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Archivio Maggio 2007

Roma, individuati tredici siti per concentrare i Sinti e i Rom

31 Maggio 2007 1 commento


Sorgeranno fuori il Raccordo anulare, a sud, est e nord della Capitale, i quattro grandi «villaggi della solidarietà» o, come si usava definirli fino a qualche giorno fa, campi rom. Le aree individuate sono circa 13, prevalentemente nei Municipi meno «carichi» e dove si dispone di servizi sociali adeguati.

È stato infatti lo stesso sindaco Veltroni, all?indomani della firma del «Patto per la legalità» a rivelare come in merito alle aree attrezzate destinate ai Sinti e Rom «abbiamo già individuato alcune zone: nei prossimi giorni – ha annunciato Veltroni – incontreremo il prefetto per passare già ad una fase operativa. Le aree saranno presidiate dalle associazioni e dalle forze dell’ordine, strutture nella quali si potrà fare lavoro di integrazione e scolarizzazione con un minore impatto sul tessuto cittadino».

Il modello che verrà applicato è quello del campo rom allestito sulla Pontina, nei pressi di Castel romano. I nuovi «villaggi della solidarietà», destinati ad accogliere circa mille nomadi e gestiti direttamente dal Comune, dunque «sorgeranno in aree dove è possibile attrezzare campi adeguati – spiega il vice capo gabinetto del sindaco, Luca Odevaine – questo significa ad esempio la presenza di un sistema di trasporti tale da permettere agli occupanti del campo di recarsi in città e ai ragazzi di raggiungere le scuole.

Non dobbiamo sconvolgere la vita e le abitudini delle persone. Ci sono molti ragazzi rom che vanno nelle scuole e continueranno ad andare nelle stesse». Top secret sulle aree, la «mappa» che verrà presentata in questi giorni al prefetto Achille Serra ne contiene circa 13. Tra queste la commissione prefettizia ne deciderà quattro.

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In foto un campo di concentramento, dove gli italiani internavano i cittadini libici.

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San Remo (IM), "foglio di via" per due donne e un uomo Rom Rumeni

31 Maggio 2007 1 commento


Alle 11,30 del 22 maggio 2007 gli agenti del Commissariato di Sanremo, nel corso del mercato ambulante di piazza Eroi, hanno notato due donne che si aggiravano con “fare sospetto” tra la folla.

In seguito a controlli le due rumene, di 26 e 30 anni, risultavano risiedere a Genova Pontedecimo presso il “campo nomadi”. A carico delle due sono stati rilevati numerosi precedenti di polizia.

Pertanto le due Rom rumene sono state munite di foglio di via obbligatorio dal Comune di Sanremo. Di seguito il foglio di via è stato dato anche al marito di una delle due donne.

Ma cosa è il “foglio di via”? E’ praticamente un ordine di allontanamento che le Forze dell’Ordine, a nome della Prefetto, possono prescrivere a delle persone, senza che queste abbiano commesso alcun reato. Come pena accessoria c’è la diffida a non transitare e naturalmente fermarsi (dai cinque ai dieci anni) sul territorio del Comune, dove si ha avuto il foglio di via.

Era una pratica diffusa all?inizio del secolo e durante il fascismo, colpiva soprattutto gli attivisti politici e i Sinti e i Rom. Oggi questa pratica colpisce sempre i Sinti e i Rom con l?aggiunta delle persone con problemi psichici, i ?matti?.

Cosa succede se ti ?pescano? su un territorio dove hai avuto il foglio di via? Una denuncia penale, a volte l?arresto in flagranza e il carcere.

Nel 1981 Bernardino Torsi, Presidente dell?Associazione Sucar Drom, è venuto a Mantova con la moglie che voleva partorire nella città dove viveva la madre, appunto Mantova. Direttamente da Brescia, con la roulotte, è arrivato all?Ospedale di Mantova, dove hanno subito ricoverato la moglie per alcune complicanze. Il Presidente si è quindi spostato con i primi due figli, 4 e 2 anni, nell?insediamento dove viveva la madre della moglie.

Arrivato in Strada Bosco Virgiliano, nell?insediamento, è stato fermato da una volante della Questura. Gli agenti non ha voluto sentire ragioni e gli hanno consegnato il ?foglio di via? per cinque anni. Si consideri che il Presidente (in foto) non ha mai subito una condanna o una denuncia. Gli agenti sul ?foglio di via? hanno scritto la motivazione: ?perché zingaro?.

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Torino, interviene Carla Osella dell’A.I.Z.O.

31 Maggio 2007 Commenti chiusi


Affrontare il tema Rom e Sinti sull?onda dell?emergenza non può che rendere più difficile l’integrazione e alimentare fenomeni di intolleranza. E? da un mese che noi di Rifondazione chiediamo al sindaco e all?assessore un tavolo politico sulla questione».

Mentre Luca Cassano, capogruppo di Rifondazione in Comune, critica i tempi dell?assessore Marco Borgione, Carla Osella, presidente dell?Associazione Italiana Zingari Oggi, contesta l?intera sostanza del provvedimento annunciato ieri sulle colonne de La Stampa. «Il numero chiuso nei campi? Una soluzione già adottata e già fallita, quindici anni fa, a Torino. Non è questa la soluzione».

Qual è, allora, la strada da percorrere?
«Innanzitutto inquadrare correttamente il problema. E il problema sono i nomadi romeni. Sono loro che troviamo agli incroci a lavare i vetri delle auto, e sono loro i bambini che chiedono l?elemosina ai semafori. Gli altri stranieri, più o meno, si sono inseriti. I romeni, invece, sono arrivati in massa. Sono circa 3 mila, a livello di volontariato è molto difficile avvicinarli, e ripropongono le stesse questioni che avevamo vissuto e superato».

Qual è la sua proposta? Nessuno vuole un campo nomadi accanto a casa.
«Torino deve adottare il modello Genova. Qualche anno fa, il prefetto di Genova ha disposto la requisizione delle aree. E penso ad aree nei Comuni della prima e della seconda cintura. Perché nelle comunità più piccole, rispetto alle grandi metropoli, è possibile dar loro maggiori occasioni di integrazione. Occorre ?legarli? a un territorio».

Legare i nomadi?
«Bologna ha accettato i profughi di guerra, li ha affidati ai Comuni. Sono nati progetti di inserimento nel mondo del lavoro e nella scuola. Non dimentichiamo che negli ultimi dieci anni, anche nel Torinese, sono state inserite nel mondo del lavoro persone che all?inizio nessuno avrebbe pensato di vedere impegnate in un?attività».

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Missione Evangelica Zigana in Italia

30 Maggio 2007 Commenti chiusi


In questi giorni si sta svolgendo a Mantova, come ogni anno, la manifestazione religiosa della Missione Evangelica Zigana. Un ampio tendone da circo che contiene 500 persone è stato alzato e circa un centinaio di roulotte si sono posizionate nell’area di transito adiacente, predisposta dal Comune di Mantova il passato inverno.

La Missione è ancora poco conosciuta dalle Istituzioni del nostro Paese anche se può esprimere numeri impressionanti: 40 Pastori, tutti appartenenti alle minoranze sinte; 1500 convertiti; 6/7.000 persone che stanno facendo un percorso di fede che li porterà al battesimo.

Tutto nasce nel 1950 con un volantino offerto ad una donna sinta manouche in Francia, nella città di Lisieux. Questa donna aveva una bambino gravemente ammalato, licenziato dai medici con una triste frase: “La scienza non può fare più nulla, signora. Si consolerà con altri figli!”.

Estratto dalla tasca il volantino questa povera sinta manouche, analfabeta, se lo fece leggere da un?altra donna, dopodiché andò nella Chiesa Evangelica dove il pastore pregò per suo figlio.

E a Lisieux avvenne il primo miracolo nel nome di Gesù fra i Sinti. Così, forte di questa esperienza, la famiglia Reinhardt, cominciò a testimoniare ai suoi numerosi parenti.

La Missione Evangelica tra i Sinti Italiani nasce alla fine degli anni ?80 con lo scopo di raggiungere in particolare le popolazioni sinte ma offrendo il Messaggio Evangelico a tutte le persone che si vogliono avvicinarsi al Signore, senza alcuna distinzione. All’inizio la Missione era unita con la M.E.Z. guidata da Pastori Rom Kalderash e Lovara ma da alcuni anni le due Chiese sono divise.

Attualmente la M. E. Z., guidata dai Pastori Sinta (sul termine “Zigana” sembra che ci sia la volontà di cambiarlo ma bisogna trovare un termine non escludente) ha raggiunto le comunità sinte sparse per tutta l’Italia, attraverso proprio incontri come quello che si sta tenendo a Mantova.

La partecipazione è molto ampia e moltissime famiglie raggiungono i Convegni anche facendo tantissimi chilometri. In questi vent?anni moltissime persone si sono convertite all?Evangelo e partecipano assiduamente ai culti religiosi.

La Missione svolge il suo compito religioso e spirituale per mezzo della Parola di Dio: ?Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato»? (Marco, capitolo 16, versetti 15 e 16). Inoltre, la Missione svolge un compito sociale aiutando le persone a risolvere i propri problemi anche di dipendenze.

L’antropologo Leonardo Piasere è stato uno dei primi ad accorgersi dell’enorme trasformazione che stava avvenendo nelle comunità sinte e rom italiane. Infatti la Missione ha iniziato a cambiare in queste comunità l’approccio politico nei rapporti con la società maggioritaria, in senso numerico.

Mentre prima era dominante in tutte le comunità sinte e rom un approccio politico acefalo e strutturato a polvere, con la nascita della M.E.Z. si è avuto un cambiamento. Non si nasconde più il proprio essere Sinti o Rom, muovendosi in piccoli e piccolissimi gruppi ma al contrario ci si espone in massa, proprio attraverso i convegni religiosi.

Inoltre, la M. E. Z. è la prima istituzione costituita e gestita interamente da appartenenti alle minoranze sinte e rom. Forse questo è il cambiamento più eclatante in Italia, dove queste popolazioni sono sempre state ridotte al silenzio, in tutti i sensi.

Certo in Francia la situazione è ben diversa con Ministri della Repubblica che partecipano agli incontri della M. E. Z., come quello che si può vedere nella foto aerea ma anche in Italia incominciano a vedersi alcuni risultati.

Alcuni Sindaci rispondono positivamente agli inviti dei Pastori e gli stessi Pastori stanno maturando il bisogno di intervenire direttamente nel contrasto delle evidenti discriminazioni con lo scopo di costruire patti sociali condivisi con il Governo, gli Enti Locali e le Istituzioni.

Riferimenti: La MEZ a Mantova, comunicato stampa

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Roma, camminare lungo gli argini (e i margini) della città

29 Maggio 2007 Commenti chiusi


Camminare per attraversare i confini sociali della metropoli, per scoprire nuove forme di urbanità, per vedere e capire l’altro lato della città. Camminare come pratica estetica, fare arte. Camminare per incontrare nuove tribù metropolitane. Camminare per perdersi.

Camminano, gli studenti della facoltà di architettura dell’università Roma Tre. Lo fanno da un po’, almeno da quando alcuni dei loro docenti, membri del gruppo Stalker – Osservatorio Nomade (“Stalker”, dal titolo di un film di Andrei Tarkovski), hanno dato vita ad un corso di Arte Civica dedicato al viaggiare “attraverso i territori attuali”, ovvero i margini interni delle nostre città, gli spazi ritagliati negli interstizi delle metropoli, fratture urbane in cui vivono migliaia di persone: sotto un ponte, accanto ad un’autostrada, sulla riva di un corso d’acqua, nelle baracche, in tende da campeggio, nelle roulottes di un campo nomadi.

Lo fanno anche per spiegare ai loro concittadini come, in tempi di sgomberi e di “patti per la sicurezza”, si possa vivere insieme e capirsi l’un l’altro.

Il viaggio dei giovani architetti in erba, guidati dal responsabile del progetto Francesco Careri ed accompagnati da scrittori, sociologi, urbanisti, antropologi, quest’anno inizia dalla foce del Tevere e si conclude a nord della Capitale, verso il ponte di Castel Giubileo, sul grande raccordo anulare.

Titolo del percorso: “sui letti del fiume”. Ieri li abbiamo seguiti, per una passeggiata da ponte Milvio in su, stretti tra la via Flaminia e la riva occidentale, il fiume come unico punto di riferimento, unico appiglio per orientarsi: ti scorre vicino, puoi sentirlo, ti dice dove si trova e dove ti trovi, sempre che non ci finisci dentro.

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La foto è di Barbara Dovark

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Trieste, accordo tra Regione e Comune per due nuovi "campi nomadi"

29 Maggio 2007 Commenti chiusi


“La realizzazione sul Carso triestino di un campo per nomadi stanziale e di uno di transito è l’oggetto di un accordo quadro sottoscritto oggi dall’assessore regionale alle Autonomie Locali, della regione Friuli Venezia Giulia, e dal sindaco di Trieste”.

L’accordo prevede “un intervento territoriale integrato, considerato di valenza strategica e inserito nel Piano regionale di valorizzazione territoriale. All’atto della firma è stato sottolineato che per la Regione si tratta di dare concretamente avvio, nel rispetto della programmazione del Comune di Trieste, ai progetti previsti dalla legge regionale 1/2006 relativa ai -Principi e norme fondamentali del sistema Regione-Autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia-.

Il sindaco ha confermato che l’accordo odierno fornisce a Trieste la possibilità di immettersi, da questo punto di vista, in un percorso di legalità. La Regione finanzierà le opere con 730 mila euro, il Comune con 50 mila. L’approvazione del progetto esecutivo è prevista entro il 31 marzo 2008, l’inizio dei lavori entro il 31 luglio 2008 e la conclusione dei medesimi entro il 31 ottobre 2009.

L’area individuata per i due campi è adiacente alla statale 202 ed è stata divisa in un campo stanziale e in un campo di transito. Il campo stanziale sarà di 5.220 metri quadrati, quello di transito di 7.260; entrambi saranno dotati di un’area di sosta e eservizi.

Il Campo di transito avrà 5 aree di sosta con acqua e colonnina di distribuzione dell’energia e potrà quindi accogliere sino a 5 gruppi di etnie diverse. Dotato di una reception, sarà completamente recintato e vi si accederà da una strada che già esiste e di cui è prevista la sistemazione.

Per quanto concerne il campo stanziale, sarà anch’esso recintato e raggiungibile dalla SS 202 attraverso un accesso autonomo. Poiché vi è previsto l’insediamento di un’unica etnia, l’area di sosta e servizi sarà in comune”, lo si legge in un comunicato della regione Friuli Venezia-Giulia.

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Chiasso (Svizzera), stop agli aiuti per il rientro ai cittadini UE

29 Maggio 2007 Commenti chiusi


L?Ufficio federale delle migrazioni ha deciso di sopprimere i 700 franchi versati come aiuto al rientro per i richiedenti l?asilo respinti provenienti dall?Unione Europea.

Il motivo, ha spiegato Klara Turtschi dell?ufficio delle migrazioni, è dovuto al fatto di voler evitare gli abusi di cui ultimamente la comunità rom si è resa responsabile.

Dall?inizio del 2007, 205 Rom rumeni hanno chiesto l?asilo: 195 in più rispetto allo stesso periodo dell?anno scorso. D?ora in avanti sono previsti solo 50 franchi per le spese di viaggio.

Riferimenti: Il Centro Asilanti di Chiasso

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Roma, intervista a Hamidovic Nedzad

28 Maggio 2007 1 commento


Nell?intervista apparsa il 23 Maggio sul quotidiano RomaOne Hamidovic Nedzad, Presidente della Cooperativa “Rom Bosnia Herzegovina”, dichiara tutta la sua contrarietà al progetto di costruire quattro grandi ?campi nomadi?.

Il progetto è anche fortemente avversato dalla sinistra radicale e dalle associazioni rom che operano nella città di Roma. Il timore è quello che si verifichi un aumento della tensione sociale.

Se i Rom venissero obbligati a trasferirsi fuori da grande raccordo anulare (come l’insediamento di via del Salone) finirebbero per spostarsi nuovamente in città.

Secondo le parole del Presidente di “Rom Bosnia Herzegovina”: “questo progetto finirebbe per escluderci ulteriormente dalla società”, “nessun Municipio ci vuole e la costruzione di nuovi insediamenti andrebbe ad aumentare la tensione”.

Ringraziamo RomaOne che ha offerto ai suoi lettori la voce di un rappresentante Rom.

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Verona, dalle prime proiezioni il leghista Tosi è il nuovo Sindaco

28 Maggio 2007 Commenti chiusi


Le prime proiezioni dopo la chiusura delle urne, avvenuta alle ore 15.00, per le elezioni amministrative a Verona indicano Flavio Tosi, candidato unico della Casa della Libertà, al 55%. Il Sindaco uscente del centro sinistra, Zanotto, viene accreditato al 37,3%.

Ricordiamo a tutti i lettori di sucardrom che il leghista Flavio Tosi è stato condannato per propaganda di idee fondate sulla superiorità razziale con sentenza del Tribunale d?Appello di Venezia, il 1 febbraio 2007.

La foto è scaricata da un sito della Lega Nord ed è dedicata al Procuratore Capo di Verona, Guido Papalia, noto per la condanna dei 6 Militanti Leghisti Veronesi.

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Roma, il Prefetto Serra vuole un accordo da AN al PRC per "educare" i Rom

28 Maggio 2007 Commenti chiusi


Sconvolgente dichiarazione resa dal Prefetto Serra a Repubblica e pubblicata nelle pagine dedicate alla Capitale, il 24 maggio 2007. Secondo il Prefetto di Roma «Solo eliminando le cause della devianza e del degrado possiamo tentare una vera opera di educazione sociale che porta all´integrazione».

Una commissione di quattro persone dovrà decidere del futuro delle poche migliaia di Rom e Sinti, presenti nella Capitale. In contemporanea l’Assessore Raffaella Milano responsabile delle politiche sociali, ha annunciato l?apertura di un «tavolo di lavoro congiunto per la realizzazione di interventi per le comunità rom e sinte della capitale».

Al confronto verranno chiamati – spiegano dal Comune non solo soggetti istituzionali ma anche rappresentanti dell?associazionismo e del volontariato tra cui Arci Solidarietà, la Comunità di Sant?Egidio, e il Servizio rifugiati e migranti. L?obiettivo è quello di concordare la via possibile per coniugare la «promozione della inclusione sociale e il rispetto della legalità».

Certo siamo tutti d’accordo nell’eliminare gli insediamenti fatiscenti e cancellare la vergogna di uomini, donne e bambini costretti a vivere ai limiti del Tevere. Ma chiediamo a Serra e al Comune di Roma: pensate davvero che i Rom e i Sinti debbano essere “educati”?

Oggi noi crediamo che partendo dal Ministro Amato fino ad arrivare all’Assessore Raffaella Milano, passando per Serra e Veltroni, sarebbe indispensabile offrire un corso di formazione sulla Costituzione Italiana, le Leggi italiane ed europee con lo scopo di educare questi uomini e queste donne che dispongono della vita di altri uomini e donne, ai concetti fondanti del nostro essere civiltà.

I Rom e i Sinti non hanno bisogno di essere “educati” ma hanno bisogno che gli si riconoscano i diritti fondamentali che questi uomini di governo e delle istituzioni hanno goduto da quando sono nati: a partire dal diritto di partecipazione diretta.

In foto la mappa della Roma dei “campi nomadi”

Riferimenti: Svegliati Europa, l?Italia è tornata al 1940

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