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Milano, un’occasione persa per la città


La sera di martedì 20 febbraio circa duecento persone hanno partecipato all?incontro organizzato da Gad lerner e Aldo Bonomi per interrogarsi sui fatti di Opera e più in generale sulla Milano ?barbara? che caccia i Rom. Molte sono state le personalità del mondo culturale, politico ed economico che hanno accettato l?invito.

Intervento appassionato di Marco Revelli, pubblicato sul Manifesto, che partendo da Jean-Paul Sartre, quando attribuisce alle «società istantanee» e/o ai comitati «spontanei» la capacità di sorgere in occasione di un linciaggio o di uno scandalo, si interroga sul senso dell’esistenza, perduto nella ricca Lombardia e ancora posseduto, invece, dall’«altro», il Rom.

Si sono susseguiti diversi interventi: Paola Pierri (gruppo Unicredit), Luigi Roth (presidente della Fondazione Fiera), Davide Rampello (presidente della Triennale), lo psicanalista Umberto Galimberti, Graziella Caselli (segretaria della Camera del lavoro), Francesca Corso (assessore della Provincia di Milano), Borghi (Assessore del Comune di Opera), Mariolina Moioli (Assessore del Comune di Milano).

Ma ciò che più ha impressionato è stata l?incapacità di ragionare su «cosa siamo diventati». Non c?è stato in effetti dibattito e i diversi interventi non sono nemmeno riusciti a stimolare il confronto su cosa fare domani.

Lo stesso intervento di Dijana Pavlovic (in foto), ascoltato con insofferenza, è caduto nel vuoto. Dijana ha giustamente criticato il ?patto di socialità e legalità? e ha chiesto di interrogarsi se il ?pragmatismo? di don Colmegna sia l?unica risposta possibile che Milano sappia offrire alle minoranze Sinte e Rom che vedono ogni oggi i loro diritti calpestati.

Don Colmegna ha lanciato un appello alla solidarietà, affermando: «I numeri delle persone in difficoltà a Milano non sono determinanti. Settemila su un numero così ampio di cittadini non rappresentano un patatrac. La vera Apocalisse è che non c?è, da parte di nessuno, la volontà di risolvere il problema».

Parole che condividiamo anche noi di sucardrom ma che non sono tradotte nella pratica quotidiana perché il ?patto di socialità e di legalità? è una chiaro esempio di discriminazione etnica. Si impongono delle ?leggi punitive? ai Rom che mai penseremmo di imporre ad altri cittadini.

Il ?patto di socialità e legalità? è il paternalismo assistenziale che speravamo superato nel nostro Paese. I Rom non sono dei bambini da istruire, sono una delle ricchezze più importanti della nostra Europa.

L?Europa non chiede all?Italia di ?punire? o di ?istruire? i Rom e i Sinti ma chiede una legislazione e delle azioni che sappiano offrire a queste Minoranze gli stessi diritti che ogni cittadino gode nel nostro Paese.

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  1. antirom
    24 Febbraio 2007 a 19:31 | #1

    Bella letterina,redatta con acume e furbizia ma se ogni cittadino per una convivenza civile accetta il patto di legalità senza sentirsi discriminato non vedo perchè gli zingari debbano sentirsi discriminati (loro che vivono grazie a furti,elemosine e contributi mensili)accettando tale patto o vogliono solo diritti e nessun DOVERE?

  2. Carlo Berini
    24 Febbraio 2007 a 20:02 | #2

    se non te ne sei accorto l’Italia da sessant’anni è uno stato di diritto…

    prima vivevamo in uno stato di dovere e infatti ci siamo ritagliati un “bello spazio” nella storia del novecento.

    ora se tu pensi ancora di vivere nel ventennio fascista… mi dispiace per te.

    Carlo Berini

  3. maria grazia
    24 Febbraio 2007 a 20:02 | #3

    Caro antirom, di quali diritti sta parlando? di poter mettere le ruote o i piedi sul suolo pubblico? di vivere in un lager? di vedere i propri bambini in mezzo ai topi? di aver perso la dignità di persona e di popolo, discriminato, perseguitato,sterminato? E se fossimo noi al loro posto?

  4. Nazzareno Guarnieri
    24 Febbraio 2007 a 20:09 | #4

    Ci vuol un gran bel coraggio e tanta ipocrisia a scrivere tali fesserie, “antirom”.

    Sono un rom, non ho mai rubato, nè chiesto contributi, nè elemosine. Ho sempre lavorato onestamente (perchè anche i Rom lavorano duramente senza rubare lo stipendio).
    “Tantissimi Rom/Sinti” vivono onestamente, ma è anche vero che qualche rom vive di illegalità.

    Ma questa precisazione occorre farla anche per:

    Conosco anche “alcune” persone Italiane e non che vivono di espedienti e di illegalità ma questo non mi autorizza a gettare fango su tutta la collettività.

    Conosco anche alcuni politici che hanno rubato ingenti somme di denaro, ma questo non mi autorizza a gettare fanfo su tutta la classe politica.

    Vedi che qualcosa non funziona nel ragionamento: è solo pregiudizio e discriminazione, e solo essere anti Rom a prescindere, senza conoscere.
    Ciao
    nazzareno Guarnieri

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