Archivio

Archivio Gennaio 2006

PIJATS ROMANò

31 Gennaio 2006 Commenti chiusi


Tutte le domeniche dalle ore 8.00 alle ore 12.00
a Roma nei Municipi V, VII e XI
si svolgono manifestazioni culturali e esposizioni artigianali
dei Rom e dei Sinti capitolini denominate ?Pijats Romanò?.

Nel VII Municipio
l’appuntamento è davanti al supermercato Auchan
nell?area parcheggio in via Collatina di fronte via Zanibelli.

Nel V Municipio
l’appuntamento è davanti supermercato Sisa n
ell?area parcheggio di via Mirtillo
(Casale Caletto ? zona La Rustica).

Nell?XI Municipio
l’appuntamento è all?interno dell?area parcheggio
in via Lungotevere Dante (Zona Ponte Marconi).

Puoi trovare:

- artigianato in rame, antiquariato, abiti usati, collezionismo, bigiotteria etc?;

- esibizione del lavoro effettuato dai maestri ramai Rom;

- musica balcanica;

- mostra storico ? documentaria sulle popolazioni rom e sinte;

- banchetti di libri e materiale informativo sulle popolazioni rom e sinte.

Il progetto pijats romanò è realizzato da
Cooperativa Sociale Romano Pijats
Cooperativa Sociale Phralipé – Fraternità
in collaborazione con
Municipi V, VII e XI del Comune di Roma
Comune di Roma 5° Dipartimento, Politiche Sociali e della Salute
Ente Morale Opera Nomadi Sezione del Lazio

Per informazioni
ROM LAVORO
Sportello di Segretariato Sociale
per l?avviamento al lavoro
delle Comunità Rom e Sinte
telefono 06 72671701
romlavoro@tiscali.it

Categorie:Senza categoria Tag: ,

I Rom a Napoli e il cinema

30 Gennaio 2006 Commenti chiusi


L?Associazione Culturale ?FIGLI DEL BRONX? presenta:

SOTTO LA STESSA LUNA TOUR

Con il contributo del Comune di Napoli (Assessorato agli Affari Sociali)
il programma delle dieci proiezioni del film
?SOTTO LA STESSA LUNA? di Carlo Luglio,
una produzione ?FIGLI DEL BRONX?,
prodotto da: Luca Liguori, Dario Cortucci, Gaetano Di Vaio.

6 Febbraio 2006
Proiezione e dibattito,
presso il teatro ?AREA NORD? a Piscinola
(in collaborazione con ?Liberascenaensemble?)

Ore 19,00, saluta Renato Carpentieri.
A seguire:
- performance musicale di Riccardo Veno;
- proiezione del film ?SOTTO LA STESSA LUNA?,
- dibattito con Maurizio Braucci (scrittore), Carlo Luglio (regista del film), Mario Martone, Roberto Saviano (giornalista), Giovanni Zoppoli (operatore sociale) e Marco Rossi Doria (maestro di strada).

16 Febbraio 2006
Proiezione e dibattito,
presso ?PIAZZA TELEMATICA? a Scampia
(in collaborazione con l?associazione ?AaQuaS?)

Ore 19,00, saluta Padre Farbrizio Valletti (Gesuita a scampia).
A seguire:
- proiezione del film ?SOTTO LA STESSA LUNA?,
- dibattito con Padre Fabrizio Valletti, Carlo Luglio, Raffaele Tecce (Assessore agli Affari Sociali del Comune di Napoli), Ciro Tarantino (ricercatore), Aldo Bifulco (Legambiente circolo ?La Grù) e Francesco Minisci (responsabile cultura Prc).

27 Febbraio 2006
Proiezione e dibattito,
presso il campo Rom del Comune di Napoli a Scampia
(in collaborazione con l?Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Napoli)

Ore 19,00, saluta Amedeo Curatoli (Presidente Opera Nomadi).
A seguire:
- proiezione del film ?SOTTO LA STESSA LUNA?,
- dibattito con Amedeo Curatoli, Marco Nieli, Enzo Esposito (Opera Nomadi), Carlo Luglio, (Mario Martone), Marco Rossi Doria.

11 Marzo 2006
Proiezione e dibattito
presso il ?PAN? (Palazzo delle Arti a via dei Mille n.60)
(in collaborazione con il gruppo di lavoro ?Chi rom e chi no?)

Ore 19,00, proiezione del film ?SOTTO LA STESSA LUNA?,
a seguire:
- dibattito con Maurizio Braucci, Carlo Luglio, Rachele Furfaro (Assessore alla Cultura del Comune di Napoli), don Tonino Palmese (Libera) e Gaetano Di Vaio (Figli del Bronx).

18 Marzo 2006
Proiezione e dibattito
presso il Centro Sociale ?DAMM? a Montesanto
(in collaborazione con il gruppo di lavoro ?Chi rom e chi no?)

Ore 21,00, performance musicale di Riccardo Veno,
a seguire:
- proiezione del film ?SOTTO LA STESSA LUNA?,
- dibattito con Maurizio Braucci, Carlo Luglio, Gruppo di Lavoro ?Chi rom e chi no?, Associazione Culturale Figli del Bronx e gli attori del film.

30 Marzo 2006
proiezione e dibattito
presso il Centro Sociale ?GRIDAS? a Scampia
(in collaborazione con ?GRIDAS? e con il Gruppo di lavoro ?Chi rom e no?)

Ore 19,00, proiezione del film ?SOTTO LA STESSA LUNA?,
a seguire:
- dibattito con gli operatori del centro sociale ?Gridas?, ?Chi rom e chi no?, ?Figli del Bronx?, Alessandro Fucito (Presidente Commissione Educazione Comune di Napoli) e con il regista e gli attori del film.

4 Aprile 2006
Proiezione e dibattito
presso la Facoltà di Architettura
(in collaborazione con ?Terzopianoautogestito)

Ore 17.30, performance musicale di Riccardo Veno,
a seguire:
- proiezione del film ?SOTTO LA STESSA LUNA?,
- dibattito con Maurizio Braucci, Giovanni Persico (Docente di Sociologia presso la Federico 2°) e Terzopianoautogestito.

Aprile 2006
Proiezione e dibattito
presso L?ORIENTALE
(in collaborazione con il gruppo di lavoro dell?orientale)

Ore 18,30 DATA E PROGRAMMA DA DEFINIRE

Aprile 2006
proiezione e dibattito
presso LUOGO DA DEFINIRE
(In collaborazione con la Film Commission Regione Campania) Daimmo.

ore 18,30 DATA E PROGRAMMA DA DEFINIRE

6 Maggio 2006
proiezione e dibattito
presso la ex scuola media statale ?DELEDDA? a Soccavo
(in collaborazione con con l?Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Napoli)

Ore 19,00, performance musicale di Riccardo Veno,
a seguire:
- proiezione del film ?SOTTO LA STESSA LUNA?,
- dibattito con gli operatori delle Associazioni Opera Nomadi, Figli del Bronx e chi Rom e chi no

Per contatti e informazioni
Marco Nieli
(Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Napoli)
marconie@katamail.com

Categorie:Senza categoria Tag: ,

Il calcio razzista in Romania

30 Gennaio 2006 Commenti chiusi


Canti, striscioni, insulti contro i Rom. Anche in Romania, come in altri Paesi europei, il razzismo è entrato negli stadi, coinvolgendo non solo i tifosi ma anche dirigenti e commentatori. Sospeso il campo dello Steaua Bucarest, un?intervista a Valeriu Nicolae, dello European Roma Information Office (ERIO)

Secondo Valeriu Nicolae «i grandi nomi del football rumeno non si impegnano affatto nella lotta contro il razzismo, e anzi incoraggiano la discriminazione negli stadi».

Valeriu Nicolae ha accettato di rilasciare un?intervista a Prosport sulla sospensione del terreno di gioco comminata alla Steaua Bucarest. Nicolae fa parte della Commissione Europea, come coordinatore della rete europea per la lotta contro il razzismo. Ammette di ricevere centinaia di e-mail e di telefonate di minaccia provenienti dalla Romania.

Lei che parte ha avuto nella sospensione dello stadio dello Steaua Bucarest?

È una lunga storia. Tutto è iniziato nel febbraio 2005, quando sono stato invitato a partecipare a una riunione mista dell?UEFA e della Commissione Europea sul razzismo. In quella sede ho presentato degli esempi basati sul comportamento dei tifosi durante alcune partite del campionato rumeno. Ho fatto riferimento soprattutto ai sostenitori delle squadre Dinamo, Universitatea Craiova, Otelul Galati, Steaua Bucarest e Poli Tmisoara.

Lei pensa che queste siano le squadre che hanno i sostenitori più razzisti?

Si è parlato molto della Dinamo, la squadra che ha avuto il maggior numero di canzoni e striscioni razzisti durante le partite. È inammissibile vedere striscioni lunghi 50 metri con scritte come «Morte agli Zingari!» Dopo questo incidente sono stato contattato da William Gaillard, direttore delle comunicazioni dell?UEFA, che mi ha detto che era necessario prendere delle misure per combattere il razzismo nei campi da calcio rumeni.

La Romania è davvero così razzista?

Non bisogna vederla in questo modo. Se vuole sapere qual?è il Paese che ha più problemi, è la Polonia. L?antisemitismo là ha raggiunto livelli molto alti. Poi ci sono la Slovacchia, l?Olanda e l?Italia. Quanto al nostro Paese, non si vuole ammettere che ci sono dei lati negativi. Prenderne coscienza sarebbe un primo passo. Oggi si è messo l?accento sul football perché noi, in seno alla Commissione Europea, stimiamo che lo sport possa avere un ruolo molto importante nello sradicamento del razzismo.

Cosa vuole dire esattamente?

Lasciate che vi faccia un esempio: qualche tempo fa, l?Inghilterra era il Paese col maggior numero di casi di razzismo sui campi di calcio. Abbiamo lanciato una campagna antirazzista, «Let?s kick racism out of football» con Thierry Henry e Patrick Vieira come testimonial contro il razzismo. E ha avuto un immenso successo.

Torniamo alla sospensione dello Steaua. Quale è stato più precisamente il suo ruolo in questo scandalo?

Tutto è scoppiato in occasione del famoso match Steaua – Dinamo del 13 aprile 2005, quando tutti, a partire dai tifosi e dal commentatore dello stadio, fino ad arrivare ai dirigenti della Lega Professionisti del Football (LPF) e della Federazione Rumena di Football (FRF), hanno avuto ? in diversa misura – un comportamento razzista. Ho visto persone e immagini che mi hanno fatto rabbrividire. Il commentatore dello stadio, Gabi Safta, ha trasmesso dei messaggi e delle canzoni che incitavano all?odio e alla discriminazione. Il punto critico è stato raggiunto dallo stesso Safta, con i suoi insulti rivolti contro l?allenatore del FC Rapid, Razvan Lucescu.

È vero che l?atmosfera era piuttosto tesa in quell?incontro; ma lei accusa anche i dirigenti della FRF e della LPF. Che cosa hanno fatto?

Per prima cosa il signor Vali Alexandru, in quanto rappresentante della LPF non ha riportato nessuna annotazione, sulla sua scheda di osservazione, su quello che stava succedendo. Secondo lui la partita si è svolta in circostanze normali. «Che importanza hanno le canzoni trasmesse dagli altoparlanti, seguite d?altra parte dagli zingari? Sono loro che ci attirano i guai». Questo è inammissibile. Se in quel momento egli avesse preso delle misure drastiche, non si sarebbe giunti oggi alla sospensione dello stadio. Cosa ci si può aspettare da parte dei tifosi, se gli stessi dirigenti agiscono in tale maniera?

Ha cercato di parlare con lui?

Ho cercato di parlare con tutta la direzione della FRF. Purtroppo è più facile prendere contatti col primo ministro che con loro. Ho perfino inviato dei fax da parte della Commissione Europea, ma non ho avuto migliore successo. In ogni caso, dopo questo match tra Steaua e Rapid, il signor Alexandru è stato incaricato di osservare anche la partita successiva. Chi lo ha designato doveva essere cieco, o razzista!

Tutto questo per arrivare alla sospensione del terreno di gioco dello Steaua dopo il match di ritorno del secondo girone preliminare della Lega dei Campioni di Shelbourne. È stato lei a sporgere denuncia?

Io non ero al corrente degli incidenti di questa partita. L?UEFA mi ha domandato se io consideravo necessario inviare un fermo messaggio alla Romania. Questo era lo scopo della sospensione, che la gente prendesse coscienza di quello che stava succedendo. E la stampa ha reagito bene. Queste misure erano necessarie.

Ed è lì che scoppia lo scandalo. Lei ha ricevuto delle minacce per telefono?

Un gran numero. Anche rivolte alla mia famiglia. E anche centinaia di e-mail. Ho cercato di spiegare che non avevo niente né contro lo Steaua né contro le altre squadre. Non tutti i tifosi sono colpevoli. La colpa è dei dirigenti, che non prendono le misure necessarie.

Ha contattato qualcuno della FRF dopo questo incidente?

Non potevo farlo. Anche Christian Bivolaru, ex segretario aggiunto e direttore del Dipartimento di Relazioni Internazionali, ha reso una dichiarazione scioccante. È stato in occasione di un match del Sofia contro una squadra inglese. Un piccolo incidente tra alcuni spettatori bulgari e i due neri della squadra inglese ha avuto come strascico una ammenda per la Bulgaria da parte dell?UEFA. Io sono rimasto a bocca aperta quando ho sentito quello che ha detto il signor Bivolaru…

Qual?è oggi la soluzione per fermare il razzismo?

L?UEFA mette a disposizione delle federazioni di football un ammontare di 35.000 franchi svizzeri per delle iniziative di lotta al razzismo. Per contro, la Federazione rumena ha rifiutato questi soldi, sostenendo che in Romania non ci sono tali problemi. L?UEFA ci ha ugualmente proposto di seguire l?esempio dell?Inghilterra e di scegliere un testimonial antirazzista. Giocatori come Hagi, Belodedici, o Banel Nicolita rappresentano l?immagine dei calciatori misti del mondo sportivo rumeno. Sono i loro nomi che dovrebbero apparire nei giornali, non quelli dei patron dei club.

Di Daniel Nazare et Sebastian Stan, ProSport , 9 gennaio 2006; traduzione di Ramona Delcea per Le Courrier des Balkans, e di Carlo Dall’Asta per Osservatorio sui Balcani

In foto
“More Tigane” (Morte agli Zingari)
striscione esposto dai sostenitori della Dinamo
nel corso di una partita contro il Rapid Bucarest

Riferimenti: OSSERVATORIO SUI BALCANI

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

Muore neonata sinta a Legnano

30 Gennaio 2006 Commenti chiusi


Mercoledì 25 gennaio 2006 è stata trovata morta una neonata nel “campo nomadi” di Legnano. La drammatica scoperta questa mattina in via Novara.

Il corpo privo di vita di una neonata di 25 giorni è stato ritrovato questa mattina intorno alle 8.30 nel Campo nomadi di via Novara a Legnano.
Sono stati i soccorritori dell?ospedale di Legnano intervenuti sul posto insieme ai carabinieri ad accertare la morte della neonata avvenuta con tutta probabilità durante la notte.

Ancora da accertare le cause all?origine del decesso, sul quale stanno indagando i carabinieri di Legnano. I militari non escludono nessuna ipotesi, in particolare la morte per assideramento.
Alla luce del freddo e della rigidità delle temperature di questi giorni infatti è molto probabile che la piccola sia morta congelata.

Riferimenti: RADIO NEWS

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Il Giorno della Memoria, a Milano una targa per ricordare i Rom e i Sinti?

30 Gennaio 2006 Commenti chiusi


Ricorre in questi giorni la giornata della memoria rispetto ai crimini nazifascisti che come ben si sa non colpirono solo gli ebrei ma anche altre razze o tipologie di persone (omosessuali).

Da tempo si chiede di ricordare tutti e non solo gli ebrei, pertanto la Rosa nel pugno milanese ha richiesto al Comune di Milano, con un appello sottoscritto da importanti personalità del mondo della cultura, del giornalismo e dello spettacolo, di impegnarsi a porre una targa commemorativa del genocidio che i nazifascisti perpetrarono a danno dei Rom e dei Sinti, chiamati impropriamente “zingari”.

L´appello è stato recepito da alcuni consiglieri di maggioranza e opposizione che lo presenteranno oggi in Consiglio comunale sotto forma di mozione.

Sebbene questa iniziativa sia da considerare importante bisogna ricordare che è già implicito nell?essenza stessa della giornata il ricordo di tutte le vittime dello sterminio a prescindere dalla loro tipologia.

Emanuele Tarditi

Riferimenti: La Voce di Milano

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , ,

Il Giorno della Memoria, la storia di Stanka

30 Gennaio 2006 1 commento


Nella provincia di Udine vive da oltre sessant’anni una comunità rom di origine slovena. La maggior parte delle famiglie che la compone abita in case di proprietà o in confortevoli roulotte sistemate in terreni da loro acquistati. Alcuni dei loro membri svolgono dei mestieri che richiamano i lavori tradizionali dei rom, come ad esempio la raccolta del ferro o la manutenzione del verde. Ma tra loro si trovano anche operai, delle cosiddette badanti e qualche mediatrice culturale che opera soprattutto nelle scuole. Insomma, una comunità piuttosto lontana dagli stereotipi con cui di solito noi pensiamo ai rom.

In queste famiglie vive ancora qualche anziano testimone diretto delle vicende di questa comunità. E’ il caso di Stanka.

Stanka è nata nel 1930 nella provincia di Ljubljana. Sua madre è una romni, il padre invece è un gàgio (cioè non rom). In quegli anni, i genitori e gli otto figli vivono spostandosi in Slovenia alla ricerca continua di piccoli lavori. Finché un giorno, ricorda Stanka, «è scoppiata la guerra. Le scuole sono state tutte occupate prima dai tedeschi e poi dai fascisti italiani, e allora non si andava più a scuola».

Nella primavera del 1941 la Germania e l’Italia invadono la Jugoslavia, e il territorio di Ljubljana viene di fatto annesso all’Italia fascista. Inizia così da un lato la resistenza jugoslava contro le truppe di occupazione e dall’altro una feroce e spietata repressione contro i civili sloveni accusati di collaborare con i partigiani.

Palese è anche l’intento dei fascisti di continuare e ampliare l’opera di de-slavizzazione già iniziata prima della guerra nei territori di confine e nell’Istria italiana, deportando la popolazione locale per sostituirla con gente proveniente dall’Italia. In questo quadro si inserisce, ad esempio, l’episodio del rastrellamento di Ljubljana. Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 1942 i militari italiani circondano completamente la città con reticolati di filo spinato e arrestano 6.000 persone, un quarto della popolazione civile. Contemporaneamente vengono costruiti i primi campi di concentramento in cui deportare le persone arrestate.

La storia di Stanka e della sua famiglia segue passo passo le vicende della Storia: «Ci hanno preso vicino a Ljubljana… italiani, italiani. Ci hanno fatto spia che nostro papà partigiano. Ci hanno presi e ci hanno portano in carcere a Ljubljana. Lì eravamo poco, due, tre giorni. Poi ci hanno portato in questa isola… Rab, in Dalmazia sarebbe. Lì eravamo per quattro mesi. Però tanta di quella fame. Non ierano baracche. Nelle tende e dentro buttata paglia e lì si dormiva come le bestie. Ma ieramo in tanti, tanti, forse in cinquemila, forse anche di più. Lì i bambini morivano di fame. I piccoli neonati li nascondevano sotto la paglia perché prendevano il rancio su di loro, il mangiare che portavano. Allora nascondevano i bambini morti per prendere il mangiare che dopo mangiavano quegli altri».

Il campo di concentramento fascista di Rab/Arbe viene costruito nell’estate del 1942 con il preciso intento di deportarvi civili sloveni e croati. Ben presto, per il sovraffollamento, la scarsità di cibo e la mancanza di igiene, le condizioni dei prigionieri diventano drammatiche. Lo storico sloveno Tone Ferenc nel libro Rab-Arbe-Arbissima, pubblica un elenco di 1.435 nomi di persone morte nel campo. Dopo qualche mese, anche su pressione della Croce rossa e di alcuni esponenti della chiesa cattolica slovena, il regime fascista decide di spostare un certo numero di internati dal campo di Rab a quello di Gonars, in provincia di Udine. Stanka ricorda di essere arrivata a Gonars di notte.

Stanka conta sulle dita: «Mitzi, Srecko, io, Nico, Mattia, Toni, Franci e Kristan. In otto ieramo a Gonars, più la mamma. Però noi abbiamo avuto una fortuna, che non siamo morti neanche uno in campo a Gonars. Ierano per morire i miei fratellini, però, ringraziando dio, neanche uno. Tanti dicono non iera un campo di concentramento, era un campo profughi. Invece no, non è vero. No. Era vero campo di concentramento. Lì morivano tanti».

All’interno del campo c’erano solo donne, vecchi e bambini sloveni e croati. Con loro altre famiglie rom. Ma le condizioni non sono certo migliori di quelle di Rab. Racconta Stanka: «Mia mamma corse dietro un gatto perché voleva prendere il gatto, per mazarlo, per mangiarlo. Ma non l’ha preso. E’ scappato il gatto, iera più furbo».

Anche a Gonars i deportati muoiono. Alessandra Kersevan, autrice di una recente e documentata monografia sul campo di concentramento fascista (costruito nell’autunno del 1941 e rimasto in funzione fino al settembre del 1943), riporta il nome di due bambine romni che prima compaiono nell’elenco dei nati nel campo, ma qualche mese dopo i loro nominativi vengono trascritti nell’elenco dei deceduti. Ricorda Stanka: «Poi è morta un’altra bambina piccola. O dio, de fame. Poi forse anche è un po’ ammalata dentro, sai come succede. Una bambinetta piccola. Sua mama se chiamava Resa… se morta de fam, de fam, fredo, fam, tuto un insieme. Morivano ogni giorno, e sai cosa facevano. Li mettevano nelle casse e li portavano in cimitero e poi quelli che accompagnavano – ma però accompagnati coi militari, militari di qua e di là, un reggimento… quando arrivavano in cimitero, quelli che compagnavano prendevano fuori de cassa i poveri morti e li buttavano dentro senza, e le casse le portavano via per mettere altri dentro dopo. So che un funerale di una sinta era maggio. Sai perché mi ricordo maggio, perché erano quei fiori di maggio fuori. Quei bianchi fiori che hanno un bel profumo. Quei fiori bianchi come grappoli d’uva. Ecco, quelli lì li ha portati mamma dentro, che li ha raccolti e se li è portati dentro nel campo».

A Gonars morirono 500 sloveni e croati. Dopo l’8 settembre del 1943 i fascisti abbandonano il campo e i prigionieri riescono a fuggire. Ma la madre di Stanka non intraprende il viaggio di ritorno: «La mamma ha trovato un quattro cinque famiglie di zingari italiani qua, che erano vicino a Palmanova. E lì siamo fermato a parlare e le hanno detto ma stai qui, stai qui, stai con noi».

La storia di Maria

Maria, una sinta italiana, è nata invece a Trieste nel 1929: «La mia famiglia facevano i suonatori ambulanti. Suonavano molto bene. Musiche gitane, ungheresi. Poi i miei fratelli avevano le giostre, ma non andavano lontano, lavoravano sempre qui a Trieste. Allora a tempo di guerra avevamo le carovane, le famose carovane di legno coi cavalli. Siamo partiti via di Trieste e siamo andati in furlania».

Quando nel 1943 i tedeschi occupano il Friuli Venezia Giulia, Maria e la sua famiglia si spostano nella campagna friulana ritenendola più sicura della grande città. Invece anche lì, ricorda Maria, «venivano i tedeschi e noi si aveva molta paura. Entravano dentro il carrozzone e tiravano giù tutto. Buttavano via il mangiare, le pentole e spaccavano coi piedi. E certe volte volevano anche picchiare. Io non so perché ce l’avevano con noi e gli ebrei. Non lo so perché, non lo so veramente perché. Dicevano che ci vogliono uccidere, così dicevano… alles kaputt, alles kaputt. Solo quello loro avevano nella bocca. Zigeuner nichts gutes… zingari niente brave persone».

Nel documentario, Maria racconta anche l’episodio di una giovane rom slovena violentata da sette nazisti. Poi, un giorno, «siamo venuti fino a Palmanova. A Palmanova, sono venuti i tedeschi con le Ss e uno italiano, proprio del paese lì, e hanno preso mio fratello più piccolo che aveva 17 anni».

Del gruppo di rom sloveni e di sinti italiani di cui facevano parte Stanka e Maria, furono in molti ad essere arrestati e deportati. Ricorda Stanka: «Hanno preso mio fratello dopo un cinque mesi. Prima della mamma lui. Sono venuti le Ss e hanno preso mio fratello, hanno preso sto povero Carlo, sto Bepi, sto Tulala, Orlando e Richetto. E li hanno portati prima a Palmanova, poi da Palmanova a Udine e da Udine in Germania. E son tornati tre, e tre son rimasti lì, son morti lì».

Maria: «Dopo tredici mesi di campo di concentramento, questo mio fratello è venuto a casa. Sembrava un cadavere tirato fuori dalla terra. Pelle e ossa, non di più. Pelle e ossa. E allora è andato avanti ancora un po’ e poi è morto… così… è brutto ricordare… è bello ricordare lo stesso, ma è anche brutto».

Per Maria, Stanka e gli altri rom che vivono in Friuli durante l’occupazione nazista, le paure e le sofferenze non hanno fine. Qualche mese dopo la deportazione dei giovani ragazzi, infatti, anche la madre di Stanka e altre donne vengono arrestate. Continua Stanka: «E lì hanno preso la mamma. Dopo hanno preso questa Vilma, la mamma del povero Carlo e una donna che aspettava un bambino. Dopo quella l’hanno mandata a casa e invece queste in Germania».

Epilogo

Per i rom, però, anche la vita nell’Italia del dopoguerra è amara. Stanka: «Mia mamma è tornata a casa, però non l’hanno mandata qui subito, l’hanno mandata a Ljubljana. Lei è andata al tribunale ha detto che ha tutti i bambini a Udine, che deve venire a prenderli. E le hanno fatto un lasciapassare, l’hanno fatta venire a Udine. Però non è tornata più. Siamo rimasti sempre a Udine, sempre in provincia di Udine. E tutt’ora. Guarda quanti anni sono in Italia, ero bambina… ancora devo avere la cittadinanza. Miei figli sono tutti cittadini italiani. Sono nati tutti qui in giro Udine».

Maria: «Dopo la guerra ci siamo di nuovo rifatti un pochino. Prese di nuovo le giostre. Ci siamo inseriti perché si va a lavorare. Sono stata a lavorare anch’io, proprio qui giù nelle fabbriche. Poi avevamo le baracche, qui a Trieste in via Valmaura. Poi conoscendoci la gente dice: `Ma guarda te, non abbiamo mai pensato che siete persone così…’. Però non c’hanno fiducia… non danno pace, non danno pace. Qui, al campo dove vivo, sono i carabinieri notte e giorno, polizia notte e giorno. Non danno pace».

Il Manifesto
28/1/2006
Riferimenti: ANARCOTICO.IT

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Intesa firmata tra Bologna e Craiova a favore dei Rom Rumeni

30 Gennaio 2006 2 commenti


BOLOGNA ? Un accordo di cooperazione per gestire una presenza non sempre facile. E? il protocollo d?intenti tra il Comune di Bologna e quello di Craiova, in Romania, da dove arriva la maggior parte dei rumeni ? di etnia rom ? che oggi vivono nel capoluogo emiliano-romagnolo. E? stato siglato stamani dai due sindaci, Sergio Cofferati e Antoie Solomon, alla presenza della delegazione di Craiova, di rappresentanti dell?Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), dell?Anci e del Comune di Nantes. “Questo è un protocollo importante, ci abbiamo lavorato a lungo, la vicesindaco Scaramuzzino si è impegnata nella costruzione di una griglia di intenti con questa città ? ha esordito Cofferati ? . Credo che i processi migratori, in tutt’Europa, abbiano bisogno del ruolo attivo delle amministrazioni: vanno gestiti insieme, dal momento della partenza all’arrivo, fino a un eventuale ritorno in patria”. Dal canto proprio Salomon ha detto di essere a Bologna “per vedere la situazione dei nostri immigrati. La Romania è un paese in transizione, ha molti problemi, sociali ed economici, che non ci saremmo aspettati”. Due, ha aggiunto il sindaco rumeno, “sono le Romanie: una dove la gente è estremamente ricca, l’altra dove la gente è estremamente povera. Da qui, nasce il fenomeno dell’immigrazione”.

Solomon ha detto di essere al corrente delle difficoltà incontrate dall’amministrazione comunale bolognese nel “gestire” la presenza rumena (dal Ferrohotel di via Casarini a Villa Salus, fino all’attuale sistemazione di circa un centinaio di persone in container a Santa Caterina di Quarto, ndr), “e a questo proposito invito il sindaco Cofferati a Craiova, che è una città molto bella, dove cent’anni fa sono arrivati tanti italiani, che hanno formato una comunità. Noi non staremo con le mani in mano, sappiamo che c’è il problema della criminalità organizzata, vedremo cosa fare”. La maggior parte dei rumeni immigrati a Bologna, dunque, sono di etnia rom; a margine della firma ufficiale del protocollo, avvenuta nella Sala Rossa di Palazzo d’Accursio, il sindaco Solomon ha spiegato che i rom a Craiova e dintorni sono circa 40.000, che i più “non posseggono la carta d’identità, non mandano i figli a scuola e si vantano di essere i peggiori dei peggiori”. Numerosi gli obiettivi del protocollo: dallo scambio di esperienze in materia di servizi alla persona a relazioni tra le Università delle due città, a scambi formativi e investimenti per favorire l’occupazione degli abitanti di Craiova. “Per noi è fondamentale ? ha ricordato la vicesindaco Adriana Scaramuzzino ? che chi decide di lasciare la Romania alla volta dell’Italia conosca bene la normativa in tema d’immigrazione del nostro paese, e sia informato sulle reali possibilità che ci sono dal punto di vista dell’inserimento e dell’integrazione”. (cor)

© Copyright Redattore Sociale

Riferimenti: Redattore Sociale

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

PORRAJMOS

27 Gennaio 2006 1 commento


Cielo rosso di sangue,

di tutto il sangue dei Sinti

che a testa china e senza Patria,

stracciati, affamati, scalzi

venivano deportati,

perché amanti della pace e della libertà,

nei famigerati campi di sterminio.

Guerra

che pesi come vergogna eterna sul cuore

dei morti e dei vivi,

che tu sia maledetta!

Vittorio Mayer Pasquale (detto ?Spatzo?)
Poeta Sinto Estrekarja, recentemente scomparso


Riferimenti: ricordo a Spatzo

Categorie:Senza categoria Tag:

Rifondazione Comunista non intende ricandidare Livio Togni al Senato

26 Gennaio 2006 Commenti chiusi


Dalle prime indiscrezioni pubblicate sul quotidiano Liberazione (organo di stampa di Rifondazione Comunista) sembra che il partito di Bertinotti non intenda ricandidare Livio Togni al Senato della Repubblica.
Siamo molto dispiaciuti di quello che sta succedendo e speriamo che Rifondazione Comunista ripensi a questa scelta.
Livio Togni, come molti di voi sanno, appartiene ad una delle più antiche famiglie circensi di origine sinta.

Inviatiamo tutti i lettori a firmare la lettera di seguito riportata e di inviarla al numero di fax 06 44182647
o ai seguenti indirizzi e-mail:
fausto.bertinotti@rifondazione.it (segretario nazionale)
salvatore.alfieri@rifondazione.it (direzione nazionale)

AL SEGRETARIO NAZIONALE DEL PRC

ALLA DIREZIONE NAZIONALE DEL PRC

Conveniamo che la formazione di una lista da presentare al corpo elettorale sia un momento delicato e complesso.
A maggior ragione con la presente assurda legge elettorale che i componenti delle nuove camere,deputati e senatori vengono scelti dal vertice delle segreterie dei partiti e non dal popolo. Gli elettori vengono chiamati a ratificare quanto deciso dai vari vertici dei partiti. Questa è senza dubbio una democrazia improbabile.
Premesso che il PRC è formato da diverse anime, è decisamente autolesionista ignorare una componente essenziale,sebbene attigua,che ha contribuito contribuisce alla crescita della forza della sinistra antagonista.
Fatta questa premessa,riteniamo che sia un errore clamoroso eliminare dalla lista l’unico Senatore della Repubblica più votato d’Italia per il PRC.
Nel Collegio n. 12 il PRC aveva circa 6.900 voti con la presenza di Togni il partito ha fatto un grosso balzo in avanti con 12.326 voti. Un incremento di 5.426 voti.
Riteniamo, pertanto, un errore clamoroso eliminare dalla lista un personaggio appartenente alla storica dinastia del circo italiano, che da oltre sei generazioni vive nelle strade del mondo, figlio del leggendario Darix Togni, nato nel circo, nato in viaggio e così cresciuto.
La madre di Livio è SINTA e non va trascurato minimamente che nelle liste del nostro Partito nella scorsa tornata elettorale sia stato eletto Consigliere Comunale effettivo a Mantova il SINTO italiano YURI DEL BAR. Anche a Bolzano un Sinto si è presentato nelle liste PRC e numerosi sono i nostri militanti iscritti all?Opera Nomadi. Come potrebbe spiegare Yuri del Bar alle migliaia di Sinti che il Sinto Livio Togni sia stato escluso dalle liste comuniste? In quale imbarazzo si troverebbero i nostri Compagni dell?Opera Nomadi?
Infatti Livio Togni ha intrapreso, di concerto con l?Opera Nomadi, in questi anni numerose iniziative in sostegno a due delle rivendicazioni più importanti che riguardano il popolo dei Rom/Sinti soprattutto nel Centro-Nord :

? la questione della legalizzazione (e promozione istituzionale di nuove) delle microaree residenziali autocostruite dai Rom/sinti

? l?integrazione della Legge 211 (Giornata della Memoria) da cui il Parlamento Italiano escluse (oltre ai diversamente abili e gli omosessuali) incredibilmente i Rom/sinti come già aveva fatto con la Legge sulle Minoranze Linguistiche, sempre , purtoppo, durante le legislature dell?ULIVO.

Ancora più grave è che una parte consistente degli artisti, delle artiste e dei lavoratori dello spettacolo viaggiante, nonché i 30.000 SINTI Giostrai (fra cui molti non più Giostrai per la mancata diffusa applicazione della Legge 337/1968) sarebbe privato di un portavoce diretto che conosce la loro vita talvolta piena di stenti, difficoltà economiche, sofferenze e insicurezza per il futuro, sottoposti di frequente alla negazione dei loro diritti da parte delle burocrazie di turno che cercano spesso di sviare e non risolvere.
E? bene ricordare e sottolineare che qualsiasi lavoratore ha la stessa dignità ,sia che trattasi di un metalmeccanico, di lavoratore che lavora in un cantiere edile,in agricoltura,in un centro commerciale…. nonché nello spettacolo viaggiante.

Tale scelta intrapresa da una parte del vertice del partito è in contraddizione con la svolta di Salerno operata da Palmiro Togliatti nel 1944,apertura alla società civile e non solo ai professionisti della politica per la costruzione di un partito di massa; nonché con la linea intrapresa sempre da Togliatti nel 1956,dopo il XX congresso del PCUS, diede l’avvio alla ?destalinizzazione? del partito, impegnandosi per lo sviluppo di una via Italiana al socialismo.
In ultimo,vogliamo riportare un estratto della testimonianza di Angelo Carenzio riportato sul quotidiano la Provincia di Como del 11/01/2006: Pier Amato Peretta,magistrato cui la piazza e poi stata intitolata,in piazza Duomo, esortò i comaschi ad armarsi per difendersi dai nazisti,subito dopo la caduta di Mussolini e l’armistizio.
Era il 09/09/1943,12 nazisti entravano in città e Peretta, con molti altri,raggiunse le montagne dalle due sponde del lago di Como. I fucili erano nascosti proprio nella piazza che gli sarebbe stata intitolata, in una gabbia per leoni del Circo Togni.

primi firmatari

Rosanna Masini,
Stefano Livero,
Antonio Livero,
Danilo Cavazzo,
Marco Celli,
Geny Voto,
Ida Napoli,
Nadia La Ventura,
Valentina Balice,
Domenico Cerone,
Elisabeth Hiller,
Massimo Converso,
Kasim Cizmic

Riferimenti: Livio Togni

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , ,

USA, il Vaticano alla sbarra

25 Gennaio 2006 1 commento


WASHINGTON (AP) ? Martedì la Corte Suprema ha rifiutato di bloccare le cause intentate a nome di migliaia di sinti, rom, serbi e ed ebrei, che esigono dalla Banca Vaticana i soldi che i fiancheggiatori del nazismo avrebbero rubato loro durante la II guerra mondiali.

Gli avvocati della Banca Vaticana, braccio finanziario della Chiesa Cattolica, hanno sostenuto che i tribunali americani non dovrebbero occuparsi dei reclami.

?La risoluzione giudiziaria della querela causerebbe un potenziale imbarazzo, perché in contraddizione con la precedente politica dell’esecutivo, che ha sempre affrontato le richieste relative alla II guerra mondiale con la diplomazia invece che con la controversia? hanno detto ai giudici.

La nona Corte d’Appello degli Stati Uniti, nel 1999 ha consentito che il caso fosse portato avanti. La giudice Margaret McKeown, ha scritto per la corte d’appello che i sopravvissuti ?affrontano una strada in salita nel continuare i loro reclami? perché i documenti sono vecchi di decenni e potrebbero ?essere invalidati per cause procedurali e giurisdizionali?.

The cases are Order of Friars Minor v. Alperin, 05-326, and Istituto Per Le Opere Di Religione v. Alperin, 05-539.

The Associated Press – Martedì 17 gennaio 2006

Articolo ripreso da Mahalla

http://www.sivola.net/dblog/

Categorie:Senza categoria Tag: , ,