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Lamezia Terme (CZ), l’associazione "Donne e Futuro" chiede attenzione per i Rom

18 Febbraio 2007 7 commenti


Favela, bidonville o ghetto? Ci si può veramente sbizzarrire con la fantasia per trovare una definizione azzeccata al “campo” Rom di Scordovillo. Il “villaggio”, un po’ baraccopoli, un po’ accampamento container, continua a sprofondare in un degrado che spaventa e fa vergognare.

A mettere la ciliegina sulla torta del caos assoluto, si ci è messo anche i maltempo di questi ultimi giorni che ha portato sconquasso in una situazione già fortemente precaria, dove il disagio, il sudiciume e il disordine regnano incontrastati. Il vento e la forte pioggia hanno aperto squarci nei tetti e fatto volare di tutto, togliendo l’ultimo coperchio ad un “vaso di Pandora” che in realtà, da più di trent’anni, mette in mostra ciò che contiene.

Campo Rom: a ridosso dell’ospedale e del commissariato di Polizia, una collocazione assurda per una realtà ormai off limits dove si sono ampiamente superati i confini della decenza, del buon senso, di ogni principio di sana convivenza civile e pacifica.

Senza dimenticare le vecchie buone norme igienico-sanitarie, che a Scordovillo sono sempre state e continuano ad essere una chimera. A voler riportare l’attenzione sull’annosa questione dei Rom di Lamezia è Karin Faistnauer, presidente dell’associazione “Donne e Futuro” che da molti anni opera fra i Rom che vivono sul territorio.

Una questione certamente spinosa che, in anni di discussioni, proposte e vane teorie, non ha mai messo d’accordo nessuno. Ma intanto la situazione complessiva al campo peggiora e i danni provocati dal maltempo «offrono un’ulteriore opportunità per ricordare alla città che, ogni giorno che passa, la vita a Scordovillo è sempre più insostenibile».

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Lamezia Terme, i Rom e i loro bisogni

31 Ottobre 2006 Nessun commento


Tutto sui Rom che vivono in città: numeri, statistiche, condizioni di vita, progetti e desideri. A presentare il quadro completo della situazione Massimo Bevilacqua e Massimo Berlingieri, due giovani Rom che da anni fanno parte della cooperativa Ciarapanì guidata da Marina Galati. Al Teatro Umberto, per la prima volta, hanno preso la parola illustrando al pubblico il progetto Ric (riscoprirsi insieme cittadini) che da tempo stanno portando avanti con i soci della cooperativa.

Secondo i dati presentati, i Rom a Lamezia sono 631 divisi in 137 famiglie, circa l’1% dell’intera popolazione lametina; di essi 391 sono stanziali nel campo di Scordovillo, gli altri abitano nelle case popolari in diversi quartieri cittadini. Il 68% ha meno di 29 anni: sempre in base all’inchiesta effettuata dalla Ciarapanì, sono pochi i rom che invecchiano perché sono molto diffuse malattie come la bronchite e la polmonite dovute alla precarietà delle condizioni di vita. Patologie curate male che portano ad una morte precoce.

Dei Rom che vivono in città il 29% sono sposati e solo il 7% ha più di 7 figli. I primi inserimenti scolastici sono avvenuti nel 1983: attualmente il 65% della popolazione Rom ha la licenza elementare, il 20% la licenza media; mentre il 15% non ha nessun titolo di studio. Inoltre nessuno ha ancora conseguito un diploma di scuola superiore.

Nel corso del convegno altre ragazze Rom componenti la cooperativa hanno letto un loro messaggio ai giovani lametini immaginando che si possa avverare «il sogno di vivere insieme per costruire tante cose utili per la città».

Galati ha ricordato che la Ciarapanì (che è una parola Rom che significa tenda) ha avviato percorsi di orientamento e di formazione per l’inclusione sociale e lavorativa dei Rom.

Salvo Inglese, etnopsichiatra, ha parlato di «secoli di pregiudizio che dobbiamo scrollarci di dosso se vogliamo far emergere le positività di una particolare realtà come questa».

Hanno espresso soddisfazione per l’iniziativa il vescovo Luigi Cantafora, il sindaco Gianni Speranza e il vicesindaco Elvira Falvo.

Riferimenti: Accusata di furto perchè rom

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Lamezia Terme, accusata di furto perchè rom

30 Ottobre 2006 Nessun commento


«Sono rom, mi chiamo Nada e ho 18 anni. L’altro giorno davanti all’ospedale un “italiano” mi ha accusato di avergli rubato il telefonino. S’è arrabbiato e s’è messo a gridare. Gli ho ripetuto tante volte che non sono stata io a prendere il suo telefono, ma lui ha continuato ad urlare e a dirmi tante brutte parole».

A parlare è Nada Bevilacqua, ragazza Rom che abita nell’accampamento di Scordovillo, e che fino a qualche giorno fa era solita fermarsi davanti all’ospedale in attesa di Karin Faistnauer, presidente dell’associazione “Donne e futuro” che da anni opera a favore dei Rom della città.

Ogni giorno, infatti, la signora austriaca trapianta da anni in città incontra soprattutto le donne e le ragazze del campo di Scordovillo, con loro ha avviato corsi di ogni tipo: lettura, scrittura, disegno, ed altro ancora. Alla presidente di “Donne e futuro” la giovane Nada ha raccontato il triste episodio, decidendo di parlarne apertamente, vincendo così l’atavica ritrosia delle donne Rom che per cultura e tradizione non amano esporsi in pubblico.

Un’accusa di furto del tutto ingiusta che Nada, a distanza di qualche giorno, vive con gran terrore. «Il cuore mi batteva a trecento all’ora», si legge in una sua breve lettera in cui descrive i particolari della storia, «e quell’uomo continuava a dire che avrebbe chiamato i carabinieri se non andavo dai miei fratelli e non gli restituivo il cellulare: io ho ripetuto tante volte che i miei fratelli sono morti. Ma non m’ha creduto».

Nada fa fatica a capire «perché se la prendono con chi non ha fatto niente». E continua ancora scossa: «Dopo quello che è successo aspetterò Karin sotto il ponte vicino al campo. Adesso ho troppa paura. Non mi fermerò più davanti all’ospedale», scrive la giovane Rom, «aspettavo sempre lì perché potevo telefonare, e poi chiedevo l’elemosina alla gente quando avevo fame: così alla macchinetta dell’ospedale potevo comprarmi qualcosa da mangiare».

Quella di Nada è una storia come tante, di quotidiana angheria. In una città come Lamezia Terme che vuole smantellare Scordovillo ma non vuole i Rom in nessun’altro quartiere, può risultare strano che a denunciare pubblicamente un’ingiustizia sia proprio una rom, esponente di un’etnia discriminata.

La lettera di Nada è un gesto emblematico perché rompe il muro del silenzio, dell’accettazione passiva: è la reazione ad un’offesa, doverosa e giusta se fosse capitata a un “italiano”; strana, quantomeno anomala in questo caso, dato che a difendersi è un componente del ghetto di Scordovillo, che per giunta è anche una giovane donna.

Una semplice lettera, qualche breve frase sgrammaticata in un italiano stentato, manifestano perfettamente i sentimenti, lo stato d’animo di una ragazza che prova a far sentire la sua voce in una comunità in cui ha incontrato anche tanta ostilità e pregiudizio; in una società vittima ancora dei luoghi comuni, dei falsi perbenismi, del moralismo spicciolo.

Troppo facile puntare il dito contro i Rom che «non vogliono lavorare e per questo vanno a rubare; su di loro non puoi fare nessun affidamento». Questi i commenti più “soft” che si sentono in giro comunemente, le espressioni e i pensieri ripetibili insieme ai quotidiani atteggiamenti di vero razzismo perché «gli zingari sono brutti, sporchi e cattivi e tali resteranno. Per sempre». Ma il pregiudizio è il peggior male sociale: gli zingari rubano auto nel parcheggio, e chiedono in cambio soldi per restituirle ai proprietari. È vero. Ma è pure vero che la responsabilità penale di un furto è di chi lo commette, non di un’intera etnia.

In foto l’ospedale di Lamezia Terme

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Lamezia Terme, il Vice Sindaco scrive alla Regione e all’ASL

5 Ottobre 2006 Nessun commento


Il vicesindaco Elvira Falvo, scrive al Presidente della Giunta Regionale Agazio Loiero (in foto), all’Assessore Regionale alle Politiche Sociali Nino De Gaetano e al Direttore Generale dell’Asl lametina Angela Di Tommaso per porre, in termini determinati ed urgenti, la questione sociale dei Rom.

«Lamezia Terme – afferma il vice sindaco – così come tanti altri comuni calabresi, si trova a dover affrontare una delicata emergenza sociale, quale quella dei Rom che si trascina da tempo e alla quale non si è cercato di dare una vera e reale soluzione. Nella consapevolezza – aggiunge l’ex consigliere comunale oggi vicesindaco – della difficoltà e delicatezza della questione l’amministrazione comunale vuole affrontare e cercare di trovare una soluzione definitiva, attraverso la costruzione di una rete di sicurezze sociali che siano capaci di garantire tutti i cittadini, compresi i Rom».

Una questione che ha assunto, per la Falvo, una vera emergenza sociale cittadina sotto vari aspetti: quelli che vede i Rom non adeguatamente sostenuti da politiche sociali adeguate, e quella dei concittadini che spesso sono costretti ad assistere e a convivere con fatti e comportamenti non da comunità civile.

«Il recente richiamo fatto all’Italia dal Comitato Europeo per i Diritti Sociali (Ceds) – afferma la Falvo – ci ha visti sotto accusa per aver violato sistematicamente la Carta Europea Revisionata e, soprattutto per l’ inadeguatezza dei campi sosta, degli alloggi e i conseguenti sgomberi forzati per Rom e Sinti».

Peraltro la situazione lametina rappresenta poi una vera e propria emergenza sociale, afferma la Falvo, in quanto il campo dei Rom di contrada Scordovillo è confinante con l’area ospedaliera, un aspetto che determina disagi ai cittadini, che spesso con delegazioni rappresentative o comitati denunciano: danneggiamento e furti d’auto che si trovano nei parcheggi antistanti i fabbricati e la stessa area ospedaliera, oltre ad altri incresciosi episodi come la combustione di materiali che producono fumi dannosi alla salute, come quelli perpetrati mercoledì scorso, proprio nei pressi dell’area ospedaliera.

L’amministrazione, a tale proposito – afferma ancora Falvo – sta individuando delle soluzioni tampone che possano far fronte all’emergenza. La Falvo quindi sollecita l’intervento di Loiero, di De Gaetano e della Di Tommaso, nei loro rispettivi ruoli, per cercare di affrontare la questione in modo sinergico e per interagire in direzione di una possibile soluzione, che la Falvo intravede in una proposta di legge regionale che affronti sistematicamente la problematica su tutto il territorio regionale e non solo per Lamezia.

«Una legge – sottolinea Elvira Falvo – per tutelare le minoranze etniche, con norme finalizzate alla salvaguardia dell’identità etnica e culturale delle minoranze nomadi, che agevoli la progressiva integrazione nella comunità regionale, un obiettivo che guarda anche ad un maggiore controllo del territorio e ad una maggiore sicurezza dei cittadini calabresi, prevedendo opportuni finanziamenti, da erogare ai comuni singoli o associati, per l’attuazione di progetti di formazione professionale, educativa, di diritto allo studio ed accesso al sistema scolastico.
Per la valorizzazione delle attività lavorative tipiche e di carattere artigianale, tipologie più vicine alla cultura Rom, nel rispetto della libera scelta delle minoranze nomadi del diritto sia al nomadismo che alla stanzialità».

Riferimenti: Lamezia Terme, il ghetto deve essere chiuso

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Lamezia Terme, il ghetto deve essere chiuso

4 Ottobre 2006 Nessun commento


Rom: questione infinita ed irrisolta, spina del fianco di tutte le amministrazioni che negli ultimi anni si sono avvicendate al governo della città. Nei giorni scorsi il vicesindaco Elvira Falvo, che ha anche la delega alle politiche sociali, è andata nella bidonville di Scordovillo con alcuni esponenti delle cooperative sociali che si occupano dei rom presenti sul territorio.

Com’è stata accolta?
«Non c’è stata diffidenza, non mi sono sentita estranea. Piuttosto da parte di tutti c’era molta attesa unita alla speranza che la situazione possa finalmente avere una risoluzione positiva. La visita è stata un’esperienza molto toccante proprio perché la questione è delicata e difficile».

C’era mai stata?
«Avevo visitato il campo tempo fa, ma ho voluto ritornarci per rendermi conto delle condizioni attuali: non c’è dubbio che Scordovillo è una vergogna per la città e credo che tutti siano d’accordo sul fatto che vada smantellato».

Quanti sono i Rom a Lamezia?
«In base ai dati del 2005, i cittadini Rom che vivono sul territorio sono 618. Circa 500 di loro sono nati in città, e quindi sono lametini a tutti gli effetti. A Scordovillo risiedono 390 persone, divise in 83 nuclei familiari. Altri sono sparsi in altre zone cittadine».

Quale sarà la soluzione?
«Il governo cittadino e il mio assessorato in particolare, insieme alle commissioni, lavoreranno con responsabilità perché la questione venga dibattuta in consiglio comunale. Ci confronteremo con le circoscrizioni, i quartieri e perfino con le parrocchie: vaglieremo tutte le proposte, accetteremo anche le critiche purchè costruttive. Il mio auspicio è che chi fa politica da tanti anni e conosce bene la situazione, non cerchi di strumentalizzarla a proprio vantaggio o di ingigantirla ulteriormente. Certo una soluzione definitiva non si troverà in tempi brevi, ma è necessario cominciare ad affrontare gradualmente la questione nella sua globalità».

Sono previsti interventi a Scordovillo?
«Abbiamo avuto due tavoli tecnici con i responsabili dei Lavori pubblici e dell’Urbanistica, con cui abbiamo deciso alcuni provvedimenti d’emergenza per cercare di limitare, per quanto possibile, gli enormi disagi esistenti. In passato s’è provveduto a costruire la piattaforma per i prefabbricati ma non a fornire beni e servizi di prima necessità come l’acqua o la corrente elettrica. Cercheremo di ovviare a queste carenze nell’intento di rendere salubre tutta l’area e di metterla in sicurezza. Inoltre sarà ridefinito il confine tra il campo e l’area ospedaliera: in attesa che l’Asl prenda decisioni in merito».

E per gli episodi di microcriminalità al parcheggio ospedaliero?
«La Multiservizi è disponibile alla pulizia della zona e alla gestione custodita del parcheggio dell’ospedale, per evitare i frequenti atti vandalici e la conseguente esasperazione dei cittadini. Abbiamo sollecitato anche l’attivazione del Pon sicurezza, inteso come salvaguardia sociale e non come vigilanza di tipo poliziesco».

La gente si lamenta anche del continuo incendio dei pneumatici.
«Sicuramente un fenomeno spiacevole e nocivo. Smentisco comunque ciò che è stato affermato ultimamente secondo cui l’emissione di questi fumi aumenterebbe del 50% l’insorgere di patologie tumorali. È un falso allarmismo in quanto non provato da un’indagine scientifica».

Che tempi ci sono?
«L’amministrazione si attiverà in un futuro molto prossimo. Ribadisco che si tratta d’interventi provvisori dato che l’accampamento dovrà essere smantellato e il dislocamento delle famiglie sarà progressivo e graduale: non dovrà più esserci un altro Scordovillo, un unico campo di accoglienza».

Com’è già avvenuto in molte altre città?
«Esattamente. È ormai superato il concetto dell’unico sito cosiddetto d’accoglienza che poi, come tutti abbiamo visto, tale non è perché diventa un vero e proprio ghetto. Per questo ho chiesto al presidente Loiero e all’assessore regionale al Lavoro De Gaetano la creazione di una legge sulla regolamentazione dell’etnia Rom che molte regioni italiane hanno adottato».

Dove troverete i finanziamenti per sistemare i Rom?
«La richiesta alla Regione è finalizzata anche ad ottenere dei finanziamenti per l’inserimento sociale e lavorativo di queste persone. Infatti s’è pensato alla costruzione di un grande capannone per le attività artigianali, come la lavorazione del ferro, che per i Rom costituisce una tradizione della loro antica cultura. Mentre con l’Aterp stiamo lavorando per l’individuazione degli alloggi, visto che al campo tutti m’hanno chiesto di avere una casa decente. Anche in questo caso i tempi saranno lunghi, ma orientati verso la giusta soluzione».

Riferimenti: L’illusione di una casa

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Lamezia Terme, l?illusione di una casa per le famiglie rom

17 Giugno 2006 Nessun commento


La questione riguardante gli insediamenti abitativi per le famiglie rom potrebbe avviarsi, finalmente, a soluzione. Questo si affermava esattamente tre anni fa. Ma è rimasta solo un’illusione. E questo volta con i soldi dei contribuenti: 6 miliardi e mezzo delle vecchie lire.

Già, i famosi finanziamenti regionali. Quelli del 1997. Sono stati infatti spesi ma non sono serviti a nulla. Siamo di fronte all’ennesima incompiuta e questa volta la faccenda è ancora più grave dal momento che gli alloggi popolari per i Rom sono stati costruiti, anzi si è tentato di costruirli, (c’è solo lo scheletro di cemento inerme da 3 anni) su un terreno di località Carrà-Marchese-Mazzei confiscato alla mafia.

La vicenda risale al maggio del 2003 quando i commissari straordinari approvarono, con apposita delibera, il progetto preliminare per la costruzione di 28 alloggi programmati per l’edilizia residenziale pubblica compresi nel programma triennale delle opere pubbliche 2003-2005. Il sito scelto è stato quello indicato dal commissario ad acta, l’allora prefetto Catenacci (quello che propose lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose nel 2002) individuato in un terreno confiscato alla criminalità a Capizzaglie, località Carrà-Marchese-Mazzei.

Un progetto, redatto dall’Aterp su incarico del commissario ad acta, presentato al Comune nel maggio 2003 e che in un primo momento non era stato accettato dai commissari straordinari che optavano per la riqualificazione dell’attuale campo Rom di Scordovillo con la costruzione di prefabbricati.

Ma dopo che tale soluzione era stata contestata dalle forze politiche in un apposito incontro avvenuto nel marzo 2003, la terna commissariale fece dietrofront decidendo per il sito di Carrà- Marchese- Mazzei ed anche perché si rischiava di perdere il finanziamento regionale dei circa 6 miliardi e mezzo disponibile fin dal 1997. La regione, infatti, con una nota del 7 maggio 2003 inviata al comune, indicò la data ultima per l’esecuzione dei lavori fissando il termine per il 13 settembre 2003.

La questione degli insediamenti abitativi dei Rom, ha rappresentato in questi ultimi 10 anni una delle tante emergenze per la città, soprattutto quando la terna commissariale non aveva ritenuto di percorrere la strada della realizzazione delle case al terreno confiscato di Capizzaglie. Una soluzione invece avanzata dall’allora prefetto Catenacci, in qualità di commissario ad acta nominato dalla regione, che aveva dato incarico all’Aterp di redigere il progetto che dopo essere stato ultimato e portato all’attenzione dei commissari straordinari era stato ritenuto insufficiente per risolvere definitivamente il problema sia perché i fondi a disposizione non sarebbero stati sufficienti che per l’esiguo numero di alloggi (28) previsti nel progetto.

Successivamente, nell’estate del 2003, nonostante le proteste (l’ennesima) dei residenti della zona, i commissari straordinari proseguirono l’iter dei lavori che iniziarono tre anni fa e dopo la realizzazione della struttura di cemento tutto si è bloccato. Da oltre due anni i lavori sono fermi. Perchè?

Riferimenti: Lameziaweb

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