Sucar Drom Tiscali

11 Luglio 2007 Commenti chiusi

Carissimi lettori, in questi giorni abbiamo verificato le funzionalità della nuova piattaforma di Tiscali, le difficoltà sono diverse e non pensiamo di riuscire ad offrire il servizio fino ad oggi garantito. Come avrete notato è impossibile accedere a tutto il materiale pubblicato negli ultimi due anni e questo ci dispiace. Per queste ragioni stiamo verificando la possibilità di emigrare in un’altra piattaforma blog. Stiamo realizzando alcune prove su altre piattaforme gratuite. Ad oggi la migliore sembra essere Blogger. Potete già collegarvi con il nuovo spazio web (http://sucardrom.blogspot.com/). Ringraziamo fin da ora tutti voi che avete seguito tiscalisucardrom in questi due anni e ringraziamo Tiscali per il servizio offerto fino ad oggi. Con affetto, sucardrom

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Milano, il Prefetto da ordine di applicare la nuova normativa per i Rom Rumeni

4 Luglio 2007 Commenti chiusi


Si è tenuto lunedì 2 luglio in Prefettura il tavolo sui Rom, cui hanno partecipato, oltre al Prefetto Gian Valerio Lombardi, il vice sindaco e l?assessore ai Servizi Sociali del Comune di Milano Riccardo De Corato e Mariolina Moioli, il comandante della Polizia Municipale Emiliano Bezzon e l?assessore provinciale alla Sicurezza Alberto Grancini.

Uno dei temi al centro dell?attenzione, è stata la direttiva europea relativa al diritto dei cittadini dell?Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare nel territorio degli Stati membri, che concedendo anche ai rumeni la ?cittadinanza europea? ha di fatto aperto le porte a migliaia di nuovi immigrati, senza sostegno e senza casa, provenienti da questa terra.

Il Prefetto di Milano ha annunciato di aver dato disposizione affinché gli agenti delle Forze dell?Ordine si attrezzino per accertare la presenza sul territorio di cittadini comunitari che non siano in grado di provvedere al proprio sostentamento economico e a quello della propria famiglia. Gli agenti, ha spiegato Lombardi, dovranno eseguire specifici controlli a partire da accattoni e mendicanti.

La normativa europea, infatti, parla chiaro: chi non ha un lavoro e mezzi economici sufficienti a vivere dignitosamente sarà allontanato. Dopo i controlli delle Forze dell?Ordine, quindi, il cittadino comunitario potrà entro tre mesi recarsi pressi gli uffici dell?Anagrafe per l?iscrizione, dichiarando il proprio nome, la residenza, l?attività lavorativa e la disponibilità di risorse economiche sufficienti per sé e per i propri familiari.

In caso contrario, e quindi venendo a mancare le condizioni indispensabili a determinare il diritto di soggiorno dell?interessato, il Prefetto provvederà ad emanare un apposito provvedimento di allontanamento del cittadino e dei propri familiari, con atto motivato e notificato all?interessato.

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In foto il Prefetto Lombardi (a sinistra) con Fontana, Presidente del Consiglio Regionale Lombardo

Cittadini Comunitari, ecco le nuove regole

3 Luglio 2007 Commenti chiusi


L’Italia ha recepito la Direttiva 2004/38/CE dell’Unione Europa con il Decreto legislativo n. 30 del 6 febbraio 2007. Vi presentiamo, dopo l’intervento pubblico di Frattini e De Corato, un breve stralcio del commento pubblicato da Melting Pot al nuovo decreto legislativo.

L?11 aprile 2007 è entrato in vigore il D.lgs. n.30 del 6 Febbraio 2007. Questo decreto legislativo, già nominato più volte, riguarda l?attuazione della normativa n. 38 del 2004 dell?Unione Europea relativa al diritto dei cittadini dell?Unione, e dei loro familiari, di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri.

Salvo per modestissimi dettagli, non c?è ragione di distinguere tra cittadini comunitari e cittadini neocomunitari, quindi, il decreto è valido anche per i cittadini rumeni e bulgari che dal 1 gennaio 2007 hanno fatto ingresso nell?Unione Europea.

Ad essi sono equiparati anche i loro familiari, che traggono questo diritto direttamente dalle norme del Trattato dell?Unione. Dei cittadini dell?Unione hanno lo stesso status giuridico, salvo alcune peculiarità per quanto riguarda l?esercizio del diritto al soggiorno che sono disciplinate dal D.lgs. n.30 del 6 Febbraio 2007.

Nel caso di cittadini comunitari e nei confronti dei loro familiari, non siamo più nel campo di applicazione del Testo Unico delle Legge sull?immigrazione, così come modificato dalla Legge Bossi?Fini (Legge 189 del 2002), ma esclusivamente nell?ambito dell?applicazione delle norme che riguardano i cittadini comunitari, salvo i casi in cui, nell?ambito della normativa generale sugli extracomunitari, non siano contenute disposizioni più favorevoli, e quindi applicabili anche ai cittadini comunitari.

In particolare, i cittadini comunitari non hanno più l?obbligo di richiedere la carta di soggiorno, mentre invece, per i loro familiari, nel caso in cui siano extra-comunitari, pur godendo dello status giuridico comunitario a tutti gli effetti, è previsto dal decreto legislativo che debbano richiedere l?apposita carta di soggiorno per familiari extra comunitari di cittadini comunitari.

Questa non va confusa con il permesso di soggiorno per i cosiddetti lungo soggiornanti, che sostituisce invece la vecchia carta di soggiorno prevista per gli extracomunitari. Da questo punto di vista, il rischio di fare confusione è molto alto, per questo puntualizziamo alcuni aspetti, anche per quanto riguarda implicazioni del tutto pratiche, a partire dagli adempimenti che sono necessari, per coloro che appartengono a queste categorie, per l?accertamento del diritto al soggiorno.

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Firenze, il poeta Demir Mustafa è intervistato da Liberazione

3 Luglio 2007 Commenti chiusi


Ha la voce pacata e lo sguardo benevolo. Giunto in Italia alla fine degli anni ’80, inizia ben presto ad operare nell’ambito dell’intercultura come mediatore. Si chiama Demir Mustafa ed è nato a Skopje (Macedonia) nel 1960 da una famiglia di rom dzambasa (allevatori di cavalli). Dopo aver ottenuto il diploma di tipografo e svolto il servizio militare in Croazia, la crisi politico-economica della ex-Yugoslavia lo costringe a emigrare. Dal 1989 vive a Firenze con la moglie e i suoi tre figli.

Oggi, oltre a essere presidente dell’associzione Amalipe Romanó, lavora per l’Arci in progetti finalizzati all’inserimento sociale di rom e sinti. E proprio mentre da Roma arriva l’eco dell’ennessimo blitz ai danni della comunità romanì -quella del campo di Casilino 900 – Demir racconta di un approccio diverso alle questioni dell’integrazione.

A margine della conversazione, mostra uno dei suoi scritti: una poesia su Auschwitz, nata all’indomani del suo recente viaggio nel campo di sterminio e in memoria degli oltre 500mila rom sterminati durante la Seconda Guerra mondiale. Ma non è un caso. Demir, da anni, affianca all’intensa attività politico-sociale quella di scrittore.

Qual è la tua personale esperienza di rom immigrato e come è stato il primo impatto con i cosiddetti campi sosta?
Sono arrivato in Italia dopo aver viaggiato attraverso il Belgio e la Grecia dove ho fatto lavori di diverso genere pur di permettere alla mia famiglia di sopravvivere. L’obiettivo, peró, era quello di ottenere un documento che mi permettesse di regolarizzare la presenza nel paese ospitante. Questo, tanto in Belgio quanto in Germania, non è avvenuto e per cause di forza maggiore sono dovuto migrare in Italia.

Ad aspettarmi c’era giusto un parente che viveva a sua volta in un campo sosta fiorentino. Prima di allora non avevo mai visto nulla del genere: sebbene nella nostra povertà, noi rom avevamo sempre vissuto nelle case eppure, paradossalmente, l’esperienza del campo, a primo impatto, non mi ha turbato. Mi sembrava quasi divertente abitare in una roulette, un’esperienza non troppo dissimile dal campeggio.

Peró, trascorsi due giorni in quel pantano, mi sono subito reso conto che non era una condizione di vita che si potesse protrarre nel tempo e mi sono interrogato sulle ragioni di una simile dimensione abitativa. Mi dicevano che dovevamo stare lì perché noi siamo nomadi e il dubbio è venuto pure a me. Possibile, mi sono domandato, che ci siano ancora delle comunità nomadi tra di noi? E la risposta è arrivata col tempo quando mi sono reso conto che erano i non rom a percepirci tali quando noi non siamo più nomadi da decenni.

Allora mi sono impegnato in ogni modo per trovare un’alternativa al campo, cosa che ho trovato col passare del tempo grazie alla perseveranza e all’aiuto dell’Arci e del Sunia. Dalla fine degli anni ’90 abito quindi in una casa e mi adopero lavorativamente affinché un simile percorso possa essere intrapreso anche da altri rom.

I “campi nomadi”, purtroppo, sono luoghi destinati a diventare sempre più centri di degrado e di emarginazione e non è certo creando dei mega campi sosta che si resolve la questione della presenza rom in Italia. Solo dando pari diritti al mio popolo si può pensare di farlo uscire dal degrado e dall’isolamento in cui è stato relegato per decenni in questo paese. Nessuna politica d’inserimento sociale può avere senso se si nega la dignità agli individui.

di Giada Valdannini, continua a leggere…

Roma, i minori stranieri non accompagnati

3 Luglio 2007 Commenti chiusi


A Roma martedì 10 luglio, presso RomaEventi in via Alibert, alle ore 9.30 si terrà un convegno dal titolo: ?minori stranieri non accompagnati: percorsi di protezione e pratiche di integrazione?, organizzato dal Ministero della Solidarietà Sociale e dal Ministero dell’Interno in collaborazione con Italia Lavoro e ANCI.

Il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati rappresenta una tipologia migratoria che sfugge alle dinamiche consuete di regolazione dei flussi. Essa presenta elementi di forte problematicità innanzitutto per i minori, costretti a crescere troppo in fretta attraverso l?esperienza traumatica di una migrazione in età precoce e in solitudine, ancora di più se a questa si intrecciano esperienze violente come la tratta, la clandestinità, la devianza.

La presenza dei minori stranieri non accompagnati pone complesse sfide operative innanzitutto in termini di protezione, da assicurare fin dall?arrivo alle frontiere, ma anche in termini di concreta gestione della presenza sui territori. I sistemi di welfare locale sono impegnati da tempo e in maniera consistente nel garantire la prima accoglienza e l?integrazione stabile sui territori.

È necessario inserire e sostenere questo impegno in una strategia nazionale, che abbia tra i suoi elementi caratterizzanti un approccio inter-istituzionale, tale da permettere di affrontare la complessità giuridica e sociologica del fenomeno, e un orientamento marcatamente territoriale, che valorizzi e metta a frutto quanto finora espresso, in termini di buone pratiche.

Bolzano, presentato il documentario "la vita e altri cantieri"

3 Luglio 2007 2 commenti


A Bolzano, venerdì 29 giugno, è stato presentato in anteprima il documentario “la vita e altri cantieri” di Giuseppe Schettino. Il documentario racconta i conflitti tra generazioni e culture, tra padri e figli nella realtà etnica dei Sinti Teich che come ogni cultura viva si modifica nel tempo e nello spazio.

La famiglia allargata Gabrielli, appartenente alla Minoranza dei Sinti Teich, vive a Bolzano e si guadagna da vivere soprattutto con la musica ma da quando Laki, l’unico violinista del gruppo, si è convertito all’evangelismo hanno dovuto smettere di suonare. Cercando di ricongiungere il gruppo, Radames il capo famiglia, scopre quanto le tradizioni sinte stiano cambiando.

Il film è stato girato nelle lingue originali, il sinto teich e l’italiano, da ZeLIG, scuola di formazione televisiva, in collaborazione con Enti ed Istituzioni della Provincia di Bolzano. Insieme a Giuseppe Schettino hanno collaborato Fernando Espinosa (camera) e Jona Zara Klein (editing). Le musiche sono quelle del gruppo musicale U Sinto.

Gallarate (VA), il patto di legalità anche per i Sinti Italiani

2 Luglio 2007 2 commenti


Il Comune di Gallarate ha deciso: i sinti saranno trasferiti in piena campagna, al confine tra i rioni di Cedrate e Cajello, al di là dell?autostrada, quando via Lazzaretto diventa sterrata e l?asfalto lascia spazio ai campi.

Una decisone che era nell?aria, forse non nei termini presentati dall?amministrazione comunale, però: infatti la comunità che da anni si è stabilita in via De Magri, ad un passo dal cimitero cittadino, sarà trasferita temporaneamente, fino al termine del giugno 2008. L’area attualmente occupata sarà bonificata e chiusa per evitare altri insediamenti futuri.

A presentare il contenuto dell?ordinanza di sgombero il sindaco Nicola Mucci, spalleggiato dagli assessori che hanno seguito la vicenda, Giovanni Roberto Bongini (Servizi Sociali), Aldo Simeoni (Lavori Pubblici) e Paolo Caravati (vice sindaco), oltre al segretario comunale Filippo Ciminelli: «Si conclude un lungo iter, complesso e difficile ? ha spiegato Mucci -, per arrivare al dunque ci siamo avvalsi del parere legale dell?avvocato Ercole Romano: abbiamo ricostruito la vicenda, lunga, che affonda le proprie radici negli anni ?70, quando i primi nuclei si insediarono a Gallarate, trascinata fino a noi dalle scelte o non scelte di tante amministrazioni.

Nei decenni si sono alternate novità legislative, sentenze del Tar sfavorevoli al Comune che hanno stabilito alcuni diritti dei sinti, primo fra i quali quello ad essere considerati cittadini italiani residenti a Gallarate. Dopo una serie di verifiche sulla situazione attuale, insostenibile data la precaria condizione igienico sanitaria e i problemi di sicurezza che anche l?Asl ha rilevato, oltre ad una serie di violazioni urbanistiche, si è resa necessaria l?ordinanza di sgombero da via De Magri, area assolutamente inadatta ad ospitare un campo nomadi».

I membri della comunità sinti gallaratese, che conta una quindicina di famiglie per un totale di circa 75 persone (anche se c?è chi dice che nel campo siano circa un centinaio di più ad essere ospitati) dovrà a breve comunicare all?amministrazione comunale quale fra le due ipotesi fornite da Palazzo Borghi sceglieranno: o andare in affitto in appartamenti trovati grazie all?aiuto dell?assessorato ai Servizi Sociali, oppure essere trasferiti nell?area che sarà attrezzata dall?ufficio tecnico del Comune temporaneamente e solo per le famiglie censite.

«Verranno fatti i lavori al più presto ? prosegue Mucci -, per rendere fruibili l?area, con gli allacci all?acqua e all?energia elettrica: i sinti dovranno pagare una sorta di affitto e le ?bollette? per il consumo dei servizi. Chi opterà per la soluzione Cedrate (e, stando a sentire i capo famiglia dei sinti, questi sembrano essere la netta maggioranza se non la totalità di quanti si trovano in via De Magri, ndr), dovrà sottoscrivere un impegno al rispetto della stessa area e delle regole decise dal Comune e accettare la temporaneità della soluzione: non sarà possibile ospitare altri, se non quelli censiti, pena lo sgombero di chi ospitasse estranei e sarà espulso chi si macchia di reati penali». Praticamente un patto di legalità come in via Triboniano a Milano.

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Riferimenti: Ma la Lega Nord non ci sta…

Informazione e pregiudizi della cronaca nera

2 Luglio 2007 Commenti chiusi


«La cronaca è la madre di tutte le notizie»: intesa come parte dell’articolo o come genere a sé stante, la cronaca assume un ruolo predominante all’interno della comunicazione giornalistica. Stando alla teoria classica, ogni articolo dovrebbe contenere una parte di cronaca, cioè un resoconto dei fatti che risponda alle classiche cinque domande o 5 W.

La divisione del pezzo scritto o del servizio radio ? televisivo dovrebbe essere netta e non portare alla commistione tra cronaca e commento così da fornire al lettore tutte le informazioni necessarie per potersi creare una propria e autonoma opinione sul fatto. Questa teorica divisione dovrebbe essere la base attorno a cui costruire l’articolo giornalistico, sia esso di politica, economia, sport o cronaca nera.

Quanto la teoria coincida con la pratica è un discorso assai diverso. Un fenomeno preoccupante e con risvolti lontani dall’ortodossia giornalistica è il cosiddetto ?sbatti il mostro in prima pagina?: basandosi su discutibili supposizioni, si ritiene che il lettore voglia la notizia ?forte?, quella che stupisce e che, quindi, il giornale debba dare risalto agli aspetti più macabri e morbosi del fatto criminoso.

Al gusto dell’orrido e del morboso si accompagna la ricerca di un colpevole e, si badi bene, mai di un presunto tale: la persona sulla quale si posano i primi sospetti non è mai l’indiziato, bensì il colpevole. I sospettati diventano immediatamente i ?condannati?, così che l’opinione pubblica abbia subito una persona contro cui scagliare le propria paure…

Discorso molto più complesso quando la cronaca nera incontra l’immigrazione: in questo caso lo straniero diviene il capro espiatorio naturale dell’insana sensazione di insicurezza propagandata e favorita dai media.

Viene, quindi, a crearsi un corto circuito per cui la sicurezza è minacciata da orde di immigrati (quasi sempre slavi) dediti agli assalti in villa o nelle gioiellerie mentre clan di Rom e Sinti vagano per le città alla ricerca di qualche bambino italiano da rapire, secondo il più classico dei luoghi comuni.

Fabio Dalmasso, continua a leggere…

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Milano, l’idea folle di Palazzo Marino

2 Luglio 2007 Commenti chiusi


Palazzo Marino vuole spostare ventidue famiglie rom allontanate da Triboniano nel campo regolare di via Idro. «Idea folle» commentano quelli del comitato «Via Padova sicura». Valutazione condivisa dal consiglio di zona 2, mentre Forza Italia e Lega hanno organizzato questo pomeriggio, ore 17.30 da piazza Costantino a via Idro, la solita fiaccolata per la “sicurezza” che si trasformerà nell’ennesima manifestazione contro i Rom.

Residenti e politici, tutti uniti nel ricordare all?amministrazione Moratti che «il quartiere di via Padova è già gravato oltre ogni misura da problemi di sicurezza e degrado». Avvertenza con tanto di invito rivolto all?assessore alle politiche sociali Mariolina Moioli di «procedere con l?estensione del patto di legalità solo per coloro che sono all?interno del campo regolare di via Idro» ovvero di «rispettare il numero chiuso di rom a Milano» o, in alternativa, di «spostare le ventidue famiglie allontanate da Triboniano sotto casa sua, così da verificare di persona la situazione 24 ore su 24».

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Busto Arsizio (VA), Rifondazione scrive una lettera aperta ai cittadini

2 Luglio 2007 Commenti chiusi


Volevo puntualizzare alcune cose riguardo ai nomadi rom di nazionalità rumena che si sono fermati sul territorio della nostra città alcuni giorni fa. Anche per chiarire il motivo dell’intervento di Rifondazione Comunista in tale occasione.

Come cittadino, e ancor di più come consigliere comunale, è stato mio dovere verificare la situazione in cui si trovavano queste persone e nello stesso tempo cercare, per quello che mi permettevano le mie possibilità, una soluzione che non danneggiasse né i rom né la città di Busto Arsizio.

Sono altresì consapevole che la nostra città si è trovata in una situazione creata da altri comuni che hanno letteralmente scaricato il problema su Busto Arsizio; non ritengo però che fare allontanare queste persone da un comune e spingerle, in una sorta di migrazione forzata, verso un altro comune, voglia dire risolvere il problema.

A mio parere occorre una organizzazione territoriale diversa, una rete di accoglienza per dare la possibilità alle popolazioni nomadi di potersi stabilire in un territorio senza dover vivere in condizioni igieniche precarie. Questo non lo chiede Antonello Corrado e neppure i comunisti bustesi, ma lo sancisce espressamente l’Unione Europea con una risoluzione di 2 anni fa.

Mi sono recato, insieme al compagno segretario del PRC di Busto, Jarno Marchiori, presso il luogo dove i rom erano accampati da due giorni e la situazione che ho trovato era addirittura al limite dell’umana sopportabilità; non voglio fare discorsi compassionevoli, ma vi posso assicurare che vedere bambini di 2-3 anni giocare nell’immondizia o donne incinte vivere in una tenda da campeggio non è certo una cosa accettabile in un paese avanzato e civilizzato come il nostro.

A questo proposito aggiungo, per sfatare anche un’opinione che è abbastanza consolidata in molte persone, che questi rom non avevano auto di lusso o camper con cui potersi spostare e proteggere dalle intemperie; molti di loro avevano un lavoro come operai o muratori a Legnano, che hanno perso a causa del loro allontanamento dalla città a noi limitrofa, come del resto i bambini in età scolare andavano regolarmente a scuola a Legnano ed avevano già effettuato la pre-iscrizione per il prossimo anno.

Noi di Rifondazione ci siamo mossi per un puro spirito di umanità e solidarietà nei confronti di queste persone. Faccio una dichiarazione chiara e netta: non siamo assolutamente favorevoli alla criminalità; oltretutto in questo caso, come ho detto prima, molti di loro lavoravano presso aziende legnanesi.

Capisco benissimo che la situazione era complicata e che c’è una certa “ragion di stato”, che comunque non mi trova d’accordo, che ha obbligato gli amministratori di Busto ad allontanare queste persone dal nostro territorio. Quello che chiedevo era solamente, anche nel rispetto di quelle sempre decantate radici cristiane, che queste persone venissero aiutate, con cibo e assistenza sanitaria, fintanto che non si riuscisse a trovare una soluzione adeguata.

Perché, ripeto, non è che un problema si risolve rimuovendolo dalla vista delle persone, né tanto meno scaricandolole sulle spalle di qualcun altro. Chiudo con una dedica a chi paventa in ogni occasione, a parole, la propria cristianità e, poi, quando occorre mostrarla nei fatti, si vede costretta a vedere operare la carità cristiana dai comunisti di Rifondazione.

Antonio Corrado
Capogruppo PRC Busto Arsizio

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