Informazione e pregiudizi della cronaca nera

«La cronaca è la madre di tutte le notizie»: intesa come parte dell’articolo o come genere a sé stante, la cronaca assume un ruolo predominante all’interno della comunicazione giornalistica. Stando alla teoria classica, ogni articolo dovrebbe contenere una parte di cronaca, cioè un resoconto dei fatti che risponda alle classiche cinque domande o 5 W.
La divisione del pezzo scritto o del servizio radio ? televisivo dovrebbe essere netta e non portare alla commistione tra cronaca e commento così da fornire al lettore tutte le informazioni necessarie per potersi creare una propria e autonoma opinione sul fatto. Questa teorica divisione dovrebbe essere la base attorno a cui costruire l’articolo giornalistico, sia esso di politica, economia, sport o cronaca nera.
Quanto la teoria coincida con la pratica è un discorso assai diverso. Un fenomeno preoccupante e con risvolti lontani dall’ortodossia giornalistica è il cosiddetto ?sbatti il mostro in prima pagina?: basandosi su discutibili supposizioni, si ritiene che il lettore voglia la notizia ?forte?, quella che stupisce e che, quindi, il giornale debba dare risalto agli aspetti più macabri e morbosi del fatto criminoso.
Al gusto dell’orrido e del morboso si accompagna la ricerca di un colpevole e, si badi bene, mai di un presunto tale: la persona sulla quale si posano i primi sospetti non è mai l’indiziato, bensì il colpevole. I sospettati diventano immediatamente i ?condannati?, così che l’opinione pubblica abbia subito una persona contro cui scagliare le propria paure…
Discorso molto più complesso quando la cronaca nera incontra l’immigrazione: in questo caso lo straniero diviene il capro espiatorio naturale dell’insana sensazione di insicurezza propagandata e favorita dai media.
Viene, quindi, a crearsi un corto circuito per cui la sicurezza è minacciata da orde di immigrati (quasi sempre slavi) dediti agli assalti in villa o nelle gioiellerie mentre clan di Rom e Sinti vagano per le città alla ricerca di qualche bambino italiano da rapire, secondo il più classico dei luoghi comuni.
Fabio Dalmasso, continua a leggere…










