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Busto Arsizio (VA), Rifondazione scrive una lettera aperta ai cittadini

2 Luglio 2007 Commenti chiusi


Volevo puntualizzare alcune cose riguardo ai nomadi rom di nazionalità rumena che si sono fermati sul territorio della nostra città alcuni giorni fa. Anche per chiarire il motivo dell’intervento di Rifondazione Comunista in tale occasione.

Come cittadino, e ancor di più come consigliere comunale, è stato mio dovere verificare la situazione in cui si trovavano queste persone e nello stesso tempo cercare, per quello che mi permettevano le mie possibilità, una soluzione che non danneggiasse né i rom né la città di Busto Arsizio.

Sono altresì consapevole che la nostra città si è trovata in una situazione creata da altri comuni che hanno letteralmente scaricato il problema su Busto Arsizio; non ritengo però che fare allontanare queste persone da un comune e spingerle, in una sorta di migrazione forzata, verso un altro comune, voglia dire risolvere il problema.

A mio parere occorre una organizzazione territoriale diversa, una rete di accoglienza per dare la possibilità alle popolazioni nomadi di potersi stabilire in un territorio senza dover vivere in condizioni igieniche precarie. Questo non lo chiede Antonello Corrado e neppure i comunisti bustesi, ma lo sancisce espressamente l’Unione Europea con una risoluzione di 2 anni fa.

Mi sono recato, insieme al compagno segretario del PRC di Busto, Jarno Marchiori, presso il luogo dove i rom erano accampati da due giorni e la situazione che ho trovato era addirittura al limite dell’umana sopportabilità; non voglio fare discorsi compassionevoli, ma vi posso assicurare che vedere bambini di 2-3 anni giocare nell’immondizia o donne incinte vivere in una tenda da campeggio non è certo una cosa accettabile in un paese avanzato e civilizzato come il nostro.

A questo proposito aggiungo, per sfatare anche un’opinione che è abbastanza consolidata in molte persone, che questi rom non avevano auto di lusso o camper con cui potersi spostare e proteggere dalle intemperie; molti di loro avevano un lavoro come operai o muratori a Legnano, che hanno perso a causa del loro allontanamento dalla città a noi limitrofa, come del resto i bambini in età scolare andavano regolarmente a scuola a Legnano ed avevano già effettuato la pre-iscrizione per il prossimo anno.

Noi di Rifondazione ci siamo mossi per un puro spirito di umanità e solidarietà nei confronti di queste persone. Faccio una dichiarazione chiara e netta: non siamo assolutamente favorevoli alla criminalità; oltretutto in questo caso, come ho detto prima, molti di loro lavoravano presso aziende legnanesi.

Capisco benissimo che la situazione era complicata e che c’è una certa “ragion di stato”, che comunque non mi trova d’accordo, che ha obbligato gli amministratori di Busto ad allontanare queste persone dal nostro territorio. Quello che chiedevo era solamente, anche nel rispetto di quelle sempre decantate radici cristiane, che queste persone venissero aiutate, con cibo e assistenza sanitaria, fintanto che non si riuscisse a trovare una soluzione adeguata.

Perché, ripeto, non è che un problema si risolve rimuovendolo dalla vista delle persone, né tanto meno scaricandolole sulle spalle di qualcun altro. Chiudo con una dedica a chi paventa in ogni occasione, a parole, la propria cristianità e, poi, quando occorre mostrarla nei fatti, si vede costretta a vedere operare la carità cristiana dai comunisti di Rifondazione.

Antonio Corrado
Capogruppo PRC Busto Arsizio

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Lettera aperta al Direttore del Corriere della Sera

2 Giugno 2007 6 commenti


Egregio Direttore, siamo stupiti per la pubblicazione del servizio ?I baby borseggiatori della Stazione Centrale? del 1 giugno, a firma di Gianni Cantucci. Un servizio fotografico offerto ai lettori con ampio risalto addirittura sulla prima pagina del Suo giornale.

É scioccante vedere questi minori che compiono reati, senza che i servizi comunali riescano ad intervenire e fermare veri e propri abusi perpetrati sugli stessi minori dagli adulti che li seguono e li indirizzano. Scene che abbiamo visto anche in altre città, ad esempio a Napoli, e che fino a qualche anno fa erano di appannaggio esclusivo di minori appartenenti alla società maggioritaria, in senso numerico (?italiani doc?).

Ciò che però non capiamo è questa continua campagna stampa contro le minoranze italiane ed europee sinte e rom. Giusto denunciare la situazione di minori in evidente stato di sfruttamento ma sarebbe altrettanto giusto denunciare le continue ed evidenti discriminazioni subite dalle minoranze sinte e rom.

Il nostro Paese è stato condannato formalmente dall?Europa e non un rigo il Suo giornale ha pubblicato per evidenziare e denunciare una situazione che incomincia ad assomigliare sempre più al Sud Africa dell?apartheid.

Servizi come quello che Lei ha pubblicato sul Suo giornale, decontestualizzati e sparati in prima pagina erano di consuetudine sui giornaletti provinciali dell?Alabama degli anni Sessanta per giustificare la segregazione subita dai neri americani.

Quindi, permetterà che ci arrabbiamo per questa campagna giornalistica xenofoba, che viene orchestrata da alcuni mesi non solo dal Suo giornale, e che condannerà senza appello le minoranze sinte e rom ad anni di segregazione in questo Paese.

Attendendo un suo cenno, le porgiamo distinti saluti

Bernardino Torsi e Carlo Berini
(Associazione Sucar Drom)

In foto un bambino Rom mentre tenta un borseggio nella Stazione Centrale di Milano

Riferimenti: Svegliati Europa, l?Italia è tornata al 1940

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Firenze, lettera all’Amministrazione comunale a favore di cinque famiglie rom

28 Maggio 2007 Commenti chiusi


Rendiamo pubblica la lettera inviata agli Enti Locali e alle Istituzioni dalla dottoressa Paola Cecchi del C.N.J. (Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia) e dell?associazione A.I.Z.O. a favore di cinque famiglie che vivono nel cosiddetto “campo nomadi” dell’Omatello a Firenze.

Lettera sulle famiglie del Campo Olmatello

La sottoscritta Paola Cecchi del C.N.J. (Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia) e dell?ass. A.I.Z.O. rom e sinti sottopone alla vostra attenzione la situazione di 5 famiglie che si trovano attualmente a vivere in modo precario in Viale XI Agosto nel cosiddetto ?CAMPO NOMADI OLMATELLO?, va subito messo in evidenza che nessun ?nomade? vive in questo luogo, ma vivono tutti cittadini Jugoslavi, la maggior parte sono originari della regione del Kosovo-Metohija.

La situazione nel campo è molto disagiata e le strutture dove sono alloggiate le persone sono roulottes alcune in pessime condizioni, attraverso una cooperativa interna il campo viene pulito regolarmente, molte delle persone che vivono nel campo sono di etnia rom, i servizi come negozi, autobus, eccetera sono molto distanti.

Molte persone che prima vivevano nel campo hanno avuto accoglienza come profughi in normali abitazioni o nel corso degli anni hanno raggiunto i punti per poter avere un alloggio popolare e sappiamo che di qui a breve diverse famiglie troveranno una collocazione ed il campo dovrebbe essere chiuso, ma alcune nuclei ?storici? sono ritenuti dal quartiere 5 ?non autorizzati? a stare nel campo e viene loro intimato di lasciare, in breve, la precaria sistemazione dove vivono.

Si parla di 5 nuclei: la famiglia Ibrahimi con due figlie piccole, la famiglia Bejzak con tre piccoli, Edison ha 3 mesi! La famiglia di Mustafa R. con due figli piccoli e la giovane moglie è incinta ed altri due fratelli di Mustafa R. con relative mogli e figli, quasi tutti i genitori sono nati in Italia o sono arrivati da anni.

I minori in totale sono 14 e sono tutti nati a Firenze e stanno frequentando le scuole del quartiere, sappiamo che sono famiglie che non sono certo in grado di sopportare le spese proibitive di un affitto.

Com?è noto in Kosovo circa 300.000 persone di tutte le etnie, ma nella stragrande maggioranza serbi e rom sono stati scacciati dalla loro terra nel 1999 e sono stati costretti a diventare profughi!

Non scacciamo persone che vivono da anni in baracche! Cerchiamo insieme una sistemazione dignitosa per queste persone e per questi piccoli.

In attesa di vostre comunicazioni vi invio cordiali saluti, dottoressa Paola Cecchi (ristori@tin.it)

Firenze 25 maggio 2007

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Chiari (BS), lettera al Presidente della Repubblica

10 Marzo 2007 Commenti chiusi


Onorevole Presidente, sono consapevole dell?irritualità della mia lettera ma sono rimasto sconcertato dalla notizia che all?avvocato Sandro Mazzatorta, attuale Sindaco di Chiari, sia conferito il titolo di Cavaliere della Repubblica.

L?avvocato Mazzatorta, eletto Sindaco nel giugno del 2004, ha costruito una politica per l?allontanamento dal Comune di Chiari delle nove famiglie sinte residenti già con la presentazione in Consiglio Comunale delle ?linee programmatiche relative alle azioni ed ai progetti da realizzare nel corso del mandato amministrativo 2004-2009?.

In questo documento il Sindaco esplicita già dal 2004 ciò che avrebbe alla fine ottenuto: ?azioni tese alla chiusura e allo sgombero del campo nomadi di Via Roccafranca?? (punto a, ?sicurezza dei cittadini e delle loro proprieta’; controllo del fenomeno immigrazione extracomunitaria, in particolare islamica?).

Infatti, dopo poche settimane elabora un regolamento del cosiddetto ?campo nomadi? che porta, all?inizio di ottobre 2006, all?allontanamento di nove famiglie italiane che ad oggi vagano nelle campagne dei Comuni limitrofi, cacciate tutti i giorni dalle diverse Polizie Locali.

Si consideri che lo stesso ?campo nomadi? era stato realizzato con il contributo economico della Regione Lombardia (Legge 77/89), vincolando l?amministrazione negli anni successivi a supportare attività di interazione e partecipazione delle stesse famiglie alla vita economica e sociale di Chiari.

Oggi mi sto adoperando insieme a volontari di Chiari per trovare sistemazioni abitative alternative alle nove famiglie e sto approntando con un pool di avvocati l?azione legale contro l?avvocato Mazzatorta per discriminazione razziale.

La notizia arrivata dalla stampa locale ha sorpreso non solo il sottoscritto ma tutta l?associazione. Premiare durante l?Anno Europeo per le Pari Opportunità per Tutti proprio chi ha sgomberato dal proprio territorio dei Cittadini Italiani, appartenenti alla Minoranza Etnica più discriminata in Italia, crea in noi smarrimento.

Sono portato a pensare che la pratica istruita, per il conferimento di una così alta onorificenza, sia stata lacunosa e quindi mi sono permesso di segnalare alcune azioni attuate dall?avvocato Mazzatorta che, secondo il mio giudizio, portano disonore al nostro Paese.

Rimango a disposizione per dettagliare con più precisione la drammatica situazione vissuta dalle famiglie sgomberate, appartenenti alla Minoranza Etnica Linguistica dei Sinti.

Distinti saluti, Carlo Berini

Riferimenti: Il Sindaco vuole l’espulsione delle famiglie sinte

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Milano, la Casa della Carità scrive una lettera ai milanesi

9 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Alcuni giorni fa la Casa della Carità ha inviato una lettera aperta a tutti i milanesi. La lettera è un invito alla riflessione su quanto sta succedendo in via Triboniano. Noi di sucardrom siamo già intervenuti pubblicamente e stiamo valutando quali iniziative intraprendere. Pur non condividendo alcune tesi espresse dalla Casa della Carità, crediamo comunque importante ascoltare le ragioni di tutti. Di seguito uno stralcio della lettera

Milano deve affrontare il problema della presenza di migliaia di persone insediate in aree dismesse, favelas urbane e baraccopoli. Non si può fingere che questi uomini, donne e bambini non esistano e che vivano in condizioni disumane. Si tratta in larga misura di rumeni di etnia rom, che fuggono da una situazione di povertà.

È un dramma reso ancora più urgente dall?ingresso della Romania nell?Unione Europea. Dovremo collaborare a far crescere nei paesi di provenienza della Romania opportunità perché venga bloccato questo esodo e si faciliti il ritorno. E? un dovere delle istituzioni e per quanto ci riguarda in modo simbolico stiamo sostenendo piccoli progetti proprio nei paesi da dove provengono gran parte di coloro che stanno sul nostro territorio.

La sfida che la città e l?area metropolitana devono cogliere è non tollerare più l?esistenza di luoghi senza alcuna decenza abitativa. Il primo impegno è creare sul territorio spazi dove le famiglie possano stare, riconosciute nella loro dignità e fornendo condizioni di vivibilità e di igiene minime e indispensabili. Luoghi dove i bambini vagano tra i topi sono zone a rischio anche da un punto di vista sociale e della sicurezza. Lì si possono sviluppare attività illegali e diventano quindi legittime le preoccupazioni dei cittadini. Risolvere queste situazioni è nell?interesse di tutti.

Gli sgomberi privi di un conseguente piano sociale non servono a nulla se non a spostare da un?altra parte il problema, che quindi rimane tale o si aggrava. Questa scelta di non volere più favelas abbandonate a se stesse e di interrompere gli sgomberi senza prospettiva è una richiesta esigente, che deve coinvolgere tutte le istituzioni. È un passo importante, un segno di speranza possibile: non più quella tanto invocata e attesa, e che poi è sempre stata allontanata per le sue difficoltà.

Per questo si richiede che si proceda insieme, pensando concretamente al possibile a fronte di una situazione grave come questa. Va dato atto che le istituzioni stanno procedendo insieme e l?auspicio è che questo clima collaborativo si realizzi anche a livello politico generale, perché i cittadini chiedono correttamente non discussioni, ma che si faccia il possibile per migliorare la situazione altrimenti non più sostenibile.

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Razzismo, rispondiamo insieme alla lettera arrivata a sucardrom

1 Dicembre 2006 11 commenti


Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto la seguente lettera, dopo la fiaccolata di Piovene Rocchette. La lettera fa esplicitamente riferimento alla denuncia per discriminazione razziale che abbiamo presentato contro il Sindaco Maurizio Colman. Le argomentazioni portate sono particolarmente provocatorie ma abbiamo pensato che insieme possiamo discutere su quanto scrive questo nostro lettore di Vicenza.

Cari Signori,
accusate di razzismo le persone che marciano contro di voi, che protestano, che scavano fossati, che non vi permettono di integrarvi. Ma si siete mai chiesti perché accade tutto questo?

Abito a Vicenza, molto vicino ad un campo nomadi, e vi posso assicurare che nella mia zona i furti e i piccoli atti di vandalismo sono in costante aumento. Ogni giorno sui quotidiani locali ci sono arresti di ?zingari? per furti o altre malefatte.

E poi avete visto la sporcizia e l?indecenza dei vostri accampamenti? E? mai possibile che ogni mattina io debba transitare davanti a tanta indecenza, con bambini che corrono nudi e sporchi nel piazzale anziché andare a scuola? Ed è mai possibile che per ben due volte la mia casa sia stata ?visitata? dai vostri amici ?sinti??

Ma che tipo di cultura avete, che tipo di vita fate? Fa parte delle vostre tradizioni rubare e non lavarvi? Fa parte delle vostra cultura vivere come accattoni in fatiscenti baracche? Fa parte della vostra cultura storpiare i bambini per poi mandarli a chiedere la carità?

Civilizzatevi, trovatevi un lavoro, comportatevi come noi e non ci saranno problemi di integrazione. I razzisti siete voi che continuate a rimanere lontani da una civiltà ben diversa alle vostre tradizioni?

Lettera firmata

In foto un momento della fiaccolata di Piovene Rocchette, organizzata dalla Lega Nord, con lo striscione degli abitanti di Santorso. Il Sindaco di Santorso è stato incaricato dal Prefetto di coordinare tutti i Sindaci dell’Alto Vicentino per ricercare delle soluzioni abitative per la decina di famiglie di Sinti Italiani che da trent’anni cercano un luogo dove potersi fermare.

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Politiche 2006, lettera aperta alle candidate e ai candidati

29 Marzo 2006 2 commenti


Gentile Candidata/o,

come Lei sa le Minoranze Nazionali Sinte e Rom, denominate ?zingari? e ?nomadi? in maniera dispregiativa ed etnocentrica, sono ancora oggetto di discriminazione, emarginazione e segregazione.

Le discriminazioni sono estese a tutti i campi, dal pubblico al privato, pertanto l?emarginazione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom si trasforma in discriminazione etnica.

In Italia le molteplici comunità rom e sinte, presenti in Italia da seicento anni, non sono ancora riconosciute come Minoranze Nazionali e pertanto non beneficiano dei diritti che questo status prevede.

Le politiche sociali rivolte alle popolazioni sinte e rom tendono apertamente all?inclusione sociale, all?integrazione, all?assimilazione.

Rare sono le realtà dove le comunità sinte e rom sono considerate protagoniste sociali e dove sono attuate politiche di interazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale, riconoscendo le loro società, le loro culture e le loro lingue sinte e romanés.

L?Italia nega ai Sinti e ai Rom l?applicazione della Convenzione Quadro per le Minoranze Nazionali e nega la Carta Europea sulle Minoranze Etnico Linguistiche che tutela le lingue minoritarie.

I novantamila Sinti e Rom Italiani vedono in molti casi negato il diritto alla residenza, il diritto alla sanità, il diritto alla scuola, il diritto al lavoro.

Inoltre, in Italia si costruiscono ancora i ?campi nomadi?, luoghi di segregazione che concentrano gli individui contro la loro volontà.

La maggioranza dei Comuni ha emanato delle ordinanze di ?divieto di sosta ai nomadi? che, in palese contrasto con il dettato costituzionale (articoli 3 e 16), negano il diritto di circolare e soggiornare liberamente sul territorio nazionale ai soli Cittadini Italiani riconosciuti come ?nomadi?, ?zingari? o ?girovaghi?.

In questa situazione drammatica i Rom provenienti da Bosnia, Confederazione Yugoslava, Croazia, Bulgaria, Romania, Polonia, Ungheria subiscono oltremodo politiche discriminatorie, emarginanti e segreganti. Famiglie intere scappano dai loro paesi d?origine per i conflitti etnici e le guerre civili e l?Italia nega loro i più elementari diritti.

Segregati nei ?campi nomadi? delle grandi città italiane, e non solo, i Rom Europei vivono situazioni inumane senz?acqua, luce e servizi igienici, costretti a mendicare per le strade il sostentamento giornaliero.

La situazione è talmente grave che anche la Chiesa Cattolica è ?scesa in campo? pochi settimane fa, come avrà letto, denunciando il razzismo e la xenofobia di cui sono bersaglio queste popolazioni.

Ancora oggi in Italia non è riconosciuto il Porrajmos, la persecuzione razziale subita dai Sinti e dai Rom durante il fascismo e il nazismo che ha portato allo sterminio della metà dei Sinti e dei Rom in Europa.

Chiediamo che ai Sinti e ai Rom Italiani sia riconosciuto lo status di Minoranze Nazionali e che siano considerati protagonisti nelle scelte politiche e sociali del loro Paese. Chiediamo siano attuate e favorite politiche di interazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale.

Inoltre, chiediamo che siano attuate politiche di accoglienza a favore dei Rom Europei, presenti attualmente in Italia e si concerti una politica europea capace di rimuovere le cause che provocano la loro immigrazione nel nostro Paese.

Per queste ragioni chiediamo il Suo impegno, nella prossima legislatura, per promuovere leggi che facciano proprie le disposizioni della Raccomandazione n.1557/2002 del Consiglio d?Europa.

Istituto di Cultura Sinta

Associazione Sucar Drom

Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova

Riferimenti: Raccomandazione n.1557/2002

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Lettera aperta delle famiglie Rom Harvate di via Idro ai cittadini di Milano

29 Novembre 2005 5 commenti


Noi, capifamiglia della comunità Rom di via Idro 62, in merito ad alcune notizie apparse sulla stampa nazionale

PRECISIAMO

· Non è avvenuto alcun arresto o alcun fermo nel campo comunale di via Idro che è sempre stato abitato da cittadini italiani appartenenti alla Minoranza Etnica Linguistica Nazionale dei Rom Harvati.

· I carabinieri e la polizia sanno chi sono i residenti del campo, tramite
un controllo costante dei gruppi famigliari. Le forze dell’ordine sono anche a conoscenza di tutti gli insediamenti provvisori di Rom e cittadini stranieri, che si sono sviluppati attorno al nostro insediamento.

· Alcuni di questi insediamenti sono tollerati come “soluzioni provvisorie”
da parte dello stesso Comune di Milano, che da un verso procede agli sgomberi e dall’altro deve trovare luoghi lontano dalla città, dove far sostare gli sgomberati.

· Le forze di sicurezza e le autorità sono a conoscenza che in una simile
situazione di tensione e di miseria, che coinvolge TUTTE le comunità Rom,
siamo noi i primi a non poter tollerare insediamenti di persone e famiglie
di altri gruppi. Tra cui, possono esserci sia persone oneste che criminali.

RIBADIAMO

Siamo cittadini italiani, residenti in questa zona da oltre 30 anni.

Nessuno di noi si è mai macchiato di crimini come quelli commessi nel
Lecchese, che sono quanto di più lontano dalla nostra tradizione e dai nostri comportamenti.

Comportamenti che sono distanti da qualsiasi ipotesi di convivenza civile.

PER QUESTO RITENIAMO MOLTO GRAVE aver coinvolto la nostra comunità in fatti a cui siamo assolutamente estranei.
Mettetevi nei nostri panni che lavoriamo, come tutti voi, ma che dobbiamo tener nascosto il fatto di essere Rom o di abitare in questo campo:
com’è possibile per noi ottenere il rispetto o impegnarci per aver un rapporto col quartiere dove viviamo e dove molti di noi sono nati e sono andati a scuola?

Invitiamo gli organi di stampa, serenamente, a verificare le notizie prima di scriverle, con noi i diretti interessati, perché ogni vostra parola è importante per una convivenza civile.

Per questo, vi invitiamo
venerdì 2 novembre 2005 alle ore 15.30
presso il nostro insediamento in via Idro n.62 a MILANO
per una conferenza stampa.

Le famiglie della comunità Rom di via Idro

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Lettera aperta al Consigliere Comunale Yuri Del Bar, Sinto Italiano

21 Novembre 2005 3 commenti


Caro Yuri,
ti scrivo perchè sei Sinto, attivamente impegnato nell’associazionismo e anche eletto al Comune di Mantova nelle liste di Rifondazione Comunista.
Dagli sgomberi doppi di Cusago e di Bologna è passato quel po’ di tempo necessario per passare dalla riflessione alle strategie politiche da adottare.
Lasciami dire che secondo me Cofferati a Bologna non aveva altra scelta: i Rom rumeni erano accampati su un terreno a rischio allagamento, e sarebbe stato criminale non intervenire per tempo.
Leggo però su Repubblica, che i superstiti allo sgombero si sono spostati di 200 m. sempre sul Lungoreno, col risultato che niente è cambiato.
Non sta a me giudicare se dietro le parole di “ordine e sicurezza” si celano le solite preoccupazioni elettorali. Quello che anche tu saprai benissimo, è che occorrono risposte politiche, e qui possono aprirsi due percorsi diversi:
1) rincorrere i ragionamenti già fatti da molti altri, e fare il tifo per Cofferati, Albertini o per i loro oppositori;
2) chiarire che quanto sappiamo da giornali e tv, è solo la punta di un iceberg, ci sono sgomberi di Rom e Sinti in tutta Italia, nel silenzio più assoluto.
Silenzio dovuto al fatto che non sono coinvolti sindaci noti, e neanche le tanto sventolate paure dei loro votanti.
Come dar voce alle centinaia di famiglie, rom e sinte, a cui nessuno presta attenzione?
Dal punto di vista strategico, non si può essere soggetti politici credibili, difendendo l’abusivismo edilizio, ma è fuori di dubbio che oggi qualsiasi cittadino italiano che subisca uno sgombero, non vede danneggiate le sue proprietà, non viene lasciato in mezzo alla strada e, a meno di urgenze non rinviabili, non si procede ad autunno inoltrato.
Aggiungo che nella maggior parte dei casi, non stiamo parlando di lavori sardi alla villa di qualche presidente di consiglio, ma di persone che:
- agiscono in stato di necessità;
- spesso si trovano su terreni di proprietà, acquistati da anni, con una legge sui suoli che è invece cambiata solo di recente.
Come vedi, non chiedo altro che il rispetto del diritto comune, perché senza quello non esiste legalità. Quel diritto che è anche il sottile confine che separa i pelosi appelli al buon cuore degli amministratori, dalla richiesta di quanto è dovuto ad ogni persona: il diritto significa rispetto.
L’errore di chi si appella al buon cuore, è sostanzialmente di credere che la comunità degli stanziali debba “sacrificarsi” per far star meglio i Rom e i Sinti, non capendo che loro hanno le capacità di poter progredire con le loro gambe e le loro teste, e quando sta meglio uno, sta meglio anche l’altro. Meno sgpmberi dettati dalla paura di perdere voti, significano anche meno sfollati incattiviti im giro per le strade.
Ti chiedo di fare quanto possibile, perché le organizzazioni nazionali di Rom e Sinti escano dal loro mutismo, e promuovano un forum o un tavolo di trattativa.
Vedo che nella civilissima Bran Bretagna questi problemi sono dibattuti ormai da 10 anni, la comunità dei Nomadi e Viaggianti (Rom e Travellers) è più esigua di quella italiana, ciononostante, in 10.000 rischiano di finire per strada e interi villaggi, scuole, servizi autogestiti sono a costante rischio di demolizione da parte delle ruspe.
E poi, se ti ricordi quel film che abbiamo visto assieme, io c’ero quando al campo dei rumeni le ruspe hanno spazzato via coperte, culle, documenti, e le famiglie giravano sotto la pioggia a raccoglietre quello che restava. Mi ricordo i capifamiglia che minacciavano di far esplodere il quartiere dando fuoco a loro stessi e alle bombole del gas. Ho visto che le persone più pacifiche quando perdono tutto e anche la pazienza, diventano terribili.
Con questo, l’ultimo argomento: credo sia tempo che le organizzazioni di Rom e Sinti debbano esprimersi chiaramente a favore dei loro fratelli che arrivano come profughi politici ed economici, rifiutando la divisione tra diritti per gli italiani e diritti differenti per gli stranieri.
Era un concetto che esprimevi anche nel tuo programma elettorale, dove campeggiava la scritta DIVERSO. Se non lo fate voi, che siete il popolo più internazionale che esiste, come sperare che lo facciano altri?
Con stima e affetto, Fabrizio Casavola

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