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Archivio Marzo 2007

La salute precaria dei bambini Rom

30 Marzo 2007 2 commenti


Lorenzo Monasta, collaboratore del Centro di Ricerca Azione contro la Discriminazione di Rom e Sinti (osservAzione), ha portato a termine un importante studio di epidemiologia comunitaria sulla salute dei bambini da 0 a 5 anni nei “campi nomadi” d’Italia.

“Il problema fondamentale della ricerca epidemiologica? spiega Lorenzo Monasta ?su gruppi genericamente definiti “zingari” è il forte pregiudizio che pregna la nostra società e che incide negativamente sulla qualità della ricerca. È chiaro, infatti, che la ricerca non si sviluppa nel vuoto, e che la scienza riflette, in termini positivi e negativi, valori e assiomi impliciti propri della società maggioritaria”.

La prevalenza di alcune patologie come bronchiti, asma e diarrea tra i piccoli rom è sensibilmente più alta della media italiana. I fattori ambientali incidono su diversi aspetti della salute dei bambini e la lunga permanenza nei campi non fa che aggravarne gli effetti.

Il sovraffollamento di baracche e container, la presenza di ratti, l’acqua stagnante, le condizioni strutturali delle abitazioni, il difficile accesso ai servizi igienici, l’uso di fornelli e stufe a legna e i fumi delle zone industriali che spesso si trovano nelle vicinanze degli insediamenti, contribuiscono tutti a produrre queste patologie.

La ricerca condotta da Monasta ha posto al centro i bisogni e gli interessi dei residenti dei campi, infatti è proprio a partire dalle loro richieste che si sono definiti i cardini del lavoro.

“La ricerca – dice l’autore – si è concentrata sulle priorità espresse dai residenti dei campi: la salute dei loro bambini e come questa fosse influenzata dalle condizioni di vita nei campi”. E la ricerca ha finito col confermare la validità delle preoccupazioni dei genitori rom

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Intervista a Dijana Pavlovic’

30 Marzo 2007 Commenti chiusi


Dijana Pavlovic’ è una romnì serba nata a Vrnjacka Banja nel 1976. Dopo aver studiato all’Accademia di Arte Drammatica di Belgrado, nel 1999 si è trasferita in Italia dove lavora come attrice e mediatrice. Nell?intervista rilasciata su OsservAzione, racconta il suo punto di vista su alcuni temi.

Per primo quello del ?problema nomadi?. Questo luogo comune, spiega Dijana, è usato a livello mediatico per mettere paura e suscitare la diffidenza dei cittadini. Ciò serve per creare paura e poter strumentalizzare la situazione a livello politico

Grazie alle aperture del governo verso i Rom e i Sinti questo sembra il momento per ottenere una risposta seria alle esigenze superando i luoghi comuni. Si devono affrontare le esigenze del popolo romanò senza assistenzialismo e carità ma con argomenti concreti come il lavoro, lo status abitativo e la scolarizzazione.

Come è avvenuto a Mantova, spiega Dijana, le associazioni devono dare spazio alle iniziative dei Rom e dei Sinti riservando loro un ruolo politico primario. In questo senso la partecipazione è fondamentale.

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Roma, morte accidentale di un cittadino invisibile

30 Marzo 2007 Commenti chiusi


Sui giornali di sabato, un comunicato del garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà del Comune di Roma, Gianfranco Spadaccia, riferiva così la morte di Paolo: «Un rumeno, detenuto nel carcere di Regina Coeli, è morto questa notte per cause imprecisate nell’ospedale Santo Spirito, dove era stato ricoverato con urgenza nell’estremo tentativo di salvarlo.

Il cittadino rumeno, tossicodipendente, era detenuto per rapina, aveva numerosi precedenti penali ed era sotto osservazione psichiatrica per aver incendiato in passato la propria cella. Si trovava per questo in una cella dove era sorvegliato a vista».

La nota prosegue: ?Il detenuto non aveva ingerito le medicine che il medico gli aveva prescritto e aveva rigettato il cibo consumato la sera precedente.?

In tutto questo, l?unica cosa certa è che Paolo, a Regina Coeli, lo conoscevano bene. Vi aveva trascorso alcuni anni, scontando un cumulo di condanne relative a una serie di piccoli furti commessi da minorenne. Lo conoscevano a tal punto da affidargli il ruolo di cuoco, nella cucina del carcere.

E conoscevano perfettamente i suoi problemi di salute, visto che, durante la detenzione, era stato più volte operato per la grave patologia che lo affliggeva dalla nascita e che lo ha costretto a oltre 20 interventi chirurgici, per regolare la valvola e il catetere che collegavano il suo cervello ai reni.

Allo stesso modo, non era un mistero l?origine di Paolo. Il magistrato che ha disposto l?autopsia – a cadavere ancora caldo, con tanta tempestività da non dare modo ai familiari, stravolti e increduli, di nominare un perito di parte – scrive a chiare lettere che Paolo era nato in Francia, 26 anni fa. Tutta all?interno del recinto di Schengen, dunque, la breve esistenza di questo giovane rom, trasferitosi in Italia in tenera età e vissuto a Roma per 22 anni.

Messo in libertà l?estate scorsa, Paolo era stato ripreso dalla polizia con l?imputazione di non essersi allontanato dal territorio nazionale, ai sensi della Bossi-Fini. Per andare dove? La Jugoslavia, dove sono nati i genitori, non esiste più, e Paolo nei Balcani non ha mai messo piede. Scarcerato dal giudice, è stato nuovamente arrestato dieci giorni fa, con l?accusa di ricettazione.

Prima che la bara venisse chiusa, lunedì mattina i familiari e gli amici hanno potuto notare, sulla tempia destra di Paolo, un vistoso ematoma. Il pensiero è corso subito a quella valvola, a quel delicatissimo catetere, all?emorragia interna che lo ha probabilmente ucciso – e che difficilmente le pastiglie prescritte dal medico del carcere avrebbero potuto arrestare. E alle cause di tutto questo, anche perché i familiari affermano di non spiegarsi il labbro tumefatto, le escoriazioni alla mano sinistra…

Non tira una buona aria, a Roma, per i rom. Sono mesi che si succedono gli sgomberi nei campi, perfino in quelli attrezzati del Comune, con modalità analoghe a quelle praticate da Rutelli nell?anno del Giubileo, per le quali l?Italia incassò una sonora condanna dalla Corte dei Diritti Umani di Strasburgo. E adesso la morte in carcere di un ragazzo presentato come ?rapinatore rumeno affetto da disturbi psichiatrici? e seppellito in fretta e furia.

La sua fine riproduce un archetipo classico: la morte di Ettore, il protagonista di ?Mamma Roma? di Pier Paolo Pasolini. Pasolini conosceva bene la borgata in cui Paolo è cresciuto; vi registrava vicende che si riproducono, immutate, ai giorni nostri. Storie tragiche, di gente senza diritti, come Paolo Jovanovi, cittadino invisibile d?Europa, fratello di Ettore e Accattone.

Roberto Pignoni
Karaula MiR – MigrazioniResistenze

Ringraziamo Piero Colacicchi di osservAzione per la segnalazione

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Rom e Sinti Insieme, interviene Santino Spinelli

29 Marzo 2007 1 commento


L’incontro di Mantova ha dimostrato che i Rom e Sinti possono essere autonomi. L’autonomia che significa libertà di confronto, di espressione e di decisione è la grande nemica delle organizzazioni “pro-zingari” che hanno avuto il demerito di creare “Ziganopoli”, un sistema di controllo e di sfruttamento di Rom e Sinti.

Occorre, certo crescere, l’incontro lo ha dimostrato, sono ancora molti coloro che non sono ancora coscientizzati, che hanno una visuale molto parziale delle problematiche legate al nostro mondo e che ancora annaspano sul concetto di identità.

Occorre ancora far capire che se il sistema “Ziganopoli” è ancora imperante è dovuto principalmente ai Rom e Sinti stessi che collaborano con le associazioni “pro-zingari” che per un minimo vantaggio personale “vendono” la “causa” dimostrando di non avere ideali ma solo ambizioni spicciole che resteranno vane: non si può stare con un piede in cinque staffe o far sfoggio di essere Rom o Sinti solo durante le riunioni pubbliche!

Le organizzazioni “pro-zingari” senza Rom e Sinti non avrebbero più ragione di esistere e di sfruttare la situazione. Occorre certo dimostrare chiarezza, posizioni nette, chiare e trasparenti e onestà di intenti al nostro interno soprattutto per i più giovani che navigano nel marasma della confusione e quindi più inclini ad essere addescati dai soliti “amici”, ma il dado è tratto!

Per quanto riguarda la proposta di legge bisogna stare molto attenti al termine “tutela”, non è un caso che la stessa proposta inizia con “La Repubblica tutela…” rivelando il vero intento di chi l’ha promossa: rafforzare il controllo su Rom e Sinti e il loro sfruttamento.

La tutela infatti sottende che ci sia un Tutore assistenzialista, che guarda caso sono sempre le stesse organizzazioni pro-zingari. Beneficiari e destinatari della legge sono coloro che la promuovono!

Attenzione anche al concetto di nomadismo che è la principale causa della segregazione razziale e del conseguente degrado di cui i Rom e Sinti sono vittime. Occorre potenziare vere politiche culturali che vedano realmente protagonisti Rom e Sinti: viceversa la nostra cultura è vittima oggi delle politiche di chicchessia e i Rom e Sinti manipolati ingenuamente.

E’ sintomatico che per gli androni dei diversi ministeri dove si decide dell’avvenire del nostro popolo si aggirano sempre i soliti individui che si arrogano il diritto di rappresentarci pur sapendo che esistono associazioni di Rom e Sinti oltre che intellettuali capaci di essere rappresentativi.

Occorre smascherare e denunciare con forza, coraggio e determinazione questi individui ripugnanti che pretendono di continuare a sfruttare la situazione deleteria di moltissimi Rom e Sinti che sono costretti loro malgrado a vivere in condizioni disumane!

Per questi motivi è importante unirsi in maniera autonoma per diventare un interlocutore propositivo presso le istituzioni, ovviamente con la collaborazione di amici Gage che però noi scegliamo: persone oneste mosse da sinceri intenti di solidarietà che con noi vogliono combattere questo sistema corrotto che non rende giustizia alla dignità del nostro popolo.

But baxt sa sastipè!

Alexian Santino Spinelli

Riferimenti: Alexian Santino Spinelli

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Quartu Sant’Elena (CA), teppisti lanciano bombe molotov contro i Rom

29 Marzo 2007 Commenti chiusi


Pesante atto intimidatorio a poche ore dalla partenza dei quaranta immigrati Rom che avevano trovato alloggio a pochi passi da una delle spiagge più belle del litorale.

La comunità rumena, da giovedì scorso insediata in un terreno privato lungo la costa, ieri è tornata a casa, in Romania, grazie agli aiuti di Caritas e Provincia ma prima ha dovuto fare i conti con una pesante intimidazione.

Alcuni teppisti, intorno alla mezzanotte di lunedì, hanno provato a spaventare le dodici famiglie che già dormivano nelle case occupate abusivamente all’interno del terreno, con tre bottiglie piene di benzina lanciate senza scrupolo in mezzo ad adulti e bambini.

Solo il tempestivo intervento dei vigilantes del Comune e degli stessi rumeni, che hanno spento immediatamente le fiamme, ha evitato una tragedia. Subito sono arrivati anche i carabinieri ma dei teppisti, che qualcuno ha visto fuggire a bordo di un ciclomotore, non è rimasta traccia.

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Svizzera, costa troppo riconoscere ai Rom e ai Sinti la convenzione ILO n. 169

29 Marzo 2007 Commenti chiusi


La Convenzione 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) fissa i diritti dei popoli indigeni e tribali. Diciotto Stati l’hanno ratificata, ma non la Svizzera ne tanto meno l’Italia. Il governo elvetico si riconosce nei principi generali della convenzione, ma teme che una ratifica comporti nuovi obblighi nei confronti delle minoranze sinte e rom. Un gruppo di organizzazioni non governative lo invita però alla coerenza.

«La situazione giuridica e pratica in Svizzera non corrisponde alle esigenze poste dalla convenzione 169», osserva Christian Sieber, collaboratore scientifico della Segreteria di Stato dell’economia (SECO). «Una ratifica renderebbe necessarie misure in favore dei nomadi a livello federale, cantonale e comunale».

Finora la convenzione 169 (C169) è stata ratificata per lo più da Stati dell’America latina, che hanno così riconosciuto i diritti degli indigeni che abitano sul loro territorio. Alla convenzione hanno aderito anche paesi europei come la Norvegia e la Danimarca, dove vivono minoranze indigene (i saami e gli inuit).

Inizialmente la stessa OIL riteneva che la convenzione dovesse essere ratificata solo dagli Stati in cui vivono popolazioni indigene o tribali. Nel corso degli anni Novanta, anche grazie all’interessamento dell’ONU, si è però fatta strada l’idea che la protezione dei diritti degli indigeni fosse una questione di rilevanza internazionale.

Il primo paese a trarre le conseguenze di questo nuovo approccio è stato l’Olanda, che ha ratificato la convenzione nel 1998. Nel dicembre del 2006 l’ha seguita anche la Spagna.

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Riferimenti: La Convenzione ILO 169 su popoli indigeni e tribali

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Reggio Emilia, le minoranze sinte e rom nel dibattito sul partito democratico

29 Marzo 2007 Commenti chiusi


Il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio è intervenuto il 10 marzo al Centro Internazionale Malaguzzi ponendo alcuni temi di riflessione per il Partito Democratico. Uno dei tre temi posti è sull’eguaglianza e Graziano Delrio (in foto) ha fatto esplicitamente riferimento alle minoranze sinte e rom. Di seguito un breve sunto dell’intervento.

?Il tema dell?uguaglianza. Non possiamo non lavorare su questo tema nel Partito democratico, non c?è solo il problema tariffario dei telefonini. Sento l?urgenza di sentire riflettere nel Pd sul principio dell?uguaglianza, delle culture delle razze e delle persone.

Perché a Reggio Emilia, nella città e nella provincia di Reggio Emilia, il problema della difficoltà della convivenza è un problema che sta diventando esplosivo. E? chiaro che questo fenomeno lasciato a sé non porterà a niente.

C?è bisogno di politica, di una politica che dice la visione dell?uomo, delle persone dei popoli e della gente. Il riformismo vero si misura anche su queste basi culturali. Non voglio fare un Partito democratico che sia uno scimmiottamento della cultura berlusconiana. Voglio fare un’altra cosa?.

?E? evidente che il tema dei nomadi che affronteremo lunedì attinge soprattutto a questo assunto, tema che vuol anche dire spendere un po? meno soldi per riparare un campo nomadi, perché spenderei 800mila euro a riparare il campo nomadi di via Gramsci e che spenderei dieci volte meno per un progetto individualizzato che porta legalità e famiglie a un patto vero di cittadinanza.

Ma bisogna aver voglia di ritenere che l?articolo della Costituzione valga per tutti, cioè che la Repubblica ha il dovere di creare le condizioni di uguaglianza. La politica ha questo dovere. E non mi interessa fare il Partito democratico se queste cose non entrano nel dibattito?.

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Milano, i parassiti della politica

29 Marzo 2007 Commenti chiusi


Il 5 marzo è stato pubblicato un intervento su La Repubblica – Milano che è già stato riportato da Mahalla ma che ci è sembrato molto significativo ed interessante. Lo riproponiamo per aiutare tutti a riflettere su quanto è successo ad Opera (MI). Sotto l’aspetto giudiziario è da segnalare l’articolo del Corriere della Sera che riferisce sulle indagini avviate dai Carabinieri. Di seguito l’intervento di Davide Romano (in foto).

Quando si parla di Sinti e di Rom non si può non parlare dei parassiti: come chiamare altrimenti quei politici che montano campagne anti-Rom e vellicano gli istinti più subdoli della gente, pur di rubare qualche consenso elettorale in più?

Il bello è che ? proprio loro ? accusano i Rom di essere gente che vive alle spalle degli altri. La storia insegna che spesso nella accuse agli altri c´è qualcosa di autobiografico: pensiamo ai nazisti che contestavano assurdamente agli ebrei di sentirsi una “razza” superiore, mentre essi stessi facevano del mito della superiorità della “razza ariana” il fondamento ideologico del nazionalsocialismo.

La vicenda del rogo del campo nomadi di Opera è esemplare dell´Italia di oggi, dove la logica egoistica del nimby (not in my back yard, non nel mio giardino) è sempre più protagonista.

Se poi all´egoismo aggiungiamo la storica intolleranza verso una minoranza contro cui tutto è concesso, ecco che abbiamo gli elementi all´origine della distruzione di quell´insediamento, legale, che doveva ospitare 77 persone, per più di metà bambini.

Ma il problema dei Rom non è solo politico, come ha splendidamente spiegato Gad Lerner il primo marzo su questo giornale, è anche culturale. Un presidio anti-Rom non sarebbe mai potuto nascere senza un pregiudizio negativo ben saldo nei cuori e nelle menti di molti italiani. Sarebbe stato infatti impensabile nei confronti di un campo di rifugiati ebrei o africani.

Quando si parla di Sinti e di Rom, persino i freni inibitori del linguaggio svaniscono. In un certo senso guardare ai Rom ci libera, facendo uscire quanto di peggio abbiamo nella nostra anima.

Il linguaggio spesso usato contro i Rom e i Sinti meriterebbe uno studio psicologico. C´è chi teme la loro sporcizia, chi i loro furti, altri ancora hanno l´angoscia del (mitologico) rapimento di bambini. Ognuno insomma, su quello schermo senza filtri etici può proiettare le proprie angosce personali, al riparo dalle normali convenzioni sociali.

In un paese dove si iniziano a rispettare le diverse religioni e identità, i Rom sono rimasti gli unici contro cui è lecito dire di tutto. Per questo è necessario stilare un´agenda sul da farsi per agevolare un loro inserimento nel tessuto sociale, a partire dalla creazione di uno specifico Assessorato all´Integrazione.

L´integrazione dei Rom, come quella degli immigrati in generale, necessita di una programmazione di lungo periodo, con strutture istituzionali che diano continuità a un lavoro così importante. L´impegno della Giunta nel campo dell´integrazione deve dipendere il meno possibile dagli interessi dell´Assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali di turno.

Meglio evitare che tutto il buon lavoro svolto fino a ora possa andare perduto il giorno in cui l´assessore Moioli (della Giunta di Letizia Moratti, N.d.R.) venisse sostituita da qualcuno poco interessato alle politiche sociali verso i non italiani.

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Una razza: quella Umana (One race: Human race)

29 Marzo 2007 Commenti chiusi


Presentiamo la prima parte della relazione “La razza tra scienza e mito” proposta il 21 Marzo, giornata mondiale contro il razzismo da Diego Saccani, Daiana e Manuel Gabrieli che svolgono l’anno di Servizio Civile all’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova.

La giornata di studi promossa da Sucar Drom, dall’Istituto di Cultura Sinta e patrocinata dalla Provincia di Mantova, ha risposto all’appello di United Against Racism e ha visto l’intervento di Nando Sigona, ricercatore dell’Università di Oxford e fondatore di OsservAzione.

La relazione, che si apre con una citazione di Ashley Montagu, aveva lo scopo di mostrare come l’idea di razza sia vicina al mito e lontana alla scienza, che la razza umana è una sola e che il concetto di razza è una invenzione recente connessa con lo sfruttamento della schiavitù. Inoltre si dimostra come le lingue Rom e Sinte per la loro caratteristica di oralità, hanno sofferto la differenza da una lingua standard a cui negli stati moderni corrispondeva anche una nazione.

Parte Prima
Una razza: quella Umana (One race: Human race)

“L?idea di razza è uno dei miti più pericolosi e più tragici del nostro tempo. I miti sono tanto più efficaci e pericolosi quanto meno se ne riconosce la vera natura. Molti di noi si compiacciono nel ritenere che siano i popoli primitivi a credere nei miti, mentre noi ce ne siamo completamente liberati.

Noi possiamo essere convinti che il mito sia una spiegazione fallace che conduce alla delusione e all?errore sociale, ma di solito non ci rendiamo conto che noi stessi condividiamo con tutti gli uomini di ogni tempo e luogo la facoltà di creare miti (mitopoiesi), che ognuno di noi ha la sua scorta di miti, derivata dal patrimonio tradizionale della società in cui viviamo.

Nei tempi antichi credevamo nella magia, nell?ossessione, negli esorcismi, nelle forze soprannaturali buone o cattive, e ancora in tempi recenti credevamo nella stregoneria. Oggi molti di noi credono nella razza. La razza è la stregoneria del nostro tempo; il mezzo col quale esorcizziamo i demoni. E? il mito del giorno d?oggi; il mito più pericoloso dell?uomo.” Ashley Montagu, 1966

Il genoma umano è molto meno variabile di quello della maggior parte delle specie sulle quali disponiamo di informazioni genetiche. Nell?uomo solo una coppia di basi su mille è diversa da un individuo all?altro. Geneticamente noi esseri umani siamo simili al 99,9%, il che implica una differenza minima rispetto allo standard delle altre specie. Questa mancanza di variazione non si riscontra nemmeno fra i nostri parenti più prossimi: scimpanzè gorilla e oranghi hanno una variabilità all?incirca pari a 3,2 e 3,5 volte la nostra

Con i risultati ottenuti dall?analisi del DNA mitocondriale e del cromosoma Y è chiaro perché gli esseri umani sono tanto simili. L?antenato comune a tutti noi visse in tempi recentissimi: circa 150000 anni fa. Un tempo insufficiente perché le mutazioni possano introdurre variazioni sostanziali.

Una scoperta inaspettata fu che l?esigua variazione genetica esistente nella nostra specie non è correlata se non in minima parte alla razza.

I risultati di Cann e Wilson sulla migrazione degli esseri umani dall?Africa, affermano che è avvenuta in tempi recentissimi, mentre prima si dava per scontato l?isolamento dei gruppi umani. Sulla base del modello di Pualing-Zuckerlandl, secondo il quale l?entità della divergenza genetica tra popolazioni è funzione al tempo di isolamento, l?isolamento prolungato avrebbe permesso l?accumulo di consistenti differenze genetiche.

Alla luce degli studi di Cann e Wilson, e cioè che il nostro antenato comune è ben più recente, è chiaro che non è intercorso abbastanza tempo perché potessero prodursi divergenze significative. Quindi sebbene alcune differenze genetiche come il colore della pelle siano manifeste nei diversi gruppi, quelle della razza tendono ad essere molto limitate.

La maggior parte della nostra esigua variazione genetica è in realtà distribuita in modo uniforme in tutte le popolazioni: c?è la stessa probabilità di trovare una particolare variante genetica in una popolazione africana e in una europea. La variazione genetica è insorta prima che gli esseri umani moderni migrassero dal continente africano. Essa era già presente nei gruppi che in seguito colonizzarono il resto del mondo.

Le ricerche condotte in ambito del progetto genoma hanno stabilito che solo il 2% del nostro DNA codifica i geni e ciò indica che almeno il 98% della variazione umana risiede in regioni del genoma nelle quali non ha nessuna funzione.

Poiché la selezione naturale è assai efficace nell?eliminare mutazioni che toccano parti funzionalmente importanti del genoma (i geni) le variazioni tendono ad accumularsi nelle regioni non codificanti (DNA spazzatura). Non solo la differenza genetica tra umani è piccola: le differenze reali che ne derivano sono ancora più insignificanti.

La maggior parte di differenze consistenti che si osservano fra gruppi umani, come il colore della pelle, è probabilmente frutto della relazione naturale. Con la perdita del pelo corporeo, il pigmento divenne necessario per proteggere le cellule cutanee dalle radiazioni solari ultraviolette. La melanina riduce il danno da UV.

La selezione naturale ha favorito l?acquisizione della pelle scura per evitare il cancro, le ustioni e le infezione che derivano dalla esposizione ai raggi del sole. Le popolazione che vivono ad alte latitudini hanno perso la melanina, a causa della vitamina D3 essenziale per la cooptazione del calcio, a sua volta indispensabile per la robustezza delle ossa.

Quando i nostri progenitori uscirono dall?Africa spostandosi in ambienti caratterizzati da una accentuata variabilità stagionale, la selezione naturale potrebbe aver favorito gli individui di pelle chiara.

Bibliografia

Cann R. L., Stoneking M. e Wilson, A.C., 1987, Mitochondrial DNA and human evolution, Nature, pg. 31?36

Montagu e Ashley, 1966, La razza. Analisi di un mito, Torino, pg. 21 [ed. or. Man?s most dangerous Myth. The Fallacy of Race, New York, 1952]

Zuckerkandl E. e Pauling L., 1962, Molecular disease, evolution and geneticheterogeneity, in Horizons in Biochemisty (B. M. & Pullman, B., eds.), pg. 189-225, Academic Press, London

Riferimenti: 21 marzo 2007, cittadinanze imperfette

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Bologna, la musica sinta in una tesi al D.A.M.S.

28 Marzo 2007 3 commenti


Congratulazioni da tutti noi di sucardrom a Luca Zerbinati che si è laureato al D.A.M.S (Discipline di Arte Musica e Spettacolo) di Bologna con un tesi dal titolo ?La musica dei sinti italiani. I musicisti sinti estrajxaria delle famiglie Gabrielli e Held?.

La tesi del dottor Luca Zerbinati consiste in una ricerca sul repertorio dei musicisti sinti tradizionali. È stata svolta una ricerca sul campo per raccogliere le fonti audio e video che sono poi state trascritte in notazione musicale ed analizzate per mettere in luce gli elementi stilistici più caratterizzanti.

Oltre a questa parte tecnica si è cercato di far luce sulla tendenza dei musicisti sinti ad assorbire la musica della cultura maggioritaria modificandola per adattarla al proprio stile, in particolare per quanto riguarda il repertorio della ciarda ungherese, considerata come una sorta di punto di riferimento stilistico. Si è anche tenuto conto della questione sollevata da Ferenc Liszt nel XIX secolo con il testo ?Des bohemiennes e de leur musique en Hongroie? e dai successivi studi di Bèla Bartòk.

In questo senso quindi è stato fatto un confronto tra le versioni sinte di alcuni brani e le versioni di autori classici come Johannes Brahms e Vittorio Monti con un?attenzione particolare al brano ?Triste domenica? di Reszo Seress: dall?analisi strutturale di questo brano infatti si sono raccolte interessanti informazioni storiche su scambi culturali esistenti tra i sinti estrajxaria e i rom ungheresi almeno fino agli anni ?30 del XX secolo e non limitate al periodo dell?impero austro-ungarico come si pensava sulla base del testo di Balint Sàrosi ?Gypsy music?.

Infine è stato preso in esame il rapporto della musica con la società sinta e il significato che questa assume nella vita dei sinti. Di seguito la presentazione del lavoro di Luca Zerbinati.

Il presente studio intende prendere in esame il repertorio musicale dei sinti italiani, in particolare del sottogruppo teich etrajxaria, e coprire, almeno in parte, il vuoto di scritti riguardanti l?argomento.

A questo scopo è stato svolto un lavoro di ricerca sul campo a stretto contatto con la comunità sinta della zona di Bolzano. Frutto di tale lavoro, insieme alle preziose informazioni sullo stile di vita, la concezione del mondo e le occasioni nelle quali si esegue musica, sono anche alcuni documenti audio e video.

I musicisti interessati appartengono a due famiglie di musicisti unanimemente considerate tra le più autorevoli per quanto riguarda la musica tradizionale: i Gabrielli e gli Held, entrambe residenti a Bolzano.

Il materiale così ricavato è stato trascritto su pentagramma e sottoposto ad un?analisi musicale al fine di estrapolarne alcuni caratteri peculiari riguardanti i vari aspetti della musica.

Si sono così individuati alcuni caratteri che si possono definire come tipici della musica sinta: la forte presenza del parlando-rubato, generalmente con funzione di introduzione, l?utilizzo di formule ritmiche ricorrenti con largo uso della sincope, il portamento eseguito sulle note accentate e alcuni stilemi melodici ricorrenti come le formule A-G-B-C, D-C-B-C e le quartine reiterate sulle funzioni di sottodominante, tonica e dominante.

Dal punto di vista della tonalità si è notata una larga prevalenza del modo minore mentre per quanto riguarda i sistemi scalari di riferimento vi è una rilevante presenza di scale modali prive di sensibile, che si innestano su di un tessuto armonico e accordale prevalentemente tonale.

Di fondamentale importanza è poi l?organico strumentale della musica sinta caratterizzato da chitarre e violini: l?unico che venga considerato come tradizionale dai musicisti sinti.

Questo repertorio e i risultati della sua analisi sono stati confrontati con la cultura e la storia dei sinti per mettere in luce le relazioni che intercorrono tra questi ambiti.

Da questo confronto sono emersi così dati molto interessanti che lasciano aperte molte strade a future ricerche sull?argomento:
- da un punto di vista culturale si è visto come i valori fondanti della società sinta influenzano sia il modo di suonare che, soprattutto, il modo di intendere la musica e la sua esecuzione;
- da un punto di vista storico sono evidenti le relazioni musicali con l?area austro-ungarica e la musica da ballo che ne caratterizzava la cultura tra la fine del XIX e l?inizio del XX secolo.

L?aspetto storico che però è più interessante è la relazione con l?Ungheria e la sua musica nazionale: la ciarda. Se da un lato esiste nelle parole dei musicisti un?immagine mitizzata di questo paese, che rientra nella costruzione simbolica di un passato ideale, d?altra parte sono evidenti ed accertate alcune relazioni musicali con quanto eseguito da popolazioni affini nell?area magiara e che meriterebbero indagini più approfondite sull?argomento, tramite comparazione dei relativi repertori e raccolta di dati storici.

Nel rapporto con la cultura che li circonda i musicisti sinti compiono un?opera di assimilazione e trasformazione del materiale musicale altrui che viene adeguato ai canoni estetici sinti ma soprattutto viene dotato di un significato pregnante per la propria cultura al punto tale che questi prodotti musicali vengono spesso percepiti come propri dai sinti anche qualora essi stessi ne conoscano l?origine extra-sinta.

In foto Luca Zerbinati tra Laky e Radames Gabrielli (U Sinto)

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