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Milano, il Prefetto da ordine di applicare la nuova normativa per i Rom Rumeni

4 Luglio 2007 Nessun commento


Si è tenuto lunedì 2 luglio in Prefettura il tavolo sui Rom, cui hanno partecipato, oltre al Prefetto Gian Valerio Lombardi, il vice sindaco e l?assessore ai Servizi Sociali del Comune di Milano Riccardo De Corato e Mariolina Moioli, il comandante della Polizia Municipale Emiliano Bezzon e l?assessore provinciale alla Sicurezza Alberto Grancini.

Uno dei temi al centro dell?attenzione, è stata la direttiva europea relativa al diritto dei cittadini dell?Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare nel territorio degli Stati membri, che concedendo anche ai rumeni la ?cittadinanza europea? ha di fatto aperto le porte a migliaia di nuovi immigrati, senza sostegno e senza casa, provenienti da questa terra.

Il Prefetto di Milano ha annunciato di aver dato disposizione affinché gli agenti delle Forze dell?Ordine si attrezzino per accertare la presenza sul territorio di cittadini comunitari che non siano in grado di provvedere al proprio sostentamento economico e a quello della propria famiglia. Gli agenti, ha spiegato Lombardi, dovranno eseguire specifici controlli a partire da accattoni e mendicanti.

La normativa europea, infatti, parla chiaro: chi non ha un lavoro e mezzi economici sufficienti a vivere dignitosamente sarà allontanato. Dopo i controlli delle Forze dell?Ordine, quindi, il cittadino comunitario potrà entro tre mesi recarsi pressi gli uffici dell?Anagrafe per l?iscrizione, dichiarando il proprio nome, la residenza, l?attività lavorativa e la disponibilità di risorse economiche sufficienti per sé e per i propri familiari.

In caso contrario, e quindi venendo a mancare le condizioni indispensabili a determinare il diritto di soggiorno dell?interessato, il Prefetto provvederà ad emanare un apposito provvedimento di allontanamento del cittadino e dei propri familiari, con atto motivato e notificato all?interessato.

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In foto il Prefetto Lombardi (a sinistra) con Fontana, Presidente del Consiglio Regionale Lombardo

Milano, l’idea folle di Palazzo Marino

2 Luglio 2007 Nessun commento


Palazzo Marino vuole spostare ventidue famiglie rom allontanate da Triboniano nel campo regolare di via Idro. «Idea folle» commentano quelli del comitato «Via Padova sicura». Valutazione condivisa dal consiglio di zona 2, mentre Forza Italia e Lega hanno organizzato questo pomeriggio, ore 17.30 da piazza Costantino a via Idro, la solita fiaccolata per la “sicurezza” che si trasformerà nell’ennesima manifestazione contro i Rom.

Residenti e politici, tutti uniti nel ricordare all?amministrazione Moratti che «il quartiere di via Padova è già gravato oltre ogni misura da problemi di sicurezza e degrado». Avvertenza con tanto di invito rivolto all?assessore alle politiche sociali Mariolina Moioli di «procedere con l?estensione del patto di legalità solo per coloro che sono all?interno del campo regolare di via Idro» ovvero di «rispettare il numero chiuso di rom a Milano» o, in alternativa, di «spostare le ventidue famiglie allontanate da Triboniano sotto casa sua, così da verificare di persona la situazione 24 ore su 24».

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Milano, l’Assessore De Corato si ricorda dell’Europa a spot

30 Giugno 2007 Nessun commento


“La direttiva comunitaria, recepita lo scorso 11 aprile dal Governo italiano, parla chiaro: ora possiamo allontanare dal nostro Paese quei cittadini comunitari che non hanno i mezzi per sostenere dignitosamente se stessi e la propria famiglia. Perche’ allora questo strumento in Italia non viene ancora utilizzato, mentre la Francia di Sarkozy gia’ se ne avvale? E vorrei anche sapere se della direttiva sono stati informati i questori e i prefetti”.

Sono le affermazioni del vicesindaco e assessore alla Sicurezza di Milano, Riccardo De Corato, dopo l’imbeccata dalle pagine de Il Giornale di Franco Frattini, vice Presedente della Commissione Europea.

Noi di sucardrom possiamo solo ricordare a Frattini e a De Corato che l’Europa ha emanato qualche anno fa la Direttiva Europea 2000/43/CE per il contrasto delle discriminazioni etniche / razziali che l’Italia non ha tradotto integralmente e comunque non applica totalmente.

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Milano, ieri un incendio ha distrutto l’insediamento rom di via San Dionigi

30 Giugno 2007 Nessun commento


Un altro “campo nomadi” milanese raso al suolo dalle fiamme. Dopo l?incendio della favela di via Barzaghi, dietro il Cimitero Maggiore, avvenuto il 21 giugno scorso, e il rogo che due giorni dopo ha distrutto parte di un insediamento rom a Sesto San Giovanni, ieri è toccato all’insediamento di via San Dionigi, estrema periferia sud della città.

Ancora una volta l?intervento dei Vigili del fuoco e delle forze dell?ordine, ancora una volta bimbi a piedi nudi in fuga dalle fiamme. Circa 250 le persone che vivevano nel campo, sessanta i bambini sotto i 14 anni. Nessun ferito. Danneggiato il deposito di un?azienda che produce bancali e cassette di legno, confinante all?area bruciata.

Il primo focolaio è scoppiato verso le 15.20, subito estesosi a tutta l?area del “campo”. Il vento forte e la struttura stessa dell?insediamento – una trentina di baracche ammassate l?una sull?altra – hanno fatto in modo che in poco più di un?ora della bidonville di via San Dionigi non restasse più nulla.

«Abbiamo sentito quattro o cinque esplosioni molto forti – hanno dichiarato alcuni residenti in zona -. Probabilmente erano le bombole del gas che scoppiavano. In pochissimo tempo si è alzato un gran fumo nero, e le fiamme, alte anche tre-quattro metri, hanno invaso subito tutta l?area».

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Riferimenti: Il caos a Milano

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Milano, i Rom non ci stanno a perdere il lavoro

26 Giugno 2007 1 commento


In queste settimane stiamo assistendo ad un deterioramento dei rapporti tra la società civile, la politica e le “comunità rom” senza precedenti. In gioco non ci sono soltanto delle diverse sensibilità o opinioni su cui impostare le proprie idee di governo delle città, magari con l’appoggio bipartisan di una parte dell’opposizione, ma un vero e proprio oltrepassare i limiti della comune e rispettosa convivenza.

Quello che ferisce non è solo un modo diverso di concepire e trattare con pesi e misure differenti i rapporti tra soggetti sociali che non godono delle stesse opportunità, ma la cattiva coscienza di chi indica oggi dall’alto delle proprie responsabilità di potere “l’altro”, il “rom”, come mera espressione di un disagio generalizzato che la società vorrebbe in una qualche misura scrollarsi dalle spalle.

Ad un anno ormai dalla presentazione di un “piano strategico” da parte del Comune per risolvere questa ?questione? i risultati raggiunti sono francamente sconfortanti.

Per la prima volta a Milano, abbiamo assistito alla realizzazione di un mega campo destinato ad accogliere c.ca 700 persone, mentre in tutto il Paese e in Europa da anni si chiede a gran forza di dare avvio ad una seria politica dell’abitazione per le comunità rom e sinte che superi l’idea del “campo nomadi” o “villaggio solidale”, anche o soprattutto assegnando a chi di loro ne ha diritto delle case o aiutandoli ad averne una.

Viceversa, alle famiglie Rom che hanno avuto accesso in via Triboniano è stato chiesto di sottoscrivere un “Patto di legalità e socialità” che sottolinea di fronte all’opinione pubblica solo l?esistenza di un radicato pregiudizio che a volte sfocia in aperta discriminazione da parte delle autorità, senza alcuna reale utilità pratica. A chi altro viene chiesta una cosa analoga? O forse esiste di fronte alla legge la possibilità di un trattamento differenziale degli individui in base all’origine culturale, religiosa o quant’altro?

Le politiche sociali che per molti anni anche le giunte di centro destra hanno portato avanti in questa città, oggi si perdono nel “buco nero di via Triboniano” che tutto attrae e tutto si porta via. Eppure i Rom e i Sinti sono “molti”, circa 5 mila, per la metà italiani di nascita o di prossima cittadinanza.

Queste piccole comunità vivono da alcuni decenni nelle periferie della città, conquistandosi giorno dopo giorno il diritto di rimanerci e il rispetto dei vicini, come nel caso di via Idro dove, proprio dalle pagine del Corriere della Sera leggiamo oggi, con grande preoccupazione e sconcerto, dell?eventualità dell?arrivo degli ultimi sfollati di via Triboniano.

?Comunità? dai tanti nomi, come i Rom Harvati e i Rom Abruzzesi che hanno espresso il “meglio” della loro cultura e stile di vita moderno aprendosi al confronto con la società, consentendo l?avvio ben 14 anni fa dell?esperienza delle mediatrici culturali rom nelle scuole e nella sanità, o ancora di 3 cooperative sociali che hanno impiegato in pochi anni 50 giovani in stabili attività lavorative.

Sì, perché anche i Rom lavorano e oggi sono fortemente preoccupati di perdere il loro posto solo perché queste straordinarie esperienze rischiano di essere ignorate e messe da parte dal Comune, già dal prossimo inizio del mese di Luglio.

A cosa ci può condurre tutto ciò? Forse a far nascere delle vere e proprie banlieu nostrane impermeabili ad ogni contatto con la società? O forse davvero ci illudiamo che proclamando in modo demagogico l’applicazione di un “numero chiuso” ai Rom si possano correggere quelle profonde distorsioni che sono entrate nel modo di agire delle Istituzioni e che non facilitano anzi aggravano il contrasto alle forme di devianza e di violenza presenti anche in queste comunità?

Maurizio Pagani
Vicepresidente Opera Nomadi Milano

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Milano, in via Triboniano è il caos

23 Giugno 2007 2 commenti


Situazione drammatica a Milano. Gli scontri e la desolazione di via Triboniano portano la città meneghina fuori dall’Europa. L’intransigenza delle Istituzioni nel sostenere un patto scellerato ha di fatto acceso la disperazione di uomini e donne, appartenenti alle minoranze Rom rumene.

Siamo all’inizio di una tragedia: oggi via Triboniano, domani… Rimaniamo senza parole dall’incapacità delle Istituzioni a costruire un dialogo partecipativo e costruttivo con Cittadini Europei, appartenenti alle minoranze rom rumene.

L’associazionismo arranca tra spinte diverse che creano di fatto fratture forse irreversibili. La società civile è frastornata e pochi hanno il coraggio di esporsi e discutere. La politica si richiude in se stessa perchè ha paura ed è incapace di governare una questione che coinvolge poche migliaia di cittadini italiani ed europei.

I protagonisti di oggi, l’assessore Maiolo e don Colmegna, producono una politica di “riduzione del danno” che si trasforma giorno dopo giorno in tragedia. Niente di nuovo per l’Italia dei “campi nomadi” che ha visto in questi vent’anni discriminazione, segregazione e apartheid.

Ciò che colpisce è lo squilibrio di potere tra cittadini europei: se sei Rom la tua protesta vale di fatto meno di quella di un appartenente alla società maggioritaria, in senso numerico. E’ un dato che dovrebbe far pensare ma crediamo che pochi raccoglieranno l’invito.

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Milano, appello contro gli sgomberi e i "campi nomadi"

23 Giugno 2007 1 commento


Il Consiglio Comunale di Milano ha deciso unitariamente con la sola opposizione di un gruppo di consiglieri della minoranza, di sgomberare a tappeto i “campi” senza predisporre nessun tipo di soluzione per centinaia di Rom rumeni che si trovano ora in condizioni disperate determinando gravi situazioni di tensione come è avvenuto al campo di Triboniano.

Le conseguenze di questa scelta destano grandissime preoccupazioni. Questi sgomberi non offrono alternative: uomini, donne e bambini vengono semplicemente abbandonati a se stessi costringendoli a cercare rifugi di fortuna o, peggio ancora, a bivaccare nei parchi milanesi.

Costretta a un nomadismo da tempo abbandonato perde le tracce di integrazione che si erano create – occasioni di lavoro, inserimento scolastico – una popolazione che ha lasciato il disastro della loro terra per cercare la loro piccola parte di felicità nell’opulenta Lombardia e per questo sono disposti ad accettare condizioni che una società normalmente civile non dovrebbe consentire a nessuno.

Chi voleva, a parole, la sicurezza ora soffia sul fuoco:

genera una situazione di degrado umano e di conflitto;

legittima le azioni squadristiche contro i rom di leghisti e razzisti vari;

giustifica chi pensa che cittadini stranieri, persone e popoli abbiano meno diritti e più leggi speciali, secondo precedenti storici che hanno tragicamente segnato la storia umana;

infine abbandona a se stesse le molte associazioni e i volontari che agiscono sul sociale e seguono i Rom.

Noi crediamo che una politica responsabile e degna di un Paese civile non debba inseguire il malcontento, il disagio e anche il pregiudizio ma costruire le condizioni di diritti e doveri uguali per tutti per una convivenza pacifica e rispettosa delle diverse culture.

Per questo chiediamo alle autorità prima di tutto di sospendere questa scelta dissennata che porta solo tensione che si trovino nell’immediato soluzioni che rispettino la dignità e la condizione umana dei Rom, infine che le aree vengano svuotate solo dopo aver trovato soluzioni abitative adeguate per tutti, avviando una politica concordata anche con i rom di processi di inserimento reale nel mondo lavorativo e sociale; dopo aver consegnato alla gestione delle forze dell’ordine e al sistema di giustizia solo chi lo deve essere.

Bisogna abbandonare la logica dei “campi” e prevedere, come è avvenuto e avviene in molti altri paesi, sia in Italia che in Europa, percorsi di inserimento sociale, lavorativo ed abitativo adeguato, come anche per i rifugiati e richiedenti asilo.

Facciamo perciò un appello

alle istituzioni e alla politica perché tornino a produrre e proporre idee, contenuti, progetti per l’agire sociale della nostra comunità, mettendo al centro il diritto-dovere dell’accoglienza di una città, il rispetto dell’interesse generale di tutti i cittadini, italiani o stranieri che siano;

alla società civile perché intervenga anche con atti concreti manifestando la volontà di rifiutare una comunità fondata sull’esclusione e sull’odio esercitato sui più deboli e indifesi dei nostri concittadini.

ARCI, Associazione Aven Amenza, Associazione NAGA, Comitato per le Libertà e i Diritti Sociali, Festa dei Popoli di Opera, Opera Nomadi

Documento inviato al prefetto di Milano, al Consiglio Comunale di Milano e alla società civile di Milano. Per adesioni: leonardo.fiorentino@comune.milano.it

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Milano, "opera gagia" ripercorre i fatti di Opera

21 Giugno 2007 Nessun commento


Ieri sera, mercoledì 20 giugno alle ore 20.30 e alle 22.30, presso Spazio Oberdan, è stata presentata l’anteprima di ?Opera Gagia? (HDV, 57?, Milano, gennaio/maggio 2007; produzione E-Tica Srl – divisione Film), regia di Antonio Bocola , ricerca giornalistica e interviste Alfredo D?Amato e Francesco Scarpelli . Documentario prodotto dalla Provincia di Milano, Settore cultura.

Il film è stato realizzato fra gennaio e maggio 2007, ?Opera Gagia? racconta i fatti seguiti allo sgombero con procedura d?urgenza, nel dicembre 2006, della comunità di settantadue Rom rumeni da uno degli accampamenti abusivi di Via Ripamonti a Milano, e le reazioni al loro trasferimento nei terreni temporaneamente loro destinati da Comune e Provincia di Milano nell?adiacente comune di Opera.

Il film ricostruisce l?intera vicenda attraverso immagini di repertorio, interviste ai protagonisti e riprese all?interno della comunità Rom e tra gli abitanti del paese: dal corteo spontaneo di protesta radunatosi sotto la sede del Comune, e concluso con l?incendio delle tende allestite dalla Protezione Civile, ai presidi permanenti all?ingresso del campo.

Dall?immediato ciclone mediatico, che divide gli abitanti di Opera e l?opinione pubblica tra chi è ?contro gli zingari? e chi invoca i nuovi ?imprenditori politici della paura?, fino alla partenza volontaria dei Rom, stanchi del clamore e dei continui insulti, annunciato cinquantad e giorni dopo con una lettera aperta a tutta la cittadinanza gagia, cioè non-zingara.

?Opera Gagia? ripercorre attraverso le voci dei protagonisti le tappe dell?affermazione di una non-identità come soluzione di un conflitto sociale e culturale, a Opera come a Milano, attraverso la vittoria delle divisioni e delle solitudini.

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Milano, l’Opera Nomadi denuncia: il numero chiuso è illegale

19 Giugno 2007 Nessun commento


La mozione votata a maggioranza ?bipartisan? dal Consiglio Comunale di Milano riunitosi lunedì 18 giugno, in merito alla presenza delle ?comunità di rom rumeni nel Quartiere di Chiaravalle? è, nella parte che prevede l?istituzione di un ?numero chiuso?, un atto illegale ed illegittimo, contrario ai dettami costituzionali e alla legislazione nazionale e internazionale vigente e sottoscritta dal nostro Governo nei trattati di adesione all?Unione Europea.

Di fronte alla legge infatti non esiste ?un?entità rom o zingara? che possa essere discriminata o sottoposta ad un trattamento differenziale ma solo cittadini che hanno pari diritti e dignità.

La canea che in queste settimane sta montando a Milano in merito ad una presunta invasione di Rom (c.ca 5 mila su una popolazione di 1 milione e trencentomila abitanti), trova un?inedita alleanza tra il centro destra che governa la città e i partiti dell?Ulivo all?opposizione ma mette in evidenza il pieno fallimento delle politiche fin qui seguite.

Infatti, la ?questione rom? affrontata solo attraverso provvedimenti emergenziali discutibili (come la realizzazione di un grande campo destinato ad accogliere 700 persone e l?imposizione ai suoi ospiti di un Patto di Legalità dai contenuti discriminatori ma dalle ricadute pratiche inconsistenti) è risultata inefficace e sbagliata, mantenendo irrisolta la questione abitativa più generale e riproponendo, come nel passato, la logica degli sgomberi selvaggi per cercare di placare l?esasperazione dell?opinione pubblica.

Chiediamo quindi l?immediato ritiro di un atto palesemente illegittimo e l?apertura di un tavolo di reale confronto tra istituzioni, cittadini e associazioni che aiutino a superare ?l?emergenza democratica? venutasi a creare a Milano.

Maurizio Pagani
Vicepresidente Opera Nomadi Milano

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Milano, l’Arci cerca volontari per gli sportelli immigrati

19 Giugno 2007 Nessun commento


Nell’ambito del progetto “Città Aperte” promosso dal Ministero della Solidarietà Sociale, Arci Milano apre una campagna di allargamento della cultura della difesa dei diritti, il cui ambito elettivo sono gli Sportelli di Consulenza e Orientamento per Cittadini Immigrati.

Gli sportelli sono nei circoli di ARCI CORVETTO (via Oglio, 21), ARCI BAIA DEL RE (via Palmieri 8), ARCI METISSAGE (via Borsieri, 2) e presso FILEF LOMBARDIA (circolo ARCI via Bellezza 16/a).

Crediamo che la difesa dei diritti passi anche attraverso la costruzione di una identità comune che deriva dalla condivisione degli spazi e dei problemi: lavorando allo sportello, attraverso l’offerta di un servizio e la diffusione di informazioni corrette e qualificate, si svolge attività politica e si crea la base per una società plurale e trasformata.

Gli orari sono sia pomeridiani che serali e in alcuni casi durante il fine settimana. La rete degli sportelli dei circoli di Arci Milano costituisce un luogo di formazione in materia di immigrazione, ma anche uno spazio di elaborazione e pratica politica.

Per informazioni contattare Cristina (328 6575030) o scrivere a: sportello.corvetto@yahoo.it

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