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Archivio Maggio 2006

Auschwitz-Birkenau, il discorso di Papa Benedetto XVI

29 Maggio 2006 1 commento


Papa Benedetto XVI in visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau ricorda il Porrajmos con queste parole:

“Un’altra lapide, che invita particolarmente a riflettere, e’ quella scritta nella lingua dei Sinti e dei Rom. Anche qui si voleva far scomparire un intero popolo che vive migrando in mezzo agli altri popoli. Esso veniva annoverato tra gli elementi inutili della storia universale, in una ideologia nella quale doveva contare ormai solo l’utile misurabile; tutto il resto, secondo i loro concetti, veniva classificato come lebensunwertes Leben – una vita indegna di essere vissuta.”

Di seguito il testo integrale dell’intenso discorso di Papa Benedetto XVI.

“Prendere la parola in questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l’uomo che non ha confronti nella storia, e’ quasi impossibile – ed e’ particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania. In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo puo’ restare soltanto uno sbigottito silenzio – un silenzio che e’ un interiore grido verso Dio: Perche’, Signore, hai taciuto? Perche’ hai potuto tollerare tutto questo? E’ in questo atteggiamento di silenzio che ci inchiniamo profondamente nel nostro intimo davanti alla innumerevole schiera di coloro che qui hanno sofferto e sono stati messi a morte; questo silenzio, tuttavia, diventa poi domanda ad alta voce di perdono e di riconciliazione, un grido al Dio vivente di non permettere mai piu’ una simile cosa.

Ventisette anni fa, il 7 giugno 1979, era qui Papa Giovanni Paolo II; egli disse allora: ‘Vengo qui oggi come pellegrino. Si sa che molte volte mi sono trovato qui… Quante volte! E molte volte sono sceso nella cella della morte di Massimiliano Kolbe e mi sono fermato davanti al muro dello sterminio e sono passato tra le macerie dei forni crematori di Birkenau. Non potevo non venire qui come Papa’. Papa Giovanni Paolo II stava qui come figlio di quel popolo che, accanto al popolo ebraico, dovette soffrire di piu’ in questo luogo e, in genere, nel corso della guerra: ‘Sono sei milioni di Polacchi, che hanno perso la vita durante la seconda guerra mondiale: la quinta parte della nazione’, ricordo’ allora il Papa. Qui egli elevo’ poi il solenne monito al rispetto dei diritti dell’uomo e delle nazioni, che prima di lui avevano elevato davanti al mondo i suoi Predecessori Giovanni XXIII e Paolo VI, e aggiunse: ‘Pronuncia queste parole [...] il figlio della nazione che nella sua storia remota e piu’ recente ha subito dagli altri un molteplice travaglio. E non lo dice per accusare, ma per ricordare. Parla a nome di tutte le nazioni, i cui diritti vengono violati e dimenticati’.

Papa Giovanni Paolo II era qui come figlio del popolo polacco. Io sono oggi qui come figlio del popolo tedesco, e proprio per questo devo e posso dire come lui: Non potevo non venire qui. Dovevo venire. Era ed e’ un dovere di fronte alla verita’ e al diritto di quanti hanno sofferto, un dovere davanti a Dio, di essere qui come successore di Giovanni Paolo II e come figlio del popolo tedesco – figlio di quel popolo sul quale un gruppo di criminali raggiunse il potere mediante promesse bugiarde, in nome di prospettive di grandezza, di ricupero dell’onore della nazione e della sua rilevanza, con previsioni di benessere e anche con la forza del terrore e dell’intimidazione, cosicche’ il nostro popolo pote’ essere usato ed abusato come strumento della loro smania di distruzione e di dominio. Si’, non potevo non venire qui.

Il 7 giugno 1979 ero qui come Arcivescovo di Monaco-Frisinga tra i tanti Vescovi che accompagnavano il Papa, che lo ascoltavano e pregavano con lui. Nel 1980 sono poi tornato ancora una volta in questo luogo di orrore con una delegazione di Vescovi tedeschi, sconvolto a causa del male e grato per il fatto che sopra queste tenebre era sorta la stella della riconciliazione. E’ ancora questo lo scopo per cui mi trovo oggi qui: per implorare la grazia della riconciliazione – da Dio innanzitutto che, solo, puo’ aprire e purificare i nostri cuori; dagli uomini poi che qui hanno sofferto, e infine la grazia della riconciliazione per tutti coloro che, in quest’ora della nostra storia, soffrono in modo nuovo sotto il potere dell’odio e sotto la violenza fomentata dall’odio.

Quante domande ci si impongono in questo luogo! Sempre di nuovo emerge la domanda: Dove era Dio in quei giorni? Perche’ Egli ha taciuto? Come pote’ tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male? Ci vengono in mente le parole del Salmo 44, il lamento dell’Israele sofferente: ‘…Tu ci hai abbattuti in un luogo di sciacalli e ci hai avvolti di ombre tenebrose… Per te siamo messi a morte, stimati come pecore da macello. Svegliati, perche’ dormi, Signore? Destati, non ci respingere per sempre! Perche’ nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione? Poiche’ siamo prostrati nella polvere, il nostro corpo e’ steso a terra. Sorgi, vieni in nostro aiuto; salvaci per la tua misericordia!’ (Sal 44,20.23-27). Questo grido d’angoscia che l’Israele sofferente eleva a Dio in periodi di estrema angustia, e’ al contempo il grido d’aiuto di tutti coloro che nel corso della storia – ieri, oggi e domani – soffrono per amor di Dio, per amor della verita’ e del bene; e ce ne sono molti, anche oggi”.

“Noi non possiamo scrutare il segreto di Dio – vediamo soltanto frammenti e ci sbagliamo se vogliamo farci giudici di Dio e della storia. Non difenderemmo, in tal caso, l’uomo, ma contribuiremmo solo alla sua distruzione. No – in definitiva, dobbiamo rimanere con l’umile ma insistente grido verso Dio: Svegliati! Non dimenticare la tua creatura, l’uomo! E il nostro grido verso Dio deve al contempo essere un grido che penetra il nostro stesso cuore, affinche’ si svegli in noi la nascosta presenza di Dio – affinche’ quel suo potere che Egli ha depositato nei nostri cuori non venga coperto e soffocato in noi dal fango dell’egoismo, della paura degli uomini, dell’indifferenza e dell’opportunismo. Emettiamo questo grido davanti a Dio, rivolgiamolo allo stesso nostro cuore, proprio in questa nostra ora presente, nella quale incombono nuove sventure, nella quale sembrano emergere nuovamente dai cuori degli uomini tutte le forze oscure: da una parte, l’abuso del nome di Dio per la giustificazione di una violenza cieca contro persone innocenti; dall’altra, il cinismo che non conosce Dio e che schernisce la fede in Lui.

Noi gridiamo verso Dio, affinche’ spinga gli uomini a ravvedersi, cosi’ che riconoscano che la violenza non crea la pace, ma solo suscita altra violenza – una spirale di distruzioni, in cui tutti in fin dei conti possono essere soltanto perdenti. Il Dio, nel quale noi crediamo, e’ un Dio della ragione – di una ragione, pero’, che certamente non e’ una neutrale matematica dell’universo, ma che e’ una cosa sola con l’amore, col bene. Noi preghiamo Dio e gridiamo verso gli uomini, affinche’ questa ragione, la ragione dell’amore e del riconoscimento della forza della riconciliazione e della pace prevalga sulle minacce circostanti dell’irrazionalita’ o di una ragione falsa, staccata da Dio. Il luogo in cui ci troviamo e’ un luogo della memoria che nello stesso tempo e’ luogo della Shoah. Il passato non e’ mai soltanto passato.

Esso riguarda noi e ci indica le vie da non prendere e quelle da prendere. Come Giovanni Paolo II ho percorso il cammino lungo le lapidi che, nelle varie lingue, ricordano le vittime di questo luogo: sono lapidi in bielorusso, ceco, tedesco, francese, greco, ebraico, croato, italiano, yiddish, ungherese, neerlandese, norvegese, polacco, russo, rom, rumeno, slovacco, serbo, ucraino, giudeo-ispanico, inglese. Tutte queste lapidi commemorative parlano di dolore umano, ci lasciano intuire il cinismo di quel potere che trattava gli uomini come materiale non riconoscendoli come persone, nelle quali rifulge l’immagine di Dio.

Alcune lapidi invitano ad una commemorazione particolare. C’e’ quella in lingua ebraica. I potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalita’; eliminarlo dall’elenco dei popoli della terra. Allora le parole del Salmo: ‘Siamo messi a morte, stimati come pecore da macello’ si verificarono in modo terribile. In fondo, quei criminali violenti, con l’annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamo’ Abramo, che parlando sul Sinai stabili’ i criteri orientativi dell’umanita’ che restano validi in eterno. Se questo popolo, semplicemente con la sua esistenza, costituisce una testimonianza di quel Dio che ha parlato all’uomo e lo prende in carico, allora quel Dio doveva finalmente essere morto e il dominio appartenere soltanto all’uomo – a loro stessi che si ritenevano i forti che avevano saputo impadronirsi del mondo. Con la distruzione di Israele volevano, in fin dei conti, strappare anche la radice, su cui si basa la fede cristiana, sostituendola definitivamente con la fede fatta da se’, la fede nel dominio dell’uomo, del forte.

C’e’ poi la lapide in lingua polacca: In una prima fase e innanzitutto si voleva eliminare l’elite culturale e cancellare cosi’ il popolo come soggetto storico autonomo per abbassarlo, nella misura in cui continuava ad esistere, a un popolo di schiavi. Un’altra lapide, che invita particolarmente a riflettere, e’ quella scritta nella lingua dei Sinti e dei Rom. Anche qui si voleva far scomparire un intero popolo che vive migrando in mezzo agli altri popoli. Esso veniva annoverato tra gli elementi inutili della storia universale, in una ideologia nella quale doveva contare ormai solo l’utile misurabile; tutto il resto, secondo i loro concetti, veniva classificato come lebensunwertes Leben – una vita indegna di essere vissuta. Poi c’e’ la lapide in russo che evoca l’immenso numero delle vite sacrificate tra i soldati russi nello scontro con il regime del terrore nazionalsocialista; al contempo, pero’, ci fa riflettere sul tragico duplice significato della loro missione: liberando i popoli da una dittatura, dovevano servire anche a sottomettere gli stessi popoli ad una nuova dittatura, quella di Stalin e dell’ideologia comunista. Anche tutte le altre lapidi nelle molte lingue dell’Europa ci parlano della sofferenza di uomini dell’intero continente; toccherebbero profondamente il nostro cuore, se non facessimo soltanto memoria delle vittime in modo globale, ma se invece vedessimo i volti delle singole persone che sono finite qui nel buio del terrore”.

“Ho sentito come intimo dovere fermarmi in modo particolare anche davanti alla lapide in lingua tedesca. Da li’ emerge davanti a noi il volto di Edith Stein, Theresia Benedicta a Cruce: ebrea e tedesca scomparsa, insieme con la sorella, nell’orrore della notte del campo di concentramento tedesco-nazista; come cristiana ed ebrea, ella accetto’ di morire insieme con il suo popolo e per esso. I tedeschi, che allora vennero portati ad Auschwitz-Birkenau e qui sono morti, erano visti come Abschaum der Nation – come il rifiuto della nazione. Ora pero’ noi li riconosciamo con gratitudine come i testimoni della verita’ e del bene, che anche nel nostro popolo non era tramontato.

Ringraziamo queste persone, perche’ non si sono sottomesse al potere del male e ora ci stanno davanti come luci in una notte buia. Con profondo rispetto e gratitudine ci inchiniamo davanti a tutti coloro che, come i tre giovani di fronte alla minaccia della fornace babilonese, hanno saputo rispondere: ‘Solo il nostro Dio puo’ salvarci. Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi de’i e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto’ (cfr Dan 3,17s.). Si’, dietro queste lapidi si cela il destino di innumerevoli esseri umani. Essi scuotono la nostra memoria, scuotono il nostro cuore. Non vogliono provocare in noi l’odio: ci dimostrano anzi quanto sia terribile l’opera dell’odio. Vogliono portare la ragione a riconoscere il male come male e a rifiutarlo; vogliono suscitare in noi il coraggio del bene, della resistenza contro il male. Vogliono portarci a quei sentimenti che si esprimono nelle parole che Sofocle mette sulle labbra di Antigone di fronte all’orrore che la circonda: ‘Sono qui non per odiare insieme, ma per insieme amare’. Grazie a Dio, con la purificazione della memoria, alla quale ci spinge questo luogo di orrore, crescono intorno ad esso molteplici iniziative che vogliono porre un limite al male e dar forza al bene.

Poco fa ho potuto benedire il Centro per il Dialogo e la Preghiera. Nelle immediate vicinanze si svolge la vita nascosta delle suore carmelitane, che si sanno particolarmente unite al mistero della croce di Cristo e ricordano a noi la fede dei cristiani, che afferma che Dio stesso e sceso nell’inferno della sofferenza e soffre insieme con noi. A Oswiecim esiste il Centro di san Massimiliano e il Centro Internazionale di Formazione su Auschwitz e l’Olocausto. C’e’ poi la Casa Internazionale per gli Incontri della Gioventu’. Presso una delle vecchie Case di Preghiera esiste il Centro Ebraico. Infine si sta costituendo l’Accademia per i Diritti dell’Uomo. Cosi’ possiamo sperare che dal luogo dell’orrore spunti e cresca una riflessione costruttiva e che il ricordare aiuti a resistere al male e a far trionfare l’amore. L’umanita’ ha attraversato a Auschwitz-Birkenau una ‘valle oscura’. Percio’ vorrei, proprio in questo luogo, concludere con una preghiera di fiducia – con un Salmo d’Israele che, insieme, e’ una preghiera della cristianita’: ‘Il Signore e’ il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perche’ tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza… Abitero’ nella casa del Signore per lunghissimi anni’

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Bolzano, la questione di Castel Firmiano su Diario

29 Maggio 2006 1 commento


Su Diario n.21 che potete trovare in edicola, è stato pubblicato un articolo scritto da Nando Sigona (OsservAzione) sulla grave situazione del “campo nomadi” di Castel Firmiano a Bolzano. Sullo stesso numero di Diario potete trovare interessante articolo sul problema casa a Roma dove si parla dei Rom, dei “campi nomadi” e delle politiche comunali.

I ROM VIVONO SULLA DISCARICA E CI NASCONO ANCHE: COSI’
A Bolzano la denuncia rivolta al sindaco:
molte patologie tra i nati, forse colpa dei pesticidi

Di Nando Sigona (postmaster@osservazione.org)

Negli ultimi due anni otto bambini sono nati al campo rom di Castel Firmiano (Bolzano): quattro presentano gravi patologie, uno è morto a pochi giorni dalla nascita e in un caso si è avuto un aborto naturale a gravidanza avanzata. Se n’e’ allarmata OsservAzione, associazione antidiscriminazione che ad inizio maggio ha presentato ?Cittadinanze imperfette. Rapporto sulla discriminazione razziale di rom e sinti in Italia (Edizioni Spartaco), che ha chiesto una verifica dello stato della bonifica dell?area dove sorge il campo, aperto dal Comune nel 1996 sopra un?ex-discarica di rifiuti come ?soluzione provvisoria? all?indomani dell?incendio scoppiato presso il campo nomadi all?ex Vives.

La presenza di pesticidi e sostanze altamente tossiche nella discarica, infatti, potrebbe spiegare la ricorrenza delle patologie. La possibilità è stata negata dall?ex-responsabile dell?Agenzia provinciale per l?Ambiente che ha escluso una correlazione tra malattie e discarica e ha affermato, riportano le cronache locali, ?non ci sono sostanze così tossiche come i pesticidi?.

Invece, secondo uno studio tecnico commissionato dal Comune di Bolzano alla H &T nel gennaio 2006, ?nei ventisei anni di esercizio della discarica sono stati scaricati circa 250.000/300.000 m3 di rifiuti misti, urbani, industriali, artigianali nonché materiali di demolizione e di scavo? e che ?nel 1950 si presume che siano stati scaricati anche anticrittogamici deteriorati dall?alluvione presso la marghesin di Lana?.

Lo studio, inoltre, riconosce la necessità di fare fronte all?attuale situazione di rischio per l?ambiente e i residenti nell?area della ex-discarica ?rimuovendone la cause?, considerando anche che ?il livello di bonifica e di messa in sicurezza è rimasto quello degli anni ?80? e quindi insufficiente rispetto a quanto richiesto dalla legislazione vigente e che l?incendio verificatosi nel campo rom nel 2004 potrebbe aver danneggiato la guaina impermeabilizzante costruita durante la bonifica.

Il riconosciuto rischio per la salute dei residenti e l?assurdità di un campo rom che era nato come provvisorio e che per la sua stessa esistenza ha reso impossibile ai residenti l?accesso alle case popolari, perché non veniva riconosciuta ai rom residenti il punteggio per l?emergenza abitativa né per il sovraffollamento, spinge Francesca Saudino, operatrice della coop. River Equipe e avvocato di OsservAzione, a chiedere che «sia fatta chiarezza a più presto sulla situazione e che siano prese le misure necessarie per garantire la salute dei residenti del campo rom e che a questi, finalmente, sia data la possibilità di accedere ad abitazioni dignitose in città come chiedono da anni».

La giunta comunale di Bolzano ha reso pubblica, per voce del sindaco Spagnolli, la decisione di verificare la situazione idrologica ed ambientale del ?corpo rifiuti? presso la vecchia discarica di Castel Firmiano. Inoltre, il sindaco ha confermato l?intendimento dell?amministrazione di ?voler procedere in maniera celere al suo smantellamento trasferendo quanto prima gli abitanti altrove in accordo con l?Istituto Provinciale per l?Edilizia Sociale. Le denunce, le proteste e l’eco avuta sui media sembra abbiano funzionato.

In foto Nando Sigona

Riferimenti: Diario

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Consiglio d’Europa, la sentenza contro l’Italia dei "campi nomadi"

27 Maggio 2006 3 commenti


Pubblichiamo il testo integrale (tradotto da Lorenzo Monasta di OsservAzione) della sentenza di condanna contro l’Italia sulle politiche abitative adottate per le Minoranze Nazionali ed Europe Sinte e Rom.

COMITATO EUROPEO PER I DIRITTI SOCIALI
DECISIONE NEL MERITO, Reclamo No. 27/2004

7 dicembre 2005

Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC)
Contro
Italia

Il Comitato Europeo per i Diritti Sociali, comitato di esperti indipendenti istituito secondo l?Articolo 25 della Carta Sociale Europea (?il Comitato?), durante la sua 212° sessione cui ha partecipato:
Sig. Jean-Michel BELORGEY, Presidente; Gerard QUINN, Primo Vice-Presidente; Andrzej SWIATKOWSKI, Secondo Vice-Presidente; Stein EVJU, Rapporteur Generale; Rolf BIRK; Matti MIKKOLA; Alfredo BRUTO DA COSTA; Nikitas ALIPRANTIS; Tekin AKILLIOLU; Sig.ra Csilla KOLLONAY LEHOCZKY; Polonca KONCAR; Sig. Lucien FRANÇOIS; Lauri LEPPIK; Sig.ra Beatrix KARL.

Assistiti dal Sig. Régis BRILLAT, Segretario Esecutivo della Carta Sociale Europea.

Avendo deliberato il 7 Dicembre 2005, sulla base del rapporto presentato dalla Sig.ra Polonca KONCAR,

Emette la seguente decisione adottata in questa data:

PROCEDURA

1. Il reclamo sottoposto dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom (?l?ERRC?) è stato registrato il 28 giugno 2004 e il 6 dicembre 2004 il Comitato lo ha dichiarato ammissibile.

2. Secondo l?Articolo 7§1 e 7§2 del Protocollo concernente il sistema dei reclami collettivi (?il Protocollo?) e con la decisione di ammissibilità del reclamo da parte del Comitato, il Segretario Esecutivo ha comunicato il testo della decisione di ammissibilità il 13 dicembre 2004 al Governo Italiano (?il Governo?) e all?ERRC, il 15 dicembre alle Parti Firmatarie del Protocollo e agli stati che hanno fatto dichiarazioni in accordo con l?Articolo D§2 della Carta Sociale Europea Revisionata, e il 22 dicembre alla Confederazione Sindacale Europea (ETUC), all?Unione delle Confederazioni dell?Industria e dei Datori di Lavoro d?Europa (UNICE) e all?Organizzazione Internazionale dei Datori di Lavoro (IOE), invitandoli a sottoporre le loro osservazioni sui meriti del reclamo. In accordo con l?Articolo 31§1 del Regolamento del Comitato, il Comitato ha fissato il limite del 15 febbraio 2005 per la presentazione di considerazioni scritte sul merito e successivamente, a richiesta del Governo, ha esteso questo limite al 15 aprile 2005.

3. L?ETUC ha sottoposto le sue osservazioni sui meriti del reclamo il 16 febbraio 2005.

4. Il Governo ha presentato le sue considerazioni scritte sui meriti del reclamo il 7 aprile 2005. Il Presidente ha fissato il 30 giugno 2005 come limite per l?ERRC per presentare la sua risposta alle considerazioni del Governo e successivamente, a richiesta dell?ERRC, ha esteso questo limite al 15 luglio 2005. La risposta è stata registrata il 15 luglio 2005. Il Presidente ha quindi fissato come limite il 16 settembre 2005 per il Governo per sottoporre ulteriori considerazioni alla risposta dell?ERRC. La risposta è stata registrata il 15 settembre 2005.

OSSERVAZIONI DELLE PARTI

a) L?Organizzazione Reclamante

5. L?ERRC accusa che la situazione abitativa dei rom e sinti in Italia corrisponde ad una violazione dell?Articolo 31 della Carta dei Diritti Sociali Revisionata. In particolare l?ERRC considera che a rom e sinti sia impedito il diritto effettivo all?abitazione a causa della scarsità e inadeguatezza delle condizioni di vita nei campi, gli sgomberi forzati ai quali sono soggetti spesso i rom e sinti, e il fatto che i rom e sinti non hanno accesso ad altri alloggi se non ai campi. Inoltre, considera che le politiche segregazioniste e le pratiche nell?ambito della casa costituiscano discriminazioni razziali contrarie all?Articolo 31 letto singolarmente o congiuntamente con l?Articolo E.

b) La Difesa dello Stato Italiano

6. Il Governo chiede al Comitato di considerare il reclamo infondato in tutti i suoi aspetti. In primo luogo, considera che il reclamo si collochi fuori dalla portata della Carta poiché la maggioranza dei rom residenti in Italia non rientra nel mandato della Carta Revisionata poiché non soddisfa le condizioni stilate dall?Articolo 1 dell?Appendice della Carta Revisionata, in particolare che siano nazionali di altre Parti residenti legalmente o che lavorino regolarmente all?interno del territorio della Parte considerata. Per quanto riguarda i rom e sinti cittadini italiani o nazionali di altre Parti della Carta, il Governo considera che sia impossibile distinguerli dal resto della popolazione rom e sinta per gli scopi dell?applicazione dell?Articolo 31. Inoltre, il Governo nega qualunque violazione, sia nella legislazione sia nella pratica, dell?Articolo 31, letto singolarmente o congiuntamente all?Articolo E.

LEGISLAZIONE INTERNA PERTINENTE

7. La legislazione pertinente sulla non-discriminazione include:

- Decreto Legislativo No. 286 del 25 luglio 1998, Testo Unico sull?Immigrazione (inclusa Legge No. 40/1998 sull?Immigrazione e lo status dello straniero).
Articolo 2(1): ?Allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio dello Stato sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti?;
Articolo 3(5): ?Nell’ambito delle rispettive attribuzioni e dotazioni di bilancio, le regioni, le province, i comuni e gli altri enti locali adottano i provvedimenti concorrenti al perseguimento dell’obiettivo di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono il pieno riconoscimento dei diritti e degli interessi riconosciuti agli stranieri nel territorio dello Stato, con particolare riguardo a quelli inerenti all’alloggio, alla lingua, all’integrazione sociale, nel rispetto dei diritti fondamentali della persona umana?;
Articolo 5(1): ?Possono soggiornare nel territorio dello Stato gli stranieri entrati regolarmente ai sensi dell’articolo 4, che siano muniti di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno rilasciati a norma del presente testo unico??
Articolo 40(4): ?Lo straniero regolarmente soggiornante può accedere ad alloggi sociali, collettivi o privati, predisposti, secondo i criteri previsti dalle leggi regionali, dai comuni?? e (6): ?Gli stranieri titolari di carta di soggiorno e gli stranieri regolarmente soggiornanti che siano iscritti nelle liste di collocamento o che esercitino una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo hanno diritto di accedere, in condizioni di parità con i cittadini italiani, agli alloggi di edilizia residenziale pubblica??;
Articolo 43(1): ?costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica?.

10. Due circolari del Ministro degli Interni che regolano la costituzione di campi con servizi minimi, precisamente le circolari del 17 luglio 1973 e del 15 ottobre 1985 su ?Il problema dei nomadi?, non sono state fornite. Questi testi incoraggiano le autorità locali a includere i rom e sinti nelle anagrafi, ad offrire assistenza sociale e medica e a garantire l?emissione di permessi di lavoro. Inoltre, considerano illegale l?imposizione di divieti specifici contro accampamenti rom e sinti e richiedono l?istituzione di aree che offrano tutti i servizi essenziali.

LA LEGGE

11. Gli Articoli 31 ed E della Carta dei Diritti Sociali Revisionata e il primo paragrafo dell?Appendice affermano:

Articolo 31 ? Diritto all?abitazione
?Per garantire l’effettivo esercizio del diritto all’abitazione, le Parti si impegnano a prendere misure destinate:
1. a favorire l’accesso ad un’abitazione di livello sufficiente;
2. a prevenire e ridurre lo status di”senza tetto”in vista di eliminarlo gradualmente;
3. a rendere il costo dell’abitazione accessibile alle persone che non dispongono di risorse sufficienti.?

Articolo E ? Non discriminazione
?Il godimento dei diritti riconosciuti nella presente Carta deve essere garantito senza qualsiasi distinzione basata in particolare sulla razza, il colore della pelle, il sesso, la lingua, la religione, le opinioni politiche o ogni altra opinione, l’ascendenza nazionale o l’origine sociale, la salute, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, la nascita o ogni altra situazione.?

Paragrafo 1 dell?Annesso – Portata della Carta Sociale Europea Riveduta per quanto concerne le persone
protette
?1. Con riserva delle norme dell’articolo 12, paragrafo 4, e dell’articolo 13, paragrafo 4, le persone di cui agli articoli 1 a 17 e 20 a 31 comprendono gli stranieri solo nella misura in cui si tratta di cittadini di altre Parti che risiedono legalmente o lavorano regolarmente sul territorio della Parte interessata, con l’intesa che gli articoli in questione saranno interpretati alla luce delle norme degli articoli 1 e 19.
La presente interpretazione non preclude ad una qualsiasi delle Parti di elargire diritti analoghi ad altre persone.?

SULLE ACCUSE DI VIOLAZIONE DELL?ARTICOLO 31 LETTO CONGIUNTAMENTE ALL?ARTICOLO E

12. Il Comitato considera che il reclamo sollevi tre questioni specifiche:
- la capacità insufficiente e l?inadeguatezza delle condizioni di vita nelle aree destinate a rom e sinti che scelgano di seguire uno stile di vita itinerante o che siano costretti a fare ciò;
- gli sgomberi sistematici di rom e sinti da siti o abitazioni occupate illegalmente da loro;
- la mancanza di abitazioni permanenti di qualità accettabile per incontrare i bisogni di rom e sinti che desiderino stabilirsi in un luogo.

13. Il Comitato osserva che, in connessione con ciascuna di queste tre questioni, l?ERRC fa riferimento all?Articolo 31 preso singolarmente e all?Articolo 31 considerato congiuntamente all?Articolo E. Il Comitato considera che la discriminazione subita da rom e sinti in ambito abitativo sul territorio italiano riguardi tutte e tre le questioni menzionate. Ne consegue che il Comitato comprende le tesi del reclamante, il quale considera che la situazione violi l?Articolo 31 letto singolarmente o congiuntamente all?Articolo E.

i) Le obiezioni del Governo basate sulla portata della Carta

14. Ripetendo gli argomenti presentati nella fase di ammissibilità, il Governo considera che il reclamo cada fuori dalla portata personale e materiale della Carta, e debba per questo essere dichiarato inammissibile.

15. Dapprima, il Governo afferma che la maggioranza dei rom e sinti in Italia non è compresa all?interno della portata personale della Carta Revisionata perché non ricade nelle condizioni sancite dall?Articolo 1 dell?Appendice, specificamente che si tratti di nazionali di altre parti residenti legalmente o che lavorino regolarmente all?interno del territorio della parte considerata. Afferma che i rom e sinti sono nazionali di paesi terzi o immigrati illegali. Inoltre, per gli scopi dell?Articolo 31, il Governo considera impossibile distinguere, all?interno della popolazione rom e sinta, i rom e sinti cittadini italiani o nazionali di altre parti della Carta o della Carta Revisionata, risiedenti legalmente sul territorio italiano.

16. L?ERRC afferma che molti rom e sinti sono cittadini stranieri residenti illegalmente sul territorio italiano proprio a causa della discriminazione praticata dalle autorità italiane, che rifiutano sistematicamente di garantirgli uno status legale, anche quando abbiano vissuto nel Paese per generazioni. Afferma, inoltre, che in casi di discriminazione razziale sotto l?Articolo E della Carta Revisionata, lo status legale degli individui non dovrebbe essere rilevante, come nel caso di svariati strumenti legali, compreso l?Accordo Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali.

17. Il Governo nega che l?Articolo E possa estendere la portata personale della Carta Revisionata. Respinge inoltre il confronto con altri trattati internazionali. In primo luogo, non vi è ancora alcuna regola internazionale consuetudinaria che garantisca il diritto all?abitazione a tutte le persone presenti sul territorio di uno stato. In secondo luogo, l?esplicita definizione di portata personale nell?Appendice alla Carta indica chiaramente l?intenzione delle Parti.

18. Il Comitato rammenta che quando ha sentenziato sull?ammissibilità del caso non ha esaminato tale questione, la quale poteva essere valutata propriamente solo quando si fossero esaminati i meriti del caso. Fa presente che le parti non contestano che i gruppi considerati nel reclamo includano di fatto cittadini italiani e nazionali di parti della Carta o della Carta Revisionata legalmente residenti in Italia. Ne consegue che l?opinione del Governo Italiano, che sarebbe impossibile ?separare i comportamenti contestati in modo da applicare il principio dell?Articolo 31 della Carta solo a coloro che siano coperti dalla Carta stessa?, non può impedire al Comitato di esercitare la propria autorità di verifica dell?applicazione dell?Articolo 31 della Carta. Anche assumendo che, come afferma il Governo, sia impossibile distinguere tra i rom e i sinti cui la protezione dell?Articolo 31 debba essere garantita obbligatoriamente da coloro cui, secondo l?Appendice (paragrafo 1), la garanzia di tale protezione sia rimessa allo Stato parte, il Comitato non comprende come tale circostanza possa esentare lo Stato dalle obbligazioni che garantiscano tale protezione.

ii) Questioni Preliminari

Portata dell?Articolo 31
Il Comitato ricorda che l?Articolo 31 è volto alla prevenzione dello stato di senza casa, e delle sue conseguenze avverse sulla sicurezza personale e la salute dell?individuo (Conclusioni 2005, Norvegia, Articolo 31, p.587). Il diritto all?abitazione assicura l?inclusione sociale e l?integrazione degli individui nella società e contribuisce all?abolizione di disuguaglianze socio-economiche.

Portata dell?Articolo E
19. Il Comitato ricorda che nella sua decisione sul diritto all?abitazione dei rom in Grecia ha enfatizzato che ?uno degli scopi principali dei diritti sociali protetti dalla Carta e di esprimere solidarietà e promuovere l?inclusione sociale. Ne consegue che gli Stati devono rispettare la differenza e assicurare che le soluzioni sociali non siano tali da, di fatto, portare a, o rinforzare, l?esclusione sociale? (ERRC v. Grecia, Reclamo No. 15/2003, decisione sui meriti del 8 dicembre 2004, § 19).

20. In modo analogo, un trattamento equo richiede il rigetto di ogni forma di discriminazione indiretta che possa sorgere ?dal non prendere in considerazione in modo corretto e positivo le differenze rilevanti o dal non intraprendere i passi per assicurare che i diritti e i vantaggi collettivi che sono aperti a tutti siano realmente accessibili a tutti? (Autism-Europe v. Francia, Reclamo N° 13/2002, decisione sui meriti del 4 novembre 2003, § 52).

21. In questo caso, il trattamento equo implica che l?Italia dovrebbe prendere misure adeguate alle circostanze specifiche dei rom e sinti per salvaguardare i loro diritti all?abitazione e fare in modo che essi, in quanto gruppo vulnerabile, non si trovino senza casa.

Raccolta dati

22. Il Governo dichiara di non possedere dati precisi sulla popolazione rom e sinta, neppure su quale sia il numero di essi che ha cittadinanza italiana.
23. Il Comitato ricorda che quando è generalmente riconosciuto che un certo gruppo è, o potrebbe, essere discriminato, le autorità dello stato in questione hanno la responsabilità di raccogliere dati sull?estensione del problema (ERRC contro Grecia, Reclamo N° 15/2003 con decisione in merito in data 8 Dicembre 2004, §27). La raccolta e l?analisi di questi dati (con le necessarie salvaguardie sia riguardo alla privacy sia riguardo ad altri possibili abusi) è indispensabile per la formulazione di politiche razionali. Allo stesso modo, se si vuole progressivamente ridurre il numero dei senza casa così come richiesto dall?Articolo 31§2 della Carta Revisionata, per agire sul problema gli stati avranno bisogno degli indispensabili dati di fatto. La raccolta regolare di informazioni dettagliate e di statistiche è un primo passo verso il conseguimento di questi obiettivi (Conclusioni 2005, Francia, Articolo 31§2, p. 268).

24. In fine, il Comitato nota che quando vengono portate prove credibili che indicano l?esistenza di discriminazioni diventa perentorio che lo Stato parte di cui si tratta risponda alle accuse indicando, per esempio, normative o altre misure approvate, statistiche ed esempi di casi legalmente rilevanti (OMCT contro la Grecia, Reclamo N° 17/2003, decisione in merito del 7 Dicembre 2004, §46, e ERRC Reclamo N° 15/2003, decisione in merito 8 Dicembre 2004, §50). Quanto più precise sono le accuse tanto più dettagliate devono essere le risposte.

Responsabilità dello stato

25. A sostegno delle sue rivendicazioni, il Governo dichiara che le autorità locali sono responsabili della gestione e delle condizioni dei campi e che dal 1984 molte regioni (Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Piemonte, Sardegna, Toscana, Veneto e la Provincia Autonoma di Trento) ed alcuni Comuni (Bologna e Roma) hanno adottato misure specifiche nei riguardi delle loro popolazioni di rom e sinti.

26. Il Comitato ricorda che ?anche se in conformità alle normative interne le autorità locali o regionali, i sindacati o le organizzazioni professionali sono responsabili dell?esercizio di funzioni particolari, gli stati facenti parte della Carta continuano ad essere responsabili, in base ad obblighi internazionali, che tali responsabilità siano affrontate in maniera corretta? (ERRC contro la Grecia, Reclamo No. 15/2003, decisione in merito del 8 dicembre 2004, §29). Quindi, la responsabilità ultima dell?implementazione di politiche, che almeno comprendano la supervisione e la regolamentazione di azioni locali, risiede presso lo stato italiano. Inoltre, in quanto firmatario della Carta Revisionata e parte contro cui vengono mossi dei reclami, il Governo deve essere in grado di mostrare che sia le autorità locali sia esso stesso hanno preso le misure necessarie per assicurare che l?azione locale sia effettiva.

iii) Sulla presunta insufficienza ed inadeguatezza dei campi

A. Tesi delle parti

27. L?ERRC sostiene che i campi per rom e sinti non rispettano gli standard minimi di vita e che rappresentano una voluta segregazione da parte delle autorità italiane in violazione dell?Articolo 31 in congiunzione con l?Articolo E.

28. L?Italia è accusata di perseguire attivamente politiche di segregazione razziale e di vantarsi della sua rete di ghetti il cui scopo sarebbe impedire ai rom e sinti di integrarsi nella società italiana. Tali politiche si basano sull?assunzione che i rom ed i sinti siano ?nomadi? che possono soltanto vivere ai margini della società.

29. Secondo l?ERRC, i campi hanno attrezzature inadeguate, sono privi di accesso o con accesso limitato a servizi di base come l?acqua, l?elettricità, le fognature e la rimozione dei rifiuti solidi. Nonostante i tre quarti dei campi abbiano acqua corrente ed elettricità, tali servizi non sono sufficienti a coprire le necessità, mentre pochissimi campi sono attrezzati con sistemi fognari e meno ancora con lo smaltimento di rifiuti solidi. Inoltre, la maggior parte dei campi è infestata da insetti e topi e solo un terzo è asfaltato.

30. L?ERRC dichiara che quando una zona viene destinata a campo non si tiene mai conto delle dimensioni numeriche normali della famiglie rom, così com?è accaduto nel Campo Arrivore di Torino. 31. L?ERRC cita, in supporto alla propria tesi, risultati di studi fatti sul campo tra il 1999 ed il 2004 e interviste con rappresentanti di ONG attive sulla questione dei rom e sinti. Il reclamo contiene descrizioni dettagliate delle condizioni di molti campi rom e sinti di tutta Italia. Informazioni aggiuntive appaiono nella pubblicazione dell?ERRC Campland: Racial Segregation of Roma in Italy (Trad. Ital: Il Paese dei Campi: la Segregazione Razziale dei Rom in Italia. Ed. I Libri di Carta, Roma, Ottobre 2000).

32. Il Governo respinge tutte le accuse ed afferma che le amministrazioni nazionali e locali hanno preso iniziative legislative e regolamenti adeguati, e che la protezione amministrativa e giudiziaria è a disposizione. Inoltre, aggiunge che chi reclama non porta alcuna prova a sostegno del suo reclamo oltre alle dichiarazioni degli interessati. Secondo il Governo sono state intraprese tutte le misure necessarie laddove siano venute alla luce prove credibili e concrete.

33. Il Governo afferma che ?campi autorizzati? sono organizzati in previsione di un certo numero di persone e attrezzati dei necessari servizi su quella base. Le inadeguatezze successive sono il risultato del cattivo comportamento delle comunità rom e sinta, che si fermano in campi non autorizzati o portano nuovi residenti, che non erano previsti, nei campi autorizzati: tutte azioni delle quali non sono responsabili le autorità.

B. Giudizio del Comitato.

34. Il Comitato osserva che, al di là di alcuni riferimenti alle normative approvate dalle amministrazioni locali (riferimenti aggiunti come appendice soltanto nell?ultima versione presentata dall?Italia) il Governo non ha prodotto alcuna prova a confutare le tesi del reclamante. Invece, da una parte afferma di aver preso tutte le misure necessarie per salvaguardare le condizioni di vita dei rom e sinti, mentre dall?altra pone la responsabilità delle eventuali inadeguatezze sui rom e sinti stessi, che sarebbero in questo modo responsabili di aver seriamente danneggiato le strutture a loro disposizione. Allo stesso modo, il Governo non ha prodotto alcuna evidenza per mostrare che il numero di campi è sufficiente, ma ha si è ridotto a riconoscere l?esistenza di campi non autorizzati, la cui esistenza è attribuita al cattivo comportamento dei rom e sinti.

35. L’Articolo 31§1 garantisce l’accesso ad abitazioni adeguate, che significa abitazioni strutturalmente sicure; sicure dal punto di vista igienico e della salute, cioè in possesso di tutto il necessario come acqua, riscaldamento, raccolta rifiuti, strutture igieniche, elettricità; non affollate ed a norma di sicurezza (vedi Conclusioni 2003, Articolo 31§1, Francia, p.221, Italia, p.342, Slovenia, p.554 e Svezia, p.650). L?assegnazione temporanea di un rifugio non può essere considerata una misura adeguata, e ciascun individuo deve esser provvisto di abitazione adeguata entro un ragionevole periodo di tempo.

36. Il Comitato ricorda che l’Articolo 31§1 E proibisce con grande enfasi ogni discriminazione e stabilisce l?obbligo di assicurarsi che, in assenza di giustificazioni obiettive e ragionevoli (vedi paragrafo 1 dell’Annesso), ogni gruppo con caratteristiche particolari, inclusi i rom e sinti, benefici nella pratica dei diritti contenuti nella Carta. Al contrario, persistendo nella sua pratica di mettere i rom e sinti nei campi, il Governo ha fallito nel prendere in considerazione tutte le differenze rilevanti o di prendere misure adeguate per assicurarsi che essi abbiano accesso ai diritti e ai benefici collettivi che devono essere disponibili a tutti.

37. Il Comitato, perciò, rileva che l’Italia non ha dimostrato di:
- prendere misure adeguate per assicurarsi che ai rom e sinti vengano offerte abitazioni in quantità e di qualità sufficiente ai loro bisogni particolari;
- assicurarsi, o di aver preso misure per assicurarsi che le autorità locali stiano adempiendo le loro responsabilità a questo riguardo.
Per questa ragione, il Comitato giudica che la situazione costituisca una violazione dell’Articolo 31§1 visto congiuntamente all’Articolo E.

iv) Sugli allontanamenti forzati ed altre sanzioni

A. Tesi delle parti
38. L’ERRC considera che la pratica degli sgomberi forzati, delle minacce di allontanamento, la distruzione sistematica di proprietà e l’invasione delle abitazioni dei rom e sinti da parte delle autorità italiane violi l’Articolo 31§1 visto congiuntamente all’Articolo E.

39. Secondo l’ERRC, le autorità italiane di frequente allontanano i rom e sinti dai luoghi che questi hanno occupato per un certo periodo, e o non offrono alcuna abitazione alternativa o li spostano in altro luogo a dir poco inferiore agli standard. ERRC offre molti esempi di casi in cui rom e sinti, sia stanziali sia itineranti, sono stati formalmente accusati di occupazione di zone non autorizzate, ed in seguito agli allontanamenti sono stati mandati in altri campi già sovraffollati oppure lasciati privi di soluzioni alternative (l’allontanamento dall’edificio in Via Adda a Milano ne è un esempio). L?accusa considera che gli allontanamenti dai campi non autorizzati vengono fatti senza le dovute cautele procedurali, come autorizzazioni regolari, e sono accompagnate da distruzione di effetti personali (Campo Barzaghi, Campo Casilino 700). Si afferma inoltre che quando tali allontanamenti vengono effettuati, i rom vengono regolarmente portati alle stazioni di polizia per identificazioni, e che se viene accertato che sono irregolarmente nel paese vengono arrestati e in alcuni casi espulsi. L’ERRC afferma che tali operazioni vengono spesso effettuate di notte o all’alba da parte di poliziotti in tenuta antisommossa che a volte si comportano in modo violento (Campo Barzaghi, Casilino 700, Tor de’ Cenci).

40. Il Governo respinge le accuse e dichiara che le autorità cercano di assicurarsi che le persone regolarmente residenti nel paese vengano trasferite in zone con servizi adeguati. Afferma pure che durante gli allontanamenti ricordati nel reclamo, per lo meno a Roma ed a Milano (edificio di Via Adda 14, e Campo Barzaghi) non si registrarono atti di violenza o comportamenti irregolari e che tutte le azioni furono eseguite in obbedienza ad ordini delle autorità competenti e sotto la supervisione di organizzazioni di immigrati o di rom. Nello sgombero di Via Adda, delle 263 persone, le 60 persone regolarmente presenti in Italia furono mandate in un centro di accoglienza, mentre le altre furono portate in questura per essere identificate.

B. Giudizio del Comitato.
41. Il Comitato nota che, rispetto all’Articolo 31§2, gli Stati Parte devono assicurarsi che gli sgomberi siano giustificati e che vengano effettuati nel rispetto della dignità degli interessati, e quando siano disponibili abitazioni alternative (vedi Conclusioni 2003, Articolo 31§2, Francia, p.225, Italia, p.345, Slovenia, p.557 e Svezia p.653). La legge deve pure stabilire le procedure degli allontanamenti specificando quando non devono avvenire (per esempio di notte o durante l?inverno), provvedere rimedi legali ed offrire supporto legale a coloro che chiedono giustizia in tribunale. Devono esser previsti inoltre risarcimenti per allontanamenti illegittimi.

42. Il Comitato trova che l’Italia non abbia dimostrato che negli allontanamenti in oggetto si siano rispettate suddette condizioni e che non sono state portate prove credibili per confutare le affermazioni secondo le quali i rom hanno sofferto violenze ingiustificate durante quegli allontanamenti. Il Comitato perciò considera che ciò rappresenti una violazione dell’Articolo 31§2 visto congiuntamente all’Articolo E.

v) Sulla mancanza di alloggi permanenti

A. Argomenti delle parti

43. L?ERRC afferma che la politica delle autorità italiane di smantellare i campi inadeguati e sovraffollati non è accompagnata da alcuna misura che offra soluzioni abitative alternative a rom e sinti sgomberati. Gli sgomberi generalmente portano lo stabilirsi di ulteriori soluzioni abitative substandard e che inevitabilmente segregano razzialmente in campi o altri luoghi gli abitanti. Inoltre, ai rom e ai sinti viene ampiamente negato l?accesso a abitazioni di edilizia sociale. L?accesso è regolato da un sistema di punteggi i cui criteri, come la natura e la durata del permesso di soggiorno o il tipo di alloggio precedente, sono difficilmente soddisfatti da rom e sinti. D?altra parte, non risulta che sia più facile ottenere una casa per un rom che ha ottenuto lo status di rifugiato.

44. Il Governo nega che i rom e i sinti siano discriminati nell?assegnazione degli alloggi di edilizia pubblica, poiché chiunque soddisfi i criteri obiettivi ha diritto a tale abitazione. Il Governo non specifica che forma assumano questi criteri.

B. Valutazione del Comitato

45. Il Comitato rammenta che l?Articolo 31§1 garantisce l?accesso ad abitazioni adeguate. Nell?ambito dell?Articolo 31§3 è obbligo degli Stati Parte adottare misure appropriate per la costruzione di abitazioni, in particolare alloggi sociali (vedere Conclusioni 2003, Articolo 31§3, Francia, p.232, Italia, p.348, Slovenia, p.561, e Svezia, p.655). Inoltre, gli Stati devono assicurare l?accesso ad abitazioni di edilizia pubblica a gruppi svantaggiati, incluso un accesso equo a nazionali di altre Parti della Carta che risiedano legalmente o che lavorino regolarmente sul proprio territorio.

46. Il Comitato ritiene che lo Stato Parte sia vincolato al principio di eguale trattamento per i rom e
sinti per quanto riguarda l?accesso ad abitazioni pubbliche, ma non ha fornito informazioni per provare
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che tale diritto d?accesso sia effettivamente posto in pratica o che i criteri che regolano l?accesso ad abitazioni di edilizia pubblica non siano discriminatori. Il Comitato ricorda che il principio di nondiscriminazione nell?Articolo E include anche la discriminazione indiretta. La mancata presa in considerazione della differente situazione di rom e sinti o la mancata introduzione di misure volte specificamente al miglioramento delle loro condizioni abitative, includendo la possibilità di un effettivo accesso ad abitazioni pubbliche, indica che l?Italia sta violando l?Articolo 31§§1 e 3 considerati congiuntamente con l?Articolo E.

CONCLUSIONI
Per queste ragioni, il Comitato conclude

- Unanimemente che la scarsità e l?inadeguatezza dei campi sosta per rom e sinti nomadi costituisce una violazione dell?Articolo 31§1 della Carta, letto congiuntamente all?Articolo E;

- Unanimemente che gli sgomberi forzati e le altre sanzioni ad essi associati costituiscono una violazione dell?Articolo 31§2 letto congiuntamente all?Articolo E;

- Unanimemente che la mancanza di soluzioni abitative stabili per rom e sinti costituisce una violazione dell?Articolo 31§1 e dell?Articolo 31§3 della Carta, letti congiuntamente all?Articolo E.

Polonca KONCAR Jean-Michel BELORGEY Régis BRILLAT
Rapporteur Presidente Segretario Esecutivo

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Il compleanno di sucar drom visto dal Redattore Sociale

27 Maggio 2006 Commenti chiusi


Compie un anno ”Sucar Drom”, blog per il riconoscimento della minoranza rom in Italia.

E’ nato con l’elezione di Yuri Del Bar al Consiglio comunale di Mantova: ”L’Italia nega l?applicazione della Carta europea che tutela le lingue minoritarie e nega la convenzione quadro per le minoranze nazionali”
MANTOVA – Sucar Drom (“bella strada?, in lingua sinta) compie un anno.

Il blog per il riconoscimento della minoranza rom in Italia (http://sucardrom.blog.tiscali.it) nato subito dopo l’elezione di Yuri Del Bar al Consiglio comunale di Mantova, primo sinto italiano eletto in sessant’anni di Repubblica, ha festeggiato con soddisfazione i suoi primi 12 mesi di vita.

?Abbiamo ricevuto circa 29.750 visite, tanti commenti, alcuni positivi altri meno, molte domande? Segno che c’è parecchia curiosità intorno al nostro popolo?, dice Del Bar. ?Inoltre abbiamo inviato una newsletter mensile ricca di notizie, informazioni, storie?.

Gestito dall’associazione Sucar Drom, dall’Istituto di cultura Sinta e dall’Opera nomadi di Mantova, il blog chiede, e lo ha fatto inviando una lettera a tutti i candidati, sia di centrodestra sia di centrosinistra, alle elezioni politiche dello scorso aprile, che l”Italia faccia proprie le disposizioni contenute nella raccomandazione n. 1557/2002 del Consiglio d’Europa.

?Nel nostro paese le comunità rom e sinte non sono riconosciute come minoranze etnico linguistiche nazionali e pertanto non beneficiano dei diritti che questo status prevede. L?Italia nega l?applicazione della Carta europea che tutela le lingue minoritarie e nega la convenzione quadro per le minoranze nazionali?, spiega il consigliere comunale. ?In Europa, l?Italia è conosciuta come ‘il paese dei campi? ? parlo di campi nomadi -, mentre all?estero la questione abitativa è ormai superata da tempo?, continua Del Bar.

All?appello lanciato da Sucar Drom, finora hanno risposto solo i partiti dell?Unione (primi fra tutti Rifondazione comunista e Margherita), con l?impegno personale di Romano Prodi, che il 7 maggio scorso ha viaggiato sullo stesso treno con alcuni esponenti della comunità rom e sinta mantovana mentre raggiungevano Roma per l’incontro ?Altri apartheid? organizzato dall?European roma rights centre (Errc) e da OsservAzione (centro di attività e ricerca contro la discriminazione dei rom e sinti in Italia), e Fausto Bertinotti, che a marzo ha incontrato a Mantova Yuri Del Bar. (mt)

© Copyright Redattore Sociale

In foto da destra
Yuri Del Bar e Radames Gabrielli, Presidente di Nevo Drom

Riferimenti: Redattore Sociale

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Vicenza, il Vescovo dice basta alle discriminazioni subite da Sinti e Rom

27 Maggio 2006 Commenti chiusi


Un incontro chiesto dal Vescovo Nosiglia ha messo attorno ad un tavolo nei giorni scorsi la chiesa vicentina e alcune amministrazioni comunali.

Individuate alcune finalità condivise e previsto l?avvio di un gruppo di lavoro per affrontare le problematiche vissute dalle popolazioni sinte e rom nella diocesi vicentina.
Sono questi i risultati di un incontro fortemente voluto dal vescovo Cesare Nosiglia al quale ha partecipato, nei giorni scorsi, un gruppo di amministratori locali il cui territorio è interessato dalla presenza di famiglie rom e sinte. Un incontro in continuità con quello che lo stesso Vescovo aveva avuto a febbraio con i parroci nelle cui parrocchie sono presenti dei “campi nomadi”.

L?invito del Vescovo, rivolto a dodici sindaci e assessori ai servizi sociali della diocesi (Mason, Schio, Malo, Sandrigo, Montecchio Maggiore, Creazzo, Quinto, Costabissara, Torri di Quartesolo, Camisano, Bassano e Vicenza), partiva da alcune affermazioni tratte dai recenti Orientamenti per una pastorale degli zingari del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

?Consapevole da un lato del mio dovere pastorale e dall?altro dell?essenziale e vitale necessità di rispettare l?autonomia della civica convivenza ? scriveva il Vescovo ? sento la necessità di invitarla ad un incontro al fine di iniziare un confronto progettuale che possa meglio vedere la Comunità ecclesiale e quella civile affrontare insieme possibili percorsi di convivenza, promozione umana ed integrazione per le persone nomadi?. Una proposta nella consapevolezza ?della complessità della problematica, della conflittualità sociale che la caratterizza e della fragilità dei tentativi di inclusione sociale?.

L?invito a cercare forme di collaborazione ed integrazione tra enti pubblici e privati per trovare insieme soluzioni è stato raccolto con favore dai rappresentanti dei comuni di Vicenza, Camisano, Costabissara, Malo, Montecchio Maggiore, Schio e Quinto, che si sono ritrovati con il Vescovo Nosiglia presso la sede della Caritas diocesana.

Primo passo dell?incontro, coordinato dal direttore della Caritas diocesana don Giovanni Sandonà, è stata l?analisi della realtà vicentina e la ricerca di una maggior conoscenza di questo popolo. Per questo è stato presentato un documento informativo, dal titolo
“Gli Zingari: una cultura da conoscere e valorizzare o difesa da una minoranza scomoda? Quali politiche di integrazione/inclusione sociale per affrontare le problematiche delle comunità zingare?nomadi e dei minori”. Predisposto dalla sociologa ed esperta in ambito sociale Aurea Dissegna, esso ha fornito agli amministratori un primo strumento di conoscenza di un popolo, quello dei Rom e dei Sinti, dalla cultura millenaria e con una storia caratterizzata da rifiuti, emarginazione, deportazioni e soppressioni di massa.

?Solo imparando a dialogare con ogni persona, chiunque essa sia e in nome della sua dignità ? afferma il direttore della Caritas diocesana don Giovanni Sandonà – potremmo pensare di intravedere percorsi e proposte che, mettendo insieme zingari, amministrazioni civiche e comunità ecclesiale, potranno sortire risultati di promozione umana e di miglior convivenza sociale, ovviamente nei tempi medio lunghi e qualora vi sia disponibilità e continuità nel perseguire gli obiettivi che ci si dà. Queste sono questioni di fronte alle quali anche gli amministratori locali spesso si sentono soli e per questo l?invito del Vescovo è stato apprezzato dai presenti, ben consapevoli che la realtà non si può ignorare?.

L?incontro è anche servito per richiamare alla memoria le leggi vigenti in materia e per individuare percorsi possibili di impegno futuro. Fra le piste di lavoro individuate, la prima è la costituzione a breve termine di un gruppo di lavoro per mettere in comune problemi, possibili soluzioni, strumenti di lavoro ed esperienze positive in atto anche nel vicentino.

Quattro le finalità condivise dai presenti.

La prima riguarda l?esigenza di un coinvolgimento della Provincia, che nelle sue competenze di pianificazione territoriale può rivestire un ruolo importante nell?individuazione, a livello di distretti socio-sanitari, di zone dedicate agli zingari, privilengiando decisamente molteplici insediamenti di piccole-piccolissime dimensioni.

La seconda è contribuire a contrastare, o perlomeno a non ingigantire, pregiudizi e stereotipi attraverso l?informazione, la conoscenza, i rapporti con i mezzi di comunicazione e con la popolazione.

La terza è valorizzare e dare visibilità alle esperienze positive realizzate da enti locali, aziende sanitarie, istituzioni scolastiche, pubblica sicurezza e autorità giudiziarie, sia nel vicentino che a livello regionale e nazionale.

L?ultima è prevedere progetti – con priorità a quelli relativi all?istruzione, all?educazione e alla formazione al lavoro – nei Piani di Zona delle diverse aziende Ulss, creando se possibile una rete territoriale che favorisca nel medio-lungo termine il ruolo attivo e la partecipazione delle comunità Rom-Sinte.

L?approccio del percorso prevede quindi un lavoro congiunto, che condivide anche le responsabilità e che proprio per questo potrà essere più efficace nel supportare le amministrazioni comunali e tutte le istituzioni e realtà coinvolte. Una sfida per trovare i modi di aiutare le comunità zingare, coinvolgendole il più attivamente possibile, a liberarsi da una condizione di passività e di emarginazione sociale.

In foto Monsignor Cesare Nosiglia

Riferimenti: Caritas Vicentina

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Budapest, Vittoriuccio è un danno per le comunità rom ungheresi?

26 Maggio 2006 Commenti chiusi


Vittoriuccio, così si fa chiamare Gyoezoe (Vittorio) Gaspar, il 31/enne cantante pop di etnia rom, ha vinto tutto. Il suo programma sulla tv commerciale Rtlklub è stato il più seguito in Ungheria, con una media di 1,8 milioni di spettatori e punte di 2,4-2,7. Gyoezike show è una specie di reality-show documentario: le telecamere seguono la vita quotidiana del popolare cantante di origine rom e frontman del gruppo Romantic.

I dischi e i concerti di Vittoriuccio erano in cima alle classifiche già prima del programma tv, ma i due anni di vita davanti alle telecamere lo hanno trasformato in un’icona. Secondo qualche critico non è detto che il successo dello show vada a tutto vantaggio della comunità rom. “Il segreto è che si comporta davanti all’obiettivo assolutamente come nella vita vera: bestemmia, raggira le ragazze, è affettuoso in famiglia con la moglie e i due figli, ma anche volgare e incolto, e gli spettatori si divertono a seguire le sue avventure”, dice Peter Gyoergy, critico televisivo, che considera lo show un simbolo della discutibile cultura televisiva dell’Ungheria democratica.

La famiglia Gaspar vive in una villa di lusso, con interni tutti rosa e velluti, quadri di dubbio gusto alle pareti. Le telecamere entrano nel salotto, nella camera da letto e anche nel bagno. Seguono Vittoriuccio all’estero, dove finisce spesso in situazioni difficili perché non parla nessuna lingua e bestemmia in ungherese se non capisce, ma anche in un casinò chic sul Lungo Danubio dove perde in poche ore 1,6 milioni di fiorini (6.000 euro) e non ha più di che pagare una multa per liberare la sua auto di lusso (arancione) bloccata con le ganasce perché parcheggiata male.

Alla base dell’interesse per questo programma c’è il fattore etnico: per un verso Vittoriuccio infatti viene associato nei suoi atteggiamenti poco raffinati a quelli della comunità rom, ma per l’altro la sua vita di lusso, il denaro e il successo sono in assoluto contrasto con la vita della minoranza rom in Ungheria.

“L’alto gradimento nella trasmissione non significa necessariamente tolleranza, anzi, il programma rafforza i pregiudizi contro i rom”, afferma il critico Gyoergy. Altri però non sono d’accordo: “Le origini rom del personaggio si manifestano solo nel suo modo di parlare, o in altre manifestazioni esteriori, ma il suo lusso, la sua ricchezza non sono affatto rappresentativi degli zingari ungheresi”, spiega la sociologa Timea Antaloczy.

Per i rom stessi, il programma di Vittoriuccio è un danno per la comunità. Janos Daroczi, direttore del programma rom della rete pubblica Mtv, era contrario al reality-show dall’inizio. “Non serve alla causa rom: se milioni di spettatori ridono quando Vittoriuccio prende a schiaffi un altro zingaro, una scena voluta per fare effetto, nuoce a tutti noi”, dice.

Vittoriuccio ha da parte sua annunciato che alle comunali a ottobre vorrebbe candidarsi per la poltrona di sindaco. Non ha precisato in quale città, ma la sua città di residenza è la capitale Budapest.

Riferimenti: Tgcom

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Mantova, l’Associazione Sucar Drom incontra Franco Giordano

25 Maggio 2006 1 commento


Questa mattina a Mantova, durante l’inaugurazione della nuova sede di Rifondazione Comunista, Bernardino Torsi ha incontrato Franco Giordano, il nuovo Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista.

All’incontro ha partecipato il Consigliere Comunale Yuri Del Bar con una delegazione dell’Opera Nomadi Sezione di Mantova, formata da Davide Gabrieli, Barbara Nardi, Denis Gabrielli e Carlo Berini.

Il Presidente dell’Associazione Sucar Drom, Bernardino Torsi, è soddisfatto dell’incontro perchè si è parlato concretamente del riconoscimento ai Sinti e ai Rom dello status di Minoranze Nazionali. All’incontro ha partecipato anche la Senatrice Giuliani con cui si era dibatutta la questione ieri sera.

In foto da sinistra
Bernardino Torsi e Franco Giordano

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Nevo Drom, benvenuto!

25 Maggio 2006 1 commento


E’ in rete da pochi giorni lo spazio web Nevo Drom (nuova strada).

Il nuovo spazio web è nato grazie all’impegno dell’Associazione Nevo Drom, costituita alcuni mesi fa e presentata ufficilmente alla fine di aprile 2006.

Tante le notizie gìà presenti e quindi un invito a tutti di visitarlo e di inserirlo nei preferiti.

Siamo felici e auguriamo tutte le fortune a questo nuovo strumento di informazione che insieme ci accompagnerà nell’impegno a favore delle Minoranze Etniche e Linguistiche Sinte e Rom in Italia.

In foto
Radames Gabrielli, Presidente di Nevo Drom

Riferimenti: entra subito in Nevo Drom

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Milano, Tiziana Maiolo vuole rubare i bambini rom

25 Maggio 2006 9 commenti


Pubblichiamo il comunicato dell’Opera Nomadi di Milano dopo le dichiarazioni dell’Assessore ai Servizi Sociali, Tiziana Maiolo (Forza Italia) a un dibattito televisivo.

Il 23 maggio, nel corso di un dibattito elettorale televisivo a Telelombardia, sul tema dei ?campi nomadi nella città di Milano?, l?Assessore ai Servizi Sociali, Tiziana Maiolo (Forza Italia), a commento delle immagini di un noto campo comunale che versa in condizioni igieniche spaventose, ha affermato che ?per porre fine a questa situazione di degrado, se dipendesse da lei, tutti i minori sarebbero da togliere alle loro famiglie?.

A nostra memoria crediamo che mai, a Milano, un amministratore si sia spinto a dire pubblicamente cose tanto gravi quanto irresponsabili, sottolineando in tal modo la deriva culturale e il trattamento politico a cui sono soggetti i Rom, a cominciare dalla violazione dei diritti personali e umani praticati in molti casi dagli organi di governo della città.

Che poi a sostenerlo sia un Assessore che ha tra i propri compiti istituzionali quelli di promuovere e tutelare il benessere sociale delle persone, tra cui i molti minori di famiglie in difficoltà, getta un?ombra di discredito e solleva delle fondate preoccupazioni circa l?obiettività, la correttezza e la stessa pertinenza degli interventi a cui vengono chiamati ad operare gli stessi servizi comunali che a Lei rispondono.

Analogamente a quanto già successo nel recente passato, come nel caso dell?incendio che ha quasi distrutto il campo comunale di via Triboniano, per il quale è stata inoltrata una lettera di protesta alla Protezione Civile Nazionale, è intenzione dello scrivente Ente Morale, a conclusione della campagna elettorale, trasmettere una relazione dettagliata al Ministro competente, perché predisponga gli accertamenti del caso atti ad escludere con chiarezza ogni possibile dubbio o pregiudizio circa l?operato dell?Amministrazione Comunale milanese in relazione alle dichiarazioni sopra citate.

Il Consiglio Direttivo
Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Milano

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Legnano, continuano gli sgomberi di Rom Romeni

23 Maggio 2006 Commenti chiusi


Martedì 9 maggio è stato sgomberato il “campo nomadi” di Cascina San Bernardino.

Sono entrati in azione all?alba gli agenti della polizia di Stato del commissariato di Legnano e quelli della polizia locale del comune impegnati nell?operazione di sgombero del “campo nomadi” del Parco Cascina San Bernardino, nell?area limitrofa al cimitero cittadino.

Il grande insediamento di baracche abusive è stato prima isolato mentre gli agenti procedevano al trasferimento in commissariato delle persone sorprese all?interno.

Circa sessanta i rom di origine rumena sottoposti a controllo. La loro identità e la regolare presenza in Italia saranno oggetto di minuziose verifiche nelle prossime ore in collaborazione con la Questura di Milano. Intanto le ruspe hanno proceduto ala demolizione completa delle strutture sorte nel parco.

Della sorte dei Rom nessuna traccia.
Riferimenti: un precedente

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