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Firenze, per le città chiediamo un patto di solidarietà

29 Giugno 2007 3 commenti


Nel momento in cui vengono proposti ?patti per la sicurezza? tra governo e amministrazioni comunali, presentati come rimedio al degrado delle città, chiediamo agli amministratori delle nostre città di non abdicare al loro ruolo di governo del territorio, di non rinunciare alle politiche inclusive e solidali che con fatica sono state costruite in collaborazione con tante associazioni, di continuare a perseguire una coesione sociale non fondata sull?esclusione delle figure più deboli e stigmatizzate.

Le nostre città non hanno bisogno di patti che interpretino la sicurezza esclusivamente in chiave di controllo e di criminalizzazione. La sfida da accettare è piuttosto quella di mettere in campo politiche urbane, abitative, sociali, culturali in grado di assicurare solidarietà, partecipazione e diritti, con procedure democratiche adeguate alla diversità delle popolazioni che vi sono presenti.

E? preoccupante la piatta adesione di organi di stampa e forze politiche del campo della sinistra alla campagna su ordine e sicurezza, è preoccupante la volontà di contendere alla destra il primato dell?intransigenza verso i capri espiatori di turno.

E? preoccupante che si rinunci a contrastare con la forza di proposte e di politiche inclusive i proclami xenofobi e razzisti della destra che tenta di capitalizzare l?indubbia presenza di una fascia di cittadini ed elettori sensibili ai timori per la presenza di stranieri sul territorio.

E? l?effetto perverso delle recenti elezioni francesi che ha persuaso autorevoli rappresentanti di forze politiche e intellettuali di riferimento che si possa interpretare meglio ? o solo più facilmente ? l?inquieta società contemporanea assecondandone le ansie e le paure (del futuro precario, del lavoro che manca, delle protezioni sociali che diminuiscono, e forse anche dell?immigrazione) piuttosto che affrontandone le cause, più complesse e difficili da risolvere.

Il prezzo da pagare a questo nuovo realismo politico, incardinato sulla ?tolleranza zero?, è la cancellazione di 15 anni di impegno, di vertenze, di politiche per la convivenza, di faticosi percorsi di inclusione di ormai milioni di immigrati, per uno sviluppo democratico e interculturale della società italiana.

Il primo frutto velenoso di questa campagna sono i ?patti per la sicurezza? che il Ministero dell?Interno sta stipulando con alcune grandi città italiane, in primis Roma e Milano. Infatti, tra le misure previste da questi patti, oltre a consueti strumenti di lotta al crimine come l?aumento dell?organico di polizia, figurano la delega ai prefetti per la localizzazione dei campi nomadi, e nientemeno che la delocalizzazione dei quartieri ?etnici?.

Cosa c?entrino i cinesi di via Paolo Sarpi a Milano, o di via Pistoiese a Prato o dell?Esquilino a Roma, con la lotta alla criminalità nessuno lo ha spiegato; e in quale misura l?allontanamento dei campi nomadi dalle città verso improbabili campagne possa favorire l?inclusione dei Rom (o, se si vuole, il loro ?rispetto delle regole?), anche questo nessuno si azzarda a motivarlo.

Se è vero che sicurezza e legalità non sono né di destra né di sinistra, va detto con chiarezza che anche il razzismo non è né di destra né di sinistra: è razzismo e basta, e l?apartheid è apartheid ovunque, anche nella nostra società democratica.

L?accreditamento di un nesso tra domanda di sicurezza e immigrazione, supportato dall?utilizzo di una (presunta) scientificità di dati sulla devianza degli immigrati, è giocato sull?effetto-annuncio piuttosto che su una attenta analisi delle cifre.

Nessuno dei suoi propugnatori ha mai chiarito in cosa effettivamente consiste questo ?bisogno di sicurezza? e in che cosa questo trovi motivazioni nell?immigrazione: piuttosto questa campagna ha utilizzato in maniera enfatizzata alcuni piccoli o grandi episodi di cronaca, questioni differenti e spesso indipendenti tra loro, artificiosamente e forzosamente collegate, in un rapporto tra cause ed effetti che risponde non alla realtà ma ad una sua rappresentazione drammatizzata a fini politici e propagandistici.

Le città sono oggi la frontiera sulla quale si scaricano gli effetti dell?economia globalizzata, che le politiche degli stati non riescono efficacemente a intercettare e regolare. Sono lo spazio vissuto nel quale si rappresentano le contraddizioni che una volta dividevano il mondo ricco da quello povero, e che nelle grandi aree urbane devono trovare una forma di governo non autoritaria e non escludente.

Le città sono cerniere tra economia e società, tra culture e provenienze differenti; sono luoghi di incontro e di scontro. La costruzione dei modelli di convivenza non può avvenire al prezzo della condanna a un destino di emarginazione per individui e comunità che vi hanno radicato le loro speranze.

Arci Toscana, Cospe, Fondazione Michelucci

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Roma, appello per la città che vogliamo

24 Giugno 2007 Nessun commento


È accaduto a Roma e a Milano ma sta accadendo, con diverse modalità in numerose città italiane. Sindaci come Veltroni, si comportano da autorità assolute e decidono, supportati, spesso da governatori di Regioni e Province, quali sono le priorità da affrontare nella agenda politica della città che amministrano.

A Roma, secondo il sindaco, la priorità è rappresentata dall?allarme sociale creato dagli uomini e dalle donne recluse in campi attrezzati o abusivi. A Roma la priorità è costituita da chi, non potendo permettersi le spese di un alloggio decente, è costretto ad abitare in baracche fatiscenti ubicate spesso in aree insalubri, dense di pericoli, lungo il Tevere e l?Aniene.

Cittadini invisibili che in alcuni casi arrivano a vivere in cave di tufo per sfuggire anche al rischio di essere catturati. E a Roma non si combatte la povertà ma i poveri, non si cercano soluzioni che rendano per tutti e per tutte possibile progettarsi un futuro migliore ma si preparano campi di deportazione fuori dalle cinta del raccordo anulare chiamandoli anche ?Villaggi della solidarietà?.

Per realizzare queste strutture, veri e propri ghetti che riportano alla memoria esperienze fosche di apartheid, il Comune avrà a disposizione 15 milioni di Euro.

Il progetto firmato anche con la Prefettura, ?Patto per Roma sicura? ha finora viaggiato nelle stanze più accondiscendenti dei poteri forti, è stato supportato mediaticamente da giornali e televisioni che hanno provveduto ad un opera di ?etnicizzazione? di ogni fatto di cronaca, per giustificare norme repressive e securitarie.

Ma esiste a Roma, come nelle altre città italiane una società civile, democratica, vigile e antirazzista. Associazioni di migranti e di autoctoni, movimenti, forze sociali e politiche, singole e singoli cittadini che non vogliono cadere in questa logica.

Un universo variegato, che non condivide le risposte che si danno a domande di giustizia sociale, che ne vuole individuare altre e che vede, dietro la ricerca del capro espiatorio, tanto l?incapacità a farsi carico dei bisogni di tutte e di tutti, quanto la volontà di favorire il mercato immobiliare e le speculazioni edilizie.

A questo mondo nessuno ha mai chiesto di firmare alcun patto, di questo mondo nessuno ha voluto ascoltare le voci e trarne le dovute conseguenze.
Facciamo perciò appello, al di là delle diverse sensibilità, al di là delle diverse modalità con cui si affrontano le stesse tematiche, perché queste voci trovino un momento unico per farsi sentire in sede istituzionale, per mobilitarsi se necessario, affinché il Patto per Roma sicura venga boicottato e smentito.

Ci auspichiamo un altro patto siglato dall?amministrazione con tutte e tutti coloro che vivono a Roma, indipendentemente dalla loro provenienza e dal loro status sociale. Un patto per una Roma democratica e solidale, che ci impegniamo a realizzare insieme.

Per discuterne insieme, e per trovare insieme soluzioni e proposte comuni, invitiamo tutte e tutti ad una assemblea pubblica che si terrà martedì 26 giugno dalle ore 18, presso la Casa delle Culture, Via di S. Crisogono 45 (Trastevere nei pressi di Piazza Sonnino).

Per informazione e contatto:
Claudio Graziano 3356984279, mail claudiograzianoit@yahoo.it
Hamadi Zribi 3334408921, mail hamadi.zribi@posta.rifondazione.it
Andrés Barreto 3402392099, mail andresbarreto@libero.it
Francesco Careri 347 4142500, mail careri@uniroma3.it

Hanno aderito ad oggi:
Action; Arci Roma; Attac; Campo per la Pace Ebraico; PRC Roma; Riva Sinistra; Associazione Dhumcatu, Rdb-CUB Immigrati Roma;Annamaria Rivera;(docente Università di Bari) Maurizia Russo Spena; (Ricercatrice); Sveva Haertter (Ufficio migranti Fiom); Anna Pizzo (consigliera regione lazio), Adriana Spera (capo gruppo PRC- SE Roma); Padre Roberto Sardelli (scuola 725); AINAI (Associazione nordafricani in Italia), Filippo Miraglia rep immigrazione arci; Grazia Naletto(Associazione Lunaria); Stefano Galieni (Dip. Immigrazione PRC nazionale); Alessia Montuori (Associazione Senzaconfine); STALKER Osservatorio Nomade; Maurizio Fabbri (capon Gruppo Gruppo PRC-Se Provincia di Roma); Giada Valdannini (giornalista e studiosa di cultura rom); Vivi Valente (Associazione Progetto Diritti); Santino Spinelli (Ambasciatore dell?Arte e della Cultura Romanì nel Mondo, Commissario per gli Affari Esteri dell?International Romani Union IRU, Vice Presidente del Parlamento dell?IRU, Delegato Italiano dell?ERTF); Luciana Menna; Valeria Belli (ass. Onlus Yakaar), Marco Brazzoduro (professore alla Sapienza); Associazione Ex-Lavanderia- Roma; La casa delle Culture; Simona Sinopoli (arci); Meo Hamidovic (cooperativa Sociale Onlus Rom Bosnia Herzegovina); Pilar Saravia (ass. NODI); Prof. Giulio Girardi (Teologo); Hamadi Zribi (Responsabile immigrazione PRC Roma); Prof. Bruno Bellerate (ex docente universitario); Stefania Ruggeri (Cooperativa sociale B612- Ostia),Fabio Baglioni (ASGI); Associazione sri lankesi in italia; Laura Nobili; Rosaria Gatta (ARCI); Irene Castagna (ARCI); Maria Giovanna Casu (ARCI); Aida Nahum; Caterina PATTI (Assessore con delega alle politiche dei migranti del XIX Municipio); Claudio ORTALE (Capogruppo PRC-S.E. del XIX Municipio di Roma); Alfonso Perrotta (associazione interculturale villaggio globale); Gianluca Peciola (assessore XI Municipio); Roberto Morea (assessore ai servizi sociali del I municipio); Silvia Macchi (urbanista); Tiziana La Torre (ARCI); Fabrizio Burattini (Segreteria Cgil Roma Sud); Giorgio Cremaschi (Segreteria nazionale Fiom); Giulia Cortellesi (Lunaria); Claudio Graziano (ARCI); Stefano Moser (alice nel mondo); Sandro Medici (Presidente del X Municipio); Ghirmai Tewelde (consigliere PRC-SE XVIII); Nando Simeone (Vice Presidente del Consiglio Provinciale di Roma); Lucio Conte (consigliere VII Municipio); Associazione Scuola Università Ricerca; Gennaro Loffredo (Associazione Maria Musu); Cristina Formica (Chiama L?Africa); Nodo di Roma Rete LILLIPUT; Vittoria Pagliuca (attivista diritti umani); Mirjana Brkic (ARCI); Hevi Dilara (Europa levante); Associazione Chiama l’Africa onlus; Sucar Drom

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Roma, associazioni, sindacati e politici per una città sicura ma solidale

12 Giugno 2007 7 commenti


Le associazioni contro quello che hanno definito il moderno concetto di apartheid promettono diverse mobilitazioni di piazza per «Roma sicura» ma anche «solidale».

Al “patto per la sicurezza” della Capitale sottoscritto il 18 maggio dal prefetto Serra, dal sindaco Veltroni e dai presidenti di Provincia e Regione sotto l?egida del Ministro dell?Interno Giuliano Amato, si affiancherà un nuovo Patto, per una «Roma democratica e solidale», che raccoglie quelle parti sociali ignorate dalla prima firma.

La proposta ha preso corpo ieri dal comune intento di una rosa di associazioni – Action, Arci, Attac, Campo per la pace ebraico, Riva Sinistra, Dhuumcatu – del capogruppo del Prc in consiglio comunale Adriana Spera, del consigliere regionale di Ambiente e Lavoro Anna Pizzo e delle sezioni dedicate ai migranti di Rdb-Cub e Fiom-Cgil.

Un elenco al quale si è aggiunto padre Roberto Sardelli che, forte di un?importante esperienza nelle borgate, aveva già inviato una lettera al Sindaco sulle condizioni delle baraccopoli romane.

Il concetto di ?moderno apartheid? introdotto dal patto siglato dalle istituzioni rappresenta secondo le associazioni «un grave attacco alla democrazia», nei contenuti e nei modi in cui esso è stato avanzato e la prima immediata risposta sarà la «mobilitazione della gente in molte piazze e in molte città».

Le deportazioni forzate di migliaia di rom rischiano di far degenerare la convivenza civile e alzano pericolosamente il livello del conflitto cittadino, frantumando ogni processo di coesione sociale» ha detto Anna Pizzo, lamentando il cospicuo impegno economico della Regione -11 milioni di euro? per un «patto scellerato» che ha scavalcato l?unica via possibile, quella della collaborazione tra le istituzioni e il coordinamento dei cittadini». Anche Adriana Spera ha sottolineato il mancato coinvolgimento dei consigli «in scelte che comportano spese e interventi urbanistici che sono di loro competenza».

Le associazioni che si sono incontrate ieri si sono date appuntamento il 21 giugno sulle rive del Tevere per prendere parte allo ?Sleep-in? organizzato da Stalker/Osservatorionomade e il 26 alla Casa delle Culture, dove si terrà un?assemblea per confrontarsi ancora sulle iniziative da prendere nei confronti del governo locale per chiedere l?annullamento del patto appena firmato e promuovere il diritto di cittadinanza per tutti

Simona Caleo, E Polis Roma

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Roma, camminare lungo gli argini (e i margini) della città

29 Maggio 2007 Nessun commento


Camminare per attraversare i confini sociali della metropoli, per scoprire nuove forme di urbanità, per vedere e capire l’altro lato della città. Camminare come pratica estetica, fare arte. Camminare per incontrare nuove tribù metropolitane. Camminare per perdersi.

Camminano, gli studenti della facoltà di architettura dell’università Roma Tre. Lo fanno da un po’, almeno da quando alcuni dei loro docenti, membri del gruppo Stalker – Osservatorio Nomade (“Stalker”, dal titolo di un film di Andrei Tarkovski), hanno dato vita ad un corso di Arte Civica dedicato al viaggiare “attraverso i territori attuali”, ovvero i margini interni delle nostre città, gli spazi ritagliati negli interstizi delle metropoli, fratture urbane in cui vivono migliaia di persone: sotto un ponte, accanto ad un’autostrada, sulla riva di un corso d’acqua, nelle baracche, in tende da campeggio, nelle roulottes di un campo nomadi.

Lo fanno anche per spiegare ai loro concittadini come, in tempi di sgomberi e di “patti per la sicurezza”, si possa vivere insieme e capirsi l’un l’altro.

Il viaggio dei giovani architetti in erba, guidati dal responsabile del progetto Francesco Careri ed accompagnati da scrittori, sociologi, urbanisti, antropologi, quest’anno inizia dalla foce del Tevere e si conclude a nord della Capitale, verso il ponte di Castel Giubileo, sul grande raccordo anulare.

Titolo del percorso: “sui letti del fiume”. Ieri li abbiamo seguiti, per una passeggiata da ponte Milvio in su, stretti tra la via Flaminia e la riva occidentale, il fiume come unico punto di riferimento, unico appiglio per orientarsi: ti scorre vicino, puoi sentirlo, ti dice dove si trova e dove ti trovi, sempre che non ci finisci dentro.

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La foto è di Barbara Dovark

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Caro Walter, come ebrei ti diciamo: non cacciare i Rom dalla città

24 Maggio 2007 Nessun commento


Come cittadini italiani appartenenti a una minoranza, quella ebraica, ci opponiamo alla cacciata dei rom da Roma per tre precisi motivi:

1) Come ebrei abbiamo memoria della storia di questo popolo vittima insieme a noi della più grande barbarie prodotta dalla civiltà occidentale, la Shoah.

E’ il popolo che ha pagato più di ogni altro l’industrializzazione del mondo occidentale con una crescente emarginazione produttiva ed esistenziale.

Mentre con l’avvento della società moderna la maggior parte dei cittadini acquistava nuove libertà, i rom venivano stigmatizzati per la loro improduttività (d’altra parte l’accusa di devianza rispetto all’ottica della produttività non è molto dissimile da quelle portate storicamente contro noi ebrei), additati a pubblico disprezzo e discriminati, impedendo alla loro diversità culturale di mescolarsi a tutte le altre.

2) Come cittadini di fronte al problema della sicurezza, evidente nelle nostre metropoli (ma le cui cause vanno ricondotte ad un processo involutivo dovuto alle politiche urbanistiche degli ultimi decenni), riteniamo che la deriva securitaria che hanno preso alcuni sindaci di sinistra, partendo da Cofferati, passando per Chiamparino, Zanonato, per arrivare a Veltroni, ora legittimati dal ministro dell’interno Amato, rappresenti non solo una perdita di memoria storica ma anche un pericoloso rincorrere gli umori della cosiddetta gente aizzati a bella posta dai cosiddetti imprenditori politici del razzismo nostrano, un tempo tutti collocati a destra.

Inoltre viene leso un caposaldo dello stato di diritto che vuole che le persone siano considerate come individui e non come gruppo, perché in caso di misure collettive viene trattato allo stesso modo chi ha diversi comportamenti e nel caso di misure repressive le pagano anche coloro che sono completamente estranee a condotte illecite, solo perché facenti parte della categoria sociale presa di mira.

Un politico di sinistra, non cedendo sulle infrazioni della legge commesse dai singoli, dovrebbe porsi rispetto ai gruppi sociali con l’ottica dell’integrazione per promuovere la conoscenza reciproca tra le culture e nel caso specifico innanzitutto «fare storia della cultura rom».

3) E’ da tempo in atto una campagna virulenta che partendo da specifici fatti di cronaca e ignorando altri episodi che vedono come vittime gli immigrati, vede schierate le televisioni, i giornali (purtroppo anche legati all’attuale maggioranza governativa come Repubblica), il centrodestra e parte del centrosinistra.

Si alimenta un clima di paura che porta ad identificare nello «straniero» il capro espiatorio. Il concetto di «sicurezza» è declinato totalmente in chiave di ordine pubblico.

Per noi sicurezza significa anche sicurezza di un posto di lavoro (o di un reddito), sicurezza di una casa, sicurezza di poter accedere a quei beni comuni, dall’acqua all’istruzione, fondativi di una comunità civica basata sull’inclusione e non sull’emarginazione sociale.

La sicurezza o è sociale o non è! Con questo nostro appello sollecitiamo l’associazionismo politico, sociale e culturale, i singoli sensibili a fermare questa deriva, e parte della stessa classe politica non disposta a farsi arruolare in questa nuova, grave, crociata securitaria a prendere l’iniziativa e promuovere un appuntamento nei prossimi giorni a Roma per dare un segnale di civiltà e di opposizione a questa indecente campagna.

Irene Albert, Andrea Billau, Giorgio Canarutto, Paola Canarutto, Ilan Cohen, Marina Del Monte, Gabriele Fiorentino, Giorgio Forti, Joan Haim, Dino Levi, Patrizia Mancini, Miriam Marino, Ernesto Muggia, Stefano Sarfati Nahmad, Carla Ortona, Renata Sarfati, Hanna Cristina Scaramella, Sergio Sinigaglia, Stefania Sinigaglia, Susanna Sinigaglia, Jardena Tedeschi, Ornella Terracini…

Per adesioni: campodellapace@yahoo.it

Riferimenti: Svegliati Europa, l?Italia è tornata al 1940

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Città del Vaticano, a settembre l’incontro mondiale dei consacrati rom e sinti

28 Aprile 2007 Nessun commento


Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti ha convocato per il prossimo settembre il Primo Convegno Mondiale dei Sacerdoti, Diaconi e Religiosi/Religiose Rom e Sinti.

A rivelarlo è stato l?Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario di questo Pontificio Consiglio, intervenendo al Seminario Regionale del CELAM (per i Paesi del Sud-America) sulla pastorale dell?itineranza, svoltosi a Santiago del Cile dal 18 al 21 marzo.

?Con questo Incontro, il nostro Dicastero vuole offrire loro la possibilità di incontrarsi, di conoscersi e di riflettere insieme sul proprio ruolo anche nella missione della Chiesa tra i Sinti e i Rom?, ha detto il presule.

Il tema scelto per la riunione, “Con Cristo al servizio del Popolo Zingaro”, si ispira al n. 101 degli Orientamenti per una Pastorale , in cui si sottolinea la necessità di una particolare sollecitudine della Chiesa per le vocazioni rom e sinte, al fine di facilitare un?autentica implantatio Ecclesiae in questo ambiente.

Il documento Orientamenti per una Pastorale degli Zingari è stato pubblicato l?8 dicembre 2005 ? con il beneplacito di Giovanni Paolo II ?, e rappresenta il primo della Chiesa nella sua dimensione universale dedicato a queste popolazioni.

A noi di sucardrom dispiace che ancora oggi il Vaticano utilizzi il termine “zingari“, dispregiativo e etnocentrico. In foto il monumento al beato Zeffirino (Ceferino) Gimenez Malla, opera dell’artista Bruno Morelli.

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Milano, un’occasione persa per la città

24 Febbraio 2007 4 commenti


La sera di martedì 20 febbraio circa duecento persone hanno partecipato all?incontro organizzato da Gad lerner e Aldo Bonomi per interrogarsi sui fatti di Opera e più in generale sulla Milano ?barbara? che caccia i Rom. Molte sono state le personalità del mondo culturale, politico ed economico che hanno accettato l?invito.

Intervento appassionato di Marco Revelli, pubblicato sul Manifesto, che partendo da Jean-Paul Sartre, quando attribuisce alle «società istantanee» e/o ai comitati «spontanei» la capacità di sorgere in occasione di un linciaggio o di uno scandalo, si interroga sul senso dell’esistenza, perduto nella ricca Lombardia e ancora posseduto, invece, dall’«altro», il Rom.

Si sono susseguiti diversi interventi: Paola Pierri (gruppo Unicredit), Luigi Roth (presidente della Fondazione Fiera), Davide Rampello (presidente della Triennale), lo psicanalista Umberto Galimberti, Graziella Caselli (segretaria della Camera del lavoro), Francesca Corso (assessore della Provincia di Milano), Borghi (Assessore del Comune di Opera), Mariolina Moioli (Assessore del Comune di Milano).

Ma ciò che più ha impressionato è stata l?incapacità di ragionare su «cosa siamo diventati». Non c?è stato in effetti dibattito e i diversi interventi non sono nemmeno riusciti a stimolare il confronto su cosa fare domani.

Lo stesso intervento di Dijana Pavlovic (in foto), ascoltato con insofferenza, è caduto nel vuoto. Dijana ha giustamente criticato il ?patto di socialità e legalità? e ha chiesto di interrogarsi se il ?pragmatismo? di don Colmegna sia l?unica risposta possibile che Milano sappia offrire alle minoranze Sinte e Rom che vedono ogni oggi i loro diritti calpestati.

Don Colmegna ha lanciato un appello alla solidarietà, affermando: «I numeri delle persone in difficoltà a Milano non sono determinanti. Settemila su un numero così ampio di cittadini non rappresentano un patatrac. La vera Apocalisse è che non c?è, da parte di nessuno, la volontà di risolvere il problema».

Parole che condividiamo anche noi di sucardrom ma che non sono tradotte nella pratica quotidiana perché il ?patto di socialità e di legalità? è una chiaro esempio di discriminazione etnica. Si impongono delle ?leggi punitive? ai Rom che mai penseremmo di imporre ad altri cittadini.

Il ?patto di socialità e legalità? è il paternalismo assistenziale che speravamo superato nel nostro Paese. I Rom non sono dei bambini da istruire, sono una delle ricchezze più importanti della nostra Europa.

L?Europa non chiede all?Italia di ?punire? o di ?istruire? i Rom e i Sinti ma chiede una legislazione e delle azioni che sappiano offrire a queste Minoranze gli stessi diritti che ogni cittadino gode nel nostro Paese.

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Figli dello stesso Padre, frammenti di umanità dentro e fuori la città

19 Dicembre 2006 Nessun commento


Pubblichiamo il testo integrale della Lettera Pastorale “figli dello stesso Padre, frammenti di umanità dentro e fuori la città” che l’Arcivescovo di Vicenza, Cesare Nosiglia (in foto), ha inviato il 9 dicembre 2006 a tutte le comunità cristiane, ai fratelli e le sorelle Rom e Sinte, alle Istituzioni e a tutte le persone di buona volontà.

L’Arcivescovo Nosiglia da alcuni mesi sta intervenendo anche pubblicamente per cercare una mediazione che sappia offrire ai Sinti e ai Rom i diritti di cittadinanza. Per questa ragione lo ringraziamo anche a nome dei Sinti che vivono nell’Alto Vicentino.

Non posso pensare alla Chiesa di Vicenza a me affidata e non tenere abbracciato con gli occhi del cuore e della fede ogni realtà, ogni comunità cristiana, ogni angolo abitato, ogni persona. E lo sguardo si ferma lì, dove la vita è dura non solo per le fatiche ordinarie, ma perché non c?è ancora uno spazio per stare, per mangiare, per lavorare, per dormire. Sì, penso a voi, fratelli e sorelle Rom e Sinti che abitate già da decenni vicini a noi e per i quali è come se fosse sempre il primo giorno del vostro arrivo: la precarietà, il rifiuto, la paura, fanno di voi dei perenni esiliati, dei costretti fuggitivi senza tregua. E penso anche a voi, fratelli e sorelle delle comunità cristiane, nati e cresciuti in terra vicentina. Penso alla fatica di continuare a cercare espressioni nuove di solidarietà e di accoglienza per non sentire troppo pesante il giudizio di quella Parola di Gesù che ci invita ad amarci gli uni gli altri di un amore forte fino alla fine. Penso a noi come Chiesa, tutta insieme, chiamata a celebrare la misericordia del Padre, assidua nella preghiera che genera relazioni umane autentiche e coraggiose, vigilante nella carità che è via di pace.

In questa mia lettera la cui attenzione va in particolare ai fratelli e sorelle Rom e Sinti (e Zingari in genere), vorrei fare mie le parole che il Papa Paolo VI pronunciò al Campo Internazionale degli Zingari il 26 settembre 1965 a Pomezia: ?Voi, nella Chiesa, non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore?. La vostra presenza ci riconduce ad immagini bibliche antiche nelle quali ritroviamo le radici del nostro essere popolo di Dio: ?Davanti a voi cammina il Signore, il Dio di Israele chiude la vostra carovana?. Un popolo in cammino, uno snodarsi in fila di carovane cariche di vita, dentro le generazioni e gli anni della storia, alla ricerca dei beni essenziali per vivere. Provvisorietà, lentezza del cammino, sete e fatica, fanno parte del nostro quotidiano, ma mai siamo vagabondi. Lì dove c?era la possibilità che un solo uomo, Caino, andasse ramingo per il mondo a causa del suo peccato, Dio intervenne perché non gli fosse fatto alcun male. L?acqua, il pane, il vestito, una casa che serva da riparo, sono i beni essenziali per vivere e questi beni noi cerchiamo con la certezza che Dio accompagna e protegge il nostro cammino. Ed è proprio questa ?presenza-compagnia? di Dio che siamo chiamati a rendere visibile, concreta, tra una carovana e l?altra, tra un accampamento e l?altro. Se questa certezza ci è radicata nel cuore, la fatica trova sostegno, la paura è superata, la provvisorietà diventa accoglienza. Certo, le carovane di oggi hanno assunto forme diverse, il cammino non è più attraverso il deserto sabbioso, ma i nostri bisogni primari sono quelli di sempre e la loro ricerca è ancora affannosa e contrastata. Voi, fratelli e sorelle Rom e Sinti, continuate ad abitare ai margini delle nostre città e paesi, nella ricerca spesso senza speranza di un luogo dove poter abitare, dove stabilire relazioni che vi consentano di sentirvi appartenenti ad un territorio, familiari di altre persone, impegnati a costruire futuro per voi e per i vostri figli.

Ce lo chiediamo insieme: come costruire convivenze possibili, dignitose, rispettose delle reciproche diversità culturali, religiose, sociali che ogni etnia, ogni popolo porta con sé come bagaglio di vita? Se perdiamo di vista che il Signore accompagna il nostro cammino, tutto si complica e sembra senza soluzione. La diversità appare una minaccia alle sicurezze acquisite; gli usi e i costumi che ci caratterizzano sono occasioni di scontro più che di incontro. Ho presente, conosco bene la laboriosità del popolo vicentino, la sua instancabilità, le tante fatiche sopportate per raggiungere situazioni di benessere per le proprie famiglie, per i figli dei figli. E so anche che la solidarietà, l?ospitalità non devono e non possono mettere a repentaglio ciò che ognuno si è procurato con il sacrificio ed il lavoro. Ma è tempo di aprire spiragli di vita anche per chi, più svantaggiato per cause diverse, chiede di abitare tra noi, chiede di abitare con noi. Troppe sono ancora le provocazioni che ci impediscono di dormire sonni tranquilli, ma le provocazioni della storia possono essere occasioni per approfondire anche la nostra fede, per convertire il nostro cuore a Dio, allenandoci a proclamare con le labbra ciò che il cuore vive nella carità. Dove la ricerca della carità è una ricerca autentica, coraggiosa, testimoniale, lì la carità diventa operosa, capace di fantasia, profezia di una giustizia che si ristabilisce, anticipazione della pace.

E poi, quale consolazione e quale forza ci suscitano le parole che la traduzione biblica dei LXX ha posto a commento in Proverbi 18,19: ?Un fratello aiutato da suo fratello è come una città alta e fortificata, è forte come un bastione regale?, ed ancora Proverbi 19,17 aggiunge: ?Chi dona ad un povero, fa un prestito a Dio. Chi restituirà se non Egli stesso??. Possiamo davvero ?tollerare? che questi nostri fratelli Rom e Sinti non abbiano le condizioni minime per vivere (terra, acqua, dimora) e sentirci a posto come cristiani?
Il dover vagabondare, il non essere riconosciuti mai da nessuno, produce comportamenti di aggressività, di violenza da una parte e di intolleranza dall?altra. Non c?è bisogno di improvvisazione o di gesti di spontaneismo, ma di riflessioni e proposte concrete che aprano percorsi di convivenza e di corresponsabilità che ci consentano di sentirci ugualmente coinvolti nel trovare risposte adeguate e durature. Diritti umani e stili di vita, fede e prossimità si incontrano, costruiscono un tessuto sociale nel quale ognuno è tutelato in quanto persona a partire dai più piccoli e indifesi. Elemosina e giustizia camminano insieme.

Con il salmista chiediamo al Signore ?Apri la tua mano e sazia ogni vivente?, anche noi apriamo le nostre mani e condividiamo l?umanità che siamo. Non c?è paura nel condividere, perché dal Vangelo ci viene la lezione più straordinaria di matematica: dividendo si moltiplica! L?episodio della moltiplicazione dei pani di cui ci parlano i Vangeli( cfr Marco 6,30-44) né è un esempio illuminante. Certo, parliamo di una moltiplicazione che riguarda le relazioni umane nuove, creative, libere e liberanti che il contatto con il povero ci dona. Quante volte, in questi anni, vi ho sentito dire con gioia che avete sperimentato quanto dia serenità all?animo e senso di gratitudine, donare, aiutare, soccorrere chi è nel bisogno. Sembra una frase fatta quella che ?nel dare si riceve molto di più di ciò che si dona?, ma è straordinariamente vero che la prossimità apre finestre che lasciano entrare aria pura ed il nostro cuore si ossigena al contatto con ciò che ciascuno in profondità è.

Ma da chi iniziare? Da chi crede che ad amare non si perde, da chi sceglie di osare la prossimità, da chi sente come una spina nel fianco che altri fratelli e sorelle siano ai margini senza possibilità di riscatto. L?invito è innanzitutto a voi, fratelli e sorelle Rom e Sinti, perché vi sentiate ?costruttori insieme? di futuro e non tanto dei ?ricevitori? di cose o di soluzioni già confezionate. Le vicende storiche, gli abbattimenti di alcune frontiere, le guerre, i cambiamenti sociali in genere, hanno modificato anche la vostra vita. Anche per voi c?è la fatica di mantenere fede alle vostre tradizioni sia culturali che religiose nel rispetto delle generazioni che crescono. Anche voi desiderate caparbiamente non perdere le caratteristiche che vi contraddistinguono come popolo, come etnia, eppure sentite la necessità di trovare mediazioni che vi permettano di farvi accogliere nei contesti dove ora siete. Certamente, alcuni cambiamenti fanno soffrire e portano degli sconvolgimenti che a prima vista sembrano irreparabili. Penso, per esempio, alla dimensione del lavoro che vi ha caratterizzato per aspetti tipici, particolari: lavoro artigianale, commercio. Penso alle donne che chiedono l?elemosina.

Come, oggi, qui, è possibile restare fedeli a queste tradizioni? Quali altre modalità cercare, quali ambiti di lavoro individuare nei quali guadagnare il necessario per vivere e mantenere le vostre famiglie? Come accettare e rispettare le regole su cui si fonda la nostra società, che possono sembrare stringenti ed estranee alla vostra tradizione e cultura,ma che sono la base per una civile convivenza pacifica e giusta tra persone, famiglie ed etnie diverse che abitano lo stesso territorio? Comprendo e sento che non sono passaggi facili, so che richiedono anche per voi, dialogo in famiglia, collaborazione, unità, volontà di interagire. Anche a voi chiediamo di cogliere le opportunità che vi vengono offerte per un ?coabitare? vivibile, aperti al cambiamento lì dove occorra. E? una scommessa aperta anche per la nostra chiesa: dare vita a progetti di inclusione sociale rivolti a singoli nuclei familiari. Gli obiettivi intermedi sono la scolarizzazione dei minori, l?inserimento lavorativo attraverso le cooperative, un cammino di fede in vista dei sacramenti ma non solo. Lo stile è quello di fare in modo che siate voi al centro delle vostre scelte e responsabilità attraverso una condivisione in itinere dei percorsi stessi. Per tutti noi c?è l?invito a purificare il nostro vivere da quegli atteggiamenti che non consentono il dialogo, la conoscenza reciproca, la ricerca del bene. Impariamo a dare un nome alla nostra paura di fronte alla differenza tentando percorsi di conoscenza che ci facilitino la via dell?incontro. Favoriamo l?ascolto reciproco, accogliamo il buono che ogni storia umana porta con sé, creiamo possibilità di vita che comprendano i valori comuni riconosciuti.

Mi rivolgo alle comunità cristiane. L?evangelizzazione, la catechesi possono essere momenti per incontrarci, per conoscerci, per accoglierci alla luce della Parola del Signore. Sarebbe bello pensare ad una intesa umana così profonda e rispettosa del nostro credo religioso, se fossimo capaci di pensare a dei percorsi catechistici e anche a un catechismo, da costruire insieme con i bambini, con i ragazzi. Anche l?uso della lingua propria è importante per comprendere meglio la storia, le sfumature, il pensiero e la religiosità di un popolo. Il Vangelo che abbiamo interiorizzato in famiglia, in parrocchia o, per voi Rom e Sinti, nei racconti dei vostri capofamiglia, può essere il punto di partenza per aiutarci a pregare insieme, a condividere il nostro pensare Dio in modo diverso. In fondo, tutta la Bibbia è percorsa da questa ricerca-accoglienza del ?Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe?, quasi a dire che il nostro Dio non è il Dio dei luoghi ma delle persone e si fa vicino passando attraverso ?altri?. Possiamo cominciare a scoprire quali segni di religiosità accompagnano la nostra giornata, i fatti importanti della nostra vita (la nascita, il matrimonio, la morte) e, mettendoli vicini, cogliere ciò che ci unisce quando parliamo del Dio in cui crediamo.

A chi non professa la fede cattolica, dico di non temere: la Chiesa vi sente ugualmente al centro del suo cuore e dove vive il rispetto per l?uomo, sempre è possibile un dialogo.
Un invito particolare ai catechisti ed agli animatori: proteggete e difendete la spontaneità di relazione e di familiarità che i bambini portano ?naturalmente? con sé. E? un tesoro di cui siamo responsabili e la cui salvaguardia è nelle mani di noi adulti. Le attività dell?oratorio, della vita associativa, le attività sportive, sono ?cantieri? privilegiati dove far nascere l?incontro e l?accoglienza alle diversità. Lì dove un bambino si sente amato, ci sono buone possibilità perché il suo sviluppo come persona sia adeguato, armonico, libero. A voi pastori delle comunità infine e ai consigli pastorali, chiedo di promuovere nella gente sentimenti di accoglienza e di pace superando timori e chiusure,di sostenere quelle istituzioni che tentano vie di soluzione dei problemi e offrire loro una sponda presso l?opinione pubblica,di aiutare quanti operano in questo ambito con spirito di solidale amicizia e stima.

Mi rivolgo alle famiglie. Sarebbe consolante anche per me, vostro Vescovo, sapere che ci sono famiglie disponibili a vivere una solidarietà vicina, spicciola, con altre famiglie Rom e Sinte. In molte occasioni, in questi anni, state dimostrando che l?amore per i poveri vi sta a cuore e la Chiesa vi è grata. La richiesta che vi rivolgo è di aprire la vostra famiglia, inizialmente anche per brevi momenti, a qualche bambino per aiutarlo nei compiti pomeridiani. Anche qualche mamma Rom/Sinta potrebbe avere il desiderio di scambiare qualche sua preoccupazione/fatica nell?educazione dei figli, nei problemi familiari. Non abbiate paura di mescolare i vostri figli con i figli degli ?altri?, perché non è allontanando che ci si difende, ma chiamandoci per nome si può superare la diffidenza. Non ribellatevi quando intuite che qualcuno ha iscritto i bambini Rom e Sinti alla scuola dove vanno i vostri figli. Quale futuro può esserci per un bambino che non conosce la lingua del paese dove si inserisce se non sa leggere, scrivere o fare i conti? Come potremo pensare che, da adulto, troverà un lavoro che gli consentirà di vivere dignitosamente?

Mi rivolgo alle istituzioni. E? un invito a continuare quella collaborazione che è iniziata nei mesi scorsi e che ci vede impegnati a cercare e trovare spazi abitativi senza i quali ogni progetto di promozione e di inclusione sociale si banalizza e si vanifica. Senza un pezzo di terra dove poggiare regolarmente una roulotte, un prefabbricato e una serie di servizi essenziali per vivere dignitosamente, nessun inserimento lavorativo, nessuna scolarizzazione dei minori è fattibile, nessuna socializzazione può accadere. Il rifiuto o l?allontanamento verso altri Comuni, non risolve i problemi di fondo anche se li sposta altrove: perché non promuovere collaborazioni e sinergie sul territorio per affrontarli insieme?

E mi rivolgo a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: aiutiamoci a fare accoglienza, aiutiamoci a non subire passivamente le povertà dei fratelli che ci vivono accanto. Insieme, diventiamo testimoni di carità a partire da piccoli passi che ognuno di noi prova a vivere dentro la propria vita. E? un metterci in gioco che prevede tempi lunghi, passione per l?uomo, progettualità, sinergie dentro e fuori la chiesa. Non mancheranno fallimenti e crisi, che del resto abitano anche le nostre famiglie e il nostro credere. Ma non per questo ci si arrende. Le tante inadeguatezze che abitano anche oggi le nostre famiglie non ci autorizzano infatti a non credere più nella famiglia. Così è per le complesse difficoltà di relazioni e di dialogo con chi è ?diverso da noi?: non devono impedirci di tentare comunque vie di rispetto, attenzione, disponibilità a capire,ad aiutare,a percorrere vie concrete di solidarietà reciproca.

Dio che ascolta il grido del povero, di certo, non resterà sordo all?invocazione di aiuto di quei figli che, nel suo nome, vivono la carità.

Vi benedico di cuore

+ Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Vicenza

Riferimenti: il Vescovo dice basta alle discriminazioni

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Milano, una città per tutti?..

6 Maggio 2006 Nessun commento


Siamo felicissimi di annunciarvi che alle elezioni amministrative a Milano sono stati candidati dalla lista Fo:
Dijana Pavlovic e Maurizio Pagani .

Dijana Pavlovic, romnì, è un’affermata attrice teatrale e televisiva che da alcuni anni si sta impegnando promuovendo le culture Rom e Sinte, ultimamente ha recitato come protagonista alla rappresentazione teatrale “Porrajmos, voci di uno sterminio dimenticato?.

Maurizio Pagani è Consigliere Nazionale dell’Opera Nomadi e Vice Presidente della Sezione di Milano.

Invitiamo tutti i lettori milanesi a sostenere attivamente la campagna elettorale per il Consiglio Comunale di Milano di Dijana e Maurizio.

Di seguito l’intervento di Maurizio Pagani sul documento “Città Per Tutti” (http://sucardrom.blog.tiscali.it/ck2563841/), sottoscritto da diverse associazioni e presentato al candidato sindaco Ferrante (centro sinistra) che ha creato diverse contestazioni perchè la questione Rom è stata oscurata.

Non so se Milano sia una città più di ?destra? o di ?sinistra? per censo o vocazione elettoralistica, ma di sicuro di questi tempi non è un fatto trascurabile. Sta di fatto che la più parte ?di sinistra e progressista, meglio se un po? smoderata o radicale? dell?associazionismo, quella a cui sono più affezionato, impegnata sul fronte dei diritti, casa, nuove povertà e migranti, sembra essere diventata fin troppo prudente o razionale.

Di sicuro ha avuto un merito importante, quello cioè di invitare il candidato alla poltrona di Palazzo Marino, Bruno Ferrante, alla discussione di un documento dal titolo ?una città per tutti?, con chiaro riferimento a chi ne è ordinariamente ?escluso?.

Ma è stata presa da una grave amnesia: la ?questione Rom?.

E non è un problema di poco conto, anche se tenuto generosamente ?dentro? al documento ma sempre come tema ?trasversale? ai contenuti più generali.
E come non parlarne altrimenti, vista l?enfasi che normalmente gliene viene attribuita sugli organi di stampa o nelle raccomandazioni della Comunità Europea che circolano abbondanti anche nella rete?

Non vorrei sembrare ingeneroso con chi ha sottoscritto il documento, non da me per i motivi che vi ho sopra citato, ma avrei trovato giusto e doveroso indicare questo tema tra le priorità che attendono chi dovrebbe guidare la città con un senso etico e programmatico profondamente diverso dai precedenti sindaci.

Quella ?Rom? è una delle grandi questioni morali dell?Europa di oggi, ignorata dalle Istituzioni del nostro Paese e messa ai margini dalle forme di organizzazione sociale e abitativa dei grandi centri urbani, come Milano, largamente incapaci di comprenderne le trasformazioni e di darne una risposta positiva e coerente sul piano politico e amministrativo.
?Rom o Sinti?, sono un insieme composito di comunità, formate in moltissimi casi da cittadini italiani residenti a Milano da oltre 4 decenni o, ancora, da stranieri di più recente immigrazione costretti dalle guerre, dalle nuove povertà e dai processi di modernizzazione a rimettersi in cammino.
Rom sono coloro che si riconoscono nel Romanès, una lingua orale mutuata dalle antiche parlate indiane, il luogo più antico della memoria di questo popolo.
L?Italia è conosciuta in Europa come il paese dei campi nomadi, luoghi fisici e spazi di negazione separati dal resto delle città e dalla vita dei suoi abitanti, dove via via sono peggiorate le condizioni di emarginazione, discriminazione e disperazione tra le persone e più aspra si è fatta la convivenza con le vicine comunità locali.
La varietà e la ricchezza della dimensione Romanì si misurano dunque con le crescenti condizioni di discriminazione politica e sociale che li riguardano da vicino, come nella città di Milano che registra la presenza di 9 ?campi sosta autorizzati? destinati a ospitare c.ca la metà dei suoi 4000 rom e sinti.
Nell?ultimo decennio, Milano è stata infatti anche laboratorio di politiche pubbliche differenziali, che hanno impresso un?accelerazione al processo di ghettizzazione ed esclusione dei Rom rispetto ai concittadini milanesi.
È necessario quindi ripartire dalla valorizzazione e dal riconoscimento delle popolazioni Rom, promuovendo anche dentro l?amministrazione stessa e nella città un approccio culturale e una pragmatica sociale rispettosa e solidale.

Questione abitativa

Le molteplici forme e il diritto all?abitare non coincidono immediatamente o più semplicemente con il possesso di una casa, ma prendono consistenza nel valore stesso che le persone attribuiscono al luogo in cui vivono. La sfera pubblica ha però incentivato, in modo pure insufficiente sotto l?aspetto quantitavivo, solo la forma del campo nomadi, che appare oggi intollerabile non solo per la segregazione a cui è sottoposta una parte della popolazione o per le precarie condizioni igieniche e di sicurezza, ma anche per lo sperpero di risorse pubbliche.
Occorre dunque promuovere e sostenere nuove e più articolate modalità di insediamento familiare, (ad es. le micro aree abitative, l?autocostruzione ecc.), o il recupero e la trasformazione ad uso residenziale di spazi pubblici inutilizzati, l?accesso agli alloggi residenziali pubblici, il sostegno all?affitto, incoraggiando i processi di autonomia individuale, ma anche la capacità di accedere in modo partecipato ai servizi e alle risorse, anche attraverso pratiche di autogestione già in uso presso le stesse comunità rom.

Questione scolastica

A fronte di un aumento dei dati riferiti alla frequenza scolastica, sia pure in presenza di un fenomeno non trascurabile di dispersione e analfabetismo, emerge una generale convinzione largamente insoddisfacente inerente gli esiti del processo formativo scolastico, ancora fortemente condizionati dalla bassa qualità di vita delle famiglie rom.
Occorre dunque rendere affettivamente accessibili e fruibili i servizi del territorio alle famiglie rom fin dalla scuola materna, sostenere adeguatamente in termini di risorse umane e materiali i percorsi scolastici attivati nella scuola dell?obbligo, incrementare le forme di sostegno e promozione alla formazione professionale e alla scolarizzazione superiore degli adolescenti. La mediazione culturale può essere, a tal fine, lo strumento privilegiato attraverso cui superare le criticità in ambito scolastico e nel lavoro sociale all?interno delle comunità. È quindi necessario investire sui mediatori culturali rom, sulla loro formazione e la possibilità di svolgere un lavoro riconosciuto all?interno dei servizi con il coinvolgimento delle comunità medesime.
E? inoltre importante promuovere campagne informative nelle scuole, creare momenti di socialità e investire fortemente sulla formazione del personale docente e non docente.

Servizi socio sanitari e diritto alla salute

L?aspettativa di vita media di un Rom a Milano è calcolata attorno ai 45 ? 50 anni, di gran lunga inferiore a quella del resto della popolazione milanese.
Agli indicatori di natalità, morbilità, mortalità, anche infantile, si aggiungono dati e patologie sociali strettamente correlate alle condizioni di vita.
Solo il 2 ? 3 % della popolazione adulta supera i 60 anni d?età.
L?attività svolta nei servizi di prevenzione e nei consultori familiari, grazie alla positiva collaborazione di mediatori culturali e del personale sanitario ha, in molti casi, sdrammatizzato e reso normale l?accesso ai servizi e alle prestazioni, con particolare riferimento all?area minori e della famiglia.
E? necessario quindi promuovere la presa in carico effettiva e consapevole da parte dei servizi delle esigenze e delle problematiche espresse dai cittadini rom, estendendo l?applicazione di pari opportunità generalmente riconosciute alla maggioranza dei cittadini.

Mediazione culturale

La partecipazione effettiva dei cittadini rom alle diverse forme di promozione sociale agite dall?ente pubblico e dai soggetti privati, può trovare nei mediatori culturali rom lo strumento sensibile di comunicazione e partecipazione delle comunità all?interno di un processo decisionale non escludente e condiviso. La mediazione culturale in ambito scolastico e sanitario sono esempi specifici del valore che tale ruolo riveste dentro e fuori le comunità stesse: esse favoriscono infatti delle forme positive di riconoscimento consentendo di rivedere ad ognuno i propri pregiudizi e di elaborare strategie di intervento più appropriate.
Il fatto che le mediatrici culturali abitino nei campi rom e a stretto contatto con le famiglie, consente di sviluppare delle forme effettive di tutoraggio dei nuclei in difficoltà o, ad esempio, di accompagnamento nelle strutture scolastiche e socio ? sanitarie.
Ciò consente anche di promuovere in termini più generali delle nuove opportunità all?interno della comunità Rom, facendo leva anche sull?acquisizione di un?autonomia economica dei soggetti che lavorano nella mediazione (soprattutto donne).

Lavoro

Il lavoro è un tema centrale per il raggiungimento di una reale autonomia familiare e di gruppo e di contrasto efficace alla condizione di disoccupazione e devianza.
Le esperienze maturate spingono verso il potenziamento delle forme cooperativistiche rom costituitesi in questi anni a Milano, per la gestione di servizi generali di utilità sociale, la manutenzione del verde cittadino o di centri di aggregazione giovanile, gli interventi specifici rivolti all?accoglienza abitativa dei rom, la promozione di percorsi di formazione e inserimento lavorativi delle giovani generazioni o di soggetti esclusi dal mondo del lavoro.
E? necessario quindi ampliare nuove opportunità di lavoro legate all?effettivo recupero e investimento delle capacità autoimprenditoriali e artigianali, sia attraverso l?accesso alle ?piazze di mercato? nei quartieri della città, sia con il riconoscimento e certificazione delle competenze sorte nelle comunità e il loro utilizzo a fini professionali.

Per informazioni e contatti
paganimao@tiscalinet.it

In foto Dijana Pavlovic
candidata al Consiglio Comunale di Milano

Riferimenti: l’intervista a Dijana Pavlovic, pubblicata in gennaio

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Milano, Città Per Tutti

29 Aprile 2006 4 commenti


Pubblichiamo l’appello promosso da
ARCI, TODO CAMBIA, NAGA, SINCOBAS
per le imminenti elezioni comunali a Milano.

Da troppi anni in Italia e a Milano sul tema dell?immigrazione prevalgono logiche e scelte improntate quasi esclusivamente a misure repressive, a discapito di politiche che possano accompagnare l?intera cittadinanza nella trasformazione demografica, sociale e culturale in atto. Le preoccupanti e folli tendenze xenofobe e razziste, le tesi islamofobiche e i richiami allo ?scontro di civiltà?, ne sono un inquietante segnale d?allarme.

Non si può continuare ad accettare l?idea di vivere in una società di cittadini di serie a, b e c, basata su ghetti urbani, sociali ed etnici, sulla discriminazione: tra immigrati e italiani, tra immigrati regolari e irregolari, verso la popolazione Rom e sinti e sull?improprio sillogismo irregolarità=clandestinità=delinquenza.

Vogliamo che da MILANO parta una forte iniziativa politica e culturale che segni un?inversione di rotta: chiusura dei Centri di Permanenza Temporanea, la fine della stagione del diritto speciale e del doppio binario giuridico per gli immigrati, l?approvazione di una normativa sul diritto di asilo, la riforma della Cittadinanza, il riconoscimento del diritto di voto, il capovolgimento dell?impostazione insensata secondo cui il permesso di soggiorno deve essere richiesto dall?estero.

LA MILANO che vogliamo è una città che assume fino in fondo e responsabilmente il processo di trasformazione, mette al centro le persone senza discriminazioni, la qualità della vita e i diritti, che afferma e potenzia il carattere pubblico e universale del welfare fino ad arrivare al ripensamento dello stesso concetto di cittadinanza e di che cosa sia società e che cosa faccia comunità.

Concretamente, facendo una sintesi del nostro documento, crediamo che il nuovo COMUNE DI MILANO possa e debba promuovere politiche attive sull?immigrazione a partire da:

1. Spostamento delle competenze per tutte le pratiche di soggiorno dalle questure agli enti locali;

2. Riconoscimento del diritto di voto a livello amministrativo;

3. Utilizzo dello strumento della requisizione temporanea degli immobili sfitti e abbandonati e destinazione di una quota dell?ICI per l?implementazione di politiche abitative per tutti;

4. Costruzione di un sistema di accoglienza non emergenziale per rifugiati e il superamento delle logica dei ?campi nomadi?;

5. Realizzazione di interventi di emersione e contrasto dello sfruttamento del lavoro nero;

6. Garanzia effettiva dell?esercizio del diritto alla salute universale per migranti regolari e irregolari

7. Avvio di percorsi di pedagogia e programmi interculturali nel sistema scolastico comunale;

8. Creazione di un Osservatorio permanente contro le discriminazioni e il razzismo;v
9. Costruzione di luoghi di rappresentanza degli immigrati non solo a carattere
consultivo;

10. Dichiarazione di Milano ?città No-CPT?.

per aderire al documento: citta.pertutti@libero.it

prime adesioni : ASS CULTURALE MULTIETNICA PAKARITAMBO, FIOM-CGIL MILANO, ASS UNIDOS POR COLOMBIA, ATTAC MILANO, ASS BERBERI, EMERGENCY, CRIC, ASS MITAD DEL MUNDO, ASS DEI SENEGALESI DI MILANO & PROVINCIA, CIR MILANO, FILLEA-CGIL LOMBARDIA, C.S LEONCAVALLO, ASS CULTURAL DEL CHILE, BASTAGUERRA MILANO, ASS SUNUGAL, PAX CRHISTI, RETE SCUOLE MILANO, ASS CURDI, ARCIRAGAZZI MILANO, ASS SPORTIVA CULTURALE NUOVA MULTIETNICA, ASS CULTURALE GIORNALISTICA EL CARRETE, MOVIMENTO CITTADINI DEL MONDO, ASSCULTURALE DI PROGETTAZIONE E COORDINAMENTO ISPANOAMERICANA, ASS DEGLI ABITANTI DI YOFF, COMUNITÀ ROM DI VIA IDRO, CINZIA CISLAGHI (Bastaguerra/Socialpress, candidata indipendente consiglio comunale)

Riferimenti: Città per Tutti

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