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Archivio Ottobre 2006

Merano (BZ), i Sinti chiedono di partecipare al progetto abitativo

31 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Se la gente del quartiere protesta, i Sinti non sono da meno. La nuova struttura, ancora in fase di progetto, sembra non soddisfare le reali esigenze di spazio della decina di famiglie stanziali. «Prima di disegnare le piazzole i tecnici dovrebbero almeno censire il numero di persone da sistemare – dichiara uno dei capifamiglia, Daniele Schöpf – la proposta che ci hanno sottoposto è chiaramente insufficiente». E sulle lamentele per i fastidi al vicinato? «Non siamo noi a disturbare», è la risposta.

Nei giorni scorsi i tecnici si sono presentati alla confluenza per consegnare ai capifamiglia la planimetria del progetto del nuovo “campo nomadi” [sic!], quello che nelle intenzioni dell?amministrazione comunale andrebbe ad occupare la lingua di terra tra Passirio e Adige e delimitata verso il quartiere dal viadotto della Mebo. Un triangolo nel quale i progettisti hanno evidenziato in giallo una dozzina di piazzole che, secondo i loro calcoli, dovrebbero essere in grado di soddisfare le esigenze di spazio dei Sinti che con il tempo sono divenuti stanziali.

Il giornalista del quotidinao Alto Adige arriva nel bel mezzo della discussione attorno alla nuova sistemazione e intervista, caso unico, uno dei capifamiglia, Daniele Schöpf, che si rigira tra le mani il foglio col progetti di massima. Una planimetria, per la verità, di difficile comprensione per chi non è in possesso di un diploma di geometra. Ci vuole un attento studio per capire l?esatta portata della trasformazione che subirà la zona a seguito dei preannunciato lavori al viadotto della Mebo.

«Queste piazzole sono insufficienti per accogliere tutta la nostra gente – dichiara Schöpf dopo essere riuscito a realizzare la dimensione del progetto – dovremo discuterne con i progettisti».

Quali sono le vostre esigenze di spazio?
«Nel campo vivono una decina di famiglie, genitori con una media di sette-nove figli, e un terzo di questi ultimi già con una loro famiglia. Insomma, a conti fatti, si tratta di dare sistemazione a circa centocinquanta persone, troppe per quella dozzina di piazzole previste dal progetto».

Quindi…
«Quindi bisogna mettersi a tavolino con i tecnici per trovare un giusto dimensionamento, altrimenti tanto vale restare qui dove siamo».

Cambiando discorso, non è un segreto che la gente del quartiere non veda di buon occhio la vostra presenza.
«L?intolleranza è una costante per noi Sinti».

Però si parla di continui disturbi alla quiete pubblica che minano la convivenza.
«È vero, ci sono rumori, soprattutto di notte, ma non siamo noi. Vadano piuttosto a cercare i responsabili al bar che tiene aperto fino alle tre di notte e oltre, anche se abbassa le saracinesche molto prima, e che diventa frequentato punto di ritrovo».

Però a fare le corse in auto erano i vostri ragazzi.
«È successo una volta, e siamo stati noi a consegnare i responsabili alle autorità. Poi sono intervenuti i capifamiglia a bloccare il fenomeno».

E i bambini e le galline nel campetto di calcio? Anche questi fatti stanno creando tensione.
«Non possiamo correre dietro a tutti, certo che bambini e animali entrano nel campo. Per evitarlo basterebbe che i responsabili chiudessero i cancelli alla fine degli allenamenti e delle manifestazioni sportive».

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Lamezia Terme, i Rom e i loro bisogni

31 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Tutto sui Rom che vivono in città: numeri, statistiche, condizioni di vita, progetti e desideri. A presentare il quadro completo della situazione Massimo Bevilacqua e Massimo Berlingieri, due giovani Rom che da anni fanno parte della cooperativa Ciarapanì guidata da Marina Galati. Al Teatro Umberto, per la prima volta, hanno preso la parola illustrando al pubblico il progetto Ric (riscoprirsi insieme cittadini) che da tempo stanno portando avanti con i soci della cooperativa.

Secondo i dati presentati, i Rom a Lamezia sono 631 divisi in 137 famiglie, circa l’1% dell’intera popolazione lametina; di essi 391 sono stanziali nel campo di Scordovillo, gli altri abitano nelle case popolari in diversi quartieri cittadini. Il 68% ha meno di 29 anni: sempre in base all’inchiesta effettuata dalla Ciarapanì, sono pochi i rom che invecchiano perché sono molto diffuse malattie come la bronchite e la polmonite dovute alla precarietà delle condizioni di vita. Patologie curate male che portano ad una morte precoce.

Dei Rom che vivono in città il 29% sono sposati e solo il 7% ha più di 7 figli. I primi inserimenti scolastici sono avvenuti nel 1983: attualmente il 65% della popolazione Rom ha la licenza elementare, il 20% la licenza media; mentre il 15% non ha nessun titolo di studio. Inoltre nessuno ha ancora conseguito un diploma di scuola superiore.

Nel corso del convegno altre ragazze Rom componenti la cooperativa hanno letto un loro messaggio ai giovani lametini immaginando che si possa avverare «il sogno di vivere insieme per costruire tante cose utili per la città».

Galati ha ricordato che la Ciarapanì (che è una parola Rom che significa tenda) ha avviato percorsi di orientamento e di formazione per l’inclusione sociale e lavorativa dei Rom.

Salvo Inglese, etnopsichiatra, ha parlato di «secoli di pregiudizio che dobbiamo scrollarci di dosso se vogliamo far emergere le positività di una particolare realtà come questa».

Hanno espresso soddisfazione per l’iniziativa il vescovo Luigi Cantafora, il sindaco Gianni Speranza e il vicesindaco Elvira Falvo.

Riferimenti: Accusata di furto perchè rom

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Mazara del Vallo (TP), Denis compie sei anni e continuano le fantasie sui Rom

31 Ottobre 2006 2 commenti


Il 26 ottobre la piccola Denise Pipitone, la bimba rapita l’1 settembre del 2004, ha compiuto sei anni e Mazara del Vallo l’ha ricordata. Alle 10, presso il chiostro del Palazzo dei Carmelitani, si è svolta una manifestazione con la partecipazione di rappresentanze delle scolaresche cittadine.

Studenti ed alunni, con canti e messaggi, hanno espresso i sentimenti di solidarietà e di speranza. L’amministrazione ha donato alla famiglia un’albero, simbolo della speranza, che sarà piantato a Natale nella villa comunale. Il 27 ottobre, la mamma della bambina, Piera Maggio, è stata ricevuta al Quirinale, insieme ai genitori degli altri bambini scomparsi.

Naturalmente non si ferma il tormentone razzista, tutto italiano, contro le Minoranze Sinte e Rom. Questa volta è il il settimanle Oggi che annuncia: una bambina sarebbe stata usata dai rapitori, scrive il settimanale, per attirare Denise lontano da casa quanto bastava per poterla portare via senza dare nell’occhio e sarebbe stata consegnata a una banda di rom kosovari poche ore dopo.

Riferimenti: Ancora sugli "zingari" che rubano i bambini

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Opera Nomadi, commento politico all?Assemblea 2006

31 Ottobre 2006 Commenti chiusi


L?Assemblea Nazionale dei Soci è il momento più importante dell?associazione, dove tutte le Sezioni dovrebbero incontrarsi e insieme discutere per decidere la linea politica dell?associazione anche grazie agli stimoli del Consiglio Nazionale e del Presidente Nazionale. Questo nella normalità ma purtroppo l?ultima assemblea è stata un monologo da parte dell?attuale vertice nazionale che ha negato a priori il dibattito: solo pochi interventi della durata di cinque minuti.

Inoltre, a dispetto dell?intervento del Presidente Nazionale, Massimo Converso, nella premessa della Relazione Morale per magnificare lo splendido lavoro della segreteria tecnica nazionale, con sede a Roma, dobbiamo evidenziare un?estrema confusione organizzativa che alcuni ritengono funzionale a negare la partecipazione di tutti all?Assemblea (variazioni non comunicate per tempo di: sede, ordine del giorno e orario).

La volontà dell?attuale vertice nazionale nel voler negare a priori il dibattito si è subito evidenziata con la nomina di Amedeo Curatoli, Sezione di Napoli, alla carica di Presidente dell?Assemblea che da dieci anni a questa parte si è sempre dimostrato il cieco esecutore delle volontà di Converso in tutte le Assemblee. Ad aggiungersi a Curatoli c?è stata la nomina a Segretario dell?Assemblea di Alessandro Piccin, Sezione di Padova.

Già dalle premesse era indiscutibile la volontà dell?attuale Presidente Nazionale di negare un confronto democratico all?interno dell?Associazione. A questo riguardo sono illuminanti le dichiarazioni fatte da Bianca La Penna (Sezione di Firenze), prima dell?inizio dell?Assemblea: ?Converso mi ha implorato di venire perché ha paura che voi [ndr, Sezione di Mantova] vogliate buttarlo fuori dall?Opera Nomadi?. Siamo rimasti sbalorditi da questa dichiarazione che evidenzia una volontà di distorcere e di mistificare la realtà. Molti ci hanno chiesto: ?perché tutto questo?? Noi abbiamo sempre risposto: non abbiamo risposte razionali da offrire perché l?unica nostra iniziativa è stata quella di scrivere un documento, Nove Tesi per l?Assemblea Nazionale dell?Opera Nomadi, da discutere insieme a tutti e non ci sembra certo un affronto proporre il dibattito nella nostra associazione.

La risposta, parziale, può venire dalla lettura dell?unica Relazione statutaria in nostro possesso (per inciso, il documento pubblicato da Romano Lil il 27 ottobre 2006 è diverso da quello presentato durante l?Assemblea), quella del Presidente Nazionale anche perché le altre due, Segretario e Tesoriere Nazionale, ad oggi non sono ancora pervenute.

La Relazione del Presidente è composta da ben ventisei pagine (26) divisa in quattro sezioni: vita associativa e rapporti con i Rom/Sinti, cinque pagine; habitat e lavoro [ndr, non presentata all?Assemblea]; scolarizzazione [ndr, relazione presentata dalla Vice Presidente Paolucci e non votata dall?Assemblea]; attività di promozione e di informazione [ndr, relazione presentata dal Consigliere Costa e non votata dall?Assemblea]. Inoltre, la relazione contiene tanta ?chincaglieria?, due esempi: l?elenco di tutte le Sezioni dell?Opera Nomadi (quattro pagine), naturalmente mancante degli indirizzi perché è funzionale ostacolare il dialogo tra le Sezioni; l?elenco delle minoranze nazionali ed europee presenti in Italia (sei pagine), naturalmente non aggiornato. In ultimo, una pagina e mezzo con le cinque proposte della Presidenza Nazionale che analizzeremo con cura.

Dobbiamo rendere merito all?unica positività di quest?anno: il servizio civile. La Sezione del Lazio da alcuni anni, supportata dal Centro Servizi Volontariato del Lazio, ha in forza alcuni ragazzi del servizio civile nazionale. Dal 2006 è stata promossa una diversa collaborazione con il CESV del Lazio che ha presentato un progetto su tutte le Sezioni dell?Associazione che erano disponibili a supportare il progetto. Questo grazie soprattutto all?impegno di Aleramo Virgili e PierLuigi Lombardi (Sezione Lazio) che ringraziamo.

Naturalmente non poteva mancare una trionfale, quanto ingiustificata, dichiarazione di ?potenza?: l?Opera Nomadi non è mai stata così radicata sul territorio, ben trentuno (31) Sezioni. Peccato che i due/terzi di queste siano fantasma e per l?appunto mai hanno partecipato nell?ultimo anno alle assise nazionali (Seminari e/o Assemblea).

A caratteri cubitali, a pagina due della Relazione, si elencano i ?due grandi problemi che hanno segnato il mondo dei Rom/Sinti in questi ultimi dodici mesi?:
1) ?la conferma amplificata della centralità negativa dell?immigrazione dei Rom dalla Romania?;
2) ?l?irrisolta emarginazione delle Comunità Sinte?.

Siamo rimasti stupefatti perché:
1) la migrazione dalla Romania è un?emergenza dal 1998;
2) l?irrisolta emarginazione delle Comunità Sinte è uno storico problema italiano che proprio negli ultimi due anni sta incamminandosi verso la risoluzione grazie anche all?elezione di Yuri Del Bar in Consiglio Comunale a Mantova che è stata traino in tantissime e diverse realtà, tanto che questo anno si sono candidati due sinti (Bolzano e Trento), insieme ad una rom (Milano).

Nessuna parola al mancato riconoscimento dello status di Minoranze Nazionali o Etniche Linguistiche e nessuna parola sulle discriminazioni razziali, dirette ed indirette. Noi riteniamo queste due questioni a fondamento dell?attuale situazione italiana, insieme alle politiche che negano la partecipazione di Sinti e di Rom.

Glissiamo, per decenza, sulle sperticate auto-lodi che costellano le cinque pagine della relazione e concentriamo l?attenzione, solo per un momento alle critiche dirette alla Sezione di Mantova:
1) “la costituzione di un gruppo dirigente rom e sinto nell?associazione deve avvenire [ndr, non c?è scritto come? forse aspetta il miracolo] senza formalismi o scorciatoie demagogico-populiste“, naturalmente riferito a Mantova e al suo documento;
2) le Presidenze Sezionali ai Rom hanno un senso se corrispondono ad ?una politica sociale programmata e non assistita dai gaggé?, questa ce la dovrebbe proprio spiegare perché siamo noi che siamo stanchi di vedere ogni anno il suo nuovo pupillo rom/sinto che naturalmente non dura per più di una stagione;
3) ?chi accusa di accentramento romano delle attività non vuole tenere conto [ndr, seguono le auto-lodi]??, noi parliamo apertamente di assolutismo quando si prendono decisioni che il Consiglio Nazionale è costretto solo a ratificare mesi dopo e inoltre contestiamo il linguaggio verbale del Presidente che apostrofa noi e le passate gestioni nazionali ?opera nomadi padana?;
4) le accuse di voler tracciare un solco tra i Sinti e i Rom Italiani e quelli Europei, le rispediamo al mittente perchè nella sua realtà locale, il Presidente Nazionale, è capace di offrire ?campi nomadi? alla ?Soweto?;
5) ?strumenti telematici [ndr, leggi sucardrom] di diffusione nazionale che hanno letteralmente inventato accuse gravissime contro alcuni Dirigenti dell?Opera Nomadi?, su questa questione abbiamo già risposto ad una missiva della Sezione del Lazio che ad oggi non è stata pubblicata per motivi di decenza.

Se qualcuno pensa che vi siano chiari punti di indirizzo, rimarrà probabilmente deluso, perché le cinque proposte sono le solite che sentiamo da anni e l?unico vero obiettivo che permea tutta la relazione è l?emergenza. La più caldeggiata è l?emergenza dei Rom Rumeni con cifre ?sparate a caso? e soprattutto nessuna strategia d?intervento.

Una questione ha però risvegliato il nostro interesse: la legge nazionale sulla minoranza nazionale dei rom/sinti e camminanti. E? vero che non è inserita tra i ?grandi problemi? ma trova spazio in ?diritti, obiettivi raggiunti?. Sorpresa! Il Parlamento ha approvato una legge a favore delle Minoranze Sinte e Rom e non ce ne siamo accorti? Purtroppo non è un obiettivo raggiunto ma abbiamo saputo che il Consiglio Nazionale, tenendo all?oscuro le Sezioni o almeno la nostra Sezione, ha deliberato l?anno scorso un testo che è stato presentato al Governo e si legge nella relazione: ?[la] proposta è stata inoltrata al Ministero degli Affari Regionali; altri due Ministeri [?] ne hanno dato parere positivo ed essa è all?esame adesso degli uffici legislativi degli stessi ministeri; approderà in Parlamento, dopo questo indispensabile iter di valutazione?.

Ricapitolando i concetti espressi:
1) è stata spedita copia al Ministero degli Affari Regionali;
2) due Ministeri, non si sa quali, ne hanno dato parere positivo;
3) i due ministeri ?fantasma? la stanno valutando.

Confusione! E? questo l?altro dato che emerge in tutta la Relazione Morale. In ultimo è da sottolineare il titolo dell?intervento del Presidente: ?vita associativa e rapporti con i Rom/Sinti?. I Rom e i Sinti sono, già dal titolo, un ?corpo estraneo? dall?associazione con cui si hanno dei ?rapporti?. A questo riguardo si consideri che all?inizio dell?Assemblea la nostra richiesta di eleggere un Rom, Kasim Cizmic o Giorgio Bezzecchi, alla Presidenza dell?Assemblea è stata bocciata, su indicazione di Massimo Converso, a larga maggioranza.

Nei prossimi giorni pubblicheremo la seconda parte del documento redatto dal Consiglio Direttivo della Sezione di Mantova.

In foto il Consiglio Nazionale da Romano Lil

Riferimenti: La cronaca dell’assemblea, prima parte

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Roma in Greece find limits to cultural diversity

31 Ottobre 2006 1 commento


Home, for Antonis Georgopoulos, his wife, and their six children, was always the same shed without electricity or running water on a patch of wasteland in Patras, the Greek port city chosen as the European cultural capital for this year. But in late August, Georgopoulos, 23, returned from a summer job to find the house reduced to rubble after the local authorities carried out a ?clean-up? of the city?s two Roma settlements, Riganokambos and Makriyiannis.

The family members now sleep in his pickup truck. They are among about 400 Roma to have lost their homes since July in Patras, a lively trade and transport hub of about 250,000 people that is about 220 kilometers, or 135 miles, west of Athens and is known as Greece?s ?Gateway to the West?. When the European Union selected Patras as cultural capital of Europe, the authorities here pledged to ?celebrate cultural diversity.? But in an election year, efforts have focused on attracting foreign musicians and performers to the city, not on promoting tolerance toward a stigmatized minority.

Public opposition to the Roma was on display before municipal elections this month in a city center buzzing with students and other Patras natives who had come to vote. A banner reading: ?No more Roma in Riganokambos? stood out amid a sea of campaign posters. Many here believe the evictions were carried out before the two-stage municipal elections, which concluded Sunday, to win the votes of citizens reluctant to share their city with the Roma and their crude wooden shacks. While the incumbent Socialists won the runoff, their conservative challengers had also declared their intention of clearing out the city?s Roma.

Human rights groups, however, protested the Roma evictions, hastening a visit last month by the European human rights commissioner, Thomas Hammarberg, to inspect the sites. ?There are real problems in Patras,? Hammarberg said in an interview by telephone. ?Many families have been evicted without being given adequate notice or a real alternative.?

The Patras evictions this summer follow a pattern of expulsions in Greece. In 1997, about 2,000 Roma, who are often known as Gypsies, were expelled from a rundown district of Thessaloniki, Greece?s second largest city; they camped on the banks of the Gallikos river for three years before being relocated to a former military barracks. In 2003, about 200 Roma were removed from the affluent Athens suburb of Maroussi to make way for the Olympic complex before the 2004 Games.

Currently, about 200 Roma face eviction from a large site in Votanikos, central Athens, that is earmarked for the construction of a soccer stadium and the capital?s first mosque by 2009. Elsewhere in Europe, 109 Roma were expelled from the Albanian village of Elbasan in July, and 200 from the village of Dorozhny in Kaliningrad, western Russia, in June, Hammarberg said. While there are no official statistics on the Roma of Greece, nongovernment organizations and the European Council estimate that there are 200,000 to 300,000 in hundreds of settlements across the country, at least half of them living in extreme poverty. Conditions are equally precarious for many of the 8 million to 10 million Roma living across Europe, a third of them in Romania and Bulgaria.

Hammarberg emphasized the need for state intervention to ensure that the Roma were treated fairly in Patras and elsewhere. ?That abusive decisions sometimes are taken at local level does not absolve the central government of responsibility,? he said. Abet Hasman, the deputy mayor of Patras and head of the municipal social services unit that ordered the recent evictions here, said he would welcome government mediation.

The municipality is renting apartments for 18 to 22 of about 70 evicted families, Hasman said, ?until the government approves loan applications for them to buy their own homes.? This version was disputed by Panayiotis Dimitras of the Greek Helsinki Monitor, a nongovernmental organization. ?Most local Roma are sleeping rough, have left Patras or are looking for a home,? he said, ?so where are these relocated Roma??

The Georgopoulos family, for example, was not offered new housing. Instead, they said, the authorities gave them just ?200, or 0, in compensation for the loss of their home. The police, meanwhile, are conducting regular patrols to force out the last few residents, and rubble is being dumped on the site. During a 30-minute visit to Riganokambos, a reporter saw two trucks loaded with debris dump their loads next to the last shack standing. ?They threaten to arrest us if we don?t take our sheds down?, said Brigis Danopoulos, 16, after a night in detention. ?This rubble has been dumped here to stop us from rebuilding demolished homes?.

For the evicted families, financial hardship is not the only problem. Georgios Michalakopoulos and his family are now in their fourth home in two months since leaving Riganokambos. ?Landlords do not want Gypsies in their homes,? said Michalakopoulos, 50, who now shares a room in central Patras with his wife and three daughters. According to Yiannis Halilopoulos, president of the Union of Greek Gypsies, ignorance feeds the problem. ?The roots of racism against Gypsies are not very deep,? said Halilopoulos, who believes a campaign to educate schoolchildren about the Roma would erode prejudices. ?Calling us Roma makes us sound foreign,? he said. ?We are Greek.? The Tzigano, or Gypsy, element, he said, ?relates to our tradition, our music, not our nationality.?

Dzeno Association

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Slovénie, pogrom anti-rrom dans la banlieue de Ljubljana

31 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Tout a commencé par une rixe. Puis les habitants d?une petite commune de la périphérie de Ljubljana ont chassé 35 Rroms dans les bois, dont 20 enfants, et leur ont interdit de revenir dans leurs propres maisons. Les habitants exigent l?expulsion des Rroms pour des raisons « sanitaires et sécuritaires », et menacent de boycotter les élections municipales. Le gouvernement et les services publics réagissent mollement.

Les Rroms du quartier de Decje Selo ont déjà passé deux nuits dans la forêt où ils ont été expulsés par les habitants d?un village voisin, Ambrus. Parmi les 35 Rroms, qui n?osent pas revenir dans leurs habitations, il y a des femmes enceintes et 20 enfants âgés de 3 mois à 15 ans.

Les représentants de l?association rrom de Novo Mesto se sont engagés à fournir des tentes de la Croix Rouge et mentionnent que les Rroms aimeraient regagner leurs maisons ou déménager si un nouvel emplacement d?habitation leur était offert.

L?expulsion des Rroms met un point culminant aux protestations qui durent depuis une semaine. Les habitants d?Ambrus exigent que les Rroms quittent la zone pour des raisons sécuritaires et écologiques, en menaçant de boycotter le deuxième tour des élections municipales qui se tiennent ce dimanche en Slovénie. La révolte a été provoquée par une rixe entre Jozeto Sinkovec d?Ambrus et un individu que l?on a d?abord pris pour un Rrom. Par la suite, on a constaté qu?il ne s?agissait pas d?un Rrom mais d?un Slovène, Roman Cmak, qui séjournait provisoirement dans le quartier rrom. Sinkovec a été transporté à l?hôpital après la rixe, tandis que Cmak a été arrêté puis relâché. Cela n?a fait qu?ajouter à la colère des habitants qui ont incendié le véhicule de Cmak. Les pompiers ont refusé d?éteindre le feu.

Les protestations ont pris encore plus d?ampleur et les représentants des autorités locales ont dit qu?ils allaient prendre les choses en mains, ce que le ministre de l?Intérieur a jugé inacceptable et illégal, en ajoutant que la police ne le permettrait pas. Malgré cela, une baraque du quartier rrom a été mise à feu et, selon les propos d?une Rrom, des actions visant à terroriser les Rroms se sont poursuivies au cours de la nuit. Des voitures ont ainsi foncé à vive allure vers le quartier rrom, en braquant leurs pleins phares sur les baraques.

Effrayés, les Rroms se sont enfuis dans les bois qui se trouvent sur le territoire de la commune voisine de Grosuplje dont les habitants, après avoir été informés par les médias, ont exigé que les Rroms quittent immédiatement leur territoire.

En cherchant un moyen de régler le problème, la proposition a été faite d?installer les Rroms dans les bois de Kocevski, connus pour leurs hivers rudes et leurs neiges abondantes, mais qui sont aussi habités par les ours.

Le maire d?Ambruz a accusé toute la société pour ce problème, mais le ministre de l?Environnement et de l?Aménagement du territoire a rappelé que si la commune qui proteste n?a jamais obtenu des fonds de l?Etat pour régler le problème des Rroms, c?est qu?elle ne les a jamais demandé, bien que ces fonds existent et qu?ils soient uniquement prévus à cette fin. ? ?Le ministre de l?Education pense que les exigences de déplacement inconditionnel des Rroms sont inadmissibles et qu?au XXIème siècle, on ne peut pas permettre des expulsions sous la contrainte, en rappelant que parmi les Rroms, se trouvent des enfants soumis à l?obligation de scolarité.

Le médiateur de la République a accusé l?Etat slovène, qui diffère depuis des années son obligation de préparer et de mettre en application un projet d?intégration des Rroms. L?État laisse aux communautés locales le soin de s?occuper de cette intégration ce qui, comme on le voit actuellement, cause des conflits.

Environ 10 000 Rroms vivent en Slovénie, dans 90 quartiers et villages.

Riferimenti: la notizia in italiano

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Lamezia Terme, accusata di furto perchè rom

30 Ottobre 2006 Commenti chiusi


«Sono rom, mi chiamo Nada e ho 18 anni. L’altro giorno davanti all’ospedale un “italiano” mi ha accusato di avergli rubato il telefonino. S’è arrabbiato e s’è messo a gridare. Gli ho ripetuto tante volte che non sono stata io a prendere il suo telefono, ma lui ha continuato ad urlare e a dirmi tante brutte parole».

A parlare è Nada Bevilacqua, ragazza Rom che abita nell’accampamento di Scordovillo, e che fino a qualche giorno fa era solita fermarsi davanti all’ospedale in attesa di Karin Faistnauer, presidente dell’associazione “Donne e futuro” che da anni opera a favore dei Rom della città.

Ogni giorno, infatti, la signora austriaca trapianta da anni in città incontra soprattutto le donne e le ragazze del campo di Scordovillo, con loro ha avviato corsi di ogni tipo: lettura, scrittura, disegno, ed altro ancora. Alla presidente di “Donne e futuro” la giovane Nada ha raccontato il triste episodio, decidendo di parlarne apertamente, vincendo così l’atavica ritrosia delle donne Rom che per cultura e tradizione non amano esporsi in pubblico.

Un’accusa di furto del tutto ingiusta che Nada, a distanza di qualche giorno, vive con gran terrore. «Il cuore mi batteva a trecento all’ora», si legge in una sua breve lettera in cui descrive i particolari della storia, «e quell’uomo continuava a dire che avrebbe chiamato i carabinieri se non andavo dai miei fratelli e non gli restituivo il cellulare: io ho ripetuto tante volte che i miei fratelli sono morti. Ma non m’ha creduto».

Nada fa fatica a capire «perché se la prendono con chi non ha fatto niente». E continua ancora scossa: «Dopo quello che è successo aspetterò Karin sotto il ponte vicino al campo. Adesso ho troppa paura. Non mi fermerò più davanti all’ospedale», scrive la giovane Rom, «aspettavo sempre lì perché potevo telefonare, e poi chiedevo l’elemosina alla gente quando avevo fame: così alla macchinetta dell’ospedale potevo comprarmi qualcosa da mangiare».

Quella di Nada è una storia come tante, di quotidiana angheria. In una città come Lamezia Terme che vuole smantellare Scordovillo ma non vuole i Rom in nessun’altro quartiere, può risultare strano che a denunciare pubblicamente un’ingiustizia sia proprio una rom, esponente di un’etnia discriminata.

La lettera di Nada è un gesto emblematico perché rompe il muro del silenzio, dell’accettazione passiva: è la reazione ad un’offesa, doverosa e giusta se fosse capitata a un “italiano”; strana, quantomeno anomala in questo caso, dato che a difendersi è un componente del ghetto di Scordovillo, che per giunta è anche una giovane donna.

Una semplice lettera, qualche breve frase sgrammaticata in un italiano stentato, manifestano perfettamente i sentimenti, lo stato d’animo di una ragazza che prova a far sentire la sua voce in una comunità in cui ha incontrato anche tanta ostilità e pregiudizio; in una società vittima ancora dei luoghi comuni, dei falsi perbenismi, del moralismo spicciolo.

Troppo facile puntare il dito contro i Rom che «non vogliono lavorare e per questo vanno a rubare; su di loro non puoi fare nessun affidamento». Questi i commenti più “soft” che si sentono in giro comunemente, le espressioni e i pensieri ripetibili insieme ai quotidiani atteggiamenti di vero razzismo perché «gli zingari sono brutti, sporchi e cattivi e tali resteranno. Per sempre». Ma il pregiudizio è il peggior male sociale: gli zingari rubano auto nel parcheggio, e chiedono in cambio soldi per restituirle ai proprietari. È vero. Ma è pure vero che la responsabilità penale di un furto è di chi lo commette, non di un’intera etnia.

In foto l’ospedale di Lamezia Terme

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I Romeni, i Rom e l’Italia

30 Ottobre 2006 2 commenti


Pubblichiamo questo interessante articolo di Marco Cavallotti che risponde alla provocazione contro la Romania e i Romeni, fatta dal quotidiano Il Tempo a firma di Augusto Perboni. Molto interessante il finale…

Imbecilli nazionali.
Arriva anche in Italia il nazionalismo degli straccioni?

Un paese dalla finanza dubbia e incerta, con una magistratura criticata da gran parte dei suoi cittadini, con una giustizia tanto lenta da incorrere sempre più spesso nelle reprimende delle competenti autorità comunitarie, con una classe politica ignorante e in parte dedita agli stupefacenti; un paese nel quale non pagare le tasse è considerato dai più una forma di legittima autodifesa da uno stato vorace, persecutore e sprecone; una paese che, a detta di molti esperti e addetti alla sicurezza ed al rispetto della legge, presenti in numero superiore ad ogni altra nazione civile, per una parte consistente è amministrato in combutta con le grandi organizzazioni facinorose che gestiscono appalti e manodopera… Devo continuare?

Ogni lettore ha capito benissimo di chi parlo: parlo dell’Italia. Eppure. Eppure, senza negare e senza contestare nulla di quanto detto sopra, quanti di noi non si riconoscono in questo quadro desolante, quanti possono sostenere, ugualmente a ragione, che fra noi esistono civiltà, grande cultura, onestà, laboriosità e serietà come in pochi altri Paesi?

L’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione europea può certo essere oggetto di discussione per l’impegno economico che esso richiede a tutta la comunità, per le difficoltà ulteriori che si avranno nel tenere insieme la sbrindellata compagine europea ? ma occorrerà pure rendersi conto che questa incapacità di esprimere una volontà purchessia non dipende tanto dal numero dei membri (due più, due meno non cambia molto), ma dalla struttura stessa del governo centrale della nostra Europa.

La loro entrata imminente ? che io giudico un fatto storico e positivo ? potrà suscitare il rimpianto di chi avrebbe voluto un’Europa limitata ai paesi fondatori o poco più ? i quali peraltro evidenziavano ed esprimevano già, in nuce, tutte le possibili tendenze e contraddizioni dell’Europa attuale. Ma non dovrebbe offrire estro ai più sprovveduti fra noi per abboccare all’esca di un nazionalismo sciovinista e provinciale, simile a quello che tanto a lungo è stato lasciato covare e crescere sotto i governi comunisti dei Paesi del Patto di Varsavia per compensare e giustificare la perdita della libertà e per scoraggiare accordi e possibili intese antisovietiche.

Questo in effetti è il tono ed il contenuto di un articolo, inviatoci con commenti opportunamente pepati da un gentile lettore, dedicato all’ingresso della Romania nell’Unione. Apparso su Il Tempo per la penna di tale Augusto Perboni, offre passaggi più adatti ad illustrare, nel loro delirio, una serie di patologie degenerative dell’odierno pensiero italiano ed europeo, che a far capire qualcosa:

Quella romena «è considerata la razza [sic] più violenta, pericolosa, prepotente, capace di uccidere per una manciata di spiccioli. È capace di compiere truffe milionarie grazie all’alta conoscenza delle tecnologie. Non ha paura di nulla, disprezza anche la vita di donne e bambini che non raggiungono i dieci anni d’età. E si appresta addirittura a entrare nell’Unione europea. Sono i rumeni, sono i cittadini della Romania che da anni terrorizzano il nostro Paese. Persone che vendono sogni che poi si trasformano in schiavitù. Agiscono sempre in gruppi per riuscire a portare a termine le loro innumerevoli attività criminali: dalla prostituzione, alle rapine in villa, dalla clonazione di carte di credito all’immigrazione clandestina. E la loro capacità di compiere traffici illegali in Italia tanto redditizi ha fatto accendere le antenne ai «nostri» criminali, facendo nascere sul territorio nazionale veri e propri sodalizi italo-rumeni.» E via farneticando su questi “geni del male”, a quanto pare non privi di una loro “grandezza”, come può leggere per esteso chi ne abbia la pazienza.

Eppure se io scrivessi un decimo delle nefandezze pubblicate su Il Tempo alludendo a una popolazione di colore o Dio non voglia agli Zingari ? pardon, ai Rom ?, quasi certamente verrei attaccato frontalmente, denunciato e probabilmente condannato per direttissima; mentre forse il Perboni non sa nemmeno che gran parte dei reati che si attribuiscono in Italia ai Romeni sono stati commessi? da Rom con cittadinanza romena. Ma come si sa anche la correttezza politica sembra dover essere presa dal lato giusto, e mica tutte le «razze», come curiosamente scrive Perboni, hanno lo stesso peso.

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Berna (Svizzera), in forse "Equal Chances – Roma Secondary Education"

30 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Alliance Sud – che raggruppa sei importanti organizzazioni di aiuto umanitario – sostiene il “sì” alla Legge sulla cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est, in votazione il 26 novembre. Un no danneggerebbe le relazioni con l’Unione europea e indebolirebbe la base legale dell’aiuto svizzero allo sviluppo, precisa oggi l’organizzazione.

Il direttore di Caritas Svizzera, Jurg Krummenacher, auspica che l’aiuto svizzero, già presente dal 1990 in questi paesi, possa continuare. Finora, circa 3,45 miliardi di franchi sono andati a queste regioni per aiutare nella fase di transizione, ha aggiunto Krummenacher.

Questo sostegno è ora minacciato, perché le normative giuridiche della cooperazione scadranno nel febbraio del 2008. La legge sugli aiuti all’est permetterebbe di rinnovare la base legale di questo impegno per i prossimi 10 anni.

Secondo le organizzazioni umanitarie, il miliardo di coesione è il prezzo per accedere a nuovi mercati e contratti. Con un no la Svizzera si priverebbe di tutto questo. Inoltre, si metterebbero in pericolo le relazioni con l’UE e la via bilaterale.

Alliance Sud – che raggruppa Comunità di lavoro Swissaid, Sacrificio quaresimale, Pane per tutti, Helvetas, Caritas, Aiuto delle chiese evangeliche della Svizzera – ribadisce quindi il suo attaccamento al versamento di un miliardo di franchi sull’arco di 10 anni ai nuovi membri dell’Unione europea, ma sottolinea che il miliardo di coesione non deve essere finanziato a scapito dell’attuale aiuto allo sviluppo.

Tra i progetti finanziati finora dalla Svizzera nei paesi dell’Est vi è “Equal Chances – Roma Secondary Education”. Realizzato dalla Fondazione Villaggio Pestalozzi per bambini, il programma lotta contro l’esclusione dei rom in Serbia, offrendo ai bambini una formazione scolastica.

Infatti, un terzo dei Rom in Serbia è analfabeta e il 62% non ha portato a termine le elementari, ha precisato il direttore della fondazione Markus Maeder. Queste persone sono vittime di pregiudizi e discriminazioni e ciò li porta a lasciare anzitempo la scuola. Bisogna rompere questo circolo vizioso della povertà e della mancanza d’istruzione, ha aggiunto.

La Direzione dello sviluppo e della cooperazione accorda ogni anno a questo progetto 80 mila franchi e la Fondazione stanza 120.000 franchi. Finora, circa 1000 ragazzi hanno potuto partecipare al programma.

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Gorla Minore (VA), Sinti denunciati per "invasione di terreni"

30 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Quindici Sinti Teich Cranaria Italiani sono stati denunciati a piede libero dai Carabinieri di Gorla Minore per il reato di “invasione di terreni”, ai sensi dell’articolo 633 del Codice Penale.

La denuncia al termine di un’indagine avviata anche su segnalazioni da parte di cittadini della zona e degli amministratori locali, dopo che le famiglie sinte, nelle prime settimane di settembre, si erano insediati abusivamente su un terreno agricolo di proprietà comunale ubicato lungo la via circonvallazione del Comune di Gorla Minore.

Le due famiglie sono formate da una quindicina di persone, tutte residenti in luoghi diversi da Roma a Vigevano, da Bergamo a Piove di Sacco (Pd), da Castiglione Olona (Va) a Gambolò (Pv) perchè non riescono ad insediarsi stabilmente in nessun luogo.

“L?abusivo insediamento di carovane di zingari suscita sempre grande apprensione nella popolazione dei luoghi interessati – spiega una nota del Comando dei Carabinieri di Saronno – se non altro per le condizioni igienico-sanitarie in cui vengono lasciati i luoghi al momento della partenza delle roulottes”.

L?abbandono del terreno era avvenuto su esecuzione di ordinanza di sgombero emessa dal primo cittadino di Gorla Minore che naturalmente non aveva offerto nessuna alternativa a questi Cittadini Italiani.

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