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MENGRO LABATARPE

17 Agosto 2005


MENGRO LABATARPE (il nostro lavoro)
PROGETTO LAVORO A FAVORE DELLE FAMIGLIE SINTE E ROM DI MANTOVA

Le attuali attività economiche delle famiglie Sinte e Rom sono estremamente varie e mutevoli: esse cioè sono plurime in un dato momento per il medesimo individuo, e tanto più lo sono per l?insieme degli individui che cambiano nel tempo.
Gli individui agiscono all?interno della famiglia che è agente nei rapporti interni ed esterni al proprio gruppo sociale. Nella cultura sinta e rom il lavoro è inteso come collaborazione tra i singoli individui che appartengono sia al nucleo familiare sia alla famiglia allargata.
Ci sono attività tradizionalmente e largamente esercitate: il recupero dei materiali ferrosi e la loro vendita; i mestieri dello spettacolo viaggiante (giostrai, ecc); la vendita ambulante (centrini, calze, scope, bonsai, fiori, ecc.); lavori agricoli stagionali (soprattutto raccolte); vendita di poveri lavori artigianali (le bottiglie di vetro modellate a fuoco), ecc.
Ci sono nuove attività: commercio d?auto usate, antiquariato, manovalanza nell?edilizia, pulizie, ecc.
Tutti questi mestieri sono concepiti come ?vendita (di beni e servizi) a clienti?. Oltre alla significativa connotazione commerciale, ciò che contraddistingue le attività economiche dei rom e dei sinti è la loro pluralità, connessa al luogo, al momento, all?occasione/opportunità. Sebbene esistano tendenze proprie del gruppo di appartenenza, chiunque può sviluppare attività diverse. Per esempio, un Rom o un Sinto può vendere frutta in estate, recuperare e vendere ferri vecchi in autunno, allevare alcuni animali e venderli in altri periodi, ecc.
Infatti si potrebbe dire sinteticamente che nella realtà dei Sinti e dei Rom il lavoro è una necessità e non un fine, ovvero esprime maggiormente di quanto non avvenga oggi nella restante società il suo carattere strumentale. Esso deve sempre lasciare l?uomo libero di disporre del suo tempo, disponibile ad occuparsi delle questioni sociali (riunioni, visite di famiglia, incontri, ecc.) e a mantenere e sviluppare le relazioni sociali.
A differenza della cultura maggioritaria (in senso numerico) nella cultura sinta e rom il lavoro non assume una valenza sociale.
Non essere un lavoratore dipendente permette di non rimanere eccessivamente coinvolto in un universo estraneo; permette cioè di non avere una vita troppo condizionata dall?esterno. E stato scritto che il Rom, il Sinto o il Camminante può essere povero, ma mai proletario?
Per una famiglia sinta o rom che esercita o sceglie di esercitare un mestiere, ciò che in primo luogo assume importanza è il modo di esercitarlo. Questo fa sì che la scelta delle attività sia sempre il risultato di un compromesso fra la necessità di avere una fonte di reddito e l?aspirazione a mantenere uno stile di vita in un contesto mutevole.
In una recente ricerca condotta dalla locale ?Associazione senza Frontiere?, con il supporto dell?Associazione Sucar Drom, si è rilevato: ?La cultura sinta non appare generalmente compatibile con un inserimento occupazionale secondo l?onere di una prestazione lavorativa giornaliera da portare avanti per un numero costante di ore alle dipendenze di terzi. Le attività tipiche dello spettacolo viaggiante o della lavorazione dei metalli al servizio del territorio di volta in volta esplorato, mostrano semmai un?identità socio-culturale più vicina ad un?organizzazione autonoma dei tempi e delle risorse quotidiane, per certi aspetti non compatibile con la progettualità acquisitiva, accumulativa e ?sacrificale? tipica del capitalismo.(?) Rispondere alle principali esigenze manifestate dalla comunità sinta vuol dire allora garantire ai diversi nuclei familiari nuove possibilità d?autonomizzazione professionale compatibili con la propria identità culturale? .
La ricerca prosegue rilevando: ?l?importanza di recuperare le professionalità perdute quali spettacolo viaggiante, raccolta di materiali dimessi, ambulantato. (?) che in ogni modo devono essere coordinate e supportate (almeno in una fase iniziale n.d.r.) dalle varie agenzie pubbliche e private presenti sul territorio?.
In questa ricerca è citata l?esperienza promossa e condotta dall?Associazione Sucar Drom nel Comune di Casalmaggiore (CR), in cui l?intervento dell?Amministrazione Comunale ha reso possibile l?attivazione di un progetto sperimentale per la gestione della locale piazzola ecologica.
Questa esperienza si è rivelata un esempio concreto di politica del lavoro a sostegno delle famiglie sinte, in grado di favorire la fuoriuscita delle stesse dalle dinamiche assistenziali. La situazione attuale è figlia degli interventi assistenziali attuati dallo Stato negli anni ?70, durante la crisi economica. Gli enti pubblici, anzichè supportare le attività dello spettacolo viaggiante – alle quali si sono sempre dedicate tradizionalmente le famiglie sinte – o anziché sostenerne la riconversione con altre compatibili con la nuova situazione socio-economica, ha attuato di fatto una politica assistenziale che ha distrutto potenzialità, saperi e ricchezze. Ancora oggi sono rari gli interventi che si discostano da tale impostazione, come è facile rendersi conto se solo si pone mente alla Legge 337/68, rimasta largamente inapplicata.
E? a partire dalla riflessione intorno a tali temi che prende forma il presente progetto, denominato ?mengro labatarpe?, risultato degli stimoli offerti dalle differenti necessità espresse da due soggetti: le famiglie sinte e gli Enti Locali.
Le famiglie sinte, residenti a Mantova, chiedono di superare la loro attuale situazione lavorativa legata essenzialmente alla sussistenza e in seconda istanza nutrono l?aspettativa di sperimentare un?uscita graduale dalle logiche assistenziali che si esprimono principalmente nell?essere costretti a vivere nel campo nomadi.
Gli Enti Locali chiedono il superamento dell?assistenzialismo, inteso come insieme di interventi e supporti economici, di diversa natura, dal quale da anni dipendono le famiglie sinte.
A fronte di queste diverse istanze, il progetto tende essenzialmente a far emergere le potenzialità insite nelle famiglie e ad indirizzarne l?espressione verso gli spazi esistenti (o ricavabili) nel mercato del lavoro. Ciò ovviamente nel rispetto delle specificità culturale, sociale ed etnica delle stesse nonché nel rispetto della loro volontà di essere artefici diretti del loro sviluppo e della loro indipendenza economica.
Va tenuto conto, a questo riguardo, che nel Comune di Mantova risiedono alcune famiglie rom che hanno iniziato, seppure con estrema difficoltà, propri percorsi d?inserimento lavorativo, che tuttavia non hanno per ora ancora consentito il pieno raggiungimento dell?autonomia economica.
Se da un lato, quindi, si ritiene che la piena partecipazione ed attivazione delle famiglie sia presupposto imprescindibile per il buon esito del progetto, dall?altro lato, affinchè l?intervento progettuale sia sinergico e rispondente alla specifica realtà locale, accanto all?attivazione diretta dei soggetti promotori, sarà necessario il coinvolgimento delle varie agenzie presenti sul territorio, tra le quali si ricordano qui le associazioni di categoria, le cooperative sociali e le imprese.

Il progetto mengro labatarpe risponde in prima istanza alle richieste delle famiglie rom e sinte di far emergere dal sommerso, ovvero di regolarizzare, le attività lavorative attualmente svolte, secondo le capacità dimostrate.
Esso mira a scoprire le potenzialità, a valorizzare le conoscenze, le competenze, i saperi, le ricchezze e le aspettative delle famiglie presenti, nonché, di conseguenza, a valorizzare le persone che compongono le diverse famiglie, che da soggetti passivi diventano protagonisti di situazioni che producono anche immagini positive nella società, contribuendo a modificare lo stereotipo negativo dello zingaro.
Esso prevede l?accesso a tutti gli strumenti esistenti e ad altri, più specifici, che verranno appositamente creati per facilitare la realizzazione di percorsi lavorativi individuati nel rispetto delle aspettative e delle potenzialità espresse e degli spazi esistenti sul mercato.
Il progetto prefiggendosi quale finalità prioritaria quella di aiutare le famiglie nella costruzione di propri percorsi di autonomia economica, mira anche, di conseguenza, a superare la dipendenza delle stesse dagli interventi assistenziali predisposti dagli enti pubblici e del privato sociale.
Il progetto si suddivide in due fasi, in successione temporale:
La fase A comprende gli obiettivi A1, A2, A3, A4;
la fase B comprende gli obiettivi B1, B2, B3.

Riferimenti: mengro labatarpe

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  1. sucar.drom
    18 Agosto 2005 a 15:24 | #1

    ciao Fabrizio, ti ringrazio per l’indirizzo.

    p.s.
    cosa vuole dire: “sarò parecchio OT”?

  2. Fabrizio
    18 Agosto 2005 a 19:07 | #2

    OT = fuori tema / Off Topic

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