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Archivio Giugno 2007

L’Europa richiama ufficialmente l’Italia sul contrasto al razzismo

27 Giugno 2007 Nessun commento


L’Italia è stata richiamata ufficialmente dalla Commissione Europea per non aver applicato in maniera esaustiva la Direttiva Europea 2000/43/CE per il contrasto delle discriminazioni etniche / razziali. Insieme all’Italia figurano altri tredici paesi: Spagna, Svezia, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Regno Unito, Grecia, Irlanda, Lettonia, Polonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia.

I quattordici paesi europei, raggiunti dall’opinione motivata della Commissione Europea, devono rispondere entro due mesi per evitare di finire davanti alla Corte Europea di Giustizia ed essere condannati. La Commissione Europea contesta l’introduzione di norme nazionali per il contrasto delle discriminazioni etniche / razziali:

- limitatamente al mondo del lavoro, escludendo altri importanti ambiti, quali il sociale, l’educativo, l’abitativo…;

- poco definite e mancanti sulle discriminazioni etniche / razziali indirette;

- contradditorie nelle azioni di aiuto e sostegno alle vittime di discriminazioni, in particolare (1) mancano dispositivi contro possibili ritorsioni sulle vittime che denunciano le discriminazioni subite; (2) l’onere della prova è ancora a carico della vittima, quando dovrebbe essere a carico dell’accusato; (3) le associazioni che contrastano le discriminazioni non sono tutelate da diritti certi nel farsi carico dei casi di discriminazione.

Vladimír Spidla (in foto), Commissario Europeo, ha dichiarato: “Le leggi europee sull’uguaglianza sono vitali per superare barriere e discriminazioni. Ma dobbiamo assicurare che queste regole siano effettivamente adottate in tutti Paesi e che ogni cittadino europeo abbia una protezione legale contro le discriminazioni. La nostra azione è tanto più importante oggi, Anno Europeo per le Pari Opportunità per Tutti”.

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Milano, i Rom non ci stanno a perdere il lavoro

26 Giugno 2007 1 commento


In queste settimane stiamo assistendo ad un deterioramento dei rapporti tra la società civile, la politica e le “comunità rom” senza precedenti. In gioco non ci sono soltanto delle diverse sensibilità o opinioni su cui impostare le proprie idee di governo delle città, magari con l’appoggio bipartisan di una parte dell’opposizione, ma un vero e proprio oltrepassare i limiti della comune e rispettosa convivenza.

Quello che ferisce non è solo un modo diverso di concepire e trattare con pesi e misure differenti i rapporti tra soggetti sociali che non godono delle stesse opportunità, ma la cattiva coscienza di chi indica oggi dall’alto delle proprie responsabilità di potere “l’altro”, il “rom”, come mera espressione di un disagio generalizzato che la società vorrebbe in una qualche misura scrollarsi dalle spalle.

Ad un anno ormai dalla presentazione di un “piano strategico” da parte del Comune per risolvere questa ?questione? i risultati raggiunti sono francamente sconfortanti.

Per la prima volta a Milano, abbiamo assistito alla realizzazione di un mega campo destinato ad accogliere c.ca 700 persone, mentre in tutto il Paese e in Europa da anni si chiede a gran forza di dare avvio ad una seria politica dell’abitazione per le comunità rom e sinte che superi l’idea del “campo nomadi” o “villaggio solidale”, anche o soprattutto assegnando a chi di loro ne ha diritto delle case o aiutandoli ad averne una.

Viceversa, alle famiglie Rom che hanno avuto accesso in via Triboniano è stato chiesto di sottoscrivere un “Patto di legalità e socialità” che sottolinea di fronte all’opinione pubblica solo l?esistenza di un radicato pregiudizio che a volte sfocia in aperta discriminazione da parte delle autorità, senza alcuna reale utilità pratica. A chi altro viene chiesta una cosa analoga? O forse esiste di fronte alla legge la possibilità di un trattamento differenziale degli individui in base all’origine culturale, religiosa o quant’altro?

Le politiche sociali che per molti anni anche le giunte di centro destra hanno portato avanti in questa città, oggi si perdono nel “buco nero di via Triboniano” che tutto attrae e tutto si porta via. Eppure i Rom e i Sinti sono “molti”, circa 5 mila, per la metà italiani di nascita o di prossima cittadinanza.

Queste piccole comunità vivono da alcuni decenni nelle periferie della città, conquistandosi giorno dopo giorno il diritto di rimanerci e il rispetto dei vicini, come nel caso di via Idro dove, proprio dalle pagine del Corriere della Sera leggiamo oggi, con grande preoccupazione e sconcerto, dell?eventualità dell?arrivo degli ultimi sfollati di via Triboniano.

?Comunità? dai tanti nomi, come i Rom Harvati e i Rom Abruzzesi che hanno espresso il “meglio” della loro cultura e stile di vita moderno aprendosi al confronto con la società, consentendo l?avvio ben 14 anni fa dell?esperienza delle mediatrici culturali rom nelle scuole e nella sanità, o ancora di 3 cooperative sociali che hanno impiegato in pochi anni 50 giovani in stabili attività lavorative.

Sì, perché anche i Rom lavorano e oggi sono fortemente preoccupati di perdere il loro posto solo perché queste straordinarie esperienze rischiano di essere ignorate e messe da parte dal Comune, già dal prossimo inizio del mese di Luglio.

A cosa ci può condurre tutto ciò? Forse a far nascere delle vere e proprie banlieu nostrane impermeabili ad ogni contatto con la società? O forse davvero ci illudiamo che proclamando in modo demagogico l’applicazione di un “numero chiuso” ai Rom si possano correggere quelle profonde distorsioni che sono entrate nel modo di agire delle Istituzioni e che non facilitano anzi aggravano il contrasto alle forme di devianza e di violenza presenti anche in queste comunità?

Maurizio Pagani
Vicepresidente Opera Nomadi Milano

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Rom e Sinti, Amato rinvia la conferenza internazionale e convoca gli esperti

26 Giugno 2007 2 commenti


Il Ministro Amato ha di fatto rinviato al prossimo settembre l’annunciata conferenza internazionale che si doveva tenere giovedì 28 giugno. Al suo posto si terrà un incontro di esperti, tra cui: Santino Spinelli, Claudio Marta e Leonardo Piasere. Sarà presente anche il Prefetto Perla Stancari che coordina il gruppo interministeriale sulle minoranze sprovviste di territorio sinte e rom.

Desta sorpresa la presenza nella lista degli esperti di don Colmegna (Casa della Carità) fautore a Milano dei cosiddetti “patti di legalità e di solidarietà” che rischiano di travolgere tutte le comunità sinte e rom milanesi, ponendole in un regime di discriminazione.

Siamo felici che finalmente sia riconosciuto al professor Santino Spinelli (Rom Abruzzese) il titolo di “esperto”, rimaniamo fiduciosi che possano essere invitati altri Rom e Sinti, quali: la dottoressa Eva Rizzin, il dottor Bruno Morelli, il Consigliere Comunale Yuri Del Bar, Nazzareno Guarnieri, Radames Gabrielli, il poeta Demir Mustafa e non solo…

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Rom e Sinti Insieme al XIII Meeting Internazionale Antirazzista

26 Giugno 2007 1 commento


Le città sono attraversate oggi, più che in passato, da fenomeni sociali complessi derivanti dalla mobilità interna e internazionale. Milioni di persone sono alla ricerca di un futuro migliore o di protezione. Gli effetti dell?ingiustizia globale, delle guerre e dei conflitti tra gruppi hanno moltiplicato il numero di uomini e donne che si muovono da un punto all?altro della Terra.

Le città, nel nord come nel sud del mondo, rappresentano la meta privilegiata di queste migrazioni. L?arrivo dei migranti nelle città modifica la fisionomia urbana. Nascono spesso nuove barriere, più o meno visibili, che derivano da differenze, vere o presunte, intorno alle quali si costruiscono nuovi assetti e relazioni sociali.

Riflettere sulle trasformazioni urbane oggi vuol dire affrontare il nodo centrale della società del futuro, del mondo che vorremmo. Città aperte o città chiuse?

L’ARCI invita tutti al XIII Meeting Internazionale Antirazzista, dal titolo “Città Aperte: Genti, Generi, Generazioni” che si terrà a Cecina dal 21 al 28 luglio 2007.

L’intera giornata del 25 luglio sarà dedicata alle Minoranze Sinte e Rom, di seguito il programma provvisorio

dalle ore 10 alle ore 13
incontro con il Comitato Rom e Sinti Insieme;

dalle ore 15 alle ore 17
presentazione della pubblicazione con DVD del Progetto Rom Toscana e delle sue buone prassi, frutto dell?esperienza data da anni di lavoro, e di altre buone prassi in atto sul territorio italiano;

dalle ore 17 alle ore 19
incontro che prevede la discussione di questioni importanti concernenti la situazione dei Rom e dei Sinti in Italia;

ore 21.30
esibizione di un gruppo di musicisti Rom.

Per ulteriori informazioni
Accoglienza Toscana, Stefano Kovac
Telefono +39 055 26297242

Meeting Internazionale Antirazzista
telefono +39 0586 684929, e-mail meeting.toscana@arci.it

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Gallarate (VA), coinvolgiamo i Sinti prima di decidere

26 Giugno 2007 Nessun commento


“Campo nomadi”, torna alla carica Ruggero Busellato, sindaco di Cavaria con Premezzo. Con una nota diffusa venerdì 22 giugno, il primo cittadino cavariese chiede conto al suo omologo di Gallarate, Nicola Mucci, delle voci circolate nelle ultime settimane circa il probabile (e ormai prossimo, dicono a Palazzo Borghi) trasferimento della comunità sinta dall?attuale sistemazione di via De Magri, a ridosso del cimitero di Gallarate.

Secondo Busellato, le voci e le indiscrezioni che vogliono lo spostamento all?interno di un?area attrezzata al confine con Cavaria con Premezzo (vicino al Centro commerciale Laghi, al Centro dell?artigianato di Cavaria con Premezzo e alle vasche di laminazione contro le piene dell?Arno) hanno creato preoccupazione nei cittadini di Cavaria con Premezzo che risiedono nella zona, preoccupazione non sopita dalle recenti dichiarazioni sulla questione del sindaco di Gallarate Nicola Mucci.

Per questo Ruggero Busellato ha inviato nella giornata di mercoledì 20 giugno una richiesta ufficiale di chiarimenti sulla vicenda all?amministrazione comunale gallaratese, informando anche il Prefetto di Varese, Roberto Aragno, e chiedendo di conoscere ?le posizioni ufficiali? dell?amministrazione comunale gallaratese «prima di soluzioni definitive su un trasferimento, per quanto lo stesso possa definirsi temporaneo. L?amministrazione comunale di Cavaria con Premezzo ritiene evidentemente di dover essere coinvolta – e non soltanto informata a cose fatte – in una decisione che avrebbe dei riflessi anche su parte dei cittadini e del territorio di Cavaria con Premezzo», si legge nella nota.

Pronta la risposta di Mucci (in foto), che spiega: «A breve, credo settimana prossima al più tardi, chiuderemo l?istruttoria e avremo un quadro preciso della questione. Chiamerò Busellato e gli comunicherò le decisioni. Trovo singolare però che i Comuni vicini ritengano che Gallarate debba fare tutto in un modo e gli altri si comportano in un altro ? commenta -. La comunità l?abbiamo incontrata nelle scorse settimane e la rivedremo presto per comunicare la decisione dell?amministrazione».

La questione dei sinti di via De Magri si trascina da tempo immemore: arrivarono negli anni ?70 stabilendosi nella zona di pertinenza cimiteriale con permessi temporanei e rinnovati di volta in volta nei decenni successivi dalle varie giunte che si sono succedute negli anni.

L?ex sindaco Angelo Luini tentò di mandare via le famiglie ma anche grazie ad un comitato creato ad hoc, a colpi di carte bollate e ricorsi vinti in tribunale, i Sinti resistettero.

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Roma, sui letti del fiume…

26 Giugno 2007 Nessun commento


“Lungo un sentiero che ci porta alla stazione colori e forme spuntano dietro una rete di telo e pareti di cartone. Entrando si scopre un piccolo villaggio composto da circa una dozzina di baracche che si affacciano con tappeti e stoffe ad uno spazio più ampio.”

“Alcune persone e tanti bambini vivaci si sporgono incuriositi al nostro arrivo. Inizialmente timorosi, si lasciano alla fine trasportare dalla possibilità di raccontarsi: saremo circa quindici famiglie, alcuni sono qui da due o da cinque anni.”

“Veniamo tutti dalla Romania, da Sibiu. Veniamo dallo stesso paese. I carabinieri sanno che siamo qui ma siamo tranquilli. Le baracche ce le siamo costruite da soli…ci si mette uno o due giorni. Se hai tutto il materiale anche quattro o cinque ore. Tutto quello che troviamo facciamo, tutto da aggiustare. Ora siamo comunitari, ma non cambia niente, solo non ti possono cacciare via…”

Inizia così, con un viaggio sotto il cavalcavia del raccordo anulare, una delle venti “storie” che gli studenti di architettura di Roma Tre hanno raccolto nelle loro passeggiate in cerca di insediamenti umani: un’indagine cui abbiamo già dato voce qualche settimana fa [leggi il reportage], e che ha portato i ragazzi a visitare i campi nomadi, gli accampamenti improvvisati, le bidonvilles della Capitale.

Storie di popoli migranti, di miseria economica e nobiltà umana, di esperienze di vita impensabili, solo pochi metri al di sotto del viadotto che la metropoli percorre ogni giorno, a qualche minuto di cammino dal ponte che essa attraversa a gran velocità, lungo il fiume che la taglia in due.

Ed è proprio sulle sponde del Tevere, sotto Ponte Garibaldi in pieno centro, che i ragazzi si sono dati appuntamento la sera del 20 giugno 2007 per concludere simbolicamente il loro itinerario. Le storie, raccolte in una valigia a testimonianza di un bagaglio esperienziale che ha lasciato il segno, coronano l’iniziativa “sui letti del fiume”.

Una trentina di tende attrezzate per dormire e poi fiaccole, qualche birra, una chitarra: un sit-in, o meglio, uno sleep-out, per trascorrere la notte all’addiaccio, come chi lo fa da anni, come chi non può permettersi una casa, come chi sogna un alloggio popolare che non avrà, come chi vive nei campi abbandonati al disagio.

E come chi, grazie al nuovo Piano per la Sicurezza firmato dal ministro Amato insieme all’ amministrazione capitolina, verrà esiliato dalla città e trasferito in uno dei quattro “villaggi della solidarietà”, sorta di centri di permanenza (non) temporanea da impiantare fuori del G.R.A., circondati da reti metalliche e presidiati a vista dalle pattuglie e dalle telecamere delle forze dell’ordine.

Il gruppo di architetti in erba, guidati dal docente Francesco Careri di Stalker/Osservatorio nomade, non ha raccolto solo le testimonianze (le “storie”), ma anche il disagio degli invisibili che vivono da dieci, venti, trenta anni in uno qualsiasi dei 23 campi nomadi regolari o dei 40 insediamenti non riconosciuti dislocati in tutta Roma. E che rischiano di veder arrivare da un momento all’altro le ruspe.

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Firenze, Mercedes Frias interviene sui "patti sicurezza"

26 Giugno 2007 Nessun commento


Bando sopra i Zingani e le Zingane del dì 3 novembre 1547 ab incarnatione: ?L’illustrissimo ed eccellentissimo Signore il Sig.Duca di Fiorenza e per Sua Eccellentia Illustrissima li Magnifici Signori Otto di Guardia e Balia della città predetta, considerando di quanto danno sieno stati per il passato e di presente ancora sieno i Zingani e Zingane che si sono alloggiati e alloggiano appresso alla città di Fiorenza e per il contado e il dominio di essa e quanto sinistro con li loro cattivi portamenti arrechino li cittadini artifici e contadini per li assai immoderati danni che da loro sono ricevuti e ricevono giornalmente, e quanta comune utilità tenendone pagato il Ducale Stato di Sua Eccellentia ne abbi a resultare, però volendo a tale inconveniente ovviare fanno pubblicamente bandire, notificare et espressamente comandare, a tutte li compagnie di detti Zingani e Zingane che si trovino in tutto il territorio, il dominio et Stato Ducale di Fiorenze, che infra mese prossimo futuro da oggi si debbino, ogni eccetione rimossa, havere sgombro lo detto dominio Ducale di Fiorenza sotto pena di essere fatti prigioni e mandati in galera a beneplacito di loro ufficio notificando a ciascuno di detti Zingani come si è rivocato et rivoca per virtù della presente ogni patente, salvacondotto, et autorità che egli avessino insino a questo presente giorno.? da: Antonio Tabucchi, ?Gli zingari e il Rinascimento: vivere da Rom a Firenze?, Feltrinelli, 1999 (pagg. 19-20)

Martedì 26 giugno firmerete il ?patto per la sicurezza? di Firenze e dintorni. Patto che si inserisce sulla scia di quanto già stabilito e siglato in altre città d?Italia. Dal momento che non vi è una situazione concreta che possa giustificare queste imponenti iniziative di ordine pubblico, come si evince dal rapporto del Ministero dell’Interno sullo stato della sicurezza, la domanda sorge spontanea: a quale bisogno risponde il ?patto?? Qual è la domanda alla quale si pretende di rispondere con queste iniziative?

Dal rapporto del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato della sicurezza svolta dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, emerge che ?…i dati sull’andamento della delittuosità non indicano un peggioramento della situazione tale da ingenerare sensazione di insicurezza generalizzata? per quanto riguarda i fattori che creano la percezione di insicurezza segnala ?….svolge un ruolo determinante la condizione di vulnerabilità individuale…. l’ambiente in cui si svolgono le proprie attività abituali.. infine, un ruolo determinante è rappresentato dall’effetto moltiplicatore dei media…? (pag. 122-123).

Ne deriva che la corsa alle politiche sicuritarie rappresenti uno strumento che si propone come risposta non ad una situazione reale, ma alle percezione di insicurezza. Percezione le cui cause esulano dall’aumento effettivo dei reati; dunque i ?patti? diventano strumenti di propaganda politica.

Si tratta della classica rincorsa alla destra, sul suo terreno; solo che in questa circostanza tale rincorsa va oltre il discorso, poiché si avvale di strumenti repressivi per ?combattere l’illegalità? diffusa nelle città. Questa iniziativa tende a dimostrare l’ultima scoperta dei sindaci delle grandi città, con grande supporto di buona parte dei media e di alcuni intellettuali d’area, come sempre: ?la sicurezza non è di destra né di sinistra?, perbacco!

Verissimo, facciamo però qualche distinguo:

- è di destra considerare la sicurezza come mera questione di ordine pubblico;

- è di destra sorvolare sull’accezione della sicurezza come un diritto ad avere un tetto, un lavoro dignitoso, cure, istruzione;

- è di destra identificare come i nemici della sicurezza coloro che sono realmente le vittime dell’insicurezza;

- è di destra perseguitare i più vulnerabili, gli esclusi, facendoli diventare dei veri capri espiatori;

- è di destra confondere la causa con gli effetti del ?degrado?.

Non è un caso che i ?patti? siano identificati da parte da politici e giornalisti di destra, come ?l’unica realizzazione dell’attuale Governo?.

Il sopracitato rapporto della Polizia dice ?anche la presenza di immigrati, è vissuta, nella maggioranza dei casi come fattore incidente negativamente sul senso collettivo di sicurezza. Tutto ciò produce domande di sicurezza che niente hanno a che fare con la delittuosità effettiva…? (pag. 124).

Tuttavia, dai contenuti dei ?patti? già firmati a Bologna, Bari, Genova, Cagliari, Catania, Torino, Milano, discende che si tratta di politiche repressive anti-rom, anti-venditori ambulanti, anti-commercianti cinesi, in generale anti-immigrati: negrume, poco ornamentale per le belle città, che sarebbero immacolate se non fosse per la presenza di questi indesiderati. Proprio come nel 1500.

Che cosa hanno di sinistra questi patti?

Quanta legalità c’è nel consentire che decine di esseri umani dormano alle intemperie sul ciglio della stazione di Santa Maria Novella o dentro i tubi dei lavori della tramvia?

Dove sono le istituzioni, così zelanti della sicurezza, quando decine di bambine e bambini hanno di fatto il divieto di andare a scuola?

Quale nozione di legalità consente la persecuzione selettiva e razzista contro esercizi commerciali di cittadini e cittadine stranieri?

Persecuzione basata su quello che si è, non su quello che si fa o non si fa.
Politica di sicurezza e legalità che perseguita gli ?abusivi? ambulanti e mendicanti, senza proporsi risposte; ma allo stesso tempo perseguita i regolari imprenditori stranieri, proprietari di kebab e phone center. Forse è più igienico che stiano tutte e tutti sotto i caporali nei campi e nei cantieri, oppure nelle case, 24 ore su 24, ad occuparsi degli anziani genitori di quelli che li detestano.

Di fronte ad un leggero calo generalizzato dei reati, come afferma il sopra citato rapporto della polizia, aumentano in modo preoccupante le violenze contro le donne. Violenze che avvengono nella stragrande maggioranza dei casi in ambito familiare. Per una donna è più probabile subire un’aggressione in ambito familiare o nel circolo degli amici che per conto di uno estraneo per strada.

Già un anno fa, a partire ?dall’emergenza stupri?, che diventa tale soltanto quando l’aggressore è un cittadino straniero, la sindaca di Milano, condottiera dei ?patti per la legalità?, aveva deciso di aumentare il numero dei lampioni e disporre sconti da parte dei taxi per le donne che viaggiassero sole la sera. Come dire: mi tolgo un dente perché ho mal di pancia.

Possibile che politica e istituzioni perseverino nell’inseguire le amplificazioni mediatiche che coccolano gli istinti più animaleschi di una parte della popolazione? Responsabilità vorrebbe che ogni situazione fosse governata per quello che è, non per quello che può apparire.

Ripeto, considerare la condizione di migrante come un’attenuante per giustificare atti di devianza è buonismo e paternalismo pericoloso; considerare però tale condizione come un?aggravante, non è soltanto ingiusto, ma terribilmente discriminatorio.

La firma di questi ?patti? con le istituzioni territoriali ha una valenza politica emblematica. Dopo un anno di un governo nazionale di centrosinistra, non c’è stato ancora il primo provvedimento teso perlomeno a ridurre gli effetti devastante delle politiche xenofobe del passato governo.

Anzi, prima che arrivi in parlamento il disegno Amato-Ferrero di modifica della Bossi-Fini, parte l’iter parlamentare delle proposte Violante e Buemi di inasprimento della Bossi-Fini nelle sue parti più repressive. Mentre, contemporaneamente, le regioni, province e comuni, così, quasi per caso, con i patti per la legalità antiesclusi, fanno il coro a Violante-Buemi & co nella crociata per la legalità dei padroni. Quando si dice superare la destra!

Dopo più di cinquecento anni della messa al bando degli indesiderati di Firenze, duole constatare quanto poco siamo in grado di evolverci culturalmente.

Mercedes Frias

Lettera inviata a Giuliano AMATO (Ministro dell’Interno), Claudio MARTINI
(Presidente Regione Toscana), Leonardo DOMENICI (Presidente dell’ANCI e Sindaco di FIRENZE), Matteo RENZI (Presidente Provincia di FIRENZE) e per conoscenza Walter VELTRONI (Sindaco di ROMA).

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Mantova, se continueremo a vedere in quei bambini un pericolo…

26 Giugno 2007 Nessun commento


Poche cose ci paiono odiose quanto il sarcasmo malevolo e generalizzato di un adulto contro bambini che non sono in grado di replicare con gli stessi strumenti. La lettera su ?noi e i nomadi?, a firma Fredòn, comparsa sul quotidiano la “Gazzetta di Mantova” sabato 23 giugno, ha questa caratteristica.

Abbiamo lavorato piuttosto a lungo con i bambini del “campo” di via Learco Guerra nell?autunno di due anni fa. Parecchi pomeriggi trascorsi in una saletta a far descrivere a bambini tra i cinque e i tredici anni i loro sogni, le loro paure, i loro ricordi.

A piccoli gruppi, bambine e bambini narravano se stessi con la scrittura, con i disegni e con la creta. Come sempre capita con i più giovani, il lavoro è stato complesso ed entusiasmante. Ci imbarazza quasi doverlo dire, ma coi tempi che corrono ne vale la pena: i bambini erano belli, puliti, educati, curiosi.

I genitori che ce li avevano affidati ogni tanto venivano a dare un?occhiata dalle finestre della sala per controllare che tutto andasse bene. E? così che, da profani, abbiamo scoperto la grande protezione di cui godono in genere i bambini sinti da parte dei genitori e degli adulti dell?intera comunità, l?ascolto che viene loro accordato, la tenerezza fisica, la fiducia.

Così come abbiamo scoperto anche le molte paure che i Sinti, e con ogni probabilità anche i Rom, hanno nei confronti della cultura maggioritaria. I “gagè”, cioè noi, può essere pericoloso. Del resto Sinti e Rom hanno conosciuto discriminazioni e persecuzioni continue, sono l?unica minoranza linguistica che in Italia non è riconosciuta, nella civilissima Svizzera fino al 1976 esisteva un ente che aveva il compito di sterilizzare i loro bambini.

Giorno dopo giorno, nel corso del laboratorio “il gesto e la parola” ci siamo conosciuti e abbiamo fatto amicizia: affioravano l?entusiasmo di Kevin per la sua maestra che l?aveva portato a vedere fossili in montagna, il desiderio di Melody di diventare un?atleta affermata e quello di Alisea di impegnarsi in politica da grande, il sogno di Gigi di vedere il mare.

E poi le paure notturne del piccolo Scion, gli incubi, gli incidenti, il disagio, a volte, di vivere in ?campine? troppo piccole, il senso fortissimo dei legami di gruppo. E la curiosità affettuosa e crescente verso di noi, le deliziose, indiscrete domande sulla nostra vita, la voglia di capire come funzionavano gli strumenti che portavamo, di conoscere la materia da manipolare, di giocare tra lingua italiana e lingua sinta.

Arrivavamo sempre carichi di borse, registratori, videocamere, pacchi di creta che abbandonavamo dove c?era spazio, spesso dimenticandocene per ore. Non è mai mancato nulla dalle nostre borse, niente è mai stato distrutto o manomesso; rispetto reciproco, come capita ogni volta che adulti che amano il proprio lavoro si confrontano con serietà e interesse con i più giovani.

Ci possono essere momenti di conflitto, discussioni anche dure, ma si ha la sensazione di imparare reciprocamente, di crescere un po? insieme. A documentare questa esperienza è rimasto un video che mostra i visi, le parole, i lavori prodotti dai bambini e dalle bambine di via Learco Guerra.

Forse il signor Fredòn e quelli che la pensano come lui potrebbero guardarselo; cercare cogliervi il clima di civiltà che circola in quel luogo, anche grazie all?Istituto di Cultura Sinta e all?Opera Nomadi di Mantova, nonostante l?assordante rumore che viene dai due campi da motocross che lo assediano, nonostante i limiti strutturali.

Che qualche persona, anche lì, non rispetti la legge sarà senz?altro vero; se c?è va punita. Ma se continueremo a guardare quei bambini come pericolosi estranei inclini a violenze e furti la loro diffidenza avrà ragione di radicarsi e potrà diventare domani ostilità. Il sonno di un bambino non genera mostri, a meno che non vi faccia irruzione la paura incontrollata che il mondo circostante nutre verso di lui e verso coloro che lui ama.

Maria Bacchi e Andrea Sola

In foto un momento del laboratorio “il gesto e la parola”

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Roma, le associazioni e la discriminazione razziale

26 Giugno 2007 Nessun commento


Nel quadro delle attività di sensibilizzazione e di formazione promosse dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) del Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità, rientra, tra gli altri, il finanziamento del progetto dal titolo Contenuti e strumenti per la tutela in materia di discriminazioni razziali realizzato dall’Unione Forense per la tutela dei diritti dell’uomo (UFTDU).

Obiettivo principale del progetto è quello di diffondere la massima conoscenza delle norme nazionali, comunitarie e internazionali volte a contrastare le discriminazioni fondate su motivi razziali o etnici e degli strumenti per farne valere l’eventuale inosservanza.

In tale ottica, il 4 luglio 2007 si terrà a Roma presso la Residenza di Ripetta – sala Bernini la Giornata di formazione Discriminazione razziale e accesso alla giustizia: il nuovo ruolo dell’associazionismo, destinata a tutte le associazioni che svolgono la propria attività nel campo della lotta alle discriminazioni e della promozione della parità di trattamento e, in particolar modo, a quelle titolari della legittimazione ad agire in giudizio ex art. 5 del D. Lgs. n. 215/2000.

Il programma prevede la disamina dei nuovi strumenti giuridici introdotti dalla recente normativa antidiscriminazione nazionale ed europea e un workshop applicativo nel corso del quale verranno simulati casi concreti di discriminazione razziale e illustrate le connesse strategie di contrasto.

Seguirà un dibattito con interventi programmati delle Associazioni intervenute, leggi il programma…

Per ulteriori informazioni:
Segreteria organizzativa UFTDU
telefono 06 8412940, fax 06 85300801
e-mail: info@unionedirittiumani.it

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Mantova, lutto colpisce le comunità sinte e rom italiane

24 Giugno 2007 Nessun commento


Giovedì mattina, 21 giugno 2007, è venuta a mancare Dolores Carboni, una delle ultime testimoni del Porrajmos. Dolores Carboni è stata una delle prime sinte italiane che hanno raccontato le atrocità subite dalle popolazioni sinte e rom, durante il fascismo.

I racconti di Dolores Carboni, nata 91 anni fa a Pegognaga (MN), sono raccolti in diverse pubblicazioni, a partire dal libro “Porrajmos” di Virginia Donati, edito nel 2003 dall’Istituto di Cultura Sinta.

I funerali si terrano martedì 26 giugno 2007, alle ore 10.30, presso la chiesa di San Silvestro, nel Comune di Curtatone (MN). Sucar Drom ricorda la Zia Dolores (in foto con la nipote Asia) pubblicando un suo racconto.

“Sono nata il 29 gennaio del 1916. Brutta gente erano i fascisti, facevano del male ai Sinti, erano brutte razze quelle lì. Ci sono stati buttati dei miei fratelli in Germania, e ringraziando Dio sono venuti a casa quei due che sono andati via. Ormai, però, sono morti tutti e due. Si chiamavano Suffer Catullo, che portava il nome del papà, e Zinberger Oliviero. In Germania ci sono stati nel ?43. Sono stati trattati male, trattati come i cani. Ci han tagliato tutti i capelli, trattati male da quella brutta razza. Era una brutta razza.

Io non sono stata in campo di concentramento, ringraziando Iddio, ma quelli che sono andati erano trattati male. Anche nei campi in Italia. Erano trattati male anche in Italia, da quella brutta razza di fascisti, quella brutta discendenza.

Li hanno buttati dentro ad un casotto, i miei fratelli, e là non ci davano neanche l?acqua da bere, domandavano l?acqua e non ce la davano. Quella brutta razza. É una brutta razza, quella fascista. Erano italiani anche, è una brutta razza.

Non mi ricordo bene certe cose. Eh, quella brutta razza lì. So che hanno portato via i miei fratelli, li hanno tenuti dentro un coso chiuso, dopo mio fratello lo hanno tirato fuori per tenere l?ordine a tutti, per tenere l?ordine per gli altri. Non ci davano neanche l?acqua da bere.

Ma poi, alla fine, li hanno attaccati lì a Loreto, a Milano. Io c’ero. Li hanno attaccati via tutti. Mussolini e tutto il suo seguito. Sono stati lì tre? quattro giorni attaccati via, coi piedi li hanno attaccati via, nel ?45. Io stavo a Milano di casa e sono andata anch?io a vedere. Li hanno attaccati lì come salami, i nostri fascisti, quelli italiani insomma.

Hanno fatto sì, peggio che Bertoldo, hanno fatto tanto, e dopo a Milano, a Loreto, li hanno attaccati via come salami, sono stati lì 3? 4 giorni. Tanti dei nostri sono stati ammazzati e ci hanno fatto di tutto. Dei nostri. Li torturavano. Gli hanno tirato via le unghie dei piedi, le unghie delle mani.

Ci sono stati Sinti che hanno fatto parte degli italiani, hanno partecipato con gli italiani, con i partigiani, a Milano. Anch?io stavo a Milano di casa. Hanno rischiato, hanno fatto tanto i nostri. Anche i partigiani dei nostri Sinti ce n?era tanti e andavano a far del male ai fascisti, era una brutta razza i fascisti, erano peggio loro che neanche i tedeschi. Lo dico per verità.

Facevano peggio che Ravetta, peggio che Bertoldo. Torturavano i nostri italiani, i nostri Sinti, li torturavano quella brutta razza. Ci tiravano via le unghie delle mani e dei piedi! Li portavano anche nei campi di concentramento.

I campi di concentramento erano a Bolzano, Merano, anche a Milano, li tenevano chiusi dentro una gabbia, un capannotto, e poi ci facevano peggio che Ravetta, quella brutta razza di fascisti italiani. Anche delle donne portavano via. Le facevano di tutto, le violentavano, i fascisti, era una brutta razza, pazienza i tedeschi ma i nostri italiani è una brutta razza.

Mio fratello si chiamava Zinberger Giovanni. Ha combattuto a Bolzano contro i fascisti, nel ?44. Mi ricordo, hanno fatto peggio che Bertoldo, quella brutta razza!

Ha combattuto mio fratello. Per difendere i Sinti. Ce n?era tanta di gente, non mi ricordo mica il nome, di Sinti che combattevano i fascisti. Erano dei Sinti, sì. Hanno fatto anche loro la sua parte. E poi hanno preso due dei Sinti, i tedeschi, mi pare che li hanno ammazzati. Mio fratello ha combattuto tanto. Andava di notte e poi dove ci pareva buttava giù le bombe.”

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