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I Tarocchi e le popolazioni sinte e rom

29 Dicembre 2005


Una delle tesi sull’origine dei tarocchi è quella che siano stati portati in Europa dalle popolazioni Sinte e Rom.

La Papessa, la saggia sacerdotessa in trono avvolta dal manto porpora e azzurro, simbolo di crescita interiore, intuito e deduzione; il Bagatto, che con suoi misteriosi ferri del mestiere predice una nuova impresa e nuovi affari; il Carro, trainato dai due cavalli, prevede il trionfo; la Torre, costruita per vanità ed ambizione, con il suo crollo preannuncia un pericolo imminente: i misteriosi ventidue Arcani Maggiori dei tarocchi, affiancati dai cinquantasei Arcani Minori, da secoli prevedono, suggeriscono, mettono in guardia chi chiede loro un responso. Mescolando simboli laici a quelli ecclesiastici, tradizione pagana e cristiana, suggestioni colte e popolari, la simbologia dei tarocchi racchiude un universo intero che è da sempre alla base del loro successo.

A questo gioco dal fascino immortale, i Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico a Siena dedicano la mostra ?Tarocchi, arte e magia?, aperta al pubblico fino al 23 gennaio, tutti i giorni dalle ore 10 alle 18.

Un?esposizione, questa, che rinnova il lungo e continuo legame che la cultura italiana ha intrecciato, attraverso i secoli, con questa pratica divinatoria: una lunga tradizione che vede apparire il gioco dei tarocchi nel 1440 a Milano, presso la corte dei Visconti.
I tarocchi appaiono dopo pochi anni dall’arrivo delle prime famiglie di Sinti e Rom nell’Italia del Nord (1422, cronaca di Bologna)

L?esposizione, divisa in sette sezioni racconta, attraverso documentazioni originali, la storia di questo famoso gioco di carte. Tra opere assolutamente uniche, datate dal XV al XX secolo, stampe di celebri incisori rinascimentali e barocchi (come Dürer, Goltzius, Picart), antichi libri illustrati (fra cui i più importanti trattati di iconologia rinascimentale), carte dipinte a mano o in avorio, antiche cassette portacarte, arazzi, antichi testi esoterici e manoscritti e una ricca documentazione sulle leggi riguardanti il gioco dei tarocchi e l?azzardo, scorre il magico percorso espositivo, scandito dalla presenza di imponenti scenografie di carattere simbolico, fra cui quell?Ermete Trismegisto che ritroviamo nella tarsia marmorea del pavimento del Duomo di Siena, realizzata da Giovanni di Stefano fra il 1487 e il 1489.

Il viaggio all?interno del misterioso mondo dei tarocchi inizia con la sezione ?L?Armonia Celeste?, in cui vengono indagati i contenuti etici delle carte legati alla Scala Mistica cristiana medievale, per poi concentrarsi sul simbolismo allegorico delle figure nella sezione ?Le Allegorie dei Tarocchi?. Le componenti ermetiche che subentrarono nell?iconografia delle carte nel tardo Quattrocento vengono presentate in ?Il Divino Ermete?, presentando il parallelismo simbolico di alcune figure di tarocchi con quelle delle tarsie pavimentali del Duomo di Siena ed evidenziando, così, il ruolo della filosofia ermetica sulle variazioni iconografiche dei tarocchi avvenute nel XVI secolo.

L?esposizione prosegue con la sezione ?Il Libro di Thot?, in cui viene presentata al visitatore quell?interpretazione settecentesca che affermava l?origine egizia della simbologia dei tarocchi, mentre in ?Tarocchi e Cartomanzia? si evidenzia il pensiero che legò i tarocchi al mondo dell?esoterismo e della divinazione ottocentesca. Nell?ultima sezione (?I Tarocchi degli Artisti Contemporanei?) sono esposte opere di importanti maestri d?arte, fra cui Renato Guttuso e Franco Gentilini.

Al di là delle leggende, delle credenze o delle realtà locali, le origini dei tarocchi restano controverse e incerte, al punto che nessuno è mai stato in grado di stabilire con assoluta certezza dove e quando queste carte siano comparse per la prima volta. Numerosi sono i pareri discordanti che attribuiscono al gioco le radici più lontane.

Siena, 22 dicembre (Adnkronos Cultura)

Riferimenti: LA STORIA E L?ARTE DELLE MISTERIOSE CARTE DIVINATORIE

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  1. Nino
    29 Dicembre 2005 a 21:02 | #1

    La speranza è sempre quella che l’anno nuovo sia migliore di quello che va via. Felicissimo 2006.

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