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L’Europa richiama ufficialmente l’Italia sul contrasto al razzismo

27 Giugno 2007 Commenti chiusi


L’Italia è stata richiamata ufficialmente dalla Commissione Europea per non aver applicato in maniera esaustiva la Direttiva Europea 2000/43/CE per il contrasto delle discriminazioni etniche / razziali. Insieme all’Italia figurano altri tredici paesi: Spagna, Svezia, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Regno Unito, Grecia, Irlanda, Lettonia, Polonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia.

I quattordici paesi europei, raggiunti dall’opinione motivata della Commissione Europea, devono rispondere entro due mesi per evitare di finire davanti alla Corte Europea di Giustizia ed essere condannati. La Commissione Europea contesta l’introduzione di norme nazionali per il contrasto delle discriminazioni etniche / razziali:

- limitatamente al mondo del lavoro, escludendo altri importanti ambiti, quali il sociale, l’educativo, l’abitativo…;

- poco definite e mancanti sulle discriminazioni etniche / razziali indirette;

- contradditorie nelle azioni di aiuto e sostegno alle vittime di discriminazioni, in particolare (1) mancano dispositivi contro possibili ritorsioni sulle vittime che denunciano le discriminazioni subite; (2) l’onere della prova è ancora a carico della vittima, quando dovrebbe essere a carico dell’accusato; (3) le associazioni che contrastano le discriminazioni non sono tutelate da diritti certi nel farsi carico dei casi di discriminazione.

Vladimír Spidla (in foto), Commissario Europeo, ha dichiarato: “Le leggi europee sull’uguaglianza sono vitali per superare barriere e discriminazioni. Ma dobbiamo assicurare che queste regole siano effettivamente adottate in tutti Paesi e che ogni cittadino europeo abbia una protezione legale contro le discriminazioni. La nostra azione è tanto più importante oggi, Anno Europeo per le Pari Opportunità per Tutti”.

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Razzismo, la ricerca perenne del capro espiatorio

14 Maggio 2007 1 commento


Dopo aver pubblicato in prima pagina una lettera intitolata ?Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista? e la risposta acquiescente di Corrado Augias, il quotidiano ?La Repubblica? ha avviato il 7 maggio un forum on line, inaugurato da una domanda faziosa e fuorviante: ?E? razzismo chiedere di rispettare le leggi??.

Si tratta, in realtà, dell?avvio di una campagna che sovrappone artificiosamente temi e questioni indipendenti fra loro e il cui fine sembra essere il sostegno alla cultura sicuritaria del nascente partito democratico.

Come cittadini e cittadine di sinistra, respingiamo l?assioma, sostenuto dal Ministro Amato in un?intervista pubblicata lo stesso giorno dal medesimo quotidiano, secondo il quale per accrescere il consenso dell?opinione pubblica la sinistra italiana avrebbe di fronte a sé una sola strada: far proprio l?approccio sicuritario e poliziesco proposto dalle destre in Italia ed esemplificato dalla vittoria in Francia di Sarkozy, il quale avrebbe vinto perché ?ha affermato l?esigenza di una grande difesa dalla criminalità e dalle invasioni straniere?.

E? un?operazione politica e culturale che conosciamo bene. Da tempo le destre, per calcolo o vocazione, cavalcano in modo demagogico il tema della sicurezza sovrapponendolo a quello delle politiche migratorie. Spesso la sinistra ha cercato d?imitarle o se ne è fatta ricattare, mostrando così la propria subalternità culturale.

Il tema della sicurezza sociale sembra scomparso dall?agenda politica in favore di altre priorità: non riduzione delle disuguaglianze sociali, non politiche sociali, di redistribuzione del reddito, di risoluzione del disagio abitativo, di riqualificazione delle periferie urbane, di miglioramento della legislazione sul lavoro, ma l?irrigidimento delle politiche migratorie, l?aumento delle forze di pubblica sicurezza, l?incremento del ricorso alla repressione.

In questo contesto, la figura dello straniero è scelta deliberatamente come capro espiatorio su cui proiettare le contraddizioni sociali. I mass media assecondano l?operazione: i titoli allarmistici su episodi di cronaca nera che hanno come protagonisti cittadini stranieri fanno vendere molto di più di quelli che segnalano i casi ?nella realtà ben più numerosi- in cui gli stranieri sono vittime.

Noi non ci stiamo: la presenza di cittadini stranieri nel nostro paese non è la causa del peggioramento delle nostre condizioni di vita; la sicurezza delle nostre città dipende molto più dalle condizioni sociali ed economiche dei cittadini e dalle politiche promosse per migliorarle che dal numero di operatori di pubblica sicurezza sul territorio.

Sollecitiamo i membri del Governo, i rappresentanti delle istituzioni, gli intellettuali a prendere le distanze da campagne di tal fatta, venate da demagogia e intolleranza.

Invitiamo i cittadini e le cittadine democratiche a discutere e a contrastare in ogni occasione la logica del capro espiatorio, nemica della pacifica convivenza fra cittadini di diversa origine.

Chiediamo ai media democratici di non prestare il fianco a campagne di stampo xenofobo e razzista e di avviare su questi temi una riflessione d?ampio respiro culturale.

Annamaria Rivera (antropologa, Università di Bari), Maria I. Macioti (sociologa, Università degli studi di Roma “La Sapienza”), Goffredo Fofi (Rivista Lo straniero Roma), Enrico Pugliese (Direttore Istituto per le ricerche sulla popolazione e le politiche sociali ? IRPPS, CNR -), Marcello Maneri (Università Milano Bicocca), Fabio Quassoli (Università Milano Bicocca), Walter Peruzzi (direttore ?Guerre&Pace?), Gigi Perrone (Università di Lecce), Sandro Mezzadra (Università di Bologna, Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia), Gigi Sullo (Carta), Paolo Nori (scrittore), Luca Queirolo Palmas (Docente di sociologia delle migrazioni, Università di Genova), Franco Ferrarotti, Adriano Prosperi (Scuola Normale Superiore di Pisa), Ivan Della Mea (giornalista, scrittore e cantautore), Grazia Naletto (Lunaria), Virginia Valente (Progetto diritti), Alessia Montuosi (senza confine), Daniela Consoli (Avvocato A.S.G.I.), Mercedes Frias (Parlamentare R.C.), Luciana Menna (Roma), Giuseppe Faso (Centro Interculturale Empolese Valdelsa), Filippo Miraglia (Arci), Udo Enweurezor (Firenze), Moreno Biagioni (Anci Toscana), A.S.G.I. (Associazione per gli studi giuridici sull?immigrazione), Gianfranco Schiamone (Ics), Fabio Laurenzi (COSPE), Luciano Scagliotti (Enar), Carlo Cartocci (Responsabile Dipartimento Italiani nel mondo Prc), Andres Barreto (Ass. Riva Sinistra), Stefano Galieni (Coordinatore Dipartimento Immigrazione PRC), Fabio Marcelli, Alessandro Messina (Roma), Associazione Giuristi Democratici, Elena Spinelli (assistente sociale), Carlo Postiglione (Sindacalista CGIL), Giulio Marcon (Lunaria), Marco Capecchi (Direttore Generale Comune Lastra a Signa), Associazione Sucar Drom?

Per adesioni: antirazzismo@lunaria.org

Riferimenti: Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista

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Roma, tavola rotonda sul rapporto ECRI: razzismo e xenofobia in Italia

30 Aprile 2007 Commenti chiusi


Al fine di discutere il terzo Rapporto sull?Italia, l?European Commission against Racism and Intolerance (ECRI) del Consiglio d?Europa organizza una tavola rotonda a Roma il 3 maggio 2007. La finalità dell?incontro è quella di discutere il terzo Rapporto circa lo stato di attuazione delle politiche antidiscriminatorie in Italia.

Gli argomenti affrontati saranno relativi al rapporto ECRI sul razzismo in Italia, al razzismo e alla xenofobia nei discorsi e nella sfera pubblica in generale, alla legislazione contro le discriminazione ed alle discriminazioni nei confronti delle popolazioni sinte e rom.

Contemporaneamente a Roma si terrà la presentazione ufficiale dell’Anno Europeo per le Pari Opportunità per Tutti.

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Giornata Mondiale Contro il Razzismo

21 Marzo 2007 Commenti chiusi


Il 21 Marzo è stato dichiarato Giorno Internazionale per l?eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale dall?Assemblea Generale delle Nazione Unite, come reazione all?omicidio di settanta dimostranti anti-apartheid a Shaperville, in Sud Africa nel 1960.

Oggi in Italia i Sinti e i Rom, denominati ?zingari? e ?nomadi? in maniera dispregiativa ed etnocentrica, sono ancora oggetto di discriminazione, emarginazione e di segregazione. La discriminazione è estesa a tutti i campi, nel pubblico e nel privato, pertanto l?emarginazione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom si trasforma in discriminazione etnica (Raccomandazione n.1557/2002 del Consiglio d?Europa).

In Italia le molteplici Comunità Rom e Sinte non sono riconosciute ne come Minoranze Etniche Linguistiche ne come Minoranze Nazionali e pertanto non beneficiano dei diritti che questi status prevedono.

Le politiche sociali rivolte alle popolazioni Sinte e Rom tendono apertamente all?inclusione sociale, all?integrazione, all?assimilazione. Rare sono le realtà dove le comunità sinte e rom sono considerate protagoniste sociali pensanti e dove sono attuate politiche di interazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale.

L?Italia nega ai Sinti e ai Rom l?applicazione della Carta Europea sulle Minoranze Etnico Linguistiche che tutela le lingue minoritarie e nega la Convenzione Quadro per le Minoranze Nazionali. I Sinti e i Rom Italiani vedono in molti casi negato il diritto alla residenza, il diritto alla sanità, il diritto alla scuola, il diritto al lavoro.

In Italia si costruiscono ancora i ?campi nomadi?, luoghi di segregazione che concentrano gli individui contro la loro volontà. In Italia la maggioranza dei Comuni ha emanato delle ordinanze di ?divieto di sosta ai nomadi? che, in palese contrasto con il dettato costituzionale (articolo 16) e della legislazione a contrasto delle discriminazioni razziali, negano il diritto di circolare e soggiornare liberamente sul territorio nazionale ai soli Cittadini Italiani riconosciuti come ?nomadi? o ?zingari?.

In questa situazione drammatica i Rom provenienti da Bosnia, Confederazione Yugoslava, Croazia, Romania, Polonia, Albania, Ungheria e Bulgaria subiscono oltremodo politiche discriminatorie, emarginanti e segreganti. Famiglie intere scappano dai loro paesi d?origine per i conflitti etnici e le guerre civili e l?Italia nega loro i più elementari diritti. Segregati nei ?campi nomadi? delle grandi città italiane, e non solo, i Rom Europei vivono situazioni inumane senza acqua, luce, servizi igienici e sono costretti a mendicare per le strade il sostentamento giornaliero.

Riferimenti: Il 21 marzo a Mantova

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Europa, l’Unicef presenta uno studio sul razzismo subito dai bambini rom

5 Marzo 2007 2 commenti


Uno studio dell’Unicef sui bambini Rom nell’Europa sud-orientale e in Germania presentato durante la Conferenza congiunta tra l’Unicef e la Commissione infanzia del Parlamento tedesco.

L’Unicef fa appello ai governi europei affinché i bambini Rom godano degli stessi diritti alla salute, all’istruzione e alla protezione garantiti a tutti gli altri bambini. In occasione della conferenza su “I bambini Rom in Europa, tra integrazione e isolamento”, l’Unicef lancia un appello ai politici, ai media e alle autorità affinché si adoperino attivamente per il superamento dei pregiudizi verso la più vasta minoranza etnica in Europa – che conta tra gli 8 e i 10 milioni di appartenenti – e per contrastare il diffuso razzismo che colpisce i Rom.

Nell’Europa Sud-orientale, in particolare, dove la maggior parte dei Rom vive in condizioni di povertà estrema e ai margini della società, sforzi enormi devono essere compiuti affinché i bambini Rom abbiano accesso alla scuola e all’assistenza medica. Al momento, in paesi come Albania, Bulgaria e Romania tra il 20 e il 40% dei bambini Rom non sono nemmeno iscritti a scuola.

In Bosnia-Erzegovina addirittura l’80% dei bambini Rom non frequenta la scuola. L’UNICEF invoca regole più generose sul diritto di residenza per le famiglie Rom giunte come rifugiate in Germania, con figli nati o – per la maggior parte dei casi – cresciuti nel paese. Dei circa 50.000 Rom rifugiati in Germania, due terzi sono a malapena tollerati e rischiano ogni giorno la deportazione; non è permesso loro lavorare né frequentare corsi di lingua o di integrazione.

In molte località non c’è obbligo scolastico per questi bambini o addirittura non hanno diritto di andare a scuola.«I bambini Rom devono avere la possibilità di rompere il circolo vizioso di povertà, isolamento e pregiudizio. Quando in piena Europa centinaia di migliaia di bambini crescono in ghetti privi di accesso all’istruzione e di prospettive per il futuro, si tratta di una catastrofe non solo per gli interessati.

Si rischia che rifiuto, frustrazione e aggressività subiscano un’impennata, con conseguenze sociali e politiche enormi» ha dichiarato Reinhard Schlagintweit, membro del Consiglio direttivo dell’Unicef Germania.

In occasione di una conferenza congiunta con la Commissione infanzia del Parlamento tedesco, l’Unicef ha presentato uno studio sulla condizione dei bambini Rom in 7 paesi dell’Europa sud-orientale – Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia – e in Kossovo.

In collaborazione con l’Unicef, inoltre, il Centro di ricerca sull’antisemitismo dell’Università di Berlino ha analizzato la situazione di circa 33.000 rifugiati Rom la cui presenza in Germania è tollerata.I bambini Rom nell’Europa sud-orientale. Circa la metà dei Rom presenti nell’Europa sud-orientale sono bambini o adolescenti. Sebbene diversi l’uno dall’altro, tutti condividono lo stesso destino: la maggior parte vive in povertà e costretta a crescere in condizioni spesso non migliori di quelle dei Paesi in via di sviluppo.

Secondo quanto emerge dallo studio dell’Unicef, sono soprattutto i bambini a risentire di povertà, discriminazione e assenza di prospettive per il futuro.

- Povertà: centinaia di migliaia di Rom vivono isolati in ghetti e campi fatiscenti; due terzi di essi non hanno accesso a bagni e gabinetti. Le deplorevoli condizioni abitative alla periferia delle città conducono a sentimenti di rifiuto e alimentano il pregiudizio. In quasi tutti i paesi considerati, oltre la metà della popolazione Rom vive con meno di 100 euro al mese.

- Sanità: due famiglie Rom su tre non hanno cibo a sufficienza. I bambini sono sempre meno frequentemente vaccinati e quando si ammalano le famiglie non si possono permettere le medicine. Il 20% dei bambini Rom non sono in buone condizioni di salute, contro il 7% dei bambini delle famiglie non Rom.

- Accesso alla scuola: i bambini Rom sono seriamente svantaggiati se si considera la frequenza scolastica. Anche quando iscritti a scuola, frequentano “scuole per Rom”, le sole ad essere mal attrezzate e prive di personale qualificato. I bambini Rom sono spesso indirizzati verso scuole per bambini con problemi particolari, per ragioni che appaiono non giustificate.

- Livello di istruzione: dopo il crollo del comunismo e le guerre nei Balcani, i livelli d’istruzione hanno continuato a calare nella maggior parte dei paesi considerati.In Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Serbia e Kossovo la quota di Rom che non sanno leggere né scrivere è nettamente maggiore nella fascia d’età tra 14 e 24 anni rispetto a quelli tra 24 e 35 anni.

In Germania vi sono circa 70.000 tra Sinti e Rom con passaporto tedesco. Per secoli hanno costituito una minoranza nazionale.A questi si aggiungono circa 50.000 rifugiati della ex Jugoslavia, che vivono ormai da molti anni in Germania, dove sono nati i loro figli. Come in molti altri paesi europei, anche in Germania i gruppi Rom sono oggetto di insulti e discriminazione in quanto “zingari”.

Riferimenti: L’Unicef sulla vicenda delle bambine rom in Tribunale

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Bolzano, basta razzismo!

9 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Segnaliamo l’intervento di Radames Gabrielli, Presidente di Nevo Drom, dopo le dichiarazioni di alcuni esponenti politici di Bolzano che hanno spinto l’Associazione osservAzione a segnalare la situazione all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale ed Etnica (UNAR).

Cosa puoi dire… quando prendi il giornale e davanti ai tuoi occhi vedi scritte delle parole, immaginabili, parole scomparse con la fine della guerra e dell?olocausto.

Oggi siamo nell?anno 2007. Anno di pari opportunità. Il 27 gennaio 2007. ?Giornata della memoria?. Per ricordarci di tutte le atrocità, subite dalla discriminazione e dall?odio razziale verso le diverse etnie e per tutti i caduti nella prima e seconda guerra mondiale.

Si sentono queste parole da persone altolocate come il presidente dell?ipes, Pürgstaller, in risposta all’assessore Gnecchi. Leggendo le sue dichiarazioni nella Cronaca di Bolzano dell?Alto Adige il 31 gennaio 2007, ci si fa un?idea.

“La tendenza e quella di concentrare tutti i nomadi in un unico edificio, perché in questo modo sono più facili da controllare.”

Esperimenti già fatti dall?Olanda nel 1918, crearono campi nomadi solamente per discriminazione e per tenerli sotto controllo ecc, ( lo fece anche Hitler ) perciò Pùrgstaller cosa vorrebbe dire… o fare con queste parole.

E’ vero che molti Sinti preferiscono le microaree, ma tanti altri vogliono vivere in appartamento. Sarebbe giusto dare la possibilità di scelta.

Poi il giorno dopo sempre sulla cronaca di Bolzano ?l?Alto Adige? del 1 febbraio 2007 l?assessore all?edilizia agevolata, il signor Cigolla dice (una tra le altre!) – ?Nomadi? convivenza impossibile -, definendoci addirittura dei diavoli e che chi abita vicino ai Sinti lo sa!

Ma noi abbiamo fatto una ricerca e abbiamo trovato delle risposte contrarie a quelle definite da Cigolla con dichiarazioni scritte e firmate dai vicini di casa dei sinti.

Continua a leggere…

In foto Radames Gabrielli e Yuri Del Bar

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Erba (CO), il razzismo e l’indulto in Italia

14 Gennaio 2007 6 commenti


Riceviamo da Valerio Guizzardi (Papillon-Bologna) un interessante articolo sulla vicenda di Erba (CO), luogo tra l’altro di continui sgomberi contro le famiglie sinte e rom italiane ed europee, considerate una minaccia dai bravi e buoni cittadini di Erba.

Data la conclusione delle indagini sulla strage di Erba sarebbe bene andarsi a rivedere cosa scrissero alcuni quotidiani e alcuni “politici” il giorno della scoperta dei cadaveri.

Contemporaneamente la Lega della zona cominciava a preparare la solita manifestazione- linciaggio contro gli immigrati. Come del resto aveva fatto nel caso Erika e Omar anni fa. Allora si cercavano inesistenti albanesi. L’altro ieri “il negro”.

Poi si è scoperto, ma guarda un pò, che il male è dentro di noi, nelle nostre famiglie. E dai giornali, colpevoli della più becera disinformazione su migranti e indulto, nemmeno l’ombra di scuse all’innocente Azouz Marzouk (in foto), oggetto del linciaggio mediatico.

Dalla rassegna stampa di ristretti

Corriere della Sera, 12 dicembre 2006
Strage in famiglia: “Era fuori per indulto”. Como, accoltellate e bruciate 4 persone, sotto accusa un immigrato. Vittime la convivente, la madre di lei, il figlio di due anni e la vicina. La caccia nella notte.

La Repubblica, 12 dicembre 2006
Strage in famiglia, uccide e brucia tre donne e un bimbo. La tragedia a Erba, in Brianza: si cerca il convivente, un tunisino scarcerato con l’indulto. Ammazzati a coltellate la compagna, il figlio di tre anni, la madre e una vicina.

Libero, 12 dicembre 2006
Strage nel Comasco, si cerca un tunisino liberato dall’indulto. Uccise tre donne e un bimbo.

Repubblica.it, 12 dicembre 2006
Strage Erba: Castelli, tragici effetti di un indulto sciagurato.

Ansa, 12 dicembre 2006
Tragedia ad Erba, uccise tre donne ed un bambino – Abdel Fami Marzouk, pregiudicato tunisino, rilasciato a seguito della legge sull’indulto, è ricercato dalle forze di polizia.

Agenzie St 12 dicembre
Maurizio Gasparri di Alleanza Nazionale: “Chi ha votato l’indulto ha contribuito a questo eccidio. Complimenti!”
Ancora Gasparri: “un ulteriore conseguenza drammatica di una scelta sciagurata. Bisognerebbe perseguire come favoreggiatori di questa autentica strage quanti dissennatamente hanno votato l’indulto. Un’autentica vergogna”.

L’eurodeputato della Lega Nord, Mario Borghezio afferma: “la spaventosa mattanza cui ha dato luogo a Erba un delinquente spacciatore tunisino, ci prospetta quello che sarà, molte altre volte, uno scenario cui dobbiamo abituarci”. “Al di là dell’effetto indulto – continua Borghezio – che qui come in altri casi da la libertà a che certo non la merita (riferimento sempre a Marzouk, ndr) vi è, e resta in tutta la sua spaventosa pericolosità una situazione determinata da modi di agire e di reagire spazialmente lontani dalla nostra cultura e dalla nostra civiltà”. E poi, aggiunge: “Quel che è successo ad Erba può succedere, in ogni momento, dovunque personaggi non integrati semplicemente perchè non integrabili, hanno trovato nel nostro territorio e, purtroppo, anche in Padania facile accoglienza, ottusa tolleranza, favoritismi politico-sociali d’ogni genere. È ora di finirla”.

Anche Piergiorgio Stiffoni ed Ettore Pirovano della Lega il 12 dicembre intervengono sul caso Erba. Anche i due esponenti leghisti danno la colpa a chi ha votato l’indulto e parlano di “mani sporche di sangue di una classe politica incosciente e pressappochista di fronte alle conseguenze prodotte dell’indulto”.

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Butta la luna e la lotta contro il razzismo

8 Dicembre 2006 4 commenti


Segnaliamo la lettera di Flora Rossi, inviata al quotidiano La Repubblica, critica sulla fiction Rai Butta la Luna, interpretata da Fiona May.

Gentile Dottor Augias, Le scriviamo come madri di bambine afroitaliane, nere e miste. Aspettavamo con interesse di vedere la fiction ?Butta la luna?, con Fiona May come protagonista, pubblicizzata come la prima fiction rai ad avere “persone di colore” (sic) come protagonisti.

Avevamo però alcune riserve:
? che avessero preso, per rappresentare questo tema, un libro scritto da Maria Venturi ossia una scrittrice italiana, bianca, e non migrante pur essendoci dei libri bellissimi scritti da scrittrici nere o anche AFRO-ITALIANE tipo Igiaba Scego, che forse, giusto forse, conoscono la realtà della persona migrante o nera in Italia dal di dentro, e forse, giusto forse, la avrebbero rappresentata senza eccessivo buonismo e in maniera sicuramente non stereotipata…

? che avessero, preso per il ruolo di una nigeriana….un? anglo-giamaicana, ci sembrava che facesse passare il messaggio che tanto ?una nera vale l’altra?, e pensavamo che forse ci sono sicuramente attrici professioniste di origine nigeriana anche in italia

? ci rendeva anche perplesse ancor prima della messa in onda anche la scelta della bimba che avrebbe fatto la parte della figlia mista di Fiona, che nel libro avrebbe dovuto essere chiara per una mista, ma questa a noi sembrava , dalle immagini diffuse in anteprima, PROPRIO una bimba bianca.

Ora, ieri sera, ci siamo trovate a guardare il programma… e veramente alle perplessità si è aggiunta la delusione e la rabbia.

Vi prego di rendervi conto che non è che l?attrice scelta per la parte della figlia sia una mista, un?afroitaliana, di carnagione chiara, come ce ne sono. NO, HANNO PRESO UNA BIANCA, senza neanche un carattere somatico afro!!!!

Troviamo questo RIDICOLO, PARADOSSALE, PATETICO! E non possiamo non chiederci il perchè di questa scelta: forse che far vedere la figlia mista, un’afroitaliana, una volta adulta, intrattenere una storia d’amore con un coetaneo bianco avrebbe infastidito i “benpensanti”…

O forse che mostrare questa giovane afroitaliana divenuta studentessa universitaria, forte, orgogliosa, fiera, avrebbe offeso l’immaginario collettivo che vuole il nero umile, remissivo, bisognoso di aiuto…

E allora si è trovato l’escamotage di SBIANCARLA? E questo non significa forse portare alle sue estreme conseguenze il processo di assimilazione che si impone in Italia ai nostri figli e figlie afroitaliani/e a scuola?

Disegnati bianca perchè i tuoi compagni lo sono, venne fatto capire alla materna, a una delle nostre figlie, oppure che il nero è un colore brutto, cancella tutto!!!! Questo è il messaggio che il nostro sistema scolastico, la pubblicità, i mass media passa a chi è bianco e a chi non lo è! Essere nero, in Italia, vuol dire non essere degno di essere rappresentato!

Per continuare a leggere…

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Razzismo, rispondiamo insieme alla lettera arrivata a sucardrom

1 Dicembre 2006 11 commenti


Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto la seguente lettera, dopo la fiaccolata di Piovene Rocchette. La lettera fa esplicitamente riferimento alla denuncia per discriminazione razziale che abbiamo presentato contro il Sindaco Maurizio Colman. Le argomentazioni portate sono particolarmente provocatorie ma abbiamo pensato che insieme possiamo discutere su quanto scrive questo nostro lettore di Vicenza.

Cari Signori,
accusate di razzismo le persone che marciano contro di voi, che protestano, che scavano fossati, che non vi permettono di integrarvi. Ma si siete mai chiesti perché accade tutto questo?

Abito a Vicenza, molto vicino ad un campo nomadi, e vi posso assicurare che nella mia zona i furti e i piccoli atti di vandalismo sono in costante aumento. Ogni giorno sui quotidiani locali ci sono arresti di ?zingari? per furti o altre malefatte.

E poi avete visto la sporcizia e l?indecenza dei vostri accampamenti? E? mai possibile che ogni mattina io debba transitare davanti a tanta indecenza, con bambini che corrono nudi e sporchi nel piazzale anziché andare a scuola? Ed è mai possibile che per ben due volte la mia casa sia stata ?visitata? dai vostri amici ?sinti??

Ma che tipo di cultura avete, che tipo di vita fate? Fa parte delle vostre tradizioni rubare e non lavarvi? Fa parte delle vostra cultura vivere come accattoni in fatiscenti baracche? Fa parte della vostra cultura storpiare i bambini per poi mandarli a chiedere la carità?

Civilizzatevi, trovatevi un lavoro, comportatevi come noi e non ci saranno problemi di integrazione. I razzisti siete voi che continuate a rimanere lontani da una civiltà ben diversa alle vostre tradizioni?

Lettera firmata

In foto un momento della fiaccolata di Piovene Rocchette, organizzata dalla Lega Nord, con lo striscione degli abitanti di Santorso. Il Sindaco di Santorso è stato incaricato dal Prefetto di coordinare tutti i Sindaci dell’Alto Vicentino per ricercare delle soluzioni abitative per la decina di famiglie di Sinti Italiani che da trent’anni cercano un luogo dove potersi fermare.

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CNR, nelle scuole attenzione al razzismo?

13 Settembre 2006 1 commento


In questi giorni è iniziato il nuovo anno scolastico, per questa ragione riprendiamo una notizia pubblicata dal CNR a gennaio 2006 sull’indagine svolta da Camilla Pagani e Francesco Robustelli, psicologi dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), su 10 scuole (3 superiori, 5 medie, 2 elementari) dell’Italia centrale, che ha coinvolto 86 insegnanti (73 femmine, 85%, e 13 maschi, 15%).

Il primo dato emerso, come spiega il Consiglio Nazionale delle Ricerche, e’ che il dibattito sul concetto di integrazione, se cioe’ vada intesa come assimilazione o come conservazione della propria identita’ culturale, nei focus group si e’ sviluppato solo in 3 scuole medie, mentre nelle altre 7 l’integrazione viene intesa con una valenza decisamente positiva.

L’indagine ha rilevato che l’immigrazione non è sentita come problema ma alcuni docenti, da due scuole superiori, hanno dimostrato preoccupazione per la diffusione di atteggiamenti razzisti tra gli alunni, in particolare verso neri, “zingari” ed ebrei.

L’indagine e’ stata condotta con la tecnica del focus group: interviste collettive con i docenti (da un minimo di 5 a un massimo di 10) alla presenza di un ricercatore che fungeva da moderatore e di un altro come osservatore.

I focus group hanno seguito questa traccia: situazione della scuola per l’inserimento di alunni immigrati; preparazione degli insegnanti; atteggiamenti degli alunni italiani; rapporti tra gli alunni immigrati e gli alunni italiani; influenza delle diverse culture sugli atteggiamenti degli alunni; i rapporti tra la scuola e le famiglie degli studenti immigrati e degli studenti italiani; strategie adottate dagli insegnanti.

I ricercatori, per quanto riguarda i Rom e non solo, puntano l’attenzione sulle famiglie che ostacolerebbero l’integrazione e osservano che insegnanti e compagni di scuola sono invece punti di riferimento per i bambini Rom o immigrati (cinesi, filippini e di religione mussulmana). Il rapporto prosegue puntando l’attenzione sul fenomeno del bullismo, molto sentito nelle scuole.

In questi giorni abbiamo richiesto copia dell’indagine al cnr perchè ci sembra strano sottovalutare, come sembra sia fatto, il problema del razzismo: rilevato in due scuole superiori sul totale di tre, oggetto della ricerca. Inoltre, siamo molto critici sull’interpretazione data al concetto di integrazione e sul giudizio espresso sul ruolo delle famiglie rom.

Riferimenti: CNR

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