Archivio

Archivio Dicembre 2006

Castelsangiovanni (PC), Capodanno al caldo per i Sinti

31 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Capodanno al caldo per i Sinti di Castelsangiovanni che questa sera potranno festeggiare l’arrivo del nuovo anno in locali riscaldati e dotati di acqua calda. Dopo l’insediamento la settimana scorsa nella nuova area attrezzata sulla stada per Creta e dopo il Natale passato al freddo senza riscaldamento e senza acqua calda, ora finalmente per la comunità sinti di Castelsangiovanni è partita la fornitura di gas metano necessaria a riscaldare i locali e a far funzionare le caldaie per la produzione di acqua calda.

Questo dopo che le famiglie hanno accettato di farsi intestare le bollette del gas che, almeno fino al giorno di Santo Stefano, non risultavano ancora essere intestate a nessuno, motivo per cui la fornitura non era ancora stata attivata.

Di lì le conseguenze: caloriferi spenti e rubinetti da cui usciva solo acqua fredda tanto che agli occupanti dell’area, tra cui numerosi bambini, era impossibile persino fare una doccia. «Finalmente i caloriferi funzionano», dicono alcuni dei Sinti che ieri mattina già pensavano a preparare la grande festa di capodanno in una delle casette in muratura di cui il nuovo campo è fornito.

«Festeggeremo l’inizio del nuovo anno nella casa più grande, dove prepareremo una cena per tutti che potremo cucinare direttamente in casa, senza dover utilizzare le roulotte». Nei giorni scorsi, infatti, i Sinti anziché usare le cucine all’interno delle case in muratura erano costretti ad usare le cucine all’interno delle singole roulotte di proprietà di ogni famiglia.

«In più – dicono i sinti – possiamo utilizzare i bagni e le docce e questo è un gran sollievo». Resta ancora da risolvere il problema legato alla corrente elettrica che salta di continuo, forse anche a causa delle troppe stufette elettriche che sono disseminate sulle roulotte.

«Il sindaco è stato qui ieri mattina e ci ha assicurato che, dopo le feste, verranno a montare l’ultima scatola, dopodiché anche quel problema dovrebbe essere risolto», spiegano i Sinti.

Con questa bella notizia sucardrom augura: Sucar Bers Nevo che kroll!

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Opera (MI), la vergogna continua

31 Dicembre 2006 1 commento


Si sono insediate nella tendopoli allestita dalla Protezione civile sull’area circense del Comune di Opera le famiglie rom rumene sgomberate dal campo di via Ripamonti il 14 dicembre scorso. Si tratta in totale di 77 persone, di cui 23 uomini, 17 donne e 37 minori. In particolare, 11 bambini hanno meno di tre anni e, tra questi, cinque sono nati nel 2006. Il più piccolo in assoluto ha solo due mesi di vita essendo nato lo scorso 2 novembre.

L’area è stata attrezzata nella giornata di venerdì 29 dicembre con 19 tende. Dieci sono da otto posti, sei sono da sei posti, due fungono da refettorio e una da magazzino. Sul posto ci sono dei bagni chimici, una cucina da campo e presto saranno allacciate l’acqua corrente e l’elettricità.

I rumeni, accompagnati dagli operatori della Casa della carità, sono arrivati a Opera intorno alle 16 del 29 dicembre entrando da un ingresso secondario evitando così il presidio dei cittadini contrari alla decisione di Prefettura, Provincia di Milano e Comuni di Milano e Opera di allestire la tendopoli provvisoria fino al 31 marzo. Ad accoglierli il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti, e gli assessori ai Servizi sociali del Comune di Milano, Mariolina Moioli, e della Provincia, Francesca Corso.

La protesta di circa duecento operesi, ancora presenti all?ingresso dell’insediamento temporaneo di Opera, presidiato da uno stuolo di forze dell?ordine, non sembra avere fine. Tra i manifestanti, che hanno accolto con applausi di scherno e fischi volontari e rappresentanti delle istituzioni, c?era anche chi, membro della Protezione Civile, si era rifiutato di dare una mano per l?allestimento al campo.

Al momento dell?arrivo dei rom, avvenuto verso le 16, sono piovuti i primi fischi da parte dei manifestanti. Le famiglie sono entrate nell’area su un bus Atm da una strada campestre laterale, aggirando quindi il presidio che li ha ricoperti di insulti. Alcuni dei cittadini che animano la protesta hanno così bloccato il raccordo che porta alla superstrada e hanno proseguito verso lo svincolo della statale 412 per bloccare il traffico e lanciare petardi e fumogeni all?interno del campo.

Anche il parroco non è stato risparmiato. Don Renato Rebuzzini avrebbe cercato di calmare l?animo dei manifestanti ma è stato insultato e persino malmenato. I rivoltosi che hanno inscenato la protesta all?arrivo dei rom hanno accusato il sacerdote di avere dato ospitalità alle famiglie rom a scapito degli operesi.

Il presido da parte di questi cittadini prosegue comunque ad oltranza, contrari all?insediamento deciso l?altro ieri durante il vertice in Prefettura. I cittadini hanno iniziato a distribuire volantini ad automobilisti di passaggio e hanno affisso alcuni manifesti nelle vie della cittadina. Viene ribadita la contrarietà all’insediamento temporaneo e la volontà di proseguire nel presidio che, assicurano gli organizzatori, andrà avanti vergognosamente tutte le sere dalle 18 in poi.

La prima notte è trascorsa affrontando e superando alcuni piccoli problemi al generatore di corrente mentre, nella mattinata di sabato 30 dicembre, un pullman ha portato le donne e i bambini alla Casa della carità. Il rientro al campo è avvenuto nel tardo pomeriggio.

Domenica 31 dicembre i rom parteciperanno alla Festa di Capodanno della Casa della Carità.

In fotografia le famiglie rom sul bus

Riferimenti: la cinquantunesima stella

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

La Chiesa propone nuove relazioni con i Sinti e i Rom

29 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Curare i rapporti con le popolazioni rom e sinte per promuovere una pastorale che non sfoci soltanto in un semplice assistenzialismo: sono gli obiettivi che i direttori nazionali della pastorale per i Sinti e i Rom si propongono al fine di favorire l?integrazione delle minoranze.

Di questi argomenti si è discusso nei giorni scorsi a Roma all?incontro promosso dal Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Un?occasione che ha consentito pure di approfondire lo studio del documento ?Orientamenti per una pastorale degli Zingari?.

Giovanni Peduto ha chiesto a mons. Pietro Gabella, direttore dell?Ufficio nazionale della Conferenza episcopale italiana per la pastorale dei Rom e dei Sinti: qual è la realtà, oggi, di queste popolazioni?
Sono minoranze che, oltre a non essere capite, hanno una storia di sofferenza enorme, che viene un po? misconosciuta. Se non si parte da una presa di coscienza di queste sofferenze che ci sono state, e che continuano da quando queste persone sono in mezzo a noi, non si possono nemmeno capire tutte le loro condizioni, il loro modo di vivere e quelle cose che a noi sembrano gravi, certi loro sbagli.

Nel corso dell?incontro si è chiarito un pò come il ?sopravvivere? ha delle regole differenti dal ?vivere?: il ?vivere? segue un determinato tipo di regole, mentre il ?sopravvivere? fa emergere di più la furbizia. Ma non è colpa di chi sopravvive, se per sopravvivere deve usare la furbizia.

Riuscendo a capire questo, la Chiesa può anche trovare le strade per superare le difficoltà che sussistono nel rapportarsi con queste persone e quindi impegnarsi, a lunga scadenza, per creare con queste minoranze dei rapporti nuovi.

Bisogna imparare a dare fiducia alle persone: se abbiamo di fronte delle persone che ci danno fiducia, anche quando sbagliamo, siamo pronti a riprendere il cammino e a ricominciare finché non ci perfezioniamo; se abbiamo, invece, di fronte delle persone che costantemente ci condannano, i nostri errori diventano ? per noi ? delle virtù. E? quindi importante questo tentare di dare fiducia e di avere la pazienza, che è poi la pazienza di Dio.

Lei, come direttore nazionale della pastorale per i Rom e i Sinti in Italia, avrà ben presente il quadro della situazione, appunto, italiana. Ce la può descrivere?
Siamo abbastanza pochi noi che ci dedichiamo a questo tipo di pastorale. L?impegno della Chiesa italiana è più sul campo dell?assistenza. Noi veniamo colpiti più dai bisogni che non dalle persone. Ma non è bello fermarci sui bisogni, bisogna incontrare le persone, perché proprio incontrandole scopriamo che hanno anche dei bisogni; come del resto noi riveliamo i nostri bisogni quando gli altri ci incontrano.

Se uno viene incontro a me, non per i miei limiti, non per i miei peccati, non per i miei bisogni, ma perché io sono una persona, allora con questa persona posso colloquiare, posso anche confidare i miei limiti e possiamo aiutarci anche a portarli insieme. Ecco, questa è la filosofia di fondo che stiamo tentando di raccomandare a tutte le diocesi quando devono affrontare le problematiche che riguardano i Sinti e i Rom.

In foto alcuni momenti dell’incontro

Riferimenti: UNPRES

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Opera e Ambrus, due storie di intolleranza

29 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Oggi pomeriggio a Opera sono iniziate sotto l’occhio vigile di polizia e carabinieri le operazioni per montare le tende che ospiteranno temporaneamente i 70 rom sgomberati da via Ripamonti. La decisione era stata presa ieri sera in Prefettura dopo le tensioni dei giorni scorsi (con un incendio di tende montate una settimana fa) e il presidio di abitanti della zona, che non vogliono l’insediamento.

«Il campo rom a Opera verrà allestito di nuovo nei prossimi giorni e comunque entro l?Epifania, con un intervento il più tempestivo possibile e con la garanzia che saranno adottate tutte le misure di sicurezza e di vigilanza opportune». Il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, non arretra di un centimetro la posizione delle istituzioni a termine del vertice convocato a Palazzo Diotti.

«Sarebbe un segnale pericoloso se si dimostrasse che basta mettere a ferro e fuoco un insediamento per ottenere i propri scopi», ha aggiunto riferendosi all?«atto vandalico» che ha preso di mira la zona circense nel Comune alle porte della città.

Le tende, dunque, saranno alzate daccapo, sebbene il prefetto abbia ribadito la natura temporanea della soluzione. «Terremo conto delle ragioni dei cittadini. Dopotutto si tratta di solo 90 giorni: entro il 31 marzo stabiliremo una collocazione definitiva per i settanta rom ospitati a Opera. D?altronde è stato lo stesso sindaco Ramazzotti a proporre l?area nei confini del suo paese, quando in un primo momento era stata scelta una di proprietà di un privato. In ogni caso – ha aggiunto Lombardi – è già fissato per il 19 gennaio un altro confronto tra i rappresentanti dei poteri locali con l?obiettivo di studiare un luogo definitivo e adeguato».

Diversa la situazione a Ambrus dove Janez Drnovsek, Presidente della Repubblica Slovena, è arrivato a capo di un piccolo convoglio con due container per la famiglia Strojan. Ma è stato fermato dai picchetti di paesani che vogliono cacciare i rom dal villaggio. Ed il Presidente della Repubblica (in foto) ha dovuto continuare a piedi.

La famiglia rom di Jelka Strojan ha un tetto provvisorio e fino ad aprile resterà alloggiata a Roje, presso Lubiana, in un edificio recintato di proprietà del ministero della Difesa. I rom, scacciati dalla propria terra ad Ambrus, nella regione della Dolenjska, a sud-est della capitale, e rimasti due giorni prima di Natale anche senza le quattro povere case in cui alcuni dei suoi membri, soprattutto donne e bambini, alloggiavano – demolite “perché abusive” – avevano passato le prime due notti all’addiaccio, accanto ai resti della casa, sotto una tenda improvvisata, rischiando l’assideramento.

Jelka ed i suoi figli non volevano lasciare la propria terra ma poi è intervenuto il Presidente della Repubblica Janez Drnov?ek in persona per convincerli ad accettare quanto il governo metteva loro a disposizione per allontanarli dall’ostile Ambrus, dove il consiglio comunale di Ivanna Gorica aveva nel frattempo decretato all’unanimità pure il divieto assoluto di qualsiasi forma di accampamento.

Ma il presidente non si è limitato a convincere la famiglia rom. Forte dela suo anticonvenzionale attivismo civile e umanitario si è messo alla testa di un convoglio composto da due camion che trasportavano altrettanti container destinati agli Strojan. Ma il convoglio è stato fermato dalle solite “va?ke stra?e”, i picchetti di paesani che impediscono ogni aiuto che favorisca il permanere dei rom su quella terra. E così -con la polizia che stava a guardare- è stato bloccato il presidente in persona.

Questi però non si è fatto intimidire e, sceso dalla sua automobile in vestito casual, ha fatto una romanzina alle oltre duecento persone venute da Ambrus e Zagradec per impedirgli di proseguire con i container. “Dov’è la vostra coscienza cristiana? Cosa direbbe di tutto ciò Gesu’ Cristo?” ha chiesto Drnov?ek a quanti gli stavano di fronte minacciosi. “Se qualche bambino dovesse morire di freddo, riterrò voi responsabili del crimine”, ha continuato senza peli sulla lingua.

La situazione si è fatta subito incandescente, sono volate parole grosse, dalla folla hanno gridato al presidente “maiale, zingaro e clochard”. E’ mancato poco che si arrivasse alla collutazione. Poi Drnov?ek ha desistito e ha proseguito da solo, lungo la strada che attraversa il bosco, fino a mamma Jelka e alla sua numerosa famiglia infreddolita.

L’ha abbracciata e l’ha convinta a cedere, ad accettare il trasferimento temporaneo nella casermetta di Roje: 200 metri quadrati ben attrezzati e caldi, circondati da una rigogliosa vegetazione ma anche da un recinto di protezione.

“Abbiamo accettato perché ce l’ha chiesto il presidente che ci ha voluto aiutare sinceramente” ha spiegato Jelka. E lì, a Roje – nonostante la protesta dei vicini – gli Strojan rimmarranno uniti fino ad aprile, stando a quanto riferisce il ministro incaricato del problema Janez Podobnik.

In primavera dovrebbe essere trovata una sistemazione stabile e alternativa ad Ambrus, compito tutt’altro che facile considerate le reazioni violente della popolazione interessata ad ogni annuncio o sospetto di trasferimento e di arrivo della famiglia rom.

Drnov?ek è tornato poi a trovarli e con lui il sindaco di Lubiana Zoran Jankovi, l’unico tra i sindaci sloveni che ha offerto la disponibilità del proprio comune per l’accoglienza degli Strojan. Secondo Jankovi i bambini Strojan in età scolare dovrebbero essere inclusi al più presto nella locale scuola elementare, ma il governo ha già predisposto delle “lezioni a domicilio” in modo da evitare questa eventualità

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Milano, la Lega Nord boccia il Sindaco Letizia Moratti

29 Dicembre 2006 Commenti chiusi


La Lega «boccia» il sindaco di Milano. Anche An si associa e denuncia il «buonismo» dell?assessore comunale alle Politiche sociali. Giudizi sull?operato di Letizia Moratti e di Mariolina Moioli espressi da Matteo Salvini e Gianfranco De Nicola che, nero su bianco, preannunciano nuove iniziative di protesta in quel di Opera e anche a Palazzo Marino.

«Quando il bilancio del Comune arriverà in aula faremo azzerare le voci di spesa relative ai nomadi. Spese che devono tendere allo zero perché è sbagliato far spendere soldi ai milanesi, denari che vengono sbattuti via ogni qual volta si fanno interventi a favore dei rom» dichiara Salvini che forse dimentica o proprio non vuole riconoscere che i Sinti e i Rom Italiani ed Europei, residenti nella sua città, sono milanesi.

E, attenzione, «nel programma con cui è stato eletto sindaco Letizia Moratti c?è il ripristino nella legalità, sei mesi dopo ci sono ancora un?ottantina di campi nomadi illegali che rimangono sul territorio milanese: signor sindaco, da questo punto di vita non abbiamo più tempo da aspettare». Salvini i cosidetti “campi nomadi se li sogna di notte ma si dimentica che la legge vale sia per i Rom sia per il leghisti che bruciano le tende.

Parole pesanti come pietre che, chiosa Salvini, non «sono una minaccia» ma una richiesta «chiara e precisa: se non avremo le risposte che ci aspettiamo, be? vedremo quello che succederà». E il pensiero corre alla possibile uscita dalla maggioranza della Lega «indisponibile» continua Salvini «ad assistere al balletto dell?ipocrisia, quello del tavolo prefettizio che passa sulla testa dei cittadini».

Noi di sucardrom ci chiediamo: come sarebbe Milano senza le intemperanze di alcuni esponenti della Lega Nord? Probabilmente sarebbe più europea ma sicuramente più solidale verso tutti i cittadini, senza distinzione etnica. Certo è che Savini ogni mattina quando si alza dovrebbe avere sempre chiaro in testa che senza Letizia Moratti e senza i moderati la Lega Nord sarebbe all’opposizione in Consiglio Comunale.

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , ,

Castelsangiovanni (PC), le famiglie sinte senz’acqua e senza energia elettrica

29 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Vacanze di Natale al freddo per i sinti di Castelsangiovanni che, a pochi giorni dall’ingresso nella nuova area attrezzata sulla strada per Creta, in località Molino Suzzani, hanno trovato una sorpresa: niente acqua calda e luce che salta di continuo.

Dai rubinetti della nuova area attrezzata, a partire dallo scorso venerdì, giorno del loro ingresso, e almeno fino al giorno di Santo Stefano, dai rubinetti usciva infatti solo acqua fredda, mentre il contatore della luce, forse a causa delle innumerevoli stufette elettriche disseminate sulle ruolotte, saltava di continuo obbligando una persona a turno tra gli occupanti delle roulotte a fare avanti e indietro per riattaccare l’interruttore generale.

«Le strutture in murature sono belle e accoglienti -racconta uno dei capifamiglia sinti, in cui abitano una quarantina di persone- ma senza acqua calda non le possiamo usare. Dobbiamo scaldare l’acqua e cucinare sulle roulotte. Speriamo che si tratti solo di un inconveniente temporaneo e che, dopo le feste, venga qualcuno a metterci l’acqua calda e a sistemare i contatori visto che anche la luce salta di continuo. Inoltre di notte è completamente buio, visto che devono ancora montare i lampioni della luce».

Il nuovo insediamento si trova in un’area rientrante rispetto alla strada dove non c’è ancora illuminazione pubblica. «Per il resto -dice lo stesso capofamiglia- noi non vogliamo prendercela con nessuno. Il posto è più bello di quello in cui eravamo prima. Il fondo in cemento è più pulito e ci sono anche tanti bagni, mentre prima praticamente eravamo senza. In più il campo di prima, vicino al cimitero, era in una zona di forte passaggio, mentre qui è più tranquillo ma per il trasloco potevano aspettare in primavera con il caldo, così non avremmo patito questi disagi».

La questione non ha mancato di suscitare prese di posizione polemiche da parte della minoranza castellana. «Si tratta -dice il capogruppo Fabrizio Carrà- di un’ulteriore prova del pressapochismo con cui si muove quest’amministrazione. Siamo d’accordo sull’idea del nuovo campo, ma non si può muovere una comunità di persone senza assicurargli i servizi essenziali».

Nel frattempo in questi giorni di festa nel campo si è assistito a un continuo viavai di persone che hanno voluto manifestare solidarietà ai sinti. «Ci portano regali per i bambini e tanti panettoni -raccontano- e vengono a vedere come ci siamo sistemati».

Il giorno di Natale i Sinti hanno anche ricevuto la visita dell’assessore ai servizi sociali Piero Pergolotti che ha visitato il campo, ha ascoltato le richieste dei capifamiglia e ha portato gli auguri della città in cui la comunità sinti abita ormai da oltre dieci anni. «Ormai siamo integrati -dicono i Sinti- i nostri bambini vanno a scuola qui e la nostra vita è qui, ma ci devono assicurare l’acqua calda e la luce, altrimenti come facciamo?».

La nuova area attrezzata è costituita da una serie di piazzole dove le famiglie hanno sistemato le roulotte. Ogni famiglia ha a disposizione una struttura in muratura con cucina e bagno. A breve tutta l’area dovrebbe essere recintata da una siepe che dovrebbe servire anche a protezione nei mesi più freddi dell’anno.

Riferimenti: la nuova area

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , , ,

Abruzzo, l?eufonia della differenza

29 Dicembre 2006 1 commento


L’Ente Morale Opera Nomadi Abruzzo ha promosso una lotteria per finanziare il progetto ?Minoranza etnica Rom: l?eufonia della differenza?. Tale iniziativa è dettatta dall’indifferenza dimostrata dagli Enti Locali che non considerano una risorsa un organizzazione rom, presente sul territorio da dieci anni.

Invitiamo, per chi non l’avesse ancora fatto, ad acquistare un biglietto della lotteria che ha un premio strepitoso: autovettura Kia Picanto Fresh, vedi la foto (benzina, cilindrata cc 1086, accessoriata di: clima, numero due airbaig, ABS, servosterzo, numero quattro vetri elettrici, autoradio MP3, chiusura centralizzata, colore a scelta del vincitore nella gamma disponibile).

Non avete molto tempo perchè sarà possibile acquistare uno dei preziosi tagliandi solo fino al 31 dicembre 2006, versando i cinquanta euro sul conto corrente nr. 13384656, intestato ad Associazione Opera Nomadi Abruzzo, Via V. Bindi n. 1, 64028 Silvi Marina (TE), causale: raccolta fondi/lotteria e n. di biglietti da acquistare.

La Sezione Abruzzo provvederà, a stretto giro posta, ad inviarvi il biglietto originale della lotteria che se estratto vincente servirà per il ritiro dell’autovettura dal concessionario. L’estrazione avverrà il 29 gennaio 2007 alle ore 12.00 presso la Sala Consiliare del Comune di Silvi Marina (TE).

Di seguito la sintesi dell’interessante progetto “Minoranza etnica Rom: l?eufonia della differenza”, ideato dall’Opera Nomadi Abruzzo e dalla Officina Società Cooperativa.

PREMESSA
La premessa dell’eufonia è la certezza che ogni essere vivente è destinato a diffondere luce. Le percezioni, le sensazioni, i sentimenti, i pensieri, le intuizioni si allineano come una colonna di luce e tutte le contraddizioni dell’esistenza si fondono nel valore della diversità e nella risorsa della differenza.

La fermezza di schemi relativi dimostrano la loro limitatezza e l’uomo che vive dentro di essi non trova più l’aria pura da respirare, perché non è nato per essere imprigionato nella ragnatela spazio/temporale, ma per fare esperienza della libertà nel limite apparente. Nelle contingenze quotidiane, risolte dallo “spazio eufonico”, ogni azione é un ponte comunicante.

Opportunità/disponibilità
A volte si rimprovera ai rom di non volersi integrare nella società, nonostante sono in Abruzzo da oltre 6 secoli, ma se la vita del Rom è un susseguirsi di discriminazione, di disprezzo, di indifferenza e strumentalizzazione politica… come è possibile ad un Rom acquisire le competenze necessarie per una integrazione culturale? E come potrà cambiare la condizione di questa minoranza se ai figli dei Rom è riservata la stessa sorte?

Sono indispensabili adeguate politiche sociali finalizzate all?integrazione culturale della persona Rom e la promozione alla partecipazione alla vita sociale, culturale e politica del Rom. Non sufficiente ?solo intervenire? con progetti più o meno condivisibili, occorre intervenire con un chiaro programma di politiche sociali, con ?competenza, esperienza e conoscenza del mondo Rom?, con la collaborazione di organizzazioni rom e/o esperti Rom in ambito sociale.

Ciò presuppone un reale riconoscimento politico alla ?questione Rom? attraverso la predisposizione di un chiaro piano d?azione in tutte le aree sociali (istruzione, formazione, sanità, lavoro, habitat, cultura) ed interventi mirati sia a creare ?opportunità? coerenti alla realtà ed ai bisogni del singolo e della minoranza (cioè al rispetto della diversità culturale), sia alla costruzione della ?disponibilità? a collaborare (partecipazione attiva e propositiva).

Interventi coerenti alla diversità culturale, quale punto di partenza, ?partire da li e non cancellarlo?, per facilitare l?acquisizione di una ?terza? identità culturale (strategia interculturale) che sia il risultato di una individuale negoziazione dell?identità culturale.

Una politica interculturale per la minoranza Rom è ancora oggi negata nella realtà ma promossa negli intenti. L?intercultura è costituita da processi e metodologie, quale l?interazione interculturale e la mediazione culturale, che portano le diverse culture alla reciproca conoscenza per instaurare dialogo e comprensione reciproca.

La mediazione culturale è ad oggi l?unica metodologia progettuale che è riuscita a scardinare atteggiamenti assistenziali e discriminanti, attraverso la partecipazione diretta. La mediazione culturale favorisce i processi di scambio culturale cercando di eliminare gli elementi di attrito, ricercando momenti di condivisione per la valorizzazione.

L?integrazione culturale di una minoranza è un lento lavoro analitico, una strategia in cui l?identità viene formata dal continuo confronto delle culture, confronto mediato che non comporta risoluzioni definitive, ma un processo di selezione, armonizzazione, adeguamento e integrazione dei differenti valori, che genera un senso di appartenenza duplice, evitando l?appiattimento folklorico, la marginalità e la separazione.

?Opportunità? coerenti ai bisogni ed alla diversità culturale e la ?disponibilità? a collaborare con una partecipazione attiva, sono gli elementi che costituiscono l?integrazione socio culturale di una minoranza, ed i corretti interventi progettuali ad essi riferiti sono determinanti per il successo di ogni iniziativa.

Quindi non è sufficiente ?solo intervenire? con progetti più o meno condivisibili e l?utilizzo di risorse ed energie, ma occorre intervenire con ?competenza, esperienza e conoscenza del mondo Rom.

?Rilevare? i bisogni e ?fotografare? la realtà in modo corretto sia del singolo, sia di tutta la minoranza in quel determinato contesto, per adottare l?intervento giusto, cioè occorre saper leggere e tradurre il ?non detto culturale? che ogni cultura non manifesta.

Questa motivazione ha convinto la Comunità Europea e l?OCSE che tra le ?buone pratiche? di intervento sulle minoranza Rom e Sinte la collaborazione con organizzazioni Rom è un prerequisito essenziale.

La documentata discriminazione e strumentalizzazione politica e sociale della problematica Rom non rende facile la costituzione di organizzazioni Rom e quindi una carenza di professionalità rom in ambito sociale, mentre abbondano oltre misura le organizzazioni e gli esperti rom in ambito culturale.

Il contesto
Nella Regione Abruzzo sono residenti oltre 4000 persone Rom e circa 1400 Rom Italiani e stranieri domiciliati, di cui circa il 35% sono minorenni.
Oltre ai Rom Italiani, in Abruzzo da qualche mese diventa sempre più significativa la presenza di diversi gruppi Rom stranieri di recente immigrazione.

L?assenza di adeguate politiche sociali conduce irrimediabilmente verso la strutturazione del disagio e dell?esclusione in forme di devianza che fanno percepire all?opinione pubblica una maggiore richiesta di sicurezza.
La sicurezza è un mix di attività di ordine pubblico da parte delle forze dell?ordine e di ?coerenti? politiche sociali da parte degli Enti locali e le istituzioni.

Le attività investigative, di prevenzione del crimine e di controllo del territorio da parte delle forze dell?ordine a Pescara è un dato certo ed evidente, mancano politiche sociali coerenti, cioè un chiaro piano di azione in collaborazione con l?organizzazione Rom presente nel territorio.

L?unica organizzazione Rom in ambito sociale presente in Abruzzo, Opera Nomadi Abruzzo, è totalmente ignorata dagli Enti Locali e dalle Istituzioni della Provincia di Pescara, malgrado dieci anni di attività impegnati nella formazione di professionalità di Rom in ambito sociale e la eccellente sperimentazione di interventi finalizzati all?integrazione culturale della persona Rom, ampiamente documentata.

Tutto questo non accade per caso, ma è il frutto di una scelta politica dove la persona Rom è considerata ?oggetto? di una politica assistenziale, clientelare e strumentale, invece di essere considerata ?soggetto? di una politica sociale d?integrazione della diversità culturale.

Senza la costruzione della partecipazione attiva e propositiva alla vita sociale, culturale e politica non ci saà mai l?integrazione culturale della minoranza Rom ed inevitabilmente si andrà verso una crescita della devianza, tale che i conflitti si riverseranno tutti esclusivamente sulla quotidianità del cittadino.

Note essenziali su: elementi che qualificano l?iniziativa, effetti attesi nel settore e nel territorio in cui si svolge.

Elementi che qualificano l?iniziativa
a) L?impiego nelle attività progettuali di professionalità Rom in ambito sociale, Mediatori culturali Rom, per una conoscenza incisiva del mondo Rom.
b) La costruzione e manutenzione di reti tra tutti i soggetti pubblici e privati presenti sul territorio per la costruzione di coerenti ?opportunità? per l?integrazione culturale.
c) Corretta conoscenza della realtà e dei bisogni della minoranza Rom, con attenzione alle specificità locali, per una corretta programmazione politica.
d) Ricerca, attivazione e sperimentazione innovativa di soluzioni coerenti alla diversità culturale, quale punto di partenza.
e) Partecipazione attiva e propositiva delle famiglie Rom attraverso la promozione di periodi eventi.
f) La costituzione di uno ?portello mobile? itinerante socio culturale a favore sia delle famiglie Rom per costruire la disponibilità ad una partecipazione attiva e propositiva ai diritti/doveri di cittadinanza, sia del territorio per la conoscenza della cultura Romanì.

Effetti attesi nel settore e nel territorio in cui si svolge
La diffusione di una conoscenza specifica della minoranza Rom, è condizione fondamentale per avviare un vero processo di integrazione culturale, pertanto dall?iniziativa ci si attende:
- sensibilizzazione verso la questione delle minoranze etniche e delle diversità culturali attraverso la loro partecipazione attiva, quali testimoni autorevoli, nell?ottica di sostenere la nascita di una cultura per una educazione all?interculturalità;
- diffusa conoscenza della problematica Rom nella sua specificità culturale, psicologica, comportamentale, storica e politica;
- proposte di ?opportunità? facilitanti la partecipazione della persona rom;
costruzione della ?disponibilità? a collaborare della persona Rom e/o della famiglia Rom nel percorso d?integrazione culturale;
- soluzioni alternative, produttive e positive nella gestione dei minori Rom entrati nel circuito penale con collaborazione con la USSM;
Buone pratiche per contrastare la dispersione scolastica, il disagio socio culturale del minore Rom, l?esclusione sociale del giovane/adulto Rom;
- esempi di inserimento lavorativo della persona Rom attraverso percorsi di formazione pratica utilizzando le opportunità del territorio;
- esempi di inserimento abitativo di famiglie Rom stranieri.

Riferimenti normativi
? Raccomandazione n. 1557, adottata dall?Assemblea Parlamentare del Consiglio d?Europa il 25 aprile 2002, sulla situazione giuridica delle Minoranze Etniche Linguistiche Rom e Sinte in Europa;
? Raccomandazione N. R (2000) 4 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulla scolarizzazione dei fanciulli rom e sinti in Europa;
? OCSE ? Decisione del Consiglio Permanente n. 566 del 27 Novembre 2003 ? Piano d?Azione per migliorare la condizione di Rom e Sinti nell?area dell?OCSE?.
? Risoluzione del Parlamento Europeo sulla Situazione dei Rom e dei Sinti nell?Unione Europea del 28 aprile 2005;
? Rapporto di Alvaro Gil-Robles, Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, sulla situazione dei Rom e dei Sinti in Italia, Strasburgo 14 dicembre 2005.
? Consiglio D?Europa ? 28 Novembre 2006 Rapporto su discriminazione, razzismo e xenofobia nei Stati Membri dell?Unione.

FINALITà
La presenza della comunità dei Rom abruzzesi (Italiani) e dei gruppi Rom stranieri di recente immigrazione presenti su tutto il territorio impone una corretta conoscenza della questione Rom: conoscenza quantitativa e qualitativa, conoscenza della realtà e dei bisogni rilevate all?interno delle singole famiglie Rom, una conoscenza delle risorse/bisogni/, opportunità/disponibilità.

In particolare una dettagliata ?conoscenza? della condizione dei minori Rom attraverso un sostegno formativo/informativo agli operatori scolastici e sociali, ai servizi sociali, alle singole famiglie rom; conoscenza finalizzata alla formulazione e condivisione di proposte operative coerenti ai bisogni.

Una conoscenza che permetta di mettere in atto corretti interventi per avviare un ?ripensamento etnico? all?interno delle famiglie Rom.

Premesso che
nel rispetto delle norme e dei principi, l?integrazione culturale di una minoranza etnica è l?obiettivo specifico di un piano d?azione di politica sociale e culturale, pertanto la finalità di un progetto deve essere diretta alla realizzazione di una strategia interculturale in cui:

1. l?identità culturale viene formata da un costante e mediato confronto tra le diverse culture, confronto che comporta un processo di selezione, armonizzazione, adeguamento e integrazione dei differenti valori, che genera un senso di appartenenza duplice, evitando l?appiattimento folklorico, la marginalità e la separazione.

2. La mediazione culturale è una indispensabile metodologia di interazione, diretta alla agevolazione dei contatti ed alla costruzione di relazioni positive tra gli appartenenti alla cultura Romanì ed i soggetti, pubblici e privati, della restante comunità, per la realizzazione/condivisione di una cultura della conoscenza reciproca, del rispetto, del dialogo e della comprensione fondata sulla acquisizione responsabile dei diritti/doveri reciproci.

3. Il piano d?azione di politica sociale e culturale, finalizzato all?integrazione socio culturale della minoranza Rom, deve intervenire su due elementi: la ?disponibilità? del Rom ad una cittadinanza attiva con la partecipazione propositiva, e la costruzione di ?opportunità? coerenti ai bisogni e rispettosi della diversità culturale quale punto di partenza per il processo di integrazione culturale.

OBIETTIVI
Le finalità della strategia interculturale sopra descritte per perseguire i seguenti obiettivi

1) Diffondere la conoscenza ed intercettare risorse/bisogni e le opportunità/disponibilità per abbattere il reciproco pregiudizio e stereotipo.

2) La costruzione e manutenzione di reti tra tutti i soggetti pubblici e privati presenti sul territorio per la costruzione di Coerenti ?opportunità? per l?integrazione culturale della persona Rom.

3) Un percorso di informazione/formazione alle famiglie Rom, agli operatori degli Enti Locali, delle Istituzioni e del terzo settore attraverso la preparazione di percorsi formativi/informativi.

4) Attivazione di uno ?portello mobile? itinerante socio culturale a favore sia delle famiglie Rom per costruire la disponibilità ad una partecipazione attiva e propositiva ai diritti/doveri di cittadinanza, sia del territorio per la conoscenza della cultura Romanì.

5) Sperimentazione di buone pratiche nelle diverse aree sociali.

6) Organizzazione di giornate di studio e di confronto, del riconoscimento sociale e culturale dei Rom con la partecipazione attiva e propositiva delle famiglie Rom.

7) Promozione e diffusione di materiali che abbiano per argomento aspetti culturali, manifestazioni culturali.

METODOLOGIA E TEMPI
Per svolgere tutte le attività progettuali si utilizzano le metodologie della mediazione culturale. Le finalità/obiettivi del progetto possono essere raggiunti in un tempo quantificabile in un triennio con rimodulazione annuale.

Nel progetto saranno impiegati:
? n. 3 mediatori culturali Rom per tre giorni a settimana per complessivi n. 150 ore mensili;
? esperti del mondo Rom per le attività formative specifiche per n. 6 ore mensili;
? n. 2 operatori volontari di segreteria del progetto;
? n. 1 coordinatore del progetto per n. 8 ore mensili.

Sede del progetto a Pescara in Via Pian delle Mele n. 46. periodo attività progettuali: gennaio 2007/dicembre 2007 (escluso mese di Agosto).

Formazione degli Operatori
Gli operatori impegnati nel progetto effettueranno attività di aggiornamento/formazione dalla Officina Società Cooperativa.

VERIFICA
La verifica delle attività progettuali sarà effettuata in itinere con riunioni periodiche tra i referenti dell?Ente Locale ed il coordinatore del progetto.

Francesca Caldarelli e Guarnieri Nazzareno
Opera Nomadi Abruzzo e Officina Società Cooperativa

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Milano, il caso Opera non deve più ripetersi

28 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, durante la conferenza stampa di meta’ mandato, ha voluto sottolineare che cio’ che e’ accaduto a Opera nei giorni scorsi, con l’incendio del “campo nomadi” allestito dopo lo sgombero del 14 dicembre per ospitare 70 rom, non deve piu’ ripetersi: “Ognuno deve fare la sua parte. E un altro sgombero come quello del 14 dicembre, senza preavviso, senza avvertire le istituzioni e senza una costruzione di una alternativa, spero di non rivederlo piu’. E’ stato un errore grave ed e’ stata una sottovalutazione della situazione”.

Le istituzioni, secondo Penati, in questi giorni si sono trovate a dover mettere “delle pezze” su responsabilita’ altrui e a recuperare il consenso nei confronti dei cittadini, bisognava capire “che molte delle persone sgomberate in quell’occasione – ha spiegato Penati – non sono espellibili secondo la legge Bossi-Fini e quindi bisognava predisporre delle alternative per queste persone e non fare intervenire le istituzioni per mettere delle pezze”.

Il Presidente della Provincia ha inoltre stigmatizzato l’incendio del nuovo “campo nomadi” allestito a Opera, dicendo: “E’ stato un rogo organizzato, preparato e pianificato da tempo. Un gesto inqualificabile e un raid squadrista. Oggi il dialogo con i cittadini e’ molto difficile e se non si cambia registro la Provincia non ci stara’ piu’”.

Secondo il presidente della Provincia, occorre modificare le modalita’ con le quali vengono allestiti questi “campi nomadi” e soprattutto occorre che che sia creato un modello che possa essere ripetuto per governare il processo, “bisogna passare dalla velleita’ cialtrona e parolaia ai fatti”.

L’ipotesi formulata dalle istituzioni per il campo a Opera va nella direzione giusta per governare il processo, perche’ i campi “devono essere di piccole dimensioni, 80-100 persone, con presidi di carattere sociale e per la sicurezza e la legalita’. I cittadini sono preoccupati, ma quello di Opera e’ il primo esempio di un campo governabile e dobbiamo chiedere loro di fidarsi. Inoltre e’ necessario che ci sia l’impegno delle forze dell’ordine che devono garantire il rispetto delle regole di legalita’ e che se il campo deve ospitare 70 persone, 70 devono rimanere e quindi occorre che si garantisca questo numero e non aumenti nel tempo”.

(AGI) Fea/Zer

Riferimenti: il gioco delle parti

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Montemurlo (PO), l’accoglienza accogliente

28 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Rebecca commenta un articolo sul rapporto tra bambini e razzismo apparso su Repubblica, Mauro rilegge Dante con una chiave di lettura sul significato dell?amore, Ersida dipinge un ritratto della sua famiglia e racconta la propria vita in Italia, per l?esattezza a Montemurlo dove si è trasferita dall?Albania con i suoi.

Sono solo alcuni degli studenti della seconda e terza classe della scuola media Salvemini ? La Pira, che hanno partecipato al lavoro di Accoglienza Accogliente, il progetto realizzato dalla stessa scuola e finanziato grazie al sostegno del Comune di Montemurlo: l?obiettivo è quello di favorire la conoscenza e l?interazione degli studenti attraverso l?approccio di gruppo e la scoperta degli altri.

Ma cosa significa, concretamente, l’esperienza di una scuola accogliente?
«L’intervento – spiega l’assessore Gilda Fronzoni – è stato pensato per essere un lavoro di gruppo ma soprattutto in gruppo, instaurando un’interdipendenza positiva tra gli alunni, secondo il principio che si può imparare per mezzo degli altri, imparare dagli altri e imparare con gli altri. Ma c’è di più. Uno dei presupposti importanti da cui muove questa azione educativa è l’importanza del conoscere l’altro, della sua cultura, lingua e religione, allo scopo di accettare, condividere ma soprattutto rispettare modelli diversi dai propri».

I risultati di questa esperienza, che è confluita in una pubblicazione di trentadue pagine dal titolo Accoglienza Accogliente sono stati presentati lo scorso venerdì 22 dicembre nel corso di un?iniziativa alla quale sono intervenuti, oltre ai ragazzi, i docenti e i mediatori culturali, l?Assessore alla Pubblica istruzione Gilda Fronzoni, che ha creduto per prima nel valore di questo progetto.

«Questa breve pubblicazione ? ha spiegato l?Assessore – è la testimonianza vera di un lavoro concreto fatto sul territorio per valorizzare il significato dell?accoglienza nella realtà della scuola. Si tratta di un progetto che è stato finanziato dal nostro Assessorato nell?ambito dei Piani integrati d?area (Pia) per il sostegno di attività all?interno della scuole per favorire l?accoglienza intesa come capacità di avvicinare e conoscere chiunque abbia delle diversità di vario tipo».

«Una potrebbe essere il colore della pelle ma non solo, ed ecco che così ?l?Accoglienza Accogliente? diventa un progetto che si connota in chiave multiculturale e s?intreccia con i temi dell?integrazione e della convivenza tra culture diverse. Calato nella realtà scolastica ? precisa l?Assessore Fronzoni ? diventa insomma un progetto di mediazione e accoglienza ma non di facilitazione linguistica».

Gli elaborati raccolti nell?opuscolo e firmati dai ragazzi sono il frutto di un progetto di intercultura avviato nel secondo quadrimestre dell?anno scolastico in corso e tenuto dalle docenti Lucia Barbieri e Francesca Noci, coadiuvate dall?esperta Claudia Ricci. E che, come hanno raccontato i ragazzi e gli insegnanti, «ha rappresentato un momento di condivisione delle varie culture attraverso la valorizzazione delle dinamiche di gruppo e la comprensione degli altri».

Riferimenti: Comune di Montemurlo

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

Opera (MI), una delegazione di Rom incontra il Prefetto

28 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Questa mattina una delegazione di Rom, accompagnata dalla Casa della Carità, si è recata in Prefettura per ribadire al prefetto, Gian Valerio Lombardi, l’impegno di rispettare il patto di legalità e socialità siglato per accettare l’accoglienza nel campo di Opera. Subito dopo, i dieci immigrati rumeni di etnia rom (tra cui tre bambini) sono stati dall’assessore ai Servizi sociali del comune di Milano, Mariolina Moioli e, anche a lei, hanno assicurato la volontà di accettare tutte le condizioni del Patto.

“Vogliamo dimostrare – ha detto Lorenzo, uno dei Rom della delegazione – che siamo persone per bene, che vogliamo lavorare e mandare i nostri figli a scuola”.

Intanto, è ancora alta la tensione a Opera. Per questo motivo è stata rimandata l’installazione, prevista per il 28 dicembre, delle tende nell’area circense della cittadina alle porte di Milano, che la Prefettura aveva individuato per accogliere i circa 70 Rom sgomberati dal campo di via Ripamonti lo scorso 14 dicembre. Una decisione scaturita da un Protocollo d’intesa firmato anche da Provincia di Milano e dai comuni di Milano e Opera, che ha anche stabilito la provvisorietà del campo fino al 31 marzo 2007.

Riferimenti: Casa della Carità

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,