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Archivio Dicembre 2005

AUGURI

31 Dicembre 2005 Commenti chiusi


Sucar Drom deltomi ia Lacio Bers che kroll

Sucar Drom augura a tutti Buon Anno

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a Caserta i Rom sono senza luce e acqua

30 Dicembre 2005 Commenti chiusi


Riceviamo da ?Romano Lil?
circolare telematica dell?Opera Nomadi Nazionale.
Per iscriversi scrivete a: romanolil@libero.it

MANCANO ACQUA E LUCE AL ?CAMPO? DI S.MARIA (CE)

Una protesta ?civile?
S. Maria C.V.(Caserta). L?Opera Nomadi minaccia una protesta esemplare. ?Le iene della Tv sono state avvertite. Se Capua non darà l?acqua ai Rom la presidente O.N. andrà a vivere in roulotte?, scrive l?Opera Nomadi di Caserta in un comunicato inviato ai giornali, ed alle autorità preposte, in data 28 dicembre. ?Aspettiamo una risposta positiva entro alcuni giorni. Se non danno l?acqua e sistemano la luce? andrò a dormire con Sevlika Sejfulah? dichiara Nadia Marino.

10 famiglie di Rom sono state trasferite in un’area attrezzata di S.Maria C.V., Caserta, la vigilia di Natale, ma sono senza acqua, senza riscaldamento, senza servizi igienici e senza luce.

Cronaca dei fatti

Un container con servizi igienici del valore di 25mila euro giace inutilizzato nel campo attrezzato dal comune di S. Maria C.V. in via Parisi, al confine col comune di Capua, che nega l?allaccio della fornitura idrica. I Rom chiedono di potersi lavare e di utilizzare i tanto agognati bagni. Il commissario prefettizio di Capua, dottor Provolo, ha revocato il permesso di utilizzare l?acqua con motivazioni sconosciute adducendo, all?incontro con l?Opera Nomadi, di dover aspettare il nuovo sindaco. ?Non ha pieni poteri un commissario prefettizio?? ribatte l?associazione. L?allacciamento idrico sarebbe stato pagato dal comune di S. Maria anche per il cantiere contiguo: l?inizio dei lavori, finanziati dalla regione Campania, per la costruzione degli alloggi dei baraccati, è previsto tra pochi giorni. Il campo attrezzato è situato in aperta campagna ed è più conveniente, per vicinanza, la fornitura idrica di Capua. L?Opera Nomadi (forte del preziosissimo aiuto del vescovo Raffaele Nogaro), ha già sollevato la questione in un incontro col gentilissimo questore Papa. Oggi chiede anche al signor Prefetto (massima autorità in materia d?igiene collettiva e di pericolo d?epidemie) e ai vertici dell?Asl competente, d?intercedere affinché per una dozzina di famiglie possa finire l?incubo. L?O.N. non vuole credere alle voci di corridoio che parlano di pressioni politiche da parte dei residenti (del partito di F.I.) di alcune villette situate in un?area vicina al campo attrezzato.

LA STORIA

Alla vigilia di Natale sono stati sgomberati dal plesso scolastico di via Galatina, a S.Maria, le dieci famiglie rom che vi avevano trovato ospitalità dopo l?incendio divampato nel campo nomadi di via Olanda il 30 dicembre 2004: provenienti dall?ex Jugoslavia, vi erano stanziati da ormai 20 anni. Dovevano essere trasferiti nel campo attrezzato di via Parisi dopo un anno. Ma il trasloco è stato anticipato per la rottura del bagno dell?ex scuola di via Galatina che ha reso inagibile la struttura. Il ?campo? sorge in prossimità del cantiere edile, su terreno comunale, in cui dovrebbero partire, quanto prima, i lavori per la costruzione di due palazzine per l?alloggio delle famiglie rom: la protezione civile vi ha portato una dozzina di roulotte. L?O.N. chiede che siano revisionate perché ci piove dentro: ?Si aprono al vento come sfogliatelle? segnalava Nadia Marino il 16 dicembre scorso. Il contatore dell?energia elettrica è stato intestato ad un?italiana ospite dei Rom, ma ad oggi alimenta solo due lampioni. Nelle roulotte fa freddo in assenza di stufe elettriche. Diversi bambini hanno contratto l?influenza. Il campo ospita tre neonati, 25 bambini, tre donne incinte, due disabili gravi, uno con gamba amputata (tutti quindi in diritto del permesso di soggiorno). Senza l?allacciamento idrico resta inutilizzabile il container con bagni, docce e W.C.

L?Opera Nomadi chiede

?Ringraziamo il sindaco Vincenzo Iodice, che per l?energia elettrica alle roulotte, si è impegnato a provvedere?, spiega Nadia Marino. ?L?ingegnere Antonio Ruberto del settore urbanistica comunale sostiene che a giorni si avrà il cavo montato in sicurezza e che per legge non si può negare l?acqua ad un cantiere edile che ne ha fatto formale richiesta?. L?O.N. chiede al comune di S.Maria di pagare le bollette dell?Enel come avviene in tutta Italia nei campi nomadi attrezzati dagli Enti Locali. L?O.N. chiede tre cassonetti urgenti per i rifiuti. Sollecita per l?ennesima volta l?acquisto di un pulmino per il trasporto scolastico (il campo è lontanissimo dalla scuola). Chiede la chiave della sua sede, già assegnata in via Galatina, per avviare i corsi di alfabetizzazione sospesi. L?O.N. invita, infine, i signori giornalisti e il commissario Provolo di Capua a visitare il campo (magari (magari provvisti di caramelle, previa telefonata per la localizzazione) ed augura loro un felice anno nuovo.

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Donne DS Cremona: Fondi per sostegno culturale bimbi Rom della Casa Carità

30 Dicembre 2005 2 commenti

Compiere un gesto di solidarietà in memoria di Fiorella Ghilardotti.

Con questo spirito le donne della Federazione di Cremona dei Democratici di Sinistra hanno aperto una sottoscrizione di fondi finalizzata a dare sostegno al Progetto “Fiorella”.

“E proprio denominato così – afferma la consigliera provinciale Cristina Manfredini che con Stefana Mariotti si sta facendo carico di promuovere l’iniziativa -”. Si tratta infatti di garantire un percorso di mediazione culturale di integrazione ad un gruppo di bambini e giovani Rom romeni, ospiti della Casa della carità di Don Colmegna a Milano.

“Intendiamo in questo modo garantire una spalla cremonese all’iniziativa messa in campo da famigliari e amici di Fiorella Ghilardotti, in ricordo della sua tenacia nel combatterete discriminazioni e nell’aiutare i più deboli – continua -”.

“Il messaggio – conclude – che parte da Cremona e dalla sua provincia è: siamo anche noi amiche di Fiorella e amiche della solidarietà. Ricordarla è un dovere”.

Nata a Castelverde nel 46, si è spenta il 13 settembre 2005. Segretaria della Cisl milanese, presidente della Regione Lombardia, due volte europarlamentare, è stata particolarmente attiva nell’ambito delle politiche femminili e del lavoro, e per tutti esempio di passione politica e impegno civile.

Il Progetto “Fiorella” per la Casa della Carità di Milano è articolato: aiutare i bimbi nell’inserimento scolastico, creare un doposcuola, occasioni di scambio culturale e attività di svago, danza, musica, teatro, nonché di educazione alla legalità, di accompagnamento legale e sanitario.

Chi fosse interessato a dare una mano può sostenere il Progetto “Fiorella” con un versamento a favore della “Casa della Carità -Progetto Fiorella: c/c 386037 – ABI 2008 – CAB 1600 – CIN Z Unicredit Banca Ag 200 Piazza Cordusio – 20123 Milano.

Oppure, può portare direttamente il proprio contributo in riferimento a “Progetto Fiorella” presso la Federazione Ds Cremona Via Volturno, 38 26100 Cremona. Tel. 0372/49591 – Fax 0372/457736.

Cremona, 29 dicembre 2005

Riferimenti: Il Progetto Fiorella

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I Tarocchi e le popolazioni sinte e rom

29 Dicembre 2005 1 commento


Una delle tesi sull’origine dei tarocchi è quella che siano stati portati in Europa dalle popolazioni Sinte e Rom.

La Papessa, la saggia sacerdotessa in trono avvolta dal manto porpora e azzurro, simbolo di crescita interiore, intuito e deduzione; il Bagatto, che con suoi misteriosi ferri del mestiere predice una nuova impresa e nuovi affari; il Carro, trainato dai due cavalli, prevede il trionfo; la Torre, costruita per vanità ed ambizione, con il suo crollo preannuncia un pericolo imminente: i misteriosi ventidue Arcani Maggiori dei tarocchi, affiancati dai cinquantasei Arcani Minori, da secoli prevedono, suggeriscono, mettono in guardia chi chiede loro un responso. Mescolando simboli laici a quelli ecclesiastici, tradizione pagana e cristiana, suggestioni colte e popolari, la simbologia dei tarocchi racchiude un universo intero che è da sempre alla base del loro successo.

A questo gioco dal fascino immortale, i Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico a Siena dedicano la mostra ?Tarocchi, arte e magia?, aperta al pubblico fino al 23 gennaio, tutti i giorni dalle ore 10 alle 18.

Un?esposizione, questa, che rinnova il lungo e continuo legame che la cultura italiana ha intrecciato, attraverso i secoli, con questa pratica divinatoria: una lunga tradizione che vede apparire il gioco dei tarocchi nel 1440 a Milano, presso la corte dei Visconti.
I tarocchi appaiono dopo pochi anni dall’arrivo delle prime famiglie di Sinti e Rom nell’Italia del Nord (1422, cronaca di Bologna)

L?esposizione, divisa in sette sezioni racconta, attraverso documentazioni originali, la storia di questo famoso gioco di carte. Tra opere assolutamente uniche, datate dal XV al XX secolo, stampe di celebri incisori rinascimentali e barocchi (come Dürer, Goltzius, Picart), antichi libri illustrati (fra cui i più importanti trattati di iconologia rinascimentale), carte dipinte a mano o in avorio, antiche cassette portacarte, arazzi, antichi testi esoterici e manoscritti e una ricca documentazione sulle leggi riguardanti il gioco dei tarocchi e l?azzardo, scorre il magico percorso espositivo, scandito dalla presenza di imponenti scenografie di carattere simbolico, fra cui quell?Ermete Trismegisto che ritroviamo nella tarsia marmorea del pavimento del Duomo di Siena, realizzata da Giovanni di Stefano fra il 1487 e il 1489.

Il viaggio all?interno del misterioso mondo dei tarocchi inizia con la sezione ?L?Armonia Celeste?, in cui vengono indagati i contenuti etici delle carte legati alla Scala Mistica cristiana medievale, per poi concentrarsi sul simbolismo allegorico delle figure nella sezione ?Le Allegorie dei Tarocchi?. Le componenti ermetiche che subentrarono nell?iconografia delle carte nel tardo Quattrocento vengono presentate in ?Il Divino Ermete?, presentando il parallelismo simbolico di alcune figure di tarocchi con quelle delle tarsie pavimentali del Duomo di Siena ed evidenziando, così, il ruolo della filosofia ermetica sulle variazioni iconografiche dei tarocchi avvenute nel XVI secolo.

L?esposizione prosegue con la sezione ?Il Libro di Thot?, in cui viene presentata al visitatore quell?interpretazione settecentesca che affermava l?origine egizia della simbologia dei tarocchi, mentre in ?Tarocchi e Cartomanzia? si evidenzia il pensiero che legò i tarocchi al mondo dell?esoterismo e della divinazione ottocentesca. Nell?ultima sezione (?I Tarocchi degli Artisti Contemporanei?) sono esposte opere di importanti maestri d?arte, fra cui Renato Guttuso e Franco Gentilini.

Al di là delle leggende, delle credenze o delle realtà locali, le origini dei tarocchi restano controverse e incerte, al punto che nessuno è mai stato in grado di stabilire con assoluta certezza dove e quando queste carte siano comparse per la prima volta. Numerosi sono i pareri discordanti che attribuiscono al gioco le radici più lontane.

Siena, 22 dicembre (Adnkronos Cultura)

Riferimenti: LA STORIA E L?ARTE DELLE MISTERIOSE CARTE DIVINATORIE

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Tributo a Django Reinhardt

28 Dicembre 2005 Commenti chiusi


L’Umbria Jazz Winter (edizione invernale dell’Umbria Jazz Festival) ha deciso di celebrare la figura del chitarrista sinto Django Reinhardt. Un genio.
Il chitarrista Django Reinhardt (1910-1953), è stato il sinto più famoso del Novecento. E? stato il musicista simbolo per la generazione degli zazou, i talebani dello swing, gli intellettuali parigini che si riunivano come carboneria nelle cave, i locali sotterranei dove potevi ascoltare Reinhardt e il suo quintetto che si fregiava di Stephane Grappelli, violinista sublime e maestro di buone maniere per Django, che fino alla fine si ostinò a non voler scrivere, neanche la propria firma.

Django aveva la faccia e i modi di un visir, baffi ben arrotati e una mano con due sole dita a potersi muovere sulla tastiera della chitarra. Il resto della mano era andata in fumo.
La storia è strappalacrime, ed è degna del miglior Jacques Demy: Django era un banjoista giovane e scavezzacollo, passava le serate nelle bettole di Port de Clignancourt, tornava tardi, tardissimo, chiedeva ad un taxi di riportarlo nel suo “campo”.
La moglie di Django dormiva in una carovana, per non svegliarla Reinhardt, che intanto il suo banjo lo aveva scordato nel taxi, con le mani libere si faceva largo nella stessa carovana, cercando una candela, trovandola, cadendoci sopra.
I fiori di cellophane messi lì in onore alla patrona iniziarono a prendere fuoco. Mise in salvo sua moglie, lui si riparò sotto una coperta. La sua mano tenne stretta la coperta, troppo. Tanto che tutta la mano bruciò.

“Zingaro” e handicappato, ci mancava pure questa, la società maggioritaria (in senso numaerico) avrebbe confinato Django negli angoli a chiedere l’elemosina.
E invece Django Reinhardt è rinato e al posto di un banjo sordo e pesante è passato alla chitarra. Un miracolo inspiegabile, la sua mano avvizzita si fece complice di un?artigianato musicale sublime: gli accordi che gli ingolfano la testa, tutta la musica, si concentra su due simulacri di dita scampate a un falò.

Qui inizia la leggenda. Django a vederlo nei filmati d?epoca commuove, ma non è un frignare di pietà. E? qualcosa che ha a che fare con un orgoglio collettivo, che esonda da categorie razziali e scemenze etniche. Lo guardi nei filmati che ciondola avanti e dietro, come un cantore di sinagoga, che guarda il pubblico con gli occhi di uno che è appena arrivato in un bordello, palpebre semichiuse fra divinazione, pathos e sonno.

Quei tempi di solare, indisturbato, clamoroso successo non svanirono, anzi più Django se la tirava e più suonava. Persino in America, lui sinto manouche, si permise di far valere il proprio cipiglio: arrivò in ritardo alla Carnegie Hall, il tempio della musica, arrivò senza chitarra, convinto che un po? tutti avrebbero fatto a gara per regalargliene una.
Ma New York non era Parigi.

Poi quell?insolenza, temperata dal tempo, pian piano lo trasforma in un animale da sottobosco, rintanato in una roulotte in riva al fiume. Questa volta a dipingere. Donne nude, cosce, labbra, braccia, caviglie, particolari seduttivi. Il popolo sinto non gradisce. Lui se ne infischia. Dei suoi quadri non si è saputo più nulla, qualcuno giura fossero belli come la sua musica.

L?espressionismo di un popolo tutto concentrato in note o in grumi di colore, non è poi tanto importante. Se ne morì, Django, solo e malinconico, poco più di cinquant?anni fa, lasciando ai suoi eredi sinti una musica profondamente mutata, divenuta orgogliosa delle proprie radici. Oggi una schiera di impetuosi musicisti recuperano la musica sinta manouche.

UJW mette così in scena con memoria e affetto un progetto in due serate coinvolgendo mercoledì 28 l?alsaziano ?fenomeno della chitarra? Bireli Lagrene, figlio di musicisti sinti e verace divoratore della musica di Reinhardt che nel ?93 ha vinto il Django d?Or, e giovedì 29 Christian Escoudé, uno dei più grandi jazzmen europei che suona la chitarra da quando aveva 10 anni, vanta un?infinita serie di prestigiose collaborazioni, tra cui un ottetto con quattro chitarristi e un disco dedicato a Django con un sfondo di orchestra d?archi. La prima serata si avvale anche delle chitarre di Winterstein, Schmidt, Debarre, Rosenberg, il sax di Franck Wolf, il basso di Diego Imbert, il violino di Didier Lockwood. Alla seconda serata prenderanno parte Laya, Lagrene, Taylor per quanto riguarda le chitarre, Niculescu al violino, Boussaguet al basso e Azzola alla fisarmonica.

Riferimenti: il programma ufficiale

PRINGIARASMI

28 Dicembre 2005 1 commento


Il progetto pringiarasmi (conosciamoci, in lingua sinta) intende arricchire la città di Mantova con il patrimonio musicale delle culture rom e sinte. Crediamo la conoscenza delle tradizioni musicali millenarie di queste popolazioni una modalità capace di dialogare con le altre culture esprimendo la propria identità.
Intendiamo il dialogo come interazione con le diverse realtà culturali della nostra città, facendo uscire dal ?ghetto? una cultura musicale ricca e preziosa.
Nell’Europa centrale ed orientale la musica rom è, ancora oggi, apprezzata ed ascoltata. La fama dei suonatori rom risale alla Persia dell’anno Mille. Poco dopo il loro arrivo in Europa, alla fine del ’400, i Sinti spagnoli suonatori di liuto erano presenti alla corte d’Aragona. Nei decenni successivi, si segnalano presenze nelle corti di Boemia ed Ungheria e della Transilvania.
Nel ’500, ci sono testimonianze di alcuni rom che suonavano per i signori turchi che allora occupavano gran parte dell’Ungheria. Altri suonavano nelle corti dei nobili ungheresi, che invece resistevano all’invasore. Suonavano alla maniera turca e sotto l’influenza dei magiari, suonavano la cetra ed il cimbalo.
Ovviamente, i suonatori apprendevano e rielaboravano elementi delle culture musicali con cui venivano a contatto: per cui nelle musiche sinte e rom, si possono rintracciare elementi arabi e tecniche di orchestrazione ed armonizzazione che invece sono tipicamente occidentali.
Alla fine del XVI secolo, la tipica orchestra rom era composta da due violini, un contrabbasso ed un cimbalo (uno strumento a corde percosso da due martelletti).
Nei secoli successivi, il ’600 ed il ’700, il successo e la fama dei suonatori rom e sinti diventò enorme: richiesti nelle feste pubbliche ed in quelle private, nelle nozze di paese e nelle osterie, nei villaggi dei contadini e nei palazzi dei signori.
Nel 1751, il conte ungherese Francesco di Galantha accordò a cinque vassalli rom il titolo di ‘musicisti di corte’, che valeva molti privilegi, a partire dall’esenzione dalle tasse e dalle corvèe.
Barna Mihhàly, violinista del conte Emerich Csàky, ebbe fama duratura e fu soprannominato l’Orfeo ungherese. Il cimbalista Simon Banyak era molto apprezzato dall’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo.
Le orchestre rom attraversavano l’Europa centrale ed orientale, suonando nei villaggi o in occasioni ufficiali, come l’incoronazione di Presburgo del 1808, dove Maria Luisa divenne regina d’Ungheria.
I musicisti sinti e rom erano generalmente considerati migliori degli altri: nell’800 erano ritenuti i conservatori delle musiche nazionali, una sorta di memoria storica musicale: per esempio, nelle tradizione rom rimane il canto di Rakòczi, una rievocazione della rivolta ungherese del 1702, contro gli Asburgo. Il canto fu in parte trasformato da Janos Bihari e divenne la Marcia di Rakòczi, l’inno nazionale ungherese.
Prosper Mérimée descrisse, durante il suo soggiorno a Pest del 1854, una festa con arie ungheresi suonate da rom: “[Fanno] perdere la testa alla gente del paese. Comincia con qualche cosa di molto lugubre e finisce con una gaiezza folle che conquista tutto l’uditorio, il quale batte i piedi, spacca i bicchieri e balla sulle tavole” (cit. in Vaux de Foletier, 1977, p.143).
“Des Bohemiens et leur musique en Hongrie” è il titolo del libro che Franz Liszt dedicò alla musica rom: “l’Ungheria”, scrive Liszt “può dunque, a buon diritto reclamare come propria quell’arte, nutrita del suo grano e delle sue vigne, maturata alla sua ombra e al suo sole, acclamata dalla sua ammirazione, ornata, abbellita, nobilitata grazie alla sua predilezione ed alla sua protezione, e così ben collegata con i suoi costumi che richiama i più intimi, i più dolci ricordi di ogni ungherese” (F. Liszt, 1859).
Il celebre musicista scrisse dell’interdizione che i musicisti appartenenti alla società maggioritaria (in senso numerico) provarono ascoltando intervalli e modulazioni che venivano considerati come sbagli dall’armonia europea; più tardi, furono conquistati “dall’asprezza, dalla libertà e dalla ricchezza dei ritmi, dalla loro molteplicità e duttilità”.
Altri riconoscimenti vennero nel secondo Ottocento, quando celebri orchestre sinte giravano la Francia ed i paesi limitrofi, ottenendo un successo che provocò il moltiplicarsi di mediocri imitatori.
Intanto, le orchestre si arricchiscono di nuovi strumenti: il tamburino, la chitarra, il ‘naiu’ (flauto di Pan), la ‘cobza’ (un mandolino a nove corde); le voci accompagnano sempre più spesso le esecuzioni strumentali.
Nascono i cori rom, specialmente in Ungheria ed in Russia: il marchese de Custin, in viaggio attraverso la Russia del 1839, raccontò del “canto selvaggio e appassionato” dei cori rom di Mosca. Molte famiglie di cantori fanno fortuna ed entrano nell’alta società.
Nell’Italia meridionale, i Rom fabbricavano e suonavano lo ‘scacciapensieri’ (un cerchio di ferro con una lamina che vibra a contatto con i denti), che in Campania è ancora oggi chiamato ‘tromba degli Zingari’.
La musica rom e sinta è stata apprezzata soprattutto nell’Europa orientale. Lentamente, però, si diffonde anche nella parte occidentale: tra i musicisti, Rameau inserì “L’Egiptienne” nelle ‘Nuove suites di pezzi per clavicembalo’; nel Carnevale di Venezia, Campra mise la “Canzone delle Zingare”; altri musicisti più noti si sono ispirati a temi romanè: Beethoven, Haydin, Shubert, Brahms. Si diceva che uno dei figli di Johann Sebastian Bach suonasse il violino con i Rom.
L’altro filone della musica rom e sinta, quello spagnolo, è diventato universalmente noto solo in tempi relativamente recenti. Nel XIX secolo si impose il flamenco, fusione di musica andalusa e sinta, basato sul ‘cante jondo’ (canto profondo). I musicologi vi hanno individuato anche elementi orientali, arabi ed ebraici.
“Per la maggior parte dei casi” scrive ancora Franz Liszt, “i dilettanti europei, gli insegnanti di musica e soprattutto i maestri dei conservatori cominciarono a non capire nulla di codesto sistema, per il quale ci si immerge, con un tratto brusco, nel fluido immateriale che la musica sprigiona in tratto così intenso. Non tutti possono capacitarsi di come un uomo ragionevole possa passare senza preambolo alcuno da una tonalità di un sentimento, rappresentata in arte da una tonalità musicale, in quella che è la sua opposta; e che possa passare d’un tratto da una forma all’altra, con cui la prima non ha nesso, così come il Rom si getta da uno stato d’animo ad uno contrario, senza alcun perché, senza aspettare la lenta decrescenza del primo sentimento e la successiva formazione del nuovo” (F. Liszt, 1859).
Le parole di Liszt spiegano l’elemento essenziale della musica rom: il ritmo, il passaggio fluido e libero attraverso tempi diversi; la linea melodica è delicata e si incrocia con perifrasi e arpeggi, scale furiose ed improvvisazioni. Tutto ispirato dal sentimento e dalla spontaneità, ma anche da una grande sapienza. L’orchestra è sempre affiatata, le forme musicali subiscono l’influenza dei vari paesi in cui i Rom e i Sinti soggiornano ma, nello stesso tempo, sono una rielaborazione originale; gli strumenti più usati sono il violino, la chitarra, e la fisarmonica; poi il clarino, gli ottoni, il violoncello ed il contrabbasso in Ungheria, le nacchere in Spagna, il tamburello in Turchia, il flauto in Russia e la zampogna in Gran Bretagna.

Oggi le musiche rom riempiono con sempre maggiore irruenza le strade d’Italia col suo universo di emozioni e suggestioni.
Spesso ridotte a musiche da mendicanti e come tali trattate le musiche rom hanno pervaso, come abbiamo visto, la storia musicale dell’occidente senza che ne resti memoria, da Liszt, Brahms, Schubert, Ravel, Debussy, Dvorak, per finire a Goran Bregovich.
E’ una musica dai tratti dissonanti, malinconici, ribelli, ma allo stesso tempo una musica viva, briosa, piena di ritmi incalzanti e di vita.
Nell’Europa Unita la musica rom è simbolo spesso di emarginazione con i musicisti che suonano regalando sprazzi di colore e gioia a città grigie fino a quando la sorveglianza non li blocca: rischiando maltrattamenti e il sequestro degli strumenti musicali.
Il progetto pringiarasmi tende a far conoscere le musicalità rom offrendo dignità ad un?arte ancora misconosciuta nella nostra realtà culturale mantovana.
La progettualità inizierà il 1 dicembre 2005 e terminerà, per questa prima annualità sperimentale, il 31 dicembre 2006.
Il progetto pringiarasmi prevede l?assunzione di un musicista rom che con la propria arte sappia mettere in relazione le culture e le persone, attraverso concerti e la preparazione di un cd musicale.
L?obiettivo che ci poniamo, questo primo anno, è di preparare un cd musicale da pubblicare successivamente con la collaborazione anche dell?ARCI Provinciale.
Inoltre, saranno organizzate serate tematiche di conoscenza delle culture sinte e rom con la partecipazione del musicista rom, coinvolto nel progetto.

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i MOKEN e lo tsunami

27 Dicembre 2005 3 commenti


A un anno dallo tsunami il governo tailandese ha organizzato per l’anniversario cerimonie grandiose sulle spiagge di Patong e di Khao Lak, invitando i parenti di chi ha perso la vita nei resort a cinque stelle a partecipare numerosi. In 1.900 su 7000 sono venuti. Ministri e personalità sembrano voler dire al mondo ?tornate a soggiornare, tornate a portar soldi?, mentre i parenti si stringono in preghiera nel ricordo di chi non c’è più.

Volano nel cielo le lanterne bianche, brucia l’incenso e si accendono candele anche nelle cerimonie alternative, quelle organizzate dai dimenticati dello Tsunami, come i moken, gli “zingari del mare” senza patria e senza diritti. I monaci che hanno aiutato queste comunità escluse dai risarcimenti governativi, hanno benedetto il rito di antiche tradizioni. Nella speranza di allontanare gli spiriti maligni e riappacificarsi con l’elemento in cui da secoli vivono, hanno lasciato andare in acqua una barca colorata piena di offerte. Desiderano che il mare torni a dar sostentamento con la ripresa del mercato della pesca.

In questi giorni ci siamo imbattuti in diversi articoli su queste popolazioni, i Moken, che vengono anche denominate gli “zingari del mare”.
Naturalmente sono state escluse dai risarcimenti come avete potuto leggere.
Di seguito alcune informazioni su queste popolazioni.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

I MOKEN, che sono chiamati anche Selong, ma sono nondimeno noti coll’appellativo di zingari del mare, abitano nell’areale compreso tra le coste meridionali di Birmania e Indonesia, localizzandosi prevalentemente sull’arcipelago Mergui. Il soprannome zingari del mare deriva dal fatto che le popolazioni Moken trascorrono quasi tutto l’anno migrando alla maniera nomade da un’isola all’altra su delle barche, vivendo grazie alla raccolta di frutti di mare, ma soprattutto grazie alla pesca. Usualmente essi si stabiliscono sulla terraferma, ovviamente, solo nella stagione dei monsoni. Anticamente, nei periodi trascorsi a terra, le attività prevalenti dei moken erano il commercio coi mercanti cinesi e la caccia; ultimamente, però, i moken nelle loro soste a terra vengono solamente sfruttati e la caccia non è più possibile al giorno d’oggi. Inoltre, la diffusione dell’oppio tra questa popolazione operata proprio dai mercanti cinesi ha causato un abbrutimento delle persone; in relazione a questo fatto la situazione dei moken si fa di anno in anno sempre più critica, infatti le autorità della Birmania costrinsero questo popolo a stabilizzarsi sulla terraferma, ed i moken furono costretti a fuggire nei pressi dell’isola thailandese di Phuket. Il governo della Thailandia strinse accordi con più tour operator in relazione ad escursioni nei vari arcipelaghi, coinvolgendo quindi anche le popolazioni moken; ciò ha causato uno snaturamento delle abitudini di vita. Inoltre la situazione dei moken rimasti in Birmania è peggiorata perchè essi sono spesso stati trasformati in fenomeni da baraccone. I moken nomadi hanno una religione basata sulla cerdenza nell’esistenza degli spiriti e sulle pratiche sciamaniche.

Nel mare delle Andamane , al largo della costa birmana, alcune centinaia di famiglie vivono su piccole barche di legno chiaro insieme a cani, polli e ogni genere di vettovaglie. Vengono chiamati in vari modi, ?Moken?, ?Salon? o più in generale ?nomadi o gitani del mare?, perché gettano l?ancora solo alcuni mesi l?anno, quando l?oceano è mosso dai monsoni. Poche persone finora sono riuscite ad avvicinarli. I Moken parlano una lingua di ceppo malesiano, non conoscono alcun tipo di organizzazione politica e hanno di rado contatti con il mondo circostante. Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato e la loro sopravvivenza è in pericolo, come del resto quella delle altre minoranze che popolano il Myanmar.

Nell?ex Birmania, ormai, i nomadi del mare sono poche migliaia. La maggior parte, circa diecimila, sono fuggiti intorno all?isola tailandese di Phuket nel corso degli anni ?90, quando la giunta cominciò a trasferirli con la forza sulla terraferma. I militari birmani avevano scoperto per la prima volta l?incredibile potenziale economico di queste acque, coi fondali ricchi di petrolio e una barriera corallina incontaminata, ideale per diventare il regno dei sub di tutto il mondo. Le principali multinazionali del greggio, tra cui Unocal, Total, Premier e Petronas, iniziarono le estrazioni nel golfo di Mergui e moltissimi uomini della marina furono impiegati per sorvegliare le piattaforme.
I Moken, non potendo più pescare a Mergui, si spostarono in acque tailandesi, dove però spesso non ritrovarono l?habitat originario. Per l?estrema povertà, mogli e figlie cominciarono a prostituirsi nei bordelli della costa. Poi, nel ?97, fu la volta in Myanmar dell?apertura al turismo: il governo birmano strinse accordi con oltre quaranta tour operator per consentire escursioni dalla Thailandia alle isole Andamane. Era dal 1948, subito dopo la fine del colonialismo inglese, che i visitatori stranieri non avevano accesso a queste zone.

La giunta accusò i Moken di praticare una pesca dannosa per i fondali e si impegnò a promuovere il cosiddetto ? ironia della sorte – ?turismo ecologico?, divenuto sempre più di tendenza tra i sub. I tour operator non esitarono a sposare l?idea che i gitani del mare potevano mettere a rischio la barriera corallina e che dovevano, dunque, essere ?civilizzati ed educati dal governo?. Così a decine vennero trasferiti sull?isola di Bocho e obbligati ad abbandonare lo sciamanesimo per convertirsi al buddismo. A capo di Bocho venne posto un monaco, ex colonnello dell?Esercito birmano.

Le condizioni dei Moken sono peggiorate nell?ultimo anno. Dal 14 al 17 febbraio le autorità birmane hanno allestito il ?Festival dei Salone? ? nome con cui la giunta chiama i nomadi ? trasformando i Moken in un vero e proprio fenomeno da baraccone. Moltissime persone sono state rapite dai militari e costrette a mettere in scena i balli tradizionali davanti ai turisti. In pochi mesi Bocho, atollo coperto dalla giungla, è stato dotato di ogni comfort turistico: duecento alloggi, una clinica, un palco, una scuola, desk informativi, servizi igienici, rifornimento d?acqua ed elettricità. E più di cento persone sono state impiegate come cuochi, camerieri e inservienti.

?Hanno forzato intere famiglie, che non sanno sopravvivere nella foresta tropicale, a vivere in uno zoo umano?, accusa il Democratic Voice of Burma in un articolo del 14 gennaio 2004. Mentre l?associazione Project Maje, che ha compilato un rapporto sulla minoranza, aggiunge: ?Non sappiamo se i gitani del mare hanno avuto un ruolo nel recente deterioramento dell?habitat dell?arcipelago. Ma di certo detengono un?incredibile conoscenza dell?ambiente marittimo delle Andamane. Studi recenti hanno dimostrato che i bambini hanno sviluppato la capacità di vedere fino ad alcuni metri sott?acqua.

Vivono in sintonia con l?oceano. Se i gitani del mare vengono eliminati, ridotti per fini turistici a una parodia di se stessi, criminalizzati o assimilati ad altri gruppi più vasti, il Mare delle Andamane perderà i suoi guardiani nativi. Questa popolazione, inoltre, ha molto da insegnare al mondo riguardo all?uso sostenibile di risorse scarse?.

I Moken sono un simbolo unico di libertà e indipendenza. ?Sono persone speciali?, dichiarano Klaus Reisinger e Frederique Lengaigne, registi di un documentario sui gitani del mare. ?Navigano giorno per giorno senza pensare al futuro. Non si fanno condizionare dallo stile di vita delle altre popolazioni?Continuano a resistere alla vita moderna, al materialismo e alla tirannia. Non possiamo prevedere cosa accadrà loro?.

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La drammatica vicenda dei gitani del mare riporta l?attenzione sul boicottaggio del turismo nei Paesi colpiti dalle dittature. In Myanmar una campagna di boicottaggio dei viaggi fu lanciata a fine anni ?90 dalla stessa Aung San Su Kyi, leader democratica birmana e Nobel per la pace agli arresti domiciliari dal maggio 2003.
La questione in realtà è controversa. Da una parte Suu Kyi accusa il turismo straniero di arricchire i militari che controllano e posseggono gran parte delle infrastrutture e delle attrazioni. Dall?altra i tour operator rispondono che il flusso di viaggiatori rappresenta un contatto vitale con il mondo esterno e dà da vivere a molti birmani. ?Ma non tengono conto del contesto sociale e politico birmano?, dichiara Roberto Brusadin a nome dell?Onlus Viaggi e Miraggi e dell?Associazione italiana turismo responsabile (Aitr). ?Nel 2002 abbiamo sollecitato in Italia oltre cento tour operator ad aderire al boicottaggio con una risposta quasi pari a zero. La Birmania nell?immaginario collettivo resta un Paese esotico, fuori dalle rotte tradizionali. Dopo i fatti sanguinosi del maggio 2003, quando Suu Kyi fu rapita e arrestata e cento suoi seguaci vennero uccisi, la campagna è stata rivitalizzata e rivolta direttamente agli utenti. Abbiamo organizzato iniziative in varie piazze d?Italia. Proiezioni, volantinaggio, commemorazioni?.
Intanto, però, sono sempre di più i viaggiatori che si recano nel Paese asiatico (circa il 27 per cento in più nell?ultimo anno) per rincorrere il sogno di un paradiso?perduto.

di Francesca Lancini, Peace Report (la rete della pace)

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AUGURI

24 Dicembre 2005 1 commento

Sucar Drom deltomi ia Lacio Natale che kroll

Sucar Drom augura a tutti Buon Natale

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I ROM, I SINTI E LE METROPOLI

23 Dicembre 2005 Commenti chiusi


Il 6-7 dicembre si è tenuto a Roma l?VIII seminario nazionale dell?Opera Nomadi Nazionale dal titolo ?I Rom, Sinti e le Metropoli?, diviso in gruppi di lavoro: Habitat e Sanità, Scuola, Lavoro, Diritti/Mediatori Rom/Sinti.

Opera Nomadi: Satus di minoranza cercasi
Minoranza etnica autoctona?
Italiani del Nord o del Sud?
Stranieri comunitari o extracomunitari?
Regolari o clandestini?
Cittadini o esclusi?

La mancanza di un?identità formale continua a gravare sui numerosi gruppi di Rom, Sinti e Camminanti che, da più o meno tempo, vivono in Italia.
Anche quest?anno l?Opera Nomadi, nata nel 1966 e composta da 30 sezioni da Bolzano alla Sicilia, ha voluto fare il punto sui problemi che riguardano circa 120.000 persone, in maggioranza giunte in tempi più recenti dai Balcani (a partire dal 1970 ma con forte incremento dal 1990) e dalla Romania (dal 2000), ma presenti anche da secoli (dal 1422) con forme autoctone, dalla Calabria al Veneto.

A fare da intermezzo al Seminario il I° concorso per ?Musicisti di strada Rom e Sinti?, nato per promuovere l?istituzione, in ogni comune d?Italia, di un albo comunale per lavoratori musicisti di strada Rom e Sinti. Alla gara hanno partecipato diversi gruppi musicali, di canto e danza.
A corollario del Seminario Nazionale un incontro con le istituzioni governative.

In attesa degli ?Atti del Seminario? è possibile consultare
?Romano Lil?
circolare telematica dell?Opera Nomadi
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Per iscriversi alla lista telematica: romanolil@libero.it
Redazione tecnica, Presidenza Nazionale: tel. 06-44704749

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MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom e dei Sinti da tutto il mondo

22 Dicembre 2005 1 commento


Notizie da
MAHALLA, la comunità virtuale dei Rom e dei Sinti da tutto il mondo
per accedere direttamente e iscriversi alla news letters:
http://www.sivola.net/dblog/

Da questo mese siamo stati inseriti nella lista degli autori di Mahalla, ringraziamo Fabrizio Casavola per la stima e l’affetto dimostrato.
Sucar Drom

Il Sinti e’ a scuola (ma non si vede) del 11/12/2005 @ 00:42:16 – da Gente Veneta Un progetto durato tre anni, con preside, insegnanti, istituzioni e operatori abbondantemente coinvolti, pensato per far convivere i sinti e il mondo della scuola. Tre anni raccontati in un filmato. Cosa accade? Il filmato parte e parla di giochi, laboratori, giornalini e siti inter…

Non solo Balcani del 11/12/2005 @ 16:07:27 – A fine settembre si e’ accennato alla musica zigana che affonda le radici nel jazz e nella tradizione europea (1 – 2). Per quanto questo filone musicale sia poco conosciuto, fa parte della tradizione musicale dei Sinti da almeno 90 anni. Ecco invece un gruppo che fa della contaminazione e…

Scolarizzazione in Campania del 12/12/2005 @ 09:23:33 – RELAZIONE SULLA SCOLARIZZAZIONE DEI MINORI ROM NELLE SCUOLE MATERNE, ELEMENTARI E MEDIE DELLA REGIONE CAMPANIA I Rom a Napoli e nella Campania In Campania, a fronte delle presenze tradizionali di Rom italianizzati e perfettamente integrati nella societa’ locale, esistono circa 300…

Mal di pancia del 12/12/2005 @ 09:34:28 – Fate finta che sia un tentativo di mettere la testa fuori dal seminato. Una scena a cui alcuni di voi hanno sicuramente assistito e’ lo sgombero/ il controllo in un campo rom: pistole puntate sulle donne e sui bambini, caroselli di gipponi… e per quanti non ne hanno mai visti (o si ostinano…

Scuola. Pochi fondi per l’inserimento degli alunni stranieri del 13/12/2005 @ 09:10:17 – Pochi fondi per l’integrazione in aula Preoccupante il divario nei tassi di promozione tra alunni italiani e stranieri. Oggi sul Sole 24 Ore Aumentano gli alunni stranieri nelle scuole italiane, ma non i fondi stanziati per favorire la loro integrazione. e’ il chiaroscuro tratteggiato…

IL PRIMO FORUM DEI ROM SI RIUNISCE AL CONSIGLIO Dâ??EUROPA del 13/12/2005 @ 09:33:45 – Il Consiglio dâ??Europa ospitera’ la prima sessione del Forum europeo dei Rom e nomadi, ERTF, che riunira’ rappresentanti dei Rom di 42 Stati membri dellâ??Organizzazione.Il Forum, che si terra’ da martedi’ 13 a giovedi’ 15 dicembre, rappresenta la prima tappa del processo …

Fondi in Italia per progetti che contrastino le discriminazioni etniche del 13/12/2005 @ 19:22:14 – Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie generale, n. 286 del 9 dicembre 2005 – sezione Atti amministrativi, e’ stato pubblicato un Avviso per la presentazione di progetti di analisi dei fattori, dei processi e delle buone prassi connesse con la discriminazione su base etnica …

ancora via Idro del 14/12/2005 @ 07:15:21 – Dopo MerateOnline che aveva pubblicato il nostro comunicato e dopo aver riportato la cronaca dellâ??Associazione Radicale Enzo Tortora, questo e’ apparso sul numero 79 del giornale Martesana2: I rom di via Idro contro generalizzazioni e indifferenza I rom del campo storico di via Idro 62 non…

Rom in Mexico del 14/12/2005 @ 09:45:27 – Credo che lei si chiami Erica mc Donald. Non so se sia una fotografa professionista, o una fotoblogger come ce ne sono tante. I suo i ritratti pero’ sono vivi, spiritosi, partecipi. Con gli sguardi in macchina che ci parlano. Il suo fotoalbum 19 ritratti familiari di Rom …

Brescia: Addio Moravska del 15/12/2005 @ 02:11:37 – Venerdi’ 16 dicembre alle ore 21.00, presso l’Auditorio Santa Dorotea in via Cocchetti a Capo di Ponte (BS), ci sara’ il primo appuntamento di “Storie, documentari per capire la Storia del presente e del futuro”, ciclo di incontri promosso dalla Fondazione Cocchetti. Si comincia con “Addi…

Rassegna da Sucar Drom del 15/12/2005 @ 02:37:23 – Cliccare sul titolo o sull’immagine per leggere l’articolo completo:NIGLO, progetto di tutela delle identita’ culturali e sociali dei Sinti ItalianiCari amici, innanzitutto chiedo scusa per il ritardo con il quale rispondo all’invito di sostegno alle vostre iniziative, di cui il blog sucar dro…

Viaggi tranquilli nei Paesi d’origine, il rientro in Italia e’ garantito del 15/12/2005 @ 11:42:14 – ROMA – In ritardo, ma e’ arrivata. Lâ??attesa circolare del Viminale che autorizza i rientri in Italia con il â??cedolinoâ??, per chi torna a casa nel periodo natalizio, e’ finalmente uscita. Questâ??anno il provvedimento e’ valido dal 15 dicembre 2005 al 31 genn…

Francia del 16/12/2005 @ 05:47:45 – Articolo precedente: “Gens du voyage”: Esclusi ma tassati Parigi, lunedi’ 5 dicembre. La “gens du voyage” ha manifestato da Place de la Republique alla Bastiglia, contro l’emendamento adottato dall’Assemblea Nazionale il 22 novembre 2005, che ha istituito una tassa d…

Svezia del 16/12/2005 @ 08:45:22 – SR International – Radio Sweden Ha una programmazione in lingua romanes, che puo’ essere ascoltata in streaming o in onde corte (5840 KHz) dall’Italia e dall’Europa del Sud.Oltre ad argomenti di cultura, musica, informazione, SR International ha due appuntamenti settimanali di un’ora; Ra…

Romania del 17/12/2005 @ 10:21:40 – BUCAREST – Secondo il Bucharest Daily News, lo scrittore ed editore Mircea Dinescu avrebbe l’intenzione di lanciare un periodico, dal titolo “Rrom poveri, Rrom ricchi”. La pubblicazione sara’ gestita dalla Satiricon press society. Il numero zero e’ gia’ pronto, e verrebbe la…

Porrajmos, una proposta per Il Giorno della Memoria del 17/12/2005 @ 10:30:21 – Piu’ di 500.000 Sinti e Rom sono stati uccisi nei campi di sterminio nazisti.Una storia dimenticata. Una storia non ancora scritta.Raccontarla e’ un atto dovuto.”Nei vari processi contro i nazisti responsabili di crimini contro l’umanita’, primo fra tutti quello di Norimberga, mai …

Ustiben Report del 18/12/2005 @ 05:14:35 – I Rom cercano di far cessare il razzismo antizigano by Grattan Puxon Un appello per mettere fine all’uso delle espulsioni forzate e delle deportazioni di massa, sara’ fatto alla prima sessione del nuovo forum dei Rom e dei Nomadi europei, che sara’ ospitato la prossima settimana dal Co…

Nuovo gruppo di discussione del 18/12/2005 @ 10:08:41 – http://groups.yahoo.com/group/Anti-Tziganism/ L’antiziganismo e’ una specifica forma di razzismo e discriminazione razziale contro i Rom, manifestata con stigmatizzazioni; violazione flagrante dei loro diritti umani; diniego dell’accesso ai pubblici servizi, scuola, lavoro; diniego della pa…

Riferimenti: MAHALLA