Torino, interviene Carla Osella dell’A.I.Z.O.

Affrontare il tema Rom e Sinti sull?onda dell?emergenza non può che rendere più difficile l’integrazione e alimentare fenomeni di intolleranza. E? da un mese che noi di Rifondazione chiediamo al sindaco e all?assessore un tavolo politico sulla questione».
Mentre Luca Cassano, capogruppo di Rifondazione in Comune, critica i tempi dell?assessore Marco Borgione, Carla Osella, presidente dell?Associazione Italiana Zingari Oggi, contesta l?intera sostanza del provvedimento annunciato ieri sulle colonne de La Stampa. «Il numero chiuso nei campi? Una soluzione già adottata e già fallita, quindici anni fa, a Torino. Non è questa la soluzione».
Qual è, allora, la strada da percorrere?
«Innanzitutto inquadrare correttamente il problema. E il problema sono i nomadi romeni. Sono loro che troviamo agli incroci a lavare i vetri delle auto, e sono loro i bambini che chiedono l?elemosina ai semafori. Gli altri stranieri, più o meno, si sono inseriti. I romeni, invece, sono arrivati in massa. Sono circa 3 mila, a livello di volontariato è molto difficile avvicinarli, e ripropongono le stesse questioni che avevamo vissuto e superato».
Qual è la sua proposta? Nessuno vuole un campo nomadi accanto a casa.
«Torino deve adottare il modello Genova. Qualche anno fa, il prefetto di Genova ha disposto la requisizione delle aree. E penso ad aree nei Comuni della prima e della seconda cintura. Perché nelle comunità più piccole, rispetto alle grandi metropoli, è possibile dar loro maggiori occasioni di integrazione. Occorre ?legarli? a un territorio».
Legare i nomadi?
«Bologna ha accettato i profughi di guerra, li ha affidati ai Comuni. Sono nati progetti di inserimento nel mondo del lavoro e nella scuola. Non dimentichiamo che negli ultimi dieci anni, anche nel Torinese, sono state inserite nel mondo del lavoro persone che all?inizio nessuno avrebbe pensato di vedere impegnate in un?attività».

