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Archivio Dicembre 2005

I Rom, i Sinti e l’Europa Unita

22 Dicembre 2005 Nessun commento


Pubblichiamo un controverso e contraddittorio articolo apparso sul sito di Rinascita. A parte alcune inesattezze (l’Opera Nomadi fondata durante il fascismo ???) prova a leggere i rapporti con i complessi mondi rom e sinti, presenti in maniera sempre più numerosi con l’allargamento dell’Unione Europea (soprattutto Romania e Ungheria). Uno spunto di riflessione su ciò che è scritto al di fuori della ristretta schiera degli addetti ai lavori.

Con il prossimo allargamento a Romania e Bulgaria l?Unione Europea vedrà aumentare consistentemente il numero dei Rom all?interno dei propri confini. Oggi con piú di 10 milioni di persone sono la minoranza piú consistente dell?Europa allargata. Ma ancora oggi c?è molta ignoranza su di loro, sulla loro cultura e la loro storia. Molti associano Rom ai rumeni forse per cacofonia o perché molti dei Rom provengono da quel Paese ma sono due popoli totalmente distinti ed anche in Romania i Rom sono considerati una minoranza etnica, pur sempre molto numerosa. Spesso vengono chiamati in modo diverso: nomadi, gitani, zingari e raminghi, ad indicare comunque sia, persone senza terra e senza patria.
Però si è soliti fa risalire all?XI (alcuni dicono XII) secolo l?arrivo di queste popolazione dal Nord dell?India, cacciate dal Re Mohamed Gazni perché considerate nemiche. D?allora vissero in Europa migrando in piú parti del continente, alcuni fanno differenza tra gitani spagnoli e zingari romeni e Rom bosniaci ma non la gente comune. E? soltanto dal 1993 attraverso il Consiglio d?Europa ed i ?Criteri di Copenhagen? che gli Stati europei candidati hanno cominciato definire meglio queste popolazioni.
In Slovacchia ed Ungheria, dove vivono circa un milione di Rom, i governi hanno attuato delle riforme notevoli e la situazione ènettamente migliorata nel tempo, almeno per quanto scritto su carta bollata. La nazione magiara é stata la prima al mondo a riconoscere il diritto collettivo delle minoranze. In Ungheria le minoranze riconosciute sono 12 ed esse godono di diritti molto vasti: accesso all?insegnamento, rappresentanza nei consigli comunali, integrazione nelle strutture politiche internazionali, organizzazione delle manifestazioni culturali, creazione di un posto di commissariato alle minoranze ecc.
Però recandosi a Budapest o Bratislava non si può non notare la netta differenza tra occidentali, locali, e Rom. La Repubblica slovacca sancisce nella sua costituzione i princìpi della salvaguardia delle minoranze ma in alcune zone del Paese, dove tali minoranze sono presenti, la percentuale di disoccupazione è al 100%. Qui, come in Ungheria, i Rom, per le loro attività non integrate, sono strettamente controllati dalla polizia, non godono di adeguati servizi sociali e vengono visti con disprezzo da gran parte della popolazione, un pó come avviene in quasi tutte le parti d?Europa.
Ma se negli Stati dell?Est e balcanici si cerca in qualche modo di attenuare tali conflitti sociali, nei vecchi Paesi dell?Unione c?è un diffuso disinteresse verso i Rom, anche perché il comportamento degli zingari nelle cittá piú ricche ed industrializzate non è sempre molto corretto. Nonostante esistano associazioni pubbliche e di volontariato per favorire l?insegnamento e l?integrazione dei bambini Rom e per cercare di toglierli dalla strada, generalmente per quanto riguarda l?occupazione e l?integrazione culturale, il problema è di difficile soluzione, anche se grazie alle canzoni dei Gypsy Kings o ai film di Kustorica l?interesse per la cultura Rom nei Paesi occidentali è cresciuta.
In Spagna vive la comunità Rom piú grande d?Europa (600.000) ma non esiste nessun deputato o senatore di tale etnia. Nella stessa Spagna, Inghilterra (dove godono comunque sia di buoni diritti rispetto ad altri Paesi europei), Germania ed Italia (dove fin dal fascismo è in attività l?Opera Nomadi) la nuova emergenza è la lotta fra poveri e i conflitti con le altre minoranze immigrate nel Paese ospitante. Aumenta cosí il disprezzo di coloro che vivono loro intorno.
Se gli zingari oggi vogliono avere i diritti che spettano alle altre debbono però adeguarsi a seguire normali regole di convivenza.
Sulla questione dei nomadi, comunque regna l?ipocrisia mascherata da perbenismo. Attraverso il riconoscimento, la difesa ed la garanzia dei diritti di tutte le minoranze si attua un processo giusto almeno sulla carta ma che tuttavia allo stesso tempo è indice di sgretolamento culturale.
Tale sgretolamento porta addirittura alla creazione di piccole aristocrazie locali, vassallaggi e oligarchie interne alle etnie rette dunque da ?nomenklature? più astute che si accaparrano i fondi che i Paesi ospiti offrono e ne regolano la distribuzione. E i rimedi diventano così peggiori dei mali.

G.L.

Riferimenti: Rinascita

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In Italia non esite la discriminazione razziale?

20 Dicembre 2005 Nessun commento


Ritorniamo sul rapporto annuale dell?European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia che indica le Minoranze Etniche Linguistiche dei Rom e dei Sinti le più esposte al razzismo in Europa.
Ad una attenta lettura del rapporto si evince che i paesi dell’area mediterranea (Italia, Spagna, Grecia e Portogallo) vengono praticamente assolti.
Ciò che inquieta sulla situazione italiana, sia noi sia l?European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia, è il fatto che il nostro paese da due anni non invia nessun rapporto.
Su questa questione ci eravamo già espressi: l’Italia sembra candida solo perchè non esiste un serio sistema di monitoraggio e denuncia delle discriminazioni in atto.
In paesi come la Francia e l’Inghilterra questo sistema di monitoraggio esiste e per questa ragione risultano le maglie nere d’Europa.
Speriamo che l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali (UNAR) possa offrire le giuste risorse alle tante associazioni nazionali e locali che ogni giorno si battono per denunciare le continue e reiterate politiche di discriminazione e segregazione che avvengono in Italia contro le Minoranze Etniche Linguistiche dei sinti e dei Rom.
Nel rapporto vengono comunque denunciate le leggi regionali del Veneto e della Lombardia che praticamente non sono finanziate da un decennio.

Riferimenti: Il precedente articolo

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I Sinti devono essere riconosciuti come Minoranza Linguistica

20 Dicembre 2005 Nessun commento

Trento, 16 dicembre 2005 – notizia ADN Kronos

I Sinti, residenti in Provincia di Trento ormai da generazioni, non sono nomadi, ma trentini a tutti gli effetti, con lingua e cultura diverse.
Per questo vanno riconosciuti come minoranza linguistica alla stregua di ladini, mocheni e cimbri e, conseguente, tutelati.
E´ una delle idee emerse nel corso della riunione del Consiglio Scolastico Provinciale che ha riunito, dirigenti, operatori e professori, su appello della presidente Lucia Coppola, che ha affermato: ”Si parla di riconoscimento come minoranza dei nonesi; tanto piu’ lo si dovrebbe fare per gli zingari”.

(Waf/Pe/Adnkronos)
Riferimenti: ADN Kronos

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Romeo Gigli, le culture Rom e l’alta moda

20 Dicembre 2005 Nessun commento


Classe 1949, un passato tra i libri antichi dei genitori antiquari, un viaggio di 4 mesi in India negli anni caldi all?insegna di ?Love & Peace?. E poi ancora un lunga esperienza a Londra, prima e a New York poi, dove Gigli si fa ?le ossa? prima di fondare nel 1983 la griffe che porta il suo nome con cui sfilerà a Milano Collezioni Donna e a Parigi pret-à-porter scandendo ad ogni sfilata standing ovation e facendo versare fiumi di inchiostro sulle riviste specializzate di tutto il mondo. Oggi Romeo Gigli torna a far parlare di sé grazie alla sua personalissima rivisitazione della moda (e della cultura) Rom presentata durante l?ultima Roma Alta Moda. ?Non una sfilata, ma una vera pièce teatrale?, ci tiene a sottolineare lo stilista.

Dove vuole approdare?
?C?è un unico continente che non conosco bene: l?Africa. Perché mio padre adorava l?Africa l?aveva vista in lungo e in largo quindi quando abbiamo iniziato a viaggiare tutti insieme in famiglia, abbiamo toccato diversi paesi ma mai l?Africa. E? un viaggio che mi riprometto di fare?2

Come si concilia il gusto per l?antico che ha ereditato da suo padre, libraio antiquario, con la voglia di nuovo?
?Mio padre ma anche mio nonno e il mio bisnonno erano librai antiquari e quella sarebbe dovuta essere la mia strada. Poi è successo che la vita ha modificato i questi piani. A 18 anni mi sono ritrovato a inventare da zero la mia vita. Nel ?67, dopo la maturità, andai per quattro mesi in India e da quel momento decisi di incontrare altre culture. Ero intriso della nostra, e volevo conoscere e leggere meglio gli altri Paesi.?

Quindi non si è trattato di una fuga dalle proprie radici?
?L?India mi ha arricchito tantissimo e la curiosità per altre culture si è scatenata. Da allora decisi he sarei stato viaggiatore.?

Cosa è la sensualità? Non certo, forse, una scollatura o una trasparenza?
?La sensualità è un modo di essere, di guardare, un gesto??

Parliamo di queste sfilata?
?Rileggo la cultura e l?estetica dei Rom. Io ho ripercorso quello che è il loro Grande Viaggio che nasce in India e dilaga attraverso la Persia, l?Africa del Nord, raggiunge poi i Paesi dell?Est Europeo poi l?Italia, la Francia, la Spagna. I Rom, portandosi appresso questo bagaglio culturale hanno contaminato tutte le culture. Io non mi sono affidato solo a quello che i campi Rom romani raccontano ma ho voluto analizzare tutto questo loro lungo viaggio dalle origini??

E come si traduce questo nella moda?
?Questa non è moda. Ma un racconto del loro viaggio estetico. Nella sfilata si ritrovano elementi che ricordano l?India, la Persia, l?Est, la Spagna. Ti racconto come ho viaggiato: sono entrato nei campi Rom e ho chiesto a loro di darmi alcuni dei loro costumi tradizionali che oggi sono sempre più rari perché i giovani oggi rifiutano i loro costumi perché si vogliono integrare nella metropoli. Per cui sono riuscito a trovare solo pochissimi pezzi. Ho usato 5-6 gonne di forme diverse che loro avevano e ho cercato di capire come le donne e gli uomini Rom scelgono e assemblano le loro materie. E ho scoperto che le Rom hanno un loro capo distintivo, la gonnellona che tutti conosciamo, e poi si impossessano di tutto ciò che incontrano. Il sopra non è mai loro, è qualcosa di cui si sono appropriate. Ho quindi iniziato a rileggere le loro gonne reinventandoli con altri materiali e stili, esattamente come fanno loro. Cioè cercando nei mercatini, mischiando tra loro stili materiali e colori. E ho poi aggiunto capi che ho raccolto nel mondo, d?archivio, di vintage, ricreando le varie estetiche. Cioè ogni donna è UNA donna. Ogni donna ha una abito ed è quella donna, calata nel personaggio così tanto da diventarlo.
Tutto ciò non ha niente a che fare con la distribuzione. I capi della sfilata non saranno prodotti.?

Il fine?
?Supportare la loro cultura. Dare nuova energia a queste popolazioni, ai campi. Le donne sanno cucire, possono così riproporre la loro cultura. Al pubblico magari sono piaciute tre gonne, perché allora non permettere alle sartine Rom di riprodurle e venderle? Inoltre a Roma le sartine gitane non hanno una sede vera e propria e cuciono dove possono, su un albero, in mezzo alla piazza. Sarebbe importante costruire qualcosa per loro, dare loro uno spazio dove possano raccontare la loro storia.?

I Rom e i Sinti Italiani, conservano oggi la loro tradizione o pensa stia scomparendo?
?Loro sanno perfettamente fare ciò che fa parte del loro costume. Basta solo chiederlo, basta ridare loro lo stimolo, il desiderio di ripossedere le loro tradizioni.?

Come affronta lo stress da pre sfilata? Ho letto che fuma tantissimo??
?Fumo abbastanza, non troppo. Mi serve per la concentrazione. E preparare la sfilata non è stressante anche se molto faticoso. Dopo tre settimane di preparativi arrivo stremato. E? stato un buon lavoro costruire in sole tre settimane un lavoro dal nulla. Ma è stato meraviglioso incontrare queste persone.?

Ci racconta un episodio che le è rimasto impresso?
?Non c?è donna Rom che non mi voglia leggere la mano? E mi leggono delle cose bellissime.? (ride)

Da un lato oggi nella moda si va verso la globalizzazione, esiste modo di reinventare qualcosa di nuovo e superare l?empasse?
?E? un grande empasse, costretto in qualche modo dalle aziende e in qualche modo anche dalla comunicazione. Esistono degli stereotipi in cui non tutti si riconoscono. La tv ci racconta che le donne devono essere con le cosce fuori, col seno che esplode. Non credo che tutte le donne si riconoscano in questo. Forse un 15-20%. Esiste ancora un vincolo in questo momento dal quale non si riesce a uscire, a parte pochissimi creativi sempre più rari, dove la moda è un riciclo continuo di quello che è già stato. La moda del passato è irriproponibile perché si è persa l?energia che c?era in quel dato momento storico. Ma nel momento in cui lo rileggi in modo filologico, non c?è più energia. E? consumata. Ed è quello il dramma.?

Dove trova oggi l?ispirazione?
?L?ispirazione si può trovare ovunque. E? importantissimo però cercare di mantenere libera la propria identità. Nel momento in cui costringi il tuo pensiero a qualcosa hai perso ogni libertà per cui il racconto diventa difficile. Il compito di un creativo è di intuire il desiderio prossimo e farlo diventare progetto. Nel momento in cui la costrizione porta a non poter più leggere un possibile desiderio prossimo venturo, non ci più essere progetto contemporaneo.?

Riferimenti: STILE

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Perugia – Barcellona, cinque borse di studio

20 Dicembre 2005 Nessun commento


Coi tirocini del Leonardo da Perugia a Barcellona.
La Provincia di Perugia offre cinque borse di studio per la formazione.

PERUGIA – ?Cooperare per un?economia solidale e promuovere l’acquisizione di esperienze professionali pratiche e di competenze linguistiche da parte di giovani in una fase iniziale del loro percorso professionale nell’ambito della cooperazione internazionale?.
Questo l?intento del progetto ?Europa dei diritti? attivato dalla Provincia di Perugia nell?ambito del programma europeo Leonardo da Vinci. L?Unione Europea ha finanziato per il periodo 2000-2006 la seconda fase di questo programma inteso a sostenere una formazione durevole e a promuovere iniziative a carattere transnazionale per lo sviluppo delle conoscenze, delle abilità e delle competenze necessarie per un buon inserimento professionale e un pieno esercizio della cittadinanza.

L?offerta di tirocini formativi all?estero, in particolare, rappresenta una delle azioni più rilevanti del programma. La Provincia di Perugia ha deciso di offrire ai propri giovani la possibilità di partecipare a 5 tirocini formativi in Spagna (Barcellona).

I beneficiari sono 5 giovani di età compresa tra i 21 e i 32 anni (particolare preferenza verrà data ai residenti nella provincia di Perugia), neolaureati presso l?Università degli Studi di Perugia o l?Università per gli Stranieri di Perugia o diplomati presso una scuola superiore della Provincia di Perugia e con esperienze di lavoro nel settore ma con una professionalità ancora non specifica e ben definita.

Essi potranno svolgere esperienze professionali di qualità e sviluppare conoscenze e competenze tecniche, linguistiche, personali e trasversali in grado di favorire un successivo inserimento nel mercato del lavoro, in Ong e organizzazioni pubbliche e private attive nei settori considerati. Questi ultimi, suddivisi per macro aree, sono: il commercio equo e solidale, la promozione dei diritti umani, l’integrazione minoranze, l’informazione telematica sugli ambiti di interesse dello sviluppo sostenibile.

Particolare attenzione verrà data all’integrazione di minoranze per l’acquisizione di conoscenze ed esperienze per quanto riguarda gli aspetti sociali ed economici dell’integrazione dei Rom e Sinti, specialmente riguardo a sanità, scolarizzazione e mediazione culturale.

La borsa comprende vitto, alloggio, trasporti locali, corso di lingua, tirocinio, assicurazione.

Il bando scade il 30.01.06. Per ogni ulteriore informazione è possibile contattare il personale dell?Antenna Europe Direct ? Info Point Europa Perugia dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15 alle 17.30 (il sabato dalle 9.00 alle 12.00), oppure consultare il sito Internet www.provincia.perugia.it.

Riferimenti: Umbria Live

I bambini Rom Rumeni, la scuola e il progetto a Verona

19 Dicembre 2005 Nessun commento


Pubblichiamo l’articolo apparso giovedì 8 Dicembre 2005 sul quotidiano L’Arena.
Come molti dei nostri lettori sanno la situazione a Verona è molto difficile e nutriamo forti dubbi, dopo l’intervento della magistratura per sospetta concussione, pedofilia e traffico di stupefacenti a Boscomantico, che l’Istituto Don Calabria riesca a gestire la grave situazione. Ne è prova il giornaliero arrivo a Mantova, proprio da Verona, di bambini Rom Rumeni che chiedono l’elemosina nelle vie della nostra città, insieme ai genitori.
Speriamo che il progetto del Don Calabria possa offrire realmente risposte postive e concrete alle famiglie presenti.

In arrivo 115mila euro
Finanziamenti per la scuola dei bimbi Rom
Dalla Fondazione San Zeno

La Fondazione San Zeno finanzierà interamente il progetto per l?integrazione scolastica dei bambini Rom presenti nel campo nomadi di Boscomantico.
È stata l?assessore alla Cultura delle differenze, Stefania Sartori, a comunicare ieri, nel corso di una riunione straordinaria della Giunta, la decisione presa dal Consiglio di amministrazione della Fondazione promossa da Calzedonia. Lo stanziamento è di 115 mila euro e il progetto finanziato riguarda l?anno scolastico in corso.
«Questi fondi», commenta l?assessore Sartori, «serviranno a supportare l?accompagnamento, il tutoraggio e l?intervento dei mediatori culturali. Si tratta di azioni fondamentali per garantire la frequenza costante e proficua dei bambini Rom alle attività didattiche e soprattutto ad evitare che la classe risenta di questi inserimenti». L?assessore fa inoltre sapere che «grazie a questi fondi, potranno essere liberate risorse comunali per il progetto, della durata di 18 mesi, per l?inserimento lavorativo degli adulti, con iniziative di formazione professionale nelle aziende».
Entrambi i progetti sono gestiti dal Don Calabria. Attualmente nel campo di Boscomantico si trovano circa 70 adulti e altrettanti bambini, molti dei quali in età scolare. (e.s.)

Riferimenti: L’Arena

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Shoah, una riflessione di Giancarlo Colombo dopo le invettive dall’Iran

19 Dicembre 2005 2 commenti


Pubblichiamo un articolo apparso sul quotidiano politico italiano, l’opinione.it a firma di Giancarlo Colombo.
Il giornalista utilizza l’ultima disgraziata esternazione del Presidente iraniano, che nega la Shoah, per stimolare il dibattito sull’uso improrio del termine olocausto.
Ci dispiace che nel testo, riportato di seguito, il giornalista cada nell’uso del termine “zingari”, dispregiativo ed etnocentrico, per ricordare lo sterminio su basi razziali subito dalle popolazioni sinte e rom.
Crediamo però interessante l’intervento e per questo lo riportiamo in forma integrale.

D?ora in poi chiamiamola Shoah e restituiamo l?Olocausto alla mitologia
di Giancarlo Colombo

Il Presidente iraniano, in mezzo ad una dichiarazione pubblica infarcita di antiebraismo, antisemitismo, antioccidentalismo, una cosa giusta l?ha detta. Ha dichiarato, stando alle agenzie occidentali, che l?Olocausto è un mito. Non esito a dargli ragione. L?Olocausto altro non era, nell?antichità dei popoli viventi nell?attuale Medio Oriente, che un sacrificio propiziatorio di animali reso agli dei del tempo per ingraziarseli. E vi erano sacrifici dedicati all?agricoltura, per la pace, per la guerra. Erano sempre e comunque sacrifici di animali che venivano bruciati in onore del dio pagano. Tradurre il termine Shoah, che significa sterminio, con Olocausto, è una bestialità linguistica prima che una falsificazione dei fatti tragici avvenuti. Olocausto evoca una richiesta propiziatoria, dunque un mito dell?antichità. Noi dovremo imparare a usare il termine sterminio, dicendo pane al pane e vino al vino.

Sei milioni di ebrei, la cifra è per difetto, centinaia di migliaia di Rom e Sinti (“zingari”, nel testo) e di cittadini europei anti nazisti massacrati per amore delle proprie libertà, usi e costumi meritano maggior rispetto nelle parole che ricordano le indegnità totalitarie che hanno subito e del modo atroce con cui sono stati messi a morte. Poi sul resto, cioè sul fatto di spostare Israele in Occidente o negli Usa, per fare posto ai totalitarismi medio orientali, l?analisi ci dice che sono parole gravi contro la pace, contro la Road map, un incitamento alla guerra santa, proprio perché la pace, pian piano si sta avvicinando. Evidentemente gli iraniani si sentono più forti perché sanno che la fabbricazione di ordigni nucleari sul loro territorio è in fase avanzata e quindi alzano il prezzo e si pongono come punto di riferimento per i totalitarismi di Al Qaeda e movimenti collegati. Cominciamo noi occidentali a non permettere un uso sconveniente del termine Shoah, anche e soprattutto nell?interesse dei popoli che si richiamano all?Islam, quello moderato e democratico.

Riferimenti: L’Opinione delle Libertà

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Porrajmos, una proposta per Il Giorno della Memoria

16 Dicembre 2005 2 commenti


Più di 500.000 Sinti e Rom sono stati uccisi nei campi di sterminio nazisti.
Una storia dimenticata. Una storia non ancora scritta.
Raccontarla è un atto dovuto.

“Nei vari processi contro i nazisti responsabili di crimini contro l’umanità, primo fra tutti quello di Norimberga, mai nessuno si preoccupò di sentire la testimonianza di uno zingaro. Al processo di Gerusalemme, nonostante Eichmann si fosse dimostrato consapevole delle pratiche di deportazione degli zingari, il capo d’imputazione che riguardava questo argomento venne annullato. Nessun responsabile fu chiamato a rendere conto dello sterminio degli zingari.”

Pino Petruzzelli, dopo i reportages in forma di spettacolo dedicati al Marocco, all’Albania, al G8 di Genova e al Messico sta preparando una nuova serie di Portraits teatrali dedicati alla cultura Rom e Sinta e da oltre un anno è in viaggio per l’Europa sulle orme di queste Minoranze Etniche Linguistiche Europee attraverso Italia, Bulgaria, Albania, Francia, paesi dell’ex Yugoslavia e Turchia.

Il primo appuntamento è dedicato al genocidio dei Rom e dei Sinti durante il nazismo. Un genocidio che nasce dal pregiudizio e dal razzismo imperanti nella Germania degli anni trenta. A Berlino il dottor Robert Ritter, direttore del Centro di Ricerche per l’Igiene e la Razza dichiara che “gli Zingari risultano come un miscuglio pericoloso di razze deteriorate” e che “la question zingara potrà considerarsi risolta solo quando il grosso di questi asociali e fannulloni sarà sterilizzato”. La dottoressa Eva Justin rivela al modo accademico nazista, nella sua applaudita tesi di laurea, la presenza nel sangue dei Sinti e dei Rom di un gene molto, ma molto pericoloso: il gene dell’istinto al nomadismo, il terribile wandertrieb.
Lo spettacolo vuole essere un viaggio nella memoria alla scoperta di una pagina di storia che inspiegabilmente non trova spazio nei testi scolastici. Un genocidio dimenticato, così come dimenticati sono stati i risarcimenti dovuti a queste popolazioni perseguitate durante il nazismo.
Uno spettacolo carico di umanità e di amore per etnie, quelle Rom e Sinte, che nel corso degli anni più che essere sconosciute sono state misconosciute.

CENTRO TEATRO IPOTESI in collaborazione con TEATRO STABILE di GENOVA
e CENTRO CULTURALE “PRIMO LEVI”

ZINGARI: L’OLOCAUSTO DIMENTICATO

interpretazione, testo e regia
PINO PETRUZZELLI

Così la critica:

“… se è atroce quello che è accaduto, ancora più atroce sarebbe dimenticare: bisogna rammentare e far conoscere che nei lager accanto ai triangoli gialli di sei milioni di ebrei c’erano quelli rosa degli omosessuali, quelli rossi degli oppositori politici e quelli neri degli ‘arianissimi’ zingari che hanno pagato con più di mezzo milione di vittime il loro essere zingari.
Pino Petruzzelli dà vita a un canto civile e disperato contro una delle più orribili malattie dell’anima: il razzismo.”
(Magda Poli – Il Corriere della sera)

“E’ una storia meno nota del genocidio ebraico, per il carattere orale della cultura zingara e per la collocazione sociale molto subalterna; ma le tappe e i protagonisti sono più o meno gli stessi e l’ordine di grandezza della strage è sempre imponente, circa 500.000 vittime. Lo racconta lo spettacolo di Pino Petruzzelli interpretato dall’autore stesso. In questa sorta di orazione civile non vi sono scene né personaggi di finzione: Pino Petruzzelli ricostruisce davanti ad un leggio le vicissitudini dei Rom, dalla progressiva emarginazione medievale agli orribili esperimenti ‘medici’ subiti nei lager nazisti, alla beffa dei mancati risarcimenti dopo la guerra.
Si esce scossi, desolati, indignati. Ma, forse, con meno pregiudizi”
(Ugo Volli – La Repubblica)

“Una sola apertura all’ironia, nell’interrogativo sul perché di torture, cavie umane, camere a gas riservate ai Rom, di cui mai si riferisce né si chiede ragione alla giustizia umana: che il revisionismo storico – chiede con garbo Petruzzelli a metà spettacolo – consista proprio nel voler completare la documentazione e la presa di coscienza dell’Olocausto aggiungendo quel che da mezzo secolo si tace? Per il resto la chiave di lettura, interpretazione e regia, rifugge dall’effettismo; tende soltanto, con partecipe, stupefatto e teso narrare, a rappezzare, almeno con un ricordo teatrale, lo squilibrio e l’oblio di un genocidio.”
(Margherita Rubino – La Repubblica)

“… Zingari: l’olocausto dimenticato è uno spettacolo asciutto, rigoroso, solo parole… eppure coinvolgente, di intensa drammaticità. Un sasso nello stagno della nostra apatia esistenziale.” (Pier Antonio Zannoni – RAI 3 e RAI 2)

per informazioni
Paola Piacentini
Centro Teatro IPOTESI
via Piaggio, 28 – 16136 Genova
telefono 010.2721194 – cellulare 348 5723604
e-mail: teatroipotesi@tiscali.it

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Roma e il "piano nomadi", l’articolo apparso su Il Giornale

14 Dicembre 2005 Nessun commento


di RITA SMORDONI – IL GIORNALE, 6 dicembre 2005

È giallo sul Piano Nomadi del 2003 del Comune di Roma. Il Piano prevedeva 18 campi attrezzati e una spesa di 3,5 milioni di euro. Ma il capogruppo capitolino di An, Sergio Marchi, accusa: «Del piano non sappiamo nulla, non è mai arrivato in consiglio comunale. Tantomeno sappiamo qualcosa sui soldi spesi». Marchi sollecita il Prefetto ad applicare la legge Bossi-Fini anche ai rom della capitale: vanno espulsi tutti gli irregolari. Almeno 10mila nomadi di etnia romena e serba. La vicenda prende le mosse nel settembre 2003. Quando l’assessore alle politiche sociali, Raffaella Milano, annuncia la messa in regola dei campi rom. In luogo dei circa 30 sorti fino a quel momento, ne saranno attrezzati 18. Di fatto il Piano è già iniziato, – spiega il Comune – con la bonifica del campo di via di Salone e lo smantellamento del villaggio della Muratella. Il progetto è ambizioso. Sono 6.500 i rom censiti in quel momento dall’Ufficio speciale immigrazione. La metà circa, secondo la Milano, andranno in 12 campi attrezzati, superficie un ettaro, moduli abitativi prefabbricati, allacci idrici e fognari, scuola serale, ambulatorio, ognuno per non più di 250 persone. Tutte in regola con i permessi di soggiorno, e «disposte a un percorso lavorativo». L’altra metà, circa 3.500 rom, andranno invece in 6 aree di sosta temporanea, ognuna per 600 persone, con tende, roulottes, wc, fontanelle. In questo secondo caso la permanenza (12 mesi) è sottoposta a vigilanza permanente. Due di queste aree sosta sono in quel momento già operative: in via della Cesarina, e in via di Salone. E le localizzazioni dei campi attrezzati? Cinque, top secret, sono ancora da decidere. Altre 7 sono già stabilite: Tor de’ Cenci (XII Municipio), Gordiani (VII), Salviati 1 e 2 (V), Candoni (XV), Villa Troili (XVI), via Lombroso (XIX). Costo dell’operazione, circa 3 milioni e mezzo di euro in un triennio. A distanza di oltre due anni, di tutto ciò si sono perse le tracce. Villa Troili brulica di criminali. «Il piano non è passato in consiglio comunale – afferma Marchi -. È stato solo approvato da una delibera su responsabilità dell’assessore Milano. Il fatto che il consiglio comunale non abbia dato indirizzi nè autorizzato la spesa, pone problemi di legittimità. Sui campi nomadi si registra in queste settimane un grande attivismo di Veltroni. Probabilmente la maggioranza capitolina ha capito che i campi rom per la città sono un nervo scoperto e corre ai ripari scaricando i rom nei Municipi guidati dal centrodestra».
Nel 2003 i rom erano 6500, oggi sono 15mila. «La situazione è sfuggita di mano alla giunta- conclude Marchi -. Noi stimiamo che gli irregolari nei campi siano l’80 per cento. Delinquenti dediti allo spaccio, allo sfruttamento di bambini, clandestini. Sollecitiamo il Prefetto ad avviare il censimento nei campi, attraverso le forze di polizia, e ad applicare la Bossi-Fini».

Riferimenti: IL Giornale

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Alcune notizie "catturate" in rete, ad ognuno la libertà di commentare

14 Dicembre 2005 Nessun commento


13 dicembre 2005
Ragazzo rom morto in incendio, a giudizio Montaldo
Legale ex vicesindaco di Genova: sono atti dovuti

(ANSAweb) – GENOVA, 13 DIC – L’ex vicesindaco di Genova Claudio Montaldo, attuale assessore regionale alla sanita’, e’ stato rinviato a giudizio dal giudice per le udienze preliminari per la morte di un ragazzo rom di 14 anni nell’incendio di una baracca avvenuta il 14 marzo 2002 in un campo di Rivarolo. Il pubblico ministero ha accusato Montaldo di concorso in omicidio colposo e incendio colposo. Con Montaldo e’ stata rinviata a giudizio anche la direttrice dei servizi dell’assessorato alla vivibilita’ e alla sicurezza dei cittadini. L’avvocato dell’assessore ha sottolineato che la richiesta di rinvio a giudizio e il relativo rinvio a giudizio sono ‘atti dovuti’. ‘C’e’ stata negligenza da parte dei rumeni – dichiaro’ all’epoca Montaldo -: Noi avevamo posto loro condizioni di sicurezza semplici e rigorose per evitare pericoli. Ripetutamente Asl e uffici comunali sono intervenuti nel campo e per due volte abbiamo rimosso le baracche di legno e le bombole pericolose’. La vittima, Bujor Bruzli Sau, viveva con i suoi familiari in un’ex officina ferroviaria a Rivarolo, dopo che il suo gruppo era stato fatto sgomberare dall ex stabilimento della Mira Lanza. (ANSAweb)

Giovedì 8 Dicembre 2005 – Abruzzo
Bimbo rom salvato, il grazie del padre ai carabinieri

Loro stavano braccando uno scippatore, ma di fronte a quell?uomo con una creatura in braccio non hanno esitato a mollare la preda: «Marescià, mi aiuti, mio figlio sta male». A parlare, nella notte di Rancitelli, è un rom, F.D.R., uno di quelli che si sforza di condurre una vita normale. Il bambino, un anno appena, respirava a fatica ed era in preda alle convulsioni. La corsa verso l?ospedale ha rischiato di fallire su ponte Capacchietti, dove il piccolo ha avuto un arresto cardiaco. Ma la gazzella ha volato e i medici hanno fatto il resto. Così, ieri mattina c?è stata la liberatoria stretta di mano tra un padre immensamente grato e il maresciallo Giuseppe Giancola che, come dicono gli uomini con gli alamari, ha fatto solo il suo dovere.

‘I rom a S. Croce’
presentato il libro di Antonella Patete
2005-12-06 Altro Molise

Antonella Patete, don Antonio Mastantuono e il sindaco di S. Croce, Pasquale Marino ?I rom di Santa Croce di Magliano?: presentato nella sala consiliare di Santa Croce l?ottavo Quaderno de il Melograno. Una ricerca giornalistica e fotografica tra la comunità rom che da decenni vive e lavora nella zona, tra il rispetto della diversità culturale ed il desiderio di integrazione e solidarietà reciproci.
Lunedì 5 dicembre 2005, nella sala consiliare del Municipio di Santa Croce di Magliano, il Centro di Servizio per il Volontariato ?il Melograno?, ha presentato al pubblico il volume ?i rom di Santa Croce di Magliano?, ottava opera della collana ?i Quaderni de il Melograno?.
All?incontro hanno preso parte il Sindaco di Santa Croce, l?avv. Pasquale Marino, il Presidente del Centro di Servizio don Antonio Mastantuono, il delegato delle Caritas del Triveneto don Giovanni Sandonà, la giornalista Antonella Patete ed i ricercatori Giancarlo Cursi ed Ida Santarcangelo della Caritas Italiana, che hanno contribuito alla realizzazione del volume.
Protagonisti della serata, i rom di Santa Croce di Magliano, che il Sindaco Marino ha ricordato essere presenti in città da numerosi decenni, segno delle condizioni favorevoli che qui hanno trovato per abbandonare il nomadismo in favore di una stanzialità che dimostra anche l?apertura mentale e verso la diversità dei santacrocesi. Perché le differenze continuano ad esistere, non ha negato il primo cittadino, anche se nel corso degli anni sono andate sempre più assottigliandosi, verso una coesione reciproca rispettosa dellE diversità storiche e culturali.
Don Antonio Mastantuono ha ripercorso la storia del gemellaggio delle Diocesi del Triveneto con la comunità di Santa Croce, un legame nato durante il sisma del 2002, e che, nel tempo avvenire, è diventato sempre più solido. La ricerca sui rom, ha detto il Presidente del Centro di Servizio, vuole essere, allora, la prima pietra di un progetto che sogna una comunità scevra di conflittualità interna ed esterna. Una comunità cristiana disposta a mettersi in discussione, recuperando la parola di Dio che sveglia le coscienze degli uomini. Perché se c?è un confine, quello è solo il frutto dell?uomo, mentre ?abitare il confine? ? titolo della relazione di don Antonio ? significa abitare nel luogo dove le differenze si annullano e trionfa la solidarietà.
Antonella Patete, la giornalista che ha curato l?edizione del volume, ha raccontato la sua esperienza che l?ha portata ad entrare in contatto con la comunità rom di Santa Croce, un popolo, ha detto, che, pur conservando con orgoglio le proprie tradizioni, dopo anni di stanzialità non si differenzia affatto dai santacrocesi, facendone parte a pieno diritto.
Che, nonostante le difficoltà, si stia andando nella direzione giusta, è emerso dalla testimonianza personale dei rom, che ha creato un clima di sereno confronto con le istituzioni civili e religiose, mettendo a nudo le diversità culturali, i problemi del quotidiano dettati, al solito, dalla carenza di lavoro, ma anche il desiderio di vivere insieme ed in armonia.

MUNICIPIO ROMA III, IN GIORNATA MEMORIA RICORDARE ANCHE DISABILI GAY E ROM – Roma, 2 dicembre 2005 – (Adnkronos)
Il consiglio del municipio Roma III, nella seduta di oggi, ha approvato una risoluzione in cui si chiede al Parlamento italiano di modificare la legge sulla giornata della memoria, aggiungendo tra le categorie da ricordare come vittime dello sterminio nazista nei campi di concentramento, le persone disabili, gli omosessuali ed i rom.
Lo comunica il vice presidente del municipio Rolando Galluzzi, tra i promotori dell’iniziativa. ”E’ quanto mai opportuno ricordare soprattutto ai giovani – precisa Galluzzi -quell’immane tragedia e ricordare che 180.000 disabili furono sterminati dai nazisti e 400.000 sterilizzati perche’ ritenuti inferiori”. La Giunta del municipio assume l’impegno di dare grande risalto e diffusione al ricordo della Shoah e di tutte le altre vittime promovendo iniziative nelle scuole e nel territorio.
(Sci/Pn/Adnkronos)

Sabato, 19 Novembre 2005
VIGODARZERE
Allarme zingari alta l’attenzione davanti alle scuole

Altissima l’attenzione davanti alle scuole materne ed elementari di Vigodarzere e delle frazioni dopo il moltiplicarsi delle segnalazioni di gente sospetta, nello specifico zingari, aggirarsi nel pressi degli edifici scolastici intenti a filmare o fotografare gli alunni. Tanti i cartelli appesi all’ingresso delle scuole nei quali si legge: ‘per ragioni di sicurezza’ si prega di tenere chiusi i cancelli’. Le più vigili, ovviamente, le mamme, protese a captare anomalie, per poi, con un tam tam di voci, condividerle con altri genitori. Controlli eseguiti non solo dall’interno, ma anche al di fuori delle scuole dalla Polizia Municipale che si è immediatamente attivata.

REGGIO EMILIA, Mercoledì 14/12/2005
RICHIESTA DI UN PEDOFILO REGGIANO AL MINISTRO: “CASTRATEMI”

(Sesto Potere) – Reggio Emilia – 2 dicembre 2005 – In circa dieci anni ha stuprato 15 ragazzini, di età compresa tra gli 8 e i 14 anni. Ha confessato di avere abusato di tanti ragazzini, soprattutto zingari, che attirava nel suo camper, tra Reggio Emilia e Modena, promettendo loro di dargli dolci e soldi. Finché non è finito in manette.
Ed ora un 59enne di Reggio Emilia, residente a Novellara, tenuto, ha scritto al ministro delle riforme, Roberto Calderoli, per chiedere di essere sottoposto alla castrazione chimica.
“Dopo molti anni – ha scritto l’uomo – ho capito di essere malato e sono disposto a sottopormi, anche in via sperimentale, a qualsiasi tipo di cura pur di guarire”.
E’ stato lo stesso ministro Roberto Calderoli a renderlo noto, parlando del “blocco androgenico” e spiegando che “la cosiddetta castrazione chimica nei confronti di individui che si macchiano dei reati di violenza sessuale non è un approccio forcaiolo”, ma mira al contrario, a dare una risposta concreta “non solo al problema del singolo, ma anche a spezzare una inevitabile catena di violenza, dal momento che il soggetto tende a ripetere tali reati una volta libero”.(Sesto Potere)

MILANO: INCENDIO IN CAMPO NOMADI, BIMBO DI 4 MESI IN OSPEDALE
Milano, 12 dicembre (Adnkronos)

Un bimbo di 4 mesi e’ stato ricoverato all’ospedale Niguarda per ustioni e per intossicazione causati dal fumo e dalle fiamme di un principio di incendio nella baracca del campo nomadi di via Barzaghi a Milano. L’allarme e’ scattato pochi minuti prima delle 9 e sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e il personale del 118. Secondo le prime informazioni le condizioni del bimbo non sarebbero gravi. Ancora ignote le cause che hanno scatenato il principio di incendio nella baracca. (Gio/Pe/Adnkronos)

MILANO: MUSCARDINI (AN), PROPOSTA FERRANTE GHETTIZZA I NOMADI
Milano, 29 nov. – (Adnkronos)

”Basta con la ghettizzazione”. Con queste parole la deputata Cristiana Muscardini, coordinatore regionale di AN, commenta la proposta dell’ex prefetto di Milano Bruno Ferrante che ha chiesto spazi specifici per i nomadi che vivono in citta’.
”Con la proposta di creare piccoli villaggi per extracomunitari -replica Cristiana Muscardini- li condanna di fatto a non integrarsi nella societa’ nella quale hanno scelto liberamente di venire a vivere. An si batte perche’ in ogni quartiere siano presenti realta’ sociali, economiche e culturali diverse. Ferrante pensa a quartieri per ricchi e a quartieri per poveri?” (Red-Geo/Lr/Adnkronos)

Il Comune interviene a sostegno di un campo nomadi in Zona Industriale.
In fase di elaborazione un progetto per allaccio di acqua, fogne e luce su proposta della IV Circoscrizione. E’ lavvio di una politica dell’integrazione anche a Civitavecchia?

CIVITAVECCHIA ? Se il disagio sociale delle periferie sta provocando gravi problemi e difficoltà a molte amministrazioni comunali, vedi Bologna, a Civitavecchia, pur nella consapevolezza di contesti e situazioni profondamente differenti, sembrano profilarsi reazioni assai differenti da parte delle istituzioni. E? il caso della IV Circoscrizione, che ha predisposto un piano di riqualificazione per un campo nomadi situato in Zona Industriale. Si tratta di una situazione piuttosto particolare. In questo campo vivono da ormai diversi anni sei famiglie; sono cittadini italiani, con tanto di residenza a Civitavecchia, che, senza una abitazione e stanchi di aspettare una casa popolare, hanno deciso di vivere in roulotte, attestandosi in questa zona periferica della città. Le condizioni di vita sono ovviamente critiche, ma tutti sembrano affrontare le difficoltà della vita con estrema dignità. Al di là dei pregiudizi che inducono molto spesso la gente ad associare automaticamente la condizione di nomade a quello di delinquente, queste sei famiglie vivono in modo onesto; molti dei loro componenti lavorano, certamente arrangiandosi come possono, ed i loro figli vanno regolarmente a scuola negli istituti cittadini. Insomma, si tratta di un vero e proprio caso di emarginazione sociale, quasi totalmente sconosciuto alla città. Ed è per questo che il Presidente della IV Circoscrizione Giancarlo Farini ha pensato ad un intervento di recupero di questo piccolo campo nomadi. Si è recato sul posto insieme al consigliere circoscrizionale Stefano Ballottari e al geometra del Comune Walter Petretto, ha parlato con le famiglie, ha preso visione dei problemi e della situazione ed ha riferito il tutto al Commissario Prefettizio Angelo Di Caprio, il quale ha dato parere positivo alla proposta di un intervento di recupero.
. Il primo passo, insomma, di una azione di solidarietà e integrazione che dovrebbe caratterizzare come obiettivo prioritario qualunque amministrazione comunale. Marco Galice