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Firenze, il poeta Demir Mustafa è intervistato da Liberazione

3 Luglio 2007 Commenti chiusi


Ha la voce pacata e lo sguardo benevolo. Giunto in Italia alla fine degli anni ’80, inizia ben presto ad operare nell’ambito dell’intercultura come mediatore. Si chiama Demir Mustafa ed è nato a Skopje (Macedonia) nel 1960 da una famiglia di rom dzambasa (allevatori di cavalli). Dopo aver ottenuto il diploma di tipografo e svolto il servizio militare in Croazia, la crisi politico-economica della ex-Yugoslavia lo costringe a emigrare. Dal 1989 vive a Firenze con la moglie e i suoi tre figli.

Oggi, oltre a essere presidente dell’associzione Amalipe Romanó, lavora per l’Arci in progetti finalizzati all’inserimento sociale di rom e sinti. E proprio mentre da Roma arriva l’eco dell’ennessimo blitz ai danni della comunità romanì -quella del campo di Casilino 900 – Demir racconta di un approccio diverso alle questioni dell’integrazione.

A margine della conversazione, mostra uno dei suoi scritti: una poesia su Auschwitz, nata all’indomani del suo recente viaggio nel campo di sterminio e in memoria degli oltre 500mila rom sterminati durante la Seconda Guerra mondiale. Ma non è un caso. Demir, da anni, affianca all’intensa attività politico-sociale quella di scrittore.

Qual è la tua personale esperienza di rom immigrato e come è stato il primo impatto con i cosiddetti campi sosta?
Sono arrivato in Italia dopo aver viaggiato attraverso il Belgio e la Grecia dove ho fatto lavori di diverso genere pur di permettere alla mia famiglia di sopravvivere. L’obiettivo, peró, era quello di ottenere un documento che mi permettesse di regolarizzare la presenza nel paese ospitante. Questo, tanto in Belgio quanto in Germania, non è avvenuto e per cause di forza maggiore sono dovuto migrare in Italia.

Ad aspettarmi c’era giusto un parente che viveva a sua volta in un campo sosta fiorentino. Prima di allora non avevo mai visto nulla del genere: sebbene nella nostra povertà, noi rom avevamo sempre vissuto nelle case eppure, paradossalmente, l’esperienza del campo, a primo impatto, non mi ha turbato. Mi sembrava quasi divertente abitare in una roulette, un’esperienza non troppo dissimile dal campeggio.

Peró, trascorsi due giorni in quel pantano, mi sono subito reso conto che non era una condizione di vita che si potesse protrarre nel tempo e mi sono interrogato sulle ragioni di una simile dimensione abitativa. Mi dicevano che dovevamo stare lì perché noi siamo nomadi e il dubbio è venuto pure a me. Possibile, mi sono domandato, che ci siano ancora delle comunità nomadi tra di noi? E la risposta è arrivata col tempo quando mi sono reso conto che erano i non rom a percepirci tali quando noi non siamo più nomadi da decenni.

Allora mi sono impegnato in ogni modo per trovare un’alternativa al campo, cosa che ho trovato col passare del tempo grazie alla perseveranza e all’aiuto dell’Arci e del Sunia. Dalla fine degli anni ’90 abito quindi in una casa e mi adopero lavorativamente affinché un simile percorso possa essere intrapreso anche da altri rom.

I “campi nomadi”, purtroppo, sono luoghi destinati a diventare sempre più centri di degrado e di emarginazione e non è certo creando dei mega campi sosta che si resolve la questione della presenza rom in Italia. Solo dando pari diritti al mio popolo si può pensare di farlo uscire dal degrado e dall’isolamento in cui è stato relegato per decenni in questo paese. Nessuna politica d’inserimento sociale può avere senso se si nega la dignità agli individui.

di Giada Valdannini, continua a leggere…

Firenze, per le città chiediamo un patto di solidarietà

29 Giugno 2007 3 commenti


Nel momento in cui vengono proposti ?patti per la sicurezza? tra governo e amministrazioni comunali, presentati come rimedio al degrado delle città, chiediamo agli amministratori delle nostre città di non abdicare al loro ruolo di governo del territorio, di non rinunciare alle politiche inclusive e solidali che con fatica sono state costruite in collaborazione con tante associazioni, di continuare a perseguire una coesione sociale non fondata sull?esclusione delle figure più deboli e stigmatizzate.

Le nostre città non hanno bisogno di patti che interpretino la sicurezza esclusivamente in chiave di controllo e di criminalizzazione. La sfida da accettare è piuttosto quella di mettere in campo politiche urbane, abitative, sociali, culturali in grado di assicurare solidarietà, partecipazione e diritti, con procedure democratiche adeguate alla diversità delle popolazioni che vi sono presenti.

E? preoccupante la piatta adesione di organi di stampa e forze politiche del campo della sinistra alla campagna su ordine e sicurezza, è preoccupante la volontà di contendere alla destra il primato dell?intransigenza verso i capri espiatori di turno.

E? preoccupante che si rinunci a contrastare con la forza di proposte e di politiche inclusive i proclami xenofobi e razzisti della destra che tenta di capitalizzare l?indubbia presenza di una fascia di cittadini ed elettori sensibili ai timori per la presenza di stranieri sul territorio.

E? l?effetto perverso delle recenti elezioni francesi che ha persuaso autorevoli rappresentanti di forze politiche e intellettuali di riferimento che si possa interpretare meglio ? o solo più facilmente ? l?inquieta società contemporanea assecondandone le ansie e le paure (del futuro precario, del lavoro che manca, delle protezioni sociali che diminuiscono, e forse anche dell?immigrazione) piuttosto che affrontandone le cause, più complesse e difficili da risolvere.

Il prezzo da pagare a questo nuovo realismo politico, incardinato sulla ?tolleranza zero?, è la cancellazione di 15 anni di impegno, di vertenze, di politiche per la convivenza, di faticosi percorsi di inclusione di ormai milioni di immigrati, per uno sviluppo democratico e interculturale della società italiana.

Il primo frutto velenoso di questa campagna sono i ?patti per la sicurezza? che il Ministero dell?Interno sta stipulando con alcune grandi città italiane, in primis Roma e Milano. Infatti, tra le misure previste da questi patti, oltre a consueti strumenti di lotta al crimine come l?aumento dell?organico di polizia, figurano la delega ai prefetti per la localizzazione dei campi nomadi, e nientemeno che la delocalizzazione dei quartieri ?etnici?.

Cosa c?entrino i cinesi di via Paolo Sarpi a Milano, o di via Pistoiese a Prato o dell?Esquilino a Roma, con la lotta alla criminalità nessuno lo ha spiegato; e in quale misura l?allontanamento dei campi nomadi dalle città verso improbabili campagne possa favorire l?inclusione dei Rom (o, se si vuole, il loro ?rispetto delle regole?), anche questo nessuno si azzarda a motivarlo.

Se è vero che sicurezza e legalità non sono né di destra né di sinistra, va detto con chiarezza che anche il razzismo non è né di destra né di sinistra: è razzismo e basta, e l?apartheid è apartheid ovunque, anche nella nostra società democratica.

L?accreditamento di un nesso tra domanda di sicurezza e immigrazione, supportato dall?utilizzo di una (presunta) scientificità di dati sulla devianza degli immigrati, è giocato sull?effetto-annuncio piuttosto che su una attenta analisi delle cifre.

Nessuno dei suoi propugnatori ha mai chiarito in cosa effettivamente consiste questo ?bisogno di sicurezza? e in che cosa questo trovi motivazioni nell?immigrazione: piuttosto questa campagna ha utilizzato in maniera enfatizzata alcuni piccoli o grandi episodi di cronaca, questioni differenti e spesso indipendenti tra loro, artificiosamente e forzosamente collegate, in un rapporto tra cause ed effetti che risponde non alla realtà ma ad una sua rappresentazione drammatizzata a fini politici e propagandistici.

Le città sono oggi la frontiera sulla quale si scaricano gli effetti dell?economia globalizzata, che le politiche degli stati non riescono efficacemente a intercettare e regolare. Sono lo spazio vissuto nel quale si rappresentano le contraddizioni che una volta dividevano il mondo ricco da quello povero, e che nelle grandi aree urbane devono trovare una forma di governo non autoritaria e non escludente.

Le città sono cerniere tra economia e società, tra culture e provenienze differenti; sono luoghi di incontro e di scontro. La costruzione dei modelli di convivenza non può avvenire al prezzo della condanna a un destino di emarginazione per individui e comunità che vi hanno radicato le loro speranze.

Arci Toscana, Cospe, Fondazione Michelucci

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Firenze, Mercedes Frias interviene sui "patti sicurezza"

26 Giugno 2007 Commenti chiusi


Bando sopra i Zingani e le Zingane del dì 3 novembre 1547 ab incarnatione: ?L’illustrissimo ed eccellentissimo Signore il Sig.Duca di Fiorenza e per Sua Eccellentia Illustrissima li Magnifici Signori Otto di Guardia e Balia della città predetta, considerando di quanto danno sieno stati per il passato e di presente ancora sieno i Zingani e Zingane che si sono alloggiati e alloggiano appresso alla città di Fiorenza e per il contado e il dominio di essa e quanto sinistro con li loro cattivi portamenti arrechino li cittadini artifici e contadini per li assai immoderati danni che da loro sono ricevuti e ricevono giornalmente, e quanta comune utilità tenendone pagato il Ducale Stato di Sua Eccellentia ne abbi a resultare, però volendo a tale inconveniente ovviare fanno pubblicamente bandire, notificare et espressamente comandare, a tutte li compagnie di detti Zingani e Zingane che si trovino in tutto il territorio, il dominio et Stato Ducale di Fiorenze, che infra mese prossimo futuro da oggi si debbino, ogni eccetione rimossa, havere sgombro lo detto dominio Ducale di Fiorenza sotto pena di essere fatti prigioni e mandati in galera a beneplacito di loro ufficio notificando a ciascuno di detti Zingani come si è rivocato et rivoca per virtù della presente ogni patente, salvacondotto, et autorità che egli avessino insino a questo presente giorno.? da: Antonio Tabucchi, ?Gli zingari e il Rinascimento: vivere da Rom a Firenze?, Feltrinelli, 1999 (pagg. 19-20)

Martedì 26 giugno firmerete il ?patto per la sicurezza? di Firenze e dintorni. Patto che si inserisce sulla scia di quanto già stabilito e siglato in altre città d?Italia. Dal momento che non vi è una situazione concreta che possa giustificare queste imponenti iniziative di ordine pubblico, come si evince dal rapporto del Ministero dell’Interno sullo stato della sicurezza, la domanda sorge spontanea: a quale bisogno risponde il ?patto?? Qual è la domanda alla quale si pretende di rispondere con queste iniziative?

Dal rapporto del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato della sicurezza svolta dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, emerge che ?…i dati sull’andamento della delittuosità non indicano un peggioramento della situazione tale da ingenerare sensazione di insicurezza generalizzata? per quanto riguarda i fattori che creano la percezione di insicurezza segnala ?….svolge un ruolo determinante la condizione di vulnerabilità individuale…. l’ambiente in cui si svolgono le proprie attività abituali.. infine, un ruolo determinante è rappresentato dall’effetto moltiplicatore dei media…? (pag. 122-123).

Ne deriva che la corsa alle politiche sicuritarie rappresenti uno strumento che si propone come risposta non ad una situazione reale, ma alle percezione di insicurezza. Percezione le cui cause esulano dall’aumento effettivo dei reati; dunque i ?patti? diventano strumenti di propaganda politica.

Si tratta della classica rincorsa alla destra, sul suo terreno; solo che in questa circostanza tale rincorsa va oltre il discorso, poiché si avvale di strumenti repressivi per ?combattere l’illegalità? diffusa nelle città. Questa iniziativa tende a dimostrare l’ultima scoperta dei sindaci delle grandi città, con grande supporto di buona parte dei media e di alcuni intellettuali d’area, come sempre: ?la sicurezza non è di destra né di sinistra?, perbacco!

Verissimo, facciamo però qualche distinguo:

- è di destra considerare la sicurezza come mera questione di ordine pubblico;

- è di destra sorvolare sull’accezione della sicurezza come un diritto ad avere un tetto, un lavoro dignitoso, cure, istruzione;

- è di destra identificare come i nemici della sicurezza coloro che sono realmente le vittime dell’insicurezza;

- è di destra perseguitare i più vulnerabili, gli esclusi, facendoli diventare dei veri capri espiatori;

- è di destra confondere la causa con gli effetti del ?degrado?.

Non è un caso che i ?patti? siano identificati da parte da politici e giornalisti di destra, come ?l’unica realizzazione dell’attuale Governo?.

Il sopracitato rapporto della Polizia dice ?anche la presenza di immigrati, è vissuta, nella maggioranza dei casi come fattore incidente negativamente sul senso collettivo di sicurezza. Tutto ciò produce domande di sicurezza che niente hanno a che fare con la delittuosità effettiva…? (pag. 124).

Tuttavia, dai contenuti dei ?patti? già firmati a Bologna, Bari, Genova, Cagliari, Catania, Torino, Milano, discende che si tratta di politiche repressive anti-rom, anti-venditori ambulanti, anti-commercianti cinesi, in generale anti-immigrati: negrume, poco ornamentale per le belle città, che sarebbero immacolate se non fosse per la presenza di questi indesiderati. Proprio come nel 1500.

Che cosa hanno di sinistra questi patti?

Quanta legalità c’è nel consentire che decine di esseri umani dormano alle intemperie sul ciglio della stazione di Santa Maria Novella o dentro i tubi dei lavori della tramvia?

Dove sono le istituzioni, così zelanti della sicurezza, quando decine di bambine e bambini hanno di fatto il divieto di andare a scuola?

Quale nozione di legalità consente la persecuzione selettiva e razzista contro esercizi commerciali di cittadini e cittadine stranieri?

Persecuzione basata su quello che si è, non su quello che si fa o non si fa.
Politica di sicurezza e legalità che perseguita gli ?abusivi? ambulanti e mendicanti, senza proporsi risposte; ma allo stesso tempo perseguita i regolari imprenditori stranieri, proprietari di kebab e phone center. Forse è più igienico che stiano tutte e tutti sotto i caporali nei campi e nei cantieri, oppure nelle case, 24 ore su 24, ad occuparsi degli anziani genitori di quelli che li detestano.

Di fronte ad un leggero calo generalizzato dei reati, come afferma il sopra citato rapporto della polizia, aumentano in modo preoccupante le violenze contro le donne. Violenze che avvengono nella stragrande maggioranza dei casi in ambito familiare. Per una donna è più probabile subire un’aggressione in ambito familiare o nel circolo degli amici che per conto di uno estraneo per strada.

Già un anno fa, a partire ?dall’emergenza stupri?, che diventa tale soltanto quando l’aggressore è un cittadino straniero, la sindaca di Milano, condottiera dei ?patti per la legalità?, aveva deciso di aumentare il numero dei lampioni e disporre sconti da parte dei taxi per le donne che viaggiassero sole la sera. Come dire: mi tolgo un dente perché ho mal di pancia.

Possibile che politica e istituzioni perseverino nell’inseguire le amplificazioni mediatiche che coccolano gli istinti più animaleschi di una parte della popolazione? Responsabilità vorrebbe che ogni situazione fosse governata per quello che è, non per quello che può apparire.

Ripeto, considerare la condizione di migrante come un’attenuante per giustificare atti di devianza è buonismo e paternalismo pericoloso; considerare però tale condizione come un?aggravante, non è soltanto ingiusto, ma terribilmente discriminatorio.

La firma di questi ?patti? con le istituzioni territoriali ha una valenza politica emblematica. Dopo un anno di un governo nazionale di centrosinistra, non c’è stato ancora il primo provvedimento teso perlomeno a ridurre gli effetti devastante delle politiche xenofobe del passato governo.

Anzi, prima che arrivi in parlamento il disegno Amato-Ferrero di modifica della Bossi-Fini, parte l’iter parlamentare delle proposte Violante e Buemi di inasprimento della Bossi-Fini nelle sue parti più repressive. Mentre, contemporaneamente, le regioni, province e comuni, così, quasi per caso, con i patti per la legalità antiesclusi, fanno il coro a Violante-Buemi & co nella crociata per la legalità dei padroni. Quando si dice superare la destra!

Dopo più di cinquecento anni della messa al bando degli indesiderati di Firenze, duole constatare quanto poco siamo in grado di evolverci culturalmente.

Mercedes Frias

Lettera inviata a Giuliano AMATO (Ministro dell’Interno), Claudio MARTINI
(Presidente Regione Toscana), Leonardo DOMENICI (Presidente dell’ANCI e Sindaco di FIRENZE), Matteo RENZI (Presidente Provincia di FIRENZE) e per conoscenza Walter VELTRONI (Sindaco di ROMA).

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Firenze, lettera all’Amministrazione comunale a favore di cinque famiglie rom

28 Maggio 2007 Commenti chiusi


Rendiamo pubblica la lettera inviata agli Enti Locali e alle Istituzioni dalla dottoressa Paola Cecchi del C.N.J. (Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia) e dell?associazione A.I.Z.O. a favore di cinque famiglie che vivono nel cosiddetto “campo nomadi” dell’Omatello a Firenze.

Lettera sulle famiglie del Campo Olmatello

La sottoscritta Paola Cecchi del C.N.J. (Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia) e dell?ass. A.I.Z.O. rom e sinti sottopone alla vostra attenzione la situazione di 5 famiglie che si trovano attualmente a vivere in modo precario in Viale XI Agosto nel cosiddetto ?CAMPO NOMADI OLMATELLO?, va subito messo in evidenza che nessun ?nomade? vive in questo luogo, ma vivono tutti cittadini Jugoslavi, la maggior parte sono originari della regione del Kosovo-Metohija.

La situazione nel campo è molto disagiata e le strutture dove sono alloggiate le persone sono roulottes alcune in pessime condizioni, attraverso una cooperativa interna il campo viene pulito regolarmente, molte delle persone che vivono nel campo sono di etnia rom, i servizi come negozi, autobus, eccetera sono molto distanti.

Molte persone che prima vivevano nel campo hanno avuto accoglienza come profughi in normali abitazioni o nel corso degli anni hanno raggiunto i punti per poter avere un alloggio popolare e sappiamo che di qui a breve diverse famiglie troveranno una collocazione ed il campo dovrebbe essere chiuso, ma alcune nuclei ?storici? sono ritenuti dal quartiere 5 ?non autorizzati? a stare nel campo e viene loro intimato di lasciare, in breve, la precaria sistemazione dove vivono.

Si parla di 5 nuclei: la famiglia Ibrahimi con due figlie piccole, la famiglia Bejzak con tre piccoli, Edison ha 3 mesi! La famiglia di Mustafa R. con due figli piccoli e la giovane moglie è incinta ed altri due fratelli di Mustafa R. con relative mogli e figli, quasi tutti i genitori sono nati in Italia o sono arrivati da anni.

I minori in totale sono 14 e sono tutti nati a Firenze e stanno frequentando le scuole del quartiere, sappiamo che sono famiglie che non sono certo in grado di sopportare le spese proibitive di un affitto.

Com?è noto in Kosovo circa 300.000 persone di tutte le etnie, ma nella stragrande maggioranza serbi e rom sono stati scacciati dalla loro terra nel 1999 e sono stati costretti a diventare profughi!

Non scacciamo persone che vivono da anni in baracche! Cerchiamo insieme una sistemazione dignitosa per queste persone e per questi piccoli.

In attesa di vostre comunicazioni vi invio cordiali saluti, dottoressa Paola Cecchi (ristori@tin.it)

Firenze 25 maggio 2007

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Firenze, al via la 36ª Giornata Internazionale del popolo Rom

27 Aprile 2007 3 commenti


Un giorno dedicato ai diritti e al rispetto della diversità culturale di Rom e di Sinti. Arci Toscana e Arci Firenze, Associazione Amalipe Romano, Telefono Azzurrorosa e Assessorato all?Accoglienza e all?integrazione del Comune di Firenze in occasione della 36ª giornata internazionale dei Rom e dei Sinti organizzano: immaginare il futuro tra il passato e presente.

Oggi venerdì 27 aprile, due appuntamenti per ricordare il Porrajmos e confrontarsi sul rispetto dei diritti delle minoranze. Dalle 9.30 alle 13.00, la sede dell?Arci in piazza dei Ciompi, ospita la tavola rotonda cui parteciperà il Sottosegretario al Ministero della Solidarietà Sociale, Cristina De Luca.

Dalle 16.00, presso Circolo Arci ?Il Progresso? (via Vittorio Emanuele 135, Firenze), proiezione, alla presenza del regista, di “a forza di essere vento”, documentario che racconta persecuzioni del passato e intolleranza del presente verso Sinti e Rom, dal Porrajmos e alla convivenza nell?Europa di oggi. Alla sera ci sarà una cena rom, allietata da musica e poesia.

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Firenze, 36° giornata internazionale del popolo Rom

11 Aprile 2007 Commenti chiusi


L’associazione Amalipe Romanó invita tutti il 27 aprile a Firenze per celebrare la 36° giornata internazionale del popolo Rom, ?Immaginare il futuro tra memoria e presente?. L?8 aprile si celebra in tutto il mondo il Romanó Dives, la giornata internazionale della nazione Rom, in ricordo dell?8 aprile 1971 quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo Rom e si costituì la Romaní Union, la prima associazione mondiale dei Rom riconosciuta dall?Onu nel 1979.

Le discriminazioni iniziarono dal loro arrivo in Europa almeno cinque secoli fa e culminarono con il Porrajmos (?divoramento?), l??olocausto rom?, in cui persero la vita nei campi di sterminio nazisti almeno cinquecentomila Sinti e Rom, e non sono in diminuzione.

In tutta Europa assistiamo a fenomeni di intolleranza nei confronti di questa minoranza. È il caso dell?Italia, con i suoi “campi nomadi” fortemente lesivi dei più elementari diritti umani: una situazione da regime di apartheid, com?è stata definita in un rapporto dell?European Roma Rights Center.

Vi è un quadro desolante della situazione della minoranza rom e sinta in Italia e in Europa: con la giornata internazionale a loro dedicata, l?augurio delle associazioni è che si apra una riflessione sui crimini del passato e su quelli del presente, per favorire il rispetto della diversità culturale.

Di seguito l’intenso programma di venerdì 27 aprile

ore 9,00 – 13,00
presso l’Arci Comitato Regionale Toscano, Piazza dei Ciompi n. 11, Firenze.

L?incontro vuole essere momento fondamentale di partecipazione politica delle parti sociali coinvolte nella progettazione di soluzioni possibili per un futuro di diritti. L?incontro della giornata internazionale Rom e Sinti avrà luogo presso la Sala di incontri, con, a seguire, un rinfresco offerto a tutti gli ospiti.

Introduce l?incontro Demir Mustafa (presidente Associazione Amalipe Romanó). Coordina l?incontro: Vincenzo Striano (presidente Arci Comitato Regionale Toscano). Intervengono: On. Cristina De Luca (Sottosegretario di Stato del Ministero della Solidarietà Sociale), On. Mercedes Frias (Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Associazione Nosotras di Firenze), Laura Grazzini (Coordinamento Nazionale Rom, Arci), Gianni Salvadori (Assessore Regionale alle Politiche Sociali), Stefano Kovac (Direttore Accoglienza Toscana Arci), Lucia De Siervo (Assessore all?accoglienza e integrazione, Comune di Firenze), Stefania Collesei (presidente Quartiere 5), Nicola Solimano (Fondazione Michelucci).

Tra gli ospiti invitati: Giuseppe D?Eugenio (presidente Quartiere 4), Andrea Ceccarelli (presidente Quartiere 3), Gianluca Paolucci (presidente Quartiere 2), Stefano Marmugi (Presidente Quartiere 1), Roberto Ermanni (Coordinamento Progetto Regionale Rom), Lucia Croce (Telefono AzzurroRosa).

ore 16,00 ? 19,00
presso il Circolo Arci ?Il Progresso?, Via Vittorio Emanuele II n. 135 a Firenze.

In occasione dell?uscita del doppio DVD A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari, a cura della rivista ?A? di Milano, invitiamo il promotore e produttore Paolo Finzi a presentare il suo lavoro.

Alla proiezione di alcune testimonianze tratte dal prezioso libretto, prima esaustiva raccolta di memorie del ?dimenticato? sterminio di Sinti e Rom, Paolo Finzi intreccia interventi che rimandano quelle testimonianze ad altri eventi legati all?attualità delle condizioni degli Zingari nei nostri paesi.

L?incontro culturale vuole essere un momento importante di partecipazione, condivisione e memoria per quanti nel ?presente? svolgono ruoli determinanti per la sensibilizzazione e la diffusione di un?informazione corretta e completa, per i politici che a livello cittadino e regionale attualmente si impegnano a ?rompere? le nuove segregazioni, per le progettualità delle Associazioni coinvolte nell?Accoglienza, per il quartiere, i suoi ragazzi, la sua cittadinanza.

Intervengono: Ugo Caffaz (Ds ? Consigliere Comunale ? organizzazione
eventi legati al Giorno della Memoria), Francesca Chiavacci (Presidente Arci Comitato Territoriale di Firenze), Luca Bravi (Università di Firenze, storico del porrajmos), Demir Mustafa (presidente Associazione Amalipe Romanó), Piero Colacicchi (presidente dell?associazione OsservAzione).

A seguire (ore 20,00 – 24,00) invitiamo gli ospiti e quanti desiderano partecipare alla cena con piatti rom che generalmente viene offerta in occasione dell?8 Aprile.

Alla cena parteciperanno musicisti e poeti rom e nella sala del Circolo si apriranno le danze. Desideriamo che questo sia solo il primo di molti importanti incontri tra le comunità rom, i politici e i cittadini di Firenze, i politici nazionali, gli intellettuali e quanti si impegnano nella costruzione di ciò che immaginiamo essere un futuro che comincia dal presente e che, riconoscendo il passato, non condanna se stesso a ripeterne gli errori.

Gli eventi sono organizzati in collaborazione con Arci Toscana e Accoglienza Toscana.

Amalipe Romanó
La nuova associazione Amalipe Romanó ? Amicizia Rom è stata fondata nel Gennaio 2000 a Firenze per affrontare la diffi cile condizione dei Rom sul territorio fi orentino. Sono stati organizzati convegni dove si è parlato di cultura e di provenienza storica anche a livello nazionale. Ci sono stati incontri con i Comuni, le Prefetture e le Questure di varie città; con la popolazione locale e vari scambi culturali. Si sono svolte attività di vario tipo per promuovere i diritti e combattere la discriminazione.

Per informazioni e prenotazioni
telefono 055 262 9237

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Firenze, adescano i ragazzini nel "campo" rom poi abusano di loro nell’hotel

22 Marzo 2007 Commenti chiusi


Sotto accusa, un albergatore di Montecatini e un cameriere slavo per aver adescato ragazzi rom indifesi in cambio droga. Il cameriere frequentava un campo nomadi di Firenze. Secondo quanto ricostruito, era il cameriere slavo, che gravita in un campo rom del capoluogo toscano, a fare da tramite tra l’imprenditore alle Cascine.

?Le attuali criticità dell?insediamento rom di Sesto Fiorentino potranno essere risolte soltanto con la realizzazione del nuovo campo?. È quanto ha commentato questa mattina l?assessore alle politiche sociali Caterina Conti al termine del sopralluogo organizzato dalla IV Commissione consiliare al campo di via Madonna del Piano.

Il sopralluogo è stato utile per mettere a conoscenza i Consiglieri Comunali della attuale situazione del campo e dei progetti in corso per garantire la scolarizzazione, le attività sportive e di socializzazione dei bambini, nonché a regolarizzare lo status giuridico dei residenti.

Il campo ospita attualmente circa 65 persone, di cui 40 minori. ?Le condizioni di vita sono dignitose – ha spiegato l?assessore – ma sarebbero necessari ulteriori interventi di miglioramento che non sono in programma. Rimane comunque la necessità di trovare una nuova collocazione all’insediamento in quanto l’area attuale è interessata dai progetti di ampliamento del Polo Scientifico Universitario?.

L?amministrazione comunale si è impegnata a discutere in Commissione le proposte relative alla nuova collocazione e le modalità di realizzazione del nuovo campo. In foto la caccia al topo…

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Firenze, titolare di un bar nega la consumazione a una Rom

8 Marzo 2007 33 commenti


Repubblica pubblica un articolo in cui una donna racconta un?incredibile episodio di discriminazione etnica: un barista nega di servire un cappuccino a una Rom. La titolare del bar conferma l?accaduto e difende il comportamento del marito.

«Questi zingari stanno fissi nella strada, attaccano alle sette del mattino a chiedere l?elemosina e non danno tregua fino a sera. Tutti i giorni così, ormai parecchi bar non li fanno neanche entrare. Qui invece raccattano qualcosa ogni tanto ma mille volte ho spiegato che non devono venire all?ora di pranzo, quando il locale è pieno. Puzzano e la gente non ha piacere ad averli intorno mentre mangia».

La donna che denuncia l?accaduto voleva offrire il cappuccino alla Rom ma il barista si è rifiutato. La titolare del bar continua: «Si è arrabbiata, ha detto che siamo razzisti. Invece mio marito ha fatto bene, la zingara lo sapeva che a quell´ora qui non deve farsi vedere».

Leggi l?articolo…

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Firenze, la "razza" degli "zingari"

31 Gennaio 2007 Commenti chiusi


A Firenze, domani 1 febbraio 2007, in occasione delle celebrazioni per “Il Giorno della Memoria”, serata di incontri e proiezioni sulla persecuzioni e lo sterminio subito dalle popolazioni sinte e rom ad opera del nazismo e del fascismo.

La serata di terrà al Cinema Teatro Castello, in via Reginaldo Giuliani n. 374. Si inizia alle ore 21.30 con la proiezione del filmato “Porrajmos – una persecuzione dimenticata”, di Paolo Poce e Francesco Scarpelli, realizzato da Opera Nomadi con Dropout.

A seguire, letture in lingua originale romanè e in italiano delle poesie di Adem Bejzak, Zoran Lapov, Demir Mustafa, video interviste di Daniele Lamuraglia sulle storie personali degli attori del progetto di Teatro Rom, della compagnia Teatro del Legame, lettura di Profezia di Pasolini, tratto da Alì dagli occhi azzurri.

Ingresso 4 euro.

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Firenze, DOPO la Scuola

24 Ottobre 2006 Commenti chiusi


A Firenze è iniziato ad ottobre il corso di formazione per operatori e volontari di doposcuola rivolto a minori stranieri. Il percorso formativo è organizzato dall’ArciSolidarietà Toscana e dal CESVOT (centro servizi volontariato toscana), in collaborazione con ARCI Toscana, Accoglienza Toscana, Amalipé Romano.

Il corso vuole rispondere all?esigenza di creare possibilità di confronto e di formazione per persone che operano nel doposcuola scolastico. L?attenzione sarà focalizzata sulle problematiche dei minori stranieri e/o appartenenti a minoranze delle scuole medie, in particolare figli di Rom e richiedenti asilo, maggiormente esposti ai rischi d’insuccesso e dispersione. Nell?ambito del corso si cercherà di condividere informazioni, strategie e strumenti per promuovere nell?ambito del doposcuola il successo scolastico dei minori stranieri più svantaggiati.

Finalità e obiettivi
Il corso intende fornire competenze e strumenti concreti di lavoro per ottimizzare l’efficacia degli interventi di doposcuola, attraverso le differenti esperienze maturate dagli operatori del settore. Al termine del corso, i partecipanti avranno appreso come elaborare e condividere strategie, metodi e materiali specifici finalizzati a:
- migliorare il rendimento scolastico dei figli dei richiedenti asilo, Rom o appartenenti ad altre minoranze linguistiche;
- coinvolgere le famiglie nei percorsi scolastici dei figli;
- aumentare la motivazione, l’autostima, la socializzazione dei minori;
- collaborare in modo efficace con la scuola e con gli insegnanti;

Metodologie
Lezioni, laboratori, lavori di gruppo, in aula e tramite FAD. L?impostazione metodologica è interattiva e partecipativa. I materiali elaborati nell’ambito del Corso saranno pertanto disponibili sul Web e distribuiti su CD.

Tipologia dei destinatari dell?attività
I destinatari del Progetto sono i nuovi volontari e i volontari già attivi nell’ambito del doposcuola rivolto a minori stranieri.

Dal corso dovrebbe nascere una rete informale tra le associazioni partecipanti al corso.

Per informazioni
ARCISOLIDARIETÀ TOSCANA
Piazza dei Ciompi n.11, 50122 Firenze
telefono 055 26297232, fax 055 26297233
e-mail: dagmar.toscana@arci.it

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