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Gallarate (VA), il patto di legalità anche per i Sinti Italiani

2 Luglio 2007 2 commenti


Il Comune di Gallarate ha deciso: i sinti saranno trasferiti in piena campagna, al confine tra i rioni di Cedrate e Cajello, al di là dell?autostrada, quando via Lazzaretto diventa sterrata e l?asfalto lascia spazio ai campi.

Una decisone che era nell?aria, forse non nei termini presentati dall?amministrazione comunale, però: infatti la comunità che da anni si è stabilita in via De Magri, ad un passo dal cimitero cittadino, sarà trasferita temporaneamente, fino al termine del giugno 2008. L’area attualmente occupata sarà bonificata e chiusa per evitare altri insediamenti futuri.

A presentare il contenuto dell?ordinanza di sgombero il sindaco Nicola Mucci, spalleggiato dagli assessori che hanno seguito la vicenda, Giovanni Roberto Bongini (Servizi Sociali), Aldo Simeoni (Lavori Pubblici) e Paolo Caravati (vice sindaco), oltre al segretario comunale Filippo Ciminelli: «Si conclude un lungo iter, complesso e difficile ? ha spiegato Mucci -, per arrivare al dunque ci siamo avvalsi del parere legale dell?avvocato Ercole Romano: abbiamo ricostruito la vicenda, lunga, che affonda le proprie radici negli anni ?70, quando i primi nuclei si insediarono a Gallarate, trascinata fino a noi dalle scelte o non scelte di tante amministrazioni.

Nei decenni si sono alternate novità legislative, sentenze del Tar sfavorevoli al Comune che hanno stabilito alcuni diritti dei sinti, primo fra i quali quello ad essere considerati cittadini italiani residenti a Gallarate. Dopo una serie di verifiche sulla situazione attuale, insostenibile data la precaria condizione igienico sanitaria e i problemi di sicurezza che anche l?Asl ha rilevato, oltre ad una serie di violazioni urbanistiche, si è resa necessaria l?ordinanza di sgombero da via De Magri, area assolutamente inadatta ad ospitare un campo nomadi».

I membri della comunità sinti gallaratese, che conta una quindicina di famiglie per un totale di circa 75 persone (anche se c?è chi dice che nel campo siano circa un centinaio di più ad essere ospitati) dovrà a breve comunicare all?amministrazione comunale quale fra le due ipotesi fornite da Palazzo Borghi sceglieranno: o andare in affitto in appartamenti trovati grazie all?aiuto dell?assessorato ai Servizi Sociali, oppure essere trasferiti nell?area che sarà attrezzata dall?ufficio tecnico del Comune temporaneamente e solo per le famiglie censite.

«Verranno fatti i lavori al più presto ? prosegue Mucci -, per rendere fruibili l?area, con gli allacci all?acqua e all?energia elettrica: i sinti dovranno pagare una sorta di affitto e le ?bollette? per il consumo dei servizi. Chi opterà per la soluzione Cedrate (e, stando a sentire i capo famiglia dei sinti, questi sembrano essere la netta maggioranza se non la totalità di quanti si trovano in via De Magri, ndr), dovrà sottoscrivere un impegno al rispetto della stessa area e delle regole decise dal Comune e accettare la temporaneità della soluzione: non sarà possibile ospitare altri, se non quelli censiti, pena lo sgombero di chi ospitasse estranei e sarà espulso chi si macchia di reati penali». Praticamente un patto di legalità come in via Triboniano a Milano.

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Riferimenti: Ma la Lega Nord non ci sta…

Firenze, per le città chiediamo un patto di solidarietà

29 Giugno 2007 3 commenti


Nel momento in cui vengono proposti ?patti per la sicurezza? tra governo e amministrazioni comunali, presentati come rimedio al degrado delle città, chiediamo agli amministratori delle nostre città di non abdicare al loro ruolo di governo del territorio, di non rinunciare alle politiche inclusive e solidali che con fatica sono state costruite in collaborazione con tante associazioni, di continuare a perseguire una coesione sociale non fondata sull?esclusione delle figure più deboli e stigmatizzate.

Le nostre città non hanno bisogno di patti che interpretino la sicurezza esclusivamente in chiave di controllo e di criminalizzazione. La sfida da accettare è piuttosto quella di mettere in campo politiche urbane, abitative, sociali, culturali in grado di assicurare solidarietà, partecipazione e diritti, con procedure democratiche adeguate alla diversità delle popolazioni che vi sono presenti.

E? preoccupante la piatta adesione di organi di stampa e forze politiche del campo della sinistra alla campagna su ordine e sicurezza, è preoccupante la volontà di contendere alla destra il primato dell?intransigenza verso i capri espiatori di turno.

E? preoccupante che si rinunci a contrastare con la forza di proposte e di politiche inclusive i proclami xenofobi e razzisti della destra che tenta di capitalizzare l?indubbia presenza di una fascia di cittadini ed elettori sensibili ai timori per la presenza di stranieri sul territorio.

E? l?effetto perverso delle recenti elezioni francesi che ha persuaso autorevoli rappresentanti di forze politiche e intellettuali di riferimento che si possa interpretare meglio ? o solo più facilmente ? l?inquieta società contemporanea assecondandone le ansie e le paure (del futuro precario, del lavoro che manca, delle protezioni sociali che diminuiscono, e forse anche dell?immigrazione) piuttosto che affrontandone le cause, più complesse e difficili da risolvere.

Il prezzo da pagare a questo nuovo realismo politico, incardinato sulla ?tolleranza zero?, è la cancellazione di 15 anni di impegno, di vertenze, di politiche per la convivenza, di faticosi percorsi di inclusione di ormai milioni di immigrati, per uno sviluppo democratico e interculturale della società italiana.

Il primo frutto velenoso di questa campagna sono i ?patti per la sicurezza? che il Ministero dell?Interno sta stipulando con alcune grandi città italiane, in primis Roma e Milano. Infatti, tra le misure previste da questi patti, oltre a consueti strumenti di lotta al crimine come l?aumento dell?organico di polizia, figurano la delega ai prefetti per la localizzazione dei campi nomadi, e nientemeno che la delocalizzazione dei quartieri ?etnici?.

Cosa c?entrino i cinesi di via Paolo Sarpi a Milano, o di via Pistoiese a Prato o dell?Esquilino a Roma, con la lotta alla criminalità nessuno lo ha spiegato; e in quale misura l?allontanamento dei campi nomadi dalle città verso improbabili campagne possa favorire l?inclusione dei Rom (o, se si vuole, il loro ?rispetto delle regole?), anche questo nessuno si azzarda a motivarlo.

Se è vero che sicurezza e legalità non sono né di destra né di sinistra, va detto con chiarezza che anche il razzismo non è né di destra né di sinistra: è razzismo e basta, e l?apartheid è apartheid ovunque, anche nella nostra società democratica.

L?accreditamento di un nesso tra domanda di sicurezza e immigrazione, supportato dall?utilizzo di una (presunta) scientificità di dati sulla devianza degli immigrati, è giocato sull?effetto-annuncio piuttosto che su una attenta analisi delle cifre.

Nessuno dei suoi propugnatori ha mai chiarito in cosa effettivamente consiste questo ?bisogno di sicurezza? e in che cosa questo trovi motivazioni nell?immigrazione: piuttosto questa campagna ha utilizzato in maniera enfatizzata alcuni piccoli o grandi episodi di cronaca, questioni differenti e spesso indipendenti tra loro, artificiosamente e forzosamente collegate, in un rapporto tra cause ed effetti che risponde non alla realtà ma ad una sua rappresentazione drammatizzata a fini politici e propagandistici.

Le città sono oggi la frontiera sulla quale si scaricano gli effetti dell?economia globalizzata, che le politiche degli stati non riescono efficacemente a intercettare e regolare. Sono lo spazio vissuto nel quale si rappresentano le contraddizioni che una volta dividevano il mondo ricco da quello povero, e che nelle grandi aree urbane devono trovare una forma di governo non autoritaria e non escludente.

Le città sono cerniere tra economia e società, tra culture e provenienze differenti; sono luoghi di incontro e di scontro. La costruzione dei modelli di convivenza non può avvenire al prezzo della condanna a un destino di emarginazione per individui e comunità che vi hanno radicato le loro speranze.

Arci Toscana, Cospe, Fondazione Michelucci

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Milano, patto blindato ma gli sgomberi si fanno

15 Giugno 2007 Commenti chiusi


Un?inedita Mariolina Moioli in versione «lady di ferro» scopre le carte e illustra il lato più repressivo del Patto di socialità e legalità, lo strumento studiato per l?integrazione dei rom che tanto aveva fatto discutere nei mesi scorsi, portando la maggioranza a un passo dalla rottura.

Proprio non ci sta l?assessore alle Politiche sociali ad essere apostrofata come «inconcludente», addirittura dalle associazioni Sinte e Rom. È accaduto ieri nel corso del seminario organizzato dalla fondazione Ismu e dedicato appunto ai «rapporti possibili» tra le società rom e sinte e la società maggioritaria.

Carlo Berini, dell?Istituto di Cultura Sinta, accusa: «L?accordo messo nero su bianco dal Comune di Milano è già vecchio, inutile e persino dannoso. Piuttosto che continuare a segregare i rom all?interno di campi-lager, le istituzioni aiutino i cosiddetti nomadi ad acquistare case vere e non li costringano a vivere in baracche».

Berini ha spiegato che le norme contenute nel cosiddetto “patto di legalità e socialità” sono già state sperimentate nei regolamenti dei cosiddetti “campi nomadi”, negli ultimi vent’anni. Risultato: il completo fallimento.

Le comunità sinte e rom, insieme alle associazioni, chiedono che sia praticata una politica di interazione, dove gli stessi Sinti e Rom siano protagonisti e non essere, come succede ora, considerati dei semplici oggetti da strumentalizzare da questa o da quella parte politica.

Giudizio severo quanto sommario, secondo alcuni, che scatena la replica di chi, assieme al vicesindaco De Corato, ha coniato la formula delle “intese” tra capifamiglia rom e autorità pubbliche.

«Io non parlo a vanvera, mi piace affrontare i fatti. E questi dicono che la presenza dei rom in città va diminuita invece che aumentata. Da gennaio – data d?ingresso della Romania nell?Ue, ndr – ce ne ritroviamo mille in più. Un fatto inaccettabile. Se il governo non si impegna seriamente a regolare i flussi migratori, altro che accoglienza incondizionata… A fronte di un aumento nel numero di rom si registra una crescita della criminalità in tutti i quartieri».

Equazione sino a ieri rintracciabile solo in qualche virgolettato leghista, ma che ora entra a pieno titolo nel repertorio politically correct. «Non dimentichiamo che a Milano, a parte i rom, abbiamo qualcosa come 60mila clandestini – incalza l?assessore -. Quando 5mila famiglie rimangono da noi senza la certezza di un lavoro non dobbiamo stupirci se non mandano i propri figli a scuola, e anzi, li istruiscono allo scippo».

Poi c?è la questione, altrettanto spinosa, degli sgomberi. Il giorno dopo il blitz in via Pompeo Leoni restano le polemiche e le masserizie degli sfollati – 200 in totale – sull?erba del parco Ravizza. Tra questi circa 60 rom che hanno rifiutato l?assistenza sociale per via della (provvisoria) separazione tra uomini, donne e minori.

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Roma, la proposta di un Patto democratico e solidale

5 Giugno 2007 Commenti chiusi


Il 18 di maggio il prefetto di Roma Achille Serra, il sindaco della Capitale Veltroni, i presidenti della Provincia Gasbarra e della Regione Marrazzo hanno siglato un accordo con il ministro dell’interno Giuliano Amato, definito “Patto per Roma sicura?.

Analoghe iniziative sono già state prese a Milano e a Torino e ben presto saranno estese a numerose aree del Paese.

Secondo questo patto, per rendere Roma sicura, basterebbe “bonificarla” dalle baraccopoli, dai campi Rom, ma soprattutto da donne e bambini, insomma, che, invece di ricevere accoglienza, sono segregati, discriminati e di conseguenza percepiti come minaccia. Si tratta spesso di persone a cui vanno riconosciuti i diritti di cittadinanza anche perche già cittadini europei o nati in Italia.

La soluzione individuata consiste nella realizzazione di 4 campi attrezzati di grandi dimensioni, ubicati al di fuori della cinta del Raccordo Anulare, in cui concentrare almeno 600 persone. Costo dell’operazione per 3 anni, almeno 15 milioni di euro.

Questi campi, impropriamente definiti “Villaggi della solidarietà”, avranno vigilanza esterna – la città ha ottenuto più agenti per far fronte a questa “emergenza” – e tanto i 23 campi regolarmente presenti a Roma. quanto le circa 30 baraccopoli abusive, verranno sgomberate.

L’operazione che, secondo quanto dichiarato dal prefetto sarà portata a termine entro un anno, verrà diretta da un nucleo di 4 delegati: del sindaco, della questura, della prefettura e dei carabinieri.

Riteniamo questo patto, siglato senza contraenti sociali, un grave attacco alla democrazia della città, un progetto che delinea vere e proprie forme di moderno apartheid e ci impegniamo ad impedirne la realizzazione, in quanto ci vede coinvolti tutte e tutti.

Riteniamo che, affinchè possa ripristinarsi un dialogo credibile con le istituzioni, debba essere immediatamente e pubblicamente sospesa l’attuazione del piano e che in contemporanea debbano cessate gli sgomberi forzati, spesso condotti con arroganza e sadismo. dei tanti nuclei familiari ancora costretti in condizioni di degrado.

I poteri straordinari, di cui sindaco e prefetto ma anche ministro degli Interni, e presidenti di Regione e Provincia, sono dotati, potrebbero essere indirizzati per definire altre soluzioni:

- per requisire ad uso sociale, ad esempio, le migliaia di appartamenti lasciati vuoti per far lievitare il mercato immobiliare, meccanismo di cui pagano le conseguenze anche i cittadini romani in condizione di disagio;

- per favorire e incentivare le forme di autorecupero e ristrutturazione di tanti stabili lasciati al degrado e che potrebbero fornire alloggio ai tanti, autoctoni e non che oggi sono esclusi dal diritto all’abitare;

- per definire in prospettiva un piano cittadino di edilizia popolare comunale che realizzi appartamenti a costi sociali e contemporaneamente permetta di scoraggiare le vecchie e nuove forme di speculazione edilizia.

Ma sappiamo che dietro alle deportazioni dei Rom, alle espulsioni coatte, alle condizioni di clandestinità e di sfruttamento a cui sono costretti tanti uomini e donne migranti e che a volte costringono anche ad occupare nicchie di economia illegale, non c’è solo la carenza di un inserimento abitativo ne tantomeno un presunto legame con sicurezza e legalità.

A Roma, come nel resto del paese si respira da troppo tempo un aria di xenofobia diffusa.

Un Testo Unico di cui la Bossi Fini è ancora parte integrante, governa la vita di 3 milioni di persone e i segnali di cambiamento che si auspicavano tardano a realizzarsi.

C’è un ddl del governo, che avrà un iter lungo e difficile, che contiene elementi di discontinuità con il passato ma che deve essere migliorato.

C’è una irricevibile “carta dei valori” con cui il ministero dell’intemo pretende di bypassare la Costituzione, realizzando un sistema assimilazionista che individua come avversario principale da “italianizzare” gli uomini e le donne di religione musulmana.

C’è, unico paese d’Europa, la convinzione che Rom e Sinti debbano vivere per forza in campi e villaggi, circondati dal muro invisibile dell’indifferenza e del disprezzo con buona pace dell’inclusione sociale.

Ma c’è soprattutto una campagna di odio e di paura, alimentata anche da mezzi di informazione di ispirazione liberale e progressista, come “Repubblica”, che etnicizzano ogni fatto di cronaca, che lanciano continui allarmi, distorcendo la realtà.

Non si tratta del razzismo scontato della destra, ma di quello più subdolo e insinuante proveniente da un area sedicente riformista, che in nome della cattura del consenso rinuncia ad uno dei suoi doveri storici: suggerire e praticare politiche che favoriscano l’uguaglianza e la convivenza di gruppi di popolazione, stili di vita, religioni differenti.

Politica e informazione sembrano, fatte le dovute eccezioni, risultare succubi, complici se non protagonisti di questo arretramento etico e culturale.

Raramente si da invece rilievo alle vite spezzate nei cantieri dove spesso vige il caporalato, delle condizioni di neoschiavismo imposte in agricoltura come nelle case dove a centinaia di migliaia di donne lavorano senza pausa nell’assistenza ad anziani e bambini, fornendo supplenza ad uno stato sociale in via di progressivo smantellamento.

E già si è dimenticata l’ennesima ultima truffa architettata affidando ad un azienda privatizzata, Poste Italiane, le pratiche per il rinnovo dei permessi di soggiorno.

Pratiche che costano al netto 72 euro per persona e che, invece di velocizzare la concessione dell’agognato rinnovo, giacciono ferme da mesi, bloccando la vita delle persone in attesa.

È dovere delle istituzioni rescindere la convenzione con Poste Italiane, risarcendo quel 94% di migranti che hanno le pratiche bloccate da mesi. Su questi e su tanti altri temi invitiamo le forze sane del paese, le associazioni antirazziste e di immigrati, le realtà autenticamente democratiche, le forze sociali e politiche disposte a mettere ai primi posti della nostra agenda politica le battaglie antirazziste, a lanciare un patto vero, per una città democratica e solidale.

Ci mobiliteremo, in molte piazze e in molte città, lo faremo con chi riterrà opportuno schierarsi dalla parte delle donne e degli uomini migranti.

E a chi invoca legalità e della sicurezza va risposto con nettezza che per i cittadini e le cittadine migranti oggi ci sono solo doveri e abusi e pochi diritti.

Una società che si costruisca su diritti e rispetto per tutti e per tutte è l’unico antidoto all’egemonia ella paura che nella storia ha già prodotto deviazioni che sono state causa di tanti, troppi lutti.

Action Migranti Roma; Arci Roma; Attac; Campo per la Pace Ebraico; PRC Roma; iva Sinistra; Associazione Dhumcatu, Rdb/Cub; Annamaria Rivera (Docente Università Bari) Maurizia Russo Spena (Ricercatrice), Giorgio Cremaschi (Segreteria nazionale Fiom), Sveva aertter (Ufficio Migranti Fiom) Fabrizio Burattini (Segreteria Cgil Roma Sud).

Ringraziamo Flora di Afroitaliani per la segnalazione

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Roma, S. Egidio e Caritas: si al patto sociale Veltroni

18 Maggio 2007 2 commenti


La Comunità di Sant’Egidio e la Caritas diocesana di Roma accolgono con soddisfazione il ?patto sulle questioni sociali? proposto dal sindaco di Roma Walter Veltroni. Rispondere, come scrive Veltroni, in maniera organica a tali questioni sociali in una prospettiva di lungo termine e in favore di cambiamenti duraturi, sembra poter rappresentare l’indispensabile presa di responsabilità perché l’emergenza sociale non sia più trattata in maniera estemporanea ma con il dichiarato obiettivo di trovare soluzioni definitive.

Tali misure efficaci, ispirate dal senso di solidarietà di tutti, potranno divenire un freno alle difficoltà di convivenza che purtroppo sono state recentemente segnate da episodi di discriminazione e intolleranza civile.

E’ noto all’opinione pubblica che numerosi aspetti di fragilità della vita delle famiglie e delle fasce più deboli e disagiate dei cittadini italiani e stranieri residenti nel nostro paese, attendono da tempo di trovare da parte dell’autorità pubblica quella sinergia di azione e determinazione necessarie per essere affrontati e risolti.

Certamente il ?patto? proposto da Veltroni potrà anche efficacemente contrastare il processo d’impoverimento delle famiglie, che da tempo la Caritas diocesana e Comunità di Sant’Egidio hanno posto in evidenza. Inoltre la risposta all’emergenza abitativa va affrontata tenendo presente la popolazione straniera e rom.

Sugli anziani e i non autosufficienti, Caritas diocesana e Sant’Egidio mettono in risalto l’urgenza di attivare nuovi modelli di intervento e monitoraggio, in particolare sulla popolazione anziana ultra 75enne, per la prevenzione dell’isolamento sociale, come ad esempio il programma pilota gestito dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma, ?Sole si, soli no?, che ha dato ottimi risultati e di cui si auspica l’estensione a tutto il territorio nazionale.

Tra le iniziative indicate nel patto, si sottolinea la promozione del diritto alla cittadinanza per i minori stranieri nati in Italia. La proposta da tempo preparata dalla Comunità di Sant’Egidio, è stata recepita nel testo di legge in discussione in Parlamento.

Si auspica che tale provvedimento venga rapidamente approvato, privilegiando i minori stranieri nati in Italia o che hanno studiato nel nostro paese, e favorendoli nei tempi di ottenimento della cittadinanza.

Aderendo alla necessità di potenziare la capacità di prima accoglienza per i cittadini stranieri e rom, si aggiunge anche l’esigenza di creare centri di ?seconda accoglienza?, in cui lo straniero possa contribuire con un pagamento equo.

Infine sulla comunità rom e sinti, Caritas diocesana e Comunità di Sant’Egidio ripetono ancora una volta che occorre favorire gli insediamenti attrezzati e operare nel senso della stabilità.

Per questo è doveroso equiparare lo sgombero agli sfratti, ai fini del punteggio per le graduatorie per il diritto all’edilizia residenziale pubblica, e favorire la scolarizzazione di tutti i minori rom, per la qual cosa é auspicabile un ?patto scolare? che premi le famiglie rom che inviano stabilmente i bambini a scuola.

Comunità di Sant’Egidio
Caritas Diocesana di Roma

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Milano, comunicato stampa del coordinamento "no patto di legalità"

18 Aprile 2007 1 commento


«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione.» (Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955)

Come spesso parliamo dell’Olocausto ma cancelliamo l?Olocausto dei Rom e dei Sinti – Porrajmos: 500.000 morti nei lager (tra i quali più di 50 italiani), così celebriamo la Resistenza ma rimuoviamo la partecipazione di Rom e Sinti alla lotta armata.

A creare la Costituzione Italiana e la Europa antifascista e antinazista, è stato anche questo popolo con la partecipazione alla Resistenza. La parola ?resistenza? è l?emblema del popolo Rom, da secoli. Un popolo che non ha mai avuto le pretese territoriali, non ha mai avanzato le guerre, si è sempre trovato vittima in tutte le guerre europee inclusa quella ultima dei Balcani.

Adesso più che mai, il giorno della Resistenza è anche del popolo Rom, perché a più di sessant?anni dalla Liberazione si trova ancora a resistere quotidianamente ai luoghi comuni, alla discriminazione e anche alla segregazione.

I Rom e i Sinti del nostro paese vogliono semplicemente una vita normale, una casa, un lavoro, mandare i propri figli a scuola. Vogliono che siano riconosciute la loro storia e la loro cultura come un patrimonio da conoscere e condividere, così come loro vogliono conoscere e condividere la storia e la cultura del paese nel quale vivono.

I campi nomadi, così come sono stati concepiti negli ultimi trent?anni come campi di segregazione sociale, non sono la soluzione adatta per l?integrazione, come dimostrano i continui e inutili sgomberi che si traducono soltanto nell? umiliazione di donne uomini e bambini che aspirano come tutti ad avere il loro piccolo spazio sotto il cielo.

Cerchiamo occasioni di incontro e dialogo per un reciproco riconoscimento e chiediamo le istituzioni di coinvolgerci, perché la soluzione dei problemi che ci riguardano non può che essere affrontata insieme.

Coordinamento “no patto di legalità”

Per adesioni e informazioni: nopattodilegalita@fastwebnet.it

In foto Dijana Pavlovic’ (a sinistra), animatrice del coordinamento “no patto di legalità”, insieme ad Eva Rizzin.

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Milano, firma anche tu contro il "patto di socialità e legalità"

7 Febbraio 2007 6 commenti


Associazioni e singoli milanesi hanno promosso una raccolta firme contro “il patto di socialità e legalità” che hanno dovuto sottoscrivere le famiglie Rom Romene di via Triboniano per poter continuare a vivere a Milano. L’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Milano già da due giorni ha promosso la stessa azione.

Per poter aderire all’iniziativa bisogna scrivere a: nopattodilegalita@fastwebnet.it, di seguito il comunicato e l’elenco delle associazioni e dei singoli firmatari

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E? compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l?eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. (Costituzione Italiana, Articolo 3)

“Davanti alla legge tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri” (George Orwell, La fattoria degli animali).

A Milano si è celebrato il ricordo dello sterminio dei campi di concentramento nazisti. Raramente si ricorda che in quei lager vennero uccisi anche più di mezzo milione di Rom e Sinti, giudicati dal nazismo criminali e asociali per definizione.

A Milano e Opera ai Rom e ai Sinti, che a tutt?oggi continuano troppo spesso a essere considerati delinquenti per vocazione, è stato imposto uno speciale ?patto di legalità? per poter avere diritto a un ricovero in un container o in una tenda.

C?è una legge per tutti, ma per questi uomini, per queste donne c?è una legge in più, un trattamento differenziale, sintetizzato con queste parole: «Dovete comportarvi bene perché il primo che picchia, che ruba, che sporca, insomma, il primo che sgarra al regolamento, viene sbattuto fuori».

Un patto che rende questi cittadini, europei a tutti gli effetti, diversi dagli altri: ancora una volta ufficialmente proclamati portatori di “asocialità” e “criminalità”, chiusi in ghetti, nei quali loro stessi per poter entrare devono esibire un ?pass?.

E? preoccupante che questa nostra città diventi una città di ghetti.

La recinzione fisica invocata dai cittadini ?benpensanti? e applicata dalle istituzioni è indegna quanto i muri che ci sono già nel linguaggio, nei gesti, nei pre-giudizi: quasi archetipi culturali verso i Rom, barriere insormontabili e lugubri quanto se non di più di una recinzione.

E? preoccupante che i Rom siano costretti a firmare questo patto come il male minore.

Come cittadini di serie B che non hanno un?alternativa. Rassegnati a subire il rapporto del più forte viene loro sottratta la capacità di autogoverno, si rendono soggetti passivi di interventi assistenzialistici e di ordine pubblico.

E? preoccupante soprattutto che questo patto, frutto di un accordo istituzionale tra Provincia e Comune di Milano, non abbia sollevato molte obiezioni nella politica e nella società milanese più sensibile.

Eppure questo patto è un mostro giuridico perché viola tutti i principi di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, non affronta i nodi strutturali dell?emergenza abitativa, impone una politica ?emergenziale? che produce solo nuovi ghetti sociali e infine, se le istituzioni usano la discriminazione e l?umiliazione, puntando il dito contro quelli che non sono criminali ma comunque considerati di fatto potenziali delinquenti, si istiga all?odio razziale e si legittima conseguentemente coloro che bruciano le tende, buttano molotov tra le roulotte. Fatto questo sì evidentemente illegale che, peraltro, non ha provocato la riprovazione politica e la censura pubblica che avrebbe meritato.

Con questo appello rifiutiamo un patto che attribuisce ai Rom una ?cittadinanza imperfetta? e ci impegniamo perché il rapporto tra la nostra società e quella rom venga portato nell?ambito di una dialettica sociale che riconosca e rispetti i valori culturali e umani di ciascuno.

I ?campi nomadi? per il solo fatto di esistere producono malattia, disoccupazione, devianza, induzione alla criminalità, conflitti sociali: effetti tipici del disagio sociale diffuso.

Nati negli anni settanta del secolo scorso, da contenitori di umanità per l?emergenza si sono trasformati in campi di concentramento istituzionali, nuovi ?Zigeunerlager? dove non c?è bisogno di ?soluzione finale? perché i Rom e Sinti vi muoiono lentamente di diritti negati, di esclusione continua dal lavoro, dalla casa, dalle cure sanitarie, dall?istruzione, di induzione alla devianza ed alla criminalità.

Va quindi assunta la prospettiva di smantellarli sostituendoli con soluzioni abitative idonee alla cultura rom.

In più: ciò che oggi si vuole applicare a Rom e Sinti rischia di diventare un pericoloso precedente applicabile un domani a chiunque venga predefinito pericoloso per il potere costituito.

Lo smantellamento dei “campi” è la conquista di libertà e giustizia nell?eguaglianza dei diritti e dei doveri per una cittadinanza compiuta almeno a livello europeo se non mondiale.

Firmatari
Associazione culturale Punto rosso, Associazione liberi, Edda Boletti, Paolo Cagna Ninchi, Grazia Casagrande, Comitato per le libertà e i diritti sociali, Sergio Cusani, Bianca Dacomo Annoni, José Luiz Del Roio, Antonella Fachin, Dario Fo, Paola Fortis, Massimo Gentili, Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Milano, Dijana Pavlovic, Alessandro Rizzo, Basilio Rizzo, Sergio Segio, Angelo Valdameri, Fabrizio Casavola

Riferimenti: Mahalla

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Milano, si prosegue con il patto di legalità e solidarietà

30 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Un modello da esportare. Via Triboniano segna il destino di altre baraccopoli ad alta tensione. Sono almeno una decina le situazioni più critiche, ma il vicesindaco Riccardo De Corato anticipa che «si partirà dal campo nomadi di Chiaravalle», l?accampamento di via San Dionigi che «è cresciuto oltre misura, sarà la prossima situazione che affronteremo». Le operazioni però, afferma, «richiedono tempo e risorse, perciò vogliamo che siano concordate in consiglio comunale».

Sul restyling di Triboniano, che proseguono a ritmo serrato, rimane infatti più di una perplessità soprattutto da parte della maggioranza. Ieri le commissioni congiunte Sicurezza, Sanità e Politiche sociali hanno fatto un sopralluogo per verificare come prosegue la sistemazione dei rom nei container e la bonifica del terreno.

La consegna delle chiavi e dei badge ai capifamiglia – legata alla firma di un Patto di legalità e socialità – nel «Campo 1» è stata quasi completata: nei 31 container dovevano essere sistemati 230 rom ma sono scesi a 178. «I delinquenti se ne sono andati – sintetizza De Corato – chi non accetta di farsi fotografare e rispettare alcune regole abbandona il campo.

Ho l?impressione che nel nuovo Triboniano alla fine saranno molti meno dei 580 previsti». Lunedì prossimo inizieranno le operazioni sul «Campo 2» (15 container, spese a carico della Provincia), poi sarà la volta del Campo 3 con un numero variabile da 30 a 80 roulotte. L?accesso dalla rotonda di via Triboniano non sarà più possibile, «verrà chiuso da una rete», richiesta sollecitata a ripetizione dai residenti, mentre «su 4 torri ci saranno fari accesi tutta la notte». Dal primo gennaio 60 agenti a rotazione stazionano attorno a Triboniano e un presidio fisso sarà garantito anche a risistemazione finita.

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Riferimenti: Via Triboniano

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L’Infedele e il patto di socialità e legalità

25 Gennaio 2007 9 commenti


L’Infedele in onda ieri sera 24 gennaio alle 21.30 su La7 ha affrontato le tensioni suscitate dai “campi nomadi” nell’hinterland milanese e ha ricordato, in occasione della Giornata della Memoria – il Porrajmos – la persecuzione delle popolazioni rom e sinte europee.

Hanno partecipano tra gli altri: don Virginio Colmegna, la scrittrice Rosetta Loy, il regista Davide Ferrario (autore di un documentario su “La tregua” di Primo Levi), l’assessore Mariolina Moioli del comune di Milano, il Presidente della Provincia, Filippo Penati.

Dal Comune di Opera hanno partecipato, ospiti di Gad Lerner, il sindaco Alessandro Ramazzotti, cittadini residenti in via Triboniano e una rappresentanza delle famiglie rom.

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Milano, Dijana Pavlovic condanna il patto di socialità e legalità

17 Gennaio 2007 3 commenti


I capifamiglia Rom firmano un ?patto di legalità e socialità?, davanti ad alcuni rappresentanti delle Istituzioni milanesi: certo, fanno notizia. Per i politici che l?hanno proposto (applicato anche ai pellerossa nelle riserve indiane) è come dire ai propri elettori “sì, siamo costretti a dare, a questa gente, un posto dove vivere, perchè non possiamo più nasconderci dietro la legge Bossi-Fini e o aver buon gioco con le ?espulsioni?.

Sono cittadini europei e non possiamo più dire che se ne devono tornare a casa loro, ma noi, comunque, usiamo la linea dura: li trattiamo diversamente da tutti gli altri, li umiliamo, li teniamo sotto controllo.”

A questo patto i Rom applaudono e firmano. Certo: non hanno un?alternativa valida. O così o dormire per strada. E poi, la comunità Rom è abituata alla non considerazione, ad essere abbandonata a se stessa, e al minimo cenno di attenzione da parte, di ?quelli che contano?, reagiscono comunque positivamente.

In realtà, ancora una volta nella Storia, sono stati ufficialmente proclamati tutti, nessuno escluso, asociali e criminali. Ancora una volta nella Storia vince la discriminazione razziale. Ancora una volta si istiga all?odio razziale e si legittimano quelli che bruciano le tende, che buttano ?molotov? tra le roulotte.

Già, perché il messaggio è questo: se le istituzioni usano la discriminazione e l?umiliazione, puntando il dito contro quelli che ancora non sono criminali ma potrebbero diventarlo, se le amministrazioni usano la violenza, sgomberando i campi senza preavviso, in pieno inverno – perché non dovrebbero farlo dei singoli cittadini?

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