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Minoranze Linguistiche, il piano scolastico esclude i bambini sinti e rom

9 Giugno 2007 2 commenti


Il Ministero della Pubblica Istruzione ha reso noto il Piano di interventi e di finanziamenti, relativamente al prossimo anno scolastico, per la realizzazione di progetti nazionali e locali nel campo dello studio delle lingue e delle tradizioni culturali appartenenti a minoranze linguistiche. Le scuole interessate potranno inviare i progetti entro il prossimo 15 settembre.

In considerazione di quanto previsto dal Regolamento di attuazione della legge n. 482 del 15 dicembre 1999, emanato con Dpr n. 345 del 2 maggio 2001, per l’anno scolastico 2007/2008 il Ministero della Pubblica Istruzione specifica in una lettera circolare del 27 aprile scorso, prot. n. 4094, il Piano di interventi e di finanziamenti per la realizzazione di progetti nazionali e locali nel campo dello studio delle lingue e delle tradizioni culturali appartenenti ad una minoranza linguistica.

La suddetta legge, all?art. 2, dispone che ?la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo?.

Noi di sucardrom evidenziamo che le scuole, dove sono presenti bambini appartenenti alle Minoranze sinte e rom, non potranno beneficiare di questi finanziamenti.

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Gizzeria Lido (CZ), minoranze linguistiche e scuola: dalla Calabria all’Europa

24 Novembre 2006 Commenti chiusi


Ha preso il via ieri, 23 novembre 2006, la tre giorni coordinata dall’Istituto Regionale di Ricerca Educativa della Calabria dedicata ad un seminario di carattere nazionale dal titolo “Minoranze linguistiche e scuola: dalla Calabria all’Europa” i cui lavori sono attivati nella sala congressi di un albergo di Gizzeria Lido, Provincia di Catanzaro.

È dal nuovo presidente dell’Irre, Giuseppe Spadafora, in carica dalla scorsa stagione, che apprendiamo il significato di questo progetto che vedrà la partecipazione fattiva di docenti e ricercatori delle Università calabresi nonché di rappresentanti scolastici di lingue minoritarie del Molise, (albanese e croato), della Valle d’Aosta, del Friuli, dell’Istituto sloveno di Trieste, dell’Istituto pedagogico del Ladino di Bolzano, di Nuoro, della lingua minoritaria germanica a Udine ed altri ancora. Purtroppo non sono contemplati interventi sulle lingue dei Rom e dei Sinti Italiani, presenti anche in Calabria da oltre seicento anni.

Un incontro, perciò, variegato e ricco di testimonianze e documentazione storica di cui il professore Spadafora dice: «Le minoranze linguistiche non sono espressione di culture minoritarie e le loro lingue, anzi, testimoniano la loro vivacità culturale. In casi, come quello dell’albanese di Calabria, esse rappresentano la testimonianza orgogliosa di una radice culturale che, pur sottolineando un’appartenenza e una differenza, suggeriscono l’ipotesi di una possibile integrazione culturale. L’ipotesi complessiva che ha ispirato, comunque, questo seminario è che senza un adeguato confronto culturale con le minoranze linguistiche storiche, difficilmente si può teorizzare in modo adeguato sui processi interculturali di integrazione della democrazia nella società contemporanea».

Otello Profazio, cantastorie folk calabrese, esperto ricercatore di canti occitani, greci e albanesi di Calabria, intratterrà gli ospiti del seminario le cui conclusioni sono affidate, nella mattinata di sabato a Salvatore L’Andolina, direttore dell’Irre Calabria ed a Elisabetta Davoli, dirigente dell’Ufficio VI del ministero dell’Istruzione.

In foto la mappa sulle Minoranze Linguistiche riconosciute dallo Stato Italiano.

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Svizzera, la Lega difende le Minoranze Linguistiche

22 Novembre 2006 Commenti chiusi


Succede anche questo… La Lega, partito politico svizzero ispirato dal movimento politico italiano guidato da Umberto Bossi, difronte alle esternazioni di Armin Walpen, direttore generale SSR, il quale ha minacciato che se l’aumento del 6.5% del canone tv non dovesse venire approvato, ad andarne di mezzo sarebbero le minoranze linguistiche, il deputato in Gran Consiglio Lorenzo Quadri (Lega) chiede una presa di posizione da parte del Governo ticinese.

In una mozione presentata oggi Quadri stigmatizza l’atteggiamento di Armin Walpen: “Il direttore generale SSR ? invece di valutare gli ampi margini di risparmio interni all?azienda radiotelevisiva e di fare trasparenza sui conti – minaccia, in caso di mancato aumento del canone, la decurtazione del servizio pubblico anche agli utenti ticinesi (evidentemente mantenendo il canone attuale)”.

Sottolineqando che le “minacce del direttore generale SSR ai danni delle minoranze linguistiche costituiscono un?evidente lesione dei principi federalisti”, Quadri ricorda il mandato di servizio pubblico contenuto nella Costituzione federale al quale la SSR dovrebbe attenersi: “La radio e la televisione contribuiscono all?istruzione e allo sviluppo culturale, alla libera formazione delle opinioni e all?intrattenimento. Considerano le particolarità del Paese e i bisogni dei Cantoni. Presentano gli avvenimenti in modo corretto e riflettono adeguatamente la pluralità delle opinioni?.

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Speriamo che il deputato in Gran Consiglio Lorenzo Quadri sia così solerte anche nei confronti dei diritti negati alle Minoranze Linguistiche Sinte e Rom, presenti in Svizzera.

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Peccato che le Minoranze Linguistiche Rom e Sinte siano sempre escluse

29 Novembre 2005 Commenti chiusi


MINORENZE LINGUISTICHE: IN GENNAIO A ROMA PRIMA CONFERENZA

Palermo, 28 novembre 2005

A meta’ gennaio si svolgera’ a Roma la prima riunione della Conferenza delle minoranze linguistiche, realizzando un confronto tra Stato, Regioni, Comuni, istituzioni locali e minoranze.
Lo ha annunciato il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, intervenendo a un convegno sul tema oggi a Palermo.
Un appuntamento, ha spiegato il ministro, nel quale si dovra’ discutere anche di una nuova legge di settore, poiche’ la 482 del ’99 “ha prodotto buoni risultati, ma non basta piu’. Serve uno strumento legislativo piu’ adeguato e aggiornato. E il nuovo ddl – ha aggiunto – dovra’ essere pensato e formulato insieme alle minoranze linguistiche”.
Il testo dovra’ peraltro istituzionalizzare la Conferenza permanente delle minoranze linguistiche, “ma poiche’ – ha spiegato La Loggia – potremmo non fare in tempo ad approvare la legge, a meta’ gennaio convocheremo comunque tale organismo. Lo faremo politicamente, se non istituzionalmente. Contestualmente sara’ avviato il percorso per il varo del disegno di legge che potra’ essere approvato o meno. Nel frattempo, avremo comunque riunito una grande Conferenza, con l’effetto di spingere la politica e le istituzioni”.

Riguardo all’attuale legge, il bilancio per La Loggia “e’ positivo” perche’ sono stati fatti passi in avanti per la salvaguardia delle 12 minoranze linguistiche, sebbene ci siano quelli che il ministro chiama “i beneltranzisti, cioe’ quelli che pensano che ci sono ‘ben altri problemi’, quelli che non sono mai soddisfatti”.

Il ministro ha annunciato anche un monitoraggio sui risultati ottenuti da alcuni strumenti, come gli sportelli linguistici, “un’importante occasione di integrazione. Ecco, perche’, mi rammarico che non siano cosi’ diffusi come dovrebbero, e che da qualche parte siano assenti”.

L’uso della lingua minoritaria nella pubblica amministrazione e nella scuola, infatti, “e’ fondamentale perche’ realizza il necessario legame con le comunita’, le radici e la storia”. Per Gaetano Caramanno, sindaco di Piana degli Albanesi (Palermo), dove vive la piu’ numerosa minoranza albanese in Italia, “la lingua e’ fondamentale per mantenere in vita la nostra stessa cultura. Il percorso di salvaguardia e’ gia’ avviato – assicura – anche grazie a passi concreti come gli sportelli linguistici, i corsi di bilinguismo nelle scuole e le indennita’ di bilinguismo degli impiegati comunali”.

Riferimenti: AGI on line

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Sinti e Rom, Minoranze Etniche Linguistiche Nazionali

4 Agosto 2005 Commenti chiusi

Da una decina d’anni, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha sottolineato la necessità di riconoscere ai Rom e ai Sinti una protezione speciale ed ha altresì condannato qualsiasi forma di discriminazione, che purtroppo tuttora si verifica nei diversi Stati Membri dell’Unione Europea. Il tutto è ben precisato nella raccomandazione del 1993. Malgrado i notevoli sforzi messi in atto dalle organizzazione nazionali, dai poteri locali e dalle organizzazioni non governative, gli obiettivi fissati sono stati raggiunti solo in parte.

L’assemblea ricorda la Convenzione per la tutela dei diritti dell’uomo e le libertà fondamentali del 1950 nonché la Convenzione Europea del 1987 che vieta la tortura, pene o trattamenti disumani o umilianti, la Carta Europea (1992) sulle lingue regionali o minoritarie, la convenzione quadro del 1995 per la protezione di minoranze nazionali e la Carta Sociale Europea, rivista nel 1996.

Oggi i Rom e i Sinti sono ancora oggetto di discriminazione, emarginazione e di segregazione. La discriminazione è estesa in tutti i campi, nel pubblico e nel privato compreso il diritto di vedersi negato l’acceso a qualsiasi funzione pubblica: insegnamento, impiego, servizi sanitari, pertanto l’emarginazione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom si trasforma in discriminazione etnica che tocca generalmente i gruppi sociali più deboli.

I Rom e i Sinti costituiscono un gruppo minoritario particolare per due emotivi: sia trattasi di etnia minoritaria, sia perché tocca le fasce sociali più deboli.

La maggior parte dei Sinti e dei Rom attualmente si confronta con una situazione economica critica in quasi tutti i paesi membri del Consiglio d’Europa. Nell’ambito sociale sono stati portati avanti numerosi progetti mentre l’economia di mercato di stampo neoliberale ha emarginato i gruppi sociali, le fasce svantaggiate, compresi i Rom e i Sinti, questo si è verificato anche nei paesi più sviluppati. Nei paesi dell’Europa Centrale ed Orientale, la transizione economica e politica ha ulteriormente aggravato la situazione sfavorevole dei Rom e dei Sinti.

Da un punto di vista giuridico le Comunità rom e sinte non sono ancora considerate, in tutti i paesi membri, come minoranze etniche nazionale e pertanto non beneficiano dei diritti che questo status prevede. I Rom e i Sinti devono essere trattati come gruppo comunitario nazionale o etnico in ogni Stato membro ed i oro diritti devono essere garantiti. Esiste una Carta Europea che tutela le lingue regionali o minoritarie nonché una convenzione quadro per le minoranze nazionali e vanno applicate.

In tempi recenti, la natura e la destinazione degli spostamenti dei Rom e dei Sinti sono cambiate infatti, antichi paesi di transito sono diventati la loro dimora fissa. I conflitti etnici e le guerre civili hanno accentuato questi fenomeni migratori. Questi fenomeni di emigrazione attirano maggiormente l’attenzione delle persone per la sua natura specifica in quanto trattasi di spostamenti non solitari o individuali, bensì famigliari sia che la famiglia rom e sinta sia grande o piccola. Più stati pertanto hanno messo in atto delle leggi che mirano chiaramente a impedire ai Rom e ai Sinti l’ingresso nel loro paese e pertanto direttamente o indirettamente sono discriminatori nei loro confronti.

E’ dunque necessario adottare delle strategie per aiutare i Rom e i Sinti dell’Europa Centrale e Orientale, immigrati nell’Europa Occidentale per evitare che sprofondino nel buio dell’emarginazione; è altresì necessario dare un aiuto concreto per il reinserimento dei Rom e dei Sinti nelle loro terre d’origine.

I Sinti e i Rom, poiché sono a tutti gli effetti cittadini del paese in cui risiedono, devono avere gli stessi diritti e doveri degli altri. Deve essere riconosciuto loro il diritto di spostarsi. Il peso della responsabilità sociale dipende dalle possibilità dei mezzi economici e politici culturali e sociali sia della popolazione maggioritaria, sia della minoranza sinta e rom. La popolazione ospitante deve accettare i Rom e i Sinti senza assimilarli, bensì sostenerli quale gruppo socialmente svantaggiato. Da parte loro i Rom e i Sinti devono accettare le regole vigenti in ambito sociale. I Sinti e i Rom quindi possono essere chiamati ad avere un ruolo più attivo nel cercare la risoluzione dei propri problemi. Lo stato deve fare in modo che si creino le condizioni favorevoli al fine di incoraggiare, pianificare, incentivare il raggiungimento di tali obiettivi.

Gli stati membri del Consiglio d’Europa dovrebbero incoraggiare i Rom e i Sinti ad organizzarsi meglio, a partecipare alla vita politica come elettori candidati o rappresentanti eletti nei parlamenti nazionali. Dovrebbero essere incentivati i partiti politici che includessero nelle loro liste elettorali i Rom e i Sinti naturalmente in luoghi dove hanno la possibilità di essere eletti nei parlamenti nazionali. Gli Stati dovrebbero elaborare e mettere in atto dei piani che mirino a favorire la piena partecipazione dei Rom e dei Sinti, nella vita pubblica a tutti i livelli, dovrebbero altresì partecipare al processo di elaborazione, messa in opera, seguire attivamente ed in prima persona i programmi e le politiche finalizzate a migliorare la situazione attuale.

E’ necessario migliorare la condizione delle donne sinte e rom in quanto ricoprono un ruolo fondamentale nel migliorare le condizioni di vita nel nucleo famigliare. Queste donne subiscono una triplice discriminazione: in quanto sinte e rom, in quanto donne, in quanto appartenenti ad una minoranza etnica.

L’Assemblea del Consiglio d’Europa inoltre invita i media a favorire il dialogo tra i Sinti e i Rom e la popolazione ospitante nella lotta contro la discriminazione, è loro compito infatti far conoscere la cultura sinta e rom alla popolazione ospitante e rendere pubblici esempi di inserimento positivo degli stessi.

L’Assemblea del Consiglio d’Europa riconosce che bisognerebbe rinforzare, chiarire e ottenere questo percorso:
a) fra le organizzazioni europee, quali il Consiglio d’Europa, l’organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa e l’Unione Europea, nell’attività riguardanti i Rom e i Sinti;
b) più organi del Consiglio d’Europa dovrebbero seguire le iniziative, i rapporti, i programmi relativi alla situazione dei Rom e dei Sinti in Europa.

La commissione incaricata di elaborare la futura Costituzione dell’Unione Europea ha chiesto ai rappresentanti di formulare proposte ed ipotesi. Per tanto le comunità sinte e rom dovrebbe sfruttare al meglio questa occasione ed esprimere il loro punto di vista .

Il Consiglio d’Europa può ed deve svolgere un ruolo importante nel migliorare la posizione giuridica dei Rom e dei Sinti sia per il diritto di uguaglianza di qui beneficiano sia per le condizioni di vita.
Per tanto l’Assemblea invita gli Stati Membri a rispettare le sei condizioni qui elencate, necessarie per migliorare la situazione dei ROM/SINTI in Europa:

PRIMA CONDIZIONE
RICONOSCERE LO STATO GIURIDICO DEI ROM/SINTI

Punto 1
Riconoscere i Rom e i Sinti come persone appartenenti a minoranze etniche.

Punto 2
Riconoscere la condizione di gruppo minoritario alle comunità sinte e rom.

Punto 3
Garantire ai Rom e ai Sinti i diritti individuali ed i diritti di comunità minoritaria .

Punto 4
Permettere senza limitazione ai Rom e ai Sinti che risiedono legalmente nel paese dove si trovano di ottenere una carta d’identità.

Punto 5
Stilare, ratificare ed applicare la Convenzione Quadro per la protezione delle minoranze nazionali e la Carta Europea delle lingue regionali minoritarie.

Punto 6
Accordare ai Rom e ai Sinti i diritti sociali tutelati dalla Carta Sociale Europea.

SECONDA CONDIZIONE
ELABORARE ED ATTUARE PROGRAMMI SPECIFICI ATTI A MIGLIORARE L’INTEGRAZIONE DEI ROM E DEI SINTI NELLA SOCIETÀ COME INDIVIDUI, COMUNITÀ, GRUPPI MINORITARI, ASSICURARE INOLTRE LA LORO PARTECIPAZIONE AI PROCESSI DECISIONALI A LIVELLO LOCALE, REGIONALE, NAZIONALE ED EUROPEO

Punto 1
Elaborare e mettere in atto politiche che trattino le problematiche rom e sinte globali e legate a fattori economici, sociali e culturali.

Punto 2
Rinforzare il dialogo tra i Rom e i Sinti, le comunità sinte e rom ed altri gruppi della società.

Punto 3
Fare in modo che i rappresentanti rom e sinti facciano parte a tutti i livelli nei processi decisionali, nella elaborazione e mettere in opera dei programmi che migliorino la situazione di individui dei Rom e dei Sinti e delle loro comunità. Questo coinvolgimento non deve essere una semplice consultazione, ma deve essere fatta sotto forma di una vera collaborazione concreta.

Punto 4
Incoraggiare la presenza dei membri delle comunità sinte e rom nei parlamenti nonché la partecipazione degli eletti Rom e Sinti ai processi legislativi regionali, locali e negli organi esecutivi

Punto 5
Favorire la collaborazione tra varie regioni con lo scopo di trattare i problemi con cui i Sinti e i Rom si confrontano soprattutto con una loro partecipazione attiva.

Punto 6
Rinforzare le procedure di controllo sistematico e regolare l’applicazione delle raccomandazioni e dei programmi specifici che mirano a migliorare la posizione giuridica e le condizioni di vita personali e collettive dei Sinti e dei Rom.

TERZA CONDIZIONE
GARANTIRE AI SINTI E AI ROM TRATTAMENTI IN QUANTO GRUPPO MINORITARIO NEL CAMPO DELL’ISTRUZIONE, DELL’IMPIEGO, DELLA ASSISTENZA MEDICA, DEI SERVIZI PUBBLICI, DELLA SISTEMAZIONE ABITATIVA

Gli stati membri dovranno porre un’attenzione particolare:

Punto 1
Favorire l’inserimento dei Sinti e dei Rom nell’impiego.

Punto 2
Dare ai Sinti e ai Rom la possibilità di frequentare le strutture educative dalla scuola d’infanzia all’Università.

Punto 3
Agevolare i reclutamento dei Sinti e dei Rom nelle strutture pubbliche che interessano direttamente la comunità sinte e rom: come gli edifici scolastici dell’istruzione primaria e secondaria, centri che offrono cure essenziali ed indispensabili centri di protezione sociale.

Punto 4
Far sparire la tendenza a ghettizzare i Sinti e i Rom, ad orientarli verso scuole o classi riservate ad alunni con deficit mentali

QUARTA CONDIZIONE
SVILUPPARE E METTERE IN ATTO AZIONI POSITIVE CHE FAVORISCONO LE CLASSI SVANTAGGIATE QUALI APPUNTO I ROM E I SINTI NEL CAMPO DELL ISTRUZIONE DEL IMPIEGO DEGLI ALLOGGI

Punto 1
Assicurare nel bilancio dei programmi di sviluppo un sostegno a lungo termine ai redditi delle famiglie svantaggiate comprese i Sinti e i Rom.

Punto 2
Assicurare che i programmi di finanziamento per gli alloggi già stabiliti dal governo siano messi a disposizione delle famiglie socialmente svantaggiate, anche i Rom e i Sinti.

Punto 3
Assicurare un sostegno nel bilancio necessario a migliorare le abitazioni esistenti ed aiutare le comunità sinte e rom dando esse la formazione tecnica necessaria.

Punto 4
Far ricorso alla banca di sviluppo del Consiglio d’Europa per finanziare progetti integrati, elaborati in collaborazione con le comunità Sinte e Rom, per migliorare le loro condizioni di vita per favorire la loro indipendenza economica.

QUINTA CONDIZIONE
PRENDERE PROVVEDIMENTI PRECISI E CREARE ISTITUZIONI SPECIALI PER PROTEGGERE LA LINGUA, LA CULTURA, LE TRADIZIONI, DI IDENTITÀ SINTE E ROM

Punto 1
Facilitare e promuovere insegnamento della lingua romanés.

Punto 2
Incoraggiare i genitori a far frequentare i propri figli nella scuola elementare, media e superiore, informarli della importanza della educazione.

Punto 3
Far conoscere la cultura sinta e rom agli appartenenti alla cultura maggioritaria, in senso numerico.

Punto 4
Provvedere a finche i testi scolastici contengono informazioni sulla cultura rom e sinta.
Punto 5
Assumere insegnanti sinti e rom nelle zone dove gli stessi sono presenti in numero significativo.

SESTA CONDIZIONE
COMBATTERE IL RAZZISMO, XENOFOBIA, L’INTOLLERANZA E GARANTIRE UN TRATTAMENTO NON DISCRIMINATORIO DEI ROM/SINTI A LIVELLO LOCALE, REGIONALE, NAZIONALE, INTERNAZIONALE

Punto 1
Promulgare ed applicare una legislazione globale antidiscriminatoria negli stati membri.

Punto 2
Ratificati come priorità, se non e stato già fatto il protocollo n.12 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Punto 3
Creare organismi di prevenzione e di gestione di conflitti a livello regionale e locale.

Punto 4
Promulgare ed applicare una legislazione globale antidiscriminatoria negli stati membri conforme alla direttiva 2000/4/ce relativa alla messa in atto del principio di uguaglianza nel trattamento delle persone senza distinzione di razza e di etnia.

Punto 5
Sostenere fortemente le organizzazioni non governative di difesa dei diritti individuali e collettivi dei Rom e dei Sinti.

Punto 6
Prestare un’attenzione particolare ai fenomeni di discriminazione nei confronti dei Sinti e dei Rom nel campo dell’istruzione e dell’occupazione lavorativa.

Punto 7
Partendo da dati statistici affidabili lottare contro la discriminazione razziale e proteggere i Sinti e i Rom dall’acquisizione abusiva ed involontaria di dati statistici.

Punto 8
Rinforzare l’osservatorio dei fenomeni di discriminazione nei confronti dei Sinti e dei Rom a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale.

Punto 9
Controllare che quanto enunciato nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e nella Convenzione di Ginevra del 1951 sia pienamente applicato ai Sinti e ai Rom senza discriminazione alcuna.

Punto 10
Essere particolarmente attenti ai problemi incontrati dai Sinti e dai Rom per quanto concerne l’acquisizione a la perdita di nazionalità delle regole e decisioni nell’attraversare le frontiere.

Punto 11
Garantire che le regole applicate e le politiche messe i atto per il controllo degli spostamenti non siano discriminatorie nei confronti degli emigranti rom e sinti.

L’Assemblea raccomanda al Comitato dei Ministri:

a)costituire un forum consultivo rom e sinto europeo all’interno del quale si possa ascoltare le richieste degli stessi Sinti e Rom ed essere un organo consultativo presso il Comitato dei Ministri e dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa nonché nell’istituzioni dell’Unione Europea;

b)creare la figura istituzionale di un mediatore europeo sinto e rom che si occuperebbe dei diritti violati ai Rom e ai Sinti, sia come individui sia come comunità minoritaria;

c)creare un Centro Europeo di Studio e di Formazione dei Sinti e dei Rom collegato al Centro Europeo della Gioventù del Consiglio d’Europa che potesse confrontare efficaci e positive esperienze concernenti l’integrazione dei Sinti e dei Rom a livello locale, regionale e nazionale negli stati membri, promuovere una collaborazione tra specialisti sinti e rom e specialisti appartenenti al gruppo maggioritario;

d)prevedere il reclutamento di agenti sinti e rom alla segreteria delle organizzazioni;

e)creare un fondo europeo di solidarietà per i Sinti e Rom finanziato da contributi volontari degli stati membri del Consiglio Europeo e da altri organismi internazionali;

f)elaborare un nuovo protocollo da aggiungere alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che tratti i diritti delle persone appartenenti a delle minoranze etniche;

g)sostenere sempre più la messa in atto delle iniziative e delle raccomandazioni elencate nei testi internazionali esistenti.

RACCOMANDAZIONE N.1557 (2002)
adottata dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa,
il 25 Aprile 2002

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