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Archivio Agosto 2006

Opera Nomadi a Mantova, convocata l’Assemblea Straordinaria dei Soci

28 Agosto 2006 Nessun commento


Il Consiglio Direttivo dell’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova convoca l’Assemblea Straordinaria dei Soci per discutere le Nove Tesi di riforma dell’Ente da porre in mozione d’ordine all’Assemblea Nazionale dei Soci del 30 settembre e 1 ottobre 2006.

L’Assemblea Straordinaria dei Soci è convocata a Mantova, il 25 settembre 2006, presso il Palazzo del Museo Diocesano (Sala Azione Cattolica) in piazza Virgiliana n. 55. L’Assemblea è indetta in prima convocazione alle ore 21.00 e in seconda convocazione alle ore 21.15.

I Soci e i Simpatizzanti che non hanno l’accesso ad internet possono richiedere copia del documento “Nove Tesi”, direttamente nella sede della sezione di via Tazzoli n.14 o telefonando al numero 0376 360643.

In foto alcuni membri del Consiglio Direttivo durante una riunione.

Riferimenti: Nove Tesi

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Piovene Rocchette, sassi contro le famiglie sinte

27 Agosto 2006 3 commenti


Ieri notte verso le 23.00 delle persone non identificate, sembra che viaggiassero su una fiat uno grigia, hanno lanciato dei sassi da via Preazzi di Sopra verso le roulotte delle famiglie sinte, ferme nel loro terreno.

Il grave episodio di chiara matrice intimidatoria e razzista è stato immediatamente denunciato all’autorità di polizia. Durante la serata sono intervenuti i Carabinieri della Stazione di Malo, i Carabinieri di Piovene hanno dichiarato di non essere in grado di intervenire.

L’Associazione Sucar Drom e le Sezioni dell’Opera Nomadi di Vicenza e Mantova chiedono al Prefetto di intervenire sulle Forze dell’Ordine perchè sia approntata una stretta vigilanza onde evitare il ripetersi di episodi che si possono trasformare in tragedia.

Inoltre, sentite le diverse testimonianze si chiede un’immediata indagine atta ad identificare gli autori del gesto criminale.

In foto da sinistra
la signora Adriana Levacovigh e un suo nipote con Fabio Dalla Vecchia (Sucar Drom) mostrano una delle ordinanze di sgombero contro i “nomadi”

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Vicenza, denunciato il Sindaco di Piovene Rocchette per discriminazione

26 Agosto 2006 3 commenti


Questa mattina, 26 agosto 2006, l?Associazione Sucar Drom e le Sezioni di Mantova e Vicenza dell?Ente Morale Opera Nomadi, insieme alla signora Adriana Levacovigh hanno depositato alla Procura della Repubblica Vicenza una denuncia per discriminazione etnica contro il signor Maurizio Colman, Sindaco del Comune di Piovene Rocchette.

Tale azione è dovuta in ottemperanza alle disposizioni legislative per il contrasto delle discriminazioni etniche e razziali. Le Organizzazioni hanno procrastinato per un anno la denuncia penale nella speranza che fosse possibile costruire un percorso di interazione tra le famiglie Sinte e Rom e il Sindaco di Comune di Piovene Rocchette.

L?insistenza dello stesso nel sostenere l?Ordinanza che vieta la sosta ai ?nomadi? con ogni mezzo su tutto il territorio del Comune di Piovene Rocchette, con l?aggravante dell?apposizione di ben quindici cartelli segnaletici e la continua reiterazione del reato contro le famiglie Sinte e Rom, ha determinato inevitabilmente la scelta di procedere legalmente contro il signor Maurizio Colman per far rispettare le Leggi Italiane ed Europee contro l?odioso reato di discriminazione etnica.

Tale azione è un’evidente sconfitta sia per le nostre organizzazioni sia per l’intera comunità civile vicentina.

In foto da sinistra
l’avvocato Enrico Varali, la signora Adriana Levacovigh e alle sue spalle Fabio Dalla Vecchia (Sucar Drom), la signora Teresa Braidich e alle sue spalle Carlo Berini (Opera Nomadi), Nereo Turati (Opera Nomadi), la signora Nicoletta Caris.

Riferimenti: Discriminazione razziale a Piovene Rocchette

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Mantova, il progetto fotografico pringiarasmi non si ferma

26 Agosto 2006 Nessun commento


Da due anni l’Istituto di Cultura Sinta utilizza il termine pringiarasmi (conosciamoci, in lingua sinta) per diversi progetti, uno di questi è il progetto fotografico.

Negli ultimi diciotto anni l?Ente Morale Opera Nomadi Sezione Mantova e l?Associazione Sucar Drom (bella strada) hanno lavorato per costruire una reale partecipazione dei Sinti alla vita politica, sociale, culturale e lavorativa italiana, uscendo da logiche discriminanti, segreganti e assistenziali. Da questa convinzione nasce il progetto dell?Istituto per promuovere la fotografia, quale strumento interculturale.

È stata acquistata una macchina fotografica digitale che da due anni abbiamo lasciato nelle mani di bambini, adolescenti e adulti sinti in varie località dell’Italia settentrionale perché possano immortalare in libertà i loro mondi.

Infatti, sono numerose le fotografie dove Sinti e Rom sono immortalati da fotografi più o meno famosi ma sono sempre assenti gli sguardi e gli attimi percepiti dagli stessi Sinti Italiani.

Tutti si sono divertiti molto, soprattutto i bambini e gli adolescenti e le fotografie ne sono testimoni, offrendo un diverso sguardo all?essere Sinti oggi in Italia. La maggior parte delle fotografie che vedete su questo spazio web sono il frutto di questo progetto. Inoltre, è già disponibile una mostra fotografica “…con gli occhi dei bambini”, realizzata in collaborazione con l’Associazione Nevo Drom e la Fondazione Odar di Bolzano.

Da alcuni mesi è avviato un nuovo progetto: chiedere ai Sinti di immortalare l?alterità, ovvero gli appartenenti alla società maggioritaria (in senso numerico).

Il risultato ad oggi è un centinaio di fotografie scattate da adolescenti e bambini sinti a Mantova durante alcuni eventi di musica rom.

Per informazioni e contatti: ics@sucardrom.191.it

Riferimenti: …con gli occhi dei bambini

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Slovacchia e Repubblica Ceca, le sterilizzazioni delle donne Sinte e Rom

24 Agosto 2006 1 commento


Pubblichiamo, in inglese, due notizie arrivate dalla Slovacchia e dalla Repubblica Ceca sulle sterilizzazioni, sia brutalmente forzate sia non consapevoli, delle donne Sinte e Rom.

A DAMNING report on Slovakia’s handling of allegations that Romany women were illegally sterilized well into the 1990s has reopened a painful chapter in the country’s treatment of its most vulnerable ethnic minority. The US-based Helsinki Commission, a human rights watchdog, tabled a report named Accountability and Impunity on August 14 examining investigations into sterilization without informed consent in the Czech and Slovak Republics.

It concludes that while the Czech authorities conducted “an unflinching examination” of this sensitive issue, Slovakia’s “flawed investigation” merely widened the “chasm of mistrust” between its Roma and non-Roma populations. Remarkable for its strong language as much as for the gravity of the charges, the report accuses the Slovak government of misleading the non-Roma majority to believe the Roma had fabricated the charges, and concludes that state human rights bodies “utterly failed” to do their jobs.

The review went unnoticed by the Slovak media apart from a brief report on public Slovak Radio, but sent tremors through the new Fico government, especially as it cited statements made by both Prime Minister Robert Fico and his coalition ally Ján Slota, leader of the far-right Slovak National Party, as part of a “disturbing discourse about Romany birthrates [that] continued to blight Slovakia’s political landscape”. Slota is infamous for his inflammatory remarks on minorities, and when interviewed by The Slovak Spectator in June 2006 compared the Roma to Kosovo Albanians who, he said, “multiplied like mice”.

In his previous unsuccessful 2002 campaign for government office, Fico advocated taking a tough line with the Roma, and promised in June that year to “actively control the irresponsible growth of the Romany population”. When contacted by The Slovak Spectator, Du?an Èaploviè, deputy prime minister for human rights and minorities, said: “I feel no need to comment on what Mr Fico said some years ago”. He added that he needed some time to go over the report before commenting on it in detail, but conceded that “these allegations are so serious we may have to reopen the case. “But I also should add that [Helsinki Commission Co-Chairman and US Congressman] Mr [Christopher] Smith should look at his own problems in his own state [New Jersey], where they have far greater problems with the blacks than we ever had with the Roma. And I know what I’m talking about, because I’ve been to New Jersey.”

New charges
The latest report is not so much about the sterilization of Romany women per se – it only summarizes the eugenics movement in communist Czechoslovakia, and sporadic attempts to control Romany fertility following the 1989 revolution – as about how the authorities dealt with allegations that the practice had not entirely been eradicated. Those allegations were first framed in a 2001 report by the Open Society Institute called On the Margins, and were fleshed out in 2003 by an NGO study on called Body and Soul: Forced Sterilization and Other Assaults on Roma Reproductive Freedom. Based on in-depth interview with Romany women around the country, Body and Soul claimed it had found 140 cases of sterilization without informed consent, 110 of which had occurred since 1989. While the first account was dismissed by the government, and those making the claims were threatened with charges for spreading alarmist information, the second was too detailed to be ignored, and led to a police inquest. The Helsinki Commission found that the inquest was deeply flawed. It was limited to the period after 1993, thus ignoring the entire communist era and the issue of compensation for a state policy of Romany sterilization; it focused on the charge of genocide, which is extremely difficult to prove as it requires the intent to exterminate a race; it was accompanied by threats and intimidation of the plaintiffs; and it applied a liberal interpretation of when consent could be judged to have been “informed”. As The Slovak Spectator found in interviews following the publication of the report, social fieldworkers, NGO staff and Roma leaders confirmed all of the Helsinki Commission’s findings of the Slovak government investigation, which was shelved by the Attorney General’s Office in 2005.

Alexander Patkoló, the chairman of the Slovak Roma Initiative political party, was one of the first people in Slovakia to follow up on the initial Open Society Institute report, filing charges with the police in the case of one female victim, and calling a press conference in 2001 to claim that sterilization of Roma women was continuing under the first Dzurinda government. His allegations were published by the media, but the fact that he publicly supplied no concrete examples of Roma women who had suffered the procedure weakened his position, and in the end led – ironically – to his being charged by far-right leader Slota with spreading alarmist information for even suggesting that Romany women had been sterilized without their informed consent. From the position of witness, Patkoló suddenly found himself as an accused in a criminal case. The flip-flop took some of the ardour out of his campaign. “You know, at the time Slovakia was trying to get into the European Union, and we judged that it wouldn’t be appropriate to push things,” he said on August 16 when asked why he dropped the matter. “At the same time, the Dzurinda government had no interest in investigating the issue seriously, and tried to cover it up.” Patkoló said that he had been told about sterilizations without informed consent by “seven or eight women” who had undergone the procedure, and that the one woman whose case he had taken to the police had been sterilized at the hospital in Rimavská Sobota “around 1998 and 1999″. The other women, he said, had refused to lay charges.

Nor was Patkoló the only one scared off by the political and police establishment. Vanda Durbáková, whose Poradòa pre ¾udské a obèianske práva (Advisory Centre for Human and Civil Rights) in Ko?ice collaborated on producing the Body and Soul report, confirmed the Helsinki Commission’s allegations of intimidation by police. “We saw how they intimidated Romany women when they came to the settlements to haul them in for questioning,” she said. “They came in police cars with the sirens going, which was shaming for many of the women in the community. We also received reports that investigators took the line of blaming the women for what had happened to them.” The Centre for Reproductive Rights, which also worked on the Body and Soul report, confirmed that investigators had scared the women by telling them they could go to jail if their allegations were not proven, by coming to take them away in cars as if they were accused, rather than sending them notices to appear as plaintiffs, and by threatening to charge the husbands of women who had given birth before age 15 with statutory rape. “The investigators tended to believe what the doctors told them much more than the women’s reports,” continued Durbáková. “In some hospitals, especially in Ke?marok, they refused to allow the women’s lawyers to examine their health records, the only tangible proof that existed. The women themselves were allowed, but couldn’t make photocopies. As most of them were illiterate, they were unable to make anything of what they were shown.” The police investigation eventually turned up only what it called “procedural mistakes” in sterilization operations, a euphemism for instances when doctors had not even secured a signed authorization, and dismissed the argument that illiterate, misled or pain-addled women had been unable to give informed consent to the procedure with the view that Slovak law did not require consent to be informed. Nevertheless, changes were introduced to Slovak law in 2005 to require consent to be informed, in writing, and issued 30 days before a sterilization operation took place.

A complex issue
Notwithstanding flaws in the state’s investigation and handling of the charges, sterilization for Romany women remains a preferred method of birth control, underlining the complexity of the legal and ethical issues involved. Marta Kulíková, of the Miesto pre ka?dého (A Place for Everyone) civic organization in Ve¾ká Lomnica in the High Tatras, said that many Roma women even today continue to opt for sterilization as a form of birth control after their fourth or fifth child. “They can’t afford anti-conception, their husbands will never wear condoms, and they couldn’t afford an abortion,” she said. “Many of them therefore tend to ask the doctor to sterilize them while they are in hospital to deliver, as they at least save the cost of an extra hospital stay. “I know one woman who lived with a husband and three kids in a single room with a single bed, and had a fourth child on the way,” she said. “There was simply no room for any more, so after she gave birth she had herself sterilized. “You can’t put all Roma women in one basket. They’re not all just kids having kids – there are many mature women who are making such decisions.” Anastázia Stolièná from the community centre in Huncovce in eastern Slovakia said she knew of dozens of cases as described by Kulíková. “There are a lot of women out here with 10 to 13 children, most of whom sleep on the floor because there is no room for them in the family’s beds,” she told The Slovak Spectator. “We try to put them in touch with a gynecologist and a health insurance company to get them a free sterilization, because the law says it is free only if there are serious health reasons. Our argument is that not being able to support your children is a serious enough reason. “The state should do more to help women who want to reduce their birth rate.”
© The Slovak Spectator

ROMANY WOMAN TELLS UN OF HER ALLEGEDLY FORCED STERILISATION
(Czech Republic)

In New York on Thursday, Elena Gorolova told the UN committee on discrimination against women that she was sterilised by Czech doctors in 1990 although she did not receive enough information on the treatment. According to the AP, Gorolova, 37, admitted signing a document saying she agreed with the sterilisation but she said she was not in a condition to make a responsible decision as this took place after she arrived in hospital to give birth to her child and at a moment when she was under the influence of tranquilisers. “No one explained anything to me,” she said. Although doctors told her they had sterilised her because she would not have survived another pregnancy, Gorolova believes it was because she was of Romany origin. The UN committee also discussed the minority report on discrimination against women in the Czech Republic.

The Human Rights League, one of the NGOs submitting the report, said it estimated that hundreds to thousands Romany women had been sterilised in the Czech Republic. “It’s one of the worst violations of human rights. And the government is choosing to ignore it,” said Gwendolyn Albert of the League of Human Rights. But the Czech delegation´s head Cestmir Sajda criticised the testimonies and accusations by Romany women and NGOs. Sajda pointed out that the Czech government report states that forced sterilisation has not been proved in any case. The issue of forced sterilisations was opened in the Czech Republic about two years ago. At least 50 women were sterilised at variance with law in the country in the past, including recent years, the Czech Ombudsman said earlier this year.
© Prague Daily Monitor

Riferimenti: UE, le donne rom e sinte sono discriminate

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Bologna, un bruto aggredisce giovane sinta emiliana

24 Agosto 2006 1 commento


Tentativo di aggressione contro una giovane donna sinta e in pieno giorno, a Bologna. La pronta reazione della vittima, una ventunenne sinta emiliana, ha evitato il peggio.

Intorno alle 10.45, in via Peglion, alla periferia della citta’, nei pressi di un “campo nomadi”, la ragazza e’ stata improvvisamente aggredita da un uomo, all’incirca sui trent’anni, che indossava una maglia e pantaloncini blu. Secondo il racconto della giovane l’aggressore sarebbe di origine italiana.

L’uomo avrebbe tentato di afferrarla alle spalle: ne e’ nata una colluttazione che alla ragazza e’ costata qualche escoriazione e la maglietta strappata. Ma la ventunenne ha saputo reagire ed e’ riuscita a spintonare e a mettere infuga l’aggressore.

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Faenza, i Sinti sono "un problema difficile"

24 Agosto 2006 Nessun commento


E’ stato pubblicato alcuni giorni fa dal Corriere di Romagna un articolo a firma di Fabrizio Rappini che da voce a Elio Ferri, Vice Sindaco del Comune di Faenza. E’ evidente che anche nella solidale Emilia Romagna (Provincia di Ravenna) il confronto con le comunità Sinte e Rom parte sempre da un approccio sbagliato, “è un problema”, negando la ricchezza delle culture sinte e rom. Naturalmente la voce di Sinti e di Rom non è riportata.

Di seguito l’articolo

“I nomadi? Tutte le soluzioni, sono sempre provvisorie”. Non usa mezzi termini, il vice sindaco, Elio Ferri, nell’affrontare la nuova situazione che si è venuta a creare a Faenza.

Gente che si lamenta per la presenza, molto spesso poco “discreta” dei nomadi come vicini di casa e del “loro aumento considerevole”. Del resto, quello riguardante i nomadi, è un problema che diverse amministrazioni comunali si trovano ad affrontare. Fra queste, appunto, anche quella di Faenza.

Il “caso”, poi, recente di via Pana, ha fatto risalire la tensione in città e, dopo un periodo di tregua, sono tornate le interpellanze in consiglio comunale.”Quello dei nomadi – dice il vice sindaco, Elio Ferri – è un problema che di tanto in tanto riaffiora. In modo particolare, poi, di fronte ad eventuali comportamenti poco corretti”.

In questi ultimi tempi, poi, è il caso di via Pana, ci si è trovati di fronte anche ad ospiti “abusivi”, che non sarebbero dovuti stare in quell’area.”Questo – dice Ferri – ha fatto sì che le presenze aumentassero, creando disagi e situazioni poco simpatiche.

Quello che non si riesce a capire è se i nomadi di via Pana, (quelli regolari, ndr), subiscano queste presenze o se, invece, vi sia una sorta di connivenza. Quello che è certo è che si tratta molto spesso di parenti che non vengono mandati via”.Una situazione che, in ogni caso, deve essere affrontata per non rischiare di minare la corretta convivenza civile.

“La situazione la teniamo sotto controllo. Non sottovalutiamo certamente il problema. Abbiamo intenzione di avere un confronto (una sorta di consulenza, ndr) con l’associazione Papa Giovanni XXIII. Li chiameremo nella apposita commissione consiliare per spiegare come stanno le cose e chiedere che ci aiutino ad affrontare la situazione.

Anche se loro non hanno una responsabilità diretta, in questo campo, possono vantare una ottima esperienza, che ci può essere senza dubbio utile per capire quali sono le iniquità. Le soluzioni, in ogni caso, sono sempre difficili. Si tratta di mettere una pezza di volta in volta”.

Oggi, i nomadi “regolari”, sono una quarantina, divisi fra le aree di via Pana e via Corleto. C’è inoltre una piccola comunità che fa storia a parte e che recentemente si era insediata alla Graziola.

Presto, l’amministrazione comunale, si troverà ad affrontare anche questi casi. In particolare quello di via Corleto, con le esigenze di inserire in ambiente scolastico i bambini che vi abitano. “Anche questa – dice il vice sindaco, Elio Ferri – è una situazione che si presenterà presto. Ci sono quei bambini che devono andare a scuola e di scuole vicine a via Corleto non ce ne sono. Senza contare gli eventuali problemi che, inevitabilmente, crea la presenza dei nomadi all’interno di una classe”.

Per l’amministrazione comunale, quindi, si preannuncia, sul fronte dei nomadi, un autunno decisamente caldo.”Faremo il possibile – dice il vice sindaco – per affrontare la situazione nel migliore dei modi. Poi si vedrà”.

Riferimenti: GENIUS

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L’amore non vince tutto

22 Agosto 2006 5 commenti


Segnaliamo un post pubblicato nel blog la voce di kaifa dove si presenta l’incontro con una giovane rom in un Centro di Recupero Minorile.

Di seguito parte del post

Fugo subito ogni dubbio per evitare a voi tutti sapientoni di non scervellarvi a vuoto: la frase che dà il titolo all?odierno post non è stata pronunciata da alcun letterato, poeta, filosofo o personaggio di cultura.

La fonte è più semplicemente una delle ragazze rom ospiti del centro di recupero minorile presso cui tengo un laboratorio di scrittura creativa, (anche se sarebbe più giusto dire di conversazione creativa visto che, quando ci incontriamo, più che scrivere parliamo).

Si parlava dell?amore e lei affermò quanto sopra. Allorché le chiesi di spiegarsi meglio, rispose che nella vita spesso non basta l?amore a fronteggiare le differenze sociali, culturali, di età, le distanze che separano due persone che si vogliono bene.

Il sentimento è importante, ma poiché non si può vivere solo di ?quello?, se due persone non crescono insieme, condividendo gli stessi interessi, parlando in maniera costruttiva, pianificando il futuro della coppia anche per quanto riguarda le cose futili tipo quale film vedere insieme, prima o poi, malgrado siano legate l?una all?altra da un forte amore, il rapporto si disgregherà perché molteplici sono le componenti che rafforzano un legame sentimentale, soprattutto il crescere insieme.

Le esigenze di una persona variano col passare degli anni; quasi sempre ciò che andava bene a vent?anni non va bene a trenta, così come ciò che andava bene a trenta non basta più a quaranta e così di seguito. I componenti di una coppia devono tenere presente ciò, ponendo attenzione alle mutevolezze delle esigenze dell?altro per non farsi trovare impreparati allorché si manifesteranno. L?amore è una bella cosa se unito all?attenzione verso chi si ama.

Pretendere di amare senza né considerare, né mostrare il minimo interesse nella naturale variazione di bisogni dell?altro nel corso degli anni, presupponendo che a distanza di tempo restino sempre gli stessi dell?epoca in cui ci si era conosciuti, significa considerare l?altro una persona incapace di crescere, altresì è un chiaro sintomo di immaturità da parte di chi pensa in tal senso.

So che molti di voi, leggendomi, penseranno che abbia scoperto l?acqua calda! Se ho deciso di trascrivere il pensiero della ragazza, l?ho fatto semplicemente per dimostrare, se ce ne fosse bisogno, che anche chi pensiamo non possegga cultura è in grado di emettere delle considerazioni tali da indurre nell?interlocutore profonde riflessioni. Spesso l?attenzione che volgiamo a chi ci parla è proporzionalmente legata al grado sociale o culturale che lo caratterizza perché siamo convinti, anzi ci hanno convinti che cultura e titolarità sono sinonimi di intelligenza?

Riferimenti: per leggere tutto

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FARE, il calcio contro il razzismo in europa

22 Agosto 2006 Nessun commento


Da alcuni anni assistiamo a continui episodi razzisti negli stadi anche contro le Minoranze Nazionali ed Europee Sinte e Rom. Segnaliamo un sito interessante che si presenta così:

Vogliamo vedere giocare questo ?gioco meraviglioso? senza che la piaga del razzismo possa rovinarlo. Il calcio è il gioco più popolare del mondo ed appartiene a tutti noi. Ad ogni persona dovrebbe essere garantito il diritto di giocare, essere spettatore o discutere del gioco liberamente e senza alcun timore.

Purtroppo, a tutti i livelli di gioco, da quello amatoriale a quello professionista, si continuano a verificare incidenti collegati al razzismo. Sia che si tratti di azioni commesse da tifosi, giocatori, clubs o altre organizzazioni calcistiche, FARE ritiene che questo tipo di condotta, dentro e fuori dal campo di gioco, sia assolutamente inaccettabile e indesiderato dalla maggior parte dei tifosi e dei giocatori.

L?obiettivo di FARE è cancellare il razzismo dal gioco del calcio, grazie all?azione congiunta di organizzazioni calcistiche contro il razzismo in tutta Europa. FARE dà il suo sostegno alla creazione e all?organizzazione di gruppi e coordina gli sforzi effettuati a livello europeo. Agendo insieme, FARE aiuta le organizzazioni a condividere i valori del comportamento corretto e a formare un fronte unito contro il razzismo nel mondo del calcio.

Riferimenti: FARE

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Novara, per i Rom Polacchi nuovo "campo nomadi"

22 Agosto 2006 Nessun commento


A Novara ci sono due “campi nomadi”: uno per i Sinti Piemontesi e uno per l’unica Comunità di Rom Polacchi in Italia. L’Amministrazione Comunale nei mesi scorsi ha destinato un’area, in zona autostrada, per accogliere dodici famiglie Rom.

Nel frattempo i portavoce di aziende e residenti della zona di via Fermi sono stati dal Prefetto per capire lo stato del progetto: pur sottolineando la massima comprensione per la problematica sociale, dopo cinque anni di convivenza con quella struttura ?provvisoria? si dichiarano esasperati e delusi.

Ora è da capire dove saranno trasferite le altre famiglie Rom presenti nel “campo nomadi” di via Fermi. Inoltre, rimane aperta la questione dei Sinti Piemontesi che da anni attendono un’aiuto concreto dall’Amministrazione Comunale per uscire dalle logiche segreganti e ghettizanti del “campo nomadi”.

Nei prossimi giorni vi aggiorneremo.

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