Home > Senza categoria > Lamezia Terme, il ghetto deve essere chiuso

Lamezia Terme, il ghetto deve essere chiuso


Rom: questione infinita ed irrisolta, spina del fianco di tutte le amministrazioni che negli ultimi anni si sono avvicendate al governo della città. Nei giorni scorsi il vicesindaco Elvira Falvo, che ha anche la delega alle politiche sociali, è andata nella bidonville di Scordovillo con alcuni esponenti delle cooperative sociali che si occupano dei rom presenti sul territorio.

Com’è stata accolta?
«Non c’è stata diffidenza, non mi sono sentita estranea. Piuttosto da parte di tutti c’era molta attesa unita alla speranza che la situazione possa finalmente avere una risoluzione positiva. La visita è stata un’esperienza molto toccante proprio perché la questione è delicata e difficile».

C’era mai stata?
«Avevo visitato il campo tempo fa, ma ho voluto ritornarci per rendermi conto delle condizioni attuali: non c’è dubbio che Scordovillo è una vergogna per la città e credo che tutti siano d’accordo sul fatto che vada smantellato».

Quanti sono i Rom a Lamezia?
«In base ai dati del 2005, i cittadini Rom che vivono sul territorio sono 618. Circa 500 di loro sono nati in città, e quindi sono lametini a tutti gli effetti. A Scordovillo risiedono 390 persone, divise in 83 nuclei familiari. Altri sono sparsi in altre zone cittadine».

Quale sarà la soluzione?
«Il governo cittadino e il mio assessorato in particolare, insieme alle commissioni, lavoreranno con responsabilità perché la questione venga dibattuta in consiglio comunale. Ci confronteremo con le circoscrizioni, i quartieri e perfino con le parrocchie: vaglieremo tutte le proposte, accetteremo anche le critiche purchè costruttive. Il mio auspicio è che chi fa politica da tanti anni e conosce bene la situazione, non cerchi di strumentalizzarla a proprio vantaggio o di ingigantirla ulteriormente. Certo una soluzione definitiva non si troverà in tempi brevi, ma è necessario cominciare ad affrontare gradualmente la questione nella sua globalità».

Sono previsti interventi a Scordovillo?
«Abbiamo avuto due tavoli tecnici con i responsabili dei Lavori pubblici e dell’Urbanistica, con cui abbiamo deciso alcuni provvedimenti d’emergenza per cercare di limitare, per quanto possibile, gli enormi disagi esistenti. In passato s’è provveduto a costruire la piattaforma per i prefabbricati ma non a fornire beni e servizi di prima necessità come l’acqua o la corrente elettrica. Cercheremo di ovviare a queste carenze nell’intento di rendere salubre tutta l’area e di metterla in sicurezza. Inoltre sarà ridefinito il confine tra il campo e l’area ospedaliera: in attesa che l’Asl prenda decisioni in merito».

E per gli episodi di microcriminalità al parcheggio ospedaliero?
«La Multiservizi è disponibile alla pulizia della zona e alla gestione custodita del parcheggio dell’ospedale, per evitare i frequenti atti vandalici e la conseguente esasperazione dei cittadini. Abbiamo sollecitato anche l’attivazione del Pon sicurezza, inteso come salvaguardia sociale e non come vigilanza di tipo poliziesco».

La gente si lamenta anche del continuo incendio dei pneumatici.
«Sicuramente un fenomeno spiacevole e nocivo. Smentisco comunque ciò che è stato affermato ultimamente secondo cui l’emissione di questi fumi aumenterebbe del 50% l’insorgere di patologie tumorali. È un falso allarmismo in quanto non provato da un’indagine scientifica».

Che tempi ci sono?
«L’amministrazione si attiverà in un futuro molto prossimo. Ribadisco che si tratta d’interventi provvisori dato che l’accampamento dovrà essere smantellato e il dislocamento delle famiglie sarà progressivo e graduale: non dovrà più esserci un altro Scordovillo, un unico campo di accoglienza».

Com’è già avvenuto in molte altre città?
«Esattamente. È ormai superato il concetto dell’unico sito cosiddetto d’accoglienza che poi, come tutti abbiamo visto, tale non è perché diventa un vero e proprio ghetto. Per questo ho chiesto al presidente Loiero e all’assessore regionale al Lavoro De Gaetano la creazione di una legge sulla regolamentazione dell’etnia Rom che molte regioni italiane hanno adottato».

Dove troverete i finanziamenti per sistemare i Rom?
«La richiesta alla Regione è finalizzata anche ad ottenere dei finanziamenti per l’inserimento sociale e lavorativo di queste persone. Infatti s’è pensato alla costruzione di un grande capannone per le attività artigianali, come la lavorazione del ferro, che per i Rom costituisce una tradizione della loro antica cultura. Mentre con l’Aterp stiamo lavorando per l’individuazione degli alloggi, visto che al campo tutti m’hanno chiesto di avere una casa decente. Anche in questo caso i tempi saranno lunghi, ma orientati verso la giusta soluzione».

Riferimenti: L’illusione di una casa

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,
  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...
Codice di sicurezza: