Alexian Group, arriva nei negozi "Romanò Thèm – Orizzonti Rom"

1 Luglio 2007 Commenti chiusi


Romanò Thèm – Orizzonti Rom” è il nuovo disco dell’Alexian Group, guidati dal polistrumentista Santino Spinelli. Il disco contiene dieci canzoni e il videoclip Alba Balcanica e potete acquistarlo direttamente su internet.

Insieme ad Alexian Santino Spinelli (fisarmonica e canto), nel nuovo disco c’è Luciano Pannese (contrabbasso), Gennaro Spinelli (percussioni), Andrea Castelfranato (chitarra e bouzuki). Il disco è pubblicato dalla Compagnia Nuove Indie.

In foto la copertina del disco

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Roma, Gad Lerner fa la figura del razzista davanti all’amico Amato

30 Giugno 2007 4 commenti


Come avevamo annunciato giovedì 28 giugno scorso si è tenuto un incontro di esperti al Ministero dell’Interno. Il professor Santino Spinelli è intervenuto in maniera critica, esplicitando tutte le contraddizioni degli interventi sia governativi che locali. Inoltre, ha esortato il Ministro Amato a coinvolgere direttamente Sinti e Rom nelle decisioni.

Ma oggi vi vogliamo parlare del siparietto che ha visto protagonisti il giornalista Gad Lerner e il professor Alessandro Simoni, dell’Università di Firenze. Il giornalista, amico del Ministro, era all’incontro perchè sembra che gestirà la parte mediatica della Conferenza internazionale che Amato vuole comunque fare in autunno.

Tutti sanno che Gad Lerner ha sua moglie volontaria alla Casa della Carità e che è di conseguenza un sostenitore accanito del “patto di solidarietà e legalità”, inventato da Don Colmegna.

Lerner, durante l’incontro, ha quindi sostenuto le iniziative di Don Colmegna, ponendo l’accento sulla validità delle norme contenute nello sfortunato “patto”, fatto sottoscrivere alle famiglie rom di via Triboniano a Milano.

A quel punto è intervenuto il professor Simoni che ha posto ad un Lerner imbarazzatissimo la seguente domanda: ma se una famiglia che abita in una casa popolare manda i figli a chiedere l’elemosina, noi la cacciamo e gli togliamo la casa?

Non vi raccontiamo il seguito o meglio non vi raccontiamo l’espressione e il colore del viso di Lerner, perchè pensiamo che possiate immaginare da soli…

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Milano, l’Assessore De Corato si ricorda dell’Europa a spot

30 Giugno 2007 Commenti chiusi


“La direttiva comunitaria, recepita lo scorso 11 aprile dal Governo italiano, parla chiaro: ora possiamo allontanare dal nostro Paese quei cittadini comunitari che non hanno i mezzi per sostenere dignitosamente se stessi e la propria famiglia. Perche’ allora questo strumento in Italia non viene ancora utilizzato, mentre la Francia di Sarkozy gia’ se ne avvale? E vorrei anche sapere se della direttiva sono stati informati i questori e i prefetti”.

Sono le affermazioni del vicesindaco e assessore alla Sicurezza di Milano, Riccardo De Corato, dopo l’imbeccata dalle pagine de Il Giornale di Franco Frattini, vice Presedente della Commissione Europea.

Noi di sucardrom possiamo solo ricordare a Frattini e a De Corato che l’Europa ha emanato qualche anno fa la Direttiva Europea 2000/43/CE per il contrasto delle discriminazioni etniche / razziali che l’Italia non ha tradotto integralmente e comunque non applica totalmente.

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Milano, ieri un incendio ha distrutto l’insediamento rom di via San Dionigi

30 Giugno 2007 Commenti chiusi


Un altro “campo nomadi” milanese raso al suolo dalle fiamme. Dopo l?incendio della favela di via Barzaghi, dietro il Cimitero Maggiore, avvenuto il 21 giugno scorso, e il rogo che due giorni dopo ha distrutto parte di un insediamento rom a Sesto San Giovanni, ieri è toccato all’insediamento di via San Dionigi, estrema periferia sud della città.

Ancora una volta l?intervento dei Vigili del fuoco e delle forze dell?ordine, ancora una volta bimbi a piedi nudi in fuga dalle fiamme. Circa 250 le persone che vivevano nel campo, sessanta i bambini sotto i 14 anni. Nessun ferito. Danneggiato il deposito di un?azienda che produce bancali e cassette di legno, confinante all?area bruciata.

Il primo focolaio è scoppiato verso le 15.20, subito estesosi a tutta l?area del “campo”. Il vento forte e la struttura stessa dell?insediamento – una trentina di baracche ammassate l?una sull?altra – hanno fatto in modo che in poco più di un?ora della bidonville di via San Dionigi non restasse più nulla.

«Abbiamo sentito quattro o cinque esplosioni molto forti – hanno dichiarato alcuni residenti in zona -. Probabilmente erano le bombole del gas che scoppiavano. In pochissimo tempo si è alzato un gran fumo nero, e le fiamme, alte anche tre-quattro metri, hanno invaso subito tutta l?area».

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Riferimenti: Il caos a Milano

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MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo

30 Giugno 2007 Commenti chiusi


Notizie da MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo. Iscriviti alla news letters settimanale, scrivendo a sivola59@yahoo.it.

Albania, rapporto e raccomandazioni della Rromani Baxt
La maggior parte dei bambini rrom vive in condizioni socio-economiche estreme, sono presenti contingenze negative e queste sono collegate ad insufficienze materiali per ottenere l’educazione dei bambini. La maggior parte delle contingenze negative sono collegate all’analfabetismo che a sua volta è conseguenza dell’assenza di educazione prescolare e scolare, una situazione che accompagna i bambini rrom per tutta la loro vita.
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Milano, se solo avessimo una possibilità…
Monica ha gli occhi grandi e non li abbassa mai, nemmeno quando gli si velano di lacrime ricordando il 1998, il suo primo anno in Italia, a Milano, passato a chiedere l?elemosina e a vivere con il marito in un furgone nel campo di via Barzaghi. Quell?attimo in cui gli si affaccia alla memoria quel ricordo doloroso è solo una parentesi in una conversazione in cui Monica, che ha imparato l?italiano più leggendo i romanzi che guardando la televisione, pacata e ironica rivendica dignità per sé e tutti i Rom come lei.
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Bulgaria, i Rom fuori dai ghetti scolastici
Il 24 maggio è il giorno dell’alfabeto bulgaro. E’ una grande festa per gli studenti del primo grado. Quest’anno la festa è stata ancora più grande per gli studenti del primo grado che vivono nel ghetto rom di Veliko Turnovo. Da più di un anno il Centro Amalipe ha iniziato a lavorare con questi bambini e i loro genitori, per rompere il circolo vizioso delle scuole speciali per bambini ritardati mentalmente che sono frequentate da molti bambini del ghetto, la qual cosa porta alla miseria e alla disoccupazione.
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Ungheria e Kosovo, nascono nuovi spazi web
Da alcuni anni continuano a nascere nuovi spazi web, dove le minoranze Rom possono esprimersi e rivendicare i propri diritti. Mahalla, che ha tenuto a battesimo tutti gli spazi web italiani, ha dato notizia di due nuovi spazi web in Europa e più precisamente in Ungheria e in Kosovo. Vi invitiamo a visitarli.

Verona, cacciamo i Rom perchè non si “integrano”
Un sopralluogo con la troupe di Ballarò, il programma di Raitre in onda tutti i martedì, alle ex Cartiere e nel campo Rom di Boscomantico. L?occasione per ribadire i punti cardine da realizzare a stretto giro di posta del programma elettorale della Casa delle libertà. E così arriva la conferma dal primo cittadino: il campo rom di Boscomantico chiuderà molto presto. Il nuovo sindaco lo dice a pochi passi dall?ingresso della ventina di prefabbricati dove vivono 200 “nomadi” di cui almeno la metà sono bimbi che frequentano asili e scuole vicine.
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Francia, è morto Jan Kochanowski
Non sembrava destinato alla vita di studioso. Nato in una tribù dei clan Gila, Stanga e Frundze, che vivevano in tende nelle foreste alla periferia di Cracovia, Polonia, nel 1920, vagabondando senza meta con la sua famiglia estesa attraverso gli stati sovietici del nord est Europa, e divenne esperto nelle tecniche zigane di sopravvivenza. Così a circa 20 anni si ritrovò in Lettonia nel mezzo dell’invasione tedesca, e parecchie volte riuscì ad evitare i campi di lavoro e di sterminio.
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Europa, perchè i Rom e i Sinti non sono in Parlamento?
“In un mondo ideale, il mondo politico dovrebbe riflettere fedelmente la propria base di rappresentanza. Se così fosse, i dieci milioni di rom presenti in europa dovrebbero godere di una rappresentanza del 2% negli organi decisionali. Ad esempio, al Parlamento Europeo dovrebbero sedere 16 membri rom, ma è una cifra molto lontana dalla realtà”: questo brano, tratto dal ‘fact sheet’ congiunto di Enar (European Network Against Racism) e di Erio (European Roma Information Office) “Partecipazione politica di rom, nomadi, e sinti”, rende bene l’idea di quanto queste comunità subiscano una spiccata sottorappresentazione, nonostante i regimi democratici vigenti ovunque in Europa.
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Kosovo, preoccupazione per i rientri forzati
Nel suo rapporto, Amnesty International (AI) ammonisce sui ritorni forzati delle minoranze etniche in Kosovo. L’organizzazione è “estremamente preoccupata” su come alcuni stati europei stiano preparando deportazioni in Kosovo, anche se il conflitto politico sullo status della provincia può portare a rinnovate violenze, secondo AI. “Sinora, né l’UNMIK (l’Amministrazione ad Interim ONU) né l’attuale PISG (Istituzioni Provvisorie di Auto Governo) sono state capaci di garantire un sicuro sviluppo in cui i membri delle minoranze possano ritornare in sicurezza e dignità”, dice AI.
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Russia, le sorelle rom
Parlando di intellettuali rom in Russia, dobbiamo senza dubbio menzionare le sorelle Pankov, Natalia e Lubov. Natalia era chimica e Lubov biologa. Entrambe le sorelle avevano un’alta coscienza nazionale e spesso affermavano che non potevano permettersi di fare alcunché di sbagliato perché rappresentavano il loro popolo.
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Kosovo, i Rom rientrano a Mahalla
I politici che fanno visita ai rom nel loro quartiere di Mitrovica assicurano che il Kosovo sarà presto indipendente. Il primo ministro Agim Ceku ha aggiunto che il Kosovo indipendente rappresenterà un progresso per tutte le comunità che vi vivono e che nessuno dovrà avere dubbi in merito. ?Noi ci auguriamo che tutti coloro i quali hanno lasciato il Paese rientrino in un Kosovo indipendente?, ha aggiunto.
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Torino, il progetto "biblioteca vivente" domani in anteprima nazionale

29 Giugno 2007 Commenti chiusi


Domani a Torino, alle ore 12.00 in Piazza Castello, prenderà vita l’iniziativa “biblioteca vivente”, a cura del comitato “All different All equal” di Torino e del Tavolo Interminoranze.

Il progetto “Living Library” (biblioteca vivente) è nato in Danimarca nel 2000 ed è stato adottato dal Consiglio d?Europa come strumento per la promozione dei diritti umani. Come in una qualsisi biblioteca si possono noleggiare dei libri, così nella biblioteca vivente le persone disposte a raccontare la loro esperienza vengono scelte da una catalogo.

La scelta dell’utente di questa singolare biblioteca verterà su alcune categorie su cui ricadono molto spesso pregiudizi e discriminazoni, come i “rom”, gli “omosessuali”, le “lesbiche” o i “disabili”.

Passando così un’ora del proprio tempo ci si potrà accorgere che le differenze tra queste persone e quelle definite invece “normali” non sono così profonde e sarà possibile instaurare un reciproco rapporto di discussione e convivenza.

Dopo l?anteprima di domani, in occasione del Pride di Torino, la “biblioteca vivente” verrà realizzata in una versione più ampia durante Melting Box, la Fiera Internazionale dei Diritti e delle Pari Opportunità per Tutti, dal 22 al 24 ottobre, sempre a Torino.

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Firenze, per le città chiediamo un patto di solidarietà

29 Giugno 2007 3 commenti


Nel momento in cui vengono proposti ?patti per la sicurezza? tra governo e amministrazioni comunali, presentati come rimedio al degrado delle città, chiediamo agli amministratori delle nostre città di non abdicare al loro ruolo di governo del territorio, di non rinunciare alle politiche inclusive e solidali che con fatica sono state costruite in collaborazione con tante associazioni, di continuare a perseguire una coesione sociale non fondata sull?esclusione delle figure più deboli e stigmatizzate.

Le nostre città non hanno bisogno di patti che interpretino la sicurezza esclusivamente in chiave di controllo e di criminalizzazione. La sfida da accettare è piuttosto quella di mettere in campo politiche urbane, abitative, sociali, culturali in grado di assicurare solidarietà, partecipazione e diritti, con procedure democratiche adeguate alla diversità delle popolazioni che vi sono presenti.

E? preoccupante la piatta adesione di organi di stampa e forze politiche del campo della sinistra alla campagna su ordine e sicurezza, è preoccupante la volontà di contendere alla destra il primato dell?intransigenza verso i capri espiatori di turno.

E? preoccupante che si rinunci a contrastare con la forza di proposte e di politiche inclusive i proclami xenofobi e razzisti della destra che tenta di capitalizzare l?indubbia presenza di una fascia di cittadini ed elettori sensibili ai timori per la presenza di stranieri sul territorio.

E? l?effetto perverso delle recenti elezioni francesi che ha persuaso autorevoli rappresentanti di forze politiche e intellettuali di riferimento che si possa interpretare meglio ? o solo più facilmente ? l?inquieta società contemporanea assecondandone le ansie e le paure (del futuro precario, del lavoro che manca, delle protezioni sociali che diminuiscono, e forse anche dell?immigrazione) piuttosto che affrontandone le cause, più complesse e difficili da risolvere.

Il prezzo da pagare a questo nuovo realismo politico, incardinato sulla ?tolleranza zero?, è la cancellazione di 15 anni di impegno, di vertenze, di politiche per la convivenza, di faticosi percorsi di inclusione di ormai milioni di immigrati, per uno sviluppo democratico e interculturale della società italiana.

Il primo frutto velenoso di questa campagna sono i ?patti per la sicurezza? che il Ministero dell?Interno sta stipulando con alcune grandi città italiane, in primis Roma e Milano. Infatti, tra le misure previste da questi patti, oltre a consueti strumenti di lotta al crimine come l?aumento dell?organico di polizia, figurano la delega ai prefetti per la localizzazione dei campi nomadi, e nientemeno che la delocalizzazione dei quartieri ?etnici?.

Cosa c?entrino i cinesi di via Paolo Sarpi a Milano, o di via Pistoiese a Prato o dell?Esquilino a Roma, con la lotta alla criminalità nessuno lo ha spiegato; e in quale misura l?allontanamento dei campi nomadi dalle città verso improbabili campagne possa favorire l?inclusione dei Rom (o, se si vuole, il loro ?rispetto delle regole?), anche questo nessuno si azzarda a motivarlo.

Se è vero che sicurezza e legalità non sono né di destra né di sinistra, va detto con chiarezza che anche il razzismo non è né di destra né di sinistra: è razzismo e basta, e l?apartheid è apartheid ovunque, anche nella nostra società democratica.

L?accreditamento di un nesso tra domanda di sicurezza e immigrazione, supportato dall?utilizzo di una (presunta) scientificità di dati sulla devianza degli immigrati, è giocato sull?effetto-annuncio piuttosto che su una attenta analisi delle cifre.

Nessuno dei suoi propugnatori ha mai chiarito in cosa effettivamente consiste questo ?bisogno di sicurezza? e in che cosa questo trovi motivazioni nell?immigrazione: piuttosto questa campagna ha utilizzato in maniera enfatizzata alcuni piccoli o grandi episodi di cronaca, questioni differenti e spesso indipendenti tra loro, artificiosamente e forzosamente collegate, in un rapporto tra cause ed effetti che risponde non alla realtà ma ad una sua rappresentazione drammatizzata a fini politici e propagandistici.

Le città sono oggi la frontiera sulla quale si scaricano gli effetti dell?economia globalizzata, che le politiche degli stati non riescono efficacemente a intercettare e regolare. Sono lo spazio vissuto nel quale si rappresentano le contraddizioni che una volta dividevano il mondo ricco da quello povero, e che nelle grandi aree urbane devono trovare una forma di governo non autoritaria e non escludente.

Le città sono cerniere tra economia e società, tra culture e provenienze differenti; sono luoghi di incontro e di scontro. La costruzione dei modelli di convivenza non può avvenire al prezzo della condanna a un destino di emarginazione per individui e comunità che vi hanno radicato le loro speranze.

Arci Toscana, Cospe, Fondazione Michelucci

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Roma, la Comunità di Sant’Egidio s’interroga su Rom e Sinti

28 Giugno 2007 Commenti chiusi


“Mezzo milione di loro sono stati inghiottiti dai campi di sterminio ma ancora oggi gli zingari sono al primo posto tra i gruppi piu’ odiati in Occidente”. Questa contraddizione e’ stata denunciata dal portavoce della Comunita’ di Sant’Egidio Mario Marazziti a margine del Convegno su ‘Il caso zingari‘, nella sala “Don Luigi Di Liegro” della Provincia di Roma.

“Sull’Olocausto, sulla Shoah, sullo sterminio degli ebrei – ha spiegato il portavoce – il mondo ha ragionato sulle responsabilita’ ed anche sul senso di debito che da questo deriva. Questo ha vaccinato le nostre societa’ contro l’antisemitismo anche se ogni tanto si riaffaccia. Ma tutto questo non è avvenuto per gli zingari”.

Il Convegno storico intende “proporre il problema di questa rimozione che e’ anche all’origine, e fa da sfondo, alla difficolta’ attuale di trovare un modo per aiutare i rom ad essere piu’ inseriti nella nostra societa’ e al tempo stesso a non farne il capro espiatorio per qualunque problema sociale si verifichi nella nostra vita quotidiana”.

“C’è necessità – ha affermato ancora Marazziti nell’intervista diffusa dal Servizio Informazione Religiosa – di trovare delle risposte capaci anche di sgonfiare l’antigitanismo. Il problema delle politiche sociali, degli sgomberi e’ un problema che si inquadra in questo contesto di ignoranza e di dimenticanza”.

Per Marazziti, e’ necessario “ridare la prospettiva vera, storica di un problema con cui l’Occidente non ha saputo fai conti. La carenza di capacita’ nel trovare delle risposte al problema sociale degli zingari viene da lontano: dal fatto che non si e’ ancora usciti dall’antigitanismo. Per questo – ha concluso – con gli zingari ci si puo’ permettere di tutto, anche di non avere delle soluzioni”.

Interessante l’intervento del costituzionalista Giovanni Maria Flick che ha posto l’accento sull’assurdità dei continui sgomberi subiti dalle comunità rom capitoline e sulla necessità di riconoscere a Sinti e Rom lo status di Minoranze. Anche gli interventi di Paolo Morozzo della Rocca e di Marco Impagliazzo hanno riscosso molto interesse.

Noi di sucardrom invitiamo la Comunità di Sant’Egidio a non utilizzare più il termine etno-centrico “zingari” e a chiamare anche relatori Rom e Sinti alla prossimo convegno.

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Sesto San Giovanni (MI), una "guerra" della disperazione?

28 Giugno 2007 Commenti chiusi


Dopo l?incendio che ha distrutto il “campo nomadi” tra Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo, spente le fiamme, in città scoppia la polemica. A far discutere innanzitutto le cause. Se per le forze dell?ordine il rogo potrebbe essere accidentale, per i Rom che vi vivevano il fuoco sarebbe stato provocato da una bottiglia incendiaria lanciata dalla vicina autostrada Milano-Venezia, pochi minuti prima che chiudesse per i lavori di ampliamento della quarta corsia.

I Rom, fuggiti appena si sono resi conto che il fuoco si stava propagando rapidamente a una quarantina di baracche costruite con legno e altri materiali di fortuna, hanno infatti puntato il dito contro un gruppo di nord africani che una settimana prima gli avevano intimato di andarsene dal campo. Secondo alcune testimonianze i marocchini avrebbero inoltre esploso alcuni colpi di pistola anche se la polizia non ha trovato bossoli.

Non è difficile immaginare una “guerra tra poveri” abbandonati dalle Istituzioni che non riescono a costruire politiche che sappiano offrire alternative alla baracca.

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Anche a Parigi mancano politiche di accoglienza per i Rom rumeni e non solo

28 Giugno 2007 Commenti chiusi


I grandi tendoni della celebre compagnia circense Cirque Du Soleil svettano sulla spianata di Saint-Denis, alla periferia nord di Parigi. Ogni sera centinaia di persone si riuniscono lì dentro per ammirare, naso all’aria, le spericolate ed eleganti acrobazie degli artisti.

Nessuno immagina che al di là del recinto metallico che circonda il circo, lo show è ben diverso. Nessuna sfavillante scenografia, nessun costume variopinto, poca spensieratezza e molte preoccupazioni per i 600 gitani che cercano di sopravvivere nella loro misera baraccopoli.

E non sono i soli: in tutto circa 4mila persone conducono questa vita ai margini di Parigi. Diverse associazioni cercano di addolcirla almeno un po’: Medici del mondo offre assistenza sanitaria, Emmaus e la Fondazione Abbé Pierre si occupa della fornitura di alimenti, mentre ATD Quarto Mondo promuove la lettura.

Marco è arrivato in Francia cinque anni fa, dalla Romania. Da gennaio 2007, con l’ingresso del suo Paese nell’Ue, è formalmente un cittadino comunitario, ma ha comunque bisogno di un permesso di lavoro. Ci mostra un contratto preliminare che gli ha preparato una ditta di pulizia vetri.

Ma un volontario di origini rumene si dimostra scettico. «È molto difficile ? spiega ? ottenere un contratto senza pagare una somma di denaro in cambio. Nella maggior parte dei casi il datore di lavoro trattiene la prima busta paga in nome di uno scambio di favori.» Ma Marco ci crede ancora: gli manca solo il certificato di residenza per ottenere il prezioso permesso.

Alcune associazioni si occupano di espletare queste procedure burocratiche per i Rom. Ma i rumeni sono considerati una comunità stanziale e quindi non possono beneficiare di questo servizio.

La maggioranza dei rumeni che vivono in questi accampamenti di fortuna provengono dalle aree di Arad e Timisoara, nella Romania occidentale. Hanno dovuto lasciare il loro Paese per sfuggire a una vita fatta di miseria e discriminazione.

Una manciata di monete da 5 centesimi è stata impilata in un angolo della capanna in cui vive Maria. In meno di dieci metri quadrati abitano quattro persone. Maria non ha il tempo di spiegarci perché è emigrata in Francia. Ha altre preoccupazioni. «Abbiamo diritto a qualche contributo?» chiede.

I volontari le dicono di rivolgersi a un assistente sociale. «Resteremo qui fino a quando non ne avranno abbastanza di noi» dice con voce stanca, mentre si alza per andare a raccogliere dei fiori. Più tardi la incrociamo nella metropolitana: vende mazzolini di fiori a due euro ciascuno.

Maria ci assicura che non deve pagare nulla per vivere nella sua capanna, ma un volontario ci spiega che la questione è tabù. In ogni accampamento, infatti, c’è una sorta di capo: generalmente è la persona che si è insediata per prima nell’area.

È lui che fa le leggi, risolve le controversie e riceve una sorta di affitto per ogni baracca. A Saint-Denis il Cirque du Soleil ha portato l’acqua fino al campo e ha anche installato dei lavandini. Ma le associazioni danno per certo il fatto che ?il capo? fa pagare due euro alla settimana alle famiglie che li utilizzano.

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