
Oggi sul Corriere della Sera è stata pubblicata la prefazione di Magdi Allam (in foto) al primo libro di Emanuele Ottolenghi ?Autodafé. L?Europa, gli ebrei e l?antisemitismo?. Un libro che premetto non ho letto e quindi non posso giudicare ma voglio intervenire sullo scritto di Allam che introduce un testo che sicuramente scatenerà diverse polemiche in Italia.
“Auto da fe”, dal portoghese “atto della fede”, nel 1786, in Spagna, durante l?Inquisizione, era la proclamazione solenne della sentenza dell?inquisitore seguita dall?abiura pubblica o dalla condanna dell?eretico, generalmente l?esecuzione sul rogo. Molti di coloro che perirono in “Autodafé” furono ebrei che si autoincolpavano pubblicamente e che affrontavano le fiamme purificatrici dei roghi inquisitori.
Quando si parla di antisemitismo oggi, il pensiero corre alle persecuzioni degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, sfociate nell?orrore della Shoah che proprio in questi giorni ricordiamo insieme al Porrajmos. E il confronto con l?oggi porta a concludere per alcuni che quel problema è stato sostanzialmente superato, o riemerge in forme episodiche e molto circoscritte. Ma l?antisemitismo a sfondo razziale, così intimamente associato al nazismo, rappresentò un?aberrazione rispetto all?odio antiebraico che lo aveva preceduto.
Tutte le più vecchie forme di pregiudizio antiebraico avevano in realtà un altro elemento in comune: per gli antisemiti, gli ebrei avevano “un problema” di natura religiosa o sociale, o socio-economica, o storica, che era parte della loro identità e che costituiva un ostacolo alla loro piena integrazione nella società. Essi avrebbero potuto “salvarsi” convertendosi, assimilandosi, o unendosi alle forze della rivoluzione. E, in effetti, in tutti quei casi in cui gli ebrei cedettero al doppio ricatto di minacce e lusinghe, ottennero non solo uguaglianza e integrazione, ma spesso alte cariche e importanti onorificenze.
Ed è su questo punto che il nostro Allam si scaglia veemente prima a difesa di Benedetto XVI che è stato, giustamente secondo il sottoscritto, criticato e condannato pressoché all’unanimità dopo il discorso pronunciato all’Università di Ratisbona il 12 settembre 2006. E subito dopo parte all?attacco contro il relativismo cognitivo, valoriale, culturale e religioso che, secondo Allam, avvelena un’Europa e la porterà inevitabilmente al suicidio.
Il suo obiettivo, condiviso con Ottolenghi, è l?Europa relativista e disfattista che, secondo questi due ?pensatori?, ha generato un altro dogma, «l’ebraicamente corretto», secondo cui «gli ebrei che rifiutano il sionismo sono buoni ebrei. Gli ebrei che si dissociano da Israele sono buoni ebrei. Gli ebrei che si rifiutano di dubitare della validità del sionismo e della legittimità di Israele, di considerarlo la quintessenza del male, o di rifiutarne la centralità nella loro identità moderna, sono cattivi ebrei».
Certo nessuno può negare che una certa sinistra italiana ha sempre parteggiato per i Palestinesi anche con indulgenze troppo marcate ed è pur vero che la politica estera italiana è sempre stata molto vicina all?area araba, soprattutto perché il nostro Paese ha bisogno di petrolio ma penso che sia sbagliato immaginare che tutto ciò porti a negare il diritto di esistenza di Israele.
Inoltre, è opportuno ricordare ad Allam e a Ottolenghi che la politica estera italiana è sempre stata legata a filo doppio a quella vaticana che è notoriamente filo araba e dichiaratamente contro lo Stato d?Israele, per altro riconosciuto come stato con un ritardo a dir poco colpevole.
La mia paura è tutt?altra perché se ripercorriamo la storia vediamo che si è potuto formare lo Stato d?Israele proprio grazie ai valori espressi dal relativismo e la Chiesa Cattolica, ?baluardo? della civiltà occidentale a sentire Allam, non ha mai brillato per la difesa di Israele e degli stessi ebrei.
La confusione con un certo ?islamicamente corretto?, molto caro al Vaticano per ovvie ragioni, non può portare ad una condanna dei valori espressi dal relativismo che attento a tutte le diverse culture, chiede ad ognuno di noi il rispetto alla diversità che è ricchezza del nostro essere mondo.
La mia paura è un?estremizzazione cristiana dell?occidente che può, quella si, portarci al limite del baratro e distruggere tutto ciò che dall?illuminismo ad oggi abbiamo fatto per liberarci dal giogo della superstizione. La Chiesa ha frenato e cercato di impedire con ogni forma ciò che siamo oggi: una società secolarizzata. E questa è una verità storica difficilmente confutabile.
Cosa può portare un?estremizzazione cristiana dell?occidente? Proprio ciò che Allam e Ottolenghi temono e cioè la crescita di un antisemitismo così forte che potrebbe anche arrivare a pensare di sacrificare lo Stato d?Israele pur di trovare un ?accordo? con le fasce estreme islamiche. E se provate a pensare è successo proprio questo in Italia durante la Shoah: le conversioni forzate degli ebrei per cercare di evitare inutilmente lo sterminio e il silenzio della Chiesa Cattolica che aveva paura di essere sopraffatta.
Personalmente credo che su questa presunta paura si sia indagato ancora poco e molte sono le reticenze perché in effetti la Chiesa Cattolica nella storia è stata la promotrice di ogni sentimento antiebraico, sottraendosi in parte ancora oggi alle proprie responsabilità.
Su una cosa sono sicuramente in accordo con Allam e Ottolenghi: l?antisemitismo è oggi vestito anche dall?odio contro lo Stato d?Israele, da qualunque pulpito provenga. E chi pensa che un buon ebreo sia solo quello che è sempre pronto a giudicare a priori negativamente le scelte del Governo Israeliano è un razzista antisemita. Perché se un ebreo per essere accettato deve rifiutare il sionismo e quindi delegittimare l?esistenza di Israele, la nostra società compie un passo irreversibile verso il ripetersi della Shoah. E questo sarebbe un suicidio.
Parimenti chi pensa che potremmo sopravvivere nel confronto con l?Islam con la distruzione dei valori espressi dal relativismo sta traghettandoci inevitabilmente nell?oscurantismo che cancellerà ogni forma di libertà. Ma sono sicuro che non ci riusciranno e che saranno definitivamente sconfitti, insieme a tutti gli estremismi che ammorbano il nostro tempo.
Un banco di prova tutto italiano sarà il riconoscimento dello status di Minoranze alle popolazioni sinte e rom. Chi si batterà perché queste popolazioni abbiano un corpus legislativo che le protegga e permetta loro di esprimere le proprie società e quindi le proprie culture, sarà sempre al fianco dello Stato d?Israele.
Chi crede che i Sinti e i Rom debbano cancellare la propria cultura e distruggere le proprie società per diventare dei ?bravi cittadini? attraverso l?integrazione, sarà sempre pronto ad esprimersi contro Israele e contro ogni ebreo italiano che, giustamente, difenderà il sionismo.
Il sottoscritto non si sottrarrà a questa sfida perchè lo Stato d?Israele è intimamente legato al mio sentire il mondo. Ebrei, Sinti e Rom sono la ricchezza di questa nostra Europa.
Carlo Berini