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Mantova, i Rom al Festival della Letteratura

21 Giugno 2007 Nessun commento


Il Festival della Letteratura è oramai una realtà affermata a livello internazionale, ogni anno centinaia di scrittori si ritrovano a Mantova e dialogano con i lettori. Da alcuni anni il Festival invita sia scrittori sinti e rom che scrittori che scrivono di queste popolazioni.

Quest’anno è stato invitato Santino Spinelli per dialogare con l’irlandese Colum McCann che nel suo ultimo romanzo ha scritto l’appassionante di storia di Zoli, poetessa romnì.

Il romanzo è tratto in parte dalla vera storia della poetessa polacca Bronislawa Weiss, in arte Papusza, che ha scritto direttamente in romanés. Papusza è riconosciuta come la più grande poetessa romanì.

La protagonista del libro di McCann è una giovane donna, alta, «non bella… o almeno non convenzionalmente bella, ma il tipo di donna che ti fa trattenere il respiro quando passa». A sei anni Zoli ha visto i suoi genitori trascinati a forza dai soldati nazisti nei pressi di un lago. Era notte e in quel lago gelido sono stati gettati.

Sono morti annegati, «si sono sciolti come la neve al sole». Zoli si è unita ad un altro gruppo, assieme al nonno. Ha imparato, da sola, a leggere e a scrivere ed è diventata famosa come una cantante, eretta a custode delle tradizioni zingare, una «voce dalla polvere».

Zoli scrive poesie e viene scoperta da un famoso poeta, Martin Stransky, che diventa un po? il suo sponsor, Zoli viene spinta a raccontare. Stransky registra le sue canzoni e le sue poesie. La convince a pubblicare le cose che scrive. Lei sulle prime accetta, ma poi si pente, ha paura di tradire la sua gente e così chiede al suo poeta sponsor di non far uscire il libro.

Contrariamente ai patti però, Stransky pubblica i lavori della poetessa. Per aver permesso allo stato di pubblicare e promuovere le sue poesie, Zoli viene condannata dalla sua comunità. La pena che dovrà scontare sarà spietata, sarà infatti costretta a vagare, ma non assieme a la sua comunità: esule senza possibilità di riavvicinarsi al suo gruppo. Così la donna intraprende un viaggio attraverso l?Austria, l?Italia e infine la Francia dove si fermerà.

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Festival Internazionale Jazz Manouche Django Reinhardt

13 Settembre 2006 Nessun commento


A Torino, da venerdì 15 a domenica 17 settembre 2006, si terrà la 5° edizione del Festival Internazionale Jazz Manouche Django Reinhardt. Per tre giorni le strade e i locali nel cuore della movida multietnica torinese, in Via Borgo Dora, Piazza Andreis (Balòn) e il suggestivo palcoscenico del Cortile del Maglio, ospiteranno gruppi musicali provenienti da tutta Europa per far scoprire la musica del popolo Manouche, resa famosa dall’incontro di un loro figlio, Django Reinhardt, con il jazz americano degli anni ’30, il valzer musette francese e la tradizione sinta.

Il programma

sabato 16 settembre, ore 21.00
Cortile del Maglio, ingresso ? 10
- Robin Nolan Trio
- Ritary Ensemble

domenica 17 settembre, ore 21.00
Cortile del Maglio, ingresso ? 10
- Manomanouche & Friends
- Angelo Debarre Quartet

Concerti all’aperto gratuiti
in via Borgo Dora e in piazza Andreis
venerdì 15 (dalle ore 21.30) e sabato 16 (dalle ore 11.30)
Tony Green & Gypsy Jazz, Basily, Beltuner, Di Mauro Swing e con finale Jam-Session.

Per informazioni: info@djangoreinhardt.it

Riferimenti: Associazione Jazz Manouche "Django Reinhardt"

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Mirella Maher al Festival della Letteratura

6 Settembre 2006 1 commento


Oggi apre a Mantova il decimo Festival della Letteratura. Quest?anno ancora più dei passati il Festival è ricco di appuntamenti e di eventi sulle orme di Virgilio: ?qui crescono meglio i cereali, la’ i vitigni, altrove nascono spontaneamente i frutti sugli alberi e le erbe”, come il poeta la descriveva 2000 anni fa, così la campagna mantovana accoglierà decine di migliaia di persone nel sentiero per la città dei Gonzaga.

Il filone svizzero lega il Festival e le Minoranze Sinte e Rom. L?anno scorso abbiamo applaudito Mario Cavatore con il suo bellissimo romanzo ?il seminatore?.

Oggi il Festival presenta Mirella Maher, sinta del gruppo jenisch, simbolo delle persecuzioni eugenetiche perpetrate in Svizzera fino alla fine degli anni Settanta.

Mariella Mehr ha pubblicato con la Luciana Tufani Editrice il romanzo “Il marchio” che, in forma onirica ed esasperata, racconta dell’amore tra due ragazze: una di origine sinta e l’altra ebrea. Il luogo claustrofobico in cui si svolge la vicenda è un collegio/prigione, trasfigurazione dell’orfanatrofio in cui fu rinchiusa da bambina Mariella Mehr, dopo che fu tolta alla famiglia secondo le direttive di un piano governativo svizzero di eugenetica.

Del cosidetto “inserimento” dei jenisch (ma anche di altre minoranze) e delle persecuzioni di cui sono stati e sono oggetto si parlerà al festival nell’incontro che si svolgerà
giovedì 7 settembre, alle ore 15.00
nella chiesa di Santa Maria della Vittoria

e in cui Mariella Mehr provocatoriamente intende ribaltare il rapporto oppressore/vittima. Come ha fatto nei suoi libri, ne “Il marchio” in cui le due protagoniste sono vittime ma nello stesso tempo carnefici e in “La bambina” libro che sta per essere pubblicato nei prossimi mesi.

Oggi, mercoledì 6 settembre, l’autrice presenterà insieme alla traduttrice Anna Ruchat la raccolta di poesie appena pubblicata in Italia.

Riferimenti: Sinti e Jenisch i Svizzera

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«Sotto la stessa luna» alla 59esima edizione del Festival di Locarno

16 Luglio 2006 Nessun commento


Tra i film in concorso alla 59esima edizione del festival di Locarno, nella sezione Cineasti del presente, spunta anche Sotto la stessa luna del regista napoletano Carlo Luglio (Capo nord).

Musa ispiratrice del lungometraggio è la luna, di Secondigliano, periferia a nord di Napoli, teatro della faida di camorra che registrò tra la fine del 2004 e l’iniziò dell’anno scorso più 56 morti. La terribile conta partirebbe proprio da due ragazzi rom, Goran e Mirko Rodosaivic uccisi, perché scomodi, da una camorra che li obbligava a logiche perverse e alleanze incondizionate.

In quei giorni il regista, classe ’67, arrivava a Secondigliano con le macchine da presa e l’urgenza di raccontare l’esodo cui i clan del luogo costringevano i rom della baraccopoli del Campo Vecchio. Sei mesi di riprese sul campo, all’ombra delle palazzine popolari della 167, con gli attori, tutti non professionisti e per la maggior parte abitanti della baraccopoli, che hanno preso parte anche alla sceneggiatura.

È di loro che Carlo Luglio ci ha voluto iniziare a parlare.
Il cast è nato sul posto come la sceneggiatura, un incontro tra linguaggi, napoletano e romanech, che immagino abbia dato molti spunti alla narrazione…
La sceneggiatura è stata scritta nel corso delle riprese , e gli abitanti del campo hanno dato un grande contributo. Mi facevo guidare da loro, mentre loro ci chiedevano soltanto i consigli per stare davanti alla macchina da presa. Purtroppo due dei protagonisti, Oliver e Samantha, forse non potranno raggiungerci a Locarno per problemi di permessi di soggiorno.
È successo anche durante le riprese, il padre di Pavel, che vive da 25 anni a Napoli, è stato trovato senza documenti e portato nel Cpt di Crotone.

La tua urgenza di raccontare la vita dei rom arriva ora sulla scena internazionale.
Mi inorgoglisce, perché si parla sempre poco delle comunità nomadi. O quando se ne parla non le si lasciano raccontare da sé, le si vuole a tutti costi interpretare. C’è un’umanità genuina e verace che forse possiamo immaginare simile a quella dell’Italia del dopoguerra, con un attaccamento alla tradizione arcaico, viscerale, tramandato da secoli. Un universo cui bisognerebbe iniziare a guardare come risorsa, non più come problema da risolvere.

Come è nato il progetto e quanto è stato difficile realizzarlo?
Subito dopo l’omicidio di Goran e Mirko sono andato sul campo ho girato una mezz’ora di montato con i produttori Luca Liguori e Dario Cortucci, . Poi Gaetano Di Vaio dell’associazione «Figli del Bronx» lo ha voluto coprodurre e ne abbiamo fatto un lungometraggio. Anche l’assessorato alla Pace della provincia di Napoli si è interessato al progetto, ma il budget comunque non ha superato i 50 mila euro.

Quali sono i tuoi modelli cinematografici?
Dopo Fellini e Truffaut, sicuramente c’è John Cassavetes. Ma mentre giravo Sotto la stessa luna a guidarmi è stata la lezione del maestro Vittorio De Seta.

L’articolo è di Ilaria Urbani,
pubblicato da il Manifesto il 15 luglio 2006.

Ringraziamo Maria Grazia per la segnalazione.

Riferimenti: Il Manifesto, sostieni un bene comune

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Festival di Cannes, presentato il nuovo film di Tony Gatlif

12 Giugno 2006 Nessun commento


E’ stato presentato, fuori concorso, al Festival di Cannes il film “Transylvania” del regista rom Gatlif che ha come attrice protagonista Asia Argento. Il film è la storia di una ragazza che parte assieme alla sua amica Marie in Transilvania per andare alla ricerca dell?uomo che ama. Lo rivede alla grande festa di Erode, una cerimonia pagana. Ma è in quel momento che capisce di essere sola. Dopo essersi separata da Marie, si sposta senza meta assieme a un altro uomo, Tchangalo, anche lui solo, senza casa.

La critica stronca il film, che per altro non abbiamo ancora visto, affermando che la frenesia dello stesso appare come la riproduzione di certe sonorità presenti in altre opere del regista e non appare tanto lontana dall?atteggiamento di Kusturica che inserisce una musica che ha un ritmo crescente come per mascherare i gravi limiti di un film che non comunica, che non da mai l?impressione di poter trascinare in spazi lontani.

Ha detto Gatlif: «Asia ha, come la mia protagonista, un temperamento Rom e vive il gusto della libertà».

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Festival Internazionale di Musica Romaní

30 Settembre 2005 Nessun commento

I conduttori RAI Lorena Bianchetti e Gianni De Berardinis presenteranno l’evento Lanciano (Chieti), 28 settembre 2005 A Lanciano presso il Teatro Fedele Fenaroli avrà luogo la 12° edizione dellla Manifestazione Princkarang, Conosciamoci – Incontro con la Cultura Romaní nata per la valorizzazione della cultura del popolo Rom attraverso il Concorso artistico internazionale “Amico Rom” ed il Festival Internazionale di Musica Romaní – “Alexian and International friends”. Quest?anno sono 1.108 i lavori – letteratura, arti figurative, video ? inviati da autori Rom e non Rom di 34 Paesi i premi, oltre cinquanta, saranno consegnati nel pomeriggio di sabato 8 ottobre nel corso di una cerimonia al Teatro Fenaroli di Lanciano, dove la sera (ore 21.30) si concluderà il festival musicale, inteso come testimonianza del viaggio millenario della musica rom dal Rajasthan alla Spagna, attraverso i Balcani e l’Italia. L’organizzazione dell’evento è curata dal presidente dell?associazione “Them Romanò” Onlus (Centro culturale romanò), il musicista Santino Spinelli, in arte Alexian, ambasciatore dell’arte e della Cultura Romaní nel mondo, fondatore dell?Alexian Group, docente all?Università di Trieste e direttore artistico del Festival. Presenteranno l’evento i conduttori Rai Lorena Bianchetti (Al Posto Tuo – Rai 2) e Gianni De Berardinis. Per l?edizione 2005 il Premio Presidente della Repubblica Italiana del Concorso “Amico Rom” è stato assegnato a Marius Vernescu (Romania), primo classificato nella categoria “Musica” . Il Premio alla Carriera, istituito per un Rom, Sinto o Kaló distintosi per l?intensa attività culturale, pedagogica e politica a favore del suo popolo, è andato Bajram Haliti (Jugoslavia) , il Premio Phralipé è stato assegnato a Roberta Sangiorgi (Bologna) e a Federica Zanetti (Bologna) (Lanciano), per la loro disinteressata attività in favore del popolo Rom. L?intera manifestazione è organizzata dall?Associazione Them Romanò con la Commissione delle Comunità Europee, la Presidenza della Repubblica Italiana, la Regione Abruzzo, la Provincia di Chieti, il Comune di Lanciano, il Ministero della Pubblica Istruzione, la Croce Rossa, l’Arci e la Coop. Arkè, oltre a numerosissime associazioni operanti nel settore a livello nazionale ed Internazionale. Maggiori dettagli ed informazioni sul sito ufficiale dell’evento http://www.concorsoamicorom.it infoline 0872 714760 / 340 6278489

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4° FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ MANOUCHE "DJANGO REINHARDT"

3 Settembre 2005 Nessun commento

L’associazione jazz manouche “Django Reinhardt” presenta
4° FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ MANOUCHE “DJANGO REINHARDT”
Dal 15 al 18 settembre 2005 a Torino

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA
ESPOSIZIONE LABORATORI LIUTAI
CONCERTI E JAM SESSION

Per quattro giorni il cuore di Torino si colorerà delle atmosfere della tradizione Manouche. il centro della movida torinese, in via Borgodora (BalÚn) e nella suggestiva cornice del Cortile del Maglio (ex Arsenale Militare, ingresso da via Andreis 18), si trasformerà in un immenso palcoscenico, una prestigiosa scena su cui si presenteranno artisti di calibro internazionale.
Unico appuntamento europeo interamente dedicato alla musica Manouche, il 4° Festival internazionale Django Reinhardt è intitolato allo straordinario personaggio che ha fatto da collegamento fra la tradizione musicale di uno dei ceppi più antichi del popolo zingaro, i Manouche appunto, e il Jazz dellíanima nera americana.
Il risultato è uníalchimia perfetta e coinvolgente conosciuta come ìJazz Manoucheî o ìGipsy Jazzî proprio perchÈ coniuga le sonorità del jazz degli Anni Trenta e la sua libertà di espressione con il valzer Musette francese e la virtuosità tzigana del fraseggio.
Il Jazz Manouche è una musica in evoluzione che si è sviluppata per tutto il Novecento e che oggi, a più di cinquantíanni dalla morte di Django Reinhardt, continua a rinnovarsi ad affascinare un numero sempre crescente di appassionati.
A riprova del grande interesse suscitato dalla tradizione Manouche, la scorsa edizione del festival ha riscosso un notevole successo: tra le presenze più prestigiose dell’edizione 2004, basta citare Mandino Reinhardt, anche protagonista del film “Swing” di Tony Gatlif, Samuel Beker, prodigioso diciassettenne, David Reinhardt, nipote del grande Django Reinhardt e altri favolosi gruppi che hanno ammaliato e coinvolto centinaia di visitatori.

Il programma dellíedizione 2005, invece, propone altri grandi nomi del Jazz Manouche, che si esibiranno in concerti e jam session emozionanti, tanto da riuscire a far vibrare il cuore del pubblico. Ovviamente, non possono mancare i torinesi ìManomanoucheî, divenuti ormai una sorta di ìsiglaî di presentazione del festival sia in quanto Torinesi quindi particolarmente cari al pubblico della città, sia perchè simbolo dellíanima manouche che vive a Torino tutto líanno.
Per líoccasione i Manomanouche si presenteranno con una performance díeccezione esibendosi insieme al pianista Alessandro Ambrosoli e al Coro dellíUniversità degli Studi di Torino diretto dal Maestro Sergio Pasteris.
Tra i grandi artisti che danno vita allíemozione del jazz manouche, il 4° Festival Internazionale di Torino si vanta di ospitare i francesi ìAlma Sintiî con il chitarrista Patrick Saussois, i ìMontmartreî, gli ìHot Quartetî con Fiorenzo Zeni, il ìTolga Emilio Trioî, il gruppo ìDorado Schmitt Quartetî e Peter Beets con gli olandesi ìBasilyî, il più famoso sestetto di cugini dei Paesi Bassi che suonano insieme sin dallíinfanzia proponendo originali interpretazioni di Swing Gipsy come se fossero un unico elemento.
Ai concerti e jam session che animeranno le strade torinesi, si aggiunge líappuntamento con una rassegna cinematografica dedicata alla tradizione zingara. Tra le pellicole che verranno proiettate si segnalano i film ìLatcho Dromî di Tony Gatlif, ìAppuntamento a Belvilleî di Sylvain Chomet e il film-documentario ìDjango Legacyî di John Jeremy.
Da non perdere, infine, líoccasione di vedere allíopera alcuni maestri liutai di fama internazionale che, per tutta la durata del festival, saranno presenti nel Cortile dei Ciliegi con uníinteressante esposizione di chitarre manouche e laboratori a cielo aperto in cui mostreranno le particolari tecniche di lavorazione dello strumento.

Breve storia del Jazz Manouche
I Manouches sono giunti in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo. Dopo un viaggio durato circa un millennio, hanno scelto come sede di permanenza la Francia, l’Olanda, la Germania e il Belgio. La loro origine indiana trova conferma nel nome “manus”, appartenente al ceppo linguistico indo-europeo. E’ entrato nel linguaggio corrente francese come Manouches che dall’antico Hindi deriva dal termine “manusa”: essere umano. Tra i contributi più significativi allo stile manouche figura quello del chitarrista e compositore Django Reinhardt che, nel 1934, creÚ con il violinista StÈphane Grappelli il Quintetto a corde dellíHot Club de France: nasce così un nuovo ed interessante jazz Europeo.
Il jazz Manouche, perÚ, prende forma ufficialmente nella Germania del 1967 attorno allíemblematica figura del violinista Schnuckenak Reinhardt, con il quale molti musicisti impararono il loro mestiere prima di formare i propri ensembles. I musicisti Sinti scoprirono Django attraverso i dischi e attraverso la pratica musicale, propria delle loro famiglie. Amando suonare tra loro e per loro stessi una musica nella quale si riconoscono, ancora oggi si tramandano di padre in figlio il loro immenso patrimonio culturale. Nelle comunità Manouche, la tradizione si trasmette oralmente in occasioni di festa ed incontri familiari dove la musica occupa sempre un posto preponderante. Senza dubbio líinvenzione di questo nuovo folklore risale alla fine degli Anni Sessanta. Il fondamentale riferimento per il suo sviluppo fu il primo quintetto a corde di Django, quello formatosi prima della guerra. I Manouche ne impararono il repertorio e acquisirono padronanza con gli strumenti: due chitarre da accompagnamento e un contrabbasso per assicurare una imperturbabile sezione ritmica (da loro chiamata “la pompe” manouche), una chitarra solista, un virtuoso violino e talvolta una fisarmonica. I chitarristi, fedeli ai propri maestri, danno priorità alla ricerca del virtuosismo e dello spettacolare.Il punto di partenza dei loro studi è rappresentato da un certo numero di composizioni di Django (quali Nuages, Minor Swing, Manoir de me Rèves?), dagli standards suonati da Django prima del 1940 e da alcuni valzer musette (influenza dei fisarmonicisti swing come Gus Viseur, Tony MurÈna o Jo Privat). Questo fenomeno sia di natura estetica sia di natura sociologica è stato denominato, forse impropriamente, Gypsy Jazz: i Manouche non aderirono affatto al Jazz, ma allo stile di Django con il desiderio di affermare la loro appartenenza etnica. Il Gypsy Jazz o Swing Manouche possono essere meglio descritti come movimento folcloristico, folklore vivente aperto a influenze esterne nel quale è possibile ogni sorta di scambio, abbracciando un ampio spettro di stili pur rimanendo nel proprio contesto musicale. Da una buona decina díanni líinfluenza di Django sembra non diminuire affatto: sono stati organizzati nuovi festival a lui dedicati in Francia (Django Memorial Festival ? Samois Sur Seine, Festival di Angers e Strasburgo), Belgio, Germania (Django Reinhardt Festival di Augsburg), Svezia (Gypsy Jazz Festival di Thorshalla), Inghilterra (UK Gypsy Fest), Norvegia (Django Festival in Oslo), Canada, Stati Uniti (Django Festival di New York al Birdland, North West Django Fest a Washington), Islanda (Django Jazz Festival di Akureyri), Giappone e Italia proprio con il Festival Jazz Manouche Django Reinhardt di Torino.
Diversi gruppi composti da zigani o da gadjès (termine zigano per definire la popolazione non zigana) stanno conferendo un nuovo look alla musica dellíHot Club suonandola sui palchi, registrando in studio, viaggiando e facendo rivivere questa tradizione e riscontrando un successo popolare sempre crescente.

La chitarra manouche
La chitarra manouche si differenzia da altri strumenti simili, come la chitarra elettrica o quella classica, sotto vari aspetti che la rendono un pezzo assolutamente originale sia per la struttura che per le sonorità che crea.
Eí possibile cercare di definire la manouche come una creatura ibrida che unisce alcuni elementi della chitarra acustica, dellíelettrica e del violino: rispetto allíacustica ha una cassa più grande mentre il manico si restringe avvicinandosi alle dimensioni dellíelettrica. Ora sul manico è montata una barra díacciaio, una sorta di ferro a ìTî che i costruttori degli Anni 20 non utilizzavano. Successivamente è stata montata anche una vite per compensare le corde.
Le sei corde della chitarra manouche, anzichÈ essere in nylon come nella classica, sono in argento o in acciaio; la cordiera è mobile e il ponte appoggia sulla tavola allo stesso modo del violino. La buca puÚ assumere due forme tipiche: ad ellisse oppure a ìDî.
Sono queste caratteristiche che rendono le sonorità della chitarra manouche inconfondibili.

PROGRAMMA 4° Festival internazionale
JAZZ MANOUCHE “Django Reinhardt”

Martedì 14/9:
Rassegna cinematografica presso il Cinema Romano:
Proiezione Film/Documentario Django Legacy di John Jeremy.
Orario degli spettacoli: ore 20:00 ? 22:30

Giovedì 15/9 – 1° giorno:
Rassegna cinematografica presso il Cinema Romano:
Proiezione del film ìLatcho Dromî di Tony Gatlif,
Proiezione Film ìAppuntamento a Bellevilleî di Sylvain Chomet.
Orario degli spettacoli: ore 20:00 ? 22:30

Cena di gala inaugurale e concerto presso il ristorante Arcadia
Alle 21:00 incontro con sponsor e Istituzioni
Alle 22:30 concerto con gruppo di fama europea.

Venerdì 16/9 – 2° giorno:
Dalle 21:30 alle 24:00 Concerti e Jam-session in Via Borgodora e Piazza Andreis con i gruppi: Alma Sinti Trio, Montmartre, Tolga Emilio ed altri gruppi a sorpresa.

Sabato 17/9 – 3° giorno:
Dalle 11:00 alle 14:00 Esposizione dei liutai in Piazza Andreis; Concerti e Jam-session in Via Borgodora e Piazza Andreis con i gruppi: Hot Quartet & Fiorenzo Zeni, Montmartre, Alma Sinti Trio, Tolga Emilio Trio ed altri gruppi a sorpresa.
Dalle 15:00 alle 19:00 Jam-session e Esposizione dei liutai nel Cortile dei Ciliegi.
Alle 21:00 Concerto del gruppo Stringology (ITA) nel Cortile del Maglio.
Alle 22:15 Intervento del gruppo Manomanouche (ITA) con la partecipazione del pianista Alessandro Ambrosoli e il Coro dellíUniversità degli Studi di Torino diretto dal maestro Sergio Pasteris nel Cortile del Maglio.
Alle 23:00 Concerto del gruppo Patrick Saussois & Alma Sinti (FRA) nel Cortile del Maglio.

Domenica 18/9 – 4° giorno:
Dalle 11:00 alle 19:00 Jam-session e Esposizione dei liutai nel Cortile dei Ciliegi.
Dalle 14:00 alle 15:30 Palco aperto per gruppi esordienti.
Dalle 16:00 alle 17:30 Concerti e Jam-session in Via Borgodora e Piazza Andreis con i gruppi: Hot Quartet, Tolga Emilio Trio e Basily.
Alle 21:00 Concerto del gruppo Dorado Schmitt Quartet (FRA) nel Cortile del Maglio.
Alle 22:30 Concerto del gruppo Basily e Peter Beets(OLA) nel Cortile del Maglio.

Riferimenti: amadeusonline