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Milano, un altro sgombero incivile

15 Giugno 2007 1 commento


Un altro sgombero all?insegna dell?inciviltà: ieri all?ex autoparco di via Toscana una settantina di Rom romeni sono stati sgomberati e poiché non hanno accettato la proposta dell?assessorato alle politiche sociali sono stati abbandonati in mezzo alla strada. Donne incinte ? anche all? ottavo mese – bambini ? anche lattanti ? si sono rifugiati sui prati del parco Ravizza.

Sollecitati dalla Rete Nopattoldilegalità gli assessorati alle politiche sociali di Comune e Provincia, la Prefettura si sono trincerati dietro il rifiuto dei rom di dividere le famiglie, donne e bambini da una parte, gli uomini al loro destino.

Così nessuno ha fatto nulla. Queste persone sarebbero rimaste con i loro figlie e le loro cose ammassate in sacchi di plastica sotto il temporale che ha colpito Milano se nella notte non avessero cercato un rifugio provvisorio in uno dei tanti stabili abbandonati a se stessi in questa città: una scuola alla Comasina.

Ma tutto non finisce qua, altri sgomberi sono annunciati: a Chiaravalle, a Legnano altre centinaia di uomini, donne e bambini verranno sbattuti fuori dalle loro baracche, gli uomini perderanno il loro lavoro, del loro destino nessuno si cura. Eppure queste persone fanno parte da anni della nostra comunità e da gennaio sono, come noi, cittadini della Comunità europea.

Eppure le soluzioni ci sono: ragionare sul superamento della logica dei campi, affrontare le esigenze abitative anche di chi è diverso da noi, anche trovando soluzione temporanee che non espongano esseri umani a condizioni umilianti e degradate.

Questa responsabilità tocca alle istituzioni, alle amministrazioni che non possono semplicemente chiudere gli occhi di fronte a un problema che non si risolve così.

Per prima cosa noi chiediamo l?istituzione immediata di un tavolo permanente con tutti i soggetti istituzionali e con tutte le associazioni che operano nel sociale perché insieme, e non contro, questi nostri concittadini si trovino soluzioni che partano dal principio di uguaglianza dei diritti come dei doveri e con lo stesso rispetto, con la stessa dignità che chiediamo per noi stessi.

Rete Nopattodilegalità, Lista Uniti con Dario Fo per Milano, NAGA, Opera Nomadi, Aven Amenza, Festa dei popoli di Opera

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Milano, patto blindato ma gli sgomberi si fanno

15 Giugno 2007 Nessun commento


Un?inedita Mariolina Moioli in versione «lady di ferro» scopre le carte e illustra il lato più repressivo del Patto di socialità e legalità, lo strumento studiato per l?integrazione dei rom che tanto aveva fatto discutere nei mesi scorsi, portando la maggioranza a un passo dalla rottura.

Proprio non ci sta l?assessore alle Politiche sociali ad essere apostrofata come «inconcludente», addirittura dalle associazioni Sinte e Rom. È accaduto ieri nel corso del seminario organizzato dalla fondazione Ismu e dedicato appunto ai «rapporti possibili» tra le società rom e sinte e la società maggioritaria.

Carlo Berini, dell?Istituto di Cultura Sinta, accusa: «L?accordo messo nero su bianco dal Comune di Milano è già vecchio, inutile e persino dannoso. Piuttosto che continuare a segregare i rom all?interno di campi-lager, le istituzioni aiutino i cosiddetti nomadi ad acquistare case vere e non li costringano a vivere in baracche».

Berini ha spiegato che le norme contenute nel cosiddetto “patto di legalità e socialità” sono già state sperimentate nei regolamenti dei cosiddetti “campi nomadi”, negli ultimi vent’anni. Risultato: il completo fallimento.

Le comunità sinte e rom, insieme alle associazioni, chiedono che sia praticata una politica di interazione, dove gli stessi Sinti e Rom siano protagonisti e non essere, come succede ora, considerati dei semplici oggetti da strumentalizzare da questa o da quella parte politica.

Giudizio severo quanto sommario, secondo alcuni, che scatena la replica di chi, assieme al vicesindaco De Corato, ha coniato la formula delle “intese” tra capifamiglia rom e autorità pubbliche.

«Io non parlo a vanvera, mi piace affrontare i fatti. E questi dicono che la presenza dei rom in città va diminuita invece che aumentata. Da gennaio – data d?ingresso della Romania nell?Ue, ndr – ce ne ritroviamo mille in più. Un fatto inaccettabile. Se il governo non si impegna seriamente a regolare i flussi migratori, altro che accoglienza incondizionata… A fronte di un aumento nel numero di rom si registra una crescita della criminalità in tutti i quartieri».

Equazione sino a ieri rintracciabile solo in qualche virgolettato leghista, ma che ora entra a pieno titolo nel repertorio politically correct. «Non dimentichiamo che a Milano, a parte i rom, abbiamo qualcosa come 60mila clandestini – incalza l?assessore -. Quando 5mila famiglie rimangono da noi senza la certezza di un lavoro non dobbiamo stupirci se non mandano i propri figli a scuola, e anzi, li istruiscono allo scippo».

Poi c?è la questione, altrettanto spinosa, degli sgomberi. Il giorno dopo il blitz in via Pompeo Leoni restano le polemiche e le masserizie degli sfollati – 200 in totale – sull?erba del parco Ravizza. Tra questi circa 60 rom che hanno rifiutato l?assistenza sociale per via della (provvisoria) separazione tra uomini, donne e minori.

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Torino, per i Sinti e i Rom si vuole seguire la strada di Roma e Milano?

9 Giugno 2007 Nessun commento


«Di nuovi campi-nomadi a Torino non se ne parla. In compenso bisogna militarizzare quelli autorizzati per garantire il numero chiuso». Parola di Agostino Ghiglia, che durante la riunione della quarta commissione presieduta da Maria Teresa Silvestrini ha fatto saltare sulla sedia gli assessori Borgione (Servizi sociali) e Borgogno (Polizia municipale). Emergenza nomadi: è scontro fra maggioranza e opposizione sulle strategie che Palazzo civico, insieme a Milano e Roma, sta studiando per archiviare le baraccopoli dentro e ai confini della città.

Se Carossa (Lega) auspica una Torino «denomadinizzata» e Angeleri (Udc) critica l?assenza di orientamenti chiari, nemmeno il capogruppo di An va per il sottile: «Sul principio del numero chiuso sono d?accordo con l?amministrazione. Ma l?unico modo per garantirlo è militarizzare i quattro campi regolari di Strada Aeroporto, via Lega, via Germagnano e corso Unione Sovietica». Come? «Attivando un controllo serrato 24 ore su 24, anche con presidi fissi della Polizia Municipale, sull?accesso, sulla permanenza e sulle condizioni di vita al loro interno». Quanto ai nuovi arrivi, il problema va risolto alla radice: «No alla realizzazione di un quinto campo autorizzato. Idem per quelli di transito, che implicano costi elevati e promettono di catalizzare nuove ondate di nomadi».

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Milano, l’Opera Nomadi chiede di essere ascoltata

8 Giugno 2007 Nessun commento


Abbiamo ricevuto le seguenti riflessioni di Maurizio Pagani dell’Opera Nomadi di Milano che precedono il Seminario promosso dall?ISMU ? Milano 13 Giugno sul tema dell?abitare e delle politiche pubbliche rivolte alle Minoranze rom e sinte. Maurizio Pagani è già intervenuto pubblicamente su Mahalla, alcuni giorni fa.

Alcune domande che non trovano risposta

Immaginiamo per un momento che l?Assessore alla Famiglia e Politiche Sociali del Comune di Milano, Mariolina Moioli e Don Colmegna, ?illuminato? leader del volontariato milanese (definizione di Zita Dazzi da Repubblica ondine ? giugno 2007), nonché ?saggio? bipartisan ispiratore dei patti di solidarietà e legalità fatti propri dal Sindaco Moratti, decidano di confrontarsi apertamente con i cittadini e le associazioni sui risultati conseguiti dopo un anno di governo della ?problematica? rom. Troppo? Forse?

Immaginiamo allora, più semplicemente, che il 13 Giugno, nel dibattito che seguirà all?incontro promosso dell?ISMU su una recente ricerca condotta a Milano e Lombardia, vengano loro poste poche ma semplici domande che fino ad oggi non hanno trovato risposta.

Il dibattito pubblico sulla ?questione rom? è ormai legato ai soli aspetti emergenziali, posti dalla presenza dei gruppi rumeni che in misura più evidente e drammatica sollevano la questione abitativa.

Tutto ciò nonostante da parte delle Istituzioni non vi sia alcun piano convincente di accoglienza e inserimento. Diviene quindi sempre più difficile porre all?attenzione dell?opinione pubblica e dei politici locali il significato e l?interesse per interventi che in misura meno demagogica e più costruttiva affrontino i problemi di ogni giorno fornendo nel tempo delle risposte utili e convincenti.

Ma è proprio su questo piano di confronto, cioè su quanto è stato fatto a Milano negli anni passati, pur tra molti limiti, che intendiamo confrontarci pubblicamente.

Ecco le domande

1) Da circa 14 anni, undici mediatrici rom lavorano nelle scuole primarie milanesi per favorire l?inserimento e la frequenza dei circa 500 bambini rom e sinti (altre 4 lavorano in 2 consultori familiari con le madri e i nuclei familiari, 1 nel carcere di Bollate, 1 nei servizi sociali territoriali).

L?alta professionalità conseguita, che costituisce l?unico esempio di un tale livello finora raggiunto in Italia, certificato nel caso della scuola dall?Università Milano ? Bicocca (Dipartimento dei Scienze della Formazione Primaria) e dall?Ufficio Scolastico Provinciale (nonché sottoscritto nel 2005 con un Protocollo d?Intesa tra l?Opera Nomadi Nazionale e il Direttore Generale all?Istruzione del MIUR, Dott.ssa Moioli, oggi Assessore del Comune di Milano), ha consentito di raggiungere risultati importantissimi in questo settore.

Perché non se ne parla mai, portando questa significativa esperienza ad esempio di positiva integrazione delle comunità rom e sinte nella città di Milano?

Perché il destino professionale di queste lavoratrici viene sempre lasciato in un inaccettabile precario futuro?

Perché la convenzione sottoscritta anche quest?anno con l?Opera Nomadi ha avuto luogo solo a giugno, a fine anno scolastico, e non si saprà se riprenderà nel mese di settembre, lasciando nell?incertezza e nel caos le scuole?

2) Nell?ultimo decennio sono sorte a Milano tre Cooperative Sociali Rom che hanno svolto un?interessante attività nell?ambito della prestazione di servizi e di occasione di promozione e recupero dei giovani che vivono nelle comunità rom.

Non meno di 50 persone, tutte appartenenti alle comunità dei rom italiani insediati nei ?campi comunali?, lavorano oggi in condizioni di grande incertezza per il loro futuro professionale e di frustrazione morale per il disinteresse istituzionale che avvertono attorno a questa esperienza, da quando cioè la nuova amministrazione comunale ha annunciato ?cambiamenti? senza indicarne il perché e in quale direzione.

Dal primo luglio anche queste esperienze, tra le poche, anche in questo caso, che possono costituire in Italia un punto fermo di riferimento per le politiche sociali nei confronti della minoranza Rom, rischiano di non avere continuità.

3) Si fa un gran parlare dell?emergenza rumeni, di via Triboniano e della necessità di stipulare dei Patti di legalità e socialità, i cui controversi risultati per una volta non vogliamo qui trattare per dare spazio ad altro, dimenticandosi che la maggior parte delle comunità rom e sinte sono insediate stabilmente da decenni sul territorio milanese, dentro e fuori i ?campi nomadi?, senza alcun progetto di promozione sociale sostenibile.

Come si può pensare che senza un dialogo continuo e costruttivo tra le comunità rom e i cittadini delle zone in cui sono presenti si possano costruire percorsi efficaci e positivi di convivenza, fornendo opportunità concrete di inserimento sociale e professionale e ricevendo così una risposta significativa anche in termini di legalità e sicurezza?

L?abbandono di queste politiche attive, di promozione e partecipazione, non costituiscono forse la prova più evidente di un sostanziale abbandono delle politiche di governo del territorio?

4) I campi nomadi costituiscono ancora l?unica esperienza praticata di inserimento abitativo patrocinata dalle amministrazioni comunali. Ma com?è possibile che anche le più recenti iniziative pubbliche puntino solo alla realizzazione di nuovi insediamenti, di dimensioni numeriche nettamente superiori ai precedenti e quindi destinati solo a creare nel tempo disagio, separazione, conflittualità, rinunciando alla ricerca di soluzioni alternative, di un reale accesso per i nuclei di nuova formazione alle abitazioni convenzionali o all?autoproduzione abitativa, cioè di carattere autonomo e per piccoli gruppi familiari?

Queste naturalmente sono solo alcune domande e riflessioni che avremmo voluto da tempo porre all?attenzione degli amministratori locali o a chi, accanto a loro in questo momento cerca di monopolizzarne un esclusivo interesse (Casa della Carità), che per sua natura dovrebbe invece essere pubblico e aperto al confronto con i cittadini. Ma per l?appunto si tratta solo di in un dialogo ?immaginario??

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Milano, insediamenti Rom/Sinti e popolazioni maggioritarie: i rapporti possibili

4 Giugno 2007 Nessun commento


La Fondazione ISMU invita tutti al seminario dal titolo ?Insediamenti Rom/Sinti e popolazioni maggioritarie: i rapporti possibili?. Il seminario si terrà il 13 Giugno 2007 presso il Centro Congressi della Fondazione Cariplo in via Romagnosi n. 6 a Milano.

Di seguito il programma definitvo

Ore 10.00, welcome coffe e registrazione dei partecipanti.

Ore 10.30 – 12.30
Introduce e modera Maurizio Ambrosini (Università degli Studi di Milano). Intervengono: Sergio De Molle in sostituzione di Don Virginio Colmegna (Casa della Carità), Mariolina Moioli (Assessore Famiglia, Scuola e Politiche Sociali, Comune di Milano), Renato Saccone (Prefettura di Milano), Antonio Tosi (Politecnico di Milano), Carlo Berini (Istituto di Cultura Sinta).

12.30 ? 13.30
Dibattito, conclude Vincenzo Cesareo Fondazione ISMU.

Per informazioni
Ismu, via Copernico n. 1, 20125 Milano
telefono 02 6787791, fax 02 67877979

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Palazzo Marino: troppi Rom a Milano

23 Maggio 2007 Nessun commento


Il Comune di Milano non si fa attendere e chiede di accelerare la nomina del prefetto Valerio Lombardi a commissario straordinario sui “nomadi” per poter istituire un limite massimo di immigrati in città.

Secondo Palazzo Marino è difficile stabilire quanti rom vivono a Milano: le stime parlano di una cifra compresa tra i 6 mila e i diecimila, ma sono tanti i campi abusivi sparsi sul territorio milanese e spesso non censiti dalle statistiche ufficiali.

?Seimila rom sono troppi? ha dichiarato l?assessore ai Servizi Sociali, Mariolina Moioli, ?il nostro obiettivo è quello di garantire l?accoglienza all?interno di un patto di legalità per offrire sicurezza ai cittadini e per abbassare il livello del conflitto sociale?.

Nelle agenzie stampa si parla di arrivi continui dalla Romania e Palazzo Marino chiede il “numero chiuso” per i “nomadi” a Milano. ?Non è umano lasciare venire migliaia di persone senza garantire l?autosufficienza e l?integrazione? ha aggiunto la Moioli, che ha concluso citando il caso di Torino, dove è stato già proposto il famigerato numero chiuso, anche se ?i rom di Milano sono quattro volte quelli di Torino?.

Noi non capiamo a chi si riferisca l’Assessore Mariolina Moioli, quando parla di “nomadi” e di immigrati. Carlo Berini (Sucar Drom) gli porrà la domanda il 13 giugno ad un incontro pubblico organizzato dall’ISMU.

Le dichiarazioni di Palazzo Marino hanno scatenato le polemiche dell?opposizione comunale di centro-sinistra. Noi di sucardrom non riusciamo a capire la natura delle polemiche… dopo l’iniziativa del Ministro Amato, sottoscritta dal Sindaco Veltroni.

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Il Ministro dell’Interno domani firma il piano sicurezza per Milano e Roma

17 Maggio 2007 2 commenti


Il ministro dell’Interno Giuliano Amato ha pronto un piano sicurezza in risposta alle esigenze dei sindaci Veltroni e Moratti: campi nomadi sotto vigilanza, telecamere e maggiori poteri ai prefetti.

Misure queste, ritenute efficenti, che verranno via via utilizzate in tutto il paese. Intanto la sperimentazione parte nella Capitale e nel capoluogo lombardo. Per iniziare, al prefetto di Roma verrà dotato di poteri staordinari per individuare nuove zone da adibire a campi nomadi la cui vigilanza verrà affidata ad un reparto speciale inviato dal Viminale di 100 unità.

Altri 100 agenti saranno inviati al fine di combattere lo spaccio di droga ed un ulteriore centinaio sarà impegnato nella lotta alla prostituzione minorile ed all’abusivismo commerciale. I “patti” di Roma verranno siglati domani dal Sindaco Walter Veltroni e dal ministro Giuliano amato, mentre quelli milanesi dal vice agli Interni Marco Minniti e il primo cittadino Letizia Moratti.

Martedì prossimo sarà il turno di Torino, mentre entro la prima settimana del mese di Giugno, tali provvedimenti “toccheranno” tutte le arree metropolitane d’Italia. Per quanto riguarda Torino, Roma e Milano, è prevista la sperimentazione del poliziotto o carabiniere di quartiere: in caso di bisogno, dopo la positiva prova effettuata a Napoli sarà possibile, a seconda delle necessità, avvalersi della Fir, la Forza Intevento Rapido, che tra breve potrà contare su un dispiegamento totale di un migliaio di unità.

Le inizative messe a punto dal ministro Amato verranno finanziate con fondi speciali stanziati da regioni, provincie e comuni: a Roma verranno revisionati i campi nomadi, a Milano verrà affrontata l’emergenza “stranieri”.

Riferimenti: Il "piano" Amato

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MIlano, Jasenovac: tomba di 19432 bambini e bambine.

15 Maggio 2007 Nessun commento


Lunedì 28 maggio, alla Casa della Pace della Provincia di Milano, sarà inaugurata la mostra fotografica “Jasenovac. Tomba di 19432 bambini e bambine”

Jasenovac. Sulle rive del fiume Sava. A un centinaio di kilometri a sud-est di Zagabria. Nome che sta a indicare in lingua serbocroata “bosco di frassini”, il luogo in cui vennero commessi i crimini più efferati da parte del regime croato degli ustascia (ustase=insorti) con a capo il Poglavnik/Fuherer Ante Pavelic che appoggiò le potenze dell’Asse durante la seconda guerra mondiale. Il luogo in cui morirono tra le 500 e 700 mila persone, in prevalenza serbi ortodossi, Rom, Sinti, ebrei e croati dissidenti al regime di Pavelic.

La mostra fotografica è stata realizzata da Most za Beograd (un Ponte per Belgrado in Terra di Bari, associazione culturale e di solidarietà con la popolazione jugoslava) su foto e testi forniti dal Museo delle Vittime del Genocidio di Belgrado e tradotti con la collaborazione della cattedra di serbo-croato dell’Università di Bari di cui è titolare la prof. Svetlana Stipcevic.

A Milano la mostra è stata organizata dall’associazione “Un Ponte per…” insieme al Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia, Opera Nomadi e con il contributo della Provincia di Milano con la finalità di illuminare la memoria comune su una pagina buia della nostra storia.

Gli scatti sui volti di numerosi bambini e bambine forniti dal Museo delle Vittime del Genocidio di Belgrado testimoniano i vuoti, l’assenza, l’innocenza portata via dalle nefandezze e dalla cieca brutalità della dittatura e della guerra. Jasenovac è il segreto oscuro della Shoah, del Porrajmos e di tutti gli stermini.

La mostra sarà inaugurata alla presenza degli Assessori provinciali Irma Dioli, Francesca Corso, Giansandro Barzaghi. Interverranno: Andrea Catone (Most Za Beograd Bari ), Jovan Mirkovic (Museo del genocidio di Belgrado), Giuseppe Zaccaria (giornalista de “La Stampa”), Maurizio Pagani (Opera Nomadi). Coordina: Jasmina Radivojevic (Un Ponte per …).

Al termine degli interventi l’attrice Dijana Pavlovic leggerà la poesia “La Foiba” di Ivan Goran Kovacic accompagnata dal musicista Jovica Jovic.

La mostra si potrà visitare: dal 28 Maggio all’8 Giugno presso la Casa della Pace della Provincia di Milano, in via Ulisse Dini 7, Milano. Per informazioni: milano@unponteper.it, Rochi Febo Dommarco (348 2284620), Jasmina Radivojevic (339 6950876).

Ringraziamo Giancarlo per la segnalazione.

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Milano, il 25 aprile visto da Aven Amentza

28 Aprile 2007 1 commento


“Con Noi non si parla” credo sia il centro di questa nuova edizione 2007 del volantino che Aven Amentza ha distribuito al corteo milanese del 25 Aprile di quest?anno. Ma, purtroppo, anche di una più generale situazione dei rapporti che in Italia non s?intrattengono con Rom e Sinti: con loro non si parla!

Specialmente da parte delle pubbliche autorità. Fanno eccezione, speriamo duratura, quanto coraggioso ne è stato l?inizio, la storica visita del ministro Amato, lo scorso ferragosto, in un “campo” rom (scusate l?inevitabile bisticcio di parole, che tanto nessuno lo capisce) di Roma: non per sgomberare o arrestare, che un ministro non si scomoderebbe, ma per ?vedere?, e ? appunto – parlare.

E l?inserimento di Bruno Morelli, Rom abruzzese, nel Comitato nazionale contro il razzismo e l?antisemitismo (verrà poi, speriamo, anche l?antiziganismo). E il progetto di legge in costruzione per la tutela delle popolazioni rom e sinte, a recuperare la vergognosa esclusione per alzata di mano dalla legge (brutta e inefficace) di tutela delle minoranze (?) del 1999. A queste cose risponde la costituzione del Coordinamento Nazionale Rom e Sinti, che ha preso vita a Mantova nei mesi scorsi. Così gli interlocutori, finalmente, ci sono e si parlino, finalmente.

Quest?anno la partecipazione di Rom e Sinti alla manifestazione è stata per la prima volta, verrebbe da dire, massiccia: cinquanta o sessanta i presenti ?uomini, donne, giovani- provenienti da diversi ?campi?, abruzzesi (Zama) e romeni (San Dionigi, Triboniano) e bosniaci (Triboniano): una festa nella festa. Con musicisti e balli improvvisati.

È il frutto di un lungo lavoro di anni, di Opera Nomadi nel passato, di Aven Amentza nel periodo più recente, ma anche della nascita di una sorta di coordinamento, partito dalla Lista Dario Fo delle ultime elezioni municipali milanesi.

Ma soprattutto dell?impegno di due donne, Dijana Pavlovic, romnì serba, attrice di teatro e rom cabaret, già candidata della stessa lista nelle stesse elezioni, e di Lavinia, mediatrice culturale romena, che hanno saputo parlare e spiegare e convincere.

Nulla di scontato: come far intendere a Rom e Sinti italiani, sempre da tutto esclusi, che il 25 Aprile li riguarda, e a romeni e bosniaci che il 25 Aprile è una festa di popolo in cui tutti possono parlare del passato e del presente e presentarsi senza timore, anche se tra la sorpresa dei moltissimi che non sanno ma sono indotti a giudicare dal pregiudizio.

Si dice da noi ?se son rose, fioriranno?. Nonostante la strana primavera di quest?anno, o proprio per questo, conviene sperare.

Ernesto Rossi (meg.rossi@tin.it)
Aven Amentza ? Unione Rom e Sinti

In foto il 25 aprile 2006 da Mahalla

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Milano, una vergogna nazionale!

21 Aprile 2007 27 commenti


Giovedì 19 aprile è stato convocata una seduta del consiglio di zona 3, a Milano, aperto agli interventi dei cittadini e con la presenza, annunciata, del assessore Moioli e di Don Colmegna. Il tema era il cosiddetto “campo nomadi” all?interno del parco Lambro (soluzione temporanea per i Rom cacciati da Opera e in attesa di una soluzione definitiva).

Dato che era stata annunciata la massiccia presenza di attivisti della Lega Nord, di AN e dei ?comitati cittadini contro i Rom? e che tra gli iscritti a parlare non c?era nessuno in nome dei Rom, la consigliera della Lista Fo (che è anche la mia lista) mi ha invitato ad intervenire.

La prima cosa triste che ho visto entrando, è stata un consigliere di zona con una maglietta con la scritta: ?Zingari in zona 3? No grazie!? (vedi foto, ?Un uomo può sorridere ed essere un malfattore!? W. Shakespeare).

Dentro la sala c?erano più di duecento persone che urlavano: “li vogliamo fuori dalle palle! Portateveli a casa vostra!…” Don Colmegna non c?era e mi hanno riferito che, prima che arrivassi io, l?assessore Moioli aveva tentato di parlare ma a causa delle urla disumane non si era capito nulla di quel che aveva detto.

E questo solo perché aveva tentato di esporre il suo ?fantastico? progetto sugli ?zingari?: recintati e controllati a vista continuamente ma non cacciati via, perché questo sarebbe illegale.

Gli interventi dei ?cittadini? erano unanimi: ?Questa è casa nostra, non li vogliamo, sporcano, rubano, non vogliamo trattare, se ne devono andare fuori dalle palle!?.

Qualcuno è arrivato persino al punto di prendersela con l?amministrazione per aver piantato degli alberi davanti al campo provvisorio, svelando un piano diabolico: nascondere i Rom e le loro attività criminali. La protesta si concretizzava nella geniale proposta di tagliare tutti gli alberi del parco, a fin di bene, e per la sicurezza dei cittadini onesti.

Avendo raggiunto il mio limite di sopportazione, sono uscita. E fuori ho incontrato nuovamente il consigliere in ?maglietta?, così ho chiesto di poter fare qualche foto. Forse pensando che fossi una giornalista, il consigliere mi ha dato il permesso. Sembrava molto contento e orgoglioso. Nessuno ancora aveva capito chi io fossi.

Poi, una signora mi ha riconosciuto: ?Ma è la zingara che ho visto in televisione!? …un?attimo di stupore e di gelo e poi è partito un brusio generale che subito è divenuto un frastuono di insulti. Ma per fortuna mi hanno invitato ad entrare per il mio intervento.

Avevo preparato un discorso pacifico, nel quale si dice che porto la voce di tanti Rom di Milano, onesti e lavoratori, pronti al dialogo, al fine di trovare le migliori soluzioni abitative. Avrei anche voluto dire che le persone contro le quali si ribellano sono una quarantina di uomini donne e bambini (gli altri sono stati cacciati via, per una trasgressione del patto di legalità ma questa è un?altra storia di ingiustizia), tutta gente per bene, lavoratori, poveri ma con il diritto sacrosanto alla dignità umana.

Avrei voluto dire che anche ai Rom non piace vivere nei “campi”, che chiedono alle istituzioni di impegnarsi a cercare altre soluzioni, insieme a loro. Non l?ho potuto dire.

Sono stata aggredita verbalmente e, poi, quasi fisicamente. Sono stata insultata: “Zingara di merda! Torna a casa tua! Non ti vogliamo! Fuori dalle palle!…”

Passati i tre minuti che mi erano concessi per l?intervento, la polizia, insieme a un?altro attivista in maglietta verde, sono venuti da me offrendomi la scorta per uscire. Ovviamente ho rifiutato, volendo rimanere fino alla fine.

Ho sentito il capogruppo di An in Provincia, De Nicola, dire: ?Noi non siamo razzisti?, tenendo la mano sulla spalla dell?attivista in maglietta con scritta “zingari ? no grazie”.

Ho sentito l?assessore Moioli dire: ?Ragazzi calmatevi, questi non rubano, lo sapete bene, perché questi sono controllati, il problema sono gli altri, quelli che sono fuori?.

Mi sono vergognata per quella poca gente (salvo rare eccezioni) che dice di essere di sinistra e che rappresenta la sinistra in quel consiglio che ha applaudito il discorso finale dell?assessore e che non si è alzata, non ha detto una parola o fatto qualcosa quando sono stata fortemente insultata.

Ma del resto, nel loro piccolo, dall?interno di un consiglio di zona, loro seguono la politica della sinistra milanese in generale che non ha la forza di alzare la voce contro questa barbarie e appoggia coloro che vogliono recintare, controllare, segregare.

A coloro che pensano di poter ignorare o sminuire il razzismo e l?odio gridatoci apertamente in faccia, che è come un virus che si sta allargando in tutta la Lombardia, chiederei una riflessione al di là dei giochi politici, di alleanze e di ?bandierine?: non si è arrivati ad un punto dove è necessario dire basta, alzare la voce e fare qualcosa? Qual è il limite di sopportazione prima di condannare, chiaramente e apertamente, quello che sta accadendo?

E? gia accaduto in passato, di non dare peso a posizioni simili, ignorando segnali precisi di razzismo e violenza. Sappiamo bene cosa ha portato.

Ma chiederei la stessa cosa a quelli come me, al mio popolo, ai Rom. Qual è il limite di sopportazione? Possiamo permettere ancora una volta questo virus? Non ci riguarda tutti quello che sta accadendo, nonostante in questo caso si tratti di Rom Rumeni? Non è forse la stessa cosa? Non ci toccherà tutti e anche presto? Non dobbiamo ai nostri antenati morti nei lager, a noi stessi e ai nostri figli, di unirci per una volta e far sentire ed ascoltare la nostra voce? O aspetteremo come sempre di subire quello che gli altri vogliono e decidono per noi?

La Storia ci dice che hanno sempre voluto e preso decisioni terribili. Perchè questa volta dovrebbe essere diverso? Perché viviamo in un paese democratico e in una società civile?

Io vengo da un paese che, in tutti questi anni, ho sentito definire non – democratico, un regime che negava diritti e libertà. Ma sono dovuta venire a Milano per sentirmi dire che avevo bisogno di una scorta, per il solo fatto di aver dichiarato la mia appartenenza etnica. Opre Roma!

di Dijana Pavlovic

Riferimenti: Firma anche tu contro il patto di "legalità"

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