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Gallarate (VA), il patto di legalità anche per i Sinti Italiani

2 Luglio 2007 2 commenti


Il Comune di Gallarate ha deciso: i sinti saranno trasferiti in piena campagna, al confine tra i rioni di Cedrate e Cajello, al di là dell?autostrada, quando via Lazzaretto diventa sterrata e l?asfalto lascia spazio ai campi.

Una decisone che era nell?aria, forse non nei termini presentati dall?amministrazione comunale, però: infatti la comunità che da anni si è stabilita in via De Magri, ad un passo dal cimitero cittadino, sarà trasferita temporaneamente, fino al termine del giugno 2008. L’area attualmente occupata sarà bonificata e chiusa per evitare altri insediamenti futuri.

A presentare il contenuto dell?ordinanza di sgombero il sindaco Nicola Mucci, spalleggiato dagli assessori che hanno seguito la vicenda, Giovanni Roberto Bongini (Servizi Sociali), Aldo Simeoni (Lavori Pubblici) e Paolo Caravati (vice sindaco), oltre al segretario comunale Filippo Ciminelli: «Si conclude un lungo iter, complesso e difficile ? ha spiegato Mucci -, per arrivare al dunque ci siamo avvalsi del parere legale dell?avvocato Ercole Romano: abbiamo ricostruito la vicenda, lunga, che affonda le proprie radici negli anni ?70, quando i primi nuclei si insediarono a Gallarate, trascinata fino a noi dalle scelte o non scelte di tante amministrazioni.

Nei decenni si sono alternate novità legislative, sentenze del Tar sfavorevoli al Comune che hanno stabilito alcuni diritti dei sinti, primo fra i quali quello ad essere considerati cittadini italiani residenti a Gallarate. Dopo una serie di verifiche sulla situazione attuale, insostenibile data la precaria condizione igienico sanitaria e i problemi di sicurezza che anche l?Asl ha rilevato, oltre ad una serie di violazioni urbanistiche, si è resa necessaria l?ordinanza di sgombero da via De Magri, area assolutamente inadatta ad ospitare un campo nomadi».

I membri della comunità sinti gallaratese, che conta una quindicina di famiglie per un totale di circa 75 persone (anche se c?è chi dice che nel campo siano circa un centinaio di più ad essere ospitati) dovrà a breve comunicare all?amministrazione comunale quale fra le due ipotesi fornite da Palazzo Borghi sceglieranno: o andare in affitto in appartamenti trovati grazie all?aiuto dell?assessorato ai Servizi Sociali, oppure essere trasferiti nell?area che sarà attrezzata dall?ufficio tecnico del Comune temporaneamente e solo per le famiglie censite.

«Verranno fatti i lavori al più presto ? prosegue Mucci -, per rendere fruibili l?area, con gli allacci all?acqua e all?energia elettrica: i sinti dovranno pagare una sorta di affitto e le ?bollette? per il consumo dei servizi. Chi opterà per la soluzione Cedrate (e, stando a sentire i capo famiglia dei sinti, questi sembrano essere la netta maggioranza se non la totalità di quanti si trovano in via De Magri, ndr), dovrà sottoscrivere un impegno al rispetto della stessa area e delle regole decise dal Comune e accettare la temporaneità della soluzione: non sarà possibile ospitare altri, se non quelli censiti, pena lo sgombero di chi ospitasse estranei e sarà espulso chi si macchia di reati penali». Praticamente un patto di legalità come in via Triboniano a Milano.

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Riferimenti: Ma la Lega Nord non ci sta…

Anche a Parigi mancano politiche di accoglienza per i Rom rumeni e non solo

28 Giugno 2007 Commenti chiusi


I grandi tendoni della celebre compagnia circense Cirque Du Soleil svettano sulla spianata di Saint-Denis, alla periferia nord di Parigi. Ogni sera centinaia di persone si riuniscono lì dentro per ammirare, naso all’aria, le spericolate ed eleganti acrobazie degli artisti.

Nessuno immagina che al di là del recinto metallico che circonda il circo, lo show è ben diverso. Nessuna sfavillante scenografia, nessun costume variopinto, poca spensieratezza e molte preoccupazioni per i 600 gitani che cercano di sopravvivere nella loro misera baraccopoli.

E non sono i soli: in tutto circa 4mila persone conducono questa vita ai margini di Parigi. Diverse associazioni cercano di addolcirla almeno un po’: Medici del mondo offre assistenza sanitaria, Emmaus e la Fondazione Abbé Pierre si occupa della fornitura di alimenti, mentre ATD Quarto Mondo promuove la lettura.

Marco è arrivato in Francia cinque anni fa, dalla Romania. Da gennaio 2007, con l’ingresso del suo Paese nell’Ue, è formalmente un cittadino comunitario, ma ha comunque bisogno di un permesso di lavoro. Ci mostra un contratto preliminare che gli ha preparato una ditta di pulizia vetri.

Ma un volontario di origini rumene si dimostra scettico. «È molto difficile ? spiega ? ottenere un contratto senza pagare una somma di denaro in cambio. Nella maggior parte dei casi il datore di lavoro trattiene la prima busta paga in nome di uno scambio di favori.» Ma Marco ci crede ancora: gli manca solo il certificato di residenza per ottenere il prezioso permesso.

Alcune associazioni si occupano di espletare queste procedure burocratiche per i Rom. Ma i rumeni sono considerati una comunità stanziale e quindi non possono beneficiare di questo servizio.

La maggioranza dei rumeni che vivono in questi accampamenti di fortuna provengono dalle aree di Arad e Timisoara, nella Romania occidentale. Hanno dovuto lasciare il loro Paese per sfuggire a una vita fatta di miseria e discriminazione.

Una manciata di monete da 5 centesimi è stata impilata in un angolo della capanna in cui vive Maria. In meno di dieci metri quadrati abitano quattro persone. Maria non ha il tempo di spiegarci perché è emigrata in Francia. Ha altre preoccupazioni. «Abbiamo diritto a qualche contributo?» chiede.

I volontari le dicono di rivolgersi a un assistente sociale. «Resteremo qui fino a quando non ne avranno abbastanza di noi» dice con voce stanca, mentre si alza per andare a raccogliere dei fiori. Più tardi la incrociamo nella metropolitana: vende mazzolini di fiori a due euro ciascuno.

Maria ci assicura che non deve pagare nulla per vivere nella sua capanna, ma un volontario ci spiega che la questione è tabù. In ogni accampamento, infatti, c’è una sorta di capo: generalmente è la persona che si è insediata per prima nell’area.

È lui che fa le leggi, risolve le controversie e riceve una sorta di affitto per ogni baracca. A Saint-Denis il Cirque du Soleil ha portato l’acqua fino al campo e ha anche installato dei lavandini. Ma le associazioni danno per certo il fatto che ?il capo? fa pagare due euro alla settimana alle famiglie che li utilizzano.

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Sostieni anche tu, il 5 per mille per il Comitato Rom e Sinti Insieme

20 Aprile 2007 2 commenti


Quest?anno c’è un modo molto semplice per sostenere l?Associazione Sucar Drom. La nuova Legge Finanziaria ha infatti confermato la possibilità per le persone fisiche di destinare agli enti no profit il 5 per mille dell’imposta sul reddito. Basta una vostra firma sulla denuncia dei redditi: sostenere un nostro progetto non è mai stato così semplice.

Per il 2007 vi proponiamo di sostenere, attraverso Sucar Drom, il Comitato Rom e Sinti Insieme. Cinque ragioni per sostenere il comitato:

1) rendi protagonisti i Sinti e i Rom: rare sono le realtà locali dove le comunità sinte e rom sono considerate protagoniste sociali pensanti e dove sono attuate politiche di interazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale, nonostante le direttive del Consiglio d?Europa e le risoluzioni del Parlamento dell?Unione Europea; oggi con la nascita del Comitato Rom e Sinti Insieme tutte le organizzazioni e i gruppi sinti e rom collaborano per costruire una politica nazionale unitaria.

2) è un gesto semplice: i modelli per la denuncia dei redditi (CUD, 730 e UNICO) contengono uno spazio dedicato al 5 per mille, basta firmare nella prima sezione (relativa al no profit) e indicare il codice fiscale dell’Associazione Sucar Drom (930 311 002 04)

3) non costa nulla: nel caso il 5 per mille non venga devoluto a nessuna associazione, resterà comunque una parte delle imposte da pagare e sarà incamerato dallo Stato

4) non è alternativo all’8 per mille: destinare il 5 per mille ad una associazione non impedisce di devolvere l’8 per mille alle confessioni religiose o allo Stato

5) è sicuro: l’Associazione Sucar Drom si impegna a rendicontare le spese sostenute dalla segreteria tecnica del Comitato Rom e Sinti Insieme grazie ai finanziamenti del 5 per mille attraverso il blog sucardrom e sugli spazi web: www.sucardrom.eu, www.comitatoromanophralipe.it.

Il Comitato Rom e Sinti Insieme nasce dalla volontà di tre organizzazioni nazionali (Sucar Drom, Nevo Drom e RomSinti@POlitica) che da alcuni anni operano per il riconoscimento dei pieni diritti di cittadinanza delle Minoranze Nazionali ed Europee Sinte e Rom, contrastando tutte le forme di discriminazione, dirette e indirette, che attualmente colpiscono le popolazioni sinte e rom.

Il Comitato ha riunito diverse organizzazioni e gruppi di Sinti e di Rom, italiani ed europei, che in questi anni hanno lavorato sui temi della cittadinanza, agevolando le relazioni tra gli individui, le società e le culture per la realizzazione di una cultura della conoscenza, del dialogo e della comprensione, fondata sull’acquisizione responsabile di diritti reciproci.

Il primo incontro del Comitato si è tenuto il 24 marzo 2007 e la Provincia di Mantova ha sostenuto in parte i costi dell’incontro (affitto sala, albergo per alcuni partecipanti, buffet di mezzogiorno), l’Associazione Sucar Drom ha sostenuto ulteriori costi (360 euro) per permettere la partecipazione più larga.

I costi per il secondo incontro, il 14 aprile 2007, sono stati sostenuti completamente dall’associazione Sucar Drom, che si è presa l’onere di sostenere la segreteria tecnica, per un totale di euro 680 (affitto sala, albergo per alcuni partecipanti, buffet di mezzogiorno, partecipazione).

Durante il 2007 sono previsti momenti assembleari, incontri del comitato e incontri dei delegati per gruppo d’interesse. Sono anche previsti alcuni incontri della segreteria tecnica. Inoltre, vorremmo acquistare circa cinquanta computer portatili con il collegamento ad internet (tramite cellulare) da consegnare ai gruppi rom e sinti, residenti nelle diverse città italiane, in modo tale che tutti possano accedere alle informazioni in tempo reale.

Riferimenti: La costituente di Rom e Sinti Insieme

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Sostieni anche tu, il 5 per mille per un progetto dell?Opera Nomadi di Mantova

20 Aprile 2007 Commenti chiusi


Quest?anno c’è un modo molto semplice per sostenere l?Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova. La nuova Legge Finanziaria ha infatti confermato la possibilità per le persone fisiche di destinare agli enti no profit il 5 per mille dell’imposta sul reddito. Basta una vostra firma sulla denuncia dei redditi: sostenere un nostro progetto non è mai stato così semplice.

Per il 2007 vi proponiamo di sostenere il progetto ?tincaravasma?? (mi ricordo, in lingua sinta). Cinque ragioni per sostenere questo progetto:

1) offrire spazio alla cultura orale dei Sinti Lombardi: le culture orali delle minoranze sinte e rom sono troppo spesso ridotte ai soli aspetti folcloristici, negando un vero e proprio riconoscimento giuridico nazionale a queste culture, nonostante le direttive del Consiglio d?Europa e le risoluzioni del Parlamento dell?Unione Europea.

2) è un gesto semplice: i modelli per la denuncia dei redditi (CUD, 730 e UNICO) contengono uno spazio dedicato al 5 per mille, basta firmare nella prima sezione (relativa al no profit) e indicare il codice fiscale dell’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova (930 162 002 01)

3) non costa nulla: nel caso il 5 per mille non venga devoluto a nessuna associazione, resterà comunque una parte delle imposte da pagare e sarà incamerato dallo Stato

4) non è alternativo all’8 per mille: destinare il 5 per mille ad una associazione non impedisce di devolvere l’8 per mille alle confessioni religiose o allo Stato

5) è sicuro: la sezione di Mantova dell?Opera Nomadi si impegna a rendicontare le attività svolte del progetto “tincaravasma?” grazie ai finanziamenti del 5 per mille attraverso il blog sucardrom e sul sito internet www.sucardrom.eu; qualora siano devoluti più di euro ottocento, il restante denaro sarà utilizzato per l?acquisto di sussidi audiovisivi da donare alla videoteca dell?Istituto di Cultura Sinta.

Tincaravasma? Questo progetto intende raccogliere, tramite il procedimento del racconto libero una serie di testimonianze o di ricordi che ci permettano di costruire un archivio per immagini e parole dei Sinti Lombardi, residenti a Mantova. Il racconto della vita di una comunità anche nei suoi vari rapporti con l?esterno.

Tincaravasma? (mi ricordo, in lingua sinta), con questa parola chiederemo ad ogni persona di cominciare il proprio racconto. Tutti potranno raccontare anche un bambino può ad esempio con i suoi ricordi più vicini aiutarci a comprendere che visione della scuola è diffusa nella comunità.

Lo strumento che riteniamo più adatto per un progetto di questo tipo è quello delle riprese video, in quanto possono sfruttare l?immediatezza del raccontare e permettere ad appartenenti ad una cultura orale di essere a proprio agio.

Il procedimento di raccolta delle testimonianze vorremmo fosse il più eterogeneo e libero possibile, perché possa poi permettere una ricostruzione ampia e sincera nel suo complesso. I soggetti che racconteranno saranno di età differenti: anziani che con i loro ricordi potranno ricostruire il passato della comunità, più giovani che potranno dare una visione dei cambiamenti in atto oggi.

Da quanto racconteranno vorremo uscisse in particolar modo anche il vissuto con la realtà al di fuori della comunità: rapporti con il resto della città, con le istituzioni, con le associazioni quali la nostra ecc? Per questa ragione eviteremo di raccogliere opinioni edulcorate.

Il progetto sarà realizzato dagli adolescenti sinti, residenti nell?insediamento di viale Learco Guerra n. 23, coadiuvati dai mediatori culturali Davide Gabrieli e Luca Dotti. La raccolta di testimonianze e ricordi abbisogna di una videocamera (euro 600,00), di videocassette (euro 100,00) e di un microfono (euro 100,00), per un costo complessivo di euro 800,00.

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Milano, firma anche tu contro il "patto di socialità e legalità"

7 Febbraio 2007 6 commenti


Associazioni e singoli milanesi hanno promosso una raccolta firme contro “il patto di socialità e legalità” che hanno dovuto sottoscrivere le famiglie Rom Romene di via Triboniano per poter continuare a vivere a Milano. L’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Milano già da due giorni ha promosso la stessa azione.

Per poter aderire all’iniziativa bisogna scrivere a: nopattodilegalita@fastwebnet.it, di seguito il comunicato e l’elenco delle associazioni e dei singoli firmatari

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E? compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l?eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. (Costituzione Italiana, Articolo 3)

“Davanti alla legge tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri” (George Orwell, La fattoria degli animali).

A Milano si è celebrato il ricordo dello sterminio dei campi di concentramento nazisti. Raramente si ricorda che in quei lager vennero uccisi anche più di mezzo milione di Rom e Sinti, giudicati dal nazismo criminali e asociali per definizione.

A Milano e Opera ai Rom e ai Sinti, che a tutt?oggi continuano troppo spesso a essere considerati delinquenti per vocazione, è stato imposto uno speciale ?patto di legalità? per poter avere diritto a un ricovero in un container o in una tenda.

C?è una legge per tutti, ma per questi uomini, per queste donne c?è una legge in più, un trattamento differenziale, sintetizzato con queste parole: «Dovete comportarvi bene perché il primo che picchia, che ruba, che sporca, insomma, il primo che sgarra al regolamento, viene sbattuto fuori».

Un patto che rende questi cittadini, europei a tutti gli effetti, diversi dagli altri: ancora una volta ufficialmente proclamati portatori di “asocialità” e “criminalità”, chiusi in ghetti, nei quali loro stessi per poter entrare devono esibire un ?pass?.

E? preoccupante che questa nostra città diventi una città di ghetti.

La recinzione fisica invocata dai cittadini ?benpensanti? e applicata dalle istituzioni è indegna quanto i muri che ci sono già nel linguaggio, nei gesti, nei pre-giudizi: quasi archetipi culturali verso i Rom, barriere insormontabili e lugubri quanto se non di più di una recinzione.

E? preoccupante che i Rom siano costretti a firmare questo patto come il male minore.

Come cittadini di serie B che non hanno un?alternativa. Rassegnati a subire il rapporto del più forte viene loro sottratta la capacità di autogoverno, si rendono soggetti passivi di interventi assistenzialistici e di ordine pubblico.

E? preoccupante soprattutto che questo patto, frutto di un accordo istituzionale tra Provincia e Comune di Milano, non abbia sollevato molte obiezioni nella politica e nella società milanese più sensibile.

Eppure questo patto è un mostro giuridico perché viola tutti i principi di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, non affronta i nodi strutturali dell?emergenza abitativa, impone una politica ?emergenziale? che produce solo nuovi ghetti sociali e infine, se le istituzioni usano la discriminazione e l?umiliazione, puntando il dito contro quelli che non sono criminali ma comunque considerati di fatto potenziali delinquenti, si istiga all?odio razziale e si legittima conseguentemente coloro che bruciano le tende, buttano molotov tra le roulotte. Fatto questo sì evidentemente illegale che, peraltro, non ha provocato la riprovazione politica e la censura pubblica che avrebbe meritato.

Con questo appello rifiutiamo un patto che attribuisce ai Rom una ?cittadinanza imperfetta? e ci impegniamo perché il rapporto tra la nostra società e quella rom venga portato nell?ambito di una dialettica sociale che riconosca e rispetti i valori culturali e umani di ciascuno.

I ?campi nomadi? per il solo fatto di esistere producono malattia, disoccupazione, devianza, induzione alla criminalità, conflitti sociali: effetti tipici del disagio sociale diffuso.

Nati negli anni settanta del secolo scorso, da contenitori di umanità per l?emergenza si sono trasformati in campi di concentramento istituzionali, nuovi ?Zigeunerlager? dove non c?è bisogno di ?soluzione finale? perché i Rom e Sinti vi muoiono lentamente di diritti negati, di esclusione continua dal lavoro, dalla casa, dalle cure sanitarie, dall?istruzione, di induzione alla devianza ed alla criminalità.

Va quindi assunta la prospettiva di smantellarli sostituendoli con soluzioni abitative idonee alla cultura rom.

In più: ciò che oggi si vuole applicare a Rom e Sinti rischia di diventare un pericoloso precedente applicabile un domani a chiunque venga predefinito pericoloso per il potere costituito.

Lo smantellamento dei “campi” è la conquista di libertà e giustizia nell?eguaglianza dei diritti e dei doveri per una cittadinanza compiuta almeno a livello europeo se non mondiale.

Firmatari
Associazione culturale Punto rosso, Associazione liberi, Edda Boletti, Paolo Cagna Ninchi, Grazia Casagrande, Comitato per le libertà e i diritti sociali, Sergio Cusani, Bianca Dacomo Annoni, José Luiz Del Roio, Antonella Fachin, Dario Fo, Paola Fortis, Massimo Gentili, Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Milano, Dijana Pavlovic, Alessandro Rizzo, Basilio Rizzo, Sergio Segio, Angelo Valdameri, Fabrizio Casavola

Riferimenti: Mahalla

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Roma, anche i ciclisti chiedono lo sgombero dei Rom

1 Febbraio 2007 1 commento


In questi giorni sembra che nel quartiere Magliana di Roma ci sia un problema molto serio: la ciclabile! Pubblichiamo la lettera di un cittadino che è stata ripresa in questi giorni da Fausto Bonafaccia di Bici Roma. Bonafaccia ha scritto un articolo, pubblicato da Abitare a Roma.

Ecco la lettera

Le ciclabili, lo possiamo affermare grazie alle vostre segnalazioni sulle altre, erano affollatissime. Un gran bel segnale, ma tutto rischia di vanificarsi dinanzi agli scempi che vengono lasciti impuniti.

Nel nostro piccolo abbiamo documentato quanto segue. Nomadi che con i motorini scavalcano le staccionate così e percorrono le ciclabili senza problemi così come prolificano i loro accampamenti. Motorini che anche di domenica mattina percorono la ciclabile impunemete. Una cuccia lato pista. Ora anche gli scarti dei furti di rame.

Della staccionata ne rimane ben poca cosa. Il denominatore unico sembra sia sempre lo stesso. Il vero peccato è constatare come questo percorso, che ragazzi ed adulti da soli o con le famiglie stanno apprezzando sempre più, venga lasciato in balia di chi non lo sa rispettare e di chi pensa solo a distruggerlo, sporcarlo o renderlo pericoloso.

Chi di dovere saprà prendere i rimedi giusti??

Ce lo auguriamo…

Interviene immediatamente Augusto Santori (AN) che naturalmente rincara la dose: “L’ARDIS richieda lo sgombero dei nomadi dagli argini del Tevere e la ciclabile della Magliana è sotto il controllo dei nomadi con furti e sfregi a danno dei ciclisti”.

“Alla Magliana – dichiara il 24 gennaio Augusto Santori, consigliere di AN al Municipio XV – gli argini del Tevere sono oramai soggetti all’autorità dei nomadi stanziati abusivamente, nella ciclabile che corre proprio nei pressi degli argini proseguono furti e sfregi a danno dei ciclisti”.

“Il problema degli stanziamenti abusivi di nomadi lungo gli argini del Tevere a Magliana – prosegue il consigliere di AN – sta continuando a creare disagi per tutta la cittadinanza residente, oggi però è soprattutto il popolo delle due ruote che percorre la pista, adiacente agli stanziamenti, a subire le più gravi vessazioni”.

Il problema sono le poche decine di Rom Rumeni (vedi foto) che vivono baraccati da alcuni anni sulle rive del Tevere ma naturalmente nessuno si interessa della loro condizione. Noi ci chiediamo: perchè i bravi ciclisti romani non sono preoccupati della salute degli uomini, donne, bambini e anziani rom che sono costretti a vivere in quelle condizioni?

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Chiedi anche tu la smentita a Matrix

19 Gennaio 2007 2 commenti


Invitiamo tutti ad inviare una segnalazione alla redazione di Matrix per ottenere la smentita della notizia comunicata durante la trasmissione di Enrico Mentana andata in onda l’otto gennaio su Canale 5.

Come ricorderete fu intervistato un Sinto di Schio, in Provincia di Vicenza, che dichiarò di percepire dall’I.N.P.S. un contributo di circa mille euro al mese. Quello che però non è stato dichiarato durante la trasmissione dal giornalista Pietro Suber, colpevole di non aver approfondito la vicenda, è che uno dei figli di quest’uomo è non vedente e per questa ragione la famiglia percepisce oltre alla pensione di invalidità anche il contributo di accompagnamento, come previsto dalla legislazione vigente.

Durante la trasmissione si è invece percepito che l’indennità economica era ricevuta mensilmente dalla famiglia a causa dell’appartenenza etnica. Questo falso dato richia di alimentare fenomeni di intolleranza contro le Minoranze Nazionali Sinte e Rom. Sappiamo quanto drammaticamente questo non sia vero!

Invitiamo quindi tutti voi ospiti del nostro blog a spedire una mail che denunci questo errore affinchè Enrico Mentana, durante una delle prossime trasmissioni correga l’errore giornalistico.

Potete accedere alla casella mail della trasmissione a questo indirizzo http://www.matrix.mediaset.it/dillo.shtml e inviare il seguente testo:

trasmissiome dell’otto gennaio 2007

Il sottoscritto ……… chiede che sia precisata la notizia diffusa in data otto gennaio 2007 da Pietro Suber, riguardo l’indennità INPS percepita da un Sinto di Schio, Vicenza, dell’ammontare di circa 1000 euro. Vogliamo che si precisi pubblicamente che la indennità economica si riferisce alla presenza nel nucleo famigliare di un minore non vedente, e non, come si percepiva dalla trasmissione, alla sola appartenenza alla Minoranza Nazionale Sinta.

Firma e data

Riferimenti: Matrix

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Milano, il patto di socialità e legalità anche per via Triboniano

13 Gennaio 2007 2 commenti


Dopo i Rom Rumeni di Opera (MI) anche in via Triboniano a Milano si firma il patto di socialità e legalità, promosso dalla Casa della Carità e dagli Enti Locali milanesi. Questa pratica sembra attecchire anche in altre realtà, prima fra tutte quella romana, dove il Prefetto Serra si è più volte distinto per proposte poco felici.

Insieme al patto si affiancano forze dell’ordine e servizi sociali che dovrebbero aiutare le famiglie rom a “integrarsi”. Il Vice Presidente della Provincia di Milano, De Corato, afferma ?sarà un campo modello per tutta Italia, questa gente merita una struttura degna, finiamo in fretta?.

Intanto si forma la coda per avere un posto nel ?nuovo campo nomadi? e l´Assessore ai Servizi Sociali Mariolina Moioli, in un sopralluogo con don Virginio Colmegna, mette subito in chiaro: «Il campo sarà per 500 persone al massimo. Vale il censimento fatto a ottobre dai vigili. Non si può risolvere tutti i casi disperati. Anzi, bisogna finire prima che arrivino qui tutti i rumeni d´Italia».

De Corato e la Moioli ieri hanno parlato personalmente con i Rom Rumeni: «dovete comportarvi bene perché il primo che picchia, che ruba, che sporca, insomma, il primo che sgarra al regolamento, viene sbattuto fuori, come abbiamo fatto a Opera», incalza la Moioli rivolgendosi a Florian, uno dei più influenti capifamiglia rom. Infatti ad Opera, alcuni giorni fa, una famiglia è stata espulsa dall?insediamento.

A tutto questo noi rimaniamo molto perplessi e nei prossimi giorni sarà valutata a fondo la situazione anche in collaborazione con la Sezione di Milano dell?Ente Morale Opera Nomadi e dell?Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR).

Se il patto di socialità e legalità poteva forse funzionare in una situazione di grave emergenza come ad Opera, ci sembra inverosimile che sia stato imposto anche alle famiglie rom di via Triboniano.

Infatti ad Opera l?intervento è stato improvviso, non spiegato ai residenti di Opera e naturalmente ha creato un moto popolare, sicuramente ingiustificabile, ma prevedibile visti i continui allarmi, amplificati dalla stampa locale e nazionale, sulla presunta invasione di Rom Rumeni e Bulgari.

L?insediamento di via Triboniano è oramai storico e dovrebbe essere smantellato offrendo una casa dignitosa alle circa cento famiglie rom presenti. Invece si porta il presidio di polizia e i servizi sociali, come per dire i Rom sono criminali e poveri.

Non contenti si impone un patto che fa immediatamente pensare ad una forma di discriminazione razziale. Perchè in Italia se una persona commette un reato, viene punita secondo quanto disposto dal Codice Penale. Non si è mai sentito che un individuo sia cacciato da dove abita e che questa “pena” sia comminata anche a tutta la sua famiglia.

L?insediamento di via Triboniano è un evidente forma di ghettizzazione e l?Europa è già intervenuta chiedendo l’eliminazione di queste forme di segregazione razziale. Rimaniamo stupiti che nessuno sia ad oggi intervenuto ed invitiamo tutti ad interrogarsi sulla grave situazione che si sta creando.

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Anche in Svizzera sgomberi indiscriminati contro i Rom e i Sinti

12 Settembre 2006 Commenti chiusi


Alcuni giorni fa abbiamo intervistato Mirella Maher, scrittrice sinta jenisch che ci ha confermato che in Svizzera le leggi a tutela delle Minoranze Sinte e Rom vengono molto spesso disattese. Una di queste leggi prevede che le famiglie Sinte e Rom possano sostare in un determinato luogo per almeno tre settimane.

Il 31 agosto 2006, la Polizia Comunale di Chiasso, ha sgomberato diverse famiglie Rom, un’ottantina di persone circa, che si erano fermate nelle vicinanze della città frontaliera.

La Legge che prevede il permesso di sosta per tre settimane è stata elusa dalla Polizia Municipale che ha sgomberato le famiglie Rom dopo appena due giorni. Secondo le notizie che ci sono pervenute, le famiglie si sono allontante verso il Sopraceneri.

Questa notizia per rammentare a tutti i nostri lettori che anche se vi sono leggi a tutela delle Minoranze Rom e Sinte, le discriminazioni non si fermano.

Riferimenti: Sinti e Rom i Svizzera

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