Stereotipi di un italiano istruito che vive all’estero

Ieri sui marciapiedi, a Montréal, era proibito alla gente di sostare e conversare con amici. Del resto a nessun quebecchese o canadese era venuto mai in mente di farlo, non perché fosse proibito ma perché non faceva parte delle sue abitudini. Più di un italiano, invece, dovette trascorrere una notte in prigione, in quei tempi, e pagare una multa salata per aver osato “oziare” sul marciapiede.
Oggi, invece, capita che le strade vengano chiuse al traffico proprio per permettere alla gente non solo di sostare in gran numero sul marciapiede, ma di occupare l?intera superficie stradale. A che tipo di riflessioni spinge questo capovolgimento mentale della popolazione nei confronti del marciapiede?
Innanzitutto che nessuno vede gli eccessi del presente: si aprono gli occhi solo dopo. Occorre poi dire che siamo stati soprattutto noi italiani a patire l?intransigenza della popolazione locale, prima che avvenisse la beatificazione del diverso.
I calci nel didietro che abbiamo subito sui marciapiedi canadesi ci spingono anche ad un?altra riflessione. Il trattamento che ieri era riservato, qui in Canada, agli italiani, mette in evidenza quanto sia ingiusta l?equiparazione che molti fanno in Italia fra extracomunitari che hanno illegalmente invaso la penisola ? mi riferisco ai clandestini che costituiscono un buon numero delle presenze straniere ? e italiani che ieri emigravano, adattandosi alle norme, anche assurde, dei paesi di accoglienza.
Dirò per inciso che in Australia, agli italiani non era neppure permesso, in un luogo pubblico, parlare italiano tra loro.

