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Gallarate (VA), il patto di legalità anche per i Sinti Italiani

2 Luglio 2007 2 commenti


Il Comune di Gallarate ha deciso: i sinti saranno trasferiti in piena campagna, al confine tra i rioni di Cedrate e Cajello, al di là dell?autostrada, quando via Lazzaretto diventa sterrata e l?asfalto lascia spazio ai campi.

Una decisone che era nell?aria, forse non nei termini presentati dall?amministrazione comunale, però: infatti la comunità che da anni si è stabilita in via De Magri, ad un passo dal cimitero cittadino, sarà trasferita temporaneamente, fino al termine del giugno 2008. L’area attualmente occupata sarà bonificata e chiusa per evitare altri insediamenti futuri.

A presentare il contenuto dell?ordinanza di sgombero il sindaco Nicola Mucci, spalleggiato dagli assessori che hanno seguito la vicenda, Giovanni Roberto Bongini (Servizi Sociali), Aldo Simeoni (Lavori Pubblici) e Paolo Caravati (vice sindaco), oltre al segretario comunale Filippo Ciminelli: «Si conclude un lungo iter, complesso e difficile ? ha spiegato Mucci -, per arrivare al dunque ci siamo avvalsi del parere legale dell?avvocato Ercole Romano: abbiamo ricostruito la vicenda, lunga, che affonda le proprie radici negli anni ?70, quando i primi nuclei si insediarono a Gallarate, trascinata fino a noi dalle scelte o non scelte di tante amministrazioni.

Nei decenni si sono alternate novità legislative, sentenze del Tar sfavorevoli al Comune che hanno stabilito alcuni diritti dei sinti, primo fra i quali quello ad essere considerati cittadini italiani residenti a Gallarate. Dopo una serie di verifiche sulla situazione attuale, insostenibile data la precaria condizione igienico sanitaria e i problemi di sicurezza che anche l?Asl ha rilevato, oltre ad una serie di violazioni urbanistiche, si è resa necessaria l?ordinanza di sgombero da via De Magri, area assolutamente inadatta ad ospitare un campo nomadi».

I membri della comunità sinti gallaratese, che conta una quindicina di famiglie per un totale di circa 75 persone (anche se c?è chi dice che nel campo siano circa un centinaio di più ad essere ospitati) dovrà a breve comunicare all?amministrazione comunale quale fra le due ipotesi fornite da Palazzo Borghi sceglieranno: o andare in affitto in appartamenti trovati grazie all?aiuto dell?assessorato ai Servizi Sociali, oppure essere trasferiti nell?area che sarà attrezzata dall?ufficio tecnico del Comune temporaneamente e solo per le famiglie censite.

«Verranno fatti i lavori al più presto ? prosegue Mucci -, per rendere fruibili l?area, con gli allacci all?acqua e all?energia elettrica: i sinti dovranno pagare una sorta di affitto e le ?bollette? per il consumo dei servizi. Chi opterà per la soluzione Cedrate (e, stando a sentire i capo famiglia dei sinti, questi sembrano essere la netta maggioranza se non la totalità di quanti si trovano in via De Magri, ndr), dovrà sottoscrivere un impegno al rispetto della stessa area e delle regole decise dal Comune e accettare la temporaneità della soluzione: non sarà possibile ospitare altri, se non quelli censiti, pena lo sgombero di chi ospitasse estranei e sarà espulso chi si macchia di reati penali». Praticamente un patto di legalità come in via Triboniano a Milano.

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Riferimenti: Ma la Lega Nord non ci sta…

Roma, Rom e legalità

23 Maggio 2007 Commenti chiusi


Il dibattito nazionale sulla sicurezza emerso in questi giorni sui media dopo la firma del ?Patto per Roma Sicura? tra il Comune di Roma e il Ministero dell?Interno ci sollecita ad alcune considerazioni.

Siamo organizzazioni che, a diverso titolo e da molto tempo, sono presenti accanto ai Rom e ai Sinti di Roma e di altre città italiane. Conosciamo bene i ?campi?, i ?villaggi? e i tanti ?non luoghi? in cui i Rom vivono nelle nostre città, e frequentiamo chi li abita.

In questi giorni abbiamo sentito parlare dei Rom nelle maniere più stereotipate e persino fantasiose, spesso con toni ostili e talvolta apertamente intolleranti. Di fronte a queste manifestazioni preoccupanti, riteniamo più opportuno riflettere piuttosto che agire e parlare sull?onda dell?ultima esternazione.

In Italia e in Europa: discriminazione e diritti
E?necessario riflettere, in primo luogo, sul numero complessivo dei Rom e Sinti presenti in Italia. Nonostante l?aumento dovuto, negli ultimi 6 anni, alle migrazioni di rom romeni, la percentuale totale di Rom e Sinti sul totale della popolazione in Italia rimane al di sotto dello 0,3% (di cui circa la metà cittadini italiani). Va inoltre ricordato che la popolazione Rom e Sinta ha una media di età molto bassa: quasi il 40% ha meno di 18 anni.

Può la sicurezza del nostro Paese essere messa in crisi da 150.000 persone di cui la metà bambini? Può veramente la sicurezza di Roma essere a rischio per 10.000 rom?

Forse non è superfluo ricordare che i Rom e Sinti sono presenti in quasi tutti gli Stati membri del Consiglio d?Europa e che il numero totale dei presenti in Italia è di gran lunga inferiore a quello di molti altri Stati (ad esempio Germania, Francia, Spagna).

Sono spesso considerati dalla maggioranza della popolazione come ?altri?, come stranieri nei loro paesi natali e l?antigitanismo è una realtà diffusa, professata senza alcun pudore o memoria storica. La vita dei Rom e Sinti è caratterizzata dal disprezzo e dall?isolamento. L?apice atroce della persecuzione è stato raggiunto con l?immenso – e purtroppo spesso ignorato – olocausto di circa mezzo milione o più durante la seconda guerra mondiale.

Questa memoria ci invita alla vigilanza di fronte ad ogni manifestazione di intolleranza, che suscita antichi fantasmi. L?ostilità allo “zingaro” fa spesso emergere nella mentalità corrente un universo di pregiudizi normalmente sommerso.

Molte delle parole dette in questi giorni ? spesso in maniera incosciente ? creano allarmismo sociale in tessuti urbani difficili e ritornano allo stereotipo dello “zingaro” “criminale-girovago”.

La nostra Costituzione pone all?apice dell?ordinamento il principio di eguaglianza e tutela le minoranze; ne garantisce l?accesso all?istruzione, la promozione e il pieno sviluppo della persona umana a qualsiasi formazione sociale appartenga.

Questi orientamenti costituzionali impegnano la coscienza democratica a rispondere con fermezza a un clima intollerante e irrazionale, che si nutre di pregiudizi antichi e di nuove avversioni.

La situazione a Roma
Non si può utilizzare la popolazione Rom e Sinta, come falso bersaglio, anziché mettere a fuoco i reali problemi delle nostre periferie. Siamo cittadini di questa metropoli e come i nostri concittadini crediamo che la sicurezza e la legalità siano un diritto per tutti; anche per Rom e Sinti. Ma non crediamo alla logica dei capri espiatori.

Dire che l?illegalità a Roma e nelle grandi città sia un problema di Rom, immigrati e prostitute ci sembra fuorviante della realtà e fa tornare alla mente fantasmi del passato.

La proposta di risolvere ?il Problema Rom? costruendo mega campi ?controllati? da 1000-1500 persone ?fuori del Raccordo? ci appare una palese violazione dei diritti umani della popolazione presa di mira. È grave sia la proposta in sé, sia il messaggio che essa contiene.

I rom e i sinti che vivono a Roma non sono nomadi, ma stanziali (sebbene vittime di continui sgomberi) e aspirano ad una soluzione abitativa stabile. Ciò è dimostrato dalle centinaia di famiglie che sono in lista d?attesa nelle graduatorie per l?assegnazione di case popolari. Per giunta 5000 di loro vivono a Roma da più di trenta anni.

Ormai, basta parlare di ?soluzioni temporanee?del genere: ?stanno un po? qui e poi si spostano?!

E? questa mentalità che ha fatto crescere più di due generazioni di Rom nelle discariche delle nostre periferie, senza servizi essenziali, in situazione simile alle metropoli del Terzo Mondo. Il fatto che il degrado e la marginalità sociale spingano alla devianza non è certo imprevedibile.

Già oggi, e ormai da tempo, i ?campi? rom riconosciuti (cioè tutti, a parte i ?non luoghi? di baracchette) sono fuori o a ridosso del GRA. La novità della proposta dunque non è nell?ubicazione dei luoghi, ma nel messaggio: ?accanto ai Rom e ai Sinti non si può vivere?, e perciò vanno isolati.

Esattamente il contrario di quello che il Comune ha fatto in questi anni con le politiche di scolarizzazione, inclusione sociale, avviamento al lavoro. Esattamente il contrario di quanto approvato dal Consiglio Comunale nel 2005 con il cosiddetto ?Piano Rom? (che prevedeva una ?progressione? abitativa da grandi campi di prima accoglienza, a piccoli campi per nuclei familiari, fino ?all?uscita? dal campo e all?inserimento in abitazioni).

Esattamente il contrario di quanto raccomandato dai vari organismi dell?Unione Europea e del Consiglio d?Europa, preoccupati di una recrudescenza del razzismo verso i rom [1]; e di ciò che ha raccomandato il Comitato europeo per i diritti sociali presso il Consiglio d?Europa nella ?Decisione del merito? del 7.12.05 [2].

Ma è soprattutto l?esatto contrario di quanto raccomandato dall?Ecri (Commissione Europea contro il Razzismo e l?intolleranza) nel suo ?Terzo rapporto sull?Italia? del 16.12.05, in cui si legge:

?L?Ecri riafferma che le autorità italiane non dovrebbero basare le loro politiche relative ai Rom e ai Sinti sul presupposto che i membri di tali gruppi preferiscono vivere come nomadi. Raccomanda vivamente alle autorità italiane di affrontare la questione dell?alloggio delle popolazioni Rom e Sinti in stretta collaborazione con le comunità stesse, e raccomanda che l?obiettivo sul lungo periodo delle politiche abitative dovrebbe essere quello dell?eliminazione dei campi nomadi?.

Un patto per l?inclusione sociale
Vorremmo risposte efficaci a problemi veri. L?impegno di spesa per attuare il ?Patto per Roma Sicura? è di tutto rispetto (sono stati già stanziati 15 milioni di Euro). Avremo più controlli di polizia e più agenti impegnati; ma quanti assistenti sociali, quante risorse economiche e quali strumenti di inserimento sociale in più?

Siamo disponibili, come sempre, a collaborare nel progettare insieme queste risposte, convinti che non esista altra strada che prescinda dall?integrazione sociale. Proponiamo, quindi, un patto nel quale la sicurezza di tutti venga perseguita mediante l?inclusione sociale.

Innanzitutto bisogna partire dai bambini e dai giovani. Proponiamo misure concrete e decisive per la promozione umana dei piccoli ? spesso prime vittime degli sgomberi che ne interrompono il faticoso processo di integrazione scolastica ?.

Riteniamo che tutti i bambini Rom e Sinti presenti sul territorio debbano essere iscritti a scuola; chiediamo che il diritto allo studio sia garantito anche con l?attribuzione di borse di studio che premino la frequenza e l?impegno; chiediamo misure efficaci per la tutela e la promozione delle donne Rom e Sinti e per il loro inserimento nel mondo del lavoro. Chi commette reati sia sanzionato secondo le leggi: frequentando ogni giorno i ?campi? saremo noi i primi ad esserne contenti! Ma non criminalizziamo un intero popolo.

Diffondere una cultura della paura può produrre conflitti maggiori e più violenti. Temiamo che i fantasmi liberati non si trattengano più. E? la storia che lo insegna: oggi i grandi ghetti; e domani?

Comunità di Sant?Egidio – Caritas Diocesana di Roma – Arci Solidarietà – Comunità Capodarco di Roma ? Jesuit Refugee Service ? Servizio Rifugiati e Migranti/FCEI
22 maggio 2007

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[1] Ad esempio quanto affermato dalla risoluzione del Parlamento Europeo sulla protezione delle minoranze e le politiche contro la discriminazione nell?Europa allargata nel 2005, in cui si legge:

(si) ritiene che (la comunità dei Rom e Sinti) necessiti di una protezione speciale essendo diventata, a seguito dell’allargamento, una delle minoranze numericamente più importanti nell’UE ed essendo stata, in quanto comunità, storicamente marginalizzata ed ostacolata nel suo sviluppo in taluni settori chiave: la cultura, la storia e le lingue Rom sono spesso trascurate o denigrate;

(si) rileva che i Rom subiscono la segregazione razziale nell’ambito dell’istruzione e spesso rischiano di essere ingiustamente collocati in istituti per disabili mentali, sono oggetto di discriminazioni per quanto riguarda la fornitura di alloggi, l’assistenza sanitaria e i servizi pubblici, registrano elevati tassi di disoccupazione, le autorità pubbliche spesso non ne riconoscono i diritti e sono inoltre politicamente sottorappresentati;

[2] quando ha affermato: ?persistendo nella sua pratica di mettere i Rom e Sinti nei campi, il Governo (italiano) ha fallito nel prendere in considerazione tutte le differenze rilevanti o di prendere misure adeguate per assicurarsi che essi abbiano accesso ai diritti e ai benefici collettivi che devono essere disponibili a tutti?, e concludendo che:
- la scarsità e l?inadeguatezza dei campi sosta per Rom e Sinti nomadi costituisce una violazione dell?Articolo 31§1 della Carta, letto congiuntamente all?Articolo E
- gli sgomberi forzati e le altre sanzioni ad essi associati costituiscono una violazione dell?Articolo 31§2 letto congiuntamente all?Articolo E;
- la mancanza di soluzioni abitative stabili per Rom e Sinti costituisce una violazione dell?Articolo 31§1 e dell?Articolo 31§3 della Carta, letti congiuntamente all?Articolo E.

In foto uno scorcio di un mercatino “pijats romanò“, Rom Lavoro, Sportello di Segretariato Sociale per l?avviamento al lavoro delle Comunità Rom e Sinte e del Comune di Roma.

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Milano, comunicato stampa del coordinamento "no patto di legalità"

18 Aprile 2007 1 commento


«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione.» (Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955)

Come spesso parliamo dell’Olocausto ma cancelliamo l?Olocausto dei Rom e dei Sinti – Porrajmos: 500.000 morti nei lager (tra i quali più di 50 italiani), così celebriamo la Resistenza ma rimuoviamo la partecipazione di Rom e Sinti alla lotta armata.

A creare la Costituzione Italiana e la Europa antifascista e antinazista, è stato anche questo popolo con la partecipazione alla Resistenza. La parola ?resistenza? è l?emblema del popolo Rom, da secoli. Un popolo che non ha mai avuto le pretese territoriali, non ha mai avanzato le guerre, si è sempre trovato vittima in tutte le guerre europee inclusa quella ultima dei Balcani.

Adesso più che mai, il giorno della Resistenza è anche del popolo Rom, perché a più di sessant?anni dalla Liberazione si trova ancora a resistere quotidianamente ai luoghi comuni, alla discriminazione e anche alla segregazione.

I Rom e i Sinti del nostro paese vogliono semplicemente una vita normale, una casa, un lavoro, mandare i propri figli a scuola. Vogliono che siano riconosciute la loro storia e la loro cultura come un patrimonio da conoscere e condividere, così come loro vogliono conoscere e condividere la storia e la cultura del paese nel quale vivono.

I campi nomadi, così come sono stati concepiti negli ultimi trent?anni come campi di segregazione sociale, non sono la soluzione adatta per l?integrazione, come dimostrano i continui e inutili sgomberi che si traducono soltanto nell? umiliazione di donne uomini e bambini che aspirano come tutti ad avere il loro piccolo spazio sotto il cielo.

Cerchiamo occasioni di incontro e dialogo per un reciproco riconoscimento e chiediamo le istituzioni di coinvolgerci, perché la soluzione dei problemi che ci riguardano non può che essere affrontata insieme.

Coordinamento “no patto di legalità”

Per adesioni e informazioni: nopattodilegalita@fastwebnet.it

In foto Dijana Pavlovic’ (a sinistra), animatrice del coordinamento “no patto di legalità”, insieme ad Eva Rizzin.

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Milano, firma anche tu contro il "patto di socialità e legalità"

7 Febbraio 2007 6 commenti


Associazioni e singoli milanesi hanno promosso una raccolta firme contro “il patto di socialità e legalità” che hanno dovuto sottoscrivere le famiglie Rom Romene di via Triboniano per poter continuare a vivere a Milano. L’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Milano già da due giorni ha promosso la stessa azione.

Per poter aderire all’iniziativa bisogna scrivere a: nopattodilegalita@fastwebnet.it, di seguito il comunicato e l’elenco delle associazioni e dei singoli firmatari

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E? compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l?eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. (Costituzione Italiana, Articolo 3)

“Davanti alla legge tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri” (George Orwell, La fattoria degli animali).

A Milano si è celebrato il ricordo dello sterminio dei campi di concentramento nazisti. Raramente si ricorda che in quei lager vennero uccisi anche più di mezzo milione di Rom e Sinti, giudicati dal nazismo criminali e asociali per definizione.

A Milano e Opera ai Rom e ai Sinti, che a tutt?oggi continuano troppo spesso a essere considerati delinquenti per vocazione, è stato imposto uno speciale ?patto di legalità? per poter avere diritto a un ricovero in un container o in una tenda.

C?è una legge per tutti, ma per questi uomini, per queste donne c?è una legge in più, un trattamento differenziale, sintetizzato con queste parole: «Dovete comportarvi bene perché il primo che picchia, che ruba, che sporca, insomma, il primo che sgarra al regolamento, viene sbattuto fuori».

Un patto che rende questi cittadini, europei a tutti gli effetti, diversi dagli altri: ancora una volta ufficialmente proclamati portatori di “asocialità” e “criminalità”, chiusi in ghetti, nei quali loro stessi per poter entrare devono esibire un ?pass?.

E? preoccupante che questa nostra città diventi una città di ghetti.

La recinzione fisica invocata dai cittadini ?benpensanti? e applicata dalle istituzioni è indegna quanto i muri che ci sono già nel linguaggio, nei gesti, nei pre-giudizi: quasi archetipi culturali verso i Rom, barriere insormontabili e lugubri quanto se non di più di una recinzione.

E? preoccupante che i Rom siano costretti a firmare questo patto come il male minore.

Come cittadini di serie B che non hanno un?alternativa. Rassegnati a subire il rapporto del più forte viene loro sottratta la capacità di autogoverno, si rendono soggetti passivi di interventi assistenzialistici e di ordine pubblico.

E? preoccupante soprattutto che questo patto, frutto di un accordo istituzionale tra Provincia e Comune di Milano, non abbia sollevato molte obiezioni nella politica e nella società milanese più sensibile.

Eppure questo patto è un mostro giuridico perché viola tutti i principi di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, non affronta i nodi strutturali dell?emergenza abitativa, impone una politica ?emergenziale? che produce solo nuovi ghetti sociali e infine, se le istituzioni usano la discriminazione e l?umiliazione, puntando il dito contro quelli che non sono criminali ma comunque considerati di fatto potenziali delinquenti, si istiga all?odio razziale e si legittima conseguentemente coloro che bruciano le tende, buttano molotov tra le roulotte. Fatto questo sì evidentemente illegale che, peraltro, non ha provocato la riprovazione politica e la censura pubblica che avrebbe meritato.

Con questo appello rifiutiamo un patto che attribuisce ai Rom una ?cittadinanza imperfetta? e ci impegniamo perché il rapporto tra la nostra società e quella rom venga portato nell?ambito di una dialettica sociale che riconosca e rispetti i valori culturali e umani di ciascuno.

I ?campi nomadi? per il solo fatto di esistere producono malattia, disoccupazione, devianza, induzione alla criminalità, conflitti sociali: effetti tipici del disagio sociale diffuso.

Nati negli anni settanta del secolo scorso, da contenitori di umanità per l?emergenza si sono trasformati in campi di concentramento istituzionali, nuovi ?Zigeunerlager? dove non c?è bisogno di ?soluzione finale? perché i Rom e Sinti vi muoiono lentamente di diritti negati, di esclusione continua dal lavoro, dalla casa, dalle cure sanitarie, dall?istruzione, di induzione alla devianza ed alla criminalità.

Va quindi assunta la prospettiva di smantellarli sostituendoli con soluzioni abitative idonee alla cultura rom.

In più: ciò che oggi si vuole applicare a Rom e Sinti rischia di diventare un pericoloso precedente applicabile un domani a chiunque venga predefinito pericoloso per il potere costituito.

Lo smantellamento dei “campi” è la conquista di libertà e giustizia nell?eguaglianza dei diritti e dei doveri per una cittadinanza compiuta almeno a livello europeo se non mondiale.

Firmatari
Associazione culturale Punto rosso, Associazione liberi, Edda Boletti, Paolo Cagna Ninchi, Grazia Casagrande, Comitato per le libertà e i diritti sociali, Sergio Cusani, Bianca Dacomo Annoni, José Luiz Del Roio, Antonella Fachin, Dario Fo, Paola Fortis, Massimo Gentili, Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Milano, Dijana Pavlovic, Alessandro Rizzo, Basilio Rizzo, Sergio Segio, Angelo Valdameri, Fabrizio Casavola

Riferimenti: Mahalla

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Milano, si prosegue con il patto di legalità e solidarietà

30 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Un modello da esportare. Via Triboniano segna il destino di altre baraccopoli ad alta tensione. Sono almeno una decina le situazioni più critiche, ma il vicesindaco Riccardo De Corato anticipa che «si partirà dal campo nomadi di Chiaravalle», l?accampamento di via San Dionigi che «è cresciuto oltre misura, sarà la prossima situazione che affronteremo». Le operazioni però, afferma, «richiedono tempo e risorse, perciò vogliamo che siano concordate in consiglio comunale».

Sul restyling di Triboniano, che proseguono a ritmo serrato, rimane infatti più di una perplessità soprattutto da parte della maggioranza. Ieri le commissioni congiunte Sicurezza, Sanità e Politiche sociali hanno fatto un sopralluogo per verificare come prosegue la sistemazione dei rom nei container e la bonifica del terreno.

La consegna delle chiavi e dei badge ai capifamiglia – legata alla firma di un Patto di legalità e socialità – nel «Campo 1» è stata quasi completata: nei 31 container dovevano essere sistemati 230 rom ma sono scesi a 178. «I delinquenti se ne sono andati – sintetizza De Corato – chi non accetta di farsi fotografare e rispettare alcune regole abbandona il campo.

Ho l?impressione che nel nuovo Triboniano alla fine saranno molti meno dei 580 previsti». Lunedì prossimo inizieranno le operazioni sul «Campo 2» (15 container, spese a carico della Provincia), poi sarà la volta del Campo 3 con un numero variabile da 30 a 80 roulotte. L?accesso dalla rotonda di via Triboniano non sarà più possibile, «verrà chiuso da una rete», richiesta sollecitata a ripetizione dai residenti, mentre «su 4 torri ci saranno fari accesi tutta la notte». Dal primo gennaio 60 agenti a rotazione stazionano attorno a Triboniano e un presidio fisso sarà garantito anche a risistemazione finita.

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Riferimenti: Via Triboniano

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L’Infedele e il patto di socialità e legalità

25 Gennaio 2007 9 commenti


L’Infedele in onda ieri sera 24 gennaio alle 21.30 su La7 ha affrontato le tensioni suscitate dai “campi nomadi” nell’hinterland milanese e ha ricordato, in occasione della Giornata della Memoria – il Porrajmos – la persecuzione delle popolazioni rom e sinte europee.

Hanno partecipano tra gli altri: don Virginio Colmegna, la scrittrice Rosetta Loy, il regista Davide Ferrario (autore di un documentario su “La tregua” di Primo Levi), l’assessore Mariolina Moioli del comune di Milano, il Presidente della Provincia, Filippo Penati.

Dal Comune di Opera hanno partecipato, ospiti di Gad Lerner, il sindaco Alessandro Ramazzotti, cittadini residenti in via Triboniano e una rappresentanza delle famiglie rom.

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Milano, Dijana Pavlovic condanna il patto di socialità e legalità

17 Gennaio 2007 3 commenti


I capifamiglia Rom firmano un ?patto di legalità e socialità?, davanti ad alcuni rappresentanti delle Istituzioni milanesi: certo, fanno notizia. Per i politici che l?hanno proposto (applicato anche ai pellerossa nelle riserve indiane) è come dire ai propri elettori “sì, siamo costretti a dare, a questa gente, un posto dove vivere, perchè non possiamo più nasconderci dietro la legge Bossi-Fini e o aver buon gioco con le ?espulsioni?.

Sono cittadini europei e non possiamo più dire che se ne devono tornare a casa loro, ma noi, comunque, usiamo la linea dura: li trattiamo diversamente da tutti gli altri, li umiliamo, li teniamo sotto controllo.”

A questo patto i Rom applaudono e firmano. Certo: non hanno un?alternativa valida. O così o dormire per strada. E poi, la comunità Rom è abituata alla non considerazione, ad essere abbandonata a se stessa, e al minimo cenno di attenzione da parte, di ?quelli che contano?, reagiscono comunque positivamente.

In realtà, ancora una volta nella Storia, sono stati ufficialmente proclamati tutti, nessuno escluso, asociali e criminali. Ancora una volta nella Storia vince la discriminazione razziale. Ancora una volta si istiga all?odio razziale e si legittimano quelli che bruciano le tende, che buttano ?molotov? tra le roulotte.

Già, perché il messaggio è questo: se le istituzioni usano la discriminazione e l?umiliazione, puntando il dito contro quelli che ancora non sono criminali ma potrebbero diventarlo, se le amministrazioni usano la violenza, sgomberando i campi senza preavviso, in pieno inverno – perché non dovrebbero farlo dei singoli cittadini?

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Milano, il patto di socialità e legalità anche per via Triboniano

13 Gennaio 2007 2 commenti


Dopo i Rom Rumeni di Opera (MI) anche in via Triboniano a Milano si firma il patto di socialità e legalità, promosso dalla Casa della Carità e dagli Enti Locali milanesi. Questa pratica sembra attecchire anche in altre realtà, prima fra tutte quella romana, dove il Prefetto Serra si è più volte distinto per proposte poco felici.

Insieme al patto si affiancano forze dell’ordine e servizi sociali che dovrebbero aiutare le famiglie rom a “integrarsi”. Il Vice Presidente della Provincia di Milano, De Corato, afferma ?sarà un campo modello per tutta Italia, questa gente merita una struttura degna, finiamo in fretta?.

Intanto si forma la coda per avere un posto nel ?nuovo campo nomadi? e l´Assessore ai Servizi Sociali Mariolina Moioli, in un sopralluogo con don Virginio Colmegna, mette subito in chiaro: «Il campo sarà per 500 persone al massimo. Vale il censimento fatto a ottobre dai vigili. Non si può risolvere tutti i casi disperati. Anzi, bisogna finire prima che arrivino qui tutti i rumeni d´Italia».

De Corato e la Moioli ieri hanno parlato personalmente con i Rom Rumeni: «dovete comportarvi bene perché il primo che picchia, che ruba, che sporca, insomma, il primo che sgarra al regolamento, viene sbattuto fuori, come abbiamo fatto a Opera», incalza la Moioli rivolgendosi a Florian, uno dei più influenti capifamiglia rom. Infatti ad Opera, alcuni giorni fa, una famiglia è stata espulsa dall?insediamento.

A tutto questo noi rimaniamo molto perplessi e nei prossimi giorni sarà valutata a fondo la situazione anche in collaborazione con la Sezione di Milano dell?Ente Morale Opera Nomadi e dell?Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR).

Se il patto di socialità e legalità poteva forse funzionare in una situazione di grave emergenza come ad Opera, ci sembra inverosimile che sia stato imposto anche alle famiglie rom di via Triboniano.

Infatti ad Opera l?intervento è stato improvviso, non spiegato ai residenti di Opera e naturalmente ha creato un moto popolare, sicuramente ingiustificabile, ma prevedibile visti i continui allarmi, amplificati dalla stampa locale e nazionale, sulla presunta invasione di Rom Rumeni e Bulgari.

L?insediamento di via Triboniano è oramai storico e dovrebbe essere smantellato offrendo una casa dignitosa alle circa cento famiglie rom presenti. Invece si porta il presidio di polizia e i servizi sociali, come per dire i Rom sono criminali e poveri.

Non contenti si impone un patto che fa immediatamente pensare ad una forma di discriminazione razziale. Perchè in Italia se una persona commette un reato, viene punita secondo quanto disposto dal Codice Penale. Non si è mai sentito che un individuo sia cacciato da dove abita e che questa “pena” sia comminata anche a tutta la sua famiglia.

L?insediamento di via Triboniano è un evidente forma di ghettizzazione e l?Europa è già intervenuta chiedendo l’eliminazione di queste forme di segregazione razziale. Rimaniamo stupiti che nessuno sia ad oggi intervenuto ed invitiamo tutti ad interrogarsi sulla grave situazione che si sta creando.

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