barzaghi, l?estate scorsa, è uscita anche dai confini delle cronache cittadine per approdare sulle pagine nazionali dei quotidiani, quando la Caritas ambrosiana ha dovuto far fronte all?emergenza creata dall?ultima ondata di sgomberi, programmati senza prevedere nemmeno accoglienza per i bambini e per le donne in regola con i documenti di soggiorno. Tutta questa vicenda è sullo sfondo degli 80 minuti di pellicola girati a Musocco, il quartiere milanese dove cresceva la favela, senza effetti speciali e senza camuffare la realtà. In scena Marian Badeanue, alias ?Director?, il direttore della banda musicale, e i suoi compagni di avventura.

Nel film ? come nella vita vera – Director ogni mattina esce dalla sua roulotte per andare in metropolitana a suonare col suo gruppo, e con i figli, Loredana e Ciprian, costretti a una vita molto diversa da quella degli altri bambini milanesi. L?idea è quella di raccontare una grande metropoli italiana vista con gli occhi degli immigrati, sempre in bilico fra integrazione e marginalità sociale. Negli 11 episodi, in tutto 80 minuti di filmato in presa diretta, come in uno spaccato neorealista, si vedono molti aspetti della vita degli stranieri: il lavoro nero, la difficoltà per fare i documenti, l?inserimento scolastico, la precarietà degli alloggi, le discriminazioni, ma anche la fiducia nella vita e nella possibilità di integrarsi.

La presenza dei bambini, figli del protagonista, consente a un certo punto al regista di risollevare le sorti di questa fiction dal grigiore della cronaca. L?epilogo infatti ha un tocco magico che lo rende simile a una storia di Cesare Zavattini: i musicisti rom fanno fortuna, la rete del trasporto pubblico, grazie a loro, incrementa i passeggeri, e rende ricco il Comune. Per questo, l?amministrazione arriva a riconoscere i meriti dei musicisti e avvia la costruzione di case popolari per ospitarli in modo più degno di una grande città.

Il titolo della prima serie di 11 puntate, ?Miracolo alla Scala?, è stato scelto perché la piccola Loredana racconta in un tema ai compagni di classe la sua vita. Loredana sogna di diventare ballerina alla Scala. E anche questa storia è a lieto fine, perché la ragazzina sarà ?adottata? artisticamente da una insegnante di ballo dell?ente lirico più famoso del mondo, che le permette di realizzare il suo sogno.

?I musicisti e i due bambini ? racconta il regista ? vengono seguiti passo passo, in metropolitana e nel centro della città. Il film racconta le proteste per avere una casa, la difficoltà per trovare il lavoro, le roulotte, i matrimoni rom, la fatica di chi fa il muratore a cottimo? E si potrebbe andare avanti per 50 puntate, secondo il mio progetto. Sarebbe una bellissima serie tv, un programma a metà strada fra il reportage e la fiction, con un soggetto strano per la televisione: i nuovi poveri e i cittadini del mondo. Lasciando spazio per una rivelazione finale, un sogno. La realizzazione del miracolo per l?appunto?.

In foto gli Unza, gruppo di musicisti rom romeni

Riferimenti: Il Passaporto, il giornale dell’Italia multietnica

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Rom Rumeni, sui fatti di Mantova, Verona e Milano

17 Luglio 2005 Nessun commento


lettera ai giornali mantovani

Signor Direttore, da alcune settimane la situazione dei Rom Rumeni in Italia prende spazio sul suo quotidiano e su tutti i quotidiani nazionali. Prima a Mantova, in seguito a Milano e Verona le indagini della magistratura hanno fatto emergere gravi eventi delittuosi. In merito alle varie situazioni penali sia di Rom sia di appartenenti alla cultura maggioritaria in senso numerico (omicidio e furti a Mantova; stupro a Milano; concussione, pedofilia e spaccio di droga a Verona) sarà la magistratura a decretare la colpevolezza o meno degli imputati, certo è che non rimango né sconcertato né sorpreso. In merito all?orribile delitto di Mantova e ai furti in appartamento i Rom Rumeni accusati sembra che provenissero dal Veneto e in alcuni casi da Verona. Già alcuni mesi fa ebbi modo di scriverle denunciando la grave situazione presente nella vicina Verona. Infatti, il Comune di Verona ha cercato di gestire l?arrivo di intere famiglie di Rom dalla Romania con dei progetti dell?Istituto Don Calabria e associazioni collegate. Meritoria l?intenzione ma veramente deleteri i progetti che puntano, perché non sembra che abbiano intenzione di rivederli, al contenimento e all?integrazione. Ovvero si perpetua anno per anno una situazione di segregazione etnica (hanno anche creato una scuola speciale nei campi!) che ha portato ad abbrutimento ed a fenomeni di devianza.
Diversa la situazione di Milano dove l?amministrazione comunale ha lasciato crescere una bidonville di ottomila persone (quattromila i Rom Rumeni) alle porte della città, dove l?unica risposta sono gli sgomberi indiscriminati. In altre parole, io Rom Rumeno che lavoro e che non ho un reddito tale da poter permettermi una casa, se abito nella baraccopoli dove un?altra persona compie un reato posso essere certo che una mattina alle sei arriveranno le Forze dell?Ordine a distruggere anche la mia ?casa?. E la mia colpa è quella di avere come vicino di ?casa? una persona che è accusata di un reato. Il tutto con il contributo del Prefetto di Milano e del Presidente della Provincia di Milano. Veramente triste.
In tutta Europa l?Italia è ?il paese dei campi?. L?Unione Europea e il Consiglio d?Europa stanno ?martellando? le nostre istituzioni per la situazione drammatica vissuta nel nostro paese dai Rom migranti e ciò è dovuto prevalentemente alla situazione dei Sinti e dei Rom Italiani.
L?Italia è l?unico paese europeo che non riconosce a Sinti e Rom Italiani lo status di minoranze etniche linguistiche nazionali. L?Italia è l?unico paese europeo che non dà memoria alle persecuzioni razziali subite da Sinti e Rom Italiani durante il regime fascista. L?Italia è l?unico paese europeo che non riconosce il diritto di cittadinanza dei Sinti e Rom Italiani; per inciso ci sono Comuni che negano a intere famiglie la residenza e di conseguenza il diritto di voto. L?Italia è l?unico paese europeo dove sono apposti cartelli di divieto di sosta ai nomadi: la maggioranza dei Comuni della Provincia di Mantova hanno un?ordinanza generica di sgombero contro i Sinti e i Rom Italiani. L?Italia è l?unico paese europeo che perpetua una politica di segregazione etnica con l?internamento di intere famiglie nei cosiddetti ?campi nomadi?. Signor Direttore la lista potrebbe andare avanti a lungo anche nei riguardi della stampa che riflette e amplifica gli istinti più brutali. Pensi che in Germania apostrofare un Sinto o un Rom con il termine ?zingaro? è reato penale.
In questa drammatica situazione italiana alcuni lampi di luce ci sono: l?Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Mantova che sostiene con forza i progetti di mediazione culturale dell?Associazione Sucar Drom che opera in tutto il nord Italia; Yuri Del Bar, primo Sinto eletto in un Consiglio Comunale in sessanta anni di storia repubblicana; il Comune di Mantova che sembra seriamente intenzionato a chiudere il ?campo nomadi?; alcune amministrazioni comunali delle Province di Mantova, Cremona e Reggio Emilia che costruiscono invece di distruggere? Ma è ancora poco, troppo poco se tuttora la maggioranza degli italiani appartenenti alla cultura maggioritaria (in senso numerico) crede che i Sinti e i Rom siano rapitori di bambini, ladri, assassini, portatori di malattie, ?.
Di fronte a tutta questa ignoranza diventa difficile essere ottimisti. Fino a quando non si riconoscerà a Sinti e Rom lo status di minoranze etniche linguistiche nazionali e quindi non si penserà ai Rom e ai Sinti come portatori di una propria cultura, di una propria struttura sociale e di una propria lingua la situazione non cambierà e continueremo ad assistere impotenti ad atti di razzismo, xenofobia, intolleranza, segregazione e discriminazione etnica, così come denuncia il Consiglio d?Europa nella Raccomandazione n.1557 del 2002.
E questo è compito della politica che deve costruire un sistema di tutela come chiede a gran voce l?Europa e mi permetta, Signor Direttore, è anche un compito della stampa che deve smettere di amplificare i più bassi istinti della ?folla? per vendere un copia in più del proprio giornale e al contrario ignorare tutte quelle iniziative tese ad offrire conoscenza di queste culture negate.

Carlo Berini
Opera Nomadi Sezione di Mantova

15 luglio 2005

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