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Archivio Gennaio 2007

Firenze, la "razza" degli "zingari"

31 Gennaio 2007 Commenti chiusi


A Firenze, domani 1 febbraio 2007, in occasione delle celebrazioni per “Il Giorno della Memoria”, serata di incontri e proiezioni sulla persecuzioni e lo sterminio subito dalle popolazioni sinte e rom ad opera del nazismo e del fascismo.

La serata di terrà al Cinema Teatro Castello, in via Reginaldo Giuliani n. 374. Si inizia alle ore 21.30 con la proiezione del filmato “Porrajmos – una persecuzione dimenticata”, di Paolo Poce e Francesco Scarpelli, realizzato da Opera Nomadi con Dropout.

A seguire, letture in lingua originale romanè e in italiano delle poesie di Adem Bejzak, Zoran Lapov, Demir Mustafa, video interviste di Daniele Lamuraglia sulle storie personali degli attori del progetto di Teatro Rom, della compagnia Teatro del Legame, lettura di Profezia di Pasolini, tratto da Alì dagli occhi azzurri.

Ingresso 4 euro.

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Carpi, gli studenti ad Auschwitz per dialogare sulla Shoah e sul Porrajmos

30 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Da Carpi ad Auschwitz, ripercorrendo in treno lo stesso viaggio compiuto più di sessanta anni fa da migliaia di deportati ebrei ed oppositori politici del vicino campo di concentramento di Fossoli.

E’ l?esperienza che vivranno circa 600 studenti degli istituti superiori modenesi dal 25 al 30 gennaio 2007, grazie all?iniziativa promossa dalla Fondazione ex campo Fossoli a cui hanno collaborato il ministero della Pubblica istruzione, la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Modena, i Comuni di Carpi, Castelfranco Emilia, Finale Emilia, Mirandola, Modena, Pavullo, Sassuolo e Vignola, con il contributo delle Fondazioni Cassa di Risparmio di Modena, Carpi, Mirandola e Vignola.

Il progetto, sotto l?Alto patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del Senato e della Camera dei Deputati, non è solo un tradizionale viaggio della memoria, ma un ?contenitore? di proposte didattiche per studenti ed insegnanti, dove il viaggio rappresenta il momento più significativo sia sul piano della conoscenza che su quello emotivo.

Le scuole partecipanti hanno intrapreso questo percorso già dall?ottobre scorso con laboratori didattici ed incontri formativi, un percorso che si concluderà alla fine dell?anno scolastico.

Come nelle precedenti edizioni, anche quest?anno in treno con i ragazzi ci saranno musicisti, scrittori, giornalisti, studiosi, testimoni, la cui presenza arricchirà e valorizzerà ulteriormente il progetto, rappresentando un valido strumento di riflessione nella fase successiva al viaggio, ossia durante la cosiddetta ?Restituzione dell?esperienza?, quando gli studenti torneranno a scuola e si confronteranno coi loro compagni.

In particolare partiranno da Carpi l?ex leader del gruppo musicale ?Modena City Ramblers? ?Cisco? Bellotti e il giallista Carlo Lucarelli, oltre al gruppo musicale salentino ?Après la classe? e all?attore Pino Petruzzelli (in foto), che proprio a Cracovia terrà uno spettacolo teatrale sul tema della deportazione di Rom e Sinti: il Porrajmos. Allo spettacolo parteciperà anche il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni che visiterà coi ragazzi modenesi il campo di Birkenau (Auschwitz II).

L?idea che anima questo progetto è fare comprendere la tragedia dei treni dello sterminio ai giovani, e se durante le persecuzioni naziste la destinazione dei treni era l?orrore, oggi si propone ai ragazzi di incontrarsi, dialogare, lavorare, viaggiare per costruire e fare memoria.

Anche l?uso del treno riveste un ruolo fondamentale, poiché sollecita nei ragazzi una ulteriore riflessione sulle modalità di allontanamento coatto, attraverso l?Europa, mediante un mezzo di trasporto di massa che con grande lentezza, ma anche con inesorabile puntualità, raggiunse i campi.

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Sassari, i Rom hanno lasciato Truncu Reale

30 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Oltre 160 persone hanno occupato i container dei due nuovi campi dei musulmani e degli ortodossi. I Rom hanno lasciato il campo «provvisorio» di Truncu Reale. Dopo sei anni trascorsi in condizioni estreme, senza luce né acqua, le famiglie ortodosse e musulmane lunedì scorso hanno incominciato il lungo trasloco a Piandanna, che ormai è quasi concluso.

Oltre 160 persone hanno occupato i due campi che si affacciano sulla strada per Ittiri. Le baracche sono state smontate e il legname è stato trasportato nei nuovi campi, mentre le roulotte sono state sistemate accanto alle piazzuole di cemento armato occupate dalle case-container lunghe 12 metri e larghe due e mezzo.

Per agevolare il trasferimento, l?amministrazione comunale ha messo a disposizione dei rom un camion, sul quale sono stati trasportati gli oggetti più ingombranti.

Inoltre, per consentire il passaggio delle roulotte più grandi, è stato ripulito e allargato un lungo tratto della strada vicinale San Lorenzo, sulla quale si affacciano gli ingressi dei due campi.

Le famiglie rom stanno vivendo nel nuovo campo ormai da lunedì 15 gennaio e in questi giorni sono emersi alcuni problemi, che vanno dagli spazi ridotti e poco sfruttabili all?interno dei container (sono corridoi, più che case), alle scarse rifiniture dei bagni (il pavimento sta cedendo).

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Roma, documento finale sulla pastorale per i Sinti e i Rom

30 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Nei giorni 11 e 12 dicembre si è tenuto in Vaticano un Incontro per i Direttori Nazionali della Pastorale per i Sinti e i Rom, dedicato al tema dei rapporti con queste popolazioni, che contano 36 milioni di persone sparse in tutto il mondo, per lo più in India (18 milioni).

In particolare, è stato approfondito lo studio e incoraggiata un?appropriata applicazione degli “Orientamenti per una Pastorale degli Zingari”, il primo Documento della Chiesa, nella sua dimensione universale, dedicato alle popolazioni Sinti, Roma, Manouche, Kalò, Romnichals e pubblicato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti l?8 dicembre 2005.

Il documento, formato da tre capitoli (l’evento, conclusioni, raccomandazioni) è stato pubblicato giovedì 18 gennaio 2007. Rimaniamo stupiti che siano ancora usati i termini “zingari” e “nomadi” che sono considerati dispregiativi ed etnocentrici dalle popolazioni sinte e rom.

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Riferimenti: Conclusioni dei direttori nazionali della pastorale

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Milano, NAGA rompe il silenzio su via Triboniano

30 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Riportiamo il comunicato dell’Associazione NAGA di Milano, pubblicato da Mahalla oggi. Il Naga è un’associazione di volontariato laica e apartitica che si è costituita a Milano nel 1987 allo scopo di promuovere solidarietà ed interventi socio- assistenziali in difesa dei diritti sanitari e legali di immigrati temporaneamente presenti, rifugiati politici e Rom/Sinti, senza alcuna discriminazione di razza, religione, partito.

Di seguito il comunicato stampa

Rompiamo il silenzio sulle persone dimenticate volutamente dal comune di Milano e dai mezzi di informazione.

A Triboniano sono arrivati 33 container per 300 persone circa, gli altri sono fuori. Molte delle oltre 250 persone elencate nel censimento a cui fa riferimento il comune non sanno ancora che alloggio li aspetta e per le decine di famiglie che non sono rientrate nella conta non è prevista nessuna sistemazione.

Tra queste – molte con bambini di meno di un anno di età – stanno dormendo in auto, all?aperto o in posti di fortuna da 25 giorni, cioè da quando il campo si è incendiato.

Da alcuni giorni si stanno sistematicamente abbattendo le baracche, spesso senza lasciare il tempo di recuperare le poche cose che contenevano. Una modalità violenta e irragionevole, non nuova.

L?emergenza freddo è largamente ?inevasa? dal comune, e a Triboniano molti bambini rimarranno senza un tetto sopra la testa. Per questo non potranno più continuare a frequentare la scuola, come invece da anni fa la maggior parte di loro.

Da tempo il comune si muove solo a fronte di un?emergenza: a Triboniano ha approfittato dell?incendio delle roulotte per mettere in atto di fatto un?azione di riduzione di spazio abitabile, non permettendo di mettere tende provvisorie per far fronte alle notti all?addiaccio.

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Una legge e un tavolo interministeriale a favore delle popolazioni Sinte e Rom

30 Gennaio 2007 1 commento


Una legge a favore dei Rom e dei Sinti, mai avuta in Italia, l?apertura di un tavolo interministeriale per mettere a punto le iniziative più urgenti dopo le recenti emergenze scoppiate nei campi di alcune città (Milano per esempio), la prosecuzione del dialogo aperto con i diretti interessati e le associazioni più rappresentantive e infine la convocazione di un coordinamento nazionale delle Regioni e delle Province per attivare un monitoraggio sui problemi da affrontare.

E? questa ? in estrema sintesi ? la conclusione della riunione nella sede del ministero della Solidarietà Sociale che si fa così promotore di una nuova iniziativa sulla questione dei Rom e dei Sinti presenti sul nostro territorio.

Il ministro Paolo Ferrero e la sottosegretaria, Cristina De Luca (che sta coordinando tutte le iniziative su questo tema), hanno tratto un primo bilancio della discussione svolta fino a questo momento. Secondo il ministro Ferrero, si tratta di risolvere e definire preliminarmente le questioni sul tappeto da un punto di vista politico.

Rispondendo a un intervento che era stato fatto durante la riunione con le associazioni, Ferrero ha detto che la scommessa del suo ministero è proprio quella di vincere le prossime elezioni pur affrontando il tema dei Rom.

Nel corso della discussione pubblica era stato infatti don Piero (che vive da anni in una comunità dei Sinti) a ironizzare sul fatto che ogni governo che prova ad affrontare la questione dei Rom e dei Sinti rimane scottato e quando va alle elezioni successive ne esce inevitabilmente sconfitto.

Il ministro Ferrero rinuncia invece volentieri alla scaramanzia e scommette sul fatto che gli italiani ? se ben informati ? capiranno le iniziative a favore dei Rom e dei Sinti, che oggi sono una minoranza culturale su cui si addensano pregiudizi storici. Ma i pregiudizi e le tensioni non sono solo il frutto della storia.

Sono ? sempre secondo Ferrero ? anche il risultato delle paure e delle incertezze che tutti noi oggi viviamo. Il vero nodo è proprio l?emergenza che deriva dall?insicurezza. Le paure si cristallizzano e assumono la forma del capro espiatorio. La gente più ha paura e più cerca di riversare tutte le sue ansie e la sua rabbia sul diverso. Si deve invece dimostrare che non esiste un diverso, che viviamo in una società in cui siamo tutti diversi, come abbiamo visto con il grande fenomeno dell?immigrazione.

Alla politica spetta proprio questo compito: intervenire sulle paure cercando di trovare una soluzione ai problemi. E se non si interviene e si lasciano marcire le situazioni, le conseguenze possono essere imprevedibili e gravi.

Per quanto riguarda i temi concreti da affrontare, lo spettro è molto ampio. Al primo posto, sempre secondo Ferrero, c?è la questione delle abitazioni. I campi ? ha detto il ministro ? vanno superati ma non è un affare che si risolve in due o tre mesi.

Si tratta di mettere in atto complessi processi di mediazione, senza la quale scatta immediatamente la contrapposizione, lo scontro e il conflitto tra i cittadini italiani e i Rom. Ci sono poi le questioni del lavoro e della scuola e dell?integrazione-scambio culturale.

Non sono cose impraticabili, ha detto il ministro della Solidarietà Sociale, neppure dal punto di vista delle risorse economiche da mettere a disposizione. Si tratta però di superare una impostazione basata sulla carità.

Solidarietà Sociale ? ha ribadito come già in altre occasioni Ferrero ? non significa affatto carità. Si tratta di mettere in campo delle politiche. Ed è stata la sottosegretaria Cristina De Luca a riepilogare i passi politici fin qui realizzati.

I punti su cui ha insistito la sottosegretaria De Luca sono quattro: la definizione di una possibile legge nazionale, le proposte per risolvere i problemi dell?integrazione-esclusione, la questione della rappresentanza dei Rom e dei Sinti e infine l?avvio di un tavolo di concertazione con tutti gli assessori delle città dove il tema è più caldo.

La sottosegretaria (in foto) ci ha tenuto anche a precisare che il governo e il ministero della Solidarietà Sociale non hanno sposato la tesi del Patto di legalità che in alcune città si vorrebbe lanciare.

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Milano, si prosegue con il patto di legalità e solidarietà

30 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Un modello da esportare. Via Triboniano segna il destino di altre baraccopoli ad alta tensione. Sono almeno una decina le situazioni più critiche, ma il vicesindaco Riccardo De Corato anticipa che «si partirà dal campo nomadi di Chiaravalle», l?accampamento di via San Dionigi che «è cresciuto oltre misura, sarà la prossima situazione che affronteremo». Le operazioni però, afferma, «richiedono tempo e risorse, perciò vogliamo che siano concordate in consiglio comunale».

Sul restyling di Triboniano, che proseguono a ritmo serrato, rimane infatti più di una perplessità soprattutto da parte della maggioranza. Ieri le commissioni congiunte Sicurezza, Sanità e Politiche sociali hanno fatto un sopralluogo per verificare come prosegue la sistemazione dei rom nei container e la bonifica del terreno.

La consegna delle chiavi e dei badge ai capifamiglia – legata alla firma di un Patto di legalità e socialità – nel «Campo 1» è stata quasi completata: nei 31 container dovevano essere sistemati 230 rom ma sono scesi a 178. «I delinquenti se ne sono andati – sintetizza De Corato – chi non accetta di farsi fotografare e rispettare alcune regole abbandona il campo.

Ho l?impressione che nel nuovo Triboniano alla fine saranno molti meno dei 580 previsti». Lunedì prossimo inizieranno le operazioni sul «Campo 2» (15 container, spese a carico della Provincia), poi sarà la volta del Campo 3 con un numero variabile da 30 a 80 roulotte. L?accesso dalla rotonda di via Triboniano non sarà più possibile, «verrà chiuso da una rete», richiesta sollecitata a ripetizione dai residenti, mentre «su 4 torri ci saranno fari accesi tutta la notte». Dal primo gennaio 60 agenti a rotazione stazionano attorno a Triboniano e un presidio fisso sarà garantito anche a risistemazione finita.

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Riferimenti: Via Triboniano

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Bari, in rete le musiche dai lager

30 Gennaio 2007 Commenti chiusi


E’ stato presentato un archivio musicale con 300 opere scritte nei ghetti e nei campi di concentramento tra il 1933 e il 1945. Il progetto consta di un catalogo generale consultabile nel sito web della Teca del mediterraneo, biblioteca del consiglio regionale pugliese.

L?Archivio Musicale dei Ghetti e Campi (1933-1945) è stato realizzato da Paolo Candido e Francesco Lotoro ed è una filiazione dell?Archivio Unificato della Letteratura musicale concentrazionaria dell?Istituto Musica Judaica di Barletta.

Tale archivio è attualmente il più completo della musica composta presso tutti i Campi di prigionia, transito, concentramento, sterminio, Penitenziari militari e Stalags (Terzo Reich, Giappone, della Repubblica di Salò, regime di Vichy, Alleati, Unione Sovietica) in Europa, Asia e Nord Africa dal 1933 al 1945 scritta da musicisti Ebrei, cristiani di diverse confessioni, Sinti e Roma, geovisti, prigionieri civili senza specifica preparazione musicale, ragazzi deportati dalla Transnistria nei Campi di concentramento sovietici, soldati e ufficiali deportati presso Stalags, ecc. e altri gruppi sociali e religiosi discriminati durante la Seconda Guerra Mondiale.

Riferimenti: Archivio musicale dei Ghetti e Campi (1933-1945)

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Il Porrajmos su Aprile

30 Gennaio 2007 Commenti chiusi


E’ stato pubblicato da Aprile, quotidiano di sinistra on line, un intervento sul Porrajmos di Maurizio Pagani, Vice Presidente dell’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Milano. L’articolo è già stato ripreso da diversi spazi web e quindi lo segnaliamo soltanto per chi eventualmente lo avesse perso. Rimaniamo comunque stupiti dall’uso disinvolto di alcuni termini, quale: “zingari”, dispregiativo ed etnocentrico.

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Autodafé. L?Europa, gli ebrei e l?antisemitismo

29 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Oggi sul Corriere della Sera è stata pubblicata la prefazione di Magdi Allam (in foto) al primo libro di Emanuele Ottolenghi ?Autodafé. L?Europa, gli ebrei e l?antisemitismo?. Un libro che premetto non ho letto e quindi non posso giudicare ma voglio intervenire sullo scritto di Allam che introduce un testo che sicuramente scatenerà diverse polemiche in Italia.

“Auto da fe”, dal portoghese “atto della fede”, nel 1786, in Spagna, durante l?Inquisizione, era la proclamazione solenne della sentenza dell?inquisitore seguita dall?abiura pubblica o dalla condanna dell?eretico, generalmente l?esecuzione sul rogo. Molti di coloro che perirono in “Autodafé” furono ebrei che si autoincolpavano pubblicamente e che affrontavano le fiamme purificatrici dei roghi inquisitori.

Quando si parla di antisemitismo oggi, il pensiero corre alle persecuzioni degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, sfociate nell?orrore della Shoah che proprio in questi giorni ricordiamo insieme al Porrajmos. E il confronto con l?oggi porta a concludere per alcuni che quel problema è stato sostanzialmente superato, o riemerge in forme episodiche e molto circoscritte. Ma l?antisemitismo a sfondo razziale, così intimamente associato al nazismo, rappresentò un?aberrazione rispetto all?odio antiebraico che lo aveva preceduto.

Tutte le più vecchie forme di pregiudizio antiebraico avevano in realtà un altro elemento in comune: per gli antisemiti, gli ebrei avevano “un problema” di natura religiosa o sociale, o socio-economica, o storica, che era parte della loro identità e che costituiva un ostacolo alla loro piena integrazione nella società. Essi avrebbero potuto “salvarsi” convertendosi, assimilandosi, o unendosi alle forze della rivoluzione. E, in effetti, in tutti quei casi in cui gli ebrei cedettero al doppio ricatto di minacce e lusinghe, ottennero non solo uguaglianza e integrazione, ma spesso alte cariche e importanti onorificenze.

Ed è su questo punto che il nostro Allam si scaglia veemente prima a difesa di Benedetto XVI che è stato, giustamente secondo il sottoscritto, criticato e condannato pressoché all’unanimità dopo il discorso pronunciato all’Università di Ratisbona il 12 settembre 2006. E subito dopo parte all?attacco contro il relativismo cognitivo, valoriale, culturale e religioso che, secondo Allam, avvelena un’Europa e la porterà inevitabilmente al suicidio.

Il suo obiettivo, condiviso con Ottolenghi, è l?Europa relativista e disfattista che, secondo questi due ?pensatori?, ha generato un altro dogma, «l’ebraicamente corretto», secondo cui «gli ebrei che rifiutano il sionismo sono buoni ebrei. Gli ebrei che si dissociano da Israele sono buoni ebrei. Gli ebrei che si rifiutano di dubitare della validità del sionismo e della legittimità di Israele, di considerarlo la quintessenza del male, o di rifiutarne la centralità nella loro identità moderna, sono cattivi ebrei».

Certo nessuno può negare che una certa sinistra italiana ha sempre parteggiato per i Palestinesi anche con indulgenze troppo marcate ed è pur vero che la politica estera italiana è sempre stata molto vicina all?area araba, soprattutto perché il nostro Paese ha bisogno di petrolio ma penso che sia sbagliato immaginare che tutto ciò porti a negare il diritto di esistenza di Israele.

Inoltre, è opportuno ricordare ad Allam e a Ottolenghi che la politica estera italiana è sempre stata legata a filo doppio a quella vaticana che è notoriamente filo araba e dichiaratamente contro lo Stato d?Israele, per altro riconosciuto come stato con un ritardo a dir poco colpevole.

La mia paura è tutt?altra perché se ripercorriamo la storia vediamo che si è potuto formare lo Stato d?Israele proprio grazie ai valori espressi dal relativismo e la Chiesa Cattolica, ?baluardo? della civiltà occidentale a sentire Allam, non ha mai brillato per la difesa di Israele e degli stessi ebrei.

La confusione con un certo ?islamicamente corretto?, molto caro al Vaticano per ovvie ragioni, non può portare ad una condanna dei valori espressi dal relativismo che attento a tutte le diverse culture, chiede ad ognuno di noi il rispetto alla diversità che è ricchezza del nostro essere mondo.

La mia paura è un?estremizzazione cristiana dell?occidente che può, quella si, portarci al limite del baratro e distruggere tutto ciò che dall?illuminismo ad oggi abbiamo fatto per liberarci dal giogo della superstizione. La Chiesa ha frenato e cercato di impedire con ogni forma ciò che siamo oggi: una società secolarizzata. E questa è una verità storica difficilmente confutabile.

Cosa può portare un?estremizzazione cristiana dell?occidente? Proprio ciò che Allam e Ottolenghi temono e cioè la crescita di un antisemitismo così forte che potrebbe anche arrivare a pensare di sacrificare lo Stato d?Israele pur di trovare un ?accordo? con le fasce estreme islamiche. E se provate a pensare è successo proprio questo in Italia durante la Shoah: le conversioni forzate degli ebrei per cercare di evitare inutilmente lo sterminio e il silenzio della Chiesa Cattolica che aveva paura di essere sopraffatta.

Personalmente credo che su questa presunta paura si sia indagato ancora poco e molte sono le reticenze perché in effetti la Chiesa Cattolica nella storia è stata la promotrice di ogni sentimento antiebraico, sottraendosi in parte ancora oggi alle proprie responsabilità.

Su una cosa sono sicuramente in accordo con Allam e Ottolenghi: l?antisemitismo è oggi vestito anche dall?odio contro lo Stato d?Israele, da qualunque pulpito provenga. E chi pensa che un buon ebreo sia solo quello che è sempre pronto a giudicare a priori negativamente le scelte del Governo Israeliano è un razzista antisemita. Perché se un ebreo per essere accettato deve rifiutare il sionismo e quindi delegittimare l?esistenza di Israele, la nostra società compie un passo irreversibile verso il ripetersi della Shoah. E questo sarebbe un suicidio.

Parimenti chi pensa che potremmo sopravvivere nel confronto con l?Islam con la distruzione dei valori espressi dal relativismo sta traghettandoci inevitabilmente nell?oscurantismo che cancellerà ogni forma di libertà. Ma sono sicuro che non ci riusciranno e che saranno definitivamente sconfitti, insieme a tutti gli estremismi che ammorbano il nostro tempo.

Un banco di prova tutto italiano sarà il riconoscimento dello status di Minoranze alle popolazioni sinte e rom. Chi si batterà perché queste popolazioni abbiano un corpus legislativo che le protegga e permetta loro di esprimere le proprie società e quindi le proprie culture, sarà sempre al fianco dello Stato d?Israele.

Chi crede che i Sinti e i Rom debbano cancellare la propria cultura e distruggere le proprie società per diventare dei ?bravi cittadini? attraverso l?integrazione, sarà sempre pronto ad esprimersi contro Israele e contro ogni ebreo italiano che, giustamente, difenderà il sionismo.

Il sottoscritto non si sottrarrà a questa sfida perchè lo Stato d?Israele è intimamente legato al mio sentire il mondo. Ebrei, Sinti e Rom sono la ricchezza di questa nostra Europa.

Carlo Berini

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