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Milano, il Prefetto da ordine di applicare la nuova normativa per i Rom Rumeni

4 Luglio 2007 Commenti chiusi


Si è tenuto lunedì 2 luglio in Prefettura il tavolo sui Rom, cui hanno partecipato, oltre al Prefetto Gian Valerio Lombardi, il vice sindaco e l?assessore ai Servizi Sociali del Comune di Milano Riccardo De Corato e Mariolina Moioli, il comandante della Polizia Municipale Emiliano Bezzon e l?assessore provinciale alla Sicurezza Alberto Grancini.

Uno dei temi al centro dell?attenzione, è stata la direttiva europea relativa al diritto dei cittadini dell?Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare nel territorio degli Stati membri, che concedendo anche ai rumeni la ?cittadinanza europea? ha di fatto aperto le porte a migliaia di nuovi immigrati, senza sostegno e senza casa, provenienti da questa terra.

Il Prefetto di Milano ha annunciato di aver dato disposizione affinché gli agenti delle Forze dell?Ordine si attrezzino per accertare la presenza sul territorio di cittadini comunitari che non siano in grado di provvedere al proprio sostentamento economico e a quello della propria famiglia. Gli agenti, ha spiegato Lombardi, dovranno eseguire specifici controlli a partire da accattoni e mendicanti.

La normativa europea, infatti, parla chiaro: chi non ha un lavoro e mezzi economici sufficienti a vivere dignitosamente sarà allontanato. Dopo i controlli delle Forze dell?Ordine, quindi, il cittadino comunitario potrà entro tre mesi recarsi pressi gli uffici dell?Anagrafe per l?iscrizione, dichiarando il proprio nome, la residenza, l?attività lavorativa e la disponibilità di risorse economiche sufficienti per sé e per i propri familiari.

In caso contrario, e quindi venendo a mancare le condizioni indispensabili a determinare il diritto di soggiorno dell?interessato, il Prefetto provvederà ad emanare un apposito provvedimento di allontanamento del cittadino e dei propri familiari, con atto motivato e notificato all?interessato.

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In foto il Prefetto Lombardi (a sinistra) con Fontana, Presidente del Consiglio Regionale Lombardo

Anche a Parigi mancano politiche di accoglienza per i Rom rumeni e non solo

28 Giugno 2007 Commenti chiusi


I grandi tendoni della celebre compagnia circense Cirque Du Soleil svettano sulla spianata di Saint-Denis, alla periferia nord di Parigi. Ogni sera centinaia di persone si riuniscono lì dentro per ammirare, naso all’aria, le spericolate ed eleganti acrobazie degli artisti.

Nessuno immagina che al di là del recinto metallico che circonda il circo, lo show è ben diverso. Nessuna sfavillante scenografia, nessun costume variopinto, poca spensieratezza e molte preoccupazioni per i 600 gitani che cercano di sopravvivere nella loro misera baraccopoli.

E non sono i soli: in tutto circa 4mila persone conducono questa vita ai margini di Parigi. Diverse associazioni cercano di addolcirla almeno un po’: Medici del mondo offre assistenza sanitaria, Emmaus e la Fondazione Abbé Pierre si occupa della fornitura di alimenti, mentre ATD Quarto Mondo promuove la lettura.

Marco è arrivato in Francia cinque anni fa, dalla Romania. Da gennaio 2007, con l’ingresso del suo Paese nell’Ue, è formalmente un cittadino comunitario, ma ha comunque bisogno di un permesso di lavoro. Ci mostra un contratto preliminare che gli ha preparato una ditta di pulizia vetri.

Ma un volontario di origini rumene si dimostra scettico. «È molto difficile ? spiega ? ottenere un contratto senza pagare una somma di denaro in cambio. Nella maggior parte dei casi il datore di lavoro trattiene la prima busta paga in nome di uno scambio di favori.» Ma Marco ci crede ancora: gli manca solo il certificato di residenza per ottenere il prezioso permesso.

Alcune associazioni si occupano di espletare queste procedure burocratiche per i Rom. Ma i rumeni sono considerati una comunità stanziale e quindi non possono beneficiare di questo servizio.

La maggioranza dei rumeni che vivono in questi accampamenti di fortuna provengono dalle aree di Arad e Timisoara, nella Romania occidentale. Hanno dovuto lasciare il loro Paese per sfuggire a una vita fatta di miseria e discriminazione.

Una manciata di monete da 5 centesimi è stata impilata in un angolo della capanna in cui vive Maria. In meno di dieci metri quadrati abitano quattro persone. Maria non ha il tempo di spiegarci perché è emigrata in Francia. Ha altre preoccupazioni. «Abbiamo diritto a qualche contributo?» chiede.

I volontari le dicono di rivolgersi a un assistente sociale. «Resteremo qui fino a quando non ne avranno abbastanza di noi» dice con voce stanca, mentre si alza per andare a raccogliere dei fiori. Più tardi la incrociamo nella metropolitana: vende mazzolini di fiori a due euro ciascuno.

Maria ci assicura che non deve pagare nulla per vivere nella sua capanna, ma un volontario ci spiega che la questione è tabù. In ogni accampamento, infatti, c’è una sorta di capo: generalmente è la persona che si è insediata per prima nell’area.

È lui che fa le leggi, risolve le controversie e riceve una sorta di affitto per ogni baracca. A Saint-Denis il Cirque du Soleil ha portato l’acqua fino al campo e ha anche installato dei lavandini. Ma le associazioni danno per certo il fatto che ?il capo? fa pagare due euro alla settimana alle famiglie che li utilizzano.

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San Remo (IM), "foglio di via" per due donne e un uomo Rom Rumeni

31 Maggio 2007 1 commento


Alle 11,30 del 22 maggio 2007 gli agenti del Commissariato di Sanremo, nel corso del mercato ambulante di piazza Eroi, hanno notato due donne che si aggiravano con “fare sospetto” tra la folla.

In seguito a controlli le due rumene, di 26 e 30 anni, risultavano risiedere a Genova Pontedecimo presso il “campo nomadi”. A carico delle due sono stati rilevati numerosi precedenti di polizia.

Pertanto le due Rom rumene sono state munite di foglio di via obbligatorio dal Comune di Sanremo. Di seguito il foglio di via è stato dato anche al marito di una delle due donne.

Ma cosa è il “foglio di via”? E’ praticamente un ordine di allontanamento che le Forze dell’Ordine, a nome della Prefetto, possono prescrivere a delle persone, senza che queste abbiano commesso alcun reato. Come pena accessoria c’è la diffida a non transitare e naturalmente fermarsi (dai cinque ai dieci anni) sul territorio del Comune, dove si ha avuto il foglio di via.

Era una pratica diffusa all?inizio del secolo e durante il fascismo, colpiva soprattutto gli attivisti politici e i Sinti e i Rom. Oggi questa pratica colpisce sempre i Sinti e i Rom con l?aggiunta delle persone con problemi psichici, i ?matti?.

Cosa succede se ti ?pescano? su un territorio dove hai avuto il foglio di via? Una denuncia penale, a volte l?arresto in flagranza e il carcere.

Nel 1981 Bernardino Torsi, Presidente dell?Associazione Sucar Drom, è venuto a Mantova con la moglie che voleva partorire nella città dove viveva la madre, appunto Mantova. Direttamente da Brescia, con la roulotte, è arrivato all?Ospedale di Mantova, dove hanno subito ricoverato la moglie per alcune complicanze. Il Presidente si è quindi spostato con i primi due figli, 4 e 2 anni, nell?insediamento dove viveva la madre della moglie.

Arrivato in Strada Bosco Virgiliano, nell?insediamento, è stato fermato da una volante della Questura. Gli agenti non ha voluto sentire ragioni e gli hanno consegnato il ?foglio di via? per cinque anni. Si consideri che il Presidente (in foto) non ha mai subito una condanna o una denuncia. Gli agenti sul ?foglio di via? hanno scritto la motivazione: ?perché zingaro?.

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Rom e Sinti Rumeni, non più alla questura ma direttamente all?ufficio anagrafe

11 Aprile 2007 1 commento


Addio alla carta di soggiorno per i comunitari: dall’11 aprile ai romeni, ai polacchi, ai tedeschi, e a tutti gli altri cittadini dell’Unione europea che vogliono vivere in Italia bastera’ una semplice iscrizione all’anagrafe.

È questa una delle novità principali introdotte dal decreto legislativo 30 del 2007 che dà attuazione a una direttiva europea sul “diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e disoggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri”.

Pubblicato ieri in Gazzettaufficiale, il decreto entrerà in vigore tra due settimane. Secondo la nuova legge, i cittadini dell’Unione possono soggiornare in Italia fino a tre mesi senza alcuna condizione o formalità, “salvo il possesso di un documento d’identità valido per l’espatrio rilasciato dal loro Paese”. Lo stesso diritto è esteso ai loro familiari extra UE, purchè abbiano un passaporto valido e siano arrivati in Italia con un regolare visto d’ingresso.

Per un periodo superiore ai tre mesi possono invece soggiornare i lavoratori autonomi o subordinati, gli studenti e chiunque abbia risorse sufficienti per non pesare sull’assistenza sociale e un’ assicurazione sanitaria. Anche in questo caso il diritto di soggiorno è esteso ai familiari.

Chi si trova in queste condizioni dovrà chiedere al Comune l’iscrizione all’anagrafe, allegando i documenti che attestano il suo diritto a soggiornare per più di tre mesi in Italia. Al momento della richiesta, gli verrà rilasciata una ricevuta con i suoi dati, il domicilio e la data di presentazione della domanda. Questo documento, di fatto, sostituirà la vecchia carta di soggiorno per cittadini Ue, che con questa nuova legge viene abolita.

Il cittadino dell’Unione europea che ha soggiornato legalmente e in via continuativa per cinque anni in Italia conquista il diritto al soggiorno permanente. La continuità del soggiorno non è comunque interrotta da assenze inferiori ai sei mesi l’anno o di durata superiore se dovute a obblighi militari oppure fino a dodici mesi consecutivi per motivi rilevanti (gravidanza e maternità, malattia, studio, distacco per motivi di lavoro).

La categoria di “familiari” ai quali viene esteso il diritto di soggiorno in Italia è piuttosto vasta: il coniuge, il partner che ha contratto con il cittadino dell’UE un’”unione registrata sulla base della
legislazione di uno Stato membro”, i discendenti diretti di età inferiore a 21 anni o a carico, gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge o del partner.

Viene infine agevolato l’ingresso e il soggiorno di altri familiari a carico o conviventi e del partner col quale il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata.

Ringraziamo per la segnalazione Flora e Leonardo Barcelo.

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In Italia i rumeni non sono tutti Rom

2 Marzo 2007 2 commenti


Pubblichiamo l’interessante lettera scritta da Marian Mocanu della Lega dei Rumeni in Italia. Sono particolarmente interessanti due passaggi. Nel primo si chiede all’italiano medio di non confondere il “bravo” cittadino rumeno dal “cattivo” cittadino rom con passaporto rumeno. Nel secondo si spiega che il “problema” rom è da affrontare insieme con tutti i paesi europei. Di seguito la lettera…

Il primo gennaio 2007 la Romania è entrata nell’Unione Europea. Dunque, in considerazione del fatto che ventidue milioni di rumeni hanno acquistato lo status di cittadino europeo, ne consegue che essi, come tutti gli europei, possono attraversare liberamente la frontiera senza passaporto e controlli, con la semplice carta d’identità.

Non si nascondono, comunque, i forti timori presenti nell’opinione pubblica italiana per il fatto che l’ingresso della Romania nell’U.E. dal 1 gennaio 2007 potrebbe comportare un ‘pericolo di invasione dei rom rumeni (rappresentano solo il 2,5% della popolazione della Romania) sul territorio italiano, con tutte le conseguenze connesse a questo fenomeno, fra le quali, purtroppo, anche un possibile incremento di episodi di criminalità.

A tal proposito, giova fare un pò di chiarezza sulla confusione che spesso si ingenera sulla distinzione fra cittadini rumeni e i nomadi rom con passaporto rumeno o di origine rumena. Infatti, tale equivoco, spesso, nuoce all’immagine di una comunità giovane che sta cercando di integrarsi in modo conforme non solo agli usi, costumi e leggi italiane, ma anche comunitarie.

In primo luogo, occorre precisare che la maggioranza degli immigrati rumeni dimostra la reale disponibilità ad un loro pacifico inserimento in Italia nel pieno rispetto delle leggi e tradizioni italiane. In secondo luogo, per sgombrare il campo da inutili ed infondati timori sugli immigrati rumeni in Italia, giova sottolineare che la parola “rom” in realtà non ha stretti legami con la Romania nè tantomeno con il popolo rumeno, poichè è un autonimo, cioè un termine attraverso il quale gli stessi membri di un gruppo si autodefiniscono ovvero è il termine con cui i gitani si sono sempre autodefiniti nella propria lingua.

D’altra parte, si può facilmente ricordare che la popolazione Rom trae le proprie origini dai nomadi emigrati dal nord-ovest dell’India in Persia nel 950 d.C. e che, oggi, i Rom sono complessivamente 12 millioni in tutto il mondo.

Ciò posto, va precisato che appare incontroverso che la questione relativa ai Rom non è un problema che interessa solo la Romania, bensì anche altri Paesi Europei ed extra-continentali.

Del resto, a prova di quanto sopra esposto è la circostanza che il tema dell’integrazione dei Rom nella società contemporanea è stato oggetto di attenta riflessione da parte del Forum Rom del Parlamento Europeo che si è svolto di recente a Bruxelles.

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, è inutile diffondere ingiustificati allarmismi potenzialmente lesivi dell’identità e dell’immagine dei tanti Rumeni che si ben radicati in Italia

Marian Mocanu, Lega dei Rumeni in Italia

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Roma, continuano gli sgomberi dei Rom Rumeni e nessuno interviene

2 Marzo 2007 Commenti chiusi


Sgomberato il 23 febbraio il “campo nomadi” abusivo nel parcheggio di scambio di Saxa Rubra. Un altro passo del progetto di bonifica delle emergenze più palesi condotto a tappe forzate dal prefetto Achille Serra.

C?è soddisfazione nel centrodestra. «Finalmente dalle parole ai fatti con il ripristino della legalità a Saxa Rubra», commenta il capogruppo di An del XX municipio, Ludovico Todini. «Ora il lavoro – prosegue – deve consistere in una costante vigilanza affinché non si riproponga lo stesso problema tra poco tempo».

Anche se in una nota congiunta il consigliere comunale di An Federico Guidi e Marco Daniele Clarke, assessore ai Lavori Pubblici del XX municipio, gettano qualche ombra sull?operazione: «Anche in questo caso la domanda sorge spontanea. Che fine hanno fatto i rumeni trasferiti? Non vorremmo che come accade spesso in questi casi si mettesse solo una toppa ad un problema che oramai è divenuto endemico per la città di Roma visto e considerato che manca dall?amministrazione comunale una linea programmatica chiara e ben definita in materia».

«La nostra prima denuncia sull?occupazione abusiva del parcheggio di scambio di Saxa Rubra – rivela invece il capogruppo della Dc per le Autonomie al Consiglio regionale del Lazio, Fabio Desideri – risale addirittura a 365 giorni fa: un anno di disagi infiniti per i cittadini e i pendolari».

Ma c?è chi è meno contento del blitz di ieri mattina. «Sono stato chiamato stamattina (23 febbraio, ndr) per telefono da un Rom Kalderasha del campo di Saxa Rubra – racconta don Bruno Nicolini, del Centro Studi Zingari -. Mi ha avvertito che era in corso uno sgombero limitato al settore dove vivono i romeni. È una vergogna che il problema dei rom venga affrontato in questo modo».

Cade dalle nuvole l?Opera Nomadi che, attraverso il suo presidente Massimo Converso, fa sapere di non essere stata neppure avvertita delle operazioni. «Da troppo tempo la prefettura sta andando avanti con questo piano irrazionale di sgomberi basato soltanto sulla repressione e sollecitato dai fax di protesta dei residenti – sostiene Converso -. Non è la prima volta che le associazioni e lo stesso assessorato ai servizi sociali vengono scavalcati in occasione degli sgomberi».

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Roma, il Prefetto Achille Serra vuole discriminare i Rom Rumeni?

8 Dicembre 2006 Commenti chiusi


«Negli ultimi 20 giorni il giudice di pace di Roma ha bocciato le richieste di espulsione di nomadi romeni che avevano commesso reati, sostenendo che a breve diventeranno cittadini comunitari e in virtù di questo l’espulsione diverrà un atto inutile».

A comunicare il dato, ieri mattina, al Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza è stato proprio il prefetto Achille Serra che ha voluto porre l’attenzione sul «serio problema dei nomadi romeni». Secondo Serra, infatti, in molte zone della città è regola vedere accampati, con l’aumento dei reati di strada, gruppi di romeni per i quali il Comune è costretto ad approntare campi.

«A gennaio si potranno espellere – ha spiegato il prefetto- solo quei romeni accusati di terrorismo, altrimenti non si potrà far nulla per chi commette reati comuni».

Ricordiamo al Prefetto Serra che anche per i Rom Rumeni valgono le Leggi del Paese dove si trovano e quindi se un Rom Rumeno commette un reato, pagherà il suo debito con la società, come qualsiasi altro Cittadino dell’Unione Europea.

Non capiamo la preoccupazione del Prefetto, forse non gli piacciono i Rom Rumeni?

Riferimenti: Il Giornale

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Roma, appello di solidarietà ai Rom Rumeni di via Bravetta

27 Ottobre 2006 2 commenti


Pubblichiamo l’appello a favore della comunità Rom Romena residente nel Residence di via Bravetta a Roma. La comunità Rom ha tenuto un’assemblea pubblica in Piazza Ara Coelli, durante l’occupazione che dura tutt’ora.

Invitiamo tutti ad ascoltare il video appello di Mariano, rappresentante della comunità Rom Romena di via Bravetta.

Di seguito l’appello che potete sottoscrivere

Noi realtà e persone della solidarietà, dell?associazionismo, del volontariato laico e religioso, dell?antirazzismo, rivolgiamo a tutti un:

APPELLO DI SOLIDARIETA’ con gli abitanti del Roma Residence di via Bravetta

Quella del Roma Residence è una storia di ghettizzazione, di speculazione, di soprusi ai danni di migliaia di persone di ogni provenienza. Ma è anche la storia di una ricerca di dignità che ha bisogno della solidarietà e del sostegno di tutta la gente onesta, di buona volontà che vive in questa città e in questo Paese.

Il Roma Residence di via Bravetta è un enorme caseggiato di proprietà dell?imprenditoria Mezzaroma la cui gestione è stata condivisa negli anni e in alterne vicende dal Comune di Roma. Dentro ci hanno vissuto per anni tantissime persone e famiglie italiane in attesa di una sistemazione abitativa tra cui famiglie in assistenza alloggiativa dal Comune di Roma e famiglie e persone di tante provenienze.

La storia di questa nostra gente è di chi in un caseggiato sempre più fatiscente e somigliante ad un ghetto ha cresciuto i propri figli e di persone che hanno cercato di condurre la propria vita sgomitando nelle sacche di criminalità che via via si sono insediate minacciando la vita degli abitanti del Residence e dell?intero quartiere. Se tutta questa gente sta ora pagando le conseguenze di questa situazione, massimamente sono penalizzati gli immigrati, in generale e da sempre più esposti.

E? la storia di una speculazione infinita ad opera del proprietario dell?immobile Mezzaroma nel silenzio lungo anni del Comune di Roma. Da mesi ormai la decisione di entrambe le parti è quella di chiudere il Residence. In questo tempo alle vaghe promesse del Comune mai messe per iscritto, di contribuire a trovare una sistemazione per chi è stato al Residence con regolare contratto di affitto si contrappone una drammatica realtà che non ci può vedere in silenzio.

In questi giorni infatti abbiamo assistito al primo vero sgombero di centinaia di persone che si sono trovate improvvisamente in strada. Si tratta di famiglie per la maggioranza Rom, che in questi giorni sono scese in lotta per chiedere un diritto elementare e vitale, una casa o un campo dove poter vivere. Sono famiglie con bambini che hanno da due settimane lasciato i banchi di scuola perché non hanno più una casa. Ci sono neonati che stanno soffrendo le notti all?aperto e la cui salute e incolumità è sempre più a rischio.

Dando un esempio che potrà essere importante per tutti, queste persone si sono unite e hanno deciso di presidiare permanentemente piazza Ara Coeli (vicino piazza Venezia) cacciando esponenti della criminalità sempre Rom che volevano infiltrarsi nella loro protesta. A queste famiglie si sono aggiunte famiglie italiane anch?esse come tutti gli attuali abitanti del Residence, sotto minaccia di sgombero. Intorno a questa gente coraggiosa ci stringiamo, sostenendo le loro richieste, perché il Comune di Roma che nella vicenda del Roma Residence ha gravi responsabilità si assuma la sistemazione di tutti gli abitanti che sinora non hanno un?alternativa abitativa.

Ci stringiamo solidali con la gente di ogni provenienza che sta vedendo minacciata la propria vita dagli interessi politici ed economici che soffocano questo Paese e questa città e che vogliono combattere la disgregazione e la criminalità e chiediamo insieme un incontro urgente con il Sindaco Veltroni perché gli abitanti del Roma Residence già in strada abbiano immediatamente una soluzione abitativa perché tutti coloro che ancora risiedono al Roma Residence vi rimangano fino a che non ci sia per loro una sistemazione adeguata dove possano trasferirsi.

Il nostro appello e la solidarietà di tutti coloro che risponderanno potrà significare un primo passo per affermare e difendere la vita e la dignità delle persone come principale e comune interesse umano che tutti abbiamo.

Chi ha aderito ad oggi
Associazione antirazzista e interentica “3 FEBBRAIO”; WAM (We are All Migrants); Comunità Rom del Roma Residence; Stefano Montesi (giornalista); Socialismo Rivoluzionario (Roma); Associazione Occupiamoci di…; Comunisti Italiani (Labaro); USI-AIT; Marco Ralli (RSU del Comune di Roma, Coordinatore Asbel-Cnl); Lucio Conte (Consigliere Municipio VII); Comunisti Italiani (Federeazione di Roma); Associazione ROM “NOVAVITA”; Teresa Comirho, Davide Battrizia,Imma Castaldo, Giusi Palomba, Alessandra Capodanno, Ambra Facconi, Dèboru Leira, Lorenzo De Pasqualis, Pape Dian, Maria Eugenia Mongini (Avvocato), Partito Umanista, Massimo Reggio (RSU del Comune di Roma, Coordinatore di reteComune)On.Ferdinando Bonessio (Gruppo consiliare Verdi per Veltroni), Adriana Spera (Capo Gruppo consigliare Partito della rif.Comunista – Sinistra Europea), Associazione Sucar Drom, Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova

Riferimenti: we are all migrants

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Roma, espulsioni collettive di Rom Rumeni

7 Ottobre 2006 4 commenti


150 Rom Rumeni reclusi per quattro giorni in una struttura del Comune di Roma. Tensione e proteste, il 5 ottobre il trasferimento a Ciampino e il rimpatrio forzato.

«Superamento dei Cpt»: sul punto il programma dell’Unione era stato chiaro. E qualcuno ha pensato bene di dare una mano al governo di centrosinistra per raggiungere lo scopo. Quello che non si sa ancora esattamente è di chi la responsabilità. Il primo Cpt «superato» è quello di Ponte Galeria a Roma, sostituito nelle sue funzioni da uno spazio pubblico comunale – l’Ufficio per il decoro urbano dell’XI circoscrizione, e non è una battuta – adibito a centro di detenzione transitorio. Una sorta di «Cpt clandestino just in time», come è stato subito ribattezzato dal movimento antirazzista romano.

Per la prima volta a Roma circa 150 persone, immigrati rumeni soprattutto, sgomberati lunedì scorso dalle baraccopoli che erano sorte negli ultimi tempi sul Lungotevere all’altezza di Ponte Marconi, sono stati prelevati e rinchiusi in una struttura territoriale messa a disposizione all’uopo dal comune di Roma, in attesa di rimpatrio.

Per quattro giorni nessuno è potuto entrare, nemmeno gli avvocati di alcune delle persone rinchiuse nel «Cpt transitorio». Da lunedì, presenti anche forze di polizia di frontiera rumena, sono stati già espulsi circa cento immigrati senza permesso di soggiorno, rumeni e bulgari, quasi tutti di etnia Rom, con due voli charter partiti da Ciampino alla volta di Bucarest.

E ieri gli ultimi rimasti, donne e bambini soprattutto, sono stati trasferiti all’aeroporto nascosti e camuffati dentro i gipponi della polizia per riuscire a sfuggire alle proteste degli attivisti antirazzisti romani che avevano tentato di «fermare la deportazione». Per tutto il pomeriggio Action migranti, il Coordinamento cittadino di lotta per la casa e quasi tutti i centri sociali romani, avevano inscenato un sit-in per fermare l’autobus che attendeva, insieme ai biglietti aerei, gli immigrati clandestini.

E per ore i deputati di Rifondazione comunista, Francesco Caruso e Peppe De Cristofaro, hanno tentato di entrare nel «Cpt clandestino» per visitarlo, «come è nostro diritto e dovere, secondo le leggi dello stato», dicono. Ci aveva già provato fin dal primo giorno l’assessore alle politiche sociali dell’XI circoscrizione, Gianluca Peciola, che però era stato respinto «in malo modo», come racconta.

Alla fine, dopo ore di trattativa, la delegazione parlamentare è riuscita ad entrare. «Ci sono una quindicina di roulotte messe in circolo in uno spazio non molto grande, all’interno di questa struttura comunale. Sono transennate e controllate a vista tutt’intorno dalle forze dell’ordine. Sono soprattutto donne e bambini Rom e dicono che gli altri sono stati già rimpatriati a scaglioni da lunedì scorso», racconta De Cristofaro all’uscita.

I due deputati presenteranno un’interrogazione parlamentare per chiedere come mai sia stata usata una struttura non adibita a Centro di detenzione per immigrati clandestini e perché sia stato così difficile entrare e conoscere il numero esatto e le condizioni delle persone rinchiuse.

«Non sappiamo perché è stato usato quel posto anziché il Cpt di Ponte Galeria, la decisione è stata presa dal comune di Roma e dal questore», dice il prefetto Achille Serra che aggiunge: «Ma è una normale operazione di polizia di rimpatrio di clandestini. Sono stati portati lì solo da un giorno».

Un’affermazione, quest’ultima, smentita da quanti sono stati testimoni delle operazioni in questi ultimi giorni e anche da operatori della Croce rossa italiana. «Siamo qui per prelevare gli strumenti che abbiamo lasciato lunedì sera, quando sono arrivati gli immigrati», dice l’autista di un’ambulanza che ieri sera ha varcato l’ingresso del «Cpt transitorio».

Era già successo, in Sicilia ad esempio, che fossero requisite momentaneamente delle scuole in occasione di mega sbarchi sulle coste, ma mai che in queste si procedesse direttamente all’identificazione, alla fotosegnalazione e infine all’espulsione. «Riteniamo Veltroni responsabile di questo – dice l’ex consigliere comunale Nunzio D’Erme – con il suo concetto di una città di tutti, e in cui tutti sono messi sullo stesso piano, tranne gli emarginati, che devono rimanere invisibili. Non c’è una politica dell’accoglienza, ma solo della carcerazione sociale nei confronti dei più deboli. Non si può tollerare che i Cpt siano decentrati in modo clandestino, così da evitare che siano troppo visibili».

di Eleonora Martini, Il Manifesto

Di seguito il comunicato stampa
dell’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Roma

Siamo indignati per l’espulsione di massa di centinaia di Rom Rumeni da Roma in Romania: perchè il Governo di centrosinistra ha effettuato un’operazione mai compiuta a Roma nemmeno da Pisanu e dal suo governo non certo famoso per l’accoglienza dei migranti (vedi Lega)?

A cosa è servita la visita del Ministro Amato ai Rom “jugoslavi” a Ferragosto?

E l’indignazione diventa irrefrenabile se si pensa che già tali pratiche sono state condannate dalla Magistratura e che gli espulsi facevano parte della Comunità Rom che ha visto il 19 marzo di un anno fa morire per annegamento una loro figlia di 18 mesi, Odisea Gramescu, proprio sotto Ponte Marconi.

Solo le espulsioni o gli sgomberi sono la risposta di una città come Roma di fronte all’emergenza freddo e le ?favelas? formatisi lungo i suoi fiumi a causa della dispersione periodica dei migranti dagli insediamenti spontanei?

Crediamo che altre possano essere le strade da percorrere anche perché l’industria Italiana, come accertato formalmente dalla CGIL, sfrutta selvaggiamente il mercato della manodopera in Romania causando questa inarrestabile ondata migratoria anche del popolo Rom che in Romania, prima della caduta del cosiddetto muro, era inserito in tutta l’attività produttiva del Paese e disponeva di pur minimi ammortizzatori sociali, come ancora oggi accade in Ungheria, Paese dove i Rom sono il 6% della popolazione complessiva e che non emigrano però verso Occidente.

Pertanto chiediamo che associazioni, partiti, istituzioni, sinceri democratici e cittadini intervengano subito presso il Ministro Ferrero perché non venga offesa l’immagine della Roma progressista ed interculturale e perché la situazione rimbalzerà, come giusto, a livello internazionale (Martedì – tra l’altro – alle ore 8.30 l’Opera Nomadi -con un’ampia delegazione di Rom/Sinti – incontrerà il Commissario ONU per i DIRITTI UMANI) dove già l’Italia ha subito pesanti censure per la sua politica nei confronti dei Rom/Sinti.

E’ doveroso che l’Amministrazione Comunale di Roma ponga riparo a questo atto di pura xenofobia su un gruppo che ha visto subire addirittura, nei mesi scorsi, l’annegamento di una loro bambina nell’adiacente Fiume Tevere.

Roma, 6 ottobre 2006, il Presidente Massimo Converso

Per informazioni
Ente Morale Opera Nomadi Sezione Lazio
via di Porta Labicana n. 59, 00185 Roma
telelfono 06 44700166, e-mail: operanomadilazio@supereva.it

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Milano, Don Colmegna e i profughi rom rumeni di via Capo Rizzuto

16 Luglio 2006 1 commento


Leon, che fino a 23 anni dormiva nelle baracche dei “campi nomadi”, dopo aver trovato un lavoro regolare è anche riuscito a prendere una casa in affitto in autonomia, con moglie e un bambino in arrivo.

Georghe invece, che arrivava dalo stesso villaggio vicino a Craiova, in Romania, grazie al lavoro ora è riuscito a mandare la figlia di 21 anni all?università, dove studia medicina, mentre il figlio di 17 anni ha appena ottenuto la licenza media grazie a un corso di 150 ore.

Sono solo due delle storie che racconta Don Virginio Colmegna (nella foto con i rom), presidente della Fondazione Casa della Carità, mentre fa il bilancio di un anno esatto di lavoro con gli ex “nomadi” sgomberati alla fine di giugno del 2005 dal campo di via Capo Rizzuto e di lì in poi ospitati nella struttura di via Brambilla.

“Un anno di grande impegno – sorride soddisfatto – ma nel quale abbiamo raggiunto obiettivi importanti”. Mentre i rom danzano, puliti, ordinati, ben lungi dall?immagine di degrado che avevano quando dormivano nelle baracche, l?ex direttore della caritas Ambrosiana, che ha già stabilito un ottimo rapporto con il nuovo assessore alle Politiche Sociali, Mariolina Moioli, e con il sindaco Moratti, consolidando quelli già eccellenti con la Provincia, comincia a credere che l?idea del suo villaggio solidale sia sempre più concretizzabile.

“Perché se si lavora bene, si crea coesione sociale, si eliminano le tensioni, si porta sviluppo e tutti ci guadagnano”. I rom, spiega Colmegna,ora “sono felicemente inseriti all’interno di progetti di integrazione avviati, insieme a operatori e volontari della Casa della carità, proprio in seguito ai primi interventi di emergenza”, messi in atto dopo lo sgombero.

“Siamo riusciti a stare insieme alle famiglie – spiega don Colmegna – concentrandoci soprattutto sull’inserimento scolastico dei figli e promuovendo sempre una cultura di legalità”.

Inoltre, Don Colmegna ha promosso insieme ai Rom Rumeni iniziative culturali di successo. Tanto che otto di loro, sotto la direzione di Ciro Menale, hanno costituito la Banda del Villaggio, gruppo musicale che ha già pubblicato un cd e che comparirà nel prossimo film del duo comico di «Zelig» Ale&Franz.

Riferimenti: per continuare a leggere l’articolo di Enrico Fovanna

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