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Archivio Novembre 2006

Borat e il politicamente scorretto

24 Novembre 2006 Nessun commento


Il film politicamente scorretto di Baron-Cohen non è solo un fenomeno di botteghino ma anche di costume. Amato, odiato, criticato, censurato, osannato, adorato, stra-citato, scaricato (su internet), piratato, proibito, dibattuto, accusato, portato in tribunale: se mai c’è stato, negli ultimi anni, un film-fenomeno, dentro e fuori le sale, allora lo scettro spetta solo e soltanto a Borat.

Le folli avventure del finto giornalista kazako interpretato da Sacha Baron Cohen (in arte Ali G), antisemita, misogino, razzista e politicamente scorrettissimo, stanno monopolizzando l’attenzione planetaria. Dai capi di Stato alle chat online, dai ragazzini ai veterani della critica cinematografica, sembra che non si parli d’altro.

Dunque un successo non solo di botteghino (a sorpresa la pellicola ha sbancato il boxoffice americano) ma anche di costume. Globale. Che sta provocando effetti a catena: mediatici, internettiani, perfino giudiziari. E allora, in attesa dell’arrivo del film in Italia (l’uscita è stata fissata inspiegabilmente tardi, ai primi di marzo 2007) facciamo un punto su tutte le conseguenze della Borat-mania.

Il boxoffice. Costato appena 18 milioni di dollari – una miseria, se paragonato al gigantismo dei budget hollywoodiani – il film è stato il più visto negli Stati Uniti, nelle prime due settimane di programmazione (ha incassato 26 milioni di dollari, solo nel primo week end, quello del 5 novembre). Un successo che ha spiazzato anche la casa di distribuzione, la 20th Century Fox. Anche perché la prima posizione al botteghino è stata conquistata anche in altri paesi, come l’Inghilterra e la Germania.

I kazaki
La pellicola prende ferocemente in giro quel popolo: specie nelle prime sequenze, in cui il giornalista Borat presenta il suo villaggio in un video destinato al popolo americano. Così non sorprende che, per settimane e settimane, Baron Cohen sia finito nel mirino delle autorità dello stato ex sovietico. Tra i più arrabbiati il ministro degli Esteri Kasymshomart Tokayev, che lo ha accusato di xenofobia. Irritato, ma un po’ ironico, l’ambasciatore a Londra, Erlan Idrissov: “Siamo sopravvissuti a Stalin, sopravviveremo anche a Borat”. Poi però, a sorpresa, è arrivato lo sdoganamento da parte del presidente Nursultan Nazarbayev, che, in visita nella capitale britannica, ha dichiarato: “Guardiamo il lato positivo della cosa. Questo film è stato creato da un comico, quindi ridiamoci sopra”.

Gli altri paesi
A insorgere contro la pellicola anche la Romania. E in particolare il villaggio di Glod, una manciata di case malridotte nel sud-est. E’ lì, infatti, che in realtà sono state girate le sequenze del film ambientate in Kazakhstan. Tra le piu arrabbiate Paraschiva Stolan, 73 anni, che fa la madre del protagonista. Ha detto di sentirsi “insultata”, anche per l’esiguo compenso: 30 euro e 200 chili di calce, utilizzati per ridipingere la sua abitazione. Ma non è solo la Romania a lanciare accuse: in Russia, ad esempio, Borat è stato vietato. Lo ha deciso il ministero della Cultura: “Siamo offesi perché uno stato ex sovietico viene presentato come luogo in cui la bevanda nazionale è l’urina di cavallo”, ha dichiarato un’anonima fonte ministeriale.

Gli ebrei
La feroce satira antisemita del personaggio Borat (che considera gli ebrei responsabili dell’11 settembre, e che crede che i suoi padroni di casa ebrei si siano tramutati in scarafaggi) è stata concepita dall’ebreo Baron Cohen. E forse per questo, perché viene dall’interno, che le comunità ebraiche non hanno reagito con sdegno. Ad esempio, l’Anti Defamation League americana ha commentato che l’obiettivo del film “è denunciare gli stereotipi, non perpetrarli”. Quanto al protagonista, Baron Cohen ha autocandidato Borat “all’Oscar come migliore pellicola anti-ebrea. Ma non sarà facile, c’è la concorrenza molto forte di Mel Gibson…”.

I Roma e i Sinti
Diversa la reazione nelle Comunità Sinte e Rom in Germania (in una scena Borat chiede un’automobile che metta sotto più “zingari” possibile): la Roma und Sinti Verbändeha ha annunciato la querela.

Le cause giudiziarie
I personaggi del film, sul territorio americano, sono stati tutti, in qualche modo, ingannati: credevano davvero che Borat fosse un giornalista kazako impegnato in un’inchiesta sugli Usa. E così, dopo l’uscita del film, molti hanno fatto la voce grossa. Tra coloro che hanno deciso di chiedere un risarcimento per via giudiziaria, la signora dell’Alabama Cindy Streit, che nella pellicola riceve un sacchetto di feci da Borat e un terzetto di studenti di una confraternita della Carolina del Sud. Per non parlare del giornalista turco Mahir Cagri, che ha accusato Baron Cohen di essersi ispirato a lui per il personaggio.

Gli arrabbiati
Reduce, lui sì, da infiniti, gravi guai giudiziari (finiti con l’assoluzione dall’accusa di pedofilia), Michael Jackson si è infuriato per essere stato definito dal finto giornalista kazako “un negro ballerino”. Accuse sono arrivate anche dalla National association for the advancement of coloured people.

Il mondo web
Qui Borat impazza, è amatissimo, citatissimo, cliccatissimo. Basta pensare a You Toube, dove ci sono decine e decine di spezzoni (piratati) del film: praticamente, l’intera pellicola. Altri esempi di Borat-mania. Wikipedia, l’enciclopedia libera online, è stata costretta a sospendere per un po’ l’accesso alla pagina sul Kazakhstan: gli utenti avevano scritto che Borat è il vero presidente del Paese e Nazarbayev un usurpatore. Il primo sito promozionale del film, www.borat.kz, è stato fatto chiudere dalle autorità kazake. Mentre le vere pagine web del Kakazhstan hanno registrato un boom di contatti. Tra gli ammiratori, c’è il sito di Young Sound America, che ha lanciato una campagna per la vittoria agli Oscar. Infine secondo magazine online molto frequentati, come Rotten Tomatoes, Borat è la pellicola meglio recensita del 2006.

Le frasi celebri
Ormai le conoscono tutti ma vale la pena di ripeterne almeno un paio, forse non tra le più citate. “In Zakazhstan teniamo le donne dentro le gabbie e diciamo: Dio, uomo, cavallo e cane. E poi donna e ratto”. E ancora: “E mi raccomando venite a trovarmi in Kakazhstan, paese dalle incredibili risorse naturali e con le prostitute più a buon mercato”.

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Gizzeria Lido (CZ), minoranze linguistiche e scuola: dalla Calabria all’Europa

24 Novembre 2006 Nessun commento


Ha preso il via ieri, 23 novembre 2006, la tre giorni coordinata dall’Istituto Regionale di Ricerca Educativa della Calabria dedicata ad un seminario di carattere nazionale dal titolo “Minoranze linguistiche e scuola: dalla Calabria all’Europa” i cui lavori sono attivati nella sala congressi di un albergo di Gizzeria Lido, Provincia di Catanzaro.

È dal nuovo presidente dell’Irre, Giuseppe Spadafora, in carica dalla scorsa stagione, che apprendiamo il significato di questo progetto che vedrà la partecipazione fattiva di docenti e ricercatori delle Università calabresi nonché di rappresentanti scolastici di lingue minoritarie del Molise, (albanese e croato), della Valle d’Aosta, del Friuli, dell’Istituto sloveno di Trieste, dell’Istituto pedagogico del Ladino di Bolzano, di Nuoro, della lingua minoritaria germanica a Udine ed altri ancora. Purtroppo non sono contemplati interventi sulle lingue dei Rom e dei Sinti Italiani, presenti anche in Calabria da oltre seicento anni.

Un incontro, perciò, variegato e ricco di testimonianze e documentazione storica di cui il professore Spadafora dice: «Le minoranze linguistiche non sono espressione di culture minoritarie e le loro lingue, anzi, testimoniano la loro vivacità culturale. In casi, come quello dell’albanese di Calabria, esse rappresentano la testimonianza orgogliosa di una radice culturale che, pur sottolineando un’appartenenza e una differenza, suggeriscono l’ipotesi di una possibile integrazione culturale. L’ipotesi complessiva che ha ispirato, comunque, questo seminario è che senza un adeguato confronto culturale con le minoranze linguistiche storiche, difficilmente si può teorizzare in modo adeguato sui processi interculturali di integrazione della democrazia nella società contemporanea».

Otello Profazio, cantastorie folk calabrese, esperto ricercatore di canti occitani, greci e albanesi di Calabria, intratterrà gli ospiti del seminario le cui conclusioni sono affidate, nella mattinata di sabato a Salvatore L’Andolina, direttore dell’Irre Calabria ed a Elisabetta Davoli, dirigente dell’Ufficio VI del ministero dell’Istruzione.

In foto la mappa sulle Minoranze Linguistiche riconosciute dallo Stato Italiano.

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Svizzera, la Lega difende le Minoranze Linguistiche

22 Novembre 2006 Nessun commento


Succede anche questo… La Lega, partito politico svizzero ispirato dal movimento politico italiano guidato da Umberto Bossi, difronte alle esternazioni di Armin Walpen, direttore generale SSR, il quale ha minacciato che se l’aumento del 6.5% del canone tv non dovesse venire approvato, ad andarne di mezzo sarebbero le minoranze linguistiche, il deputato in Gran Consiglio Lorenzo Quadri (Lega) chiede una presa di posizione da parte del Governo ticinese.

In una mozione presentata oggi Quadri stigmatizza l’atteggiamento di Armin Walpen: “Il direttore generale SSR ? invece di valutare gli ampi margini di risparmio interni all?azienda radiotelevisiva e di fare trasparenza sui conti – minaccia, in caso di mancato aumento del canone, la decurtazione del servizio pubblico anche agli utenti ticinesi (evidentemente mantenendo il canone attuale)”.

Sottolineqando che le “minacce del direttore generale SSR ai danni delle minoranze linguistiche costituiscono un?evidente lesione dei principi federalisti”, Quadri ricorda il mandato di servizio pubblico contenuto nella Costituzione federale al quale la SSR dovrebbe attenersi: “La radio e la televisione contribuiscono all?istruzione e allo sviluppo culturale, alla libera formazione delle opinioni e all?intrattenimento. Considerano le particolarità del Paese e i bisogni dei Cantoni. Presentano gli avvenimenti in modo corretto e riflettono adeguatamente la pluralità delle opinioni?.

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Speriamo che il deputato in Gran Consiglio Lorenzo Quadri sia così solerte anche nei confronti dei diritti negati alle Minoranze Linguistiche Sinte e Rom, presenti in Svizzera.

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La scolarizzazione di Rom e dei Sinti. Educazione o diseducazione?

22 Novembre 2006 Nessun commento


Presentiamo un’interessante riflessione dell’intellettuale e poliedrico artista dottor Bruno Morelli sulle motivazioni, le startegie e le prospettive nella scolarizzazione dei minori Sinti e Rom. Il testo è stato pubblicato da alcuni giorni nello spazio web RomSinti@Politica, dove potete trovare notizie ed approfondimenti.

Se educare, da latino (dùcere) significa condurre, evidentemente dobbiamo credere che ci sia una strada da percorrere diretta verso un traguardo indicato dal maestro, secondo un apposito programma, nella completa fiducia del discente, che quel luogo sarà per lui l?ideale per crescere assieme agli altri, vivere come gli altri, essere come gli altri.

Ebbene questa pianificazione, questa conduzione verso la realizzazione piena della vita, pone per la persona Rom alcuni fondamentali nodi ancora da sciogliere, prima è il tema dell?identità, il dilemma ossia di chi sono gli altri e cosa sono io per gli altri, cosa si aspetta la scuola da me, perché devo andare a scuola? Quale futuro mi promette la scuola?

Nella scuola trovo un comunità che mi accoglie oppure, come è scritto nella mia memoria, vi è un ambiente ?nemico? che accetta la mia diversità sulla base di una sola condizione chiara e irremovibile: cambiare volto, aderire ad un modello paradigmatico di cittadino che dovrà aver assimilato caratteri e requisiti adatti all?inserimento. In altre parole devo diventare qualcun altro.

Infatti il programma non prevede affatto il potenziamento anche delle mie capacità peculiari ereditate dalla tradizione. Dunque non è una scuola che mi rispetta, mi scredita culturalmente, mi allontana dalla mia famiglia.

In tale sistema rigido il pericolo in agguato è sempre lo stesso, l?omologazione, tutti uguali, adatti alla richiesta di questa società. Purtroppo il confine tra due concetti, integrazione e inserimento rimane conflittuale, oscilla creando spesso confusione e malintesi.

Problema: integrazione o inserimento?

Spesso il concetto di integrazione viene fagocitato dalla pratica dell?inserimento che definisce la funzione con il seguente criterio: la coincidenza, l?incastro perfetto tra soggetto e macchina sociale, tra morale e tecnica, ciò che la tendenza in questi ultimi tempi spinge sempre di più all?azzeramento delle identità altre, l?integrazione perciò forma l?individuo sul modello vincente, funzionale ad occupare un posto nell?ingranaggio della produzione. Non c?è scampo.

L?integrazione così tradotta, motiva ad avere fiducia nell?agenzia scolastica perché si presenta come unico luogo di promozione sociale e morale. Noi come rappresentatività Romanì denunciamo questo monopolio, il programma di stato.

Cosa fare?

Ruolo fondamentale nel gioco della programmazione è la mediazione culturale, che avrebbe il compito di integrare il piano di studi, per quel poco che è possibile, là dove occorrono elementi atti alla formazione completa del soggetto, ma attenzione anche la mediazione culturale da sola non basta, essa viene percepita come un organismo debole, di supporto.

Ciò accade principalmente in quanto alle spalle della mediazione culturale, attualmente, manca un ufficialità data un supporto orientativo, una sorta di guida formata da un gruppo di esperti Rom/Sinti che sappiano elaborare progetti ma soprattutto indicare strategie di percorso finalizzati a promuovere: la motivazione, la frequentazione, la formazione, sfruttando le capacità interne al patrimonio culturale affinchè ci sia la realizzazione piena dell?individuo.

Una realizzazione che si fondi sul rispetto dell?identità, sulla valorizzazione dell?appartenenza etnica. Questa è la scuola del futuro. Ora, si da il caso che nessuna figura di sostegno scolastica è in grado di svolgere questa esclusiva e delicata funzione.

Risultato? il fai da te. E ne vediamo le conseguenze. Non a caso infatti nella fascia della scuola dell?obbligo l?abbandono e la mortalità sono prevalenti, salvo particolari realtà dove lo sforzo e il sacrificio personale di qualcuno tampona il problema (vedi Nazzareno Guarnieri a Pescara) ma quando può resistere un Nazzareno in tale situazione?

Motivazione o abbandono.
Inversamente quale sarà la motivazione in grado di suscitare l?interesse del ragazzo Rom? Estraniarsi dalla sua identità? Sradicarsi dalla sua famiglia d?origine? rinnegare un mondo che gli ha dato la vita? quale molla può far scattare la necessità di affidarsi all?ufficio scolastico per far sì che l?educazione non si distorca nel suo ossimoro, cioè diseducazione alla realtà, venendo meno al primo principio umano che sancisce il diritto alla soggettività. Oggi queste domande attendono delle risposte.

Perché se la scuola vuole da me una trasformazione radicale della mia personalità creandomi una confezione che non corrisponde alla mia condizione esistenziale, io preferisco uscire, abbandonare, tornare a casa dove mi sento protetto.

Esperti di madre lingua, con l?aiuto soprattutto della psicopedagogia e dell?antropologia culturale, possono veramente creare progetti mirati a rilevare l?entusiasmo e la volontà dei ragazzi rom, con il consenso delle famiglie assicurando loro che il traguardo finale non sarà la perdita dei figli ma l?affermazione di essi nella società tramite professioni congeniali al potenziale Rom, questo potrà tranquillizzare dalla paura di sparire per sempre come popolo. Perché di questo si tratta.

Allora se accettiamo l?idea della diversità come patrimonio da salvaguardare nel rispetto di un?identità data e perdurata nei secoli con una lingua annessa, con dei costumi annessi, con tradizioni annessi, dunque se accogliamo il concetto di reciprocità di valori e idee divergenti, ebbene questo non può fare a meno di farci intendere in che cosa consiste la differenza che ci divide.

Urge l?idea di costruire un percorso che ci possa far incontrare. Per farci sentire fratelli di un unico mondo.

Se l?obiettivo dell?integrazione non è l?appiattimento e la clonazione umana, il primo passo da fare va verso la consapevolezza di sentirsi inadeguati al problema, l?umiltà di riconoscere che occorre un aiuto, che da soli non possiamo farcela, occorre una collaborazione interna alla comunità Rom e Sinta, Rom e gagè insieme.

La voglia è di creare le condizioni ideali affinchè quel maestro non ci conduca ad un burrone, a una caduta in cui sprofondare nella devianza e la perdita del?io più profondo, ma che ci sappia ricondurre verso la via della salvezza, della cooperazione, della speranza che Rom e Sinti un domani possa donare quel poco che ha di buono in sè alla società tutta.

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Verona, staccate la luce ai sinti!

20 Novembre 2006 3 commenti


Tre famiglie di Sinti Teich sono da alcuni giorni senza corrente elettrica perchè alcuni esponenti della Lega Nord di Verona hanno chiesto un intervento immediato al Comune di Verona contro «uno zingaro che abusivamente si è stabilito in un?area non idonea». Questa notizia è posta in rilievo, da alcuni giorni, sui quotidiani locali: l’Arena e l’inserto locale del Corriere della Sera.

Il capo famiglia, Mirco Gabrieli, ha risposto pubblicamente: «Macchè abusivi. Il terreno lo abbiamo acquistato nel 2005 e lo abbiamo pagato circa 26mila euro» e continua «non chiamateci zingari, vi prego».

Il Presidente dell´ottava Circoscrizione Enrico Corsi e il Consigliere Comunale Paolo Tosato avevano denunciato quello che a loro dire è «un insediamento abusivo». L´Agsm ha staccato la luce e di conseguenza le tre famiglie che vivono all?interno di quell?area precedentemente recintata da chi gliela ha venduta, si sono ritrovate al freddo e senza poter utilizzare gli elettrodomestici.

«Come fanno i ragazzi andare a scuola e a studiare in queste condizioni?», chiede Gabrieli. A questo si aggiunge anche il fatto che uno dei suoi figli è disabile e ha difficoltà nei movimenti. In suo aiuto arriva un vicino, Marino Filippini che proprio non ci sta alle dichiarazioni fatte dai politici cittadini. «Non è vero che sono stati i cittadini a invitarli ad andarsene», afferma, «per me sono dei vicini tranquilli e soprattutto sono diventati degli amici».

L’Associazione Sucar Drom ha fatto un pubblico invito: «Corsi, Tosi, venite a prendere un caffè a casa Gabrieli». Corsi, da quanto letto sui giornali, non ha intenzione di avvicinarsi e rifiuta il caffè anche l?Assessore Regionale alla Sanità Flavio Tosi che ha scritto al Prefetto Italia Fortunati. «Non voglio fare discriminazione», dice, «ma quanto hanno fatto è inaccettabile. A nessun veronese sarebbe stata dato l?allacciamento per l?energia elettrica».

In foto Mirco Gabrieli durante un concerto a Bolzano

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Bologna, distrutto dal fuoco insediamento rom

19 Novembre 2006 Nessun commento


Intorno alle 3.30 di ieri mattina, 18 novembre 2006, un incendio ha distrutto completamente l’insediamento di via Scandellara. Il Sindaco, Sergio Cofferati, in Consiglio Comunale a poche ore dallo sgombero dell’insediamento di via Bignardi annunciava la necessità di fare altrettanto, quanto prima possibile, per l’accampamento di via Scandellara. L’intervento ora non è più necessario. Le Forze dell’Ordine stanno indagando sull’origine dell’incendio.

Ieri pomeriggio una quarantina di rom, in prevalenza donne e bambini, di via Bignardi e di via Scandellara si sono presentati nel pomeriggio di ieri nella sede del quartiere S.Vitale di Bologna.

Le famiglie, accompagnate da alcuni esponenti politici, sono state ricevute dal vicesindaco Adriana Scaramuzzino. La trattativa si e’ conclusa con un esito positivo: per tutte le persone che si sono presentate (ventidue minorenni, dodici donne e sette uomini), il Comune ha trovato una sistemazione provvisoria. Alloggeranno in un capannone di via dell’Industria e in una struttura di via del Pallone.

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Piovene Rocchette (VI), fiaccolata leghista anti-sinti

18 Novembre 2006 22 commenti


Per sabato 25 novembre 2006, a Piovene Rocchette è stata organizzata una fiaccolata ?anti nomadi?. L?iniziativa è promossa dalla segreteria provinciale della Lega Nord come risposta alle recenti polemiche sull?argomento.

Per promuovere la fiaccolata i leghisti scledensi saranno oggi, sabato 18 novembre 2006, in centro storico con un gazebo allo scopo di sensibilizzare i cittadini. La scelta di Piovene non è naturalmente casuale, visto che l?Amministrazione Comunale è stata protagonista di iniziative per contrastare la presenza, sul proprio territorio, di famiglie appartenenti alle Minoranze Nazionali ed Europee Sinte e Rom.

Alla manifestazione, che condanniamo con forza, saranno presenti gli attivisti dell’Associazione Sucar Drom di Vicenza per raccogliere il materiale che, se vi saranno gli estremi, sarà prodotto in sede giudiziaria.

Riferimenti: Denunciato il Sindaco per discriminazione

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MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo

18 Novembre 2006 Nessun commento


Notizie da MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalé da tutto il mondo. Iscriviti alla news letters settimanale, scrivendo a sivola59@yahoo.it

La scolarizzazione dei Rom in Repubblica Ceca
19 ottobre 2006, Praga – Contrariamente a quanto comunemente si credeva, molti genitori Rom si impegnano nella scolarizzazione dei figli e vogliono che continuino gli studi. Tuttavia non si rendono conto che nell’avanzare degli studi, possano aver sbocco nelle scuole differenziali. [...] Ivan Vesely, Presidente di Dzeno, ha presentato questi dati in una recente conferenza sull’educazione a Praga.
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Slovacchia, spot contro i pregiudizi
PRAGA (30 Ottobre, 2006) – Un servizio pubblico che incoraggia i Cechi a controllare i propri pregiudizi, è stato messo in onda dal canale nazionale televPRAGUE [...] e nei cinema dallo scorso16 ottobre. Lo spot è stato creato dall’OnG Partners-Czech, per sfidare gli stereotipi sui Rom e sulle altre minoranze nazionali, ed è indirizzato verso gli adolescenti e i giovani adulti che ondeggiano nei pregiudizi sociali.
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Macedonia, a favore delle lingue rom
Anka Demirova è la nuova direttrice nell’Ufficio per lo Sviluppo e l’Avanzamento dell’Educazione per i Linguaggi delle Minoranze, branca del Ministero per l’Istruzione. E’ la prima posizione direttiva per la comunità Rom, [...] frutto di una grande attività e della partecipazione dei Rom a livello politico, come pure delle nuove leggi che hanno diretta influenza sulla vita socio economica dei cittadini.
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Sgomberi e distruzioni in Gran Bretagna e Irlanda
Sembra un campo di battaglia – è l’area di Smithy Fen, una delle più vaste comunità di Viaggianti in UK – spianata questa settimana. Molte le case distrutte e le famiglie che non hanno più un riparo. Il consiglio di South Cambrideshire reclama che i proprietari dei terreni li avevano abbandonati. In realtà, erano semplicemente in Francia o altrove per lavoro. “Ci hanno strappato la terra,” dice Mary Gammell per i Viaggianti. “Siamo rimasti senza diritto di ritornare.”
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Coi “nomadi” la repressione non porta a nulla
Rovereto (TN) – «Con la repressione non si ottiene nulla. E l?esperienza di questi vent?anni dovrebbe avercelo insegnato: non è un caso se ora il problema del campo ci è scoppiato in mano». Gianluca Magagni, volontario di Aizo nonché operatore al campo nomadi dei Lavini, non approva il progetto dell?amministrazione di istituire un nucleo speciale di polizia municipale specializzato nella repressione dei campeggi abusivi.
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Romania e la situazione delle donne rom
FOCSANI – L’ex Ministra per la Sanità, Daniela Bartos, ha consultato lo scorso 28 ottobre, 50 donne Rom nella città di Marasesti, nella provincia di Modruzeni.
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Danimarca vuole cacciare i Rom kossovari
Redjep Shema è stato imprigionato il 15 settembre 2006 per essersi rifiutato di firmare “volontariamente” la propria deportazione in Kosovo. E’ stato minacciato da Frank Pedersen, capo della Polizia, che sarebbe stato in prigione finché non avesse firmato. Redjep Shema e la sua famiglia sono Rom Askali fuggiti dal Kosovo. In Danimarca avevano chiesto rifugio e si sono comportati secondo la legge.
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Slovenia, guerra ai Rom

17 Novembre 2006 Nessun commento


Con la tacita complicità del governo ”l’insurrezione” xenofoba anti-rom dilaga in Slovenia mentre il premier Jan?a stigmatizza l’ombudsman Matja? Han?ek e la stampa indipendente che hanno internazionalizzato il problema.

Alberi abbattuti, trattori, barricate, ?guardie paesane? che scimmiottano le “va?ke stra?e” di anti-partigiana e “domobrana? memoria, assemblee infiammate, folla concitata. Ai posti di blocco che chiudono gli accessi ad Ambrus e Mala Huda nel comune di Ivanna Gorica, nella Slovenia orientale, i picchetti controllano ogni automobile, ogni movimento sospetto, persino i documenti dei passanti.

Il nemico da fermare sono i Rom che due settimane fa la folla di Ambrus, minacciando il linciaggio, aveva scacciato dal loro fazzoletto di terra e dalle loro case, a qualche chilometro dal villaggio, ai margini del bosco.

La famiglia Strojan, 25 persone di cui solo 4 uomini adulti, fu costretta ad abbandonare le proprie case e sotto scorta della polizia in tenuta antisommossa , a riparare nel centro di accoglienza per stranieri di Postumia. Il governo sloveno s’impegnò allora a trovare loro al più presto una sistemazione alternativa, possibilmente nello stesso comune.

Passate le elezioni amministrative salta fuori il nome del luogo offerto agli Strojan e che questi considerano accettabile. Si tratta di un appezzamento vicino al villaggio di Mala Huda, anche questo nello stesso comune di residenza della famiglia, Ivanna Gorica.

Ma è subito rivolta. I villaggi insorgono, trecento paesani di Mala Huda bloccano le strade e levano barricate. L’assemblea in piazza grida a Lubiana: “I Rom non li vogliamo!?. Un’ anziana del paese urla alla TV: “Non li vogliamo, sappiamo che sono tutti dei criminali!?.

La rabbia monta anche nei villagi vicini e quando si sparge la voce che i maschi della famiglia Strojan starebbero per tornare nella loro casa di Ambrus, si trasforma in una specie di “Srpska krajina?. Le immagini riconducono infatti a quelle di Knin del 1991. I paesani organizzano comitati di autodifesa, le “va?ke stra?e? appunto che prendono il controllo delle vie di comunicazione e annunciano la caccia al Rom.

E il governo? La polizia? Sono inspiegabilmente comprensivi con l’ “insurrezione popolare?. L’ unico arresto avviene qualche giorno prima a Lubiana, dove 700 dimostranti antirazzisti avevano manifestato la loro solidarietà con i Rom, chiedendo le dimissioni del ministro degli Interni Dragutin Mate, davanti alla sede del governo e del parlamento. Un noto attivista, Marko Brecelj , capodistriano, famoso cantautore sessantenne, tenta di superare la barriera di protezione e viene portato via con la forza.

E proprio nel giorno in cui la Dolenjska sembra prepararsi alla guerra, arriva a Lubiana il commissario per i diritti umani presso il Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg. Incontra gli Strojan, il ministro dell’Istruzione Milan Zver che segue per il governo la problematica Rom e l’ ombudsman Matja? Han?ek.

Hammarberg non esita a manifestare pubblicamente il suo disappunto con il trasferimento forzato della famiglia rom. E non risparmia critiche al governo sloveno anche per il suo attacco frontale a Han?ek, presentato come una specie di traditore nazionale perché ha informato del caso Ambrus il Consiglio d’ Europa.

Ma Jan?a non si scompone e alla conferenza stampa che segue il suo rientro dall’ Iraq e dall’Arabia Saudita, dove si trovava mentre le ?va?ke stra?e? di Ambrus prendevano in mano la situazione, spara a zero su chi “strumentalizza politicamente e internazionalizza? il problema. Una frecciata particolare parte contro i giornalisti che ne parlerebbero e scriverebbero troppo.

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In foto la famiglia Strojan

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Canzonature, Golferati e gli sgomberi

16 Novembre 2006 3 commenti


Dopo alcuni mesi di silenzio e ispirazione siamo tornati attivi con una nuova proposta pubblicitaria riguardante il nostro/vostro amato sindaco Sergio Gaetano Cofferati e le sue lodevoli attività per la città di Bologna. Siamo gli stessi “pubblicitari di movimento” che abbiamo ideato l’adesivo della “Birra Peron” e il manifesto di “Aquila delle ruspe” che immortalava il Coffy sulla ruspa nel Lungoreno.

Siamo ragazzi di Craiova, la stessa città da dove partono i nostri fratelli rom “caramidai” (che nella nostra lingua sta per “costruttori di mattoni”), quelli dalle braccia poderose che, da clandestini, senza tutele e diritti, per poche decine di euro al giorno, impastano la sabbia con la calce e la mettono tra i “caramida” (i mattoni) per costruire le vostre case. Noi, però, a differenza dei nostri fratelli, non siamo muratori o manovali: siamo creativi.

E’ per questo che ci sentiamo molto vicini ai napoletani. Nonostante a Craiova ci siano seri problemi d’esistenza, per mangiare e per far crescere i bambini, restiamo un popolo molto ottimista, quindi, quando possiamo, ci divertiamo.

Perciò, avendo saputo che, a Bologna, c’è un sindaco che contro i nostri fratelli rumeni (già disgraziati per essere costretti a vivere nelle baracche lungo il fiume Reno) vuole mandare le ruspe, abbiamo deciso di fronteggiarlo con l’ironia. Del resto, la vita va vissuta in modo spensierato, anche perché ad essere tristi e sconsolati si fa sempre in tempo.

Sappiamo che il vostro Cofferati è rabbioso e pieno di rancore, ma non pensiate che Solomon, il sindaco di Craiova, sia da meno. Leggete cosa ha dichiarato ai giornali il 4 maggio 2005: “Io ci piscio sopra su questi figli di puttana, zingari vagabondi, imbroglioni, puzzolenti e hooligans. Sono l’8 % della popolazione e ci creano un sacco di problemi. Queste merde sono sempre a chiederci diritti supplementari e, adesso, c’è perfino qualcuno che vorrebbe eleggere un loro consigliere… Sono scioccato dall’idea”.

I nostri fratelli rom che vivono a Bologna ci hanno raccontato che queste parole le hanno sentite da un certo signor Borghezio che, quando abitavano al vecchio albergo dei ferrovieri di via Casarini, era andato a metter loro paura con un gruppo di uomini in camicia verde. A quanto pare, anche da voi sta crescendo un clima di intolleranza e di discriminazione.

Vi sollecitiamo su questo perché, anche in Romania, sta salendo di intensità la propaganda nazionalista. Gli ex agenti della polizia segreta di Ceausescu (la Securitate), attraverso campagne scioviniste e antisemite, cercano capri espiatori tra gli ungheresi, gli ebrei, i rom oppure agitano lo spauracchio degli anarchici e dei satanisti.

Noi creativi, a Craiova, ci incontriamo solitamente al bar Keops, frequentato anche da anarchici, giovani antifascisti, punks e rockers. Negli ultimi mesi questo locale è stato preso di mira dalla polizia, con continui raid sia di agenti in borghese, sia di militari in antisommossa.
La polizia rumena usa anche i mass media per scoraggiare eventuali proteste contro le violenze, gli abusi e le azioni repressive contro le minoranze (che siano rom o anarchici). Infatti, quando prendono di mira gli zingari, spuntano sui giornali storie di furti, morti e violenze carnali che sarebbero opera degli stessi.

La grande sorpresa è arrivata il giorno in cui il canale principale della Romania – Pro TV – ha fatto un servizio sul movimento satanico a Calafat (una piccola città al sud di Craiova) sintomo premonitore di una minaccia più grave: l’estensione del movimento anarchico a Craiova, che, ingrossando le sue fila, “spinge la popolazione verso la disobbedienza civile”.

La città di Craiova è un tipico esempio del potere che ancora hanno gli ex agenti dei servizi segreti, che oggi si sono piazzati in posti chiave e non gradiscono chi ficca il naso nei loro affari, siano essi giornalisti o attivisti dei movimenti: intimidazioni, minacce, avvertimea a Craiova, come in tante altre città della Romania, per motivi di povertà materiale molti bambini vengono abbandonati. E’ aumentato il tasso di mortalità infantile.

In molti casi, i bambini affidati agli istituti sono mentalmente o fisicamente handicappati. La maggior parte di loro soffre di denutrizione e non riceve alcun tipo d’educazione. Le strutture scolastiche pubbliche sono molto carenti e mancano i mezzi didattici. Pochi possono permettersi di acquistare quaderni, penne, matite e libri.

Le precarie condizioni di vita delle famiglie, l’esclusione sociale e il desiderio di trovare nuove opportunità altrove, sono state tra le principali ragioni per cui la comunità Rom di Craiova ha intrapreso, agli inizi degli anni novanta, subito dopo la caduta di Ceaucescu, un progressivo esodo in diverse direzioni: Germania, U.S.A. ed infine anche l’Italia.

Per pagare il viaggio molti hanno venduto (a 400 euro) il mezzo ettaro di terra che possedevano o hanno fatto dei debiti. Anche per questa diaspora, negli ultimi 5 o 6 anni, decine di migliaia di ettari di terreni agricoli hanno cambiato proprietario, acquistati da investitori italiani, francesi o arabi che hanno comprato la terra a prezzi contenuti, in attesa del 2007 per le sovvenzioni agricole dall’UE oppure per rivenderla con un guadagno consistente.

E mentre i rumeni diventano tra le etnie migranti più numerose in Italia, gli investitori italiani sono i più grandi acquirenti di terreni agricoli in Romania. Ma mentre gli italiani sono accolti a braccia aperte dai governanti rumeni, i rom di Craiova, perseguitati e inseguiti in Romania, continuano ad essere maltrattati e cacciati dai governanti italiani, siano essi approdati a Bologna piuttosto che a Torino, Milano o Roma.

Questa gente, prima sedentarizzata a forza dal regime di Ceausescu, poi perseguitata e costretta a fuggire dopo la caduta del dittatore, non chiede nient’altro che un frammento di terra sul quale mettersi. Un brandello inutile alla città, che però a loro viene negato.

Lo chiedono senza una parola di protesta, o un gesto di stizza. Silenziosi e anonimi, come quando la sera, ritornando da dieci ore di lavoro nei cantieri, inforcano i sentieri lungo l’alveo del fiume Reno per passare la notte nelle baracche. I nostri fratelli rumeni hanno la pazienza di chi non si aspetta nulla. Sanno di non avere diritti e scrutano già la strada che li porterà in un altro luogo. In un punto meno esposto, più marginale, sottratto alla vista, dove occultarsi.

Sanno che andare è la loro condizione, se vogliono scamparla. Non hanno aspettative perché, come racconta un vecchio detto rumeno, sono l’anticamera della delusione.

©opyrayot “I creativi di Craiova

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