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Milano, l’Assessore De Corato si ricorda dell’Europa a spot

30 Giugno 2007 Commenti chiusi


“La direttiva comunitaria, recepita lo scorso 11 aprile dal Governo italiano, parla chiaro: ora possiamo allontanare dal nostro Paese quei cittadini comunitari che non hanno i mezzi per sostenere dignitosamente se stessi e la propria famiglia. Perche’ allora questo strumento in Italia non viene ancora utilizzato, mentre la Francia di Sarkozy gia’ se ne avvale? E vorrei anche sapere se della direttiva sono stati informati i questori e i prefetti”.

Sono le affermazioni del vicesindaco e assessore alla Sicurezza di Milano, Riccardo De Corato, dopo l’imbeccata dalle pagine de Il Giornale di Franco Frattini, vice Presedente della Commissione Europea.

Noi di sucardrom possiamo solo ricordare a Frattini e a De Corato che l’Europa ha emanato qualche anno fa la Direttiva Europea 2000/43/CE per il contrasto delle discriminazioni etniche / razziali che l’Italia non ha tradotto integralmente e comunque non applica totalmente.

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L’Europa richiama ufficialmente l’Italia sul contrasto al razzismo

27 Giugno 2007 Commenti chiusi


L’Italia è stata richiamata ufficialmente dalla Commissione Europea per non aver applicato in maniera esaustiva la Direttiva Europea 2000/43/CE per il contrasto delle discriminazioni etniche / razziali. Insieme all’Italia figurano altri tredici paesi: Spagna, Svezia, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Regno Unito, Grecia, Irlanda, Lettonia, Polonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia.

I quattordici paesi europei, raggiunti dall’opinione motivata della Commissione Europea, devono rispondere entro due mesi per evitare di finire davanti alla Corte Europea di Giustizia ed essere condannati. La Commissione Europea contesta l’introduzione di norme nazionali per il contrasto delle discriminazioni etniche / razziali:

- limitatamente al mondo del lavoro, escludendo altri importanti ambiti, quali il sociale, l’educativo, l’abitativo…;

- poco definite e mancanti sulle discriminazioni etniche / razziali indirette;

- contradditorie nelle azioni di aiuto e sostegno alle vittime di discriminazioni, in particolare (1) mancano dispositivi contro possibili ritorsioni sulle vittime che denunciano le discriminazioni subite; (2) l’onere della prova è ancora a carico della vittima, quando dovrebbe essere a carico dell’accusato; (3) le associazioni che contrastano le discriminazioni non sono tutelate da diritti certi nel farsi carico dei casi di discriminazione.

Vladimír Spidla (in foto), Commissario Europeo, ha dichiarato: “Le leggi europee sull’uguaglianza sono vitali per superare barriere e discriminazioni. Ma dobbiamo assicurare che queste regole siano effettivamente adottate in tutti Paesi e che ogni cittadino europeo abbia una protezione legale contro le discriminazioni. La nostra azione è tanto più importante oggi, Anno Europeo per le Pari Opportunità per Tutti”.

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Scrivi al Governo Italiano: l’Europa sociale è una priorità!

20 Giugno 2007 Commenti chiusi


I Capi di Stati e di governo dell’Unione europea si incontreranno il 21 e 22 giugno per decidere come procedere alla revisione dei trattati dell’Ue. e negoziazioni attualmente in corso per la preparazione del vertice europeo mandano segnali preoccupanti: mini trattato, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea espunta dal trattato, soppressione dell’articolo I.47 sulla democrazia partecipativa e opposizione all’inclusione di clausole “sociali”.

Quali organizzazioni della società civile, ci siamo aspramente battuti per promuovere un’Unione più democratica, basata sui diritti fondamentali e con forti obiettivi sociali.

Adesso dobbiamo agire per tutelare queste conquiste e garantire che all’Europa sociale sia data la priorità nel futuro trattato dell’Ue.

Mandate subito una lettera al vostro Capo di governo usando l’elenco d’indirizzi e teneteci informati della posizione del vostro paese in questo dibattito inviando una mail a: roshan.dipuppo@socialplatform.org.

Per aderire all’iniziativa.

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Svegliati Europa, l?Italia è tornata al 1940

19 Maggio 2007 5 commenti


11 settembre 1940, il Ministro dell?Interno da mandato ai Prefetti di internare tutti i Sinti e i Rom Italiani e di allontanare tutti i Rom Europei. 18 maggio 2007, il Ministro dell?Interno da mandato ai Prefetti di internare in “speciali campi” alcuni Sinti e Rom ed allontanare i Sinti e i Rom in “esubero”. Nella sola Roma il Prefetto Serra è pronto alla cacciata di 10.000 persone (fonte, la Repubblica, pagina 6, 19 maggio 2007).

Alla fine è successo l?inevitabile. Il Ministro Amato e il Viceministro Minniti firmano gli accordi tra governo ed enti locali per contrastare la criminalità (fonte, Ministero dell?Interno).

I Cittadini Italiani ed Europei, residenti in Italia e appartenenti alle minoranze sinte e rom, da oggi sono dei criminali e lo Stato Italiano sancisce questo assioma ufficialmente con il Governo Prodi che doveva impegnarsi a riconoscerne lo status di minoranze etniche linguistiche a queste popolazioni.

Roma e Milano sono solo le prime due città a sottoscrivere gli accordi ma presto se ne aggiungeranno altre, trasformando l?Italia nella prima nazione occidentale dove viene calpestata con un atto ufficiale la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Poteri speciali alle forze di polizia che avranno le ?mani libere? di infrangere tutti i diritti costituzionali per controllare i “campi”, dove saranno concentrati i Sinti e i Rom.

Nella tragedia c?è anche chi getta benzina sul fuoco come l?articolo di Repubblica, dove esprime il suo punto di vista l?Opera Nomadi Nazionale: “Oltre ai 160 mila tra rom, sinti, camminanti e rom romeni già presenti in Italia, potrebbero aggiungersi nei prossimi mesi almeno altri 60 mila rom romeni che andranno a modificare quei già difficili equilibri raggiunti dopo lunghi anni di compromessi e fallimenti”.

La giornalista Claudia Fusani si ?impegna? e di seguito scrive: ?In Romania c’è una “bomba” potenziale di due milioni e mezzo di rom in partenza verso l’occidente per cui si stanno spalancando le porte dell’Europa?.

A Milano tutto questo costerà allo Stato diversi milioni di euro, la prima stima per il 2007 è di 132 milioni. A Roma non si sa nulla e per questo Alemanno (Alleanza Nazionale) contesta il protocollo d?intesa e chiede che siano previste nuove norme per sanzionare: il vagabondaggio, l?accattonaggio e l?occupazione abusiva.

Interessante uno dei commenti dell?autore di questa vergogna nazionale, il Ministro Amato: ?Il tragico errore della sinistra è che pensa che il problema della sicurezza sia un problema dei ricchi che hanno qualcosa da difendere. Il problema della sicurezza, oggi, nella società, lo sente chi ha pochissimo da difendere e che, per questo, si difende ancora più aspramente, diventando nemico di chi gli sarebbe simile.? (fonte, la Repubblica, pagina 6, 19 maggio 2007).

Il ministro continua e si raggiunge il paradosso: ?Questa è la peggiore azione che si può fare e che ha l?effetto di «desolidarizzare», di allontanare coloro che hanno difficoltà l?uno dall?altro?. E infatti pensa, insieme a Serra, di costruire quattro ?campi? isolati nella campagna romana, dove rinchiudere cinque mila persone, sotto stretto controllo di una forza speciale di polizia; il resto sarà cacciata e si ritroverà disperata e braccata nel resto dell?Italia.

Certo la stangata elettorale in Sicilia ha fatto male al centro-sinistra e per questo non perde tempo nel confezionare un ?pacchetto sicurezza? che farebbe arrossire qualsiasi esagitato razzista che nemmeno nei suoi sogni più arditi ha mai osato considerare.

Le parole d?ordine nel centro sinistra sono altre: tutti pronti per le prossime elezioni amministrative (uno sguardo al nuovo governo francese di destra non farebbe male agli amiconi dei nascenti: partito democratico e sinistra europea) nella speranza che superando arditamente gli esagitati di alcune formazioni politiche di centro-destra nostrane, si possa stravincere e riportare il Paese al 1940.

A questo punto chiediamo: Europa dove sei?

In foto la circolare del Ministero dell’Interno, 11 settembre 1940, Governo Mussolini

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Europa, l’Unicef presenta uno studio sul razzismo subito dai bambini rom

5 Marzo 2007 2 commenti


Uno studio dell’Unicef sui bambini Rom nell’Europa sud-orientale e in Germania presentato durante la Conferenza congiunta tra l’Unicef e la Commissione infanzia del Parlamento tedesco.

L’Unicef fa appello ai governi europei affinché i bambini Rom godano degli stessi diritti alla salute, all’istruzione e alla protezione garantiti a tutti gli altri bambini. In occasione della conferenza su “I bambini Rom in Europa, tra integrazione e isolamento”, l’Unicef lancia un appello ai politici, ai media e alle autorità affinché si adoperino attivamente per il superamento dei pregiudizi verso la più vasta minoranza etnica in Europa – che conta tra gli 8 e i 10 milioni di appartenenti – e per contrastare il diffuso razzismo che colpisce i Rom.

Nell’Europa Sud-orientale, in particolare, dove la maggior parte dei Rom vive in condizioni di povertà estrema e ai margini della società, sforzi enormi devono essere compiuti affinché i bambini Rom abbiano accesso alla scuola e all’assistenza medica. Al momento, in paesi come Albania, Bulgaria e Romania tra il 20 e il 40% dei bambini Rom non sono nemmeno iscritti a scuola.

In Bosnia-Erzegovina addirittura l’80% dei bambini Rom non frequenta la scuola. L’UNICEF invoca regole più generose sul diritto di residenza per le famiglie Rom giunte come rifugiate in Germania, con figli nati o – per la maggior parte dei casi – cresciuti nel paese. Dei circa 50.000 Rom rifugiati in Germania, due terzi sono a malapena tollerati e rischiano ogni giorno la deportazione; non è permesso loro lavorare né frequentare corsi di lingua o di integrazione.

In molte località non c’è obbligo scolastico per questi bambini o addirittura non hanno diritto di andare a scuola.«I bambini Rom devono avere la possibilità di rompere il circolo vizioso di povertà, isolamento e pregiudizio. Quando in piena Europa centinaia di migliaia di bambini crescono in ghetti privi di accesso all’istruzione e di prospettive per il futuro, si tratta di una catastrofe non solo per gli interessati.

Si rischia che rifiuto, frustrazione e aggressività subiscano un’impennata, con conseguenze sociali e politiche enormi» ha dichiarato Reinhard Schlagintweit, membro del Consiglio direttivo dell’Unicef Germania.

In occasione di una conferenza congiunta con la Commissione infanzia del Parlamento tedesco, l’Unicef ha presentato uno studio sulla condizione dei bambini Rom in 7 paesi dell’Europa sud-orientale – Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia – e in Kossovo.

In collaborazione con l’Unicef, inoltre, il Centro di ricerca sull’antisemitismo dell’Università di Berlino ha analizzato la situazione di circa 33.000 rifugiati Rom la cui presenza in Germania è tollerata.I bambini Rom nell’Europa sud-orientale. Circa la metà dei Rom presenti nell’Europa sud-orientale sono bambini o adolescenti. Sebbene diversi l’uno dall’altro, tutti condividono lo stesso destino: la maggior parte vive in povertà e costretta a crescere in condizioni spesso non migliori di quelle dei Paesi in via di sviluppo.

Secondo quanto emerge dallo studio dell’Unicef, sono soprattutto i bambini a risentire di povertà, discriminazione e assenza di prospettive per il futuro.

- Povertà: centinaia di migliaia di Rom vivono isolati in ghetti e campi fatiscenti; due terzi di essi non hanno accesso a bagni e gabinetti. Le deplorevoli condizioni abitative alla periferia delle città conducono a sentimenti di rifiuto e alimentano il pregiudizio. In quasi tutti i paesi considerati, oltre la metà della popolazione Rom vive con meno di 100 euro al mese.

- Sanità: due famiglie Rom su tre non hanno cibo a sufficienza. I bambini sono sempre meno frequentemente vaccinati e quando si ammalano le famiglie non si possono permettere le medicine. Il 20% dei bambini Rom non sono in buone condizioni di salute, contro il 7% dei bambini delle famiglie non Rom.

- Accesso alla scuola: i bambini Rom sono seriamente svantaggiati se si considera la frequenza scolastica. Anche quando iscritti a scuola, frequentano “scuole per Rom”, le sole ad essere mal attrezzate e prive di personale qualificato. I bambini Rom sono spesso indirizzati verso scuole per bambini con problemi particolari, per ragioni che appaiono non giustificate.

- Livello di istruzione: dopo il crollo del comunismo e le guerre nei Balcani, i livelli d’istruzione hanno continuato a calare nella maggior parte dei paesi considerati.In Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Serbia e Kossovo la quota di Rom che non sanno leggere né scrivere è nettamente maggiore nella fascia d’età tra 14 e 24 anni rispetto a quelli tra 24 e 35 anni.

In Germania vi sono circa 70.000 tra Sinti e Rom con passaporto tedesco. Per secoli hanno costituito una minoranza nazionale.A questi si aggiungono circa 50.000 rifugiati della ex Jugoslavia, che vivono ormai da molti anni in Germania, dove sono nati i loro figli. Come in molti altri paesi europei, anche in Germania i gruppi Rom sono oggetto di insulti e discriminazione in quanto “zingari”.

Riferimenti: L’Unicef sulla vicenda delle bambine rom in Tribunale

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Verona, alle radici dell?Europa: Mori, Giudei e Zingari

19 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Si è svolto presso il Polo didattico Zanotto dell?Università di Verona nei giorni di Giovedì 15 e Venerdì 16 febbraio il convegno internazionale: “alle radici dell?Europa, Mori, Giudei e Zingari nei Paesi del Mediterraneo occidentale (secoli XV-XVII)“.

Numerosi i relatori che dopo i saluti dell?autorità si sono succeduti nelle cinque sessioni. Il convegno ha indagato le diverse realtà delle tre minoranze fondamentali nella costruzione dell?identità europea: Mori, Giudei e Zingari. Infatti alle radici dell?Europa stanno le relazioni con l?Altro, con il Tu, fondamentale per conoscere l?Io e la propria identità culturale.

Il Mediterraneo occidentale ha rappresentato nei secoli XV-XVII un luogo di incontro tra le culture che hanno costruito l?Europa, quelle di maggioranza e quelle di minoranza. Attraverso la storia, la letteratura e la filologia dei testi si mostrano i vantaggi conseguiti ma anche la spiegazione storica di un atteggiamento discriminatorio che il presente eredita dal passato.

L?intervento conclusivo è stato del professor Leonardo Piasere che, rileggendo i testi dell?epoca, e in particolare quello di Justus Scaligero, ha illustrato il caso dell?ipotesi della provenienza nubiana delle popolazioni sinte e rom. Il primo caso cioè in cui uno studioso difese l?origine di queste popolazioni affermando che fossero cristiani scappati dall?Africa per difendere la loro religione e approdati in Europa.

Questo primo convegno, ne seguiranno altri due nei prossimi anni, è stato molto interessante e auspichiamo che l’Università di Verona pubblichi gli atti che sarebbero un prezioso strumento per tutti i ricercatori.

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Autodafé. L?Europa, gli ebrei e l?antisemitismo

29 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Oggi sul Corriere della Sera è stata pubblicata la prefazione di Magdi Allam (in foto) al primo libro di Emanuele Ottolenghi ?Autodafé. L?Europa, gli ebrei e l?antisemitismo?. Un libro che premetto non ho letto e quindi non posso giudicare ma voglio intervenire sullo scritto di Allam che introduce un testo che sicuramente scatenerà diverse polemiche in Italia.

“Auto da fe”, dal portoghese “atto della fede”, nel 1786, in Spagna, durante l?Inquisizione, era la proclamazione solenne della sentenza dell?inquisitore seguita dall?abiura pubblica o dalla condanna dell?eretico, generalmente l?esecuzione sul rogo. Molti di coloro che perirono in “Autodafé” furono ebrei che si autoincolpavano pubblicamente e che affrontavano le fiamme purificatrici dei roghi inquisitori.

Quando si parla di antisemitismo oggi, il pensiero corre alle persecuzioni degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, sfociate nell?orrore della Shoah che proprio in questi giorni ricordiamo insieme al Porrajmos. E il confronto con l?oggi porta a concludere per alcuni che quel problema è stato sostanzialmente superato, o riemerge in forme episodiche e molto circoscritte. Ma l?antisemitismo a sfondo razziale, così intimamente associato al nazismo, rappresentò un?aberrazione rispetto all?odio antiebraico che lo aveva preceduto.

Tutte le più vecchie forme di pregiudizio antiebraico avevano in realtà un altro elemento in comune: per gli antisemiti, gli ebrei avevano “un problema” di natura religiosa o sociale, o socio-economica, o storica, che era parte della loro identità e che costituiva un ostacolo alla loro piena integrazione nella società. Essi avrebbero potuto “salvarsi” convertendosi, assimilandosi, o unendosi alle forze della rivoluzione. E, in effetti, in tutti quei casi in cui gli ebrei cedettero al doppio ricatto di minacce e lusinghe, ottennero non solo uguaglianza e integrazione, ma spesso alte cariche e importanti onorificenze.

Ed è su questo punto che il nostro Allam si scaglia veemente prima a difesa di Benedetto XVI che è stato, giustamente secondo il sottoscritto, criticato e condannato pressoché all’unanimità dopo il discorso pronunciato all’Università di Ratisbona il 12 settembre 2006. E subito dopo parte all?attacco contro il relativismo cognitivo, valoriale, culturale e religioso che, secondo Allam, avvelena un’Europa e la porterà inevitabilmente al suicidio.

Il suo obiettivo, condiviso con Ottolenghi, è l?Europa relativista e disfattista che, secondo questi due ?pensatori?, ha generato un altro dogma, «l’ebraicamente corretto», secondo cui «gli ebrei che rifiutano il sionismo sono buoni ebrei. Gli ebrei che si dissociano da Israele sono buoni ebrei. Gli ebrei che si rifiutano di dubitare della validità del sionismo e della legittimità di Israele, di considerarlo la quintessenza del male, o di rifiutarne la centralità nella loro identità moderna, sono cattivi ebrei».

Certo nessuno può negare che una certa sinistra italiana ha sempre parteggiato per i Palestinesi anche con indulgenze troppo marcate ed è pur vero che la politica estera italiana è sempre stata molto vicina all?area araba, soprattutto perché il nostro Paese ha bisogno di petrolio ma penso che sia sbagliato immaginare che tutto ciò porti a negare il diritto di esistenza di Israele.

Inoltre, è opportuno ricordare ad Allam e a Ottolenghi che la politica estera italiana è sempre stata legata a filo doppio a quella vaticana che è notoriamente filo araba e dichiaratamente contro lo Stato d?Israele, per altro riconosciuto come stato con un ritardo a dir poco colpevole.

La mia paura è tutt?altra perché se ripercorriamo la storia vediamo che si è potuto formare lo Stato d?Israele proprio grazie ai valori espressi dal relativismo e la Chiesa Cattolica, ?baluardo? della civiltà occidentale a sentire Allam, non ha mai brillato per la difesa di Israele e degli stessi ebrei.

La confusione con un certo ?islamicamente corretto?, molto caro al Vaticano per ovvie ragioni, non può portare ad una condanna dei valori espressi dal relativismo che attento a tutte le diverse culture, chiede ad ognuno di noi il rispetto alla diversità che è ricchezza del nostro essere mondo.

La mia paura è un?estremizzazione cristiana dell?occidente che può, quella si, portarci al limite del baratro e distruggere tutto ciò che dall?illuminismo ad oggi abbiamo fatto per liberarci dal giogo della superstizione. La Chiesa ha frenato e cercato di impedire con ogni forma ciò che siamo oggi: una società secolarizzata. E questa è una verità storica difficilmente confutabile.

Cosa può portare un?estremizzazione cristiana dell?occidente? Proprio ciò che Allam e Ottolenghi temono e cioè la crescita di un antisemitismo così forte che potrebbe anche arrivare a pensare di sacrificare lo Stato d?Israele pur di trovare un ?accordo? con le fasce estreme islamiche. E se provate a pensare è successo proprio questo in Italia durante la Shoah: le conversioni forzate degli ebrei per cercare di evitare inutilmente lo sterminio e il silenzio della Chiesa Cattolica che aveva paura di essere sopraffatta.

Personalmente credo che su questa presunta paura si sia indagato ancora poco e molte sono le reticenze perché in effetti la Chiesa Cattolica nella storia è stata la promotrice di ogni sentimento antiebraico, sottraendosi in parte ancora oggi alle proprie responsabilità.

Su una cosa sono sicuramente in accordo con Allam e Ottolenghi: l?antisemitismo è oggi vestito anche dall?odio contro lo Stato d?Israele, da qualunque pulpito provenga. E chi pensa che un buon ebreo sia solo quello che è sempre pronto a giudicare a priori negativamente le scelte del Governo Israeliano è un razzista antisemita. Perché se un ebreo per essere accettato deve rifiutare il sionismo e quindi delegittimare l?esistenza di Israele, la nostra società compie un passo irreversibile verso il ripetersi della Shoah. E questo sarebbe un suicidio.

Parimenti chi pensa che potremmo sopravvivere nel confronto con l?Islam con la distruzione dei valori espressi dal relativismo sta traghettandoci inevitabilmente nell?oscurantismo che cancellerà ogni forma di libertà. Ma sono sicuro che non ci riusciranno e che saranno definitivamente sconfitti, insieme a tutti gli estremismi che ammorbano il nostro tempo.

Un banco di prova tutto italiano sarà il riconoscimento dello status di Minoranze alle popolazioni sinte e rom. Chi si batterà perché queste popolazioni abbiano un corpus legislativo che le protegga e permetta loro di esprimere le proprie società e quindi le proprie culture, sarà sempre al fianco dello Stato d?Israele.

Chi crede che i Sinti e i Rom debbano cancellare la propria cultura e distruggere le proprie società per diventare dei ?bravi cittadini? attraverso l?integrazione, sarà sempre pronto ad esprimersi contro Israele e contro ogni ebreo italiano che, giustamente, difenderà il sionismo.

Il sottoscritto non si sottrarrà a questa sfida perchè lo Stato d?Israele è intimamente legato al mio sentire il mondo. Ebrei, Sinti e Rom sono la ricchezza di questa nostra Europa.

Carlo Berini

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Il Balkan beat è pronto ad invadere l’Europa

13 Gennaio 2007 Commenti chiusi


La rotta musicale degli Rom dell’Est europeo, perdendo i riferimenti in un mondo globalizzato, ha cambiato direzione finendo direttamente nella cultura musicale urbana europea. Questa deviazione ha portato le sonorità eclettiche dell’Est europeo, ?del nostro oriente?, nel mondo dei club, innestando una rilettura stilistica delle tradizioni attraverso la lente della modernità.

Qui gli strumenti tradizionali ? violini, fanfare, percussioni e chitarre ? hanno incontrato i moderni beats e le nuove armonie dei suoni digitali, in un processo che incorpora il passato e il presente, le tradizioni con le sperimentazioni musicali.

Il risultato è uno stile inebriante che ha dato origine ad una nuova scena musicale ? Balkan beats ? che crea connessioni profonde tra la cultura musicale elettronica e le sonorità energetiche dell’Est, senza rimanere appesantita né da derive tradizionaliste né da omologazioni estranianti dalla modernità.

Un nuovo sound è stato così creato: ecco allora, una musica apolide libera di muoversi per il mondo e capace di far muovere.

Questo fenomeno musicale si presenta, da una parte, come l’emblema del mondo pervaso dai fenomeni della globalizzazione ? frontiere permeabili, identità mobili, nuove tecnologie ? e dall’altra come l’essenza stessa della vita da migrante. Mentre la globalizzazione sfuma i confini culturali e favorisce la mobilità delle persone, l’esperienza migrante instaura una dialettica culturale ? provocando delle crisi identitarie ? da cui poi nascono le identità culturali ibride.

Non a caso i principali protagonisti di questa scena musicale sono musicisti, dj, produttori, che dall’est europeo sono emigrati verso occidente ? o viceversa ? e che hanno saputo superare la tensione insita nel destino dei migranti, attraverso un’attività di riciclaggio del proprio bagaglio culturale.

Per dirla con le parole di Balcanica e Balkanizer, due collettivi dietro ai quali si celano Nevenko Buan e Ivan Redi (Balkanica) e Nevenko, Irina, Vedad, Kurt, Rici, Khaled (Balkanizer), stabilitisi a Graz in Austria: ?… nel nostro caso le frustrazioni balcaniche dei destini dei migranti sono un lontano passato, e la nostra origine geografica è diventata un motivo d?orgoglio. Le nostre serate ?Balkanica? nei club sono diventate il luogo dove la cultura europea occidentale e sud orientale s?incontrano e si permeano. La nostra musica gira sulle stazioni radio, non come un esotico elemento dei malinconici migranti dai Balcani insanguinati, ma come valoroso contributo alla cultura occidentale urbana?.

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L’Europa è razzista, ma non lo sa

30 Novembre 2006 Commenti chiusi


La discriminazione c´è ma non fa statistica, e quindi non si vede. Si potrebbe sintetizzare così l´ultimo rapporto dell’European Monitoring Center on Racism and Xenophobia che nel suo dossier per il 2005 assegna voti davvero bassi ai governi dell’Unione Europea non solo perché i Venticinque sono ancora lontani dall´aver superato il problema delle discriminazioni (in particolare nei settori del lavoro, delle abitazioni e dell’istruzione) ma anche perché la maggior parte dei paesi europei, Italia inclusa, non dispone di sufficienti informazioni sugli episodi di razzismo o di discriminazione. Insomma l’Europa non solo è razzista ma non sa neppure di esserlo.

Beate Winckler, direttore del Centro europeo di monitoraggio su razzismo e xenofobia, spiega che la maggior parte degli Stati membri «manca ancora delle informazioni necessarie per controllare l’impatto che le politiche sociali ed economiche hanno sulle comunità etniche». Winckler osserva che questa mancanza di informazioni «può sfociare nell’aumento delle discriminazioni nei settori rimasti fuori dalla sfera d’osservazione». «Sfortunatamente non possiamo sederci qui e dire che la situazione è migliorata», aggiunge Anastasia Crickley, presidente del consiglio di gestione dell’agenzia, che lancia un appello ai governi europei affinché adottino una legge europea, già approvata, che fornisce una definizione standard del razzismo. Infatti, una volta che tutti gli Stati membri potranno usare una definizione unica e condivisa, saranno anche in grado di raccogliere informazioni sugli episodi di razzismo.

Secondo il rapporto, solo la Gran Bretagna e la Finlandia hanno sistemi «comprensivi» in grado di riferire episodi di violenza razzista, raccogliendo dettagli sulle vittime e sui luoghi in cui si sono verificati gli incidenti, mentre Italia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta non dispongono di alcun dato ufficiale sulla violenza razzista. «Il risultato è che le minoranze etniche possono subire discriminazioni senza che ci sia una risposta adeguata da parte dello Stato», aggiunge Winckler, sottolineando come le statistiche siano essenziali per combattere le cause del razzismo e della xenofobia.

Ed eccoli un po´ di numeri, là dove ci sono perchè in effetti per il nostro Paese, l’Italia, non ci sono dati. In Gran Bretagna si sono verificati 60.000 episodi di razzismo tra l’aprile 2004 e il marzo 2005. Le autorità tedesche hanno registrato 15,914 crimini legati alla xenofobia da parte di estremisti di estrema destra l’anno scorso, mentre la Francia ha denunciato 974 incidenti dovuti a pregiudizi razziali. Il rapporto evidenzia come la Danimarca abbia assistito all’aumento più spiccato del fenomeno, passando da 36 episodi nel 2004 a 81 nel 2005, con una crescita del 69%.

I bersagli della discriminazione, della segregazione e degli attacchi razzisti sono soprattutto i dodici milioni di Sinti, Roma, Manouche, Kalò e Romnichals presenti in Europa. Queste popolazioni sono «specialmente vulnerabili» alle politiche di segregazione, in particolare per quanto riguarda l’istruzione. L’osservatorio, che ha sede a Vienna, evidenzia come nella Repubblica Ceca, in Slovacchia e in Ungheria sia consentita l’esclusione dei bambini rom dal sistema scolastico normale.

In aumento anche i problemi legati al mondo del lavoro, dove il tasso di disoccupazione delle minoranze etniche è «significativamente più alto» in Belgio, Danimarca, Germania, Estonia, Lituania e Finlandia. Il rapporto evidenzia le difficili condizioni abitative di alcuni gruppi etnici e degli immigrati. «Anche se è illegale in tutti gli Stati membri dell’Unione europea, gli annunci per le case formulati in modo tale da rifiutare esplicitamente gli stranieri possono ancora essere trovati in alcuni Stati membri», come Italia, Francia, Spagna, si legge. Talvolta in Belgio i proprietari di appartamenti rifiutano di affittare a persone con cognomi stranieri, così come in Italia, Danimarca, Francia e Finlandia.

Il rapporto, infine, cita i due principali episodi dell’anno scorso che hanno messo in evidenza l’esclusione e la discriminazione che si respirano in Europa. Il primo riguarda le sommosse nelle ‘banlieues’ parigine di ottobre e novembre 2005 da parte di giovani arabi e musulmani, dovute ai decenni di esclusione sul lavoro e nelle città e dalla complessiva alienazione dalla società civile. Secondo l’Osservatorio europeo, si tratta di episodi che mostrano l’urgente bisogno di far fronte alla discriminazione. Il secondo caso è quello degli attentati alla metropolitana di Londra del luglio 2005. Il rapporto elogia «la posizione forte» assunta dalle autorità politiche e religiose britanniche, che hanno condannato gli attacchi e hanno evitato il diffondersi di «crimini di odio religioso».

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Gizzeria Lido (CZ), minoranze linguistiche e scuola: dalla Calabria all’Europa

24 Novembre 2006 Commenti chiusi


Ha preso il via ieri, 23 novembre 2006, la tre giorni coordinata dall’Istituto Regionale di Ricerca Educativa della Calabria dedicata ad un seminario di carattere nazionale dal titolo “Minoranze linguistiche e scuola: dalla Calabria all’Europa” i cui lavori sono attivati nella sala congressi di un albergo di Gizzeria Lido, Provincia di Catanzaro.

È dal nuovo presidente dell’Irre, Giuseppe Spadafora, in carica dalla scorsa stagione, che apprendiamo il significato di questo progetto che vedrà la partecipazione fattiva di docenti e ricercatori delle Università calabresi nonché di rappresentanti scolastici di lingue minoritarie del Molise, (albanese e croato), della Valle d’Aosta, del Friuli, dell’Istituto sloveno di Trieste, dell’Istituto pedagogico del Ladino di Bolzano, di Nuoro, della lingua minoritaria germanica a Udine ed altri ancora. Purtroppo non sono contemplati interventi sulle lingue dei Rom e dei Sinti Italiani, presenti anche in Calabria da oltre seicento anni.

Un incontro, perciò, variegato e ricco di testimonianze e documentazione storica di cui il professore Spadafora dice: «Le minoranze linguistiche non sono espressione di culture minoritarie e le loro lingue, anzi, testimoniano la loro vivacità culturale. In casi, come quello dell’albanese di Calabria, esse rappresentano la testimonianza orgogliosa di una radice culturale che, pur sottolineando un’appartenenza e una differenza, suggeriscono l’ipotesi di una possibile integrazione culturale. L’ipotesi complessiva che ha ispirato, comunque, questo seminario è che senza un adeguato confronto culturale con le minoranze linguistiche storiche, difficilmente si può teorizzare in modo adeguato sui processi interculturali di integrazione della democrazia nella società contemporanea».

Otello Profazio, cantastorie folk calabrese, esperto ricercatore di canti occitani, greci e albanesi di Calabria, intratterrà gli ospiti del seminario le cui conclusioni sono affidate, nella mattinata di sabato a Salvatore L’Andolina, direttore dell’Irre Calabria ed a Elisabetta Davoli, dirigente dell’Ufficio VI del ministero dell’Istruzione.

In foto la mappa sulle Minoranze Linguistiche riconosciute dallo Stato Italiano.

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