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Archivio Luglio 2006

Mantova, Diari Sonori 2006: l?opera dell?uomo canta l?arte

17 Luglio 2006 Nessun commento


Il 27, 28 e 29 luglio a Mantova invitamo tutti al Festival Diari Sonori con la partecipazione di musicisti, brass band rom e non solo…

Giunto alla quarta edizione, il Festival Diari Sonori affronta senza timori la delicata quanto entusiasmante tematica dell?incontro. Il filo che lega quest?anno le tre serate, organizzate da Arci Provinciale di Mantova con il contributo del Comune di Mantova e dell?Assessorato alle Politiche Giovanili della Provincia di Mantova, non è infatti geografico, ma piuttosto teso a raccontare, in musica, la profonda necessità degli uomini ad incontrarsi, dialogare, comprendersi e partecipare.

Un tema che ben si adatta al lavoro quotidiano di Arci, che con i suoi Circoli e l?impegno volontario di tanti, promuove quotidianamente nuove strade di socialità e forme originali e plurali di condivisione.

I più ?grandi? della musica popolare d?Europa e del mondo si danno quindi appuntamento sul tradizionale palco di Piazzale Te, mettendo a disposizione il racconto collettivo della propria cultura di riferimento, attraverso il proprio talento e soprattutto grazie ad una eccezionale capacità di mettersi in gioco.

La musica infatti, intesa come linguaggio che attiene fortemente alle identità culturali, non si esime dalle difficoltà che ognuno di noi incontra ogni qual volta si trovi a confrontarsi con forme di ?alterità?, sociale o culturale che sia. In questo senso essa non rappresenta affatto, come spesso si sente dire, un linguaggio universale, ma al contrario si delinea come forma comunicativa fortemente legata alla cultura delle donne e degli uomini che la producono e ne fruiscono.

Per questo assume particolare valore il lavoro promosso dall?Ufficio Cultura di Arci Provinciale, che considera Diari Sonori come un Progetto prima ancora di un Festival.

Gli artisti di questa edizione, che dal Klezmer statunitense di Frank London ai Balcani di Boban Markovic, dalla ex Yugoslavia dei Kal alla Sicilia di Roi Paci, dall?Africa di Ba ba Sissoko al Salento di Officina Zoè porteranno a Mantova fusioni, sincretismi e suggestioni originali, forti e,a tratti, sconvolgenti.

Di particolare rilievo, infine, la partecipazione al Festival di Aleksandar Stoijkovic, figura che ormai tutti i mantovani conoscono per la profondità della sua voce e per la dolce malinconia della sua fisarmonica: un omaggio ad un talento vero, ad un uomo che accompagna da anni con la propria voce il nostro incedere cittadino, cantando di guerra e disperazione, ?cantando l?arte? e l?amore di vivere. Suonerà con i KAL di Belgrado, una delle ensamble oggi più conosciute ed apprezzate al mondo. Un ringraziamento particolare all?Istituto di Cultura Sinta, per la preziosa condivisione e la collaborazione alla realizzazione di quest?ultimo incontro.

La cucina, come ogni anno, proporrà pizza e risotto ?alla pilota? dalle 20.00 alle 24.00, con sospensione durante le esibizioni. Zona birreria bar adiacente al palco. Inizio Concerti ore 21,30, ingresso gratuito.

Per informazioni
Francesco Meneghello, Ufficio Cultura, Arci Provinciale Mantova
telefono 0376 2853, fax 0376 2853235, e-mail mantova@arci.it

Riferimenti: ARCI Mantova

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Rovereto, cospargono di benzina un giovane sinto e gli danno fuoco

16 Luglio 2006 1 commento


La notte del 3 luglio un drammatico episodio a Rovereto, in provincia di Trento, ha visto coinvolto un giovane sinto.

Cristian Cari, giovane Sinto Italiano Teich Cranaria residente nel “campo nomadi” dei Lavini, dopo una serata alla locale festa popolare si e’ sdraiato per smaltire la sbornia in un boschetto nei pressi della zona industriale.

Qualcuno, approfittando del sonno profondo del ragazzo, lo ha cosparso di benzina e gli ha appiccato il fuoco.

Avviluppato dalle fiamme, il ragazzo si e’ rotolato per terra riuscendo a spegnere le fiamme prima che lo avvolgesse irrimediabilmente. Giunto a casa è stato immediatamente portato all’Ospedale.

Non è stata ancora presentata denuncia perchè il giovane sinto non ha riconosciuto gli aggressori.

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Fata e Zingara

16 Luglio 2006 Nessun commento


Alla fine non abbiamo resistito e a costo di farci maledire (…) vi segnaliamo un bellissimo blog apparso dal marzo dell’anno scorso su libero. Così si presenta nel mondo dei blogger questa romnì abruzzese:

Un pò fata e un pò zingara. Sono nata in una famiglia di rom, ormai diventati borghesi, ma che non hanno mai dimenticato le proprie origini non lontante. Nonna rom, padre rom, mamma nobile, un miscuglio di razze e tormenti.

Tutte le fate sono un pò zingare perchè si trovano in tutti i luoghi e in nessun luogo, sarò qui finchè il mistral lo vorrà.

No! I cromosomi non se ne vanno come l’inverno, sono sempre presenti: io anarchica di passione, per cui il presente è solo il cammino di oggi, in cui il passato è morto e non esiste decido di mostrare il fianco!

Invitiamo tutti i nostri lettori a visitare uno degli spazi web più belli che abbiamo incontrato nuotando nel web e raccomandiamo a tutti di esimersi dal comportarsi da “antropologo”, grazie!
Riferimenti: Fata e Zingara

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Eugene Hütz e i Gogol Bordello

16 Luglio 2006 Nessun commento


Chi ha avuto modo di vedere Ogni cosa è illuminata, l’ottimo film di Liev Schreiber (tratto dall’omonimo libro di Jonathan Safran Foer) se lo ricorda bene, Eugene Hütz. Interpretava il personaggio di Alex. Il ragazzo spilungone che nella pellicola rivelazione di Venezia 2005 guidava l’occhialuto Elijah Wood-Safran Foer alla ricerca della donna che aveva salvato suo nonno dai nazisti in Ucraina.

Impossibile non notare la sua stravagante parlata inglese, che impastava slang da strada e forbiti arcaismi, serviti insieme a un pesante accento russo e a rauche risate, e la sua divisa – canotta-tuta sintetica-coppola – caricatura dei rapper americani.

Se il pubblico italiano l’ha scoperto al cinema, in realtà negli Stati Uniti Hütz, trentaquattrenne ucraino originario di Kiev, è già un piccolo fenomeno. Da qualche anno guida infatti Oltreoceano uno dei collettivi musicali più prolifici in circolazione, i Gogol Bordello. Una vera e propria cricca anarchica che l’estroverso cantante-chitarrista-deejay-attore definisce «punk rock zingaro-balcano» e «avant-hard rural-transilvano», ospite di giornataalcune sere fa al Festival di Villa Arconati a Castellazzo di Bollate.

Dal vivo lui e i suoi sono grotteschi ed epici, «Un’esperienza tra la circoncisione, il battesimo e il matrimonio: una ricetta rom», come tiene a precisare lo stesso Hütz, che leggenda vuole abbia lasciato l’Ucraina del dopo Chernobyl nel 1989 approdando negli Stati Uniti dopo svariate peregrinazioni tra i “campi nomadi” di mezza Europa.

La svolta arriva nel ’98: mentre suona a un banchetto di russi a New York…

Riferimenti: Il Giornale ci stupisce, per continuare a leggere

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Milano, Don Colmegna e i profughi rom rumeni di via Capo Rizzuto

16 Luglio 2006 1 commento


Leon, che fino a 23 anni dormiva nelle baracche dei “campi nomadi”, dopo aver trovato un lavoro regolare è anche riuscito a prendere una casa in affitto in autonomia, con moglie e un bambino in arrivo.

Georghe invece, che arrivava dalo stesso villaggio vicino a Craiova, in Romania, grazie al lavoro ora è riuscito a mandare la figlia di 21 anni all?università, dove studia medicina, mentre il figlio di 17 anni ha appena ottenuto la licenza media grazie a un corso di 150 ore.

Sono solo due delle storie che racconta Don Virginio Colmegna (nella foto con i rom), presidente della Fondazione Casa della Carità, mentre fa il bilancio di un anno esatto di lavoro con gli ex “nomadi” sgomberati alla fine di giugno del 2005 dal campo di via Capo Rizzuto e di lì in poi ospitati nella struttura di via Brambilla.

“Un anno di grande impegno – sorride soddisfatto – ma nel quale abbiamo raggiunto obiettivi importanti”. Mentre i rom danzano, puliti, ordinati, ben lungi dall?immagine di degrado che avevano quando dormivano nelle baracche, l?ex direttore della caritas Ambrosiana, che ha già stabilito un ottimo rapporto con il nuovo assessore alle Politiche Sociali, Mariolina Moioli, e con il sindaco Moratti, consolidando quelli già eccellenti con la Provincia, comincia a credere che l?idea del suo villaggio solidale sia sempre più concretizzabile.

“Perché se si lavora bene, si crea coesione sociale, si eliminano le tensioni, si porta sviluppo e tutti ci guadagnano”. I rom, spiega Colmegna,ora “sono felicemente inseriti all’interno di progetti di integrazione avviati, insieme a operatori e volontari della Casa della carità, proprio in seguito ai primi interventi di emergenza”, messi in atto dopo lo sgombero.

“Siamo riusciti a stare insieme alle famiglie – spiega don Colmegna – concentrandoci soprattutto sull’inserimento scolastico dei figli e promuovendo sempre una cultura di legalità”.

Inoltre, Don Colmegna ha promosso insieme ai Rom Rumeni iniziative culturali di successo. Tanto che otto di loro, sotto la direzione di Ciro Menale, hanno costituito la Banda del Villaggio, gruppo musicale che ha già pubblicato un cd e che comparirà nel prossimo film del duo comico di «Zelig» Ale&Franz.

Riferimenti: per continuare a leggere l’articolo di Enrico Fovanna

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Lívia Járóka, in lotta per i diritti umani dei rom

16 Luglio 2006 Nessun commento


Lívia Járóka, europarlamentare ungherese è impegnata nella lotta per i diritti dei rom. Ci siamo incontrati il giorno della visita a Budapest di Vladimir Putin. Mentre l?attenzione dei media era tutta sul leader russo, in un angolo tranquillo di Budapest avevano luogo dibattiti altrettanto importanti. Lívia Járóka, membro del Parlamento europeo, ha accettato di incontrarmi durante una pausa da questi dibattiti. Mentre i politici la aspettavano nell?altra stanza Járóka chiacchierava con passione in merito alla sua missione: porre fine al razzismo contro i rom e sostenerli nella ricerca di un loro posto in Europa.

Sin dall?inizio della sua carriera Lívia Járóka ha richiamato l?attenzione degli ungheresi e degli europei sulla situazione della minoranza rom. La pacata e allo stesso tempo determinata attivista mi racconta riguardo agli esordi della sua carriera: «In quanto antropologa interessata per anni alla vita dei rom, il mio nome non era sconosciuto ai politici che si occupavano di diritti umani. Chiedevano costantemente la mia opinione e, se necessarie, non esitavo a muovere delle critiche».

Durante il suo corso di studi all?estero, Lívia Járóka ha iniziato a collaborare con le organizzazioni civili dei rom al di fuori dell?Ungheria. Nel 2004 è stata eletta membro del Parlamento Europeo all?interno del maggior partito ungherese di opposizione, il Fidesz, diventando così il primo deputato parlamentare rom. Trovò velocemente la sua strada diventando membro del Ppe, il Partito Popolare europeo, e vicepresidente dell?intergruppo europeo sul razzismo e la diversità.

Lívia Járóka non sembrava sorpresa quando le ho chiesto se, come giovane donna dell?est Europa, non fosse difficile riuscire a non essere considerata soltanto ?esotica?, in un mondo di uomini di mezza età. «L?essere presa sul serio mi richiede un lavoro straordinario» risponde e continua dicendo: «I miei colleghi ed io conduciamo in modo serio e professionale il nostro lavoro nel portare l?attenzione dei politici europei sulla situazione delle popolazioni rom. Diversamente dal caso di altre minoranze, non è stata creata una rete di organizzazioni civili, è mio compito favorirne la nascita e ripulire la mentalità europea dalle errate concezioni sui rom». E aggiunge che «i politici europei dovrebbero venire a conoscenza della situazione di questa gente».

Mi chiedevo se fosse facile conservare i propri ideali occupandosi di politica europea. «Dopo aver lottato da attivista ho dovuto imparare a scendere a compromessi» risponde. «Non devi perder di vista i tuoi obiettivi, anche nella complessa rete di interessi europei, si possono raggiungere accordi utili. Ora i politici europei iniziano a rendersi conto che la situazione dei rom non può essere sottovalutata».

di Gellért Rajcsányi, Budapest, 8luglio 2006
traduzione di Linda Baldessari per Caffébabel

Riferimenti: per continuare a leggere l’intervista

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«Sotto la stessa luna» alla 59esima edizione del Festival di Locarno

16 Luglio 2006 Nessun commento


Tra i film in concorso alla 59esima edizione del festival di Locarno, nella sezione Cineasti del presente, spunta anche Sotto la stessa luna del regista napoletano Carlo Luglio (Capo nord).

Musa ispiratrice del lungometraggio è la luna, di Secondigliano, periferia a nord di Napoli, teatro della faida di camorra che registrò tra la fine del 2004 e l’iniziò dell’anno scorso più 56 morti. La terribile conta partirebbe proprio da due ragazzi rom, Goran e Mirko Rodosaivic uccisi, perché scomodi, da una camorra che li obbligava a logiche perverse e alleanze incondizionate.

In quei giorni il regista, classe ’67, arrivava a Secondigliano con le macchine da presa e l’urgenza di raccontare l’esodo cui i clan del luogo costringevano i rom della baraccopoli del Campo Vecchio. Sei mesi di riprese sul campo, all’ombra delle palazzine popolari della 167, con gli attori, tutti non professionisti e per la maggior parte abitanti della baraccopoli, che hanno preso parte anche alla sceneggiatura.

È di loro che Carlo Luglio ci ha voluto iniziare a parlare.
Il cast è nato sul posto come la sceneggiatura, un incontro tra linguaggi, napoletano e romanech, che immagino abbia dato molti spunti alla narrazione…
La sceneggiatura è stata scritta nel corso delle riprese , e gli abitanti del campo hanno dato un grande contributo. Mi facevo guidare da loro, mentre loro ci chiedevano soltanto i consigli per stare davanti alla macchina da presa. Purtroppo due dei protagonisti, Oliver e Samantha, forse non potranno raggiungerci a Locarno per problemi di permessi di soggiorno.
È successo anche durante le riprese, il padre di Pavel, che vive da 25 anni a Napoli, è stato trovato senza documenti e portato nel Cpt di Crotone.

La tua urgenza di raccontare la vita dei rom arriva ora sulla scena internazionale.
Mi inorgoglisce, perché si parla sempre poco delle comunità nomadi. O quando se ne parla non le si lasciano raccontare da sé, le si vuole a tutti costi interpretare. C’è un’umanità genuina e verace che forse possiamo immaginare simile a quella dell’Italia del dopoguerra, con un attaccamento alla tradizione arcaico, viscerale, tramandato da secoli. Un universo cui bisognerebbe iniziare a guardare come risorsa, non più come problema da risolvere.

Come è nato il progetto e quanto è stato difficile realizzarlo?
Subito dopo l’omicidio di Goran e Mirko sono andato sul campo ho girato una mezz’ora di montato con i produttori Luca Liguori e Dario Cortucci, . Poi Gaetano Di Vaio dell’associazione «Figli del Bronx» lo ha voluto coprodurre e ne abbiamo fatto un lungometraggio. Anche l’assessorato alla Pace della provincia di Napoli si è interessato al progetto, ma il budget comunque non ha superato i 50 mila euro.

Quali sono i tuoi modelli cinematografici?
Dopo Fellini e Truffaut, sicuramente c’è John Cassavetes. Ma mentre giravo Sotto la stessa luna a guidarmi è stata la lezione del maestro Vittorio De Seta.

L’articolo è di Ilaria Urbani,
pubblicato da il Manifesto il 15 luglio 2006.

Ringraziamo Maria Grazia per la segnalazione.

Riferimenti: Il Manifesto, sostieni un bene comune

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Trenitalia, attenzione "zingari" a bordo

15 Luglio 2006 Nessun commento


Durante l’incontro agli stati generali toscani, alla presenza del ministro Alessandro Bianchi, l?assessore all?ambiente, agricoltura, caccia e pesca Luigi Nigi ha risposto, a nome della Giunta, all?interpellanza dei consiglieri Targetti, Verdi e Calò (Prc).

L’interpellanza di Rifondazione Comunista aveva come oggetto la scritta: “Taf Attenzione! Zingari a bordo: abbiate cura dei vostri effetti” apparsa sui display luminosi del treno regionale 6620 per Pistoia partito dalla stazione di Firenze Santa Maria Novella lo scorso 20 marzo.

L’assessore ha risposto così: ?L?amministrazione è perfettamente d?accordo con la stigmatizzazione che il gruppo di Rifondazione Comunista ha fatto e naturalmente provvederemo ad accertare presso Trenitalia se era a conoscenza dell?accaduto e se ha adottato le iniziative conseguenti?.

Targetti (Rifondazione Comunista) ha confermato che: ?L?assessore Giorgetti ha già fatto una nota a Trenitalia su questa vicenda. Non c?era nessun problema a bordo: una famiglia di Rom che abita in un campo a Sesto Fiorentino ha preso il treno a Santa Maria Novella ed è scesa a Sesto. A volte, lo diciamo ai passeggeri: fate attenzione ai vostri effetti ma la cosa brutta è il riferimento all?etnia. Di furti sui treni ce ne sono tantissimi, soprattutto di notte e sul trasporto regionale ma sono compiuti da persone che provengono da ogni parte del mondo, credo sia sbagliato etnicizzare il problema?.

Noi rimaniamo stupiti e segnaliamo il fattaccio all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale ed Etnica.

Riferimenti: Nove da Firenze

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Roma, il Ministero dell’Interno sui Rom, Sinti e Camminanti

15 Luglio 2006 Nessun commento


Il Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno ha realizzato una pubblicazione dal titiolo: le comunità sprovviste di territorio, i Rom, i Sinti e i Caminanti in Italia.

Lo studio, ha dichiarato il Capo del Dipartimento delle Libertà Civili Prefetto Anna Maria D’Ascenzo, rappresenta un qualificato momento di riflessione su queste significative realtà del contesto contemporaneo e si pone nel solco della tradizionale vocazione dell´Amministrazione Civile dell´Interno a sviluppare una conoscenza globale ed approfondita dei fenomeni che interessano il tessuto sociale del Paese.

Il lavoro, ha evidenziato nella prefazione all’opera, il Direttore Centrale per i Diritti Civili, la Cittadinanza e le Minoranze, Prefetto Perla Stancari, costituisce una tappa fondamentale di quel processo di analisi dei molteplici aspetti della realtà culturale delle minoranze, e con esso è stato perseguito un obiettivo molto forte, che si raccorda alla necessità improcrastinabile di un dialogo interculturale ed interreligioso, invocato costantemente da Giovanni Paolo II nel corso del suo pontificato (?ogni cultura ha qualcosa da insegnare circa l´una dimensione o l´altra di quella complessa verità. Pertanto la ?differenza?, che alcuni trovano così minacciosa, può divenire, mediante un dialogo rispettoso, la fonte di una più profonda comprensione del mistero dell´esistenza umana).

L’autore dell’opera, il viceprefetto Mario Scalia, profondo conoscitore delle minoranze linguistiche in Italia, ha affrontato il tema delle comunità senza territorio a tutto tondo, partendo dalla normativa in materia e fornendo dati sulla consistenza numerica di Sinti, Rom e Camminanti, sulle loro origini, sugli insediamenti e sulle aree geografiche particolarmente interessate dal fenomeno.

Evidenziate in particolar modo le problematiche della discriminazione, della scolarizzazione, della lingua, della religione e delle tradizioni culturali di Sinti e Rom che, pur presenti e visibili nel nostro quotidiano urbano, sembrano appartenere ad un altro continente, ad un altro tempo. Non mancano nell’opera neppure riferimenti agli aspetti filosofici del loro vivere, i collegamenti con altre culture ed altri Stati, il ruolo della famiglia e l’eterna conflittualità tra nomadismo e sedentarizzazione.

Il testo è stato pubblicato dal Ministero dell?Interno il 12 luglio 2006, nelle prossime settimane sarà valutato dal gruppo di ricerca dell?Istituto di Cultura Sinta.

Riferimenti: Ministero dell’Interno

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Treviso, l’Opera Nomadi blocca lo sgombero delle famiglie sinte residenti

12 Luglio 2006 1 commento


L’Opera Nomadi di Treviso, coinvolgendo le forze politiche di centro-sinistra e la società civile trevigiana, ha impedito questa mattina lo sgombero delle sedici famiglie sinte, residenti a Treviso.

Ieri dopo una giornata di indiscrezioni e smentite era caduto il segreto sullo sfratto del “campo nomadi” via Francesco da Milano. Le voci sull’operazione si sono susseguite nei giorni scorsi più o meno sussurrate, vista l’assoluta segretezza in cui l’amministrazione voleva condurre l’operazione.

Ieri le indiscrezioni si sono fatte insistenti, condite da alcune smentite. Inizialmente sembrava che lo sgombero dovesse avvenire alle 14.30, poi nel pomeriggio si è parlato piuttosto di un orario compreso tra le 6.00 e le 6.30 di oggi.

Questa mattina dalle 5.30 Renzo Comin dell’Opera Nomadi, insieme ai capigruppo in Consiglio Comunale dell’Ulivo e delle altre forze politiche di centro-sinistra, a don Chiershner e a tutti i Sinti trevigiani, ha atteso la Polizia Municipale e i funzionari del Comune di Treviso.

La Polizia Municipale, coadiuvata dalle Forze dell’Ordine, a partire dalle ore 6.30 ha tentato di eseguire lo sgombero ma l’intervento dell’Opera Nomadi che ha coinvolto il Prefetto di Treviso ha scongiurato l’esecuzione di questo grave atto discriminatorio.

Il Prefetto di Treviso ha di fatto dichiarato illegittimo l’atto dell’Amministrazione Comunale e ha contingentato l’area fino a quando non sarà predisposto un concreto progetto abitativo a favore delle sedici famiglie, appartenenti alla Minoranza Nazionale dei Sinti Veneti.

Renzo Comin, insieme ai Sinti, ha espresso soddisfazione per l’intervento del Prefetto e per la presa di posizione della società civile trevigiana che hanno impedito l’esecuzione di un atto illegittimo e discriminante.

Le famiglie Sinte chiedono che venga istituito in Prefettura un gruppo di lavoro, in cui siano invitati stabilmente i loro rappresentanti, per definire i diversi interventi abitativi richiesti: la casa, per una decina di famiglie e una micro area per le restanti famiglie che ancora oggi svolgono l’attività di spettacolo viaggiante.

L’Opera Nomadi di Treviso rimarca la gravissima situazione igienico-sanitaria in cui versa l’area di sosta per il chiaro e voluto disinteresse dimostrato in tanti anni dall’Amministrazione Comunale. In febbraio il Comune aveva presentato un progetto alla Regione Veneto per la realizzazione di un nuovo “campo nomadi”, naturalmente l’area scelta si è rivelata inquinata.

In foto musicisti sinti a Padova

Riferimenti: Treviso, presentato in regione il progetto per il "camp

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