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Archivio Settembre 2006

Voghera, il "campo nomadi" è da ritoccare

30 Settembre 2006 Commenti chiusi


«Si giudica, al momento, insufficiente la dotazione dei servizi igienici e delle docce riscontrati nell?area attrezzata sita in strada Campoferro…». Le conclusioni della relazione dell?Asl non lasciano spazio ad interpretazioni: così com?è, il nuovo “campo nomadi” non va ancora bene.

E cosa si debba fare lo spiega la stessa relazione dell?Asl, stilata dopo un sopralluogo che risale a pochi giorni fa: «Si demanda al signor sindaco, quale autorità sanitaria locale, per i relativi provvedimenti da adottare ai fini della tutela del benessere e della salute pubblica».

In pratica: mancano bagni e docce in numero sufficiente, quindi tocca all?amministrazione comunale costruirne di nuovi all?interno del campo.

La lettera dell?Asl è stata spedita al Comune e, per conoscenza, anche al gruppo vogherese dell?Opera nomadi: da qui nasce il primo punto di frizione tra amministrazione e volontariato a meno di un mese dal trasloco dei Sinti dal cortile dell?ex caserma alla nuova area attrezzata costruita dal comune a Campoferro con una spesa (per niente trascurabile) di quasi 300mila euro.

Il problema sollevato dai tecnici dell?Asl sta in quello che la relazione definisce «rapporto utenti-servizi». In parole povere si sta parlando del numero di bagni che deve essere presente in un?area di sosta attrezzata in rapporto alle persone che ci vivono. Al momento del sopralluogo dei tecnici dell?Asl, il 16 agosto scorso, nell?area di Campoferro c?erano, scrive l?Asl, «quattro servizi igienici più uno destinato alle persone disabili», mentre erano tre «le docce a disposizione all?interno dell?area».

Il tecnico del Comune presente al momento del sopralluogo, aggiunge la lettera che è stata protocollata dal Comune, ha assicurato che all?insediamento dei Sinti «verranno inseriti un servizio igienico e tre unità abitative prefabbricate dotate di servizi igienici e doccia».

Al ?censimento dei bagni? si aggiunge il conto degli utenti del campo: «A detta del portavoce dei sinti – precisa la lettera che l?Asl ha spedito al Comune – all?interno del campo si trovavano corca 70 persone, la maggior parte (oltre il 50 per cento) composto da bambini e minorenni».

E dopo aver premesso che le condizione igieniche dei bagni presenti erano sufficienti, l?Asl chiede un intervento ulteriore al Comune.

L?Opera nomadi, che ha ricevuto per conoscenza la relazione dell?Asl, si spinge più in là e a sua volta scrive al Comune:
«Non nascondiamo lo stupore di fronte alla lettara dell?Asl: l?assessore ai servizi sociali affermava che il campo aveva superato il collaudo, mentre la situazione dei servizi igienici era e resta insufficiente».

Detto questo, l?intervento dell?Opera Nomadi prosegue con una sorta di invito alla collaborazione: «Vorremmo conoscere la tempistica con cui (l?amministrazione) intende sanare le problematiche indicate (dall?Asl) al fine di garantire un minimo di tutela del benessere della famiglie sinte e, soprattutto, dei loro bambini. Come previsto, infatti, lo spostamento dal centro città all?area periferica e isolata di Campoferro ha già causato numerose difficoltà e grande disagio psicologico sia tra gli adulti che tra i minori».

A questa segnalazione, l?Opera nomadi aggiunge quella di una serie di problemi che si sono evidenziati con le prime piogge: dal cedimento in alcuni punti della pavimentazione in asfalto dell?area, fino al parziale allagamento del sottopasso che è l?unica via di accesso all?area. Va detto che, dopo un primo intervento di poche settimane fa, ieri pomeriggio erano in corso lavori per il riassestamento del fondo del campo nomadi in modo da evitare allagamenti con le piogge autunnali.

Riferimenti: Voghera e il "campo nomadi"

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Bellinzona, ancora sgomberi in Svizzera

30 Settembre 2006 4 commenti


Bellinzona (Svizzera), vicina alla nostra Milano, è stata contaggiata dal bisogno di sgomberi ed espulsioni. Ieri mattina quattro pattuglie di gendarmeria coadiuvate da una pattuglia della polizia comunale di Bellinzona sono intervenute presso il “campo nomadi” di Bellinzona-Galbisio per un controllo.

Undici persone sono state trattenute presso gli uffici della Gendarmeria Territoriale di Bellinzona e interrogate sulla loro presenza sul territorio.

Nove di esse verranno denunciate alla Sezione Permessi e Passaporti per soggiorno abusivo di cui due con attività abusiva ed altri due, pure al Ministero Pubblico, per entrata e soggiorno illegale.

Riferimenti: Sgomberi in Svizzera

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Opera Nomadi, Assemblea Nazionale dei Soci

30 Settembre 2006 9 commenti


Domani 30 settembre 2006, alle ore 18.00, presso il CESV Lazio in piazza dei Mille n.6 si terrà l’Assemblea Nazionale dei Soci dell’Ente Morale Opera Nomadi. Alcuni di noi parteciperanno all’Assemblea e per questa ragione probabilmente fino a lunedì non sarà possibile aggiornare sucardrom. Chiediamo scusa ai nostri lettori e per farvi partecipi diamo qualche dettaglio.

Quest’anno è stata travagliata la definizione dell’incontro dei Delegati delle Sezioni per verificare il lavoro svolto dal Consiglio Nazionale nel 2005 e dare le indicazioni politiche per il 2006.

La prima lettera di convocazione dell’Assemblea, per il 1 luglio 2006, non chiariva dove si sarebbe tenuto l’incontro (Roma, Firenze, Napoli, forse Rovigo… un mistero).

Il 23 giugno viene comunicato che l’Assemblea non si terrà in luglio ma in settembre perchè le Sezioni sono troppo indisciplinate (?) e il Consiglio Nazionale non è in grado di adempiere ai propri compiti. Si noti che la lettera di convocazione dell’assemblea non era nemmeno giunta in alcune Sezioni e che comunque non sapevamo proprio, perchè non era indicato, il luogo dove si sarebbe tenuta l’Assemblea.

Naturalmente anche l’Ordine del Giorno era cambiato. Nella prima lettera, oltre alle relazioni statutarie si aggiungevano ben sei relazioni che praticamente tramutavano l’Assemblea in un seminario. Nella seconda lettera si eliminano le sei relazioni (che mai si sono fatte e nessuno ha chiesto) e si ripristinava l’Ordine del Giorno “classico” con le relazioni del Presidente, Segretario e Tesoriere Nazionale. Ma non è finita… Sull’Organo Ufficiale dell’Ente viene comunicato un terzo Ordine del Giorno che aggiunge alle relazioni statutarie: una relazione del Direttore di Romano Lil e una relazione sulla scuola.

Ora in questa confusione totale noi ci auguriamo che si possa tenere un dibattito sereno, dove tutti possano parlare ed essere ascoltati anche perchè, in caso contrario, chi ne uscirebbe sconfitto sarebbe l’Ente nella sua interezza.

In primo piano nella foto
il Direttore di Romano Lil, Robero Costa

Riferimenti: Nove Tesi per l’Assemblea Nazionale dell’Opera Nomadi

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Ostalinda Maya Ovalle, lottando per l’eguaglianza

29 Settembre 2006 Commenti chiusi


Sul numero 1430 del foglio quotidiano la non violenza è in cammino è stato pubblicato un interessante intervento della romnì Ostalinda Maya Ovalle, originaria della Spagna. Ostalinda è laureata all’Universita’ del Sussex in antropologia sociale e cooperazione allo sviluppo e lavora al Centro europeo per i diritti dei rom, dove dirige l’ufficio per i diritti umani delle donne.

Di seguito l’intervento di Ostalinda Maya Ovalle

I rom sono un gruppo etnico specifico sparso per il mondo. La mancanza di dati attendibili rende difficoltoso stimare l’esatto numero della popolazione globale rom. In Europa, dove i rom sono presenti in tutte le nazioni con l’eccezione di Malta, ce ne sono approssimativamente 12 milioni. Le origini dei rom, o zingari, risalgono all’India, ad oltre un migliaio di anni fa. Attraverso i secoli, essi sono sopravvissuti alla schiavitu’, alle persecuzioni e a diversi tentativi di sterminio, durante il piu’ recente dei quali, l’Olocausto, molte migliaia di rom vennero uccisi dal regime nazista.

Al giorno d’oggi, i rom continuano a sperimentare un alto livello di discriminazione in aree quali l’istruzione, l’accesso alla casa, all’impiego e alle cure sanitarie. Il risultato e’ che vivono una situazione di marginalizzazione e poverta’. Il fardello piu’ pesante e’ sulle spalle delle donne, un gruppo particolarmente svantaggiato all’interno di un gruppo svantaggiato.

Verso la fine degli anni ’60, i rom cominciarono ad organizzarsi per migliorare la loro situazione. Le donne rom hanno sostenuto questa causa e lottato al fianco degli uomini. Tuttavia, la marginalizzazione interna delle donne nelle loro comunita’ e famiglie, e le tradizioni patriarcali, si riflettono ancora nel movimento rom per l’eguaglianza di diritti.

All’inizio i leader del movimento, in stragrande maggioranza uomini, hanno difeso apertamente le tradizioni oppressive e le pratiche che pongono le donne rom in una posizione inferiore rispetto agli uomini. Con il passare degli anni, capirono che essere palesemente sessisti non guadagnava loro alcun consenso e diversi leader maschi decisero di cambiare tecnica, e di rimanere semplicemente in silenzio di fronte ai matrimoni precoci e combinati e all’esame della verginita’ della sposa.

Inutile dirlo, queste tradizioni stabiliscono regole che le donne devono seguire, mentre gli uomini disegnano le politiche adatte ad assicurarsi che le donne le seguano effettivamente. I difensori di tali pratiche argomentano che le basi della “cultura rom” hanno il loro fondamento in esse. Essi dicono che se le tradizioni cambiassero, la cultura rom e quindi i rom stessi cesserebbero di esistere, e che chi osa criticare le pratiche culturali sta criticando il significato dell’essere rom.

Ma queste tradizioni non sono i fondamenti della cultura rom: sono semplicemente l’estensione della posizione subordinata delle donne nella comunita’ e nella societa’. Inoltre, si tratta di pratiche che mettono le donne ad alto rischio di subire violazioni dei diritti umani. Solo per fare un esempio, la richiesta del “test di verginita’” e’ correlata all’abbandono scolastico. Alcune famiglie decidono di togliere le figlie da scuola non appena raggiungono la puberta’, per assicurarsi che esse rimangano “pure” sino alla notte di nozze.

L’alto tasso di abbandono scolastico si collega all’alto tasso di analfabetismo e riduce sensibilmente le possibilita’ di una donna rom di avere un lavoro. L’analfabetismo rende le donne rom piu’ vulnerabili all’abuso ed alla discriminazione, poiche’ indebolisce le loro capacita’ di difendere i loro diritti legali. Per esempio, le rende maggiormente soggette agli sgomberi forzati, perche’ le donne illetterate non sono in grado di leggere i documenti con cui le polizie annunciano gli spostamenti.

Sono poi piu’ vulnerabili a subire sterilizzazioni coercitive: prima del parto, quando la donna e’ gia’ all’ultimo stadio del travaglio, a volte i medici compilano un documento relativo ad un cesareo, che la donna non e’ in grado di leggere, ma deve firmare. Quando la donna rinviene dall’anestesia spesso scopre che il documento scritto era una richiesta di sterilizzazione, che lei e’ stata in effetti operata, e non sara’ piu’ in grado di avere bambini.

I problemi specifici che le donne incontrano sono stati completamente ignorati dai leader del movimento per i diritti dei rom. Ci si aspetta che le donne rom lottino per l’eguaglianza dei diritti degli uomini rom, ma che non chiedano nulla per se stesse. Tuttavia, il ruolo chiave che le donne rivestono nelle comunita’ ha reso assai difficile ai rappresentanti di sesso maschile tenerle fuori dal movimento. Le donne rom hanno una posizione duplice e paradossale all’interno della famiglia: da un lato, si suppone che debbano essere subordinate ed obbedienti ai membri maschi della famiglia; dall’altro lato devono essere attive e dinamiche, sia all’interno che all’esterno della comunita’, e occuparsi di tutto quello che concerne la vita di ogni giorno, dalla cura dei figli al benessere dell’intera famiglia.

Percio’ e’ solo questione di tempo, nonostante l’opposizione dei leader maschi, il fatto che le donne divengano ancora piu’ attive all’interno del movimento per i diritti dei rom. Parlando dei problemi che affrontano come donne, hanno gia’ spezzato la barriera che separa la “sfera pubblica” (dove gli uomini concentrano di preferenza la loro attenzione) e la “sfera privata”, in cui il ruolo subordinato delle donne viene giustificato e rinforzato tramite la tradizione. In questo modo le donne rom hanno ridefinito ed allargato il movimento.

Non si tratta piu’ del diritto del rom maschio all’interno delle societa’, ma dei diritti di ciascuno e ciascuna, dei diritti umani universali. In piu’, tramite l’inclusione dei contributi delle donne, i diritti di altri sottogruppi svantaggiati all’interno della comunita’ rom, come i bambini, hanno acquisito peso e rilevanza.

Il movimento delle donne rom per i diritti umani e’ molto sfaccettato, giacche’ riflette l’appartenenza a segmenti diversi interni alla comunita’ rom (le anziane, le giovani, le istruite, le analfabete). Spazia dal gruppo di donne rom spagnole che si sono organizzate nella prima associazione femminile rom, l’Asociacion de Mujeres Gitanas “Romi”, con lo scopo di ottenere licenze di guida per poter trasportare le loro merci da mercato a mercato, al gruppo di donne rom studenti universitarie, riunite nel gruppo “Romani Women’s Initiative”, che stanno portando avanti ricerche sulla pratica dei “test di verginita’”.

In qualunque campo le donne rom attiviste per i diritti umani decidano di agire, e’ un fatto assodato che il loro contributo rende il movimento piu’ inclusivo. La comunita’ rom non raggiungera’ l’eguaglianza di diritti sino a che le donne rom non saranno viste come eguali, sia rispetto ai non-rom, sia rispetto agli uomini.

Riferimenti: L’Unione Europea e le donne Rom

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Milano, agguato contro i Rom di via Stephenson

29 Settembre 2006 Commenti chiusi


Un agguato. Le vittime sono quattro Rom Italiani raggiunti da alcuni colpi di pistola mentre chiacchieravano davanti alle loro case in via Stephenson, alla periferia nord-ovest di Milano. Gli spari proveninavo dall’interno di un’auto che è poi fuggita facendo, al momento, perdere le tracce. A bordo della vettura c’erano – a quanto sembra – tre o quattro persone che si sarebbero avvicinate alle baracche esplodendo una decina di colpi.

I quattro rom sono subito stati ricoverati all’ospedale Sacco, che si trova non distante dal campo in cui è avvenuta la sparatoria. Uno di loro, ricoverato in condizioni gravi, è morto durante la notte in ospedale. Il proiettile l’aveva raggiunto all’addome. Gli altri tre, colpiti a una gamba e a una spalla, sono stati dimessi dopo le medicazioni. L’episodio è accaduto attorno alle venti di lunedì 25 settembre. Secondo quanto si è appreso, la vettura dalla quale sono stati esplosi i colpi è di colore scuro. Subito dopo gli aggressori si sono allontanati. Le indagini sono condotte dai carabinieri.

Il rom deceduto si chiama Riccardo F, 46 anni. I feriti sono Davis B., diciottenne ferito alla spalla; Yeff F., 20 anni, colpito alla gamba destra e Paola B., di 40 anni, ferita alla gamba da un proiettile che le ha rotto il femore.

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Milano e gli sgomberi

29 Settembre 2006 Commenti chiusi


In questi ultimi dieci giorni Milano è stata messa sotto assedio dalle Forze dell’Ordine che continuano a sgomberare ed espellere Rom Rumeni. Le ultime agenzie stampa parlano di sedici Rom Rumeni, dieci uomini e sei donne, accompagnati alla Questura di Milano per le procedure di espulsione dopo il controllo dei poliziotti del commissariato di Bonola nel “campo nomadi” di via Triboniano.

Sgomberi, sgomberi e ancora sgomberi. Nei prossimi giorni sono previsti altri blitz delle forze dell’ordine in aree dismesse e in “campi nomadi”.

Ricordiamo ai nostri lettori che la Legge Bossi-Fini impone agli stessi Agenti della Questura di provvedere al rimpatrio, dopo la notifica dell’espulsione. Gli Agenti dovrebbero anticipare di tasca propria le spese per il viaggio e lo Stato dovrebbe rimborsare nel mese successivo. Naturalmente questo non avviene ed è per questa ragione che le espulsioni non vengono mai eseguite.

Il risultato di tale legge è che crea una larga fascia di “illegalità” che si cronicizza e porta in alcuni casi a dinamiche devianti. Infatti, chi ha subito un’espulsione è impossibilitato per i prossimi dieci anni a regolarizzarsi.

Crediamo che il Parlamento Italiano debba legiferare per permettere a questi Cittadini Europei (la Romania entrerà nell’Unione Europea nel 2007) di regolarizzare la propria posizione e contribuire alla crescita culturale ed economica del Paese.

In foto un lavavetri, attività lavorativa di moltissimi Rom Rumeni che non hanno la possibilità di regolarizzarsi in Italia.

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L’Assemblea Straordinaria dei Soci vota le Nove Tesi

28 Settembre 2006 Commenti chiusi


Lunedì 25 settembre 2006 si è tenuta in serata l’Assemblea Straordinaria dei Soci dell’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova. All’ordine del giorno era posta la discussione del documento Nove Tesi per l’Assemblea Nazionale dell’Opera Nomadi.

I Soci riuniti hanno eletto Yuri Del Bar, Presidente dell’Assemblea e Luca Dotti, Segretario dell’Assemblea. Il Presidente, dopo una breve introduzione, ha dato la parola a Carlo Berini, Presidente della Sezione, per la lettura delle nove tesi che sono state discusse e votate singolarmente.

Dopo una lunga discussione l’Assemblea ha approvato all’unanimità il documento “Nove Tesi per l’Assemblea Nazionale dell’Opera Nomadi” e ha dato mandato ai delegati, Yuri Del Bar e Barbara Nardi, di presentare il documento all’Assemblea Nazionale del 30 settembre e 1 ottobre 2006, insieme al Presidente Carlo Berini.

Inoltre, l’Assemblea ha dato mandato al Consiglio Direttivo di:
- semplificare alcuni passaggi del documento entro il mese di dicembre 2006,
- inviare a tutte le Sezioni Locali dell’Opera Nomadi cinque copie delle nove tesi per stimolare la discussione,
- offrire la possibilità a tutte le Sezioni Locali di un intervento diretto per spiegare in maniera più dettagliata il documento e raccogliere le osservazioni.

Il Presidente dell’Assemblea, Yuri Del Bar
Il Segretario dell’Assemblea, Luca Dotti

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Novità dai sinti komeinisti

28 Settembre 2006 15 commenti


Da alcuni mesi, come alcuni di voi sanno, siamo stati attaccati strumentalmente da esponenti dell’Opera Nomadi Nazionale. Questa cosa ci è dispiaciuta ma nel contempo ci siamo fatti tante risate perchè diversi di questi interventi erano veramente grotteschi.

Nei mesi scorsi, in una delle tante e-mail ricevute, un rappresentante della nostra associazione ci ha definito sinti komeinisti e non solo… abbiamo quindi deciso di dare alla luce nelle prossime settimane ad un blog satirico dove cercheremo di divertirci e divertire i nostri lettori.

Un modo diverso per non prendersi troppo sul serio…

Inoltre, è in dirittura d’arrivo il sito internet che offrirà tanto materiale a tutte le persone che ci scrivono quotidianamente.

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OsservAzione, molti pregiudizi e poca partecipazione

25 Settembre 2006 6 commenti


Molti pregiudizi e poca partecipazione sono i risultati di una ricerca empirica condotta da OsservAzione per OSCE/ODHIR sulla partecipazione politica di rom e sinti in Italia.

La ricerca, condotta da un gruppo di ricerca di osservAzione coordinato da Nando Sigona, è stata commissionata e finanziata da OSCE/ODIHR e CPRSI (Contact Point for Roma and Sinti Issues). Il rapporto finale, intitolato ?Political participation and media representation of Roma and Sinti in Italy. The case studies of Bolzano-Bozen, Mantua, Milan and Rome?, presenta nel dettaglio i risultati della ricerca che ha guardato a partecipazione politica e rappresentazione mediatica di rom e sinti.

Segue una sintesi delle conclusioni della ricerca.

La partecipazione di rom e sinti alle ultime elezioni amministrative, sia come elettori che come candidati, è stata estremamente limitata, sebbene, tenuto conto delle passate elezioni, ci sono stati alcuni segnali positivi. Ciò è accaduto nonostante l?assenza di iniziative istituzionali dirette a favorire e promuovere la partecipazione politica di queste comunità alla vita politica. Al contrario, spesso le amministrazioni locali (si veda per esempio il trasferimento voluto dal comune di Roma di molte famiglie rom in aree rurali al di fuori del grande accordo anulare) attuano politiche che, direttamente o indirettamente, scoraggiano e ostacolano la partecipazione di rom e sinti.

Nelle quattro città dove abbiamo svolto la nostra ricerca (Roma, Mantova, Milano e Bolzano), tre membri di queste comunità si sono presentati come candidati al consiglio comunale, anche se uno solo, il candidato di Mantova Yuri Del Bar, è riuscito a farsi eleggere.

Nonostante gli insuccessi, queste candidature hanno svolto un ruolo molto importante nella direzione di rendere la questione rom e sinti una questione di cittadinanza e partecipazione e non solo di pubblica sicurezza. Esse rappresentano un precedente ed un riferimento importante per rom e sinti in altre città d?Italia.

Il dibattito politico su questioni concernenti rom e sinti, durante il periodo elettorale, si è sviluppato principalmente sul tema della sicurezza, del degrado urbano e dell?accesso/sfruttamento delle risorse sociali da parte di queste comunità. Nel dibattito, la voce dei rom e dei sinti si ascolta raramente, contribuendo alla disumanizzazione della figura rom e sinta che viene presentata come un ?problema? e che richiede, secondo l?appartenenza politica di chi interviene, l?intervento di assistenti sociali o della polizia. È indicativo il fatto che spesso, negli interventi delle varie piattaforme politiche, temi che riguardano rom e sinti italiani siano trattati nelle sessioni dedicate agli immigrati.

La copertura mediatica di temi riguardanti rom e sinti appare di frequente distorta, incompleta e carente di una qualsivoglia forma di approfondimento. Gran parte degli articoli sono dedicati a furti, comportamenti asociali, elemosina e folklore. Insieme a questi, i campi nomadi sono largamente uno dei soggetti principali degli articoli pubblicati.

Un aspetto cruciale della copertura mediatica della stampa è l?assenza della voce di rom e sinti. Nonostante il numero significativo di notizie riportate, raramente hanno la possibilità di esprimere il loro punto di vista e rispondere sui media.

osservAzione – centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti, è un?associazione di promozione sociale impegnata in attività dirette alla lotta all?anti-ziganismo e alla promozione dei diritti di rom e sinti in Italia.

Per ulteriori informazioni
Nando Sigona, telefono +441865483071
Lorenzo Monasta telefono 339 4993639
e-mail: postmaster@osservazione.org

Riferimenti: osservAzione

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Trento, corso di formazione per insegnanti ed operatori

24 Settembre 2006 Commenti chiusi


La Provincia Autonoma di Trento, in collaborazione con l’Istituto di Cultura Sinta, organizza un corso di formazione, denominato pringiarasmi (conosciamoci, in lingua sinta), rivolto rivolto ad insegnanti ed educatori allo scopo di fornire loro strumenti atti a sperimentare nel sistema scolastico alcune metodologie della didattica interculturale, così da poter consentire ai minori sinti e alle loro famiglie un diverso approccio con l?istituzione scuola.

Il percorso di formazione è strutturato in sei incontri di tre ore e un incontro di due ore, per un totale di sette incontri, a partire da venerdì 29 settembre 2006.

Per informazioni
Maria Pedrazzoli (Maria.Pedrazzoli@provincia.tn.it)
Provincia Autonoma di Trento, Centro Millevoci
via S. Pio X n.103, 38100 Trento
tel. 0461 920955 – fax 0461930529

Di seguito il progetto che può essere proposto in altre realtà

PRINGIARASMI
le Minoranze Nazionali Sinte
e i processi di interazione con l?istituzione scuola

Premessa

Oggi in Italia i Sinti e i Rom, denominati zingari e nomadi in maniera dispregiativa ed etnocentrica, sono ancora oggetto di discriminazione, emarginazione e di segregazione. La discriminazione è estesa a tutti i campi, nel pubblico e nel privato, pertanto l?emarginazione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom si trasforma in discriminazione etnica.

In Italia le molteplici Comunità Rom e Sinte non sono riconosciute come minoranze nazionali e pertanto non beneficiano dei diritti che questo status prevede. L?Italia nega ai Sinti e ai Rom l?applicazione della Carta Europea che tutela le lingue minoritarie e nega la convenzione quadro per le minoranze nazionali.

Le politiche sociali e scolastiche rivolte alle popolazioni Sinte e Rom tendono apertamente all?inclusione sociale, all?integrazione, all?assimilazione.

Rare sono le realtà dove le comunità sinte e rom sono considerate protagoniste sociali pensanti e dove sono attuate politiche di interazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale.

Le Minoranze Nazionali ed Europee Sinte e Rom sono portatrici di una cultura a carattere orale di origine millenaria. Le ventinove minoranze Sinte e Rom hanno una lingua comune, denominata romanés o sinto, di origine indoeuropea, che nei secoli si è venuta ad arricchire e a differenziare a seconda dei diversi contatti culturali che le singole comunità hanno avuto modo di incontrare nel lungo percorso che dall?India le ha portate a diffondersi in tutta l?Europa.

Questa lingua, che non ha una base scritta, è quotidianamente utilizzata dai Sinti e dai Rom, ma a tutt?oggi non ha trovato un vero e proprio riconoscimento giuridico a livello nazionale e non è inserita nei programmi d?insegnamento scolastici, questo nonostante le direttive del Consiglio d?Europa e le risoluzioni del Parlamento dell?Unione Europea.

Troppo spesso si confonde il concetto di cultura con la parola folklore quando ci si riferisce ai mondi sinti e rom. Emergono più facilmente gli aspetti e le manifestazioni più evidenti e caratteristiche quali la musica tradizionale o l?abbigliamento sgargiante di alcune comunità, ma difficilmente si approfondiscono le vere o proprie diversità culturali e sociali che di queste sono alla base.

Queste manifestazioni possono essere in alcun casi fuorvianti e portare a superficiali semplificazioni o preconcetti che rendono più difficile una reale conoscenza reciproca.

L?European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia (EUMC) il mese scorso ha pubblicato il rapporto sulla situazione dei Sinti, Rom, Romnichals, Kalé, Manouche (nel rapporto vengono definiti ?Roma?) e dei viaggianti nella scuola e nella formazione pubblica. Il rapporto è esplicito nella denuncia delle discriminazioni subite dai bambini nelle scuole e per il ricorso a programmi speciali creati a favore dei disabili mentali.

L?EUMC rimarca che la segregazione subita dai bambini rimane l?ostacolo principale nei processi di scolarizzazione. Nel rapporto si conferma che i dati sulle iscrizioni sono in aumento ma sono ancora molto bassi e in molti paesi i bambini e gli adolescenti sono esclusi dal sistema scolastico, come succede sistematicamente in molte aree del nostro Paese.

Il rapporto indica come priorità la partecipazione diretta di Sinti, Rom, Romnichals, Kalé, Manouche alle politiche di scolarizzazioni (assunzione nelle scuole e negli uffici di pubblica istruzione degli enti locali) per la costruzione di percorsi interculturali e per contrastare la segregazione e le discriminazioni. Inoltre, si chiede di inserire nei sussidi didattici e nei manuali la storia e le culture delle popolazioni Sinte, Rom, Romnichals, Kalé, Manouche.

Obiettivi e metodologie

Il corso è rivolto ad insegnanti ed educatori allo scopo di fornire loro strumenti atti a sperimentare nel sistema scolastico alcune metodologie della didattica interculturale, così da poter consentire ai minori sinti e alle loro famiglie un diverso approccio con l?istituzione scuola.

Il percorso di formazione è strutturato in sei incontri di tre ore e un incontro di due ore, per un totale di sette incontri, a partire dal 29 settembre.

Ogni incontro si svilupperà con metodologie interattive, iniziando con un?introduzione dei conduttori e seguito dalle narrazioni di ogni partecipante sul tema trattato. La parte finale di ogni incontro formativo sarà dedicato alla discussione del tema trattato.

In alcuni momenti è prevista la metodologia laboratoriale, a partire da quanto espresso dai partecipanti sui temi proposti.

Tali interventi si svilupperanno con la formazione di gruppi di risoluzione che affronteranno i problemi emersi con un tutor e che saranno infine socializzati con tutti i partecipanti al corso. Si prevede l?utilizzo di sussidi audiovisivi, di materiale didattico interculturale e dei riferimenti normativi citati.

Il percorso formativo non è rivolto solo agli insegnanti che si confrontano giornalmente con la presenza di minori Sinti e Rom ma è rivolto a tutti gli insegnanti per offrire strumenti di conoscenza da utilizzare con tutti gli alunni. Inoltre, è consigliata la partecipazione degli operatori di Enti Locali e del Privato Sociale.

Il corso sarà tenuto da Ricercatori e Mediatori Culturali con esperienze strutturate negli ultimi dieci anni in percorsi interculturali nella Provincia di Mantova. Nel sesto incontro sarà sviluppato un confronto con le esperienze strutturate nella scuola in Abruzzo e a Milano. Inoltre, per tutta la durata del corso si prevede la partecipazione di alcuni capi famiglia Sinti trentini.

Piano d?intervento formativo

Primo incontro
Una storia scritta da altri. L’arrivo delle popolazioni sinte e rom in Europa; la formazione della società capitalistica e dello stato moderno; le politiche subite in seicento anni dalle Minoranze Etniche Linguistiche Sinte e Rom; il Porrajmos; dal dopo guerra all?Unione Europea, le strategie di sopravvivenza.

Secondo incontro
Mengur velto (la nostra cultura). La società e la cultura dei Sinti e dei Rom presenti sul territorio; i valori fondanti; i cambiamenti culturali; il ruolo del bambino, dell?adolescente e dell?adulto nelle società sinte; strutturare percorsi di interazione con le famiglie e con gli adolescenti.

Terzo incontro
La mediazione culturale. Società a confronto; le culture e i rapporti tra società nei paradigmi evoluzionisti; i processi di acculturazione; le tre funzioni della mediazione culturale; i rischi nella mediazione culturale.

Quarto incontro
La scuola, i Sinti e i Rom. Lo strumento sociale scuola nella società maggioritaria (in senso numerico) e nelle società sinte e rom; la pedagogia interculturale nell?organizzazione scolastica; i progetti scuola; il bambino e la scuola: il conflitto e l?accoglienza; il rapporto scuola e famiglia.

Quinto incontro
Mengro skola (la nostra scuola). La costruzione di brevi moduli di didattica interculturale, partendo dalle esperienze vissute a Mantova, a Padova e nella stessa Trento.

Sesto incontro
Confronto tra le esperienze strutturate nella scuola in Abruzzo e a Milano. La mediazione culturale nella scuola.

Settimo incontro
Verifica e commento al percorso formativo vissuto. Costituzione di un gruppo di lavoro permanente per la costruzione e la verifica di progetti interculturali nella scuola a Trento.

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