Archivio

Archivio Luglio 2005

Sinti e Rom italiani, un habitat possibile

28 Luglio 2005 11 commenti


Nelle regioni dell?Italia del Nord e del Centro sono presenti alcune migliaia di famiglie di Rom e Sinti Italiani (Sinti Piemontesi, Lombardi, Veneti, Teich, Gackane, Emiliani e Marchigiani; Rom Harvati, Lovara e Abruzzesi), che superando le logiche segreganti, discriminanti e assistenziali proprie dei cosiddetti ?campi nomadi?, hanno acquistato dei piccoli appezzamenti terreni agricoli, dove vivono con le proprie abitazioni: le roulotte.

Questa tendenza inizia negli anni Ottanta ed esplode in un decennio. Migliaia di famiglie, con enormi sacrifici economici, acquistano terreni agricoli di circa 1000 mq. In particolare questa tipologia abitativa è propria dei Sinti Italiani, il più numeroso tra tutti i gruppi presenti in Italia; è stimata una presenza di circa 30/40.000 persone.

Il vivere in roulotte è dettato da due principali motivazioni:

1. l?attività lavorativa, che per i Sinti Italiani è sempre stata quella dello spettacolo viaggiante (circhi, giostre, attrazioni varie),

2. la coesione familiare, data da una serie di valori e norme che impongono una forte solidarietà all?interno della famiglia allargata e che implicano in alcuni casi lo spostamento anche per periodi medio – lunghi (es. in caso di bisogno di un componente della famiglia allargata che abita in altra località).

Inoltre, da alcuni anni si è costituita la Missione Evangelica Sinta che raduna migliaia di Sinti Italiani in convegni religiosi, nel periodo compreso tra la fine e l?inizio dell?anno scolastico. Centinaia di famiglie che si spostano con le proprie abitazioni da una città all?altra portando il messaggio evangelico.

Poche sono le famiglie, appartenenti a questi gruppi, che nelle regioni dell?Italia del Nord vivono in appartamento perché tale tipologia abitativa renderebbe impossibile l?accoglienza delle famiglie dei figli e dei parenti più prossimi in caso di bisogno.

Il piccolo terreno è in definitiva la risposta che le Minoranze Italiane Sinte e Rom hanno dato alla logica del ?campo nomadi?, sempre più vissuto come ?ghetto? o ?riserva indiana?. Nato all?inizio degli anni ?70, il ?campo nomadi? ha fallito essenzialmente il suo obiettivo di offrire un habitat dignitoso per queste famiglie.

Sovraffollati, nascosti ai margini delle città, in condizioni igienico sanitarie penose e con alti costi di gestione per le Amministrazioni Comunali hanno creato e creano più problemi che benefici.

Questa situazione è così marcata che la Regione Emilia Romagna ha nei fatti modificato la propria Legge Regionale, a tutela di Rom e Sinti, non volendo più finanziare le realizzazioni di ?campi nomadi? e supportando attivamente la politica dei piccoli terreni privati o di piccole aree attrezzate per famiglie allargate, formate da una decina di nuclei familiari, dando la possibilità di costruire.

Inoltre, è da sottolineare che il Comitato Europeo per i Diritti Sociali ha condannato formalmente l?Italia sulla politica abitativa dei cosiddetti ?campi nomadi?, identificando tre distinte violazioni della Carta Sociale Europea Revisionata, sottoscritta dal nostro Paese.

Nella sentenza pubblicata il 24 Aprile 2006, i CEDS ha decretato che le politiche abitative sviluppate per Rom e Sinti in Italia puntano a separare questi gruppi dal resto della società italiana e a tenerli artificialmente esclusi. Bloccano qualsiasi possibilità di interazione e condannano i Rom e i Sinti a subire il peso della segregazione su base razziale. Il Reclamo Collettivo dell?ERRC paventava presunte violazioni dell?articolo 31 della Carta Sociale Europea, indipendentemente o letto congiuntamente al principio di non discriminazione previsto dall?articolo E.

Chiamato a rispondere sul Reclamo Collettivo presentato dall?ERRC, il CEDS, dopo aver esaminato la difesa del Governo Italiano ha deciso:

1. unanimemente che l?inadeguatezza dei campi sosta per Rom e Sinti nomadi costituisce una violazione dell?articolo 31(1) della Carta, letto congiuntamente all?articolo E

2. unanimemente che gli sgomberi forzati e le altre sanzioni ad essi associati costituiscono una violazione dell?articolo 31(2) letto congiuntamente all?articolo E

3. unanimemente che la mancanza di soluzioni abitative stabili per Rom e Sinti costituisce una violazione dell?articolo 31(1) e dell?articolo 31(3) della Carta, letti congiuntamente all?articolo E.

Tale condanna dovrebbe far riflettere perché l?Italia è l?unico Paese europeo che ?concentrato? le popolazioni sinte e rom in luoghi definiti e in alcuni casi sorvegliati, così come avveniva in Europa durante il periodo nazi-fascista. Infatti, il nostro Paese è oggi identificato in Europa come ?il paese dei campi?.

Perché, dagli anni ?80, migliaia di famiglie Rom e Sinte acquistano un terreno agricolo? Per quattro semplici ragioni:

1. il cosiddetto ?campo nomadi? è un ghetto;

2. la legge permette ad una roulotte di poter sostare in un terreno agricolo;

3. è poco oneroso a livello finanziario, pochissime sono le famiglie che possono permettersi l?acquisto di una casa o di un terreno edificabile;

4. è più facile iniziare un percorso d?interazione senza dover perdere le proprie specificità culturali.

Oggi questa tipologia abitativa rischia è entrarata in crisi a causa della nuova legislazione in materia di edilizia. Il Testo Unico n. 380/2001, in materia di edilizia, decreta in maniera inequivocabile che una roulotte abbisogna di concessione edilizia (articolo 3/e/5). Tale norma è stata recepita successivamente da tutte le Leggi Regionali, promulgate successivamente.

Prima dell?introduzione di questa norma la concessione edilizia era necessaria solo per quei manufatti che, ancorati in modo permanente al suolo, modificavano l?assetto del territorio.

In Italia il legislatore, dal 1942, si era preoccupato in modo esclusivo di quei manufatti fissati al terreno, cercando di arginare il fenomeno ?selvaggio? dell?abusivismo edilizio.

Anche la Legge n.47 del 1985 non riconosceva alla roulotte la configurabilità di abuso edilizio.

E? nel luglio 2000 che la roulotte è indicata come possibile abuso edilizio. La Suprema Corte di Cassazione, Sezione Terza Penale, con sentenza n.12128/2000 indica per la prima volta la roulotte ad uso abitativo come abuso edilizio.

La roulotte costituisce abuso edilizio nel caso abbia solo la parvenza di mobilità -in quanto il prefabbricato è invece stabilmente incardinato al suolo con accorgimenti tecnici per garantirne la stabilità- in modo tale che è da considerarsi una vera costruzione che modifica -sia pure lievemente, ma durevolmente- l’assetto del territorio.

Questa nuova interpretazione della Legge non è costante e comunque a sua volta interpretabile, ne è da esempio il Tribunale di Mantova che nel novembre del 2001 non sanziona una famiglia di Sinti Italiani che sul proprio terreno vive con delle roulotte e con una casa mobile, non ancorata al terreno.

Con la nuova Legge non vi sono più dubbi o ambiguità: la roulotte è da considerarsi a tutti gli effetti un abuso edilizio e quindi abbisogna di concessione edilizia.

Questa situazione mette realmente in crisi migliaia di famiglie che attualmente vivono, con le roulotte, in terreni agricoli di proprietà. Ma non solo, in prospettiva il problema investirà le Amministrazioni Comunali che dovranno affrontare il problema abitativo di queste famiglie.

Quali risposte potranno dare le Amministrazioni Comunali:

1. ignorare la Legge ? dovendo sgombrare la famiglia residente dal proprio terreno agricolo per l?abuso edilizio dato dalle roulotte, il Sindaco del Comune deve poter offrire un?alternativa abitativa e questo è estremamente difficile da attuare;

2. sanare l?abuso edilizio ? una strada difficile da percorrere uniformemente su tutto il territorio nazionale perché non è presente una normativa al riguardo ma diverse Amministrazioni Comunali si sono già attivate singolarmente;

3. scaricare il problema ? mettere in atto comportamenti per costringere la famiglia a entrare nel ?campo nomadi? più vicino.

Il rischio evidente è il ritorno al ?campo nomadi?. Questa prospettiva metterà in crisi, ancora più dell?esistente, soprattutto i Comuni capoluogo di provincia che verranno loro malgrado investiti dal problema. Difficilmente una piccola Amministrazione Comunale può strutturare un ?campo nomadi?, è quindi evidente che si andranno a sovraffollare ulteriormente quelli esistenti, appunto nei Comuni capoluogo di provincia.

In un momento storico dove lentamente si supera il concetto ghettizzante del ?campo nomadi? e dove le famiglie vedono riconosciuta la propria cultura, soprattutto attraverso i processi di mediazione culturale, questa nuova Legge ci porterà indietro di trent?anni.

Naturalmente il legislatore ha pensato, a ragione, di arginare gli attacchi alle zone paesaggistiche, quali le nostre spiagge; non si è però accorto di mettere in crisi una piccola minoranza etnica, che negli ultimi vent?anni ha costruito il proprio futuro proprio sui terreni agricoli.

Pensare ad una revisione della Legge può diventare veramente difficile, considerando anche il travaglio che sta vivendo la stessa Legge, crediamo possibile lavorare sui regolamenti attuativi, insieme alle Regioni che hanno la delega su questa materia.

Gli obbiettivi che ci poniamo sono essenzialmente due:

1. sanare le situazioni esistenti,

2. creare le condizioni perché questa tipologia abitativa possa essere estesa, in modo tale da uscire dalle logiche assistenziali del ?campo nomadi?.

La nostra proposta è quella di inserire una modifica sia al Testo Unico n. 380/2001 sia alle diverse Leggi Regionali, in modo tale che ogni Comune debba comprendere nel proprio Piano Regolatore (la terminologia cambia da Regione a Regione) la possibilità di rendere fattibile l?insediamento su terreni, acquistati con proprie risorse, delle famiglie sinte e rom almeno per lo 0,5 per mille (dato da verificare in tutta l?Italia) delle aree agricole su un dato territorio.

Ciò permetterà una sanatoria a tutte le situazioni preesistenti e la possibilità futura per altri insediamenti. Si consideri che questa modalità abitativa è stata la risposta delle Minoranze Rom e Sinte ai processi di segregazione e di assistenzialismo propri dei cosiddetti ?campi nomadi?.

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

campo nomadi? no, grazie!

27 Luglio 2005 Commenti chiusi


“Non è molto diverso da allora… C’erano guardie davanti ai cancelli, per non permetterci di uscire, e ora non ci sono: è questa l’unica differenza”.
Adelaide, una delle abitanti del Campo Nomadi di Mantova, ha abbastanza anni sulle spalle da conoscere la realtà dei campi di internamento nazifascisti, per esservi stata rinchiusa durante la seconda guerra; e abbastanza lucidità per paragonarli ai campi nomadi di oggi.

Le Aree Attrezzate a Sosta, conosciute come “campi nomadi”, nascono come risposta ad un particolare tipo di segnaletica, che comincia a trovarsi un po’ ovunque a partire dagli anni ’70: sono i cartelli di divieto di sosta ai nomadi. Questi cartelli, anticostituzionali, creano un divieto solo ad una particolare minoranza etnica linguistica di Cittadini Italiani; se un cittadino italiano non è un ?nomade? non ha questo divieto. Inoltre, questi segnali ribadiscono a tutti un messaggio che condanna l’essere “nomadi”. Ma se è il nomadismo che si vuole disincentivare, i segnali sortiscono invece l’effetto opposto: le famiglie rom e sinte, infatti, dovranno spostarsi di continuo, alla ricerca disperata di un sempre nuovo luogo in cui fermarsi, in un gioco folle di cui i nuclei familiari, i gruppi e le comunità non trovano mai la fine. I cartelli di divieto di sosta ai nomadi sintetizzano, dunque, un intero universo di modi di pensare, di pregiudizi e stereotipi, sottintendendo pensieri di esclusione, da parte della cultura maggioritaria: “non puoi e non devi stare qui, non voglio vederti nè vivere insieme a te, la tua vita per me non esiste”. L’allontanamento fisico e mentale conduce progressivamente al rifiuto dell’Altro, e sfocia nella negazione del diritto alla vita.
E’ dunque per rispondere a questo particolare tipo di divieto che le amministrazioni dei Comuni capoluoghi di provincia istituiscono le aree di sosta, che possono essere soluzioni temporanee e provvisorie alla questione habitat per Rom e Sinti. Ma i “campi nomadi” si dimostrano affatto temporanei, e i decenni passano senza che vengano sostituiti da altre soluzioni abitative. Le aree di sosta ricordano sempre più da vicino i campi di concentramento: sono costrette a vivere gomito a gomito in spazi ridottissimi moltissime persone; le condizioni igieniche sono spesso pessime e la rumorosità generale, di solito piuttosto forte, disturba anziani, neonati, ammalati. In un campo nomadi non esiste privacy. A tutto questo si aggiunge lo stato di precarietà in cui vive chi abita un campo nomadi: tuttora esistono casi di aree sgombrate e rase al suolo nello spazio di una notte, senza alcun preavviso. Inoltre, cosa ancora più grave dei problemi pratici quotidiani, i campi si dimostrano veri e propri ghetti, tenuti volutamente lontani dagli occhi e dalla considerazione della cultura maggioritaria, generati da una politica di esclusione.
Le aree attrezzate a sosta non rappresentano una buona soluzione nemmeno per le amministrazioni comunali, che devono sostenere costi di gestione e manutenzione molto alti; questo e tutti gli altri problemi legati alle aree-ghetto dei campi nomadi non esisterebbero se esse venissero sostituite da soluzioni abitative più ragionevoli e dignitose, che rispettino il diritto universale all’esistenza e a spazi personali vissuti in dialogo con le altre culture del territorio. Le alternative cui aspira la maggior parte delle famiglie rom e sinte italiane sono sostanzialmente due: il terreno privato e la microarea.

Il terreno privato, soluzione in assoluto la migliore, viene sentito come punto di riferimento stabile, che si contrappone alla precarietà continua della vita nel campo nomadi; è lì che si può vivere con la propria famiglia allargata, scegliendo quindi i propri vicini e dirimpettai, ed è lì che ci si sente veramente a casa propria. Le famiglie rom-sinte che hanno potuto acquistare terreni privati su cui stabilirsi, finora hanno scelto terreni agricoli, i cui costi sono loro più accessibili rispetto a quelli dei terreni edificabili; ma la recente normativa in ambito urbanistico stabilisce che anche roulottes e case mobili sono immobili a tutti gli effetti, necessitano di concessione edilizia e devono quindi essere stabilite esclusivamente su terreni edificabili.
E’ necessario che le amministrazioni dimostrino sensibilità nei riguardi di questo problema e che le Regioni intervengano sul piano legislativo.

La microarea è una soluzione alternativa al terreno privato: molte famiglie non hanno la capacità economica per acquistare un terreno e per questo la nostra associazione chiede l?interevento degli Enti locali per la realizzazione di microaree (2000 / 4000 mq) a base familiare, attrezzate con casette unifamiliari, sulle quali insediare non più di tre/quattro famiglie; questa soluzione intermedia permetterebbe di eliminare le situazioni di concentramento dei campi nomadi, mettendo a disposizione spazi vitali più ampi e vivibili ed eliminando i problemi relativi alla convivenza forzata.

In questi ultimi tre anni l?Associazione Sucar Drom, grazie al sostegno dell?Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Mantova, ha dato a diverse famiglie l?aiuto necessario per uscire dalla logica assistenziale e ghettizzante del ?campo nomadi?.
Rimane irrisolto il problema per quelle famiglie che non hanno la capacità economica per acquistarsi un piccolo terreno e sono costrette tuttora a vivere nel campo nomadi a Mantova.

E? un preciso impegno dell?Associazione, insieme all?Ente Morale Opera Nomadi e all?Istituto di Cultura Sinta, quello di arrivare alla realizzazione di quattro/cinque microaree a Mantova ed alla conseguente chiusura definitiva del campo nomadi per i Sinti Italiani entro i prossimi cinque anni.

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

UNZA in concerto a Goito di Mantova

20 Luglio 2005 1 commento


Il 30 luglio alle ore 21.30
al Parco delle Bertone di Goito (a 15 km da Mantova)
la UNZA in concerto

La UNZA è un’associazione di musicisti rom rumeni organizzati in piccoli gruppi acustici che suonano nel totale rispetto della tradizione rom dei Balcani. Musiche tramandate di padri in figlio e rese celebri dai film di Eir Kusturica e Tony Gatlif.
Il capobanda, l?art director è il violinista Marian Badeanu che valorizza le grandi qualità artistiche di questo fantasioso e bizzarro gruppo rumeno.

ingresso gratuito

Il concerto è inserito nella manifestazione annuale organizzata dal Parco Regionale del Mincio e dal Comune di Goito.
I concerti si svolgono all?aperto, nella cornice del parco-giardino romantico delle Bertone di Goito, centro visite del Parco del Mincio.
Ogni appuntamento sarà preceduto da una breve presentazione, che sarà fatta dal coordinatore scientifico del centro, della fase migratoria delle cicogne nell?area geografica di riferimento.
Posti a sedere:150. In caso di maltempo gli spettacoli si svolgeranno al coperto, in locale con capienza più limitata. Abbigliamento consigliato: di riparo dalla frescura del bosco.
I cancelli del Centro Parco si aprono un quarto d?ora prima dell?orario di inizio dello spettacolo, cioè alle 21.15.
Coordinamento tecnico Associazione culturale Blues Print International Artists. tel. 348 0655018.

per saperne di più

http://natura.mantovabox.it/index.php?action=dettnotizie&idnotizia=705&titolo=

http://www.unza.it/index.php?pgh=home

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Apartheid a Mantova

17 Luglio 2005 9 commenti


Interpellanza urgente relativa all?ordinanza n. 16642 / 97 P.G. del 26 novembre 1997 e ai connessi cartelli di divieto di sosta ai nomadi presenti sul territorio comunale

COMUNE DI MANTOVA
GRUPPO CONSILIARE DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

Al Sindaco
Comune di Mantova

Al Presidente
Consiglio Comunale

Oggetto: interpellanza urgente relativa all?ordinanza n. 16642 / 97 P.G. del 26 novembre 1997 e ai connessi cartelli di divieto di sosta ai nomadi presenti sul territorio comunale

Il sottoscritto, Yuri Del Bar, Consigliere Comunale del Partito della Rifondazione Comunista e appartenente alla Minoranza Etnica Linguistica Nazionale dei Sinti Italiani presenta la seguente interpellanza con richiesta di risposta orale.

Premesso che
- l?ordinanza n. 16642 / 97 P.G. del 26 novembre 1997 è stata emessa su richiesta del dottor Ildebrando Volpi, Comandante della Polizia Municipale di Mantova, per inasprire le sanzioni previste dall?ordinanza n. 3002/88 P.G. del 23 aprile 1988, contro i ?nomadi?;
- l?articolo 3 della Costituzione Italiana enuncia: ?tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali?
- l?articolo 6 della Costituzione Italiana enuncia: ?la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche?
- l?articolo 16 della Costituzione Italiana enuncia: ?ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale?
- l?Italia sottoscrivendo la Convenzione Quadro per la Protezione delle Minoranze Nazionali il 1 febbraio 1995 si è impegnata a garantire ad ogni persona appartenente a una minoranza nazionale il diritto all’uguaglianza di fronte alla legge e a un’eguale protezione della legge e dove ogni discriminazione basata sull’appartenenza a una minoranza nazionale è vietata

- la Legge 77/1989 della Regione Lombardia riconosce le minoranze Sinte e Rom e tutela il diritto al nomadismo, il patrimonio culturale e l’identità delle “etnie tradizionalmente nomadi e seminomadi”;

- la Raccomandazione n.1557 (2002) adottata dall?Assemblea Parlamentare del Consiglio d?Europa il 25 aprile 2002 enuncia:

?Oggi i Rom e i Sinti sono ancora oggetto di discriminazione, emarginazione e di segregazione. La discriminazione è estesa in tutti i campi, nel pubblico e nel privato compreso il diritto di vedersi negato l’acceso a qualsiasi funzione pubblica: insegnamento, impiego, servizi sanitari, pertanto l’emarginazione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom si trasforma in discriminazione etnica che tocca generalmente i gruppi sociali più deboli?

?Deve essere riconosciuto loro il diritto di spostarsi?.

- la Raccomandazione n.1557 (2002) adottata dall?Assemblea Parlamentare del Consiglio d?Europa il 25 aprile 2002 chiede alla prima condizione:

Punto 1, riconoscere i Rom e i Sinti come persone appartenenti a minoranze etniche.

Punto 2, riconoscere la condizione di gruppo minoritario alle comunità sinte e rom.

Punto 3, garantire ai Rom e ai Sinti i diritti individuali ed i diritti di comunità minoritaria .

- l?Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova e l?Associazione Sucar Drom da dieci anni chiedono incessantemente l?individuazione di aree per il transito delle famiglie Sinte e Rom in modo tale da riconoscere i diritti individuali e collettivi di queste minoranze etniche linguistiche.

Considerato che

l?ordinanza n. 16642 / 97 P.G. del 26 novembre 1997 e i connessi cartelli di divieto di sosta ai nomadi presenti sul territorio comunale (allegate fotografie, scattate il 28 marzo 2005, lunedì di Pasqua):

- discrimina con motivazione etniche/razziali le Minoranze Etniche Linguistiche Sinte e Rom;

- viola palesemente i diritti costituzionali, e non solo, delle Minoranze Etniche Linguistiche Sinte e Rom, anche denominate in maniera etnocentrica nomadi ? zingari ? viaggianti;

- limita la mia stessa libertà di Consigliere Comunale appartenente alla Minoranza Etnica Linguistica dei Sinti Italiani, in quanto in questo stesso momento gli agenti della Polizia Municipale hanno facoltà di rimuovere la mia automobile, proprio perché appartengo alla minoranza dei Sinti Italiani

- permette la sosta con roulottes, campers o altri mezzi (leggi anche automobili) su tutto il territorio comunale, offrendo un servizio gratuito nel Camping Gelso (a fianco del Cimitero Comunale, in località Angeli), e non solo, a tutti i Cittadini che non vengono riconosciuti appartenenti alle Minoranze Etniche Linguistiche dei Sinti e dei Rom, denominate in maniera etnocentrico ?nomadi? (allegata fotografia, scattata il 28 marzo 2005, lunedì di Pasqua);

- testimonia una politica di apartheid adottata dal Comune di Mantova nei confronti delle Minoranze Etniche Linguistiche dei Sinti e dei Rom

tutto ciò premesso e considerato

si interpella il signor Sindaco

per conoscere con assoluta urgenza le azioni che la nuova amministrazione intende intraprendere per rimuovere l?ordinanza in oggetto, rispettare la legislazione vigente ed iniziare un percorso di pieno riconoscimento delle Minoranze Etniche Linguistiche Sinte e Rom.

Ringraziando, si porgono distinti saluti.

Mantova, 16 giugno 2005

Yuri Del Bar
Consigliere Comunale di Rifondazione Comunista

Categorie:Senza categoria Tag: ,

Rom Rumeni, sui fatti di Mantova, Verona e Milano

17 Luglio 2005 Commenti chiusi


lettera ai giornali mantovani

Signor Direttore, da alcune settimane la situazione dei Rom Rumeni in Italia prende spazio sul suo quotidiano e su tutti i quotidiani nazionali. Prima a Mantova, in seguito a Milano e Verona le indagini della magistratura hanno fatto emergere gravi eventi delittuosi. In merito alle varie situazioni penali sia di Rom sia di appartenenti alla cultura maggioritaria in senso numerico (omicidio e furti a Mantova; stupro a Milano; concussione, pedofilia e spaccio di droga a Verona) sarà la magistratura a decretare la colpevolezza o meno degli imputati, certo è che non rimango né sconcertato né sorpreso. In merito all?orribile delitto di Mantova e ai furti in appartamento i Rom Rumeni accusati sembra che provenissero dal Veneto e in alcuni casi da Verona. Già alcuni mesi fa ebbi modo di scriverle denunciando la grave situazione presente nella vicina Verona. Infatti, il Comune di Verona ha cercato di gestire l?arrivo di intere famiglie di Rom dalla Romania con dei progetti dell?Istituto Don Calabria e associazioni collegate. Meritoria l?intenzione ma veramente deleteri i progetti che puntano, perché non sembra che abbiano intenzione di rivederli, al contenimento e all?integrazione. Ovvero si perpetua anno per anno una situazione di segregazione etnica (hanno anche creato una scuola speciale nei campi!) che ha portato ad abbrutimento ed a fenomeni di devianza.
Diversa la situazione di Milano dove l?amministrazione comunale ha lasciato crescere una bidonville di ottomila persone (quattromila i Rom Rumeni) alle porte della città, dove l?unica risposta sono gli sgomberi indiscriminati. In altre parole, io Rom Rumeno che lavoro e che non ho un reddito tale da poter permettermi una casa, se abito nella baraccopoli dove un?altra persona compie un reato posso essere certo che una mattina alle sei arriveranno le Forze dell?Ordine a distruggere anche la mia ?casa?. E la mia colpa è quella di avere come vicino di ?casa? una persona che è accusata di un reato. Il tutto con il contributo del Prefetto di Milano e del Presidente della Provincia di Milano. Veramente triste.
In tutta Europa l?Italia è ?il paese dei campi?. L?Unione Europea e il Consiglio d?Europa stanno ?martellando? le nostre istituzioni per la situazione drammatica vissuta nel nostro paese dai Rom migranti e ciò è dovuto prevalentemente alla situazione dei Sinti e dei Rom Italiani.
L?Italia è l?unico paese europeo che non riconosce a Sinti e Rom Italiani lo status di minoranze etniche linguistiche nazionali. L?Italia è l?unico paese europeo che non dà memoria alle persecuzioni razziali subite da Sinti e Rom Italiani durante il regime fascista. L?Italia è l?unico paese europeo che non riconosce il diritto di cittadinanza dei Sinti e Rom Italiani; per inciso ci sono Comuni che negano a intere famiglie la residenza e di conseguenza il diritto di voto. L?Italia è l?unico paese europeo dove sono apposti cartelli di divieto di sosta ai nomadi: la maggioranza dei Comuni della Provincia di Mantova hanno un?ordinanza generica di sgombero contro i Sinti e i Rom Italiani. L?Italia è l?unico paese europeo che perpetua una politica di segregazione etnica con l?internamento di intere famiglie nei cosiddetti ?campi nomadi?. Signor Direttore la lista potrebbe andare avanti a lungo anche nei riguardi della stampa che riflette e amplifica gli istinti più brutali. Pensi che in Germania apostrofare un Sinto o un Rom con il termine ?zingaro? è reato penale.
In questa drammatica situazione italiana alcuni lampi di luce ci sono: l?Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Mantova che sostiene con forza i progetti di mediazione culturale dell?Associazione Sucar Drom che opera in tutto il nord Italia; Yuri Del Bar, primo Sinto eletto in un Consiglio Comunale in sessanta anni di storia repubblicana; il Comune di Mantova che sembra seriamente intenzionato a chiudere il ?campo nomadi?; alcune amministrazioni comunali delle Province di Mantova, Cremona e Reggio Emilia che costruiscono invece di distruggere? Ma è ancora poco, troppo poco se tuttora la maggioranza degli italiani appartenenti alla cultura maggioritaria (in senso numerico) crede che i Sinti e i Rom siano rapitori di bambini, ladri, assassini, portatori di malattie, ?.
Di fronte a tutta questa ignoranza diventa difficile essere ottimisti. Fino a quando non si riconoscerà a Sinti e Rom lo status di minoranze etniche linguistiche nazionali e quindi non si penserà ai Rom e ai Sinti come portatori di una propria cultura, di una propria struttura sociale e di una propria lingua la situazione non cambierà e continueremo ad assistere impotenti ad atti di razzismo, xenofobia, intolleranza, segregazione e discriminazione etnica, così come denuncia il Consiglio d?Europa nella Raccomandazione n.1557 del 2002.
E questo è compito della politica che deve costruire un sistema di tutela come chiede a gran voce l?Europa e mi permetta, Signor Direttore, è anche un compito della stampa che deve smettere di amplificare i più bassi istinti della ?folla? per vendere un copia in più del proprio giornale e al contrario ignorare tutte quelle iniziative tese ad offrire conoscenza di queste culture negate.

Carlo Berini
Opera Nomadi Sezione di Mantova

15 luglio 2005

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Opera Nomadi a Mantova, eletto il nuovo Consiglio Direttivo

6 Luglio 2005 Commenti chiusi


Il 30 maggio e il 7 giugno 2005 si è tenuta l?Assemblea Elettiva dei Soci dell’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova, presso la Sede Sociale a Mantova in viale Learco Guerra n.23.
Durante le due sedute dell?Assemblea è stata approvata la Relazione Morale e il Bilancio 2004 ed è stata espressa da tutti i Soci soddisfazione per l?elezione del Socio Yuri Del Bar in Consiglio Comunale a Mantova.
L?Assemblea ha eletto all?unanimità il nuovo Consiglio Direttivo che guiderà l?Ente nel triennio 2005 – 2008.
Sono risultati eletti i Soci: Clara Aprici, Carlo Berini, Luca Dotti, Davide Gabrieli, Denis Gabrieli, Barbara Nardi. Le Socie Odillia Zenari e Vittoria Bevilacqua Dubinina hanno dato la disponibilità a supportare il lavoro del Consiglio Direttivo.
Il nuovo Consiglio Direttivo, riunito il 7 giugno alla chiusura dell?Assemblea, ha eletto: Carlo Berini, Presidente; Davide Gabrieli, Vice Presidente; Clara Aprici, Tesoriere; Denis Gabrieli, Segretario.
Il Consiglio Direttivo si pone l?obiettivo di rimuovere tutte le manifestazioni di discriminazione, emarginazione e di segregazione presenti nella Provincia di Mantova contro le Minoranze Etniche Linguistiche Nazionali dei Sinti e dei Rom. Particolare attenzione a tutti quei fenomeni, quali i cartelli di divieto dei sosta ai nomadi, che portano a una chiara politica di apartheid.
I prossimi tre anni si darà continuità alle attività di interazione tra le diverse società negli ambiti del lavoro, della scuola, dei servizi sociali e della sanità, attraverso le metodologie della mediazione culturale.
Il Consiglio Direttivo pone quali priorità gli ambiti della cultura e dell?abitare per la realizzazione di:
1. iniziative a carattere culturale e scientifico che sappiano offrire momenti di reciproca conoscenza tra le diverse società, le società sinte/rom e la società maggioritaria in senso numerico;
2. aree abitative private e pubbliche a base familiare e la successiva chiusura definitiva del cosiddetto ?campo nomadi?.
Nei prossimi mesi sarà sviluppato un progetto per la realizzazione a Mantova di un Memoriale a ricordo di tutte le vittime Sinte e Rom del regime fascista italiano e dei regimi nazi/fascisti europei. Il Memoriale diventerà anche centro di ricerca contro le discriminazioni etniche.
Sarà intrapresa un?iniziativa nazionale per cambiare il nome dell?Ente (Opera Nomadi) e per crescere una nuova associazione a livello europeo.

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , ,