L’Europa è razzista, ma non lo sa

La discriminazione c´è ma non fa statistica, e quindi non si vede. Si potrebbe sintetizzare così l´ultimo rapporto dell’European Monitoring Center on Racism and Xenophobia che nel suo dossier per il 2005 assegna voti davvero bassi ai governi dell’Unione Europea non solo perché i Venticinque sono ancora lontani dall´aver superato il problema delle discriminazioni (in particolare nei settori del lavoro, delle abitazioni e dell’istruzione) ma anche perché la maggior parte dei paesi europei, Italia inclusa, non dispone di sufficienti informazioni sugli episodi di razzismo o di discriminazione. Insomma l’Europa non solo è razzista ma non sa neppure di esserlo.
Beate Winckler, direttore del Centro europeo di monitoraggio su razzismo e xenofobia, spiega che la maggior parte degli Stati membri «manca ancora delle informazioni necessarie per controllare l’impatto che le politiche sociali ed economiche hanno sulle comunità etniche». Winckler osserva che questa mancanza di informazioni «può sfociare nell’aumento delle discriminazioni nei settori rimasti fuori dalla sfera d’osservazione». «Sfortunatamente non possiamo sederci qui e dire che la situazione è migliorata», aggiunge Anastasia Crickley, presidente del consiglio di gestione dell’agenzia, che lancia un appello ai governi europei affinché adottino una legge europea, già approvata, che fornisce una definizione standard del razzismo. Infatti, una volta che tutti gli Stati membri potranno usare una definizione unica e condivisa, saranno anche in grado di raccogliere informazioni sugli episodi di razzismo.
Secondo il rapporto, solo la Gran Bretagna e la Finlandia hanno sistemi «comprensivi» in grado di riferire episodi di violenza razzista, raccogliendo dettagli sulle vittime e sui luoghi in cui si sono verificati gli incidenti, mentre Italia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta non dispongono di alcun dato ufficiale sulla violenza razzista. «Il risultato è che le minoranze etniche possono subire discriminazioni senza che ci sia una risposta adeguata da parte dello Stato», aggiunge Winckler, sottolineando come le statistiche siano essenziali per combattere le cause del razzismo e della xenofobia.
Ed eccoli un po´ di numeri, là dove ci sono perchè in effetti per il nostro Paese, l’Italia, non ci sono dati. In Gran Bretagna si sono verificati 60.000 episodi di razzismo tra l’aprile 2004 e il marzo 2005. Le autorità tedesche hanno registrato 15,914 crimini legati alla xenofobia da parte di estremisti di estrema destra l’anno scorso, mentre la Francia ha denunciato 974 incidenti dovuti a pregiudizi razziali. Il rapporto evidenzia come la Danimarca abbia assistito all’aumento più spiccato del fenomeno, passando da 36 episodi nel 2004 a 81 nel 2005, con una crescita del 69%.
I bersagli della discriminazione, della segregazione e degli attacchi razzisti sono soprattutto i dodici milioni di Sinti, Roma, Manouche, Kalò e Romnichals presenti in Europa. Queste popolazioni sono «specialmente vulnerabili» alle politiche di segregazione, in particolare per quanto riguarda l’istruzione. L’osservatorio, che ha sede a Vienna, evidenzia come nella Repubblica Ceca, in Slovacchia e in Ungheria sia consentita l’esclusione dei bambini rom dal sistema scolastico normale.
In aumento anche i problemi legati al mondo del lavoro, dove il tasso di disoccupazione delle minoranze etniche è «significativamente più alto» in Belgio, Danimarca, Germania, Estonia, Lituania e Finlandia. Il rapporto evidenzia le difficili condizioni abitative di alcuni gruppi etnici e degli immigrati. «Anche se è illegale in tutti gli Stati membri dell’Unione europea, gli annunci per le case formulati in modo tale da rifiutare esplicitamente gli stranieri possono ancora essere trovati in alcuni Stati membri», come Italia, Francia, Spagna, si legge. Talvolta in Belgio i proprietari di appartamenti rifiutano di affittare a persone con cognomi stranieri, così come in Italia, Danimarca, Francia e Finlandia.
Il rapporto, infine, cita i due principali episodi dell’anno scorso che hanno messo in evidenza l’esclusione e la discriminazione che si respirano in Europa. Il primo riguarda le sommosse nelle ‘banlieues’ parigine di ottobre e novembre 2005 da parte di giovani arabi e musulmani, dovute ai decenni di esclusione sul lavoro e nelle città e dalla complessiva alienazione dalla società civile. Secondo l’Osservatorio europeo, si tratta di episodi che mostrano l’urgente bisogno di far fronte alla discriminazione. Il secondo caso è quello degli attentati alla metropolitana di Londra del luglio 2005. Il rapporto elogia «la posizione forte» assunta dalle autorità politiche e religiose britanniche, che hanno condannato gli attacchi e hanno evitato il diffondersi di «crimini di odio religioso».










